Vestire le nudità del coniuge

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Come detto nel numero precedente, metto a conoscenza della comunità cristiana il testo utilizzato nel mese di novembre nei gruppi-famiglia nella speranza che possono essere motivo di riflessione e di stimolo a crescere sempre più nel rapporto di coppia. Il primo testo è per la coppie “mature” mentre il secondo per le giovani coppie.

VESTIRE LE NUDITÀ DEL CONIUGE

Introduzione

Nelle primissime pagine del Libro della Genesi si dice che Adamo ed Eva erano nudi, ma questo non provocava in loro alcuna vergogna. Tragicamente differente è invece la situazione che si viene a creare poco dopo, quando appunto avviene la caduta col peccato originale: i due fanno cinture con foglie e si nascondono; fuori dal giardino di Eden, poi, il Signore fornirà loro dei vestiti. La nudità viene vista come qualcosa da rifuggire, coprire, non svelare. Ad un tempo, essa appare sinonimo di intimità e di ambiguità, di poca chiarezza.

Anche oggi il Signore ha misericordia di noi e copre le nostre nudità, soprattutto con quel bel vestito che si chiama “perdono”.

Cominciamo, però, ad osservare come ci vestiamo, come copriamo o scopriamo il nostro corpo. E se tutto questo ha rilevanza per il nostro coniuge e per il nostro rapporto…

Facendo un passo in profondità, è utile considerare come ci si è sposati con un amore di carità totale (è Cristo che lo conferma e lo rende possibile), nella buona e nella cattiva sorte; e che solo i coniugati con questo tipo di unione sposano tutto dell’altro/a, anche i limiti e i difetti. Ecco, proprio questi vanno curati, in un certo senso “coccolati”; di certo non vanno messi in piazza alla mercé di tutti. Come dire: “Sei mio marito, sei mia moglie, ti amo e ti stimo anche attraverso queste povertà; solo così, potremo essere insieme una cosa sola, per sempre!”.

PAROLA DI DIO :  1 Corinti 13,1-13

Domande per i confronto di gruppo

S.Paolo ci invita ad avere un cuore grande,  un cuore che non diventa cattivo appena uno guarda dall’altra parte o mi ha pestato un piede, o mi ha fatto uno sgarbo, mi ha detto una parolina che mi ha ferito.

L’amore coniugale è paziente, nel senso che sa aspettare e sopportare le fatiche del tempo, le attese. È espressione prima dell’amore di carità. Com’è questa qualità tra voi due?

So essere attento/a agli altro/a quando faccio le cose? Se, per es., una parola o un gesto può provocare nell’altro/a sofferenza o incomprensione? perché uno può anche fare le cose pensando che vadano bene, però offende gli altri senza rendersene conto. Invece il rispetto è il sapere valutare, essere sensibili a quello che l’altro è e a quello di cui  ha bisogno.

“Non si adira, non tiene conto del male ricevuto”: quindi sono capace di dimenticare, di non  ritornarci sempre sopra? È chiaro che talvolta viene in mente anche senza volere, ma una cosa è che venga senza volere, altra cosa è l’atteggiamento per cui uno ci costruisce sopra, ci gira sempre intorno!!

Come vivete il conflitto tra voi? Vi capita di cadere nell’ira?

Potreste fare un elenco di quando siete tra voi benigni e quando maligni?

PREGHIERA

Hai messo in noi, Signore, la voglia di purezza e la capacità di un amore grande.

Tu copri le nostre ferite, paghi per noi e ci sani, ci salvi.

Il tuo perdono sia sorgente di rinnovata comunione tra noi,

così che possiamo vivere un amore da sposi che “tutto copre, tutto crede, tutto spera, tutto sopporta”. Amen.

Per le giovani coppie

SIAMO DIFFERENTI: UNO SBAGLIO O UN’OPPORTUNITA’

Dal libro della Genesi

Poi il Signore Dio disse: «Non è bene che l’uomo sia solo: gli voglio fare un aiuto che gli sia simile». [19]Allora il Signore Dio plasmò dal suolo ogni sorta di bestie selvatiche e tutti gli uccelli del cielo e li condusse all’uomo, per vedere come li avrebbe chiamati: in qualunque modo l’uomo avesse chiamato ognuno degli esseri viventi, quello doveva essere il suo nome. [20]Così l’uomo impose nomi a tutto il bestiame, a tutti gli uccelli del cielo e a tutte le bestie selvatiche, ma l’uomo non trovò un aiuto che gli fosse simile. [21]Allora il Signore Dio fece scendere un torpore sull’uomo, che si addormentò; gli tolse una delle costole e rinchiuse la carne al suo posto. [22]Il Signore Dio plasmò con la costola, che aveva tolta all’uomo, una donna e la condusse all’uomo. [23]Allora l’uomo disse:

«Questa volta essa
è carne dalla mia carne
e osso dalle mie ossa.
La si chiamerà donna
perché dall’uomo è stata tolta».

E’ fondamentale che ognuno possa sviluppare quella potenzialità di infinito che gli viene dall’essere stato creato a immagine e somiglianza di Dio; ed è altrettanto fondamentale che l’uno permetta all’altro di sviluppare questa sua potenzialità.

