Due lettere dal passato che ci parlano di… Oratorio

Oggi dire la parola “Oratorio” nella Diocesi di Brescia è parlare di qualcosa che tutti conoscono. Abbinare poi il nome Brescia e la parola Oratorio, richiama lo stretto legame che hanno e la lunga storia che l’esperienza dell’Oratorio ha nel territorio bresciano.

Ma quando è nato a Brescia l’Oratorio? E ancora più dovremmo chiederci: quando è nato l’Oratorio del mio paese?

Rispondere a questa domanda per molti paesi bresciani significa scoprire una storia nascosta nei documenti quasi dimenticati dei nostri archivi parrocchiali.

L’Oratorio a Brescia

La lunga storia degli Oratori a Brescia e nel territorio della sua Diocesi è molto ricca di figure di sacerdoti, suore e laici che si sono attivamente impegnati a prendersi a cuore la formazione cristiana delle giovani generazioni. Allargando lo sguardo, questo passaggio di consegne della fede ha poi avuto i suoi riverberi anche negli adulti, creando una evangelizzazione continua, duratura e piena di frutti.

Quello che per noi fin da bambini è e resta una realtà scontata, quasi naturale, non lo è affatto. È diventata parte dell’identità dei nostri paesi bresciani, ma è una meravigliosa realtà che in molti altri luoghi non conoscono, o conoscono in modo marginale. Si potrebbe dire addirittura che ci invidiano.

Prima di tutto cos’è un Oratorio?

Per risalire alle sue radici dobbiamo partire dalla spinta di rinnovamento nata dopo il Concilio di Trento. Sono due le radici da cui si sono diramate le esperienze oratoriane: una a Milano, l’altra a Roma con San Filippo Neri. A ruota segue Brescia, con i Padri della Pace prima e con il Servo di Dio Fortunato Redolfi più tardi, che hanno gettato le basi di quella che oggi è la realtà degli oratori bresciani ben prima dell’arrivo dell’oratorio di San Giovanni Bosco.

Spesso con discrezione gli Oratori, fatti nascere quasi dal niente da instancabili preti, si diffusero capillarmente, in ogni centro, anche il più piccolo. E quasi dovunque i sacerdoti, attenti alla formazione nella fede dei giovani, unirono la devozione a san Luigi Gonzaga, modello proposto a quegli stessi giovani che radunavano ed educavano.

Già dopo il Concilio di Trento erano nati nuovi ordini di sacerdoti come i Barnabiti di Antonio Maria Zaccaria che si occupavano di studio e formazione della dottrina e gruppi di laici attivi nella conoscenza della Dottrina e nella devozione.

A Milano nel 1536 nacque la Compagnia della Dottrina Cristiana, ad opera di don Castellino da Castello che con un gruppo di laici riuniva ragazzi e ragazze delle classi povere, insegnando loro a leggere e scrivere assieme all’educazione religiosa con un catechismo fatto di domande e risposte: un modello che lo stesso cardinale Borromeo aiutò a diffondere. Parallelamente a Roma il fiorentino Filippo Neri coinvolse laici e chierici nell’esperienza dell’Oratorio: preghiera, pellegrinaggi, conferenze, musica e canto accompagnati da sano divertimento per i giovani.

Fu però dall’Ottocento che molti sacerdoti, suore e laici, videro nell’Oratorio un luogo speciale per rispondere alle agitate condizioni della gioventù, travolta dall’urbanizzazione e dalle correnti di pensiero anticristiane. Si sentiva l’esigenza di avere educatori, capaci di prendersi cura delle giovani generazioni, di formarle cristianamente. L’impegno di santi sacerdoti che dedicarono i loro sforzi alla crescita dei ragazzi è conosciuto, ma non tutti i loro nomi ci sono familiari.

Don Giovanni Bosco lo conoscono tutti, ma chi può dire altrettanto di Leonardo Murialdo che a Torino nel 1867 fondò la confraternita di laici di San Giuseppe per aiutare i ragazzi poveri e abbandonati assieme all’Associazione della Buona stampa? 

Quanti conoscono Don Giovanni Cocchi, sacerdote di Torino, che fondò l’Oratorio dell’Angelo Custode e il Collegio degli Artigianelli? E noi bresciani dovremmo essere orgogliosi dei Padri della Pace che fondarono il primo oratorio di san Filippo a Brescia e di Padre Fortunato Redolfi, che aprì i primi oratori che ispirarono lo stesso don Bosco.

