Eco-grest 2019

Noi siamo i pirati, i pirati del riciclaggio!!!

A gran voce, per due settimane, abbiamo iniziato le nostre giornate così!!! Il nostro inno ha racchiuso il senso dell’Eco-Grest che abbiamo vissuto in due momenti ben distinti: la prima settimana, fuori porta, vivendo un’esperienza di comunità a Vermiglio, il secondo alla nostra sede nel quartiere Paolo VI.

Questi giorni sono passati veloci, tra canti, balli, momenti di condivisione, nuotate in piscina e gite al lago… Abbiamo sperimentato la bellezza del trasformare materiali che sembravano ormai inutili, ridando loro nuova vita, abbiamo giocato con carta, plastica e addobbato il nostro nido con addobbi costruiti ad hoc, festeggiando il 12 luglio con una fantastica festa di fine Grest! Se l’estate continuerà come è iniziata, sarà davvero un’estate speciale!

Grazie a tutti i nostri sostenitori e a chi ha voluto e saputo darci un’opportunità così grande! A presto

I ragazzi e volontari di Hamici

Attività estiva: Menonera Missionaria

Un Sinodo di speranza: il riconoscimento dei diritti culturali e territoriali delle popolazioni tradizionali dell’Amazzonia è una conquista ottenuta al caro prezzo di molte lotte e sangue. La loro consacrazioni in norme, negli ultimi decenni, ha portato a vittorie significative, che ora però sono minacciate. Le lotte di questi popoli sono comuni a migliaia di esperienze che storicamente hanno cercato di mettere in pratica “un altro modo di possedere la terra”. Siamo fiduciosi che il Sinodo sull’Amazzonia, che si terra il prossimo Ottobre, apra davvero nuovi cammini per la Chiesa e per un’ecologia integrale, facendo conoscere le esperienze di queste popolazioni, aiutandole a difendere i propri diritti.

Anche quest’anno si è conclusa la nostra attività, coordinata dalla Commissione Missionaria, ha visto la partecipazione di un centinai odi volontari, appartenenti alla commissione stessa, gli adolescenti e i gruppi famiglie, il centro Diurno Disabili e il centro Eureka del Gabbiano di Pontevico, Manuel, Patrizia, Silvana della Casa Alloggio Monica-Crescini di Leno, che hanno svolto un servizio gratuito. Il ricavato dell’ iniziativa andrà a sostegno dei missionari per le loro opere di evangelizzazione, nella pastorale della catechesi e della liturgia, nella promozione umana attraverso corsi di alfabetizzazione, educazione sanitaria, nelle formazione professionale. I nostri referenti sono missionari di origine lenese e non. Sacerdoti religiosi e laici che operano attraverso il Centro Missionario Diocesano, Padri Saveriani e Comboniani, e alcune Associazioni. Ringraziamo tutti i volontari e gli amici, che passando a trovarci ci hanno permesso di realizzare tutto questo. 

Il dono al Convento di clausura

Da più di 20 anni un gruppo di volontari bresciani scende nella città di S.Francesco per fare dei lavori nel monastero di Santa Chiara

Da più di 20 anni un gruppo di bresciani, in buona parte abitanti di Ome, lascia i propri paesi nel periodo estivo e attraversa gli Appennini alla volta di Assisi per vivere un’esperienza rara, di quelle che possono segnare. Un rito, una sorta di pellegrinaggio, un momento per uscire dalla routine quotidiana e vivere un’altra dimensione. Tre giorni dedicati a dare una mano a chi ha fatto della propria vita un dono per gli altri. Sono Franco Cortesi, alcuni amici e, da qualche anno, anche suo figlio Pietro.

Il gruppo anche quest’anno è partito nella notte di giovedì 18 per arrivare alle porte del Proto Monastero di Santa Chiara alle luci del mattino. Sulla porta ad attenderli c’erano suor Speranza e suor Luisa, sorella di Franco, suore di clausura Clarisse, promesse alla regola di Santa Chiara. Da quel momento è iniziato un weekend durante il quale il gruppo di volontari si è prodigato nel aiutare le inquiline del monastero nelle mansioni più specialistiche, per le quali c’è la necessità di un elettricista o un muratore, dalle grandi opere fino alla manutenzione ordinaria. Per tre gironi Franco e i suoi compagni di viaggio hanno dormito nei letti della foresteria, mangiato lo stesso cibo delle suore, vissuto i corridoi di un luogo in cui non esistono smartphone.

Ascoltato il silenzio e lavorato seguendo i ritmi del monastero, ma senza essere mai lasciati soli. La loro semplice presenza è un’eccezione data dalla contingenza. Una grande opportunità per questo gruppo di fortunati manutentori che in cambio dei propri servigi possono godere gli ambienti interni di un luogo ameno, della serenità delle quaranta Clarisse, dei loro canti, delle loro preghiere, della pace e anche della loro ottima cucina. Un’altra vita. Più delicata, più lenta, a tratti inenarrabile. Dedita alla prima regola scritta da una donna per altre donne. Da secoli immutata, ma energicamente fresca. Un luogo forse incomprensibile per chi non c’è mai stato, ma dal quale fa male al cuore staccarsi.

