Il vero modo di santificare la festa

Tratto dal libro di Tonino Lasconi

Come vivrebbe oggi la domenica Gesù?

Ce lo rivela con un’altra delle sue frasi fulminanti:

Il sabato è stato fatto per l’uomo, non l’uomo per il sabato.

Per comprendere questa frase di Gesù è necessario esaminare il contesto, cieè quando e perché è stata pronunciata e a chi è stata rivolta.

È sabato.

Gesù con il suo gruppo di amici è in viaggio. I discepoli, passando attraverso dei campi di grano, per calmare la fame, strappano alcune spighe, le sfregano con le mani e poi mangiano i chicchi.

Il gruppo, come sempre, è tallonato dai farisei alla ricerca ossessiva di pretesti per accusarlo.

Infatti eccoli all’attacco:

Perché i tuoi discepoli fanno di sabato quello che non è permesso?

Di sabato Ia legge di Mosè proibiva di lavorare.

La proibizione, nata dal comandamento:

«Ricordati del giorno di sabato per santificarlo» era seria. Essa tendeva a far sÌ che anche coloro che erano costretti a sgobbare tutti i giorni, come i poveri e gli schiavi, potessero avere un giorno di riposo, di respiro, di festa.

I fàrisei, con una serie di norme minuziose e meschine, erano riusciti a ridurla una gabbia, una prigione che permetteva sì e no di respirare.

Figuratevi se Gesù poteva accettarla!

Infatti, forse soltanto una mezz’ora dopo, Gesù, entrato nella sinagoga del paese dove era arrivato, si trova davanti un uomo con una mano paralizzata. I fàrisei lo aspettano al varco, perché quella frase di Gesù ronza ancora dentro le loro orecchie: «Vediamo se ha il coraggio di mettersi a lavorare di sabato come hanno fatto i suoi discepoli in mezzo ai campi di grano»

Gesù, come al solito, li prende in contropiede.

Invitato il poveretto a mettersi in mezzo alla stanza, chiede alla combriccola dei farisei: «È lecito in giorno di sabato fare il bene o il male, salvare una vita o toglierla?».

Quelli, zitti!

Allora Gesù, dopo averli fulminati con gli occhi, girando tutt’intorno il suo sguardo, con indignazione dice a quell’uomo: «Stendi la mano!». Il poveretto stende la mano e la mano è guarita.

E i fàrisei? Invece di lodare Dio, di fare festa perché un uomo ha ritrovato la salute, la possibilità di lavorare, la qualità della vita, cosa fanno? Escono dalla sinagoga e «tengono consiglio contro di lui per farlo morire».

Roba da matti! Pazzesco!

Gesù vuole riportare il sabato a come Dio lo ha pensato, a un giorno di festa, di gioia, di serenità, di cose belle, impossibili negli altri giorni sottoposti alla dura legge del lavoro, e loro, invece di ringraziarlo, si arrabbiano e vogliono toglierlo di mezzo.

E sì! Contro questa ristrettezza di intelligenza e di cuore dovette lottare Gesù per ricordare che Dio non ci ha dato i suoi comandamenti per farsi un piacere, ma per farci un piacere, per la nostra gioia, per la nostra festa.

Macché! I fàrisei questo non riuscivano proprio a capirlo, nonostante Gesù ce l’avesse messa tutta.

Lo sappiamo! Nei giorni feriali, per ottenere un miracolo, bisognava pregarlo. Di sabato era lui che andava a cercare la persona da miracolare: l’uomo con la mano paralizzata, per l’appunto; la donna con una gobba che non le permetteva né di guardare né di esser guardata; l’idropico, un uomo con l’acqua nella pancia perché sregolato nel mangiare e bere; il malato che da trentotto anni (trentotto anni!) aspettava di guarire gettandosi per primo dentro una piscina dalle acque terapeutiche e, invece arrivava sempre ultimo; il cieco fin dalla nascita che non aveva mai potuto vedere la luce, i colori, i volti. Tutte vite ferite, umiliate, da riportare alla dignità, alla gioia, alla qualità e alla bellezza della vita.

E i fàrisei si arrabbiavano. Non capivano…

Cosa succede con il nostro giorno del Signore, la domenica?

Sì, la domenica. Lo sappiamo: Gesù ha portato il sabato alla domenica, il giorno del Signore, il suo giorno, arricchendolo con il dono del suo corpo e del suo sangue come cibo e bevanda:

Prendete e mangiate. Prendete e bevete. Sono per voi. Per sostenervi nel cammino del bene, del bello, del vero. Per aiutarvi a vivere come io sono vissuto.

