Il primo viaggio a Kiremba

San Paolo VI e Kiremba, un connubio indissolubile che è sinonimo della generosità dei bresciani, della storica vocazione missionaria della Chiesa diocesana. È qui, nella provincia di Ngozi, Stato del Burundi, nell’Africa centrale, che si è svolto il primo viaggio missionario del Vicario generale, mons. Gaetano Fontana

San Paolo VI e Kiremba, un connubio indissolubile che è sinonimo della generosità dei bresciani, della storica vocazione missionaria della Chiesa diocesana. È qui, nella provincia di Ngozi, Stato del Burundi, nell’Africa centrale, che si è svolto il primo viaggio missionario del Vicario generale, mons. Gaetano Fontana. Accompagnato da don Roberto Ferranti, direttore dell’Ufficio per le missioni, e dal medico Giuseppe Lombardi, mons. Fontana farà ritorno a Brescia venerdì 10 maggio. Al termine di questo viaggio sono principalmente due i sentimenti che lo pervadono, come testimoniano le parole raccolte da don Ferranti.

A conclusione del viaggio missionario in Burundi, nello specifico a Kiremba, quali sono le impressioni scaturite da questa esperienza, la prima in veste di Vicario generale, in un luogo caro alla Chiesa bresciana?

I sentimenti che mi pervadono sono due: il primo è personale, il secondo è legato al mio ruolo di Vicario generale della diocesi, in rappresentanza del Vescovo. Questa prima esperienza missionaria l’ho vissuta con un profondo sentimento di meraviglia e stupore. Sono molteplici i fattori che hanno determinato tale stato d’animo. In primis c’è il contatto con la natura. In vista del viaggio in Africa pensavo di vedere immensi spazi deserti, in Burundi ho trovato invece una terra fertilissima, rigogliosa dì vegetazione: fiori, frutti e alberi maestosi qui ci circondano. Un aspetto non secondario riguarda le persone: non ho mai visto così tanta gente riversarsi sulle strade, a piedi come in bicicletta, ma sempre in compagnia. È una dimensione comunitaria che mi ha molto colpito, soprattutto se confrontata con la realtà bresciana. Sono rimasto colpito anche dalle abitudini che ho trovato qui: concelebrando l’Eucarestia domenicale nella parrocchia di Kiremba, ad esempio, ho provato una fortissima emozione nel distribuire il Corpo di Cristo a tantissime persone che si avvicinavano a me con questi occhi grandissimi nel raccogliere Gesù come Pane di vita eterna, sostegno per la nostra e per la loro vita. Tralasciando la dimensione personale e calandomi nel mio ruolo di Vicario generale, posso dire che dopo quasi un anno in questa veste, un mandato importante ricevuto dal nostro Vescovo, colgo la profondità di quanta ricchezza e quanta fede la nostra diocesi ha profuso negli anni. In occasione dell’elezione al soglio pontificio del bresciano Paolo VI, la nostra diocesi volle infatti costruire l’ospedale di Kiremba, il più povero tra i luoghi di queste terre. Tutto questo ha dato un significato profondo anche alla mia presenza qui, come rappresentante della Chiesa bresciana insieme a don Roberto Ferranti e il Dott. Giuseppe Lombardi. Qui vengono accolti i poveri, gli indigenti, chi soffre perché malato, anche in modo grave. Si prendono cura di loro in questo ospedale sperduto in mezzo alla natura, in una dimensione di estrema povertà. Da tutto questo ho imparato, anche come Vicario, a ripensare a quante cose inutili circondano la nostra quotidianità. Ho potuto rivedere determinate priorità, notando come spesso ci facciamo prendere dalla futilità delle cose.

A Kiremba, l’ospedale eretto grazie alla carità e alla passione della Chiesa bresciana non vive in un contesto avulso dalla dimensione comunitaria. È inserito in una parrocchia dove hanno operato anche i nostri missionari. Proprio a Kiremba abbiamo incontrato altre espressioni missionarie bresciane, soprattutto guardano alle religiose che operano in questa terra. Le diverse sfaccettature degli incontri fatti che segno Le hanno lasciato?

Incontrando il vescovo di Bujumbura e Ngozi ho potuto appurare quanto sia giovane questa Chiesa: è desiderosa di incontrare Cristo, una Chiesa in cammino come la gente che percorre a piedi nudi le strade di queste terre. La persone, con il passare del tempo, stanno riconoscendosi come un corpo solo, un’unica comunità cristiana che si interessa l’uno dell’altro nel cammino della fede. Pensando a Brescia, a quanto il nostro vescovo Pierantonio tenga all’aspetto liturgico dell’Eucarestia, ho potuto constatare come anche qui tutto sia preparato nel migliore dei modi. Ci sono persone addette al canto anche nei giorni feriali, chierichetti che servono con una precisione non tanto statica ma come “corpo” che sta vivendo l’Eucarestia. Canti e danze diventano espressione di una Chiesa viva, di un cammino di fede. Più significativa di tante parole è l’immagine delle persone che partecipano in modo massivo alle celebrazioni. Lunedì eravamo in 13 a distribuire la Comunione. Abbiamo impiegato un quarto d’ora, immaginate quante persone erano presenti, compresi i bambini che, nonostante la giovane età, si sono dimostrati molto compassati. Un altro aspetto che mi ha stupito sono state le dichiarazioni del parroco, padre Giambattista: mi ha riferito che negli ultimi due sabati sono stati celebrati 800 battesimi e 600 matrimoni. Sono numeri che ci interrogano se pensiamo alle nostre parrocchie.

Anche il mondo missionario qui è molto vivace…

Abbiamo avuto la grande gioia di incontrare le suore bresciane presenti in Burundi. Sono suore di varie congregazioni: le Operaie, le Dorotee di Cemmo, le Mariste e le Ancelle della Carità. La loro presenza è indice della bellezza della condivisione con i più poveri. Il tutto è fatto per amore di Dio. Questa è la testimonianza più bella.

