Il battezzato cerca il volto santo di Dio in ogni uomo e donna, suoi fratelli

“Siate santi perché Io sono santo” (Lv. 11,44) – Le tappe del nostro cammino di riscoperta del battesimo – 1

Cosa è il battesimo

  • Immersione: la parola “battesimo” deriva da una parola greca che significa “immersione”. Ancora oggi in alcune Chiese il battesimo si fa immergendo e facendo riemergere per tre volte dall’acqua la persona. Infatti il battesimo ci immerge nella morte (nel sangue) di Gesù per lavarci dal peccato e farci risorgere (riemergere dalla morte) con Lui a vita nuova, la vita dei figli di Dio che si apre all’eternità.
  • Sacramento: segno efficace e strumento attraverso cui Dio compie nell’oggi della storia di ogni uomo la salvezza. Gesù ha affidato alla Chiesa i sacramenti, che garantiscono, ogni volta che vengono da Lei celebrati, accompagnati dall’invocazione dello Spirito Santo, quella trasformazione che l’occhio umano non può vedere. Vedo un segno, ascolto la parola e sono certo che lo Spirito Santo opera ciò che la parola esprime e il segno significa. Nel Battesimo l’acqua purifica dal peccato e dona la vita di figli di Dio.
  • Il primo dei sette sacramenti che Gesù ha donato alla sua Chiesa per garantirle la grazia dello Spirito Santo, che opera nella Chiesa e in ogni battezzato. Ecco i sette sacramenti: Battesimo, cresima, eucaristia, penitenza, unzione degli infermi, ordine, matrimonio.

