Via il crocifisso dalle scuole italiane?

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In questi ultimi anni (vedi le maestre d’asilo comunale di Biella nel 2001; l’insegnante di una scuola media la La Spezia nel 200 ed ora la Corte europea dei diritti dell’uomo) si riaccende ciclicamente  la discussione sulla presenza della croce nelle aule e nei diversi ambienti pubblici.

Per giustificare la rimozione ci si appella alla laicità dello Stato: in quanto Stato laico non può accettare che simboli religiosi siano esposti in luoghi pubblici a cui accedono cittadini credenti e non.

Che valore ha questo argomento?

Il suo valore dipende dal significato che si dà al termine “stato laico”.

Infatti, in tante persone, questo termine significa che lo Stato deve ignorare il fatto religioso, anzi lo deve escludere.

Ma, così inteso, lo stato laico non è “laico” , bensì “laicista”.

La laicità è cosa diversa dal laicismo.  Infatti la laicità dello Stato significa che lo stato non fa propria nessuna religione particolare, ma riconosce e rispetta il fatto religioso, lo promuove e favorisce la libertà religiosa e facilita l’esercizio della loro religione a chi lo desidera.

Così agendo lo Stato laico non diviene uno Stato confessionale né favorisce la religione, ma riconosce il diritto dei cittadini ad avere e praticare la propria religione.

E’ questo il motivo per cui lo stato dev’essere laico ma non laicista, cioè estraneo e contrario al fatto religioso.

Lo Stato laico pertanto non solo non professa una religione, ma non ha neppure una propria ideologia ed etica (altrimenti diventerebbe uno “Stato ideologico” o uno “Stato etico”). Ha quindi bisogno di “valori” forti a cui ispirare la ricerca del bene comune. Tali valori possono essere forniti anche dalla religione, che non è una minaccia per la “laicità” dello Stato ma un arricchimento.

In questa visione delle cose, la presenza del crocifisso nella scuola è un “valore” che può arricchire lo Stato nella sua funzione educativa dei giovani.

  • Per quanto riguarda la presenza del crocifisso nella scuola, si tratta, certo, di un simbolo cristiano, ma non di un simbolo immorale né diseducativo perché la croce mostra dove può giungere l’uomo quando si lascia dominare dall’odio, dalla falsità e dall’ingiustizia: il tal modo la croce è il simbolo di tutti coloro che nel mondo soffrono e muoiono per l’egoismo e la cattiveria.

Devo togliere la croce perché “offende” un alunno musulmano o non devo fare il presepio a scuola per non urtare la sensibilità di chi non è cristiano?

E perché mai? Dove sta l’offesa? Non certo nel fatto che una persona si possa offendere alla semplice vista di un segno religioso che non fa parte della propria religione. In realtà, ci sarebbe “offesa” alla propria religione se il simbolo esposto fosse un segno immorale o che incitasse alla violenza o che esprimesse disprezzo per le altre religioni.

Penso che nessuno potrebbe dire che la croce sia un segno immorale o inciti al dipsrezzo e all’odio di altre religioni.

E se la croce può essere di scandalo per un musulmano e per un cristiano invece è il simbolo più alto dell’amore di Gesù per gli uomini? Come conciliare questa doppia esigenza di rispetto sia del sentimento religioso del musulmano sia di quello cristiano?

Mi sembra che far conoscere i simboli della realtà culturale-religiosa prevalente nel Paese dove sono approdati, sia un servizio agli stessi immigrati: li aiuti ad inserirsi e integrarsi meglio nel conoscere i valori, le tradizioni culturali e,quindi, pur conservando la propria religione, a non essere cittadini di serie B.

La polemica sulla croce in classe è pretestuosa, poichè chi vive in Italia si imbatte continuamente nei simboli della fede cristiana, che sono un dato di fatto, perché le religione cattolica è stata ed è uno dei fattori più rilevanti della cultura e della civiltà italiana; altrimenti per assurdo, per non offendere un non cattolico, dovremmo distruggere tutti i segni cristiani in Italia e lasciare in piedi soltanto le moschee e le scuole coraniche…

  • La sentenza della Corte europea mostra che esiste, non solo in Italia, un filone di pensiero e di azione, piccolo ma rumoroso, costituito da atei, agnostici e razionalisti, riuniti nell’associazione UAAR (Unione Agnostici, Atei e Razionalisti) dall’impazienza radicale di “sbattezzare e scrocifiggere”, che si propone di togliere tutti crocifissi dalle scuole, dagli uffici e dagli ospedali in nome della laicità dello Stato, di chiedere ai parroci obbligatoriamente di segnare sul registro del battesimo la propria rinuncia di appartenenza alla chiesa cattolica.
  • Il pericolo che corre il nostro Paese è di perdere la propria identità spirituale e culturale. Non gli si rende un buon servizio quando si tenta di privarlo dell’eredità cristiana, perché – lo si voglia o no – ha permeato tutta la storia, le istituzioni sociali, il diritto, la letteratura, l’arte del nostro Paese e perfino il modo di pensare e di sentire dei suoi abitanti.

Il crocifisso e il presepio, la croce e il Natale fanno parte del più profondo sentimento religioso e umano degli italiani e volerli bandire dall’animo dei bambini e adolescenti, significa oggettivamente privarli della loro identità, per un malinteso senso del rispetto delle minoranze religiose.

Ci si lamenta oggi, e giustamente, della caduta del senso morale, del disagio giovanile, si parla di emergenza educativa, dell’emergere di fenomeni sociali gravi come la pedofilia, il narcotraffico, lo sfaldamento delle famiglie…ma non ci vuole rendere conto che alla base di questi fenomeni c’è una grave crisi morale e religiosa, la quale non aiuta a creare un clima favorevole alla proposta dei valori autentici di cui i giovani hanno bisogno per la loro crescita umana, morale e religiosa e che scuola ha il compito di favorire, in quanto non deve solo istruire ma anche educare.

Crisi che è frutto anche di un lavoro di erosione dei princìpi dei valori morali affermati dal Cristianesimo,fatto in nome del secolarismo materialista e ateo.

Ecco perché togliere da un’aula scolastica il crocifisso è per sé un fatto di scarso rilievo; ma è un fatto gravissimo se esso è segno ed espressione di una lotta al Cristianesimo e quindi alla presenza pubblica dei simboli cristiani nel nostro Paese.

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don Domenico Paini

don Domenico Paini

Classe 1967 e originario della parrocchia di Castel Goffredo, ha svolto i seguenti incarichi: curato a Calcinato dal 1992 al 2001, curato a Manerbio dal 2001 al 2008. Dal 2008 è curato di Leno, dal 2013 è curato anche di Milzanello e Porzano, seguendo la pastorale familiare.


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