La missione, nel cammino della Chiesa, ha subito diverse trasformazioni. Siamo passati da un’esperienza unidirezionale, una Chiesa che inviava e una che riceveva, a una missione dalle forti connotazioni di cooperazione. Ognuno ha bisogno dell’altro. Adesso ci sono due Chiese che si scambiano doni, esperienze e anche stili. Nell’ottica della cooperazione, Kiremba, ormai da tantissimi anni, è legata alla nostra Chiesa diocesana. Qui il nome di Paolo Vi lo troviamo quasi su ogni parete. Guardando alla cooperazione, la Chiesa bresciana cosa può imparare da una realtà come quella del Burundi?

Qui noi portiamo tante realtà, tante cose. Come bresciano, come uomo di Chiesa e come Vicario generale porterò con me tanta ricchezza che dovrà essere uno stimolo per noi, legato a molteplici aspetti. Il primo è legato alla condivisione. Pensiamo a una semplice stretta di mano, a un saluto. Gesti il cui valore spesso ignoriamo tanto siamo presi da noi stessi. Il secondo aspetto è la forte partecipazione a livello liturgico. Il terzo fattore determinante è la capacità di vivere l’incontro con il Signore nella Chiesa. Vedere queste persone ci ha stimolato a rivedere il senso della fede che non deve ridursi a un semplice essere “bravi e buoni”. Bisogna essere capaci di dare accogliere il Signore nelle nostre vite, dandogli il giusto spazio: è un Dio che si incontra in Cristo Gesù, un Dio che desidera vivere questo grande amore anche attraverso il nostro volerci bene.

Oka: il gioco da tavolo della caritas

La Caritas di Brescia, in collaborazione con la Cooperativa Sociale Kemay, ha realizzato un nuovo gioco da tavolo:”Oka. È in gioco la vita”. L’obiettivo è quello di sensibilizzare la popolazione sul difficile tema dell’accoglienza. Si tratta di un vero e proprio percorso a tappe, che ricalca il viaggio dei migranti che, dalle zone sub-sahariane, cercano di raggiungere l’Italia

Un lancio di dadi per stabilire il proprio futuro.

Proprio come in un gioco da tavolo, la vita delle persone che si spostano dalla madre patria per richiedere asilo politico in altri Paesi sembra sia condizionata solo dalla fortuna. Non ci sono certezze né stabilità di alcun tipo. Chi arriva in Italia, passando attraverso le terre dell’Africa e partendo via mare dalla Libia, non sa quasi mai a cosa andrà incontro. “Oka. È in gioco la vita” è un nuovo gioco da tavolo realizzato dalla Caritas di Brescia, in collaborazione con la Cooperativa Sociale Kemay, che si occupa di promuovere la sensibilizzazione all’accoglienza nei confronti di famiglie, scuole ed istituti bresciani. Oka è un gioco in cui si dispiegano sul tabellone le numerose tappe cui va incontro chi approda in Italia, giungendo da Paesi africani della zona sub-sahariana. Le caselle, dai contenuti diversi, rispecchiano non solo l’iter geografico-territoriale dei profughi, ma anche quello burocratico-giudiziario da affrontare una volta arrivati nel Paese. Alcune potenziali tappe sono ad esempio la casella numero 10 “Carte d’imbarco” e la numero 4 “Carte verso l’Italia”. L’Italia però non è l’unica destinazione possibile, infatti sono presenti anche le cosiddette “Carte verso l’Europa”.

Questo non è un gioco da tavolo come tutti gli altri. Il suo obiettivo è, infatti, quello di educare ed informare la popolazione sul tema dell’immigrazione e di dare spunti per conversazioni e discussioni che coinvolgano chi decide di partecipare. Così come nel gioco del Monopoli, sono presenti al centro del tabellone due diversi tipi di carte: le “Carte medicinali” e le “Carte soldi”, elementi di vitale importanza per chi affronta un viaggio carico di ostacoli e pericoli. Il gioco è adatto a chi ha più di 11 anni d’età e rappresenta una vera e propria finestra sulla tumultuosa sfida per la richiesta di accoglienza in un Paese straniero.

Pellegrinaggio di San Valentino 2019 alla Roma paleocristiana

Eccoci finalmente giunti anche quest’anno all’appuntamento di San Valentino con l’ormai tradizionale Pellegrinaggio per coppie e famiglie organizzato nell’ambito della Pastorale della Famiglia della nostra parrocchia.

Una tre giorni (15-16-17 febbraio) immersi nella Roma Paleocristiana alla scoperta di tesori artistici, culturali, ricchi di un valore aggiunto per noi credenti e fuori dai tradizionali percorsi turistici.

La prima tappa è stata la visita alle Catacombe di Priscilla, si trovano nel quartiere Trieste sotto Villa Ada, sono tra le più antiche di Roma, scavate nel tufo, sono estese su più livelli di profondità, per 13 Km di lunghezza. Il primo piano, il più antico, si snoda in percorsi irregolari di gallerie nelle cui pareti sono ricavati i “loculi” le tombe comuni con iscrizioni in greco o in latino. Qui abbiamo potuto inoltre ammirare, in una piccola cappella sepolcrale quella che forse è la più antica rappresentazione dell’Eucarestia, l’affresco dei Magi e la più antica immagine della Madonna che si conosce (risalente al II secolo) ritratta seduta con un bambino accanto al profeta Ballam che indica una stella.

Questo luogo, tre il III e il IV secolo accolse, inoltre, corpi di numerosi martiri e di alcuni pontefici.

