Una Finestra sui Balcani… parte 4

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Ancora una volta abbiamo la possibilità di incontrarci e di raccontarci un po’ del nostro cammino e aiutarci a essere più autentici in quello che facciamo e che viviamo come amici di Gesù. Il mio vivere in un altro pezzo di chiesa mi ha aiutato a vedere tante cose anche con un occhio diverso, cioè non solo dal nostro punto di vista italiano, ma anche dal punto di vista del resto del mondo che è decisamente più grande di noi, e questo mi ha fatto bene ed è quello che vorrei regalare anche a  voi, cioè vedere con occhi diversi ciò che viviamo.

Finestra sui Balcani 2016

Anche questa volta, vorrei partire da un tema che so essere difficile, leggo tanto dai giornali italiani e so quanto è difficile parlare di immigrati… ecco, pensate, che in questo momento sono io quello che ho un permesso di soggiorno in un paese straniero, permesso che ho dovuto ottenere andando in fila presso una prefettura a 100 km da dove vivo, tornare perchè le carte non erano giuste e alla fine aspettare fino a quando mi è stato dato; vi scrivo come “immigrato” in Albania per parlare di Gesù Cristo. Questa cosa forse muoverà qualcuno a tenerezza, dicendo “povero don Roberto, quante fatiche che fa”, e nonostante tutto mi volete bene perchè ci conosciamo…; pensate, ribaltando la situazione, che la mia stessa situazione la vivono centinaia di persone anche in Italia che vogliono essere in regola… ma che non sono amate o compatite e solo perchè non ci vogliamo sforzare di conoscerle. Dobbiamo riflettere…

E continuo a raccontarvi un fatto di emigrazione che nessuno racconterà ma che mi ha colpito spiritualmente, l’ho vissuto a Natale. Anche dalle nostre zone, molti, da inizio estate, si sono mossi per il Nord Europa per andare in Germania richiedendo assistenza… vivono in campi fino a quando sono schedati e riconosciuti e inseriti in qualche realtà locale. Partono vendendo tutto, casa, divano, letto, mucche… per cercare un futuro che qui non avranno. E cosi, come tante, è partita anche una piccola famiglia della nostra missione, con alle spalle un passato crudo: un papà che ha ucciso la moglie sotto gli occhi dei figli e si è rifatto una vita con una seconda donna… sono partiti da qui, per permettere almeno al più piccolo di avere un futuro non legato a questa storia. Questo bambino veniva sempre alla missione e faceva il chierichetto, prediletto di una delle nostre suore, sr. Annassunta. E’ partito in fretta e furia con chi lo portava là e non lo abbiamo piu sentito. Prima di Natale lo abbiamo ritrovato attraverso facebook e abbiamo scoperto, con grande sua gioia, che una delle prime cose che continuava a fare in Germania era proprio il chierichetto perchè cosi “gli sembrava di essere ancora alla nostra missione”. Questa cosa mi ha colpito, come questo bambino si è portato via il legame con Gesù in mezzo a tante sventure; ci ha mandato delle foto della messa di Natale mentre serviva nella Chiesa del luogo dove vive… unico chierichetto perchè nessun bimbo tedesco più faceva questo servizio. Nei giorni di Natale ho incontrato i nonni di questo bambino insieme a sr Annassunta e ho fatto vedere loro le foto di questo bambino mentre serviva messa… i lacrimoni di gioia che hanno segnato il volto di questi nonni vedendo il loro nipote mentre serviva la Messa non li potete immaginare… erano mesi che non avevano notizie. Questa è anche un’altra medaglia dell’emigrazione che a volte noi fatichiamo a vedere.

Finestra sui Balcani 2016

Un altro fatto che mi ha toccato e che voglio condividere, mi è capitato proprio la scorsa settimana in carcere, dove ormai vado regolarmente ogni settimana insieme a uno dei nostri educatori. I detenuti che incontro sono tutti in regime di massima sicurezza e tutti per reati molto gravi… sto conquistando la loro fiducia, soprattutto nella serenità che almeno io non sono li’ con loro per giudicare, ma per vivere quello che il Papa (che tutti applaudiamo come “un grande”) chiede di fare: stare con chi ha più bisogno. Parlavamo con loro dello scoprire il Signore nell’aiuto che ci possiamo dare uno all’altro; pensavamo di far capire loro che li vogliamo aiutare a portare la fatica dello stare in quel luogo, ma uno di loro ci ha fatto capire che il Signore li aveva già toccati… e raccontava: “sono da 10 anni in questo luogo… sono entrato che non sapevo nè leggere e nè scrivere, non avevo pazienza… mi restano ancora 17 anni… ma quest’uomo (cattolico) che vive in cella con me con pazienza giorno per giorno mi ha insegnato a leggere e scrivere… gratuitamente” (se pensate che il carcere per la giustizia locale è un luogo di pura condanna dove non vengono effettuate attività di alcun tipo escluso l’ascoltare il tempo che passa… potete capire la forza di questo gesto).

Due fatti che non commento… come hanno toccato il mio cuore, spero toccheranno anche il vostro.

Alla prossima,

don Roberto

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don Roberto

don Roberto

Sono sacerdote fidei-donum missionario in Albania dal 2008, originario di Leno e in precedenza Curato a Edolo e Cortenedolo. La mia frase preferita? “Gratuitamente avete ricevuto, gratuitamente date” (Mt 10,8)


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