  • Il sacramento chiamato “porta della fede”: ci introduce nella Chiesa, nella quale possiamo ascoltare l’annuncio del Vangelo e, in libertà di spirito, aderirvi, sostenuti dalla grazia (gratuità dell’amore di Dio) che ci è offerta per avere la forza dello Spirito Santo di vivere da discepoli di Gesù e, in Lui, figli di Dio.
  • Il primo dei tre sacramenti dell’iniziazione cristiana. Gli altri due sono la Confermazione (o Cresima) e l’Eucaristia. Essi si chiamano della “iniziazione cristiana” perché “iniziano”, “introducono” la persona nella vita cristiana, cioè di discepoli di Gesù e figli di Dio. Il culmine di questo ingresso è l’Eucaristia, che raccoglie tutti i figli di Dio intorno alla tavola del Padre, come in una famiglia, per saziarli della Parola e del Pane: Gesù che dona la vita per noi e ci dona se stesso come cibo, perché possiamo essere trasformati in Lui. Il Battesimo inizia questo percorso di introduzione alla vita cristiana, che, poi, continua sostenuto dallo Spirito (Cresima) e si completa con l’Eucaristia, che porta a compimento l’appartenenza a Cristo e alla Chiesa. Al cristiano è chiesto di esprimere questa appartenenza attraverso la condivisione della mensa della Parola e del Pane (la S. Messa) ogni domenica, riunendosi con la comunità (La famiglia dei figli di Dio) intorno a  Cristo per alimentarsi di Lui e imparare a vivere il suo amore verso il prossimo, sostenuti dal suo nutrimento spirituale.
  • Sacramento della rigenerazione o rinascita a figli di Dio. Come la Madonna è madre di Gesù, avendo offerto il suo grembo verginale allo Spirito Santo, perché il Figlio di Dio venisse generato nella carne, così la Chiesa, per mandato di Gesù, è madre perché, attraverso l’annuncio del Vangelo e il battesimo degli uomini e delle donne che accolgono l’annuncio, li rigenera come figli di Dio e li aggrega alla famiglia del Padre celeste, a cui Gesù appartiene come il Figlio Unigenito, cioè Colui che non è “diventato” figlio, come chi viene battezzato, ma lo è dall’eternità. La Chiesa è “grembo materno”, fecondato dallo Spirito Santo, che fa fruttificare l’opera evangelizzatrice della Chiesa e i sacramenti che essa celebra nel nome di Gesù. E’ Lo Spirito Santo che apre i cuori al Vangelo e rende l’acqua battesimale capace di rigenerare a vita divina.
  • Alleanza d’amore sponsale. Dopo che l’umanità con il peccato ha rifiutato l’amore di Dio, Lui ha messo in atto una storia per cercare di ristabilire l’alleanza d’amore con l’uomo. Questa alleanza ha i lineamenti dell’amore sponsale: fedele, esclusivo, tenerissimo; ha le caratteristiche di un amore paterno: forte, solido, sicuro; ha i tratti di una dolcezza materna, viscerale, accorata. Da parte di Dio, il desiderio di alleanza è desiderio di comunione profonda, di intensa comunicazione di vita, di vera solidarietà, di piena condivisione. Questa alleanza viene conclusa nel sangue di Gesù, alla quale l’uomo, attraverso l’umanità di Gesù, sarà sempre fedele. Il battesimo immette il credente nella forza e nella grazia dell’alleanza. In tal modo a ciascuno è possibile instaurare un rapporto di vera intimità con Dio, una intimità quasi sponsale, tanto farci uno con Cristo. Ogni credente diventa “coniuge”, un alleato, un compagno di Dio nella fede, della Chiesa nella speranza, dell’uomo nella carità.
  • Orientamento all’Eucaristia.
    Il Battesimo non solo è condizione indispensabile per poter partecipare all’Eucaristia, ma ancor più il Battesimo si realizza in pienezza nell’eucaristia. I battezzati, infatti, sono stati inseriti nel corpo di Cristo: sia quello della Chiesa, sia quello eucaristico. L’Eucaristia ogni giorno nutre, ravviva, sostiene, rafforza l’unità del corpo ecclesiale in cui il battesimo ha incorporato i figli di Dio nati dall’acqua e dallo Spirito Santo “perché tutti siano una cosa sola” (Gv 17,21). Dunque, la mensa eucaristica è l’approdo naturale e permanente del cammino di fede iniziato col Battesimo. Qui, insieme, i cristiani rivolgono al Padre la preghiera che Gesù ha insegnato ai suoi come sintesi di tutto il Vangelo e come scuola di vita cristiana e che è stata consegnata nel Battesimo. Attorno alla mensa eucaristica brilla con maggior evidenza il volto paterno di Dio e su quella mensa Egli continua ad offrire con abbondanza i suoi doni.
  • Inizio del discepolato e della sequela.
    Il battesimo non è solo un “dono”, è anche un “impegno”, una “missione”. Col battesimo si diventa discepoli di Gesù, disposti a camminare dietro e Lui e con Lui; pronti ad imparare, ad accogliere, a donare, ad annunciare la gioia di appartenere a Gesù: ad essere “cristiani” (di Cristo). Questo cammino richiede volontà di imitazione del Maestro, per vivere secondo il suo stile di vita, nel pieno abbandono alla volontà di Dio, che non sempre corrisponde al nostro modo di pensare, di vedere e di giudicare. Seguire Gesù comporta e richiede uno stile di vita bello e buono secondo il Vangelo, fuggire il male, fare il bene, ricercare la bellezza che cattura il cuore e lo rende fresco, pulito, vivace e gioioso. Il battesimo, donandoci lo Spirito di Gesù, ci rende capaci di scoprire e contemplare nel volto di ogni uomo un fratello da amare, perdonare, aiutare, riabilitare … Di più: il battesimo ci fa scorgere nel volto di ogni uomo, soprattutto povero, ammalato, affamato, bisogno … il volto stesso di Gesù.

Pasqua di Risurrezione : “Nei volti il volto”

Usiamo le parole del Vescovo Pierantonio per spiegare il perché: “La santità, in altri termini, è la santità dei volti”. Il volto  richiama lo sguardo e rimanda al cuore. La luce degli occhi proviene dalla carica d’ amore che si coltiva nel proprio mondo interiore. Il volto di Gesù diventa la nostra destinazione, l’orientamento vocazionale della nostra quaresima.

Il volto nascosto in attesa di rilevarsi: il sudario raccoglie tutto lo scorrere dell’Amore sul volto di Gesù, i profumi inebriano quanti sono rimasti con il Figlio, con l’Amico il cui volto ora è nascosto nella morte, nel buio del sepolcro, nel silenzio di quella discesa per scovare i senza volto della storia, quelli che non hanno diritto di parola, quelli ammutoliti dal male, i volti contraffatti dall’ egoismo. Il volto del Figlio si nasconde e tace per andare a cercare coloro che non dicono nulla in attesa di quell’alba che riconsegna alla storia un Volto nuovo che non muore più. Santa Pasqua a tutti noi.