Estate 2019: Menonera Missionaria

Anche questa estate la Parrocchia, tramite la Commissione Missionaria , in collaborazione con tanti volontari, proporrà: informazione missionaria, vendita di angurie e meloni, panini, gelati, prodotti equo-solidali, cene con specialità della sera, si potrà giocare a beach-volley e scambiare quattro chiacchiere in allegria, vi aspettiamo “in località Campagnole” o “Bivio Risparmio” fino al 14 agosto, tutti i giorni dalle ore 15.00 alle ore 24.00. Il ricavato dell’ iniziativa andrà a sostegno di progetti nei paesi dell’ Africa, dell’America Latina, dove operano missionari di nostra conoscenza.

Invitiamo adolescenti, giovani, adulti, famiglie, dei vari gruppi parrocchiali e non, a unirsi a noi come volontari, per sperimentare questa forma di servizio agli altri, di carità e solidarietà. Contattateci: Marisa 3381901306

Proponiamo alcune riviste e siti online che meriterebbero di essere consultate per approfondire le varie tematiche missionarie dell’Italia e del Mondo

Innanzitutto la rivista del Centro Missionario Diocesano. Da oltre cinquant’anni la rivista Kiremba ha l’onere di essere la voce dei missionari bresciani del mondo e la voce dell’ opera missionaria in Diocesi. Nata come foglietto informativo dell’ attività dei tanti missionari bresciani nel mondo, col tempo Kiremba ha seguito il passo della tecnologia e della velocità dell’ informazione. Agli inizi erano lettere che giungevano dalle più remote e spesso impronunciabili, destinazioni del globo in cui operavano i nostri presbiteri a condire le pagine del notiziario missionario. Pian piano la velocità delle comunicazioni ha cambiato anche il modo di proporre la veste e i contenuti di Kiremba. Mentre l’ evoluzione delle comunicazioni cambiava in maniera radicale, restava immutato il desideri dei missionari di poter rimanere collegati alla Diocesi che li aveva generati come uomini e donne cristiani. Ecco che allora per anni è rimasto fisso l’ impegno di dedicare un progetto della quaresima missionaria all’ invio di Kiremba e della Voce del Popolo. Anche oggi rimane la volontà di testimoniare quanto Brescia e i bresciani, dentro e fuori i confini della Diocesi, riescono a fare per essere parte attiva nell’evangelizzazione, nel dialogo interreligioso e nell’ azione missionaria.

Popoli e Missione, a cura delle pontificie Opere Missionarie. Vi sono poi i mensili dei 4 Istituti Missionari Italiani: Missione Oggi (Missionari Saveriani), Missione Consolata, Mondo e Missione (Pime), Nigrizia (Missionari Comboniani).

Pur diverse per stile e ispirazione, tutte esprimono attenzione all’ attività evangelizzatrice della Chiesa in popoli e culture differenti, e attraverso inchieste, dossier e numeri speciali promuovono azioni di sensibilizzazione su temi come giustizia, pace, salvaguardia del creato e dialogo interreligioso. Molto bello e documentate anche Africa (Missionari d’Africa, Padri Bianchi), e Popoli (Gesuiti in Italia). Altre riviste sono più specificamente dedicate alle problematiche femminili nel mondo come Comboni Fem (Missionarie Comboniane), altre ancora al servizio della Pastorale Giovanile (Amico, Piccolo Missionario, Italia Missionaria, il Ponte d’Oro), dedicate a ragazzi di ogni età e ai loro catechisti e animatori. Noticum è il mensile della Fondazione Cum (centro Unitario Missionario, promosso dalla Conferenza Episcopale Italiana, il centro che  cura la formazione dei missionari italiani.

Volontari per lo sviluppo, a cura della Focis, è un mensile attento al mondodella cooperazione internazionale e dello sviluppo. 

A educatori ed insegnanti invece si rivolge Cem Mondialità (Missionari Saveriani), offrendo itinerari di pedagogia interculturale e di dialogo fra le differenze.  

Emi invece è una casa editrice, fondata su iniziativa della Conferenza degli Istituti Missionari presenti in Italia, che da più di 30 anni offre libri e materiale multimediale per approfondire i valori della missione a livello ecclesiale, accademico e sociale. 

Nigrizia Multimedia nasce nel 2007 insieme al Centro Comboni Multimedia dei Missionari Comboniani di Verona, casa di produzione di materiale audio-video riguardante tematiche sull’Africa e il Sud del Mondo. 