Per concludere in bellezza la giornata abbiamo poi visitato le Basiliche di:

  • Santa Prassede che conserva, nella sua semplice bellezza, la cappella di san Zenone completamente rivestita di mosaici bizantini e dove viene conservata la reliquia della Colonna della Flagellazione di Gesù portata da Gerusalemme nel 1222 durante il pontificato di papa Onorio III.
  • Santa Pudenziana risalente al V secolo dove è possibile ammirare, nel mosaico dell’Abside, la raffigurazione di Cristo circondato dagli apostoli.

La seconda giornata del Pellegrinaggio, è iniziata con la visita del grandioso Battistero Lateranense. Esso è il più antico Battistero monumentale edificato per volere dell’imperatore Costantino come luogo di culto in cui la comunità cristiana poteva celebrare solennemente i Sacramenti della iniziazione. Ha la particolarità di non aver mai cessato di svolgere quella funzione per cui era stato costruito cioè il Battesimo. Sotto la cupola abbiamo potuto ammirare il fonte battesimale.

Adiacente al Battistero è possibile ammirare la cappella di San Venazio costruita sulla base delle preesistenti terme, essa custodisce l’edicola marmorea raffigurante il Cristo e due angeli e che conserva l’olio Santo utilizzato dalle parrocchie della Diocesi di Roma per la somministrazione dei sacramenti.

Nell’itinerario non è potuta mancare la visita al monastero e alla Basilica dei Santi Quattro Coronati sul colle Celio. Ancora oggi qui vivono, in clausura, le monache agostiniane. La posizione di questa chiesa era rilevante per essere in alto e per la sua vicinanza al Laterano sede allora del papato. Discordanti sono le tradizioni sull’identità dei martiri (“coronati” cioè dal lauro del martirio) cui la chiesa è dedicata: potrebbe trattarsi di marmorari della Pannonia martirizzati al tempo di Diocleziano (284-305) perché non vollero scolpire la statua del dio Esculapio (idoli pagani) oppure, secondo un’altra versione trattasi di pretoriani romani che si rifiutarono di adorarla. All’ingresso dell’edificio è possibile ammirare la massiccia torre campanaria del IX secolo.

Si è proseguito poi nel pomeriggio con la visita alla chiesa di Santo Stefano Rotondo al Celio nel rione Monti. La costruzione fu voluta probabilmente da papa Leone I, l’edificio aveva pianta circolare costituita in origine da tre cerchi concentrici e si inserisce nelle “rinascita classica” dell’architettura paleocristiana che raggiunse la sua massima espressione negli anni tra il 430 e il 460. Questa struttura presenta analogie con la pianta rotonda della Basilica del Santo Sepolcro a Gerusalemme.

Sorge nella valle tra l’Esquilino e il Celio, sulla direttrice che unisce il Colosseo al Laterano nel rione Monti la Basilica di San Clemente, edificata nel tardo IV secolo su un preesistente edificio del II secolo d.C., si trattava della domus ecclesiaæ di Clemente. Le domus ecclesiaeæ erano luoghi di culto dove si riunivano i fedeli nei primi secoli del Cristianesimo. La basilica che oggi vediamo è stata edificata nel XII secolo ed è collegata al convento domenicano, si trova al di sopra di antichi edifici interrati per due livelli di profondità. Nella basilica inferiore sono presenti mosaici come quello relativo a San Cirillo e Metodio, nonché affreschi del XI secolo che raffigurano San Clemente e Sissinio dove vi sono le iscrizioni che rappresentano uno dei primi esempi del passaggio dal latino al “volgare”. Da non perdere l’ipogeo che si sviluppa sotto l’attuale basilica il più basso dei quali è costituito da un “mitreo” pregevole a lato del quale scorre ancora un sorprendente torrente sotterraneo.

Camminando verso L’Aventino andiamo a visitare l’elegante Basilica di Santa Sabina, situata vicino al Giardino degli Aranci. Degno di nota è sicuramente il portale ligneo d’ingresso ideato e costruito intorno al 432 d.c. Esso è suddiviso in ventiquattro riquadri che narrano scene del Vecchio e del Nuovo Testamento. Il riquadro più interessante è quello che narra la Crocifissione. Al suo interno si scopre la “Pietra del Diavolo” con la sua curiosa leggenda.

A pochi passi abbiamo visitato la Chiesa di Sant’ Alessio costruita tra il III e il IV secolo, la Chiesa di Sant’Anselmo che nonostante le apparenze è di recente costruzione (risale infatti alla fine dell’800).

La terza e ultima giornata del nostro Pellegrinaggio ci porta ad ammirare la Chiesa di Santa Maria in Cosmedin, chiesa Greco cattolica Melkita costruita nel VI secolo sui resti del tempio di Ercole e del Forum boarium. È una chiesa medioevale nota per accogliere nel suo portico la famosa Bocca della Verità. Il suo nome deriva dall’aggettivo greco “kosmidion” (bello) concetto a cui fu associata per la sua splendida e abbondante decorazione. Uno dei principali tesori che si conserva nella chiesa è il reliquiario di vetro con il cranio di San Valentino, patrono degli innamorati.

Attraverso una passeggiata con vista sui Fori Imperiali siamo giunti in Piazza del Campidoglio e sulla sommità del Colle Capitolino, non poteva di certo mancare la visita alla Basilica di Santa Maria in Ara Coeli (altare del cielo). Al suo interno è possibile ammirare tra i tanti tesori la Cappella del Bambinello dove si trova una scultura in legno del bambin Gesù, intagliata nel XV secolo con il legno d’olivo del Giardino del Getsemani, ricoperta di preziosi ex voto. Secondo la credenza popolare la statua era dotata di poteri miracolosi e i credenti vi si recavano per chiedere la grazia. Purtroppo nel 1994 la scultura venne trafugata e non più ritrovata: ora al suo posto c’è una copia dell’originale. Lasciata alle spalle la chiesa fortunatamente abbiamo percorso in discesa i 124 scalini per dirigerci verso l’Isola Tiberina, il Ghetto per giungere in Piazza e Chiesa di Santa Maria in Trastevere. Questa chiesa conserva nella parte superiore della facciata un mosaico del XIII secolo raffigurante Maria in Trono che allatta il bambino, affiancata da dieci donne recanti lampade. Che dire del Campanile? Sulla sommità si vede un mosaico raffigurante la Madonna con il bambino in una nicchia.

