Io sono il pane vivo disceso dal cielo

Omelia del parroco don Renato al funerale di Claudia Modonesi

Ho conosciuto Claudia parecchi anni fa alla Scuola di Teologia per Laici e subito mi ha colpito, oltre alla sua intelligenza e dolcezza, la voglia di sapere, di conoscere le ragioni della fede, che per lei erano anche le ragioni del vivere.

Aveva intuito che, soprattutto oggi, è importante fare spazio alla intelligenza della fede, alla conoscenza e comprensione critica della fede. Infatti, se oggi molti cristiani, si allontanano dalla fede, non è forse perché sono vissuti con una fede per lo più tradizionale o sentimentale o emotiva, senza una vera scelta consapevole e responsabile?

Da questo punto di vista è molto significativo il brano del Vangelo che abbiamo appena ascoltato: di fronte all’affermazione di Gesù: ”Io sono il pane vivo disceso dal cielo. Se uno mangia di questo pane vivrà in eterno e il pane che io darò è la mia carne per la vita del mondo” (Gv 6, 51), i giudei discutono aspramente e molti dei suoi discepoli non vanno più con lui. Solo i dodici apostoli restano e alla domanda di Gesù: “Volete andarvene anche voi?”, Pietro risponde: “Signore da chi andremo? Tu hai parole di vita eterna e noi abbiamo creduto e conosciuto che tu sei il Santo di Dio” (6, 68-69). È interessante il particolare: i discepoli, che pure avevano iniziato a credere, si allontanano da Gesù; solo i dodici restano. Perché? Perché loro non solo credono ma hanno anche “conosciuto”, sanno chi è Gesù, hanno sperimentato la bellezza dello stare con Gesù, hanno le ragioni che giustificano il loro rimanere. Lo ribadisce sempre Pietro anche nella prima lettura che abbiamo ascoltato, là dove chiede ai cristiani di essere “pronti sempre a rispondere a chiunque domandi ragione della speranza” che è in loro (1 Pt 3, 15). La vera fede, quella che resiste, è sempre arricchita dalle ragioni che la sostengono.

Questa è stata la preoccupazione principale di Claudia: conoscere e far conoscere la fede cristiana; approfondire e presentare le ragioni che la rendono bella per la nostra vita. 

Ma Claudia ha fatto tutto questo con grande “dolcezza e rispetto”, come chiede ancora l’apostolo Pietro nella prima lettura (1 Pt 3, 16). Lo ha fatto prima di tutto in famiglia: con i figli, i nipoti e particolarmente col marito Fulvio, di cui si è innamorata giovanissima e che confessa essere stato colpito soprattutto dalla sua dolcezza. Lo ha fatto nella sua comunità cristiana: attraverso il catechismo dei ragazzi e degli adulti che sapeva affascinare; attraverso l’aiuto ai piccoli più poveri e disadattati; attraverso i meravigliosi articoli su “La Badia”, apprezzati da tutti per la loro brevità, chiarezza e incisività; attraverso anche la sua partecipazione fedele ed entusiasta alla corale, un modo particolarmente efficace per mostrare la bellezza ed il fascino della fede.

In conclusione Claudia ha creduto e conosciuto, ha creduto e fatto conoscere, con dolcezza e rispetto,  che davvero Gesù ha parole che fanno vivere. Ella ha mangiato quel pane che è la carne di Gesù per la vita del mondo, non solo perché si è cibata della comunione eucaristica, ma anche perché ha assimilato lo stile del darsi di Cristo perché il mondo, credendo, viva. Si compia allora per lei la promessa di Gesù: “Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue ha la vita eterna e io lo risusciterò nell’ultimo giorno” (Gv 6,54).  

Cristo vive e ti vuole vivo

Papa Francesco non poteva scegliere titolo migliore per l’esortazione apostolica che commenta e approfondisce i contenuti della XV Assemblea generale ordinaria del Sinodo dei Vescovi, svoltasi nell’otobre 2018 a tutto il popolo di Dio: Christus Vivit, cioè Cristo vive. 

Egli è la nostra speranza e la più bella giovinezza di questo mondo. Tutto ciò che lui tocca diventa nuovo, si riempie di vita. Perciò, le prime parole che voglio rivolgere a ciascun cristiano sono: lui vive e ti vuole vivo! Gli avversari di Gesù, inchiodandolo sulla croce, pensavano di averla avuta vinta. L’idea era quella di ucciderlo per eliminare la sua scomoda proposta. Ma si sbagliarono. Ciò che scatenò un processo che prosegue nella storia dell’umanità da duemila anni, fu la certezza che quel Gesù che avevano visto veramente morire tra le atroci e umilianti sofferenze della croce, era vivo, lui vive! E questo Gesù ci vuole vivi! Vuole che noi troviamo ancora nel mondo, nelle nostre vite spazi per crescere, per sognare, per creare, per guardare nuovi orizzonti, insomma, per vivere. Se non ci riconosciamo vivi è come essere paralizzati, è come far morire il gusto dell’incontro, dell’amicizia, il gusto di sognare insieme e di camminare con gli altri. “Non siamo venuti al mondo per “vegetare”, per passarcela comodamente, per fare della vita un divano che ci addormenti; al contrario, siamo venuti per un’altra cosa, per lasciare un’impronta”, ancora oggi attraverso questa esortazione veniamo interrogati sul nostro modo di essere: vivi o morti! Dobbiamo continuare a essere un popolo di discepoli-missionari che vivono e testimoniano la gioia di sapere che il Signore ci ama di un amore infinito.