E’  proprio nel rapporto con Dio che si esprime la propria unicità; siamo amati personalmente e individualmente. Come una mamma e un papà amano ogni singolo figlio e non amano i figli nel loro insieme, così Dio ci pensa, ci guarda, ci ama e ci chiama per nome. E questo amore personale di Dio fa sì che io scopra in me quelle ricchezze, quei talenti che sono solo miei e che io solo posso mettere a frutto.

Stare con i figli, accoglierli, ascoltarli, riprenderli e perdonarli, incoraggiarli… tutti i genitori lo fanno; ma ognuno lo fa a modo proprio e i figli hanno bisogno della modalità paterna e di quella materna. Il mio modo di curare la casa, di renderla accogliente e vissuta, fa sì che il luogo dove abitiamo sia la “nostra casa” e chi vi entra entra in relazione con noi.

 Il mio modo di essere in relazione con il coniuge, di ascoltarlo e di accoglierlo quando torna a casa, di curare le sue ferite, non è intercambiabile con quello di nessun altro. Ed è questo modo unico e irripetibile che mi fa essere speciale per l’altro, mi rende bello ai suoi occhi, fa sì che io sia unico per l’altro scelto tra tanti.

Perché questa unicità non vada perduta nel tentativo di omologarmi agli altri, o nell’illusione che solo se sarò come vogliono gli altri potrò piacere e quindi avere successo nelle relazioni, è fondamentale che io mi senta amato da Dio.

 Il sentirci amati da Dio e dagli altri così come siamo, per quello che siamo, al di là delle nostre prestazioni, ci permette di scoprire di poter esser dono per gli altri proprio per come siamo e che gli altri sono dono per me così come sono.

Ciò mi porta a non essere invidioso dell’altro, a non giudicare, a non pretendere che l’altro sia come io vorrei, a non lavorare sul cambiamento dell’altro, ma solo su me stesso; scoprire la mia unicità mi porta a lavorare su di me per scoprire quali sono i talenti che possiedo e come “usarli”, e quali invece quegli aspetti del mio carattere che mi impediscono di essere così come sono stato pensato da Dio.

Allora scopro che io sono importante per Dio e per gli altri e che gli altri sono importanti per me; la bellezza e la ricchezza dell’umanità e delle relazioni è data dalla diversità e non dall’omogeneità; la diversità non è un impedimento per le relazioni, ma ne è la principale risorsa, perché solo quando una persona può essere se stessa riesce anche a relazionarsi con gli altri.

LAVORO PERSONALE E DI COPPIA

Sei invitato a confrontare ciò che tu pensi di te stesso con ciò che pensa il tuo partner di te. 

Può sembrare un gioco e forse lo è, ma può diventare anche qualcosa di più.

In corrispondenza di ogni aggettivo che indica una qualità  positiva, da’ un voto di giudizio: poco, abbastanza, molto, super… L’invito è quello di evidenziare la qualità, il pregio, non il difetto (lui è egoista, lei non è sexy).

Il gioco delle qualità individuali diventerà prezioso quando si tratterà di lavorare sulla necessità di accogliere l’altro e non pretendere di cambiarlo.

     LUI                         LEI

fisicamente attraente

intelligente

servizievole

fiducioso

prudente

gentile

intraprendente

 simpatico

burlone

indipendente

aperto alle novità

capace di perdonare

organizzatore paziente

disposto all’ascolto

sicuro di sé

 generoso

ingenuo

sincero

sensibile

comprensivo

sexy

tenero

leale

bravo

religioso

fedele nell’amore

è di parola

(altro)

Preghiera degli sposi

Hai chiamato i nostri cuori per nome.
Hai messo i nostri passi sulla stessa strada.
Hai disegnato il nostro cammino fino a te,
ed oggi la tua presenza avvolge in un tenero abbraccio
il nostro amore.
Hai messo un “sì” sulle nostre labbra per annunciare
l’infinita meraviglia del tuo agire.
Adesso da un angolo del cielo
veglia sulla nostra unione,
rafforza quei passi e guidaci su quella strada.
Dacci forza quando l’amore quotidiano perderà il suo entusiasmo.
Parla ai nostri cuori quando il silenzio si farà sentire.
Dacci parole per chi vive nel silenzio.
Dacci gioia per chi vive nel dolore.
Dacci speranza per chi non la conosce.
La nostra casa sia aperta come lo è la tua oggi.
I nostri figli siano il tuo sogno più bello
e noi capaci di realizzarlo come tu vuoi.
Accompagna chi ci ha portato fin qui,
dona loro la certezza che il nostro amore
è parte del loro,
che la nostra gioia è frutto dei loro sacrifici.
Regala al nostro stare insieme,
tutti i giorni che hai stabilito per noi
e quando chiamerai a Te uno di noi,
l’uno possa dire all’altro un altro “sì”.

Don Domenico

L’ANGOLO DELL’INTERCESSIONE

per una coppia di sposi da anni in difficoltà

per le  famiglie alle prese con figli tossicodipendenti

per una giovane coppia in crisi

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don Domenico Paini

don Domenico Paini

Classe 1967 e originario della parrocchia di Castel Goffredo, ha svolto i seguenti incarichi: curato a Calcinato dal 1992 al 2001, curato a Manerbio dal 2001 al 2008. Dal 2008 è curato di Leno, dal 2013 è curato anche di Milzanello e Porzano, seguendo la pastorale familiare.


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