Un grazie dagli Alpini

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Caro Don, questa lettera, che come gruppo alpini ti scriviamo, non vuole essere uno struggente addio; ma piuttosto un caloroso grazie ed un amichevole in bocca al lupo.

Grazie perchè in questi dieci anni ci sei sempre stato vicino e ci hai sempre appoggiato nelle nostre scelte. Grazie per la disponibilità e attenzione che hai sempre dato, grazie soprattutto perchè prima di essere il nostro sacerdote di riferimento, sei stato un amico col quale ridere, scherzare e bere un bicchiere di vino che; come ci insegna la nostra tradizione; non fa mai male!

Il motto del gruppo alpini, come ben sai, è «dove c’è un alpino c’è amore e solidarietà!» Quando un alpino incontra un sacerdote come te, capace di insegnare che l’amore ha il volto dei fratelli che sono ultimi e quindi il volto stesso di Cristo e che la solidarietà ha la mano invisibile di chi, facendo l’elemosina la sua destra non sa quello che fa la sua sinistra, può dirsi realizzato nel suo volontariato ed indirizzare gli sforzi che compie verso questa via.

S.E. Il Vescovo ti ha chiamato ad un ruolo grande all’interno della Chiesa bresciana, diventerai sacerdote di due parrocchie, ma in realtà la tua parrocchia sarà il mondo. Visiterai terre lontane, ed anche qui il legame con la nostra “alpinità” sarà a filo doppio. La tua storia, la storia dei nostri missionari si intreccia con le migliaia di storie di amore delle truppe cadute in terra albanese e in terra africana. In quei luoghi, come suggerisce la preghiera dell’alpino, «ove la provvidenza ci ha posto a baluardo fedele delle nostre contrade» i missionari di oggi e gli alpini “andati avanti” di ieri, volgono lo sguardo al cielo chiedendo prepotentemente al Signore il significato delle sofferenze che patirono e che tutt’ora patiscono. A questo anelito che chiede spiegazioni, ti invitiamo a rispondere come hai sempre fatto e ci hai insegnato a fare, ovvero che tutta la nostra vita, se non passa per la forma di Cristo e gli si confà in tutto, persino nella sofferenza, resta una vita non degna di essere vissuta.

A te lasciamo un augurio che si riallaccia ancora una volta alla nostra storia: nei momenti di sconforto, di tristezza e di stanchezza, fai tuo il motto eroico del Generale Reverberi che nelle tragiche terre russe gridò con tutta la forza he aveva in corpo «TRIDENTINA AVANTI!» oggi questo grido, profanamente, lo facciamo nostro e diciamo «Don Carlo AVANTI!» avanti nel futuro, nella nostra storia, nella costruzione della civiltà dell’amore propria delle nostre missioni della Chiesa bresciana.

 

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ORANews

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Oratorio San Luigi di Leno


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