Una Parola

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C’è solo una parola che accompagna una partenza, una novità, un evento atteso o inaspettato; una parola antica: ce l’hanno insegnata fin da bambini, una parola che non può essere semplicemente una forma di cortesia e di buona educazione, ma può essere un suono del cuore, un riflesso di ciò che dentro si agita; Le parole spesso subiscono la corruzione del tempo e l’usura dell’abitudine e della routine, mi piacerebbe che anche le parole potessero rigenerarsi a vita nuova, ringiovanire, suonare fresche, frizzanti, coinvolgenti, vere. Vorrei che la parola potesse davvero dare ordine a ciò che nel cuore e nella mente ribolle in modo tempestoso e caotico.

La parola che mi accompagna è semplicemente: Grazie! Il Signore, che ha scelto e orientato il cammino della nostra comunità e il percorso della mia vita ha voluto che ci incontrassimo; l’incontro con una comunità non è mai generico o teorico, è estremamente concreto e reale, è un incontro che chiama alla condivisione, alla relazione, all’impegno reciproco. L’incontro è reale perché è popolato di volti, di storie, di esperienze, di sogni, di attese, di fatica, di gioia e di speranza. Il volto che ho incontrato, i lineamenti della nostra comunità non sono nè imprecisi nè indefiniti, ma sono grandi e variegati, più grandi della capacità di accoglerli in pienezza. Ho visto e incontrato il volto della nostra comunità nei preti che mi hanno accolto .

Il mio grazie va a Monsignore, le parole o il maldestro tentativo di descrivere la vicinanza e la collaborazione quotidiana di questi anni sarebbero inutili e inefficaci, ho cercato di imparare tanto dal nostro parroco e la condivisione di ogni giorno (la “ferialità” !!)  mi ha permesso di crescere e maturare; In questi 10 anni Monsignore mi ha onorato della sua fiducia, stima e attenzione e ciò appartiene al bagaglio indispensabile, indelebile e prezioso per affrontare gli anni e la missione che il Signore vorrà donarmi.

Grazie a don Domenico per la fraterna amicizia, per la sua innata e contagiosa simpatia, grazie a don Renato per la collaborazione la vicinanza e la testimonianza, a don Luigi per la sua benevola presenza e per il suo incoraggiamento: davvero il presbiterio lenese è stato un dono grande e immeritato.

Grazie alla comunità delle nostre Suore che da anni ci affianca nel cammino educativo della nostra parrocchia e del nostro oratorio, sono un dono importante e un segno evidente della pluralità dei doni con i quali il Signore impreziosisce la sua Chiesa. Grazie a coloro che si sono presi cura di me, un ricordo speciale a Giuseppina perché ogni giorno mi ha fatto sentire a casa con semplicità e dedizione.

Nel mio semplice ricordo rivedo il volto di don Luciano e lo ringrazio perché – soprattutto nei primi anni di impegno in oratorio – ho raccolto i frutti anche delle sue fatiche.

Questi 10 anni di ministero portano con sè il marchio indelebile di una realtà bellissima, complessa, impegnativa: il nostro oratorio. L’album dei ricordi si popola di nomi, esperienze, emozioni impossibili da sintetizzare. Un grazie grande alla comunità educativa del nostro oratorio: ai catechisti, agli animatori, agli educatori, ai volontari con i quali ho condiviso gioie, speranze, fatiche, grandi risate e qualche lacrima. Gran parte di ciò che l’oratorio è lo si deve a questi uomini e donne di buona volontà  che hanno scelto di essere coraggiosamente al servizio del Regno. Ho imparato tanto da voi, soprattutto quando gli “insuccessi” o qualche delusione anzichè spingervi a rinunciare o a tirarvi indietro ha moltiplicato le forze e le energie.

Non c’è oratorio senza i bambini, i ragazzi, le famiglie: ne ho incontrati tantissimi in occasione del percorso formativo della catechesi, nei gruppi adolescenti, ai campiscuola, al grest; molti ragazzini incontrati agli inizi del mio ministero a Leno adesso sono dei baldi giovani impegnati nel mondo del lavoro, nel volontariato, nel sociale, sono stati per me una grazia grande e sorprendente.

Accanto alla parola “grazie” ne emerge un’altra, più difficile da esprimere e forse per questo più importante: è la parola “perdono”. Vorrei esprimerla a coloro che non son riuscito a coinvolgere, a coloro che in misura diversa son rimasti delusi, ho la serena convinzione che il Signore provvede e accompagna tutti e in Lui ritroviamo quella serenità e vicinanza che nella vita talvolta rischiamo di perdere. Il volto di una comunità è un riflesso del volto di Gesù: amarlo, servirlo, accoglierlo significa incontrare Lui; ci ho provato con i miei limiti e con le qualità che il Signore dona ad ognuno di noi; ora inizia un percorso nuovo: devo vincere la tentazione della paura e della nostalgia, vi chiedo un ricordo semplice nella preghiera, voi tutti sarete presenti sempre nella mia vita e per questo al semplice Grazie unisco anche “Vi voglio bene”.

don Carlo

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