Qualunque risposta tu abbia dato al motivo per il quale Gesù ti vuole vivo, una cosa è certa: lui è in te, lui è con te e non se ne va mai. Per quanto tu ti possa allontanare, accanto a te c’è il risorto, che ti chiama e ti aspetta per ricominciare. Quando ti senti vecchio per la tristezza, i rancori, le paure, i dubbi o i fallimenti, lui sarà lì per ridarti la forza e la speranza. Rileggendo il racconto del Vangelo della Pasqua, il Papa spiega che non vale tanto “la nostra ricerca nei confronti di Dio, ma piuttosto la ricerca di Dio nei nostri confronti”.  Gesù ci ha presi, ci ha afferrati, ci ha conquistati per non lasciarci più. Il cristianesimo è grazia, è sorpresa, e per questo motivo presuppone un cuore capace di stupore. Anche se siamo peccatori, se i nostri propositi di bene sono rimasti sulla carta, oppure se, guardando la nostra vita, ci accorgiamo di aver sommato tanti insuccessi.

A volte sentiamo che Dio ci abbandona, e allora il futuro ci spaventa. Sentiamo che Dio si dimentica di noi e abbiamo paura, insomma è come se Dio scendesse dalla nostra barca e ci lasciasse soli in mezzo alle nostre paure. Come se la croce pesasse troppo nelle nostre mani e non fossimo capaci di farcene carico. Quanto ci risulta difficile credere che sarà tutti i giorni al nostro fianco! Avvertiamo tutti il bisogno di speranza, ma non di una speranza qualsiasi, bensì di una speranza salda e affidabile. La giovinezza in particolare è tempo di speranza, perché guarda al futuro con varie aspettative. Quando si è giovani si nutrono ideali, sogni e progetti; la giovinezza è il tempo in cui maturano scelte decisive per il resto della vita.

Ecco allora che comprendiamo perché questa esortazione è rivolta a tutto il popolo di Dio: come annunciare la speranza a questi giovani? Noi sappiamo che solo in Dio l’essere umano trova la sua vera realizzazione. L’impegno primario che tutti ci coinvolge è pertanto quello di una nuova evangelizzazione, che aiuti le nuove generazioni a riscoprire il volto autentico di Dio, che è Amore. Mons. Novarese sarebbe felice di leggere oggi le parole di papa Francesco, lui continuerebbe ad esortarci: “A te giovane… qualunque sia il tuo stato di salute, tu sei giovane e questo a me basta e per questo titolo a te mi dirigo. Dio vuole servirsi di te. Dio ti conosce per nome, ti guarda, ti segue e vuole una tua risposta. Spetta a te dare la tua risposta e Dio; il cui nome è “colui che è”: ossia l’Eterno presente;  quindi l’Eterno giovane, chi ti ha tratto dal nulla e che ora, per mezzo di suo Figlio, cammina con te, per introdurti  là dove esiste soltanto la carità, ossia lui, che è carità”. Maria è colei che per prima ha vissuto a pieno la sua vita, lei ti attende, ti guarda, ti sorride. Ella vuol fare di te un giovane che viva di ideali, di fede e d’amore, che si doni senza riserve. Lo Spirito Santo ti illumini, ti guidi, ti sostenga.

di Giovanna Bettiol, SOdC

Una ammalata
(a cura di Maria Piccoli)

 

La Domenica

Arriviamo alla conclusione della Festa dell’Oratorio 2019, domenica 16 giugno.

Dopo l’adorazione notturna, alle ore 10:30 celebreremo la Santa Messa nel giardino dell’Oratorio. A seguire, dalle ore 12:30, sarà possibile pranzare presso lo stand gastronomico. In aggiunta al consueto menù ci sarà lo spiedo (solo su prenotazione).

Dopo la pausa pomeridiana riprenderemo alle ore 19:30 con lo stand gastronomico. A seguire serata danzante con i “Jukebox“.

Vi aspettiamo!

Gli Amici d’Alfredo live

Super serata per una super festa! Sabato 16 giugno la Festa dell’Oratorio ospiterà gli Amici d’Alfredo, gruppo tributo a Vasco Rossi, in un concerto acustico.

Lo stand gastronomico aprirà alle ore 19:30. A conclusione della serata, dalle 24:00 in poi, inizierà un momento di adorazione presso la chiesetta, che continuerà durante la notte.

Non potete mancare!