Tutti siamo una cosa sola (Gv 17,21)

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Carissimi, continuiamo a riflettere sulla lettera pastorale del nostro Vescovo. Ho pensato, in comunione con il nostro Monsignore a cui va tutto il nostro ricordo affettuoso e l’augurio di una pronta guarigione, di soffermarmi sul capitolo terzo: il modello della Trinità.

Scrive l’autore: “La legge fondamentale della vita della Chiesa in tutte le sue realizzazioni è quella della comunione; e la comunione ecclesiale ha il suo modello e la sua forma originaria nella Trinità. La preghiera di Gesù nell’ultima cena lo esprime nel modo più chiaro: “Tutti siano una cosa sola, come tu, Padre, sei in me e io in te, siano anch’essi in noi, perché il mondo creda che tu mi hai mandato” (Gv 17,21). Dio è uno solo in tre persone uguali e distinte: il Padre non è il Figlio e il Figlio non è il Padre, e tuttavia non esiste un Padre senza il Figlio o un Figlio senza il Padre. L’esistenza del Padre consiste nel dare l’esistenza; il Figlio e l’esistenza del Figlio consiste nell’esistere dal Padre e per il Padre. In questo modo Padre e Figlio sono chiaramente distinti, ma nient’affatto separati…”.

Il campo delle espressioni trinitarie è vastissimo; mi soffermo su quello a noi più vicino che è la famiglia, cuore della nostra comunità.

In che senso si può dire che la vita coniugale e familiare riflette i rapporti trinitari della vita divina?

Molto sinteticamente indichiamo due piste:

1. L’unità nella diversità delle Persone divine, trova il suo riflesso e la propria immagine nell’unità che rispetta la singolarità propria del marito, della moglie e dei figli. Nel nostro tempo, nel quale si pongono numerosi problemi e interrogativi circa i rapporti nella coppia, e tra genitori e figli, il paradigma trinitario può offrire nuova luce per ripensare e rinnovare queste realtà.

2. La perfetta comunione che esiste nella Trinità è il modello al quale partecipa l’amore di coppia e familiare. Il matrimonio in particolare è stato definito il «sacramento» (segno e strumento) della presenza di Gesù in mezzo alla famiglia; una presenza che, con i suoi frutti tipici, si manifesta quando un rapporto è fondato sull’amore trinitario. Per mancanza di modelli e di un’educazione pratica, sono poche le coppie, anche cristiane, dove una tale realtà si avverte in concreto. Mentre è solo in questo contesto che la sessualità, trascendendo i suoi aspetti possessivi ed egocentrici, e mettendosi a servizio dell’amore e della comunione, acquisisce tutta la sua profondità simbolica e dialogica. A questo livello, uno dei modi in cui si esprime una sessualità segnata dalla trinitarietà è quello così espresso da J. Gonzàlez Faus: «Non ti amo perché ho bisogno di te, ma ho bisogno di te perché ti amo».

Concretizzo la riflessione del Vescovo con tre inviti rivolti a noi tutti:

A. Non abbiate paura di niente; siete figli di Dio, Dio sta dalla vostra parte perché voi possiate portare a compimento la vostra vita.

B. Che guardiate Gesù Cristo e lo conosciate bene, perché lì c’è l’immagine di quello che voi siete chiamati a diventare. Lì c’è l’immagine di un Uomo che ha fatto della sua vita un gesto di amore, un dono di amore; e quello è il massimo che l’uomo possa realizzare: dare la vita. Guardatelo e cercate di conoscere bene Gesù Cristo.

C. Non stancatevi mai di diventare cristiani, di diventare santi. La parola giusta è proprio questa: “Santi”. È un cammino lungo, ma è l’unico cammino che vale davvero la pena fare a qualunque costo. Perché della nostra vita quello che rimane è solo quello che noi abbiamo trasformato in amore; cioè solo quello che noi abbiamo trasformato in santità. Perché “amore” e “santità” sono la stessa cosa. “Amore” in quel modo con cui ha amato e ci ha insegnato Gesù Cristo.

L’augurio che ci facciamo in questo nuovo anno pastorale è di diventare sempre più una comunità cristiana, fondata sull’Amore trinitario, nella quale le relazioni siano guidate da un criterio-guida: più tu dai, più ti realizzi, più sei tu; perché si ha ciò che si dà, ciò che si dà ci fa crescere.

Buon cammino a tutti.

don Domenico

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don Domenico Paini

don Domenico Paini

Classe 1967 e originario della parrocchia di Castel Goffredo, ha svolto i seguenti incarichi: curato a Calcinato dal 1992 al 2001, curato a Manerbio dal 2001 al 2008. Dal 2008 è curato di Leno, dal 2013 è curato anche di Milzanello e Porzano, seguendo la pastorale familiare.


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