Giornata del Seminario

Domenica 22 novembre si celebrerà la Giornata diocesana del Seminario.

Scarica lo schema per la celebrazione eucaristica nella Giornata del Seminario 2020.

La Giornata del Seminario che si celebra in diocesi domenica 22 novembre è da sempre un’occasione per pregare per l’istituzione a cui è affidato il compito di formare i sacerdoti di domani. L’appuntamento è anche un momento per dimostrare in concreto il sostegno e la solidarietà a una realtà che non vive di sole preghiere. Come ogni altra istituzione anche il Seminario diocesano ha dei costi strutturali a cui deve fare fronte. Quanto viene raccolto nel corso delle Giornate serve per questa causa.

All’interno di questo contesto, durante l’Eucaristia domenicale, proponiamo una traccia per accogliere e rinnovare l’impegno dei ministranti della nostra parrocchia. Valorizzare la loro generosità e la loro fedeltà è un’attenzione semplice ma feconda per maturare in noi e nelle nostre parrocchie uno sguardo vocazionale sulle giovani generazioni.

Giovani, pastorale e vocazioni

“In che modo la pastorale giovanile deve essere vocazionale?”. Don Michele Falabretti è intervenuto in Seminario

Il Sinodo è stata un’occasione per ribadire che la pastorale giovanile è anche pastorale vocazionale. E questo è uno dei temi che sta molto a cuore al Vescovo come ha evidenziato lunedì 5 novembre nell’incontro (molto partecipato) in Seminario con i sacerdoti. Per approfondire questo tema, è stata costituita anche una commissione che farà da filo conduttore ai lavori dei diversi organismi (consiglio pastorale diocesano, consiglio presbiterale,…). Di fatto la diocesi di Brescia si prepara a vivere un piccolo Sinodo sulla pastorale giovanile e di conseguenza ad affrontare i percorsi vocazionali. “Forse il Sinodo ci ha aiutato ad aprire gli occhi, ci ha costretto a prendere la situazione in mano”. Questa ammissione di don Michele Falabretti, responsabile del Servizio nazionale per la pastorale giovanile della Conferenza episcopale italiana, riassume bene i frutti di un lavoro partito da lontano e partito, soprattutto, dall’ascolto dei giovani.

In passato, abbiamo perso molto tempo, sempre secondo Falabretti, a trasformare la cura dei giovani in una questione tecnica: sostanzialmente “abbiamo dato una patina di bianco alle cose che già facevamo. Quando Giovanni Paolo II nel 2000 lanciò i laboratori della fede, noi abbiamo semplicemente dato un nome nuovo alle cose che già facevamo”. Nonostante tutto, non bisogna lasciarsi prendere “dalla depressione pastorale: abbiamo mezzi e strumenti che ci vengono dalla tradizione che ci permettono di vivere questo tempo come un’opportunità”. Del resto il messaggio del Vangelo non cambia e non muta. L’obiettivo è quello di trasmettere la bellezza di vivere da cristiani nel mondo. “I ragazzi hanno bisogno di non sentirsi soli” e devono comprendere che la Parola li aiuta a crescere. Di fronte a una cultura che ha premiato, soprattutto negli ultimi 25 anni, “l’uomo che si è fatto da solo” e ha trasmesso il messaggio che “ognuno è artefice del proprio destino, per noi cristiani la vocazione ha a che fare con una Parola che scende dall’alto e ti chiede di rispondere”.

Le indicazioni del Sinodo. Falabretti ha individuato anche alcuni scogli (semafori rossi come li ha chiamati) emersi durante i lavori del Sinodo: sono i punti sui quali si sono registrate più divergenze e osservazioni. Tra questi, ha elencato: la coscienza nel discernimento della fede e della vita con il grande tema della secolarizzazione; la sinodalità, cioè cosa vuol dire lavorare insieme; la sessualità (i giovani chiedono che la Chiesa si apra al dialogo). Se don Falabretti ha illustrato i punti salienti della riscoperta del rapporto fra pastorale giovanile e vocazioni, don Enrico Parolari ha cercato, invece, di indicare gli aspetti del Sinodo che hanno maggiormente coinvolto la formazione dei seminaristi.