Vita cittadina

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Tramonto della Badia

Il conte Girolamo Martinengo prese possesso della Badia il 27 marzo 1529. Per rifarsi dei danni, che la Badia aveva subito, si inimicò coi contadini del paese, i quali approfittando delle vicende, che travagliavano il Monastero, si servivano abusivamente dei pascoli e delle acque. I Vittori colsero l’occasione per mettere di nuovo in campo le loro pretese; si unirono ai contadini accusando il Martinengo d’essersi impadronito della Badia senza l’approvazione del Senato Veneto. Nonostante proteste e ricorsi, il Martinengo venne rimosso; e in seguito ad un compromesso, ne fu investito il prete Nicolò, figlio del magnifico Clemente De-Chizzoli. Ma nuove contese dovettero sorgere per il fatto che nel 1536 la Badia passa di nuovo a Girolamo Martinengo. Consacrato sacerdote dal vescovo di Bergamo, il Martinengo dedicò le sue cure a riparare il Monastero; costruì un palazzo per la residenza degli Abbati e si rappacificò coi contadini, non solo concedendo lord parte delle acque, ma procurando stalle, fienili e case più decorose.
I contemporanei affermano che dall’abbate Conterio non ve ne fu altro eguale al Martinengo. I papi l’ebbero in grande stima e se ne servirono negli affari di governo. Paolo III nel 1549 lo mandò Nunzio in Polonia, Giulio II presso il re Ferdinando e Pio IV alla corte d’Inghilterra; fu inoltre Presidente della Camera Apostolica. Preconizzato cardinale, prematuramente lo colse la morte. Alcuni anni prima aveva rinunciato la Badia al Conte A scanio, che vi prendeva possesso nel 1569. Giovane di singolare aspetto per cultura e integrità di costumi, sarebbe stato un amministratore eccellente e un ottimo servitore della Chiesa, se la morte non l’avesse colto a solo 28 anni. Prevedendo prossima la sua fine, aveva rinunciato la Badia a un altro Girolamo Martinengo, suo cugino.
È di quest’epoca, e precisamente nel 1580, che abbiamo la visita del grande arcivescovo cardinale di Milano S. Carlo Borromeo. Tra le prescrizioni lasciate dal santo Visitatore, ricordiamo quella riguardante i nostri Santi Patroni Vitale e Marziale : « Mandamus ut in surcolo lampas ante corpora Sanctorum semper die noctuque colluceat; altar semper ornatum teneatur et clara ferrea claudatur ».
Il nuovo abbate comendatario ricevette l’investitura da Gregorio XIII il 29 aprile 1583. Data esecuzione ai decreti di S. Carlo e nominato suo vicario Fra Cornelio di Adria, si trasferì a Roma, dove fu eletto referendario del tribunale ecclesiastico. Morì a 32 anni lasciando d’essere sepolto nella basilica della Santa Casa di Loreto, di cui era devotissimo. Gli succede il vescovo di Brescia, che però nel 1595 rinuncia in favore del nipote Gian Fanco Morosini, diventato poi cardinale.
Sulla sua tomba si legge una iscrizione, che suona un nobile, alto elogio della sua virtù. Seguono altri due commendatari dello stesso nome e casato. Il primo, figlio di Alvise Morosini, prende possesso della Badia il 7 giugno 1596. Dimorando a Padova, nomina l’arcidiacono di Brescia, Pietro Durante. Ma solo dopo due anni abbiamo il secondo Gian Franco Morosini, figlio di Giovanni, confermato poi da Urbano VIII. Durante la sua amministrazione, per la prima volta vengono portati processionalmente per le vie del paese i corpi dei martiri SS. Vitale e Marziale. Da Gian Franco Morosini, eletto cardinale e patriarca di Venezia, la Badia passa al cardinale Basadonna, uomo colto e ricco di esperienza. Obbligato per ragioni di ufficio a risiedere a Roma, elegge suo vicario il canonico Giulio Maggi. Pochi anni appresso al cardinale Basadonna segue