Testimonianza vocazionale

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Sono Luca, ho 25 anni e non volevo fare il prete.

Ero un ragazzo dell’oratorio e a 18 mi sono trovato a vivere un’esperienza insieme ai miei amici e ad altri due milioni e mezzo di giovani: la Giornata Mondiale della Gioventù a Madrid con il papa. Ho studiato lingue, per cui era una bellissima occasione per imparare lo spagnolo e conoscere gente straniera. Certamente non immaginavo che i piani di Dio sulla mia vita erano completamente differenti. Durante il viaggio in nave verso Barcellona conosco un ragazzo, della mia stessa età e dopo qualche ora scopro che era in seminario. A 18 anni uno è in seminario perché vuole diventare prete? Quello è fuori di testa! Però questa sua scelta esercitava su di me un’attrattiva non indifferente. Ci siamo conosciuti e tra le altre ho scoperto essere un ragazzo normalissimo, in cammino per capire un po’ di più il progetto di Dio sulla sua vita.

Ultimo giorno di GMG, durante il momento di ringraziamento dopo la comunione, il mondo mi è crollato addosso. Tutto quello che avevo vissuto fino a quel momento si è concretizzato con una domanda: Signore, vuoi che diventi prete? E chiaramente la risposta era “Sì!”. La risposta di un diciottenne pieno di spirito ed entusiasmo qual ero. Per cui, dopo un momento di incomprensione della cosa e dopo averne parlato con il mio don, che era più carico di me, avevo pensato che la mossa migliore da fare era parlarne con la mia mamma. Beh… diciamo che non ha manifestato lo stesso entusiasmo che avevo io, anzi. Da lì è iniziata una serie di lotte, urla, pianti, litigi che mi hanno fatto dire: Ma chi me lo fa fare! Il prete, no grazie.

Così mi sono fidanzato con una ragazza che avevo conosciuto alla GMG, ho iniziato un corso di ballo che era un sogno che tenevo nel cassetto da anni, ho finito il liceo e sono entrato nel mondo dell’università, continuando a studiare le lingue tanto amate. E qui ho conosciuto una ragazza di un anno più vecchia di me che oltre a farmi capire un po’ come funzionava l’università, a giugno mi dice: Ma lo sai che mio fratello viene a far servizio nella tua parrocchia?

Tuo fratello? Ma non eri figlia unica? Ecco, aveva un fratello, della mia stessa età, in seminario, che sarebbe venuto a far servizio il sabato e domenica nella mia parrocchia. Da quel momento ho smesso di credere nel caso. Stavo tornando da uno spettacolo di ballo quando la domanda della vita mi è tornata: Luca, cosa stai facendo della tua vita?

OK. Avevo tutto quello che desideravo: ero fidanzato, andavo bene all’università, la mia attività di educatore in oratorio aveva un certo successo, avevo una proposta di lavoro, mi avevano chiesto di prender parte in un cast per il musical che tanto amavo…. Ma quando tornavo a casa la sera, anche dopo delle super giornate, non ero felice. Mi mancava qualcosa per far sì che la mia vita fosse piena. Così ho iniziato un cammino di discernimento con il mio don che mi ha portato a chiedere di poter essere ammesso al seminario diocesano di Brescia.

Non perché avere una famiglia mi faccia schifo. Non perché guadagno economicamente di più. Non perché le lingue che ho studiato non mi diano soddisfazione. No. La scelta sta proprio qui: capire di essere fatto anche per altro. Ma il Signore per me ha pensato ad un’altra cosa.

Ed è un cammino continuo alla scoperta di quei segni che ogni giorno Dio mi manda: persone, eventi che mi han fatto comprendere di essere stato amato, cercato anche quando ero lontano, anche quando ho dubitato che Dio ci fosse, e infine chiamato a diventare sacerdote, scombussolando i miei piani e i piani di chi mi vive accanto.

Io sono l’Alfa e l’Omèga, Colui che è, che era e che viene.

Insomma, il Signore mi chiama e ci chiama a diventare dei parolieri. Lui è l’inizio… l’Alfa; e la fine… l’Omèga. Il resto delle lettere è in mano nostra e il compito è quello di metterle al posto giusto. L’Alfa ci ha creato, l’Omèga ci dice che un giorno la nostra vita terrena finirà per aprirsi alla vita eterna. E in mezzo? Che fare? Una serie di lettere sconclusionate da cercare di ordinare per far sì che si capisca il senso della parola che si vuole comporre. E se sbagliamo a fare le combinazioni, guardando all’inizio e alla fine capiamo che siamo in errore. E il gioco ricomincia.

Chi è Gesù per me? Qual è la mia vocazione? E non vale soltanto per i preti, le suore, i seminaristi… no. Ciascuno è chiamato a rispondere alla propria secondo quanto Dio ha pensato per lui: chi mamma, chi papà, chi nonno, nonna, zia, figlio… solo occupando il posto che Dio ha pensato per noi possiamo essere pienamente felici.

In questa giornata di preghiera per il seminario, chiedo a ciascuno di voi di pregare per me, per i miei compagni, per gli educatori che ci seguono e accompagnano in questo cammino.

Solo nelle mani del paroliere possiamo diventare lettere piene, non sparse, ma composte in modo tale da creare una meravigliosa poesia.

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ORANews

Oratorio San Luigi di Leno


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