Una partita bellissima

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È consuetudine che per le tappe del cammino verso il sacerdozio i seminaristi coinvolti scelgano una immagine con una frase evangelica. Qui sopra è riportata la lavanda dei piedi del Romanino dipinta nella Chiesa di Santa Maria della Neve a Pisogne, immagine che ho scelto, per il diaconato con i miei tre compagni, affiancata dalla frase “Li amò fino alla fine” tratta dal capitolo 13 del vangelo di Giovanni. Quando consegno questo segnalibro-promemoria richiedo sempre preghiera per il nostro passo ormai prossimo. Ho ricevuto risposte varie: alcuni mi hanno subito assicurato la loro preghiera, altri con un po’ di sottovalutazione mi hanno detto che la loro preghiera non vale molto ed io stupito controbattevo assicurando il valore della loro intercessione. Ricordare una persona, una situazione, una intenzione vuol dire portarla con semplicità al cuore luogo dove abita lo Spirito Santo che

… viene in aiuto alla nostra debolezza; non sappiamo infatti come pregare in modo conveniente, ma lo Spirito stesso intercede con gemiti inesprimibili; 27e colui che scruta i cuori sa che cosa desidera lo Spirito, perché egli intercede per i santi secondo i disegni di Dio. (Rm 8, 26-27)

Senza accorgerci il nostro cuore si orienta ad accogliere amorevolmente quella persona, situazione o intenzione presentandola alle mani di Dio. Ritornando alle risposte ricevute una particolarmente divertente mi ha spiazzato. Un amico tifoso sfegatato di una squadra di calcio, che per par condicio non citerò, leggendo la frase mi dice stupito… è il motto della mia squadra… fino alla fine!

 Anche della mia! quando potevo andare a tifare la Leonessa basket lo gridavo anch’io, fino alla fine! È vero… fino alla fine. Un buon giocatore si allena per dare il meglio di se stesso, usa ogni energia disponibile fino alla fine. Così si manifesta la sua passione per lo sport che pratica, l’attaccamento alla sua squadra e a quanti credono in lui. Scelgo uno sport che mi garba particolarmente, il basket. Ogni minuto è importante, fino alla fine. Spesso si vedono ribaltoni che mai ci aspetteremmo e che stupiscono anche gli stessi protagonisti. Eppure anche nelle competizioni possiamo mettere tutto noi stessi, dare il meglio, e nonostante ciò potrebbe non bastare. Allora è tutta fortuna?? Beh nello sport c’è anche quella, ma nella vita? Nella vita possiamo incontrare eventi diversi, più o meno piacevoli o dolorosi, possiamo decidere se continuare a giocare la nostra partita fino alla fine. Sì, fino alla fine perché sappiamo che la nostra è una partecipazione a una partita più grande, fatta di tante persone e di un Capitano che ha giocato tutto sé stesso fino alla fine. Ed ha vinto definitivamente! Noi dobbiamo solo decidere se partecipare a questa bella partita che è già stata vinta; le cui gioie possiamo già pregustare e, ancor più bello, possiamo diventare collaboratori di questa gioia, cioè, con autenticità, possiamo trasmetterla anche a chi ci è vicino. 

È stato così per me, incontrare persone che stavano e stanno giocando la loro partita, ognuna a loro modo e con una intensità propria. Sì, sarebbe molto riduttivo fare confronti, e pure dannoso.

È Dio infatti che suscita in voi il volere e l’operare secondo il suo disegno d’amore. (Fil 2,13)

È Dio che ci dona la Grazia di correre in questa partita, a noi spetta solo di accogliere questo prezioso invito. Come già detto, a volte la vita presenta qualche infortunio, del fisico o del cuore, diventa ancora più importante chiedere la Grazia di poter continuare a giocare, di non scoraggiarsi e di cercare la vicinanza dei propri compagni ed il perdono se mi accorgo di aver sbagliato. È stato fondamentale avere un buon allenatore, il padre spirituale, il quale mi ha aiutato a capire come meglio giocare la mia partita a fianco del Capitano, colui che ci assicura la vittoria.

Gli educatori del seminario hanno contribuito ad una buona preparazione, a conoscermi di più per amare i miei doni ma anche i miei limiti. Attraverso questi ultimi capisco come è necessaria una squadra ed un Capitano. Da soli non si può vincere. Infatti i miei compagni di seminario e le persone che ho incontrato lungo il cammino sono state fondamentali, incontrarli è stato un dono, con loro ho sperimentato tanti assaggi di quella vittoria che ci aspetta. Oggi ringrazio il Signore per quanto mi ha concesso di percorrere e chiedo la Grazia della fedeltà al “contratto” o meglio al legame che sto per firmare. Il Capitano, avendo amato i suoi che erano nel mondo, li amò fino alla fine. Come rispondere ad un amore così? Un amore che è gratuito, un amore che si china e che serve, che non finisce e che da compimento alle nostre vite?

Nicola Mossi

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ORANews

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