Tra moglie e marito…

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Ada e Corrado
ovvero
La finta autonomia

«Aspetta!» esclamò Ada dalla cucina a Corrado, che era appena entrato in casa. «Aspetta!» ripetè di nuovo Ada correndo verso Corrado e mettendosi davanti alla porta della sala impedendogli così di entrare. «Ma cosa c’è? – domandò Corrado, fra il divertito e lo scocciato – C’è un picchetto e non si entra?». «Si entra, si entra… – replicò Ada – Però si entra a occhi chiusi!».

Detto fatto: Ada si mise alle spalle di Corrado e delicatamente, ma con fermezza, pose le proprie mani sopra gli occhi di lui. Così «accecatolo», lo fece finalmente entrare in sala.

Corrado sapeva che a sua moglie piaceva giocare in quel modo. E stava al gioco anche se, in realtà, non si divertiva un gran che.

«E allora?» domandò Corrado quando fu giunto nel bel mezzo della stanza.

«Adesso apri gli occhi – disse Ada, con una voce infantile che a Corrado evocava quella della Fata Turchina – e dimmi che cosa c’è di nuovo! Vediamo se indovini!».

Aprendo gli occhi, effettivamente Corrado fu colto da una piacevole sensazione. Alle finestre della sala erano comparse delle tende nuove, ampie, bianchissime. Ma c era di più. Nel tessuto erano stati inseriti degli antichi ricami a punto intaglio, con figure di fiori, di frutti e piccoli angeli. Si trattava di tende; nulla di più. Eppure l’effetto era realmente stupefacente: la stanza sembrava più luminosa. Ma non solo: la luce che passava dai ricami traforati ne esaltava le figure delicate e dava all’ambiente una nota di familiarità, accoglienza e raffinatezza allo stesso tempo.

Era proprio una bella sensazione.

«Allora…?» insinuò Ada.

«Mah… sinceramente… – borbottò Corrado come svogliato – non riesco a capire… ». Bugia! Ma perché?

Corrado si era subito accorto della novità e ne aveva provato sorpresa e piacere. Corrado teneva alla propria casa ed era contento che sua moglie ne avesse tanta passione e cura. Corrado sapeva benissimo che era da due mesi che Ada andava lavorando al restauro di quegli antichi pezzi di stoffa che provenivano addirittura dal corredo della bisnonna – e che dunque avevano quasi un secolo di vita – e che la mamma di Ada aveva regalato alla figlia.

Già: la mamma di Ada…

La mamma di Ada non era la solita «suocera», di quelle che sovente vengono caricaturate nelle barzellette. Corrado andava assolutamente d’accordo con la mamma di sua moglie. Non era questo il problema.

Il problema era che dal giorno del matrimonio non c’era questione che riguardava la vita familiare per la quale Ada non interpellasse la mamma: l’arredamento, la spesa, il luogo delle vacanze, ma perfino le indicazioni per il voto alle elezioni amministrative e «un semplice consiglio» sull’importanza di avere un figlio subito o dopo qualche anno di matrimonio.

Ada e Corrado erano sposati da cinque mesi dopo undici anni di fidanzamento.

Apparentemente strano a dirsi, ma in quegli undici anni di fidanzamento i rapporti di Ada con sua mamma non erano stati mai troppo buoni. Ada sosteneva che la mamma era di «mentalità superata e reazionaria» e fin dal primo anno di fidanzamento c’erano stati non pochi scontri fra di loro. Il primo litigio era stato pochi mesi dopo che Ada e Corrado si erano conosciuti perché, avendo deciso di andare in vacanza insieme – loro due da soli -, la mamma aveva fatto notare che correvano un po’ troppo, che «ci vuole più pazienza…!». E Ada a rinfacciarle di essere una bacchettona, retrograda e impicciona.

E le cose erano andate avanti così praticamente per tutti quegli anni di fidanzamento prolungato: Ada «minacciava» la madre di continuo che se ne sarebbe andata di casa, che non ne poteva più… però non se ne andava… anche se Corrado aveva un buon lavoro, la casa e tutte le intenzioni di mettere su famiglia.

Capita talora che un fidanzamento si prolunghi nel tempo, perché a sposarsi non si riesce. Qualche volta, però, un fidanzamento troppo prolungato andrebbe un po’ radiografato, perché può nascondere un desiderio inconfessato – e forse inconsapevole – di non diventare mai adulti.

Come l’adolescente che quasi «per mestiere» deve continuamente opporsi ai propri genitori per non dover ammettere di aver ancora bisogno di loro, così faceva Ada con la propria mamma. Infatti, una volta ottenuta l’autonomia andandosene di casa, ecco che Ada era tornata a fare la figlia piccola, che interpella la madre per tutte le cose.

Ma questo non poteva stare bene al marito, Corrado, che aveva il diritto di avere accanto a sé una donna e non una bambina. E che desiderava, giustamente, che le questioni della loro vita di sposi si potessero decidere  fra  di loro, marito e moglie

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don Domenico Paini

don Domenico Paini

Classe 1967 e originario della parrocchia di Castel Goffredo, ha svolto i seguenti incarichi: curato a Calcinato dal 1992 al 2001, curato a Manerbio dal 2001 al 2008. Dal 2008 è curato di Leno, dal 2013 è curato anche di Milzanello e Porzano, seguendo la pastorale familiare.


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