In questa Quaresima la nostra Parrocchia ci sta proponendo con la già avvenuta distribuzione dei tradizionali “Salvadanai Missionari”, un impegno di carità.

I salvadanai sono da riportare in Chiesa nei giorni della Settimana Santa. Il ricavato sarà devoluto all’ Ufficio Missionario Diocesano.

La nostra solidarietà a favore di…

Le iniziative sostenute dalla Commissione Missionaria Parrocchiale, hanno come obiettivo l’ eliminare alla base le cause di povertà, e promuovere le risorse culturali, sociali, economiche dei popoli coinvolti.

Le aree di intervento sono:

  • Sostegno ai missionari nelle loro opere di evangelizzazioni.
  • La Pastorale nelle forme della catechesi e della liturgia.
  • La promozione umana con la proposta dei corsi di alfabetizzazione, dell’educazione sanitaria e della formazione professionale.

I nostri referenti sono: missionari di origine lenese e non. Nello specifico sacerdoti, missionari e laici che operano attraverso il Centro Missionario Diocesano, Padri Saveriani e Comboniani, e alcune Associazioni.

Nel 2018 abbiamo sostenuto con l’ attività estiva della “Menonera Missionaria” e del “Mercatino di Solidarietà Natalizia”:

  • Padre Eugenio Petrogalli (missionario Lenese in Ghana – Africa)
  • Suor Erminia Petrogalli (missionaria Lenese in Sudan – Africa)
  • Don Roberto Ferranti (Lenese – referente missione in Breshem – Albania)
  • Suor Agata Gressioli (missionaria Lenese in Cile)
  • Padre Silvio Turazzi (Saveriano – referente missione a Goma R.D.G. – Africa)
  • Sostegno ad un Progetto proposto dall’ Ufficio Missionario Diocesano in Venezuela (presso la Parrocchia El Callao – Missionario Fidei Donum Don Giannino Prandelli)
  • Suore Maestre Pie Venerini (per loro missioni)
  • Sostegno allo studio di un Seminarista Indigeno
  • Sostegno allo studio di un Seminarista Diocesano
  • Sostegno alle attività dell’Oratorio S. Luigi Leno
  • Sostegno alle attività Caritas Parrocchiale
  • Sostegno al servizio Pastorale dei Padri Oblati in Parrocchia.

Ringraziamo quanti partecipando alle nostre iniziative, ci hanno permesso di sostenere i progetti citati. Ricordiamo che le attività della Commissione Missionaria sono:

  • Sensibilizzazione Pastorale Missionaria attuata in Parrocchia (in collaborazione con il Centro Missionario Diocesano), condivisa con il Consiglio Pastorale e con la Commissione oratorio, con la Commissione Missionaria Zonale (dove vi sono nostri rappresentanti), creando “rete” con le altre Commissioni e Gruppi parrocchiali, con un’apertura alle iniziative sociali del territorio.
  • Attività Menonera Missionaria. Mercatino di solidarietà. Stesura delle pagine di pastorale missionaria sul Bollettino Parrocchiale. Divulgazione della stampa missionaria in Chiesa.

Tanti volti per il vero Volto

Il sussidio per la Quaresima missionaria 2019, distribuito in 80mila copie nelle parrocchie della diocesi, propone un’esperienza di incontro con volti, che aiuteranno a scoprire “Colui che vive e cammina con noi: il Signore Gesù”. Sul canale YouTube de “La Voce del Popolo” le interviste ai fidei donum che il vescovo Pierantonio ha incontrato il Brasile lo scorso novembre

“Il cammino si fa più volentieri quando lo si affronta insieme” scrive don Roberto Ferranti, direttore dell’Ufficio per le missioni, in una breve nota che apre “Nei volti, il volto”, il sussidio che la Diocesi di Brescia ha messo a punto per la Quaresima 2019. Il percorso quaresimale messo a punto per quest’anno si presenta come un’esperienza di incontro con dei volti, che aiuteranno a scoprire “Colui che vive e cammina con noi: il Signore Gesù”. I volti che nello scorrere delle settimane di Quaresima si potranno incontrare dalle pagine del sussidio racconteranno la missione della Chiesa nel mondo, il suo farsi vicina ad ogni uomo e donna, ad ogni popolo, ad ogni situazione di vita.

