La Parola di Dio è viva ed efficace

L’esperienza di lettura approfondita della Sacra Scrittura nella pastorale parrocchiale

Il Vangelo della seconda domenica di Quaresima (Mt 17,1-9) proponendo l’episodio della Trasfigurazione di Gesù, concludeva con una affermazione ed un imperativo: “Questi è mio Figlio: ascoltatelo”!

Lo spazio di astensione dalle molte attività in cui ci siamo ritrovati con l’epidemia virale, è stata un’occasione propizia – per chi ha potuto e voluto accoglierla – per riaccendere in noi una facoltà che per molti aspetti rimane rattrappita, l’ascolto, e più propriamente l’ascolto della Parola di Dio.

Vediamo e sentiamo tante cose, alcune anche buone, che stimolano e colpiscono i nostri sensi; in genere sono accattivanti, ma ci “portano a spasso”, lontano dal centro del nostro cuore e della nostra umanità, ed anche dai veri problemi della vita. E così la nostra capacità di ascolto della vita si contrae, trattenendoci alla superficie delle cose e degli avvenimenti. Succede allora che non siamo più capaci di incontrare Dio nella sua parola, e neppure siamo più capaci di vedere il suo agire nella storia, né in quella personale e neppure in quella universale.

Le proposta che nel periodo quaresimale sono state fatte dalla Parrocchia, mi pare ci abbiano aiutato a recuperare questa facoltà, riconducendoci alla centralità della Sacra Scrittura, in particolare del Vangelo, nella vita del credente. L’invito esplicito è stato quello di passare “dalle parole, alla Parola”.

Nel momento in cui ci è mancata la possibilità di celebrare l’Eucaristia insieme nella nostra bella Chiesa parrocchiale e di condividere il Pane eucaristico, abbiamo potuto però fare esperienza che Gesù realmente è presente anche nella sua Parola che ci è stata annunciata, spiegata, e che abbiamo pregata.

Don Davide in alcuni brevi, ma mirati, video quotidiani, ci ha raggiunto da Oratube, dando risonanza alle letture della santa messa del giorno, e cogliendo gli spunti più adatti ad illuminare le condizioni i momenti del nostro vivere quotidiano, così provato e così smarrito.

Il nostro Parroco, mons. Renato, attraverso la radio, dopo la preghiera del vespro, ci ha introdotti nella lettura continuativa del Vangelo di Marco dal capitolo 1 al capitolo 9,1-10; e ci ha dato un metodo di lettura e di preghiera. Ci sono infatti alcune tappe, un percorso da fare, perché il Vangelo possa rendersi vivo ed efficace nella concretezza della vita. Si tratta di accostarsi invocando dapprima lo Spirito Santo e rimanendo aperti alla sua azione vivificante, poi si passa alla lettura del brano; si cerca poi di comprendere bene quel che si è letto, magari aiutandosi anche con l’approfondimento delle note presenti a margine, poi si passa alla meditazione vera e propria che dovrebbe però essere preceduta da un atto di fede nel fatto che è proprio Gesù che si sta intrattenendo “con me” attraverso quella parola. Infine si passa alla preghiera, cioè: dopo aver cercato di comprendere – nella meditazione – cosa Gesù vuole comunicare a noi, tocca a noi parlare a Gesù, dirgli come ci sentiamo, quali corde della nostra vita quella parola ha toccato, i dubbi, la gioia il dolore, il ringraziamento per i doni che ci ha fatto, le richieste che desideriamo presentargli.

É un’esperienza di preghiera totalizzante, perché raggiunge tutte le fibre del nostro essere, ed è unificante perché ricompone fede e vita, preghiera personale e liturgia, interiorità e impegno storico. Bisogna riconoscere che siamo ancora abbastanza lontani dal prendere sul serio questa centralità della Parola di Dio nella nostra vita personale, oltre che nella liturgia e nella catechesi; forse perché ci impegna a liberarci da tutte quelle immagini di Dio che spesso ci inventiamo o neghiamo, a nostro uso e consumo.

Ma sono convinta sia questa la strada maestra che ci è richiesta di percorrere, anche perché portatrice di gioia e di senso.