Volontari si può diventare

Buongiorno, mi chiamo Andrea e sono un volontario della associazione Hamici  voglio raccontare un paio di cose che nel tempo  passato qui in associazione hanno contribuito a modificare la mia vita.

Prima cosa  ho capito, che questi ragazzi sono molto speciali ed hanno il potere di farti dimenticare tutto quello che sta girando storto nella vita, ti danno molto di più di quel che tu puoi dare a loro con il loro amore e l’affetto che ti trasmettono rasserenano l’animo. Parlando invece di associazione ho trovato da subito un ambiente gentile, cordiale ma molto efficace nel rispondere ai molteplici problemi che ognuno dei ragazzi presenta, il tutto condito dalla buona volontà che i volontari, vecchi e nuovi, mettono a disposizione del gruppo in ogni attività. Per i nostri ragazzi vengono organizzati giochi a premi e varie uscite dove accompagniamo i nostri amici a vedere il mondo che ci circonda e chiacchierando con loro vediamo che spesso nelle uscite trovi da parte loro una voglia di vivere senza eguali, che spesso non trovi più nei giovani di oggi che hanno tutto e non sanno divertirsi, e questo loro entusiasmo più trascinante, ti fa venir voglia di arrivare alla prossima uscita per fargli vedere altre cose e farti trascinare da questo loro entusiasmo.

Entusiasmo che si trasforma in competitività quando si tratta di giocare, nessuno ci stà mai a perdere e a volte bisogna sedare alcuni accenni a piccole dispute. Del resto vediamo gente litigare per una partita di calcio e loro non sono poi così “diversi“ da tutti noi.

A questo punto sono arrivato ad una conclusione… siamo tutti diversi ma se le cose le fai con entusiasmo e cuore queste “diversità” non sono ostacoli insormontabili anzi diventa punto di forza e confronto positive.

A chi vorrebbe fare del volontariato provi a interpellarci ne rimarrà contento, male che vada ci prenderemo un caffè tel. 3408728139

Grazie Andrea, tanti anni sono passati e con noi hai fatto iniziare un nuovo cammino per te e spero che come dici sia stato un bel cambiamento, a noi hai dato tanto GRAZIE

Ora due cenni del nostro calendario:

GIUGNO

  • 02 domenica: Vi aspettiamo in tanti a tifare per I nostri giocatori per la festa di Hamici in sede con musica e cena
  • 09 domenica: Tombolata in sede
  • 23 domenica: Piscina termale di Goito

LUGLIO

  • 01 lunedì:  Inizio Grest si parte per una settimana in montagna a Vermiglio   
  • 14 domenica: Festa di fine Grest si va alle piscine di Ostiano
  • 27 sabato:  Cena di fine anno e Assemblea

HAMICI CHIUDE SI RIAPRE IL 13 SETTEMBRE BUONE FERIE A TUTTI
Per info contattare un membro del Direttivo o telefonare al 3408728139

Ripartiamo dalla preghiera

Santa Messa di apertura della Festa dell’Oratorio 2019

Prima di dar voce alla mia riflessione, compiamo due gesti che diventeranno parte, poi, anche della mia omelia. Il primo è quello che ci vede qui perché quasi incaricati, insigniti di un ruolo di servizio, di una missione; e qui sto parlando di tutti quelli che si sono resi disponibili per dedicare del tempo, energie e risorse, del volontariato durante la festa. Invito, pertanto, quanti fanno parte de turni di servizio e di prendere la maglietta e indossarla. Spieghiamo anche il perché di questo gesto: quando l’abbiamo pensato è sorto il dubbio che si potesse pensare che “questi mettono la maglietta come se fossero superman”. Niente a che fare con questo. Quella maglietta ha il valore della mia stola. E a cosa serve la stola? La stola non è nient’altro che un simbolo che ricorda il grembiule che ha messo Gesù nell’ultima cena quando si mise a servire i suoi discepoli. Questa maglia per noi è il simbolo dell’amore, del servizio e quello che facciamo lo facciamo perché vogliamo imitare Gesù. Il cristiano è colui che si lascia amare da Gesù e percorre i suoi passi, calca le sue impronte.

Il secondo gesto che andiamo a compiere è l’accensione di questa candela. Ogni sera, per sette sere, accenderemo una candela indicando come la nostra festa parta della preghiera. Aggiungeremo ogni sera una candela così che ritmerà il tempo della nostra festa. Ogni sera cominceremo le nostre attività con la preghiera, perché ci sentiamo dei mandati e soprattutto perché dove due o tre sono riuniti nel nome del signore Gesù noi sappiamo che Lui è mezzo a loro. Vorremmo raccontare a tutte le persone che verranno qua che qui c’è Gesù, perché noi lo preghiamo e ci sentiamo raggiunti dal suo amore. Vorremmo raccontare questo e lo faremo ovviamente come saremo capaci, ma perché partiremo da qui.