A conclusione di questa intensa esperienza dove le nostre famiglie hanno condiviso momenti di cultura e di fede, accompagnati dalla gioia dello stare insieme in pace e in serenità il nostro grazie corale è rivolto a Don Ciro, a Suor Graziella e all’inesauribile e simpatica Cristiana, la guida che anche quest’anno ci hanno accompagnati nella città eterna.

Guarda la galleria:

Pellegrinaggio di S. Valentino per Famiglie

Ritratti di Santi

Con la Quaresima riparte, in città e in provincia, il percorso dei “Ritratti di Santi” promosso dal Movimento ecclesiale carmelitano

Con l’arrivo della Quaresima riparte anche il percorso quaresimale dei “Ritratti di Santi” di padre Antonio Sicari, teologo carmelitano della Comunità di San Pietro a Brescia. Come dice il papa Emerito Benedetto XVI “la vera apologia della fede cristiana, la dimostrazione più convincente della sua verità, contro ogni negazione, sono da un lato i Santi, dall’altro la bellezza che la fede ha generato. Affinché oggi la fede possa crescere dobbiamo condurre noi stessi e gli uomini in cui ci imbattiamo a incontrare i Santi, a entrare in contatto con il bello”. L’itinerario dei “Ritratti di Santi” nacque a Brescia nel 1986 proprio da un’idea di padre Sicari e si diffuse poi in moltissime altre località d’Italia e d’Europa, grazie anche al sostegno del Movimento Ecclesiale Carmelitano. Quest’anno i “Ritratti” riguardano figure di santità particolarmente vicine a noi, essendosi sviluppate per la quasi totalità nel secolo scorso.

Il calendario. Il calendario di Brescia, che si svolgerà per i primi quattro Martedì di Quaresima presso la chiesa di San Pietro in Castello, con inizio alle 20.30, è il seguente: 12 marzo – Serva di Dio Chiara Lubich (1920-2008): “Il carisma e il calore dell’unità”; 19 marzo – Servo di Dio Don Oreste Benzi (1925-2007): “Una paternità senza confini”; 26 marzo – Servo di Dio Giancarlo Rastelli (1933-1970): “La prima carità di un medico verso il malato è la scienza”; 2 aprile – Beato Mario Borzaga (1932-1960): “La felicità nel martirio”. L’ultimo incontro, a “reti unificate” con i “Ritratti” di Adro e Paderno Franciacorta, si svolgerà martedì 9 aprile alle 20.30 presso il Santuario delle Grazie in città e avrà come protagonista Sant’Arcangelo Tadini (1846-1912), “Un prete nella casa di Nazareth”, nel X anniversario della sua canonizzazione. Gli altri ritratti bresciani si svolgeranno: ad Adro (Santuario Madonna della neve) Giovedì 14-21-28 marzo e 4 aprile, a Paderno Franciacorta (chiesa parrocchiale di San Lorenzo) mercoledì 13-20-27 marzo e 3 aprile e a Roè Volciano (chiesa di San Pietro in Vincoli) tutti e cinque i mercoledì di Quaresima: 13-20-27 marzo e 3-10 aprile con inizio sempre alle 20.30.

A supportare le celebrazioni il Coro San Luca diretto da Rosa Tomasini a Brescia e la Corale Madonna della Neve diretta da Maria Spatola ad Adro.

La solidarietà. Le offerte raccolte in tutta Italia con l’iniziativa dei “Ritratti di Santi” serviranno ad aiutare la missione nata in Ecuador grazie alla collaborazione con mons. Anìbal Nieto, carmelitano e vescovo di Yaguachi. Una coppia del Movimento ecclesiale carmelitano ha deciso di partire e di andare ad aiutare Mons. Nieto nella pastorale familiare, offrendo una catechesi che abbia una cura e un’attenzione particolare verso la famiglia, che sta vivendo anche in Ecuador una profonda crisi. Mons. Anìbal Nieto presenta questa coppia come “missionari per la famiglia”, suscitando notevole interesse nella popolazione. Per informazioni: www.mec-carmel.org.

Un’esperienza emozionante

Ciao a tutti, vi parlo della mia grande, o meglio, grandissima emozione, avvenuta a San Giovanni Rotondo con il Santo Padre Pio da Pietralcina. Devo proprio raccontarvela!!! Non posso nasconderla anche se vorrei perché mi hanno visto buona parte delle persone del pellegrinaggio piangere, preoccuparmi o meglio rattristarmi per questo avvenimento così improvviso.

Vorrei partire da Pietralcina un piccolo paesino dove Padre Pio nacque il 25 maggio 1887. Avevo appena terminato il pranzo, mi stavo avviando verso l’uscita dell’hotel non ho visto che c’erano tre gradini e sono caduta mortalmente con le ginocchia; mi è venuto l’istinto di fare pure l’inchino su quella terra di quel pesino. Ve lo giuro! non mi sono fatta per niente male.

Non vedevo l’ora di vedere la salma di Padre Pio situata nella Chiesa grande a San Giovanni Rotondo. Vi ricordo che a San Giovanni Rotondo sono andata 15 anni fa ma le reliquie di Padre Pio a quel tempo non si vedevano come ora. Il mio desiderio era stato quello di vederlo.