Un dono straordinario, unico, impensabile: la Messa. Questo è la Messa! E noi?

Come i fàrisei. Né più né meno. Anzi: molto di più! La scambiamo per un obbligo, per un peso, per un favore da fare al Signore: «Mi tocca andare a Messa!».

Pazzesco! Gesù ci offre se stesso e noi: «Mi tocca andare a Messa! Uffa!». Come dire: «Mi tocca andare a prendere un dono! Uffa!».

Ma la domenica non è solo la Messa! È poter fare tutto quello che negli altri giorni ci è reso difficile, dalla scuola, dal lavoro, dagli impegni, dalla fretta. La domenica è poter fare delle cose gratis, che nessuno ci impone, nessuno ce le chiede, nessuno ce le paga: stare con gli amici, far visita a un parente, stare con la famiglia senza gli occhi fissi sull’orologio, andare a trovare un malato, organizzare una passeggiata…

Invece? Eccoci di nuovo con gli occhi sull’orologio: «Forza! Via! Corri che si fa tardi!».

Tutti al mare d’estate. Tutti in montagna d’inverno. Ingorghi sull ‘autostrada, incidenti, litigate.

E allora: stress! Poi c’è il torneo di basket o di pallavolo; la gara di nuoto o di pattinaggio; il saggio di chitarra… E bisogna vincere. Bisogna far bella figura. E allora: stress!

Poi la cosa più assurda: ragazzi e ragazze che dormono fino alle tre del pomeriggio perché sono tornati alle sette del mattino dalla discoteca, come zombi, rimbambiti dal rumore, dalle luci, dal sonno, dalle droghe, dalla fatica…

Mi sa che i fàrisei al nostro conftonto erano dei geni.

Gesù al sabato -la nostra domenica- non mancava mai di andare nella sinagoga -a messa-, non disdegnava un bel pranzo, ma poi si dedicava a tutti coloro che avevano bisogno di Lui.

Così santificava la festa.

Riflessioni

Dall’inizio di Marzo tutte le funzioni religiose sono state sospese per l’emergenza Coronavirus nessuna funzione si è più potuta fare sospeso tutto anche Gesù è stato sospeso in obbedienza a chi…!!!!

Dobbiamo ringraziare Mons. Renato, Don Davide, Don Ciro, Don Alberto che ci hanno dato la possibilità di seguire le messe su youtube dell’oratorio e di ascoltare le loro riflessioni .

Il pericolo è, spero di sbagliarmi, che ascoltare le funzioni comodamente in poltrona diventi un’abitudine difficile da perdere.

Anche ora che ci si può recare in chiesa dal 18 di Maggio siamo dispensati o giustificati dal non andare dalla Diocesi di Brescia.

Il punto 16 del prontuario per i fedeli recita così “In questa fase non sei tenuto all’assolvimento del precetto festivo con la presenza alla messa in chiesa. Se desideri partecipa alla messa attraverso i mezzi di comunicazione”.

É stato e sarà ancora un periodo difficile ma spero che da questo Noi cristiani dobbiamo ripartire per rafforzare la nostra fede e ritornare a vivere l’Eucarestia e la Domenica come ci ha insegnato Gesù.

Tanti volti per il vero Volto

Il sussidio per la Quaresima missionaria 2019, distribuito in 80mila copie nelle parrocchie della diocesi, propone un’esperienza di incontro con volti, che aiuteranno a scoprire “Colui che vive e cammina con noi: il Signore Gesù”. Sul canale YouTube de “La Voce del Popolo” le interviste ai fidei donum che il vescovo Pierantonio ha incontrato il Brasile lo scorso novembre

“Il cammino si fa più volentieri quando lo si affronta insieme” scrive don Roberto Ferranti, direttore dell’Ufficio per le missioni, in una breve nota che apre “Nei volti, il volto”, il sussidio che la Diocesi di Brescia ha messo a punto per la Quaresima 2019. Il percorso quaresimale messo a punto per quest’anno si presenta come un’esperienza di incontro con dei volti, che aiuteranno a scoprire “Colui che vive e cammina con noi: il Signore Gesù”. I volti che nello scorrere delle settimane di Quaresima si potranno incontrare dalle pagine del sussidio racconteranno la missione della Chiesa nel mondo, il suo farsi vicina ad ogni uomo e donna, ad ogni popolo, ad ogni situazione di vita.