Ho già messo in evidenza alcuni motivi per i quali noi stasera siamo qui a dare inizio alla settimana dell’Oratorio, sapendo che far festa vuol dire che c’è un qualcosa che ci attira. Più quello che ci attira è forte più raccoglierà gente. L’oggetto della festa, per noi è Gesù. É lui che ci riunisce. In fin dei conti noi perché siam qui stasera? Io ho ben chiaro in testa il perché e ve lo voglio dire con schiettezza. Noi siam qui fondamentale per un’unica cosa: siam qui per pregare e penso che abbiam bisogno di ripartire ancora una volta dalla preghiera. Magari negli ultimi anni siamo stati capaci e bravi a fare anche tante cose. Siam diventati abili a leggere la realtà sociale, a dare un po’ di numeri, a fare alcune proiezioni, a progettare, a diventare tecnologici ma dobbiamo ripartire dalla preghiera. Per quanto potremo essere bravi, o noi partiamo dalla preghiera o altrimenti tutto comincerà e finirà con noi. Non possiamo solamente fidarci delle nostre capacità: già altre volte ho fatto questa riflessione con voi, non possiamo solamente ottimizzare le nostre risorse ed essere ottimisti per quello che facciamo. La categoria dell’ottimismo non è una categoria cristiana perché l’ottimismo si basa sulle nostre capacità, sulle nostre risorse: finché le abbiamo tutto o quasi, va bene, ma quando non le abbiam più si passa dall’ottimismo al pessimismo. Non sarà che forse c’è troppo pessimismo in giro perché puntiamo solo su di noi? In questo caso, la categoria cristiana necessaria è quella della speranza.

La speranza illumina l’attesa

L’attesa è viva quando io spero perché so che il mio Dio sarà sempre accanto a me e io ho bisogno di incontrarlo, ho bisogno di parlargli assieme, ho bisogno di ascoltarlo e cosa meglio della preghiera può fare questo? Per cui io vi dico che siamo in questa sede per pregare. Per pregare non solo per la festa dell’Oratorio ma per pregare per la nostra comunità e per pregare per la Chiesa intera in questa festa di Maria madre della Chiesa. Abbiamo diversi motivi per pregare: io ve ne elenco alcuni ma ognuno poi avrà i suoi. Il primo è che noi pregando assieme siamo un popolo; il popolo è diverso dalla massa, la massa è senza nome, la massa è generica, il popolo ha la sua identità. Chi siamo noi? Siamo quelli che stanno qui attorno (all’altare), cioè quelli che vengono qua e da qua ricevono la loro forza.

Motivo ancora per pregare: questa mattina ho concluso il percorso della visita agli ammalati, alle persone anziane, e parlando con loro a uno di questi che è particolarmente sofferente ho detto “stasera ti ricordo nella preghiera, ti ricordo nella Messa all’Oratorio. Ti ricordo lì perché hai tante volte frequentato questo ambiente” e chiedo a tutti voi di pregare anche per questa persona. Siam qui, ancora, per pregare per altri motivi; sempre nel giro di questa mattina ho incontrato una signora molto anziana, ora è debole ma ha una grande forza nella sua preghiera. “Ricordo anche te nella preghiera”. Siam qui anche perché vogliamo ricordare una persona che ha voluto bene all’Oratorio, ha voluto bene alla sua famiglia, Maria Teresa, i suoi figli hanno frequentato questo posto, lo frequentano, così come il marito. Bello il fatto che anche molti amici hanno pensato di ricordarla e di far celebrare questa Santa Messa. Volentieri lo facciamo. Abbiam fatto anche un gesto in sua memoria, appunto perché conoscevamo la sua passione per l’educazione, per la crescita, per gli ambienti come questo: le tre piante nuove che abbiam messo nel parco giochi, e per noi la pianta che si semina indica qualcosa di importante, una vita che cresce, farà ombra, sarà segno di una vita che passa attraverso il progetto di Dio e della sua creazione e che manifesta la sua bellezza. Le tre piante che abbiam messo al parco, l’abbiam fatto in nome di Maria Teresa. Per cui ogni qual volta vedremo quelle tre piante ci verrà in mente.