Arrivata a San Giovanni Rotondo ero felicissima perché finalmente potevo vederlo così come egli è. Credevo che fosse posizionato o situato in mezzo alla Chiesa grande invece no. L’ho visto prima del mio previsto. Mi sono emozionata talmente tanto che ho pianto. Non riuscivo a trattenere le lacrime. Volevo nascondermi chissà dove. Ho preso fiato per rassicurare e confermare i presenti che non era un pianto di tristezza!… ma “pienezza di gioia” in questo mondo si può piangere anche di gioia!!!

D’accordo con Monsignore ho chiesto se potevo avere un ritaglio di tempo per me preziosissimo per stare un po’ in compagnia con Padre Pio. Ho ottenuto questo ritaglio di tempo regalato dal buon Dio. In questo tempo piccolo o grande che sia, sono stata capace di dirgli solo: “sono stra felice di averti visto” e lui è come se mi avesse risposto: “Ed io sono stra contento di averti trovato”.

Devo solo ringraziare mio marito che mi ha spinto, rassicurato e incoraggiato “nella pura libertà piena di me stessa”  di partecipare a questo pellegrinaggio e con l’aiuto dello Spirito Santo ho detto il mio si. Sicuramente ora ho una marcia in più per camminare al meglio in questa vita terrena.

Rosanna

Sui passi di Francesco

Dal 23 al 25 aprile, il Centro oratori bresciani organizza un pellegrinaggio ad Assisi con il vescovo Pierantonio

È ancora vivo nella memoria delle migliaia di giovani bresciani il ricordo dell’esperienza vissuta con il vescovo Pierantonio quando in aula Nervi, lo scorso 7 aprile nel corso di Roma Express, hanno incontrato papa Francesco.

Meta. Quest’anno cambia la meta, ma non le attese e le speranze dei circa 1.200 ragazzi che si sono già iscritti al tradizionale pellegrinaggio di primavera: destinazione Assisi, sui passi di San Francesco. Il pellegrinaggio, promosso dalla Diocesi grazie all’organizzazione del Centro oratori bresciani e al supporto logistico di Brevivet, si terrà dal 23 al 25 aprile.

Cob. “Scegliere Assisi – ha sottolineato don Claudio Laffranchini, vice direttore del Cob – significa concentrarsi sulla bellezza della santità. La figura di San Francesco ci permetterà di entrerà in questa bellezza, in questo cammino in cui ognuno di noi è inserito, proprio come ci sprona a fare il nostro Vescovo. Con lui faremo questo pellegrinaggio ad Assisi, cercando di conoscere, attraverso alcune testimonianze, la vita di questo santo”.

L’appuntamento più atteso della prima giornata è la S.Messa con il vescovo Pierantonio nella Basilica Superiore di San Francesco. Qui darà il mandato ai partecipanti, ai ragazzi nati negli anni 2005/2006/2007. Il pellegrinaggio proseguirà poi alla scoperta dei luoghi cari a S. Francesco attraverso l’ascolto di diverse testimonianze: nella chiesa di San Domenico potranno ascoltare le parole di un frate, nella Basilica di S. Francesco, la catechesi sul ciclo pittorico di Giotto, nella chiesa di Santa Chiara è prevista la testimonianza di una Clarissa, mentre al Santuario della Spoliazione, la proposta vocazionale a cura del Seminario minore.

Cammino. Attraverso il cammino sui passi di San Francesco, “si crea un bell’intreccio – sono ancora parole di Laffranchini – fra l’esperienza di Chiesa e quella della testimonianza. Vedere tanti ragazzi insieme in questo cammino di santità ‘incontrando’ alcuni testimoni come S. Francesco e altre figure che ci parlano della bellezza di questo percorso ci permette di creare un perfetto connubio fra Chiesa e testimonianza”.

Informazioni. Sono due i pacchetti proposti: quello diocesano (175 euro a pellegrino) e l’iscrizione per gruppi autonomi (5 euro). Giovedì 11 aprile alle 20.30, a pochi giorni dalla partenza, è in calendario l’incontro dei capigruppo e la consegna dei materiali di viaggio a Casa Foresti in via Giovanni Asti 21 a Brescia. Per ulteriori informazioni è possibile consultare il sito del Centro oratori bresciani

La Parrocchia di Leno a Roma per Paolo VI, Santo della Chiesa Universale

Nel corso di 6 giorni, dal 13 al 18 ottobre, il nostro viaggio ha fatto anche tappa nei luoghi di un altro Santo apostolo di fede, S. Padre Pio da Pietrelcina, ed altri siti di profondo interesse culturale e spirituale, che hanno riempito le nostri menti ed i nostri cuori.

Nelle soste del viaggio di andata è stato bello salutare tante altre comitive di bresciani; in questi brevi incontri capivamo che la loro gioia e il loro entusiasmo erano anche i nostri, perché avevamo in comune la stessa meta: la proclamazione di Paolo VI a Santo della Chiesa Universale.

Man mano che i pellegrini giungevano nella capitale, i giornalisti coglievano la grande emozione che si respirava attraverso le testimonianze dei fedeli e di chi li accompagnava: “Desideriamo che questo grande Papa Santo ci aiuti a rivedere la nostra vita cristiana riportando in parrocchia un vento nuovo dello Spirito” ha espresso il nostro Monsignore.

Nella prima tappa di sabato pomeriggio al Santuario del Divino Amore, abbiamo assistito alla S. Messa celebrata dal Vescovo Tremolada, dal nostro Monsignore e arricchita dalle voci dei cantori della Chiesuola di Pontevico.

La mattina di domenica, al nostro arrivo, Piazza S. Pietro era già gremita di bambini, giovani, adulti e anziani, emozionati dinanzi alla canonizzazione di un apostolo, che nella fatica e in mezzo alle incomprensioni, ha testimoniato in modo appassionato la bellezza e la gioia di seguire totalmente Gesù. Pur animato da tanto spirito innovatore, Papa Montini non ha mai tradito la propria intima natura, mantenendosi umile, riservato, un semplice servo della chiesa fino alla fine. Alla sua proclamazione a titolo di Santo, un’emozione fortissima si è legata a un lungo e commosso applauso.