É la strada che già aveva aperto il Concilio Vaticano II quasi sessantanni fa con la costituzione dogmatica sulla Divina Rivelazione Dei Verbum, ed è la strada che ancora ci indica Papa Francesco con la sua esortazione apostolica Evangelii Gaudium

La gioia del Vangelo riempie il cuore e la vita intera di coloro che si incontrano con Gesù. Coloro che si lasciano salvare da Lui sono liberati dal peccato, dalla tristezza, dal vuoto interiore, dall’isolamento. Con Gesù Cristo sempre nasce e rinasce la gioia.

Giusi

Adorare Gesù

Adorare! Cosa significa? Cosa si adora? 

“Al vedere la stella provarono una grande gioia… Videro il bambino con Maria sua madre, si prostrarono e lo adorarono…” (Matteo 2, 9-11). “I pastori se ne tornarono, glorificando e lodando Dio per tutto quello che avevano udito e visto…” (Luca 2,20). 

Davanti ad un bambino appena nato si ammira  con stupore  una meraviglia di amore…  Si rimarrebbe sempre lì, in continuazione. Lo guardiamo con occhi particolari…. con gli occhi del cuore. Questa immagine  ci  rimane e ci dà gioia . 

Adorare è questo: guardare con amore… amare… amare con grande trasporto.

Tutti sappiamo che Gesù è sempre presente e vivo nel Tabernacolo e ad ogni celebrazione eucaristica lo possiamo ricevere. La Chiesa però dona anche la possibilità di esporre il Santissimo Sacramento per adorarlo e questi momenti diventano momenti preziosi e di grande grazia. 

Ogni primo venerdì del mese nella nostra parrocchia abbiamo la possibilità di  vivere e partecipare a questa grazia dell’adorazione eucaristica, che inizia alla fine della messa vespertina (alle 19,00 circa) e continua tutta notte fino alla prima messa del sabato delle ore 8. La scelta della veglia notturna è nata  per ricordarci che  Gesù stesso  ha chiamato per nome gli apostoli affinché  rimanessero con Lui a vegliare e pregare nell’orto degli Ulivi (cfr. Matteo 26, 36-45).

Anche oggi  Gesù ci chiama  personalmente a stare con Lui. Durante l’adorazione  avviene un incontro con Gesù vivo e presente che ci trasforma… É  la gioia dell’uomo che è colpito nel cuore dalla Luce di Dio, gioia di chi ha trovato ed è stato trovato.

Adorare il Santissimo Sacramento significa stare davanti a Gesù con amore, aprendo il nostro cuore  facendo nascere un incontro… Lì impariamo anche  ad ascoltare. Chi adora dà testimonianza di amore ricevuto e contraccambiato. L’adorazione può essere personale o comunitaria. L’adorazione comunitaria rappresenta il bello di essere comunità.  In questo momento di comunione di persone, la preghiera, il canto e la Parola ci fanno diventare un corpo solo in Gesù .L’adorazione personale, in un dolce silenzio, ci permette una intima relazione con Gesù. Sia durante il tempo comunitario che in quello personale  possiamo confidare a Gesù le nostre difficoltà, quelle dei nostri cari, del mondo intero; possiamo dirgli quanto Lui è importante nella nostra vita o quanto vorremmo lo fosse; possiamo chiedergli di aumentare la nostra speranza e fiducia. Se ci abituiamo, Gesù diventa nostro amico e possiamo continuare questo incontro in ogni attimo della vita, dando un valore diverso ad ogni istante che trascorre. Si impara ad adorare adorando, come si impara ad amare amando… Gesù non sarà più un estraneo, ma nascerà un’intimità grande.

Per assicurare una presenza continua durante tutto il tempo dell’esposizione del Santissimo, si è costituito il gruppo “Acqua Viva”, formato da persone che danno la disponibilità e si impegnano ad orari prestabiliti a non lasciare Gesù da solo durante la notte… Per chi partecipa questo è diventato un appuntamento fondamentale che dà forza e speranza per il cammino quotidiano. È un gruppo aperto a tutti quelli che desiderano fare questa esperienza. Dopo circa tre anni possiamo dire che andare e stare davanti a Lui è semplicemente bello. Vi invitiamo  a questa esperienza con le parole di un canto:

“Il Tuo Santo Spirito ci guidi là dove sei Tu… Alla Tua Presenza Signore Gesù!”

Gruppo “Acqua Viva”  (cell. 3395450624;   3317296698)