Siam qui, ancora, per pregare per la nostra Chiesa: non so voi ma io che son prete, a volte non so da che parte sbattere la testa: non sappiamo più cosa fare e non basta avere gli ulivi belli, non basta avere tutto pulito, tutto ordinato. Anche se dedichiamo mille ore all’Oratorio, ed è bello averlo così, questo non basta, per cui vi dico mettiamoci in preghiera, chiediamo a Dio che apra una via, che ci aiuti in questo periodo dove io mi sento un po’ smarrito e vedo la riflessione sulla nostra pastorale ecclesiale un po’ smarrita. Tanto impegno, tanto faticare, tante energie, tanta progettazione, tanta passione… sembra quasi che il vento porti via tutto, sembra che serva a poco o per non dire a nulla. E ora non sto qua a citare i numeri e dire chi non vien più e chi viene ancora, ho fatto pace con i numeri. Avverto, però, una preoccupazione non tanto perché i numeri calino o crescano ma perché sembra che ci stiamo allontanando da Dio, almeno nelle nostre priorità. Sembra che stiamo perdendo quel che di più vero abbiamo, il nostro spirito, che va ravvivato, va sostenuto, va curato sicuramente più di tutte queste cose che per quanto possano essere belle e funzionali, non sono compensative della serenità di sentirsi amati. Se non si entra mai là dentro (indica la porta della chiesetta) allora è inutile. Lo dico spesso questo ai genitori quando facciamo gli incontri, ogni qual volta veniamo qua la prima cosa che dobbiamo fare, che diventa fortemente educativa, potentemente educativa, è entrare là dentro, salutare il Signore, ringraziarlo perché ci ha dato l’opportunità di vivere nella nostra comunità. Quando noi entriamo, dietro l’altare abbiamo una bellissima immagine di Maria. Gesù ce l’ha affidata come mamma, come colei che si prende cura di noi. É stato bello che quest’anno un gruppo di persone sia venuto qui a pregare il rosario durante il mese di maggio. Ci possono essere anche mille altre forme di preghiera: quando arriviamo qua vi auguro di fare una cosa prima di tutte: entrare là a salutare il Signore, sua madre che è nostra madre e sentirci fratelli e figli.

L’augurio che posso fare, il più bello, è questo: stasera ripartiamo dalla preghiera, tutto il resto viene dopo. Io son convinto che noi siamo bravi, che ce la caviamo anche in tante cose, che siam capaci a destreggiarci nelle diverse sfide che ci si presentano, ma dobbiamo ripartire della preghiera, altrimenti tutto comincerà e finirà con noi. E se tutto comincia e finisce con noi qual è il guaio? É che ogni volta devi ricominciare. E invece noi sappiamo che la vita la si è sempre imparata dagli altri, e se noi siam qui è perché qualcuno duemila anni fa ci ha raccontato quello che è accaduto e ha continuato a raccontarlo fino ad arrivare a noi. Ma se noi ci stacchiamo da questo circolo virtuoso, ogni volta bisognerà ricominciare da capo. Se ricominci da capo corri il rischio di perderai dei pezzi e ricomincerai a fare ancora la solita fatica, magari butterai via tante opportunità. Abbiamo una tradizione grande, una ricchezza grande, dalla quale partire: dalla preghiera.

É qui la FESTA!

Siete tutti pronti?

Sta per tornare la Festa dell’Oratorio!

L’inizio è fissato per lunedì 10 giugno, con una cerimonia che promette spettacolo.

La serata avrà inizio alle ore 20:00; il momento centrale sarà la celebrazione della Santa Messa di apertura della festa, durante la quale verrà distribuito il mandato a tutti i volontari.

Non potete mancare!

Grazie anche a voi di Milzanello

La gratitudine, pur se chi opera secondo lo stile cristiano del servizio a Dio e al prossimo non l’aspetta, quando giunge è sempre gradita e dona gioia e ulteriore motivazione a chi la riceve. Essa non è mai corrispondente al servizio reso, ma è solo segno di gradimento e soddisfazione da parte di chi ha ricevuto un segno di cortesia, di servizio, di attenzione.

Solo la gratitudine di Dio e la sua ricompensa supera di gran lunga lo sforzo compiuto da chi ha reso un servizio a uno dei suoi figli o un atto di culto o di onore a Lui.

Ora, seppur le parole e lo scritto non pareggiano il molto bene ricevuto, desidero esprimere l’immensa gratitudine che porto nel cuore per il cammino fatto insieme con la comunità di S. Michele in Milzanello in questi cinque anni. Quando sono arrivato ho trovato una comunità carica, motivata – per questo devo ringraziare a chi mi ha preceduto. Ora posso dire che queste caratteristiche hanno messo in atto nella parrocchia di Milzanello un moto di purificazione, di confronto e di impegno notevoli, dandole un volto sempre più comunitario e disposto ad affrontare e superare insieme le divergenze, le difficoltà i problemi propri di una comunità piccola, ma eterogenea. Nel cammino abbiamo scoperto la bellezza e la ricchezza della diversità e l’abbiamo rivolta al bene compiuto insieme. La gratitudine è, quindi, rivolta a tutti i membri della comunità: a chi ha potuto partecipare attivamente alla realizzazione dei vari momenti liturgici, di formazione, ricreativi, di sistemazione degli ambienti, di sostegno alle varie manifestazioni; ma anche a coloro che non hanno potuto essere “attivi” in queste situazioni e, però, hanno partecipato da “fruitori”; e pure a coloro che, per vari motivi, non hanno voluto partecipare, ma si sono lasciati interrogare sia dalla loro scelta, sia dalla scelta di coloro che sona stati “attivi” o semplicemente “fruitori”. Io, comunque, ho visto un crescendo di presa di coscienza che, proprio perché la parrocchia è di piccole dimensioni, ha bisogno dell’apporto di tutti perché non perda la sua vitalità e unicità e possa contribuire positivamente a costruire una vera comunione con le altre parrocchie, che hanno comunque bisogno della “figlia più piccola”, non fosse altro che per esercitarsi ad un amore tenero, come quello di un padre o una madre verso la figlia più piccola o, ancora, dei fratelli verso la sorellina più piccola. Del resto ho notato anche un crescere graduale, per verità con un po’ di fatica, verso quella “unità pastorale” che siamo chiamati a costruire, accettando e offrendo collaborazione, partecipazione e confronto nelle varie proposte interparrocchiali. 

