Verso l’Arca di Noè

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Il percorso di questo anno catechistico proposto agli adolescenti è legato alla figura di Noè ed ancora di più al ruolo che l’Arca svolge e continua a svolgere. L’obiettivo è quello di realizzare uno spettacolo che attualizzi il messaggio dell’Arca.

Il messaggio legato all’arca di Noè dice l’esperienza umana che si trova invischiata in un circolo vizioso dal quale è incapace di ripartire togliendosi la zavorra del male. Occorrono, l’intervento di Dio, la fiducia e la collaborazione dell’uomo per navigare oltre le onde di un mistero che non può e non deve farci perdere la rotta dell’esistenza.

L’idea è di raccontare la vicenda dell’arca, attualizzandola ai tempi nostri, per dire come ai ragazzi di oggi, che sembrano privi di futuro, sia, invece, aperta la possibilità di costruire e percorrere con Dio una via che ci porti alla felicità. La nostra vera vocazione è la felicità, facilmente dimostrabile, pensando al fatto che nessuno vorrebbe essere infelice. La ricerca della felicità si concretizza, storicamente, nelle diverse strade che ognuno di noi percorre. Oggi, ci sono molte strade, alcune pericolose ed altre anche belle e veloci, ma purtroppo, molte di queste non portano da nessuna parte e si rischia di perdersi in viaggi che ci portano lontano da casa senza, poi, essere capaci di ritrovare la via del ritorno.

Si diceva che i ragazzi di oggi sembrano privi di futuro perché ricevono ripetutamente messaggi discontinui sul domani. Precarietà del lavoro, fragilità delle relazioni, povertà crescente e instabilità politica. Unitamente a questo, va ricordato come nel nostro contesto culturale che sembra aver dimenticato Dio, le presunzioni di onnipotenza degli scorsi anni, cominciano a scontrarsi con l’impossibilità di far fronte alle nuove sfide che ci vedono più fragili o comunque meno forti di quanti arrivano da contesti di povertà.

L’uomo è felice nella misura in cui ha qualcuno da amare o ha qualcuno che lo ama e nulla è compensativo della potenza delle relazioni. Amare comporta impegno e speranza. Se non si è disposti a mettere in conto l’idea di consegnarci a qualcuno per essere realizzati, saremo costretti a consegnarci a noi stessi ma questo ci manderà in corto circuito che è quello che sta sempre più accadendo. Troppo spesso ci rinchiudiamo nelle nostre case, incapaci di riappropriarci degli spazi pubblici e sospetto e pretese ci rendono lontani non solo dalla condivisione ma dalla possibilità di creare legami che ci portino avanti.

Occorre la presa di consapevolezza di quello che stiamo vivendo e la lucidità di riconoscere che ci sia bisogno di mani sicure, occhi lungimiranti e un cuore capace di amarci. C’è bisogno di Dio, di ridargli casa nelle nostre case, voce nei nostri linguaggi, speranza nei nostri desideri.

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