Marco Antonio Francesco Barbarigo, innalzato poi all’onore della porpora da Innocenzo XI. Il Barbarigo oltreché abbate commendatario di Leno, fu anche uditore della Sacra Rota e vescovo di Montefiascone. La sua morte avvenuta il 26 maggio 1706, destò profondo e unanime cordoglio. Papa Clemente XI assegnò, dopo il Barbarigo, la Badia a Mons. Cornelio Raimondo Melchiorre, già Nunzio alla corte di Francia, poi cardinale. Questi si tenne la Badia sino alla morte, che lo colpì il 30 dicembre 1732. Al Melchiorre subentra il cardinale Corsini, che però rinuncia l’Abbazia al vescovo di Brescia, Cardinale Quirini, per un compenso annuo di 300 ducati romani. Il Quirini fu uomo di grande fama. Di lui troviamo elogi nella Brixia Sacra di mons. Gradenigo e presso l’Accademia degli «Insigni» di Parigi. Brescia gli deve la nuova cattedrale e la civica Biblioteca, che ne porta il nome. Molte cose, che riguardano la sua attività, furono da lui stesso raccolte in un volume. Morì il 16 gennaio del 1755 lasciando incancellabile memoria.
Treanni dopo la morte del Quirini, Clemente XIII assegna la Badia a Marco Antonio Lombardi, patrizio veronese e vescovo di Crema. È l’ultimo abbate commendatario; dopo del quale si chiude la Badia per sempre. Il 23 aprile del 1763 il Lombardi eseguì la ricognizione dei corpi dei SS. Martiri Vitale e Marziale. Il documento, che occupa varie pagine, riferisce tutti i particolari della cerimonia ed è redatto dalle firme dell’abbate-vescovo e dei testimoni Eriprando Giuliano, gesuita, Fra Isidoro carmelitano, Domenico Pergamo economo, Guarienti marchese e Nicolò Scotti muratore.
Qui finiscono le notizie di quella Abbazia, che fu per lunghi secoli faro di luce e di vita. Un senso di amarezza pervade l’animo davanti al tramonto di un così glorioso monastero! amarezza tanto più sentita in quanto nulla rimane che ci richiami l’antica grandezza. L’incuria degli uomini e la malvagità dei tempi niente hanno risparmiato nella loro opera di distruzione. Solo le venerate reliquie dei SS. Martiri, due leoni di porfido al principale ingresso della chiesa e una iscrizione su una parete della villa sorta sui ruderi della vetusta Abbazia sono gli unici ricordi di un luminoso passato.
Ecco l’iscrizione:
Or sono undici secoli dalla classica Badia Montecassinese fondata già da S. Benedetto – ricostruita da Petronace nobile Bresciano Re Desiderio – pio – infelice – condotto su questa area un manipolo di padri Ricchi di fede cristiana – di classica sapienza – a fine di civiltà eresse la Badia di Leno.
Dai Carolingi – dagli Alemanni imperatori – insigniti dal misto impero –
Potenti per la duplice podestà della spada – del Pastorale – Forti del vassallaggio di cospicue terre anche oltre il Bresciano –
Li Abbati
Talvolta consiglieri ai Dominatori dell’epoca furono riveriti per la pietà – temuti in guerra.
Federico Barbarossa – trovatili nemici – Insieme al sottoposto Leno diede alle fiamme la Badia.
Ricostruita
Per lungo volger di tempi – inclinati ad altri di vita civile.
Sullo scorcio del XVIII secolo soppressa Lasciò costà memorie a torto dimenticate – pochi ruderi dell’antica grandezza.
Chiudiamo queste note, domandando venia ai pazienti lettori se non hanno trovato quanto desideravano sapere. Non abbiamo creduto fare della storia, ma una semplice rievocazione, « la quale, diremo col Manzoni, se non vi è dispiaciuta, vogliatene bene a chi l’ha scritta; che se invece siamo riusciti ad annoiarvi, credete che non si è fatto apposta ».

Don Francesco

 

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ORANews

Oratorio San Luigi di Leno


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