Padre Fortunato Redolfi, Barnabita nato a Zanano di Sarezzo, organizzava per i ragazzi momenti di preghiera, di gioco e spettacoli teatrali.
Dopo la soppressione dei Barnabiti per decreto napoleonico del 1810, andò ad Adro e si dimostrò attento alle necessità educative e morali dei giovani e della gente di campagna. Nell’antica chiesa di S. Anna aprì il primo Oratorio nel 1813, radunando i ragazzi per la catechesi e la Messa, seguite da disegno, giochi e canto. Dopo questo esperimento fondò Oratori simili in molti paesi del bresciano e poi a Monza, dove tornò qualche anno dopo.

E infine: quanti sanno chi era don Vincenzo Albertini?

Gli abitanti di Milzanello lo dovrebbero conoscere e gli dovrebbero tributare la loro riconoscenza: fu lui che nel 1822 fondò nel piccolo paese di Milzanello il primo Oratorio. Quanti furono gli attenti parroci di città e di campagna, dei quali non conosciamo il nome, che si sono ingegnati in ogni modo per organizzare e dare impulso all’Oratorio, divenendo una carica dirompente per la Chiesa tutta!

L’Oratorio a Milzanello

Nell’Archivio Parrocchiale di Milzanello sono conservate due lettere molto interessanti che raccontano la cura paterna di un Parroco verso la sua Parrocchia, che lo spinse a impegnarsi prima in una coraggiosa sperimentazione pastorale e poi a chiedere al suo Vescovo l’autorizzazione a consolidarla e a chiamarla con il nome di Oratorio.

Parallelamente dalla seconda lettera, si sente tutta la sua cura attenta a chiedere la protezione di un illustre patrono della gioventù per questa sua impresa coraggiosa. Il parroco don Vincenzo Albertini ha lasciato traccia nell’Archivio di questa sua cura e attenzione per i suoi giovani.

Qui sotto di seguito sono riportate le due lettere nella loro parte più interessante.

Prima lettera

Eccellenza reverendissima

Nei giorni di festa per il corso di due anni io ho procurato a poco a poco di raccogliere i fanciulli, i giovani, e molti adulti di questa mia parrocchia, e riunirli in un Luogo apposito, ove vien loro accordato il divertimento consistente in giochi semplici e onesti, ove poi vien fatta Loro una breve istruzione analoga alla Lettura fatta in principio, indi La spiegazione della Storia Sacra con pratici riflessi, e tutto questo con L’intenzione di formare l’Oratorio.

Ora però sembrandomi che La cosa abbia preso buon piede, ed essendo fondata speranza che abbia a migliorare sempre più, mi presento a Vostra Eccellenza Rd’ma con questa supplica, chiedendole umilmente La grazia a voler approvare detta riunione, ed a permettere che sia chiamata Oratorio, affinché possano essere in avvenire partecipi i Membri dei vantaggi spirituali che negli Oratori vengono accordati;

e in pari tempo siano più interessati a frequentare l’intrapreso esercizio.

Genuflesso ai piedi di V. E. Rd’ma chiedo umilmente La pastorale benedizione.

4 aprile 1822 Milzanello

Il Parroco di Milzanello

Vicenzo Albertini

Brixia 6 aprilis 1822

Seconda lettera

Eccellenza reverendissima

Affinché questi miei Parochianipossano conseguire le Indulgenze concesse dal sommo Pontefice ai fedeli cristiani che si accostano ai ss. Sacramenti nella festa di san Luigi Gonzaga, e nelle relative antecedenti sei Domeniche, ricorro a vostra eccellenza Reverendissima implorando umilmente la grazia di volere assegnare anche in questa mia Parrocchia la giornata della Grazia di detto santo.

………………… distribuzione regolare delle ………. Che qui si fanno sarebbe bene si faccia detta devozione nella domenica prima di settembre: sarà però sempre grazia particolare per noi che vostra Eminenza reverendissima l’assegni in quella domenica, che le sembrerà più opportuna.

Genuflesso ai piedi di vostra eccellenza reverendissima chiedo umilmentela pastoral benedizione

Da Milzanello il 28 aprile 1822

Vincenzo Albertini Paroco

Continua…