Continuiamo così, sempre alla ricerca del meglio, non abbassando mai l’impegno, l’entusiasmo e il coinvolgimento: sempre in nome di quel Gesù che tutti chiama ad un amore vero e autentico, che non ha bisogno di incentivi, perché è un amore gratuito: “Amatevi gli uni gli altri come io ho amato voi … Da questo conosceranno che siete miei amici”.

Grazie a tutti: coloro che semplicemente, ma con convinzione, partecipano alla messa festiva del sabato o della domenica, ai malati e agli anziani che si uniscono spiritualmente alla nostra preghiera e alla nostra carità, ai catechisti, a tutti i volontari (sacristi, animatori, manutentori, incaricati per la pulizia, per i fiori, per la biancheria …), all’ANSPI, al coro, ai ragazzi che fanno servizio liturgico, ai ministri straordinari della comunione. Grazie alle famiglie che frequentano l’oratorio con i loro bambini. Grazie ai papà, alle mamme, ai nonni/e, ai bambini, agli adolescenti, ai giovani, agli adulti, agli anziani, ai pensionati e a chi lavora, agli agricoltori, agli operai, ai professionisti … a don Ciro, che si è appassionato a questa nostra comunità, alle persone e agli ambienti e cerca di coordinare al meglio tutto; insieme a lui grazie anche alle suore che, pur discretamente, sono presenti anche al cammino di Milzanello e agli altri sacerdoti che si alternano per non far mancare i sacramenti e la Parola di Dio: l’alimento più importante per la nostra vita cristiana. Grazie!

Insieme abbiamo fatto crescere la comunità e, per servirla meglio, abbiamo cercato anche di mantenere al meglio le strutture: abbiamo sistemato il portico nel retro della chiesa, ripristinato il rustico per avere un luogo coperto per la cucina durante le feste, messo a norma i giochi, rifatto il muretto e la rete di recinzione, restaurato la sala per i compleanni, sistemato alcuni infissi, rifatto i servizi igienici e messi a norma, messo a norma la caldaia della chiesa, risanato la stanza dove ora è posto il battistero, installato i nuovi corpi illuminanti in chiesa … E le nostre casse non sono vuote grazie anche all’attività del bar, alle offerte da parte di chi usufruisce dei nostri ambienti (un grazie speciale a chi si dedica alla gestione di queste attività) e alla beneficenza di alcune persone, famiglie e ditte che danno un contributo economico quando si tratta di affrontare opere un po’ più onerose del normale, come quelle che abbiamo elencato.

A nome dei sacerdoti e delle Suore

don Giovanni

Qui Caritas parrocchiale

La Caritas Parrocchiale apre un proprio piccolo spazio per informare, condividere le esperienze e suscitare relazioni.
Già nel 2016 si era presentata ai lettori con un esauriente articolo sulla sua costituzione e articolazione; è tempo che si dia inizio ad un dialogo costante.

Identità: Progetto Caritas MANO FRATERNA – 5 dita, cinque settori d’azione
Attività: Ascoltare – Distribuire – Consolare – Prendersi cura – Pregare
Operatori: Volontari che sono presenti, in diversi giorni, nella struttura di Via Viganovo, 5 e in altre attività della parrocchia.

Per informare

Centro d’Ascolto. Che cos’è il Centro d’Ascolto? É il luogo, in Via Viganovo, 5, dove due volte alla settimana, il martedì e venerdì dalle 14,30 alle 17, due volontari ricevono e ascoltano le persone (italiane e straniere) in difficoltà soprattutto finanziarie, ma non solo, cercando con loro il modo più adeguato per affrontarle e tentare una soluzione. Dal 2015 ad oggi abbiamo ascoltato circa 100 persone: alcune solo di passaggio; altre, quelle più numerose, alternano la loro presenza e la richiesta d’aiuto in rapporto all’occupazione/disoccupazione lavorativa, e quindi alla possibilità o meno di far fronte alle spese famigliari.