Le altre due giornate romane le abbiamo trascorse ad ammirare le meraviglie che la città eterna mostrava ai nostri occhi: le Basiliche, la Scala Santa, i tesori del Vaticano, l’altare della Patria ed una lunga sequenza di splendidi monumenti che non trovano eguali al mondo.

Il quarto giorno, partenza per Pietrelcina. Qui ci aspettava la visita alla casa dove, nel 1877, nasceva Francesco Forgione, il Santo noto al mondo intero col nome di Padre Pio.

È stato davvero curioso entrare in quella piccola casetta di montagna e ritrovarsi a pensare a come una vita tanto straordinaria possa scaturire da un posto tanto semplice. Ripartiti, siamo giunti in serata presso il nuovo santuario di San Giovanni Rotondo, per recitare il S. Rosario. Subito dopo abbiamo sfilato per il tempo di un saluto, dinanzi alle spoglie mortali del Santo, alloggiate in una teca di cristallo e circondate da un tripudio d’oro e mosaici, un’immagine tanto splendente quando lontana dalla modesta casa che l’ha visto nascere. 

Il quinto giorno, visita guidata al Convento delle Grazie, il luogo nel quale Padre Pio ha trascorso gran parte della vita, donandosi agli altri, senza sosta, e promuovendo il suo messaggio spirituale. La visita al minuscolo spazio della sua umile cella, conservato dai frati che provvedono a mantenere con cura i pochi oggetti posseduti dal santo, è stato uno dei momenti che più mi hanno emozionato. Nel pomeriggio, partenza per Monte Sant’Angelo, per la visita guidata al santuario di S. Michele, una delle chiese più suggestive che ci sia capitato di ammirare.

Risalendo la nostra penisola, ci attendeva ancora un’ultima tappa, non meno importante: la visita alla Santa Casa di Loreto, uno dei luoghi più sacri per la cristianità. Quanti volti e quante storie abbiamo incrociato in questo lungo pellegrinare di oltre 1900 km in pullman, senza contare le decine di km a piedi…

Quante testimonianze di fede vissuta abbiamo letto negli occhi dei ragazzi accalcati in piazza San Pietro, nei pellegrini raccolti in preghiera nei santuari visitati, negli anziani che sorretti dalla forza che solo lo Spirito Santo può trasmettere, affrontavano lunghe camminate per portare omaggio ai luoghi di vita di S. Padre Pio.

Lo Spirito Santo agisce in noi, ci da la forza per raggiungere le vette più alte per respirare, purificarci, risanarci, liberarci, per godere la pace piena di Gesù, fatto uomo per salvarci e condividere con lui la sua santità.

È stato un pellegrinaggio spiritualmente molto profondo e altresì ricco di calore umano; l’affiatamento venutosi a creare fra tutti i partecipanti ha caratterizzato un clima fraterno, grazie anche a Monsignore, che ha contribuito a tenere alto il morale con del sano buonumore.

Un grazie agli organizzatori, all’autista Fausto, a tutti i compagni di viaggio e a Dio, che ci ha accompagnato e restituito alle nostre famiglie.

Maria Rosa, Patrizia, Rosanna e Lucia

Pellegrinaggio di San Valentino 2019

Roma paleocristiana

per coppie e famiglie

Programma

Venerdì 15 febbraio
  • Partenza da Leno in piazza alle ore 5.00 (venire un momento prima);
  • Sosta per la colazione lungo il percorso;
  • Pranzo in autogrill a Roma nord oppure al sacco (ognuno si organizzi);
  • Nel pomeriggio visita alle Catacombe di Priscilla;
  • Spostamento e visita delle Basiliche di Santa Prassede e di Santa Pudenziana;
  • In serata arrivo in albergo, sistemazione, cena e pernottamento.
Sabato 16 febbraio
  • Prima colazione in albergo;
  • Partenza per la visita del Battistero Lateranense;
  • Visita al monastero e Chiesa dei Santi Quattro Coronati;
  • Pranzo presso il ristorante “La pace del Cervello”;
  • Nel pomeriggio visita della chiesa di Santo Stefano Rotondo al Celio;
  • Visita guidata alla Basilica di San Clemente;
  • Camminata verso l’Aventino: visita della Chiesa di Santa Sabina, del Giardino degli Aranci, Chiese di Sant’Alessio, Sant’Anselmo e al Roseto comunale;
  • In serata rientro in albergo, cena e pernottamento.
Domenica 17 febbraio
  • Prima colazione in albergo;
  • S. Messa domenicale;
  • Passeggiata tra piazza Venezia e Trastevere: Basilica di San Marco, Chiesa di Santa Maria Ara Coeli, Chiesa di Santa Maria in Cosmedin;
  • Passaggio sull’Isola Tiberina e Ghetto, Piazza e Chiesa di Santa Maria in Trastevere;
  • Pranzo al sacco fornito dall’albergo. Fermata a Salaria est;
  • Rientro in serata a Leno.

Quota di partecipazione individuale: 290 € da portare al momento dell’iscrizione in Segreteria Parrocchiale in via Dante 15, nei giorni mercoledì – giovedì – venerdì dalle 9.00 alle 12.00. In caso di rinuncia verrà trattenuta la somma di 50 € a testa. Portare al momento dell’iscrizione i dati di ciascun partecipante.

Camminando s’impara

Il vescovo Tremolada è arrivato in Brasile per incontrare, nel suo secondo viaggio missionario dopo l’Albania, i fidei donum presenti in America Latina. Don Raffaele Donneschi è l’ultimo dono della Diocesi di Brescia alla Chiesa brasiliana

A 66 anni don Raffaele Donneschi si è rimesso nuovamente in gioco dall’altra parte del mondo. Nel mese di ottobre è ritornato ad annunciare il Vangelo in Brasile, là dove aveva già trascorso un lungo periodo (dal 1982 al 1994) come fidei donum. Nel suo ministero ha svolto diversi servizi: curato a Castenedolo e a Roncadelle, parroco di Zone, curato a Botticino e direttore, dal 2002 al 2012, dell’Ufficio per le missioni. Dal 2011 era parroco del Violino e dal 2012 anche della Badia.