“I volti che incontreremo –continua ancora don Ferranti – ci aiuteranno ad assumere le attenzioni del volto di Gesù verso tutti coloro che vivono vicino a noi; i volti che incontreremo ci muoveranno alla necessità di condividere quello che abbiamo, con la nostra carità, con chi è meno fortunato di noi”. I volti che costellano le pagine della pubblicazione aiuteranno a pregare di più, proprio come desidera il vescovo Tremolada nella sua lettera pastorale: “Vorrei che non parlassimo troppo della preghiera ma che semplicemente pregassimo, che lo facessimo il più possibile e nel migliore dei modi, che lo facessimo insieme, come Chiesa del Signore, ma anche personalmente, ciascuno nel segreto del suo cuore, nel raccoglimento di momenti a questo dedicati, dentro le stanza della propria casa, prima di recarsi al lavoro, prima dei pasti, all’inizio e alla fine delle giornate”.

I volti diventano così un aiuto a vivere in modo proficuo l’ormai imminente Quaresima che deve accompagnare all’incontro con il Volto. Sono gli stessi volti che anche “Voce” ha avuto modo di incontrare nel corso del viaggio che mons. Tremolada ha compiuto in Brasile nel novembre del 2018. In quell’occasione il Vescovo ebbe modo di incontrare molti dei fidei donum che operano in Sud America e con la loro opera testimoniano quel “bello del vivere” che consente di far incontrare il Volto. Quegli incontri sono diventati interviste che, in queste settimane di Quaresima, saranno presentate sul canale YouTube de “La Voce del Popolo”. Di settimana in settimana, così, saranno i volti di don Giannino Prandelli, missionario in Venezuela, di don Giovanni Magoni, che, insieme a don Lino Zani, presta la sua opera a Mazagao, una parrocchia nel nord del Brasile, con circa 24mila abitanti che vivono in un’ottantina di comunità; di don Raffaele Donneschi, tornato nel settembre dello scorso anno in Brasile, dopo una precedente esperienza come fidei donum; di don Santo Bacherassi, dal 1998 in Uruguay; di don Pierino Bodei, di don Giuseppe Ghitti, di don Paolo Zola e di don Renato Soregaroli, fidei donum in Brasile, rispettivamente dal 2000, 1982 e 2009. Con i loro volti ci saranno anche quelli dei vescovi Conti e Verzeletti che da anni guidano diocesi brasiliane, di mons. Voltolini, arcivescovo emerito di Portoviejo, e di don Tarcisio Moreschi, fidei donum in Tanzania dal 1993, della missionaria laica Gabriella Romano.

I Volti dell’Ammalato nella comunità cristiana

Il malato come fratello da aiutare

La visione del malato considerato come persona e fratello da aiutare, a livello materiale e spirituale, trae la sua ispirazione dalla pagina cristologica del capitolo 25 del Vangelo di Matteo: “Io ho avuto fame e mi avete dato da mangiare, ho avuto sete e mi avete dato da bere; ero forestiero e mi avete ospitato, nudo e mi avete vestito, malato e mi avete visitato, carcerato e siete venuti a trovarmi” (Mt 25,35-36). La storia della carità della Chiesa non è stata altro che la realizzazione di questa affermazione del Cristo. E’ Gesù stesso che qualifica il malato e il povero come “miei fratelli più piccoli” (Mt 25,40).

Il malato come persona che aiuta la comunità

La visione del malato come fratello che aiuta la comunità con la sua preghiera e l’offerta della sua sofferenza, contribuendo all’opera redentiva del Cristo e alla salvezza del mondo, si pone sulla scia dell’apostolo Paolo: “Sono lieto nelle mie sofferenze che sopporto per voi e completo nella mia carne quello che manca si patimenti di Cristo, a favore del suo corpo che è la Chiesa” (Col 1,24). Giovanni Paolo II nella Salvifici doloris è partito proprio dall’esperienza paolina per iniziare la sua riflessione sul senso cristiano della sofferenza umana, concludendola con la richiesta indirizzata ai malati di fare la loro parte per la comunità: “Chiediamo a voi tutti, che soffrite, di sostenerci. Proprio a voi, che siete deboli, chiediamo che diventiate una sorgente di forza per la Chiesa e per l’umanità” (Salvifici Doloris, n. 31). La teologia della sofferenza, non sempre esente da un equivoco e pernicioso dolorismo, ha sostenuto però generazioni di cristiani e di santi, consapevoli che essa, vissuta con i sentimenti di Gesù e unita alla sua passione, abbia un valore salvifico eterno. Oggi tante associazioni di malati e per i malati attingono le energie spirituali dalla consapevolezza di incanalare il proprio dolore nell’alveo del mistero pasquale e della redenzione.