Distribuzione. Nello stesso stabile del Centro d’Ascolto c’è la sede della rete Nonsolonoi, che con i suoi volontari distribuisce viveri (il pacco alimentare) e vestiario a chi è nel bisogno ed è autorizzato dai Servizi Sociali del Comune o dalla Caritas parrocchiale.

Consolare. Un servizio particolare e prezioso è quello dei ministri straordinari della comunione eucarestica. I volontari impegnati, affiancando i sacerdoti, “consolano” anziani e ammalati facendo loro visita e portando l’Eucarestia.

Prendersi cura. La presenza, tra i volontari, di infermieri assicura la possibilità di ricorrere loro per informazioni inerenti la salute e per orientarsi nel mondo della sanità.

Raccontarsi per condividere le esperienze

In questo spazio cominciamo a far parlare i volontari che raccontano come, perché e cosa fanno nella caritas parrocchiale. Questo spazio è dedicato non solo a loro ma anche a quanti desiderano “raccontarsi per…”.

Sono Giusy, una volontaria del Centro d’Ascolto. Non avevo mai fatto parte di gruppi o realtà parrocchiali. Quando monsignore propose un “corso” per rafforzare l’azione della caritas parrocchiale, aderii. Prima gli incontri con Luca Mazzotti della caritas diocesana, poi gli altri di approfondimento e, infine, la nascita del progetto Mano fraterna mi catturarono. A me che avevo vissuto anche la mia professione di insegnante “come ascolto”, questo “dito” calzava proprio bene! E così, con altre otto persone del gruppo d’ascolto con le quali mi alterno, sono lì, dove vengo in contatto con persone, storie, situazioni diverse tra loro, ma tutte problematiche e dolorose.

Per suscitare relazioni

Questo spazio è dedicato allo scambio di informazioni, opinioni, richieste da parte dei lettori. É lo spazio del dialogo.

A questo scopo invitiamo a scrivere al nostro indirizzo mail: caritasnsn.leno@libero.it

Nei numeri successivi sarà data una risposta, ma saranno anche rivolte eventuali richieste di aiuto e collaborazione.

Grazie dell’attenzione.

Chi si fida è libero

Omelia della Santa Messa della Festa dell’Oratorio – 17 giugno 2017.

Molti già lo sanno, ma per chi ancora non lo sapesse davanti alla chiesetta c’è un’aiuola con tre piante di ulivo. In quella che dà verso il centro del cortile c’è un nido di merli. Fino alla settimana scorsa nessuno sapeva di quel nido, perché i rami erano più lunghi. Quando abbiamo tagliato i rami il nido è venuto allo scoperto e penso che da allora in poi abbiamo creato decisamente ansia alla mamma di quei pulcini, perché avendo tolto la protezione sono sotto la luce del sole; non tanto per la luce, ma perché possono essere visti da altri uccelli più grandi che possono mangiarli. Se pensiamo poi alle mille pallonate che arrivano tutto il giorno, o a chi va a vederli perché sono belli… la mamma di quei pulcini sicuramente ha passato l’ultima settimana preoccupata. Quella mamma ovviamente ha deposto le uova, le ha covate perché era la cosa più cara che aveva e perché nel suo istinto sapeva che da quelle uova, la vita sarebbe uscita potente, sarebbe venuta fuori, avrebbe rotto il guscio, sarebbe venuta alla luce, e così è accaduto.

Con esempi simili a questo per il significato ci parla oggi la Sacra Scrittura. Nella prima lettura, di Ezechiele, ci viene descritto di un germoglio e di un seme che sono piccoli inizialmente, ma che poi diventano grandi.

La vita cresce e diventa potente nel suo sviluppo.

Perché Gesù utilizza queste immagini? Perché vuole parlarci del regno di Dio. Che cos’è il regno di Dio? Il regno di Dio è dove Dio è re. E se Dio è re per Lui vuol dire essere responsabile di un regno, responsabile di chi abita quel regno. Che caratteristiche deve avere chi abita in quel regno? Chi abita nel regno di Dio è colui che vive secondo la sua volontà e a questi Dio chiede di essere collaboratori. Ci chiede di essere giorno per giorno capaci di costruire quello stile, quel regno che diventa il suo regno. Non ha scelto a caso Gesù questa immagine. Gesù sa una cosa molto profonda: sa che nel nostro spirito, nel nostro animo, sono presenti alcune tentazioni. Tra queste ve n’è una che molto spesso trova spazio ed è la tentazione della sfiducia; diventa forte questa tentazione quando vedi che le cose non vanno come vorresti o quando, dopo tanti sforzi, non arrivi ai risultati che avevi sperato, o quando vedi che nonostante tu ti impegni a fare molte cose, altra gente va a dissipare quello che tu fai. Allora arrivi a dire “non ne vale la pena”.