Don Raffaele, com’è stato l’impatto con il Brasile? Quanto è cambiato rispetto alla sua precedente esperienza?

Mi sento ancora troppo nuovo di Brasile per poter esprimere delle opinioni che non siano eccessivamente di pelle e condizionate da una lettura parziale e superficiale… Sono passati 24 anni da quando ho lasciato la parrocchia brasiliana di S. Luzia, situata nella campagna e nella foresta, ora mi ritrovo a Macapà, in una città di 500mila abitanti, capitale dello stato di Amapà, e parroco da tre settimane della parrocchia della Cattedrale, in una realtà quindi che è sempre un po’ anomala rispetto alle altre parrocchie. L’impressione è di un forte ingresso nella modernità, da un lato nell’ipertecnologia (qui si vota da anni utilizzando il computer anche nel più sperduto villaggio amazzonico…) e dall’altro i problemi di sempre: la corruzione è diffusa, la società è molto divisa socialmente ed economicamente, la burocrazia è imperante e asfissiante.

Che tipo di Chiesa sta respirando? Quali differenze e quali analogie trova con le comunità cristiane italiane?

La Diocesi di Macapà risente della sua giovane costituzione: dei circa 50 sacerdoti, solo 14 sono i diocesani locali, le parrocchie sono molto vaste come territorio, quelle extra-urbane, oppure troppo numerose quelle ubicate in città. Essendo la maggioranza del clero di estrazione e formazione molto eterogenea (diocesani locali, diocesani fidei donum da altre Diocesi brasiliane, religiosi di varie Congregazioni e Ordini…) si percepisce la “tentazione” di una pastorale proposta secondo la propria visione di Chiesa e non “Diocesana”, condivisa e progettata insieme (tentazione del resto da cui non è immune nemmeno la nostra Diocesi bresciana… che pure gode di una storia molto antica). Ciò che più colpisce è ancora la forte dimensione della religiosità popolare che spinge molti cattolici a partecipare a devozioni, processioni, benedizioni… Non sempre, però, segue un forte coinvolgimento con le scelte di vita… Certamente bisogna sottolineare il buon coinvolgimento di laici impegnati e corresponsabili che assumono servizi e ministeri nella liturgia, nella pastorale, nella catechesi, nella gestione anche pratica della parrocchia e della comunità… Tra i cattolici impegnati è molto presente la dimensione “missionaria”; si sente parlare molto di “azioni e scelte pastorali evangelizzatrici”, bisognerà poi vedere in concreto quali proposte saranno attuate e, soprattutto, quali saranno i soggetti di questa azione. Un fenomeno per me assolutamente nuovo, mi sembra non ancora visibile in Italia, è costituito dalle “nuove comunità”, mentre continua la forte presenza dei Movimenti ecclesiali. Così definisce le “Nuove Comunità” un articolo della Civiltà Cattolica dell’11 marzo 2017: “Non è ancora chiara la relazione che esiste tra le nuove comunità e i Movimenti ecclesiali. Alcuni li indicano entrambi come realtà associative. Noi siamo dell’idea che i Movimenti ecclesiali abbiano una portata più ampia, e che le nuove comunità abbiano una natura più concreta. Esse sono nate in grande maggioranza dal Rinnovamento carismatico cattolico, che consideriamo un Movimento ecclesiale”. Oggi si calcola che in Brasile vi siano circa 800 nuove comunità: il numero è in continua crescita.

L’incontro con le altre culture è determinante in una società che tende a rinchiudersi… Vale per l’Italia ma vale anche per il Brasile dove la Conferenza episcopale ha espresso perplessità e preoccupazioni sull’elezione di Bolsonaro soprattutto per il tema degli indigeni e dei poveri…

Ho assistito da spettatore alla campagna elettorale per il secondo turno delle presidenziali… Certamente sono state elezioni molto divisive, nella società e anche nel mondo cattolico. La tentazione di escludere le minoranze, gli emarginati, gli immigrati (fenomeno che in Brasile si sta affacciando da poco alla ribalta, soprattutto a causa della situazione tragica del Venezuela) e il calcare la mano sulla questione sicurezza, senza tener conto che l’insicurezza non è causa ma effetto di una società diseguale ha portato l’elettorato a una scelta che desta non poche preoccupazioni, tra cui anche quella di una “svolta militare e autoritaria”. Sono molte le incognite che gravano sul futuro politico di questo Paese, soprattutto perché non è ben chiaro chi sta muovendo la “macchina Bolsonaro”, chi detterà le strategie economiche… di cui in campagna elettorale il neo presidente e il suo entourage non hanno dato con chiarezza le linee guida e prospettive. Quello che sembra certo è che prevarrà un neo-liberismo aggressivo (già si parla di privatizzare le grandi realtà dell’energia che adesso sono in forma partecipata), che le grandi lobbies economiche faranno sentire il loro peso, visto che godono di notevoli numeri di deputati e senatori eletti sotto le loro insegne… A questo proposito è da segnalare un fenomeno, penso tutto brasiliano, della cosiddetta “Bancada Evangelica”, cioè il folto gruppo di deputati (75) e senatori (3) che sono i rappresentanti delle chiese-gruppi chiamati “evangelici” (da non confondere con le Chiese Protestanti) e costituiscono la terza forza parlamentare: si pongono politicamente a destra, e quindi dalla parte del neo eletto presidente, pure lui “evangelico”.

Che servizio l’attende? Perché ha scelto di ripartire?