Il malato come soggetto di evangelizzazione e di testimonianza

La visione del malato soggetto della pastorale con la sua azione di evangelizzazione e di testimonianza è una sottolineatura del cammino della Chiesa del dopo Concilio, che è stato ratificato ufficialmente con Giovanni Paolo II. Il malato non è un “peso” per la comunità cristiana, ma una opportunità di arricchimento con il suo inserimento negli organismi ecclesiali parrocchiali e con la testimonianza di una vita intessuta di debolezza e di coraggio, fondata su esempi di forza morale, a volte veramente eccezionali. E’ un campo ancora in gran parte inesplorato che la comunità è chiamata a conoscere e a valorizzare, anche attraverso nuovi ministeri affidati agli stessi malati: “La valorizzazione della presenza dei malati, della loro testimonianza nella Chiesa e dell’apporto specifico che essi possono dare alla salvezza del mondo, richiede un lavoro di educazione amorosa da realizzarsi non solo nelle istituzioni sanitarie attraverso un accompagnamento appropriato, ma anche e in modo tutto speciale nelle comunità parrocchiali” (Predicate il Vangelo e curate i malati”, n. 52). Questo spostamento di orizzonte nella Chiesa può essere favorito dal cammino della crescente sensibilità della società civile verso i portatori di Handicap: “A nessuno sfugge quanto sia importante passare da una concezione che intende il malato come oggetto di cura a una che lo rende soggetto responsabile della promozione del Regno. Tale cambiamento di prospettiva è realizzata anche dalla nuova sensibilità sociale e civile che ha trovato un’espressione significativa nelle diverse “carte dei diritti dei malati”. Uno degli aspetti maggiormente considerati in tali documenti è costituito dal diritto del malato a essere coinvolto nella propria terapia, assumendo così un ruolo di responsabilità nel processo di cura che concerne la sua persona” .

Il malato come maestro di vita

La visione del malato come maestro di lezioni imparate alla scuola del dolore è un ulteriore aspetto che la Chiesa ha riscoperto in questi ultimi anni. La Chiesa italiana ha dedicato la 14° Giornata mondiale del malato al tema “Alla scuola del malato” (11 febbraio 20006), preparando anche un sussidio specifico. In esso viene ricordato che chi soffre testimonia l’importanza e il valore della vita in ogni istante e situazione, la necessità di una personale e collettiva responsabilità nel prevenire le cause di malattia assumendo stili sani di vita, l’urgenza che la persona in condizioni di malattia non sia lasciata sola e venga debitamente  curata dalla società e dalla comunità cristiana. Egli educa a scoprire il valore delle realtà essenziali della vita, a scoprire il limite e la provvisorietà della vita umana, a comprendere alla luce della fede, che la sofferenza con la luce della fede assume  un significato che va oltre la semplice valorizzazione umana, in quanto dischiude la via della partecipazione alla salvezza. Infine egli chiede una professione sanitaria  che abbia un’anima, un’economia che non sia prepotente, una riorganizzazione sanitaria che abbia sempre come finalità la cura di ogni persona e la scienza a servizio della vita, una comunità cristiana che sia più attenta al mondo della salute e della malattia per riconoscerlo come terreno privilegiato del Vangelo e si impegni a crescere come comunità che educa alla cura della salute.

Il malato come credente e testimone della domenica

Un ultimo aspetto: Il malato sente particolarmente la festività della domenica, sia in positivo che in negativo. Soprattutto negli ospedali, il senso della festa settimanale può diventare per lui giorno di più acuta sofferenza oppure di gioiosa comunione e di fraternità: “La domenica a volte può apparire al singolo malato un giorno “vuoto” e quasi inutile per la riduzione delle presenze professionali, la sospensione delle analisi e delle ricerche di laboratorio, il poco movimento in corsia, anche se la terapia ordinaria non viene totalmente sospesa. Quindi la domenica può essere percepita come giorno di solitudine e di nostalgia per i familiari lontani, quasi giorno “perso” e di ritardo a processo di guarigione, e trasformarsi in giorno di attesa della ripresa settimanale e del suo ritmo feriale. Dall’altra parte la domenica è e può diventare giorno di festa per la possibilità di partecipare all’Eucaristia (in chiesa o in corsia); per l’opportunità di ricevere la Santa Comunione nel proprio reparto o a letto dal Ministro straordinario della Santa Comunione, per la maggiore libertà e distensione con i compagni di stanza; per la visita dei familiari e amici; per un pasto più gradevole; per la presenza di persone che infondono un senso di speranza e di fraternità, di condivisione e di dialogo”.