Quando arriviamo dire “non ne vale la pena” vuol dire che il male ci ha già travolti e già siamo sulla via della sconfitta. Gesù ci dice oggi “il regno di Dio è come un piccolo seme” che vuol dire: non aspettate vi cambiamenti eclatanti, non aspettate di trasformazioni grandiose, perché noi vorremmo svegliarci la mattina con un mondo diverso, con un mondo migliore. Ma così non accade. Ci dice Gesù oggi che ogni piccolo gesto del suo regno, ogni piccolo gesto nel suo stile costruisce il regno di Dio, e contribuisce a far sì che la sfiducia non trovi spazio in noi. É una tentazione forte questa: quante volte sperimentiamo il senso di abbandono, di sfiducia? Diciamo “non val la pena essere onesti, con tutta quella corruzione che c’è in giro”, “non vale la pena provare a portare pace in tutta questa violenza”, “non vale la pena prendersi cura dell’oratorio, dei tanti limiti che ci possono essere nella società di oggi”, “non val la pena annunciare il Vangelo, quando sembra che nessuno interessi nulla”. Quando sembra che a nessuno interessi nulla.

Perché Dio arriva sempre a farti la domanda giusta. L’importante poi è rispondere nel modo giusto.

Ecco, quando noi pensiamo “non val la pena” allora purtroppo il male ci ha già travolti. E bisogna fare attenzione a non lasciarsi fagocitare da questo male; noi siamo quelli della speranza.

Il nostro Dio è un Dio di speranza.

La speranza è la vera categoria cristiana, che non si basa solo sulle nostre forze, ma si basa sul fatto che noi con Dio faremo grandi cose. Se non fosse così, se tutto fosse basato solo sulle nostre capacità o su quello che ci riserva la vita, saremmo in balia dei più forti e dei più fortunati. Dio non desidera questo e ci chiede di fidarci di lui. Ogni giorno, passo dopo passo, una briciola alla volta, un gesto alla volta. Ci rendiamo conto o no che anche momenti come questo, dove abbiamo duecento ragazzi che vengono a fare esperienza e si sentono appartenere a questo oratorio, un po’ alla volta segneranno la loro cultura, la loro crescita. Poi non sono tutti qua stamattina a messa, è vero. La messa non è più un punto di partenza, ormai deve diventare un punto di arrivo. Ci proviamo ogni giorno, anche i genitori ed anche i nonni. Proviamoci ogni giorno, non lasciamo cadere la speranza, con piccoli gesti che diventano grandi gesti.

Le grandi trasformazioni quasi sempre avvengono in seguito alla violenza. Solo le bombe trasformano i territori in un secondo. L’uomo nei millenni trasforma territorio, e qui siamo nel posto migliore per dirlo: mille anni di lavoro dei monaci hanno bonificato un’intera terra di cui noi siamo i figli. Anno dopo anno, giorno dopo giorno, e ci hanno portato qui a fidarci di quel piccolo seme che diventa grande perché la vita viene fuori e la vita va avanti sempre nella misura in cui noi la doniamo. Ma se la tratteniamo allora la vita si interrompe.

Ci chiede oggi il Signore di non avere paura, o meglio di fidarci di Lui nonostante la paura. Perché l’uomo coraggioso è l’uomo che ha paura, perché se non avesse paura non ci sarebbe neanche il coraggio. Oggi ci chiede di essere coraggiosi, anche  a Leno, nel nostro contesto.

Il Vangelo ci cambia, anche oggi continua a cambiarci. Allora apriamoci a questa speranza e ogni qualvolta ci rendiamo conto che in noi serpeggia, perché si insinua giorno dopo giorno logorante la sfiducia, e ci mangia, cerchiamo di avere la consapevolezza di non ascoltarla, perché ci mangerà. Chi vive di sfiducia muore.

Chi si fida è libero, ha vinto.

Non ha neanche bisogno di dimostrazioni perché sa che c’è un Dio che non lo abbandona. Questo vogliamo raccontare, questo dobbiamo raccontare a noi, ma soprattutto a loro, che saranno quelli che si prenderanno cura di noi quando saremo vecchi. Ora noi diamo a questi piccoli lo stile della carità o altrimenti, come purtroppo accade a volte, saremo vittima della cultura dello scarto, dove chi non produce non conta più niente. E qui zittisco perché non vorrei andare oltre, far star male, ma ascoltiamo di quanta meschinità c’è dietro le sole logiche del mercato.

Noi siamo di più di un mercato, noi andiamo avanti, viviamo perché c’è qualcuno che ci vuole bene, e questo porta avanti la vita. Dio ci chiede questo oggi, questo coraggio e questa fiducia.