Il vescovo dom Pedro José Conti, bresciano doc e mio compagno di ordinazione, mi ha nominato parroco della parrocchia della Cattedrale di S. José, che è Patrono anche della Diocesi e dello Stato. Sono parroco da tre settimane e mi sto guardando intorno. Della Parrocchia fanno parte l’antica Cattedrale seicentesca (unico ricordo della colonizzazione portoghese insieme alla Fortezza che domina il Rio delle Amazzoni) dove si celebra la Messa da lunedì a venerdì, a mezzogiorno… e la chiesa di S. Antonio molto venerato da queste parti. La parrocchia è nel quartiere del centro e occupa la zona commerciale della città… ci sono più negozi che abitazioni residenziali e in parrocchia ci sono molti volontari e laici che per vari motivi confluiscono in Cattedrale… La sfida sarà quella di “scoprire” anzitutto i parrocchiani residenti e coinvolgerli nel cammino di comunità, in una parrocchia del resto già ben organizzata nelle varie pastorali e nei servizi. Perché ripartire? L’amico dom Pedro era rimasto senza parroco della Cattedrale e mi ha provocato con una richiesta di aiuto, io ricordavo ancora il portoghese e ho pensato che forse potevo ancora “tappare un buco” per qualche anno… Il vescovo Pierantonio ha condiviso la proposta e mi dato il “mandato”. Se Dio parla ancora attraverso i segni e le persone, vuol dire che doveva essere Macapà il luogo dove svolgere il mio ministero per quanto il Signore vorrà ancora concedermi.

Nuovi stili di viaggio

Giovedì 8 novembre iniziano “I giovedì della missione”, venerdì 9 novembre viene invece presentato il percorso per i giovani dai 18 ai 30 anni

Aprirsi al mondo significa aprire la mente e il cuore. Il Centro missionario propone “Nuovi stili di viaggio”, un corso di formazione per quanti (singoli, gruppi o oratori) desiderano avvicinarsi al mondo della missione e, dove possibile, sperimentare anche un’esperienza estiva di servizio ma soprattutto di ascolto all’estero.

Sono gli stessi giovani che hanno vissuto un’esperienza a raccontare, in un video diffuso sui canali social, le loro emozioni. E così con le loro parole descrivono la missione. Meravigliarsi, incontrare, sorridere, imparare, allargare gli orizzonti, incontrare il prossimo, toccare con mano il divario economico tra Nord e Sud del mondo. Beatrice, ad esempio, ha vissuto tre esperienze in Mozambico nella missione dei Padri della Sacra Famiglia di Martinengo. La prima esperienza, nel 2015, arrivata quasi per caso, ha deciso di cogliere la proposta di un amico prete che accompagnava un gruppo di giovani della parrocchia. É partita senza particolari aspettative. Ci è poi tornata negli anni successivi.

“Vivere in un paese africano è una scelta d’Amore, che comporta anche un pizzico di follia. Tornare in Mozambico carica.. è il mio polmone, ogni volta sembra che tutto intorno a me e dentro di me ricominci ad avere un senso. E il senso più profondo di tutto questo è la presenza di Dio, che si fa forte e ben visibile nelle persone che incontro. Sì, perché tutto parte da Lui e quando i segni sono chiari… anche la vita assume un significato bello, intenso, pieno. Così si fa chiara la direzione del mio cammino…”. Venerdì 9 novembre alle 20.30 il percorso, per i giovani dai 18 ai 30 anni, viene presentato al Centro pastorale Paolo VI da Claudio Treccani, animatore del Centro missionario. “I giovani che vivono questa esperienza in missione percorrono un tratto molto breve di tre settimane per incontrare una cultura diversa, per arricchirsi spiritualmente e per tornare con un bagaglio di gioia in più. Non siamo in missione per svolgere un’attività, ma per comprendere lo stile di vita delle popolazioni locali. Attraverso il confronto e lo scambio valoriale, aiutiamo i giovani a fare un discernimento futuro nella loro vita”. Partire del resto come scriveva mons. Helder Camara è anzitutto “uscire da sé. Rompere quella crosta di egoismo che tenta di imprigionarci ne nostro io”.

I giovedì della missione. Ritornano, con inizio alle 20.30, “I giovedì della missione” nella Casa comboniana di viale Venezia. Rappresentano un momento di formazione aperto a tutti. E riprendono alcune priorità segnalate dal Vescovo nella sua prima omelia programmatica: la santità, i poveri, gli stranieri e la sinodalità. Il primo appuntamento, l’8 novembre, è con il Vescovo che si confronta su “Una santità che attrae ed evangelizza/Paolo VI”. Il 13 dicembre due giovani che hanno partecipato al Sinodo si confrontano con padre Piero Demaria, missionario della Consolata. Il 10 gennaio suor Grazia Anna Morelli modera l’incontro, sul tema “Parrocchie in ‘uscita’ missionaria”, con don Nandino Capovilla e con don Marco Campedelli. Il 14 febbraio mons. Vincenzo Paglia dialoga con Anselmo Palini sulla figura di Romero. Il 14 marzo don Alberto Vitali, direttore Migrantes e parroco di Santo Stefano Maggiore, e don Fabio Corazzina portano il loro contributo su “Chiesa dalle genti a Brescia? Per una parrocchia meticciata”. L’11 aprile le “Donne migranti si raccontano”: Anna Pozzi raccoglie le testimonianze di Carmen Rosario Sanchez della comunità peruviana di Milano e di suor Claudia Biondi (responsabile del settore tratta della Caritas Ambrosiana). Infine, l’ultimo approfondimento, sulla messa al bando delle armi nucleari “Brescia ripensaci”, con Francesco Vignarca (coordinatore Rete Italiana Disarmo), Lisa Clark (per la Campagna Icana) e Piergiulio Biatta (presidente di Opal).