Il malato come soggetto e oggetto della carità domenicale

La comunità cristiana, parrocchiale e ospedaliera, può fare molto per i malati, perché la domenica è anche “tempo della comunione, della testimonianza e della missione”: “Il confronto con la parola di Dio e il rinvigorire la confessione della fede nella celebrazione eucaristica devono condurre a rinsaldare i vincoli della fraternità, a incrementare la dedizione al Vangelo e ai poveri”. Giovanni Paolo II nella Dies Domini fa proposte concrete di modalità per vivere la carità nei giorni festivi: “L’Eucaristia è evento e progetto di fraternità. Dalla messa domenicale parte un’onda di carità, destinata ad espandersi in tutta la vita dei fedeli, iniziando ad animare il modo stesso di vivere il resto della domenica. Se essa è giorno di gioia, occorre che il cristiano dica con i suoi concreti atteggiamenti che no si può essere felici “da soli”. Egli si guarda attorno, per individuare le persone che possono aver bisogno della sua solidarietà. Può accadere che nel suo vicinato o nel suo raggio di conoscenze vi siano ammalati, anziani, bambini, immigrati che proprio di domenica avvertono in modo ancora più cocente la loro solitudine, le loro necessità, la loro condizione di sofferenza. Certamente l’impegno per loro non può limitarsi ad una sporadica iniziativa domenicale. Ma posto un atteggiamento di impegno più globale, perché non dare al giorno del Signore un maggior tono di condivisione, attivando tutta l’inventiva di cui è capace la carità cristiana? Invitare a tavola con sé qualche persona sola, fare visita a degli ammalati, procurare da mangiare a qualche famiglia bisognosa, dedicare qualche ora a specifiche iniziative di volontariato e di solidarietà, sarebbe certamente un modo per portare nella vita la carità di Cristo attinta alla mensa eucaristica” (Giovanni Paolo II, Dies Domini, n. 72).

A cura di Maria Piccoli

Riflettendo sul Giubileo: il Volto della Misericordia

Il Padre misericordioso a noi invisibile ha un volto. Il volto di una persona nata, vissuta, morta per un amore sviscerato verso il Padre e gli uomini. Questo volto ha un nome: Gesù Cristo.

“Gesù Cristo è il volto della misericordia del Padre” così inizia il primo paragrafo della bolla di indizione del giubileo e continua: “La missione che Gesù ha ricevuto dal Padre è stata quella di rivelare il mistero dell’amore divino nella sua pienezza. L’amore di Dio è ormai reso visibile e tangibile in tutta la vita di Gesù. La sua persona non è altro che amore, un amore che si dona gratuitamente. Le relazioni con le persone che lo accostano manifestano qualcosa di unico e irripetibile. I segni che compie, soprattutto nei confronti dei peccatori, delle persone povere, escluse, malate e sofferenti, sono all’insegna della misericordia. Tutto in Lui parla di misericordia. Nulla in Lui è privo di compassione.”

