Testimonianza di Maurizio

Giornata della vita. Testimonianza di Maurizio Calestani

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In occasione della giornata della vita abbiamo voluto intervistare un testimone di una vita ferita e limitata: Calestani Maurizio. Ha 63 anni e abita a Leno in via XXVIII maggio, 3. La vita di Maurizio è stata segnata presto dalla sofferenza. A 7 anni ha perso un occhio giocando con un amico. Questo non gli ha impedito di diventare architetto. Nel novembre però del 2000, a 43 anni, una meningite non riconosciuta ha fatto scattare in lui una paralisi progressiva agli arti. La SLA ha fatto poi il resto. Dal 2008 è completamente paralizzato e del tutto immobile. Muove soltanto gli occhi, la bocca e parla con fatica.

Maurizio, come hai reagito di fronte a questa malattia?

All’inizio ho reagito con una buona dose di fatalismo. È successo a me. Non ci posso fare niente. Pazienza. Dicevo a me stesso: “Cerca di stare tranquillo!”.

Come valuti la vita?

Nonostante tutto, la vita è una cosa bella. Vale sempre la pena di essere vissuta. A volte però sono giù di morale e capisco quelli che nelle mie condizioni vogliono farla finita. In certi momenti la vita è proprio dura da sopportare.

Stupisce la tua serenità. Donde deriva?

La fede in Dio e nell’aiuto della Madonna mi sta aiutando molto. Sono molto cambiato da quando, già ammalato, sono stato in pellegrinaggio a Mejugorie. Lì ho ripreso a vivere. Ho provato una pace che non avevo mai provato prima. Così, nella malattia, la mia fede, paradossalmente, è diventata più intensa e gratuita. Ogni settimana faccio la Comunione e ringrazio Dio per il dono della serenità e della pace. A volte mi chiedo: se non avessi avuto questa disavventura, avrei riaperto ugualmente la porta della fede? La risposta non ce l’ho. Però si dà il caso che sia successo questo. Per me è già una risposta sufficiente.

Accanto alla fede, mi stanno aiutando molto le persone che mi circondano. Sono belle persone; mi stanno accanto senza farmi pesare la fatica e il dolore che provoco in loro. Mi amano come sono, anche quando, talvolta, mi arrabbio con loro.

Hai qualcosa da dire ai giovani?

La vedo dura per i giovani, perché vivono in una società che è notevolmente in declino. Quello che mi preoccupa di più dei giovani d’oggi è la mancanza di passione. Tanti non hanno passione per niente. Anche alla Messa domenicale vedo pochi giovani, soprattutto maschi. È una sofferenza, perché la fede aiuta a vivere nonostante tutto. Alcuni di loro vengono a trovarmi: sono buoni. “Forza, ragazzi: il futuro vi appartiene, non buttatelo al vento con una vita insignificante. Se per caso vi capitasse di allontanarvi dal seminato, ricordatevi di lasciare sempre un po’ aperta una porticina, quella della fede”.

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ORANews

Oratorio San Luigi di Leno


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