Tremila sorrisi bresciani per il papa

Partiti il 5 aprile alla volta della capitale, i tremila ragazzi e ragazze di Roma Express, accompagnati dal vescovo Pierantonio, hanno incontrato il Papa al quale è stato consegnato il “frutto dell’ascolto” in vista del Sinodo dei giovani.

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“Vi ringrazio della vostra accoglienza festosa. Ringrazio il vostro Vescovo per la sua introduzione e le persone che vi hanno accompagnato in questo pellegrinaggio. Grazie a tutti!”. Così papa Francesco ha salutato in Aula Paolo VI i 3000 giovani  bresciani di Roma Express che, partiti ieri sera e accompagnati dal vescovo Pierantonio, hanno incontrato questa mattina il Santo Padre. Nell’occasione hanno consegnato al Papa il “frutto dell’ascolto” in vista del Sinodo dei giovani. E’ stato un incontro particolare, caratterizzato dalla gioia per la prossima canonizzazione del Beato Paolo VI, come sottolineato dal vescovo Tremolada nel suo saluto: “Santità, la gioia mia personale e di questi tremila ragazzi e ragazze della Diocesi di Brescia che sono qui, oggi, per incontrarLa, è davvero grande. Grazie! La gioia della nostra diocesi è ancora più profonda sapendo che, presto, il nostro grande concittadino, il Beato Paolo VI, sarà dichiarato Santo da Lei”.

Mons. Tremolada ha ricordato un aneddoto significativo della vicinanza del papa bresciano ai giovani: “Quando era ancora arcivescovo di Milano, parlando dell’oratorio ad alcuni ragazzi, Paolo VI usò questa bellissima espressione: ‘Qui venite per imparare come si agisce, come si pensa, come si ama, (…) come si misura la vita’. Incontrare Pietro, oggi, stringerci intorno a lui, ci permette di rinnovare questa stessa esperienza: siamo qui per imparare a misurarci con la vita vera”.

Il Vescovo ha poi sottolineato l’impegno della Diocesi per il prossimo appuntamento sinodale: “In questi mesi, come da Lei richiesto, abbiamo ascoltato i giovani in vista del Sinodo del prossimo ottobre. Perché fosse un’esperienza di vita, abbiamo desiderato e attuato un ascolto vero e immediato, profondo e critico allo stesso tempo. Lo abbiamo affidato ai giovani stessi, chiedendo a quelli più vicini alla nostra realtà ecclesiale di ascoltare i loro coetanei. Abbiamo poi raccolto tutto quello che i giovani ci hanno detto, ed oggi Le doniamo il frutto di questo ascolto (in verità il primo frutto, perché l’ascolto sta proseguendo): lo accetti come piccolo contributo che la nostra diocesi può offrire alla Chiesa universale in vista del Sinodo”.

“Mi permetta  – sono ancora parole di mons. Tremolada – la citazione di un giovane: ‘Ma davvero i Vescovi credono che i giovani possano aiutare la Chiesa a cambiare? Sono davvero disposti a cambiare qualcosa di quel che pensano? Mi piacerebbe sentirgli dire: ‘Sì, sono disposto a cambiare, ad accettare la tua situazione, a fare miei i tuoi sogni’. Grazie, Santità, per questa sfida che ci ha consegnato: lasciarci misurare dalle domande dei giovani ed imparare ad agire, a pensare, ad amarci reciprocamente. Le assicuriamo tutto il nostro affetto e la nostra costante preghiera”.

Al termine del suo saluto, il vescovo Pierantonio ha evidenziato quanto emerso durante la meditazione con i ragazzi sulla figura del Papa, precedente l’ingresso del Santo Padre. Il Vescovo si è rivolto ai giovani chiedendo loro: “Lei per noi è?”. “La roccia!”, hanno risposto in coro i ragazzi. “Lei per noi è?”, ha chiesto nuovamente il Vescovo. “Il Pastore!”, è stata la risposta dei 3000 giovani che ha echeggiato in Aula Paolo VI.