A prova di ciò papa Francesco ricorda che “dinanzi alla moltitudine di persone che lo seguivano, vedendo che erano stanche e sfinite, smarrite e senza guida, sentì fin dal profondo del cuore una forte compassione per loro. In forza di questo amore compassionevole guarì i malati che gli venivano presentati e, con pochi pani e pesci sfamò grandi folle… Gesù leggeva nel cuore dei suoi interlocutori e rispondeva al loro bisogno più vero.” Ecco allora una compassione così profonda per l’immenso dolore e il pianto di una madre che ha perduto il suo unico figlio, da resuscitarlo e riconsegnarglielo. “Anche la vocazione di Matteo è inserita nel quadro della misericordia. Gesù scelse lui, il pubblicano e il peccatore, per diventare uno dei Dodici. Gesù guardò Matteo con amore misericordioso e lo scelse: miserando atque eligendo (compassionandolo, perciò scegliendolo).” Scrive il Papa: “Mi ha sempre impressionato questa espressione, tanto da farla diventare il mio motto.” Tutti conosciamo le parabole, narrate da Gesù, dedicate alla misericordia in cui “Gesù rivela la natura di Dio come quella di un Padre che non si dà per vinto fino a quando non ha dissolto il peccato e vinto il rifiuto con la compassione e la misericordia”. Il Papa cita qui tre parabole: la pecora smarrita, la moneta perduta, e quella del Padre e i due figli. “In queste parabole”, scrive il Papa, “Dio viene sempre presentato come colmo di gioia, so- prattutto quando perdona. In esse troviamo il nucleo del Vangelo e della nostra fede, perché la misericordia è presentata come la forza che tutto vince, che riempie il cuore di amore e che consola con il perdono”. Continua…

Riflettendo sul Giubileo… Il volto della Misericordia

Il Padre misericordioso a noi invisibile ha un volto. Il volto di una persona nata, vissuta, morta per un amore sviscerato verso il Padre e gli uomini. Questo volto ha un nome: Gesù Cristo.
“Gesù Cristo è il volto della misericordia del Padre” così inizia il primo paragrafo della bolla di indizione del giubileo e continua: “La missione che Gesù ha ricevuto dal Padre è stata quella di rivelare il mistero dell’amore divino nella sua pienezza. L’amore di Dio è ormai reso visibile e tangibile in tutta la vita di Gesù. La sua persona non è altro che amore, un amore che si dona gratuitamente. Le relazioni con le persone che lo accostano manifestano qualcosa di unico e irripetibile. I segni che compie, soprattutto nei confronti dei peccatori, delle persone povere, escluse, malate e sofferenti, sono all’insegna della misericordia. Tutto in Lui parla di misericordia. Nulla in Lui è privo di compassione.” A prova di ciò papa Francesco ricorda che “dinanzi alla moltitudine di persone che lo seguivano, vedendo che erano stanche e sfinite, smarrite e senza guida, sentì fin dal profondo del cuore una forte compassione per loro. In forza di questo amore compassionevole guarì i malati che gli venivano presentati e , con pochi pani e pesci sfamò grandi folle… Gesù leggeva nel cuore dei suoi interlocutori e rispondeva al loro bisogno più vero.”

Ecco allora una compassione così profonda per l’immenso dolore e il pianto di una madre che ha perduto il suo unico figlio, da resuscitarlo e riconsegnarglielo. “Anche la vocazione di Matteo è inserita nel quadro della misericordia. Gesù scelse lui, il pubblicano e il peccatore, per diventare uno dei Dodici. Gesù guardò Matteo con amore misericordioso e lo scelse: miserando atque eligendo (compassionandolo, perciò sce- gliendolo).”
Scrive il Papa: “Mi ha sempre impressionato questa espressione, tanto da farla diventare il mio motto.” Tutti conosciamo le parabole, narrate da Gesù, dedicate alla misericordia in cui “Gesù rivela la natura di Dio come quella di un Padre che non si dà per vinto fino a quando non ha dissolto il peccato e vinto il rifiuto con la compassione e la misericordia”.

Il Papa cita qui tre parabole: la pecora smarrita, la mo- neta perduta, e quella del Padre e i due figli. “In queste parabole”, scrive il Papa, “Dio viene sempre presentato come colmo di gioia, soprattutto quando perdona.
In esse troviamo il nucleo del Vangelo e della nostra fede, perché la misericordia è presentata come la forza che tutto vince, che riempie il cuore di amore e che consola con il perdono”.