Papa Francesco, dopo aver salutato i ragazzi, ha voluto così rispondere all’interrogativo posto dal giovane bresciano: “Mi hanno colpito le parole di quel giovane che il Vescovo ha citato poco fa: “Ma davvero i vescovi credono che i giovani possano aiutare la Chie  sa a cambiare?”. Non so se quel giovane, che ha fatto questa domanda, è qui tra voi… E’ qui?… Ma in ogni caso posso dire a lui e a tutti voi che questa domanda sta molto a cuore anche a me. Mi sta molto a cuore che il prossimo Sinodo dei vescovi, che riguarderà “I giovani, la fede e il discernimento vocazionale”, sia preparato da un vero ascolto dei giovani. E posso testimoniare che questo si sta facendo. Anche voi me lo dimostrate, col lavoro che sta andando avanti nella vostra diocesi. E quando dico “ascolto vero” intendo anche la disponibilità a cambiare qualcosa, a camminare insieme, a condividere i sogni, come diceva quel giovane”.

Il Santo Padre ha quindi voluto porre, per ben due volte, una domanda ai ragazzi: “Voi giustamente vi chiedete se noi vescovi siamo disposti ad ascoltarvi veramente e a cambiare qualcosa nella Chiesa.  E io vi domando: voi, siete disposti ad ascoltare Gesù e a cambiare qualcosa di voi stessi?”. “Si!” è stata la risposta unanime dei giovani.

“Se siete qui – ha affermato il Papa – io penso che sia così, ma non posso e non voglio darlo per scontato. Ognuno di voi ci rifletta dentro di sé, nel proprio cuore: Sono disposto a fare miei i sogni di Gesù? Oppure ho paura che i suoi sogni possano “disturbare” i miei sogni?”

“Gesù  – sono ancora parole del Papa – è molto chiaro. Dice: ‘Se uno vuole venire dietro a me, rinneghi sé  stesso’. Perché usa questa parola che suona un po’ brutta, ‘rinnegare sé stessi’? Come mai? In che senso va intesa? Non vuol dire disprezzare quello che Dio stesso ci ha donato: la vita, i desideri, il corpo, le relazioni. .. No, tutto questo Dio lo ha voluto e lo vuole per il nostro bene. Eppure Gesù chiede a chi vuole seguirlo di “rinnegare sé stesso ”, perché c’è in ognuno di noi un “uomo vecchio”, un io egoistico  che non segue la logica di Dio, la logica dell’amore, ma segue la logica opposta, quella dell’egoi smo, del fare il proprio interesse, mascherato spesso da una facciata buona, per nascon der lo. Gesù è morto sulla croce per liberarci da questa schiavitù che non è esterna, ma interna a noi.  E’ il peccato, che ci fa morire dentro. Solo Lui può salvarci da questo male, ma c’è bisogno d ella nostra collaborazione, che ognuno di noi dica: ‘Gesù, perdonami, dammi un cuore come il tuo, umile e pieno d’amore’. Sapete? Una preghiera così, Gesù la prende sul serio! Sì, e a chi si fida di Lui regala esperienze sorprendenti. Ad  esempio, provare una gioia nuova nel leggere il Vangelo, la Bibbia,  un senso della bellezza e della verità della sua Parola. Oppure sentirsi attirati a partecipare alla Messa, che per un giovane n on è molto comune, non  è vero?, e invece si sente il desiderio di stare con Dio, di rimanere in silenzio davanti all’Eucaristia. Oppure ci fa sentire la sua presenza nelle persone sofferenti, malate, escluse… Oppure ci dà il coraggio di fare la sua volontà andando controcorrente, ma senza orgoglio, senza presunzione, senza giudicare gli altri… Tutte queste cose sono doni suoi, che ci fanno sentire sempre più vuoti di noi stessi e sempre più pieni di Lui. I santi ci dimostrano tutto questo. San Francesco d’Assisi, per esempio: era un giovane pieno di sogni, ma erano i sogni del mondo, non quelli di Dio. Gesù gli ha parlato nel crocifisso, nella chiesetta di San Damiano, e la sua vita è cambiata. Ha abbracciato il sogno di Gesù, si è spogliato del suo uomo vecchio, ha rinnegato il suo io egoistico e ha accolto l’io di Gesù, umile, povero, semplice, misericordioso, pieno di gioia e di ammirazione per la bellezza delle creature”.

Francesco ha poi salutato i ragazzi invitandoli a guardare a Paolo VI come a un modello da seguire:

“Pensiamo anche a Giovanni Battista Montini, Paolo VI: noi siamo abituati, giustamente, a ricordarlo come Papa; ma prima è stato un giovane, un ragazzo come voi, di un paese della vostra terra. Vorrei darvi un “compito a casa”: scoprire com’era Giovanni Battista Montini da giovane; com’era nella sua famiglia, da studente, nell’oratorio…; quali erano i suoi ‘sogni’… Ecco, provate a cercare questo”.

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ORANews

Oratorio San Luigi di Leno


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