……..continua

Come Maria discepoli di Gesù

Le feste quinquennali della Madonna ai pongono a ridosso dell’Anno Santo della Misericordia, indetto da Papa Francesco. E questa é una coincidenza meravigliosa, che ci aiuta a riscoprire proprio in Maria, la prima vera discepola di Gesù, l’esempio di chi ai abbandona fiducioso nelle braccia della Divino Misericordia, accettando in tutto il Suo piano d’amore. E casi Ella ci chiama a celebrare e vivere le “Feste Belle del settembre prossimo, per imparare ad invocarla ed imitarla nel diventare sempre di più discepoli di Gesù. Il beato Papa Paolo VI nella sua Esortazione Apostolica ‘Marialls cultus. del 2 febbraio 1974 (n. 35), affanna: .La Vergine Maria é stata sempre proposta dalla Chiesa alla imitazione del fedeli non precisamente per il tipo di vita che condusse e, tanto men. per l’ambiente culturale in cui essa si svolse…, ma perché, nella sua condizione concreta di vita, Ella atleti totalmente e responsabilmente alla volontà di Dio (Cfr. Lo 1,38), perché ne accolse la parola e la mise in pratica, perché la sua azione fu animata dalla carità e dallo spirito eli servizio; perché, insomma, fu la prima e la più perfetta seguace di Cristo: il che ha un valore esemplare, universale, permanente”. Sempre il beato Papa Paolo VI, nella stessa esortazione, sottolinea le caratMristiche fondamentali del cammino al fede di Mada, in quanto discepola di Gesù e, quindi, figura della Chiesa e di ogni chstiano, Vergine in ascolto, che accoglie la parola dl Dio con lede, premesse e via alla maternità divina; Vergine lo preghiere, nella Chiesa nascente e nella Chiesa di ogni tempo, poiché essa, assunta in cielo non ha deposto la sua missione di intercessione e dl salvezza; Vergine Magre, cioe colei che per la sua fede ed obbedienza generò sulla terra lo stesso Figlio del Padre, senza contatto con uomo ma adombrata dallo Spirito Santo; Vergine offerente, associandosi all’offerta che Gesù fa di se al Padre per la salvezza degli uomini: “Offri il tuo Figlio, o Vergine Santa, e presenta al Signore il frutto benedetto del tuo seno offri per le riconciliazione di noi lodi la vittima santa a Dio gradita’ (S. Bernardo). (cfr. Mantella Ceduo nn. 16-21). Cosi Maria alta anche maestra di vita spirituale per i singoli cristiani, che, Insieme con tutta la Chiesa, sono chiamati all’ascolto della Parola, alla preghiera perseverante di lode, ringraziamento, intercessione, ma anche a generare al mondo continuamente il Figlio di Dio nella celebrazione dal sacramenti, nell’annuncio delle Parole e nella vita dl carità: inoltre, come Lei, ciascuno é chiamato a fare della propria vite ‘un’offerta e un sacrificio spirituale e Dlo gradito’. Per trovare le motivazioni e la forze dl vivere cool è necessario cogliere la tenerezza di Dio, che, da Padre. si chine su di noi suoi figli, ci prende in braccio, ci accosta ella sua guancia e d fa sentire la dolcezza del suo amore. Anche In questo Merla ci é di stimolo e di esempio. Ce lo assicura Papa Francesca nelle Bolle di indiziane dell’Anno Santa delle Misericordia (11 aprile 2015; n. 24): “La dolcezza dello sguardo dl Maria ci accompagni In questo Anno Sento, perché tutti possiamo riscoprire la gioie della tenerezza di Dia. Nessuna come Maria ha conosciutole profondità del mistero dl Dio fette uomo. Tutto nella sue vite è stato plasmato della presenza della misericordia fetta came. La Madre del Crocifisso Risorto é entrata nel santuario della misericordia divine perché ha partecipato intimamente el mistero del suo amore e l’ha custodita nel suo cuore in perfette sintonia con il suo Figlio Gesù Presso la croce, Maria insieme a Giovanni, il discepolo dell’amore, é testimone delle parole di perdono che escono dalle labbra di Cose. Maria attesta che le misericordia del Figlio di Dio non conosce confini e raggiunge tuoi senza escludere nessuno. Rivolgiamo e lei la preghiera antica delle Salve Regina, perché non si stanchi mal di rivolgere a noi I suoi occhi misericordiosi e ci renda degni di contemplare Il volto della misericordia. il sua Figlio Gesù”. At invito a vivere con intensità queste feste, mentre ci prepariamo a celebrare un altro grande evento. che, per matiA tecnici, é stato rinviato al 10 gennaio prossimo, la dedlcadone (con razione) dalla nostra chiesa parrocchiale, a duecentocinquanta anni dalla sua costruzione. Vi chiedo tutta la collaborazione che potete dare per sostenere l’opera di restauro, cosi da preparare questo edificio come una “bella Spose adorna per Il suo Sposo”. A tuoi un grazie sincero e un abbraccio fraterna.