“I volti che incontreremo –continua ancora don Ferranti – ci aiuteranno ad assumere le attenzioni del volto di Gesù verso tutti coloro che vivono vicino a noi; i volti che incontreremo ci muoveranno alla necessità di condividere quello che abbiamo, con la nostra carità, con chi è meno fortunato di noi”. I volti che costellano le pagine della pubblicazione aiuteranno a pregare di più, proprio come desidera il vescovo Tremolada nella sua lettera pastorale: “Vorrei che non parlassimo troppo della preghiera ma che semplicemente pregassimo, che lo facessimo il più possibile e nel migliore dei modi, che lo facessimo insieme, come Chiesa del Signore, ma anche personalmente, ciascuno nel segreto del suo cuore, nel raccoglimento di momenti a questo dedicati, dentro le stanza della propria casa, prima di recarsi al lavoro, prima dei pasti, all’inizio e alla fine delle giornate”.

I volti diventano così un aiuto a vivere in modo proficuo l’ormai imminente Quaresima che deve accompagnare all’incontro con il Volto. Sono gli stessi volti che anche “Voce” ha avuto modo di incontrare nel corso del viaggio che mons. Tremolada ha compiuto in Brasile nel novembre del 2018. In quell’occasione il Vescovo ebbe modo di incontrare molti dei fidei donum che operano in Sud America e con la loro opera testimoniano quel “bello del vivere” che consente di far incontrare il Volto. Quegli incontri sono diventati interviste che, in queste settimane di Quaresima, saranno presentate sul canale YouTube de “La Voce del Popolo”. Di settimana in settimana, così, saranno i volti di don Giannino Prandelli, missionario in Venezuela, di don Giovanni Magoni, che, insieme a don Lino Zani, presta la sua opera a Mazagao, una parrocchia nel nord del Brasile, con circa 24mila abitanti che vivono in un’ottantina di comunità; di don Raffaele Donneschi, tornato nel settembre dello scorso anno in Brasile, dopo una precedente esperienza come fidei donum; di don Santo Bacherassi, dal 1998 in Uruguay; di don Pierino Bodei, di don Giuseppe Ghitti, di don Paolo Zola e di don Renato Soregaroli, fidei donum in Brasile, rispettivamente dal 2000, 1982 e 2009. Con i loro volti ci saranno anche quelli dei vescovi Conti e Verzeletti che da anni guidano diocesi brasiliane, di mons. Voltolini, arcivescovo emerito di Portoviejo, e di don Tarcisio Moreschi, fidei donum in Tanzania dal 1993, della missionaria laica Gabriella Romano.

Il Vero Natale

Quest’anno non ci sarà il Natale, ci sarà un festa ma non il Natale.

Sugli scaffali dei negozi si trovano già i panettoni, pandoro e i torroni, qualche temeraria pubblicità si fa spazio con nuove idee per la festa che verrà, c’è anche chi prenota la vacanza, si parte il 22 e si torna dopo capodanno; meglio cambiare ambiente, perché la solita routine logora…

Tra qualche giorno andremo alla ricerca di nuove luci, di nuovi decori, non le solite coseche ormai hanno stancato, qualcosa di mai visto, qualcosa di nuovo. Poi penseremo ai regali che dovranno lasciare i nostri figli a bocca aperta, perché “noi Natale non lo sentiamo più ma loro lo devono sentire…”. Ci sarà da perderci tempo ma se ci diamo da fare troveremo anche qualche addobbo tridimensionale che tutti noteranno e così faremo bella figura davanti agli altri.

Questo non è Natale.

Il 25 Dicembre, il giorno del SANTO Natale, nasce Gesù, a Betlemme… nasce per noi. Di nuovo, anche quest’anno. Anche se siamo distratti, anche se abbiamo la festa delle luci e delle belle apparenze, anche se non abbiamo voglia di impegnarci ad accoglierLo, Lui nasce di nuovo per noi! Proviamo a fermarci un attimo solo a pensare che è Gesù la vera Luce nuova, è solo Lui che ci può salvare dalla noia che  spinge a cercare alternative che diano senso ad una vita noiosa. Proviamo a destarci da questo torpore… Dobbiamo riscoprire il significato del Natale insieme ai nostri bambini, alle nostre famiglie e ai nostri cari: abbiamo una grande responsabilità nei loro confronti, dobbiamo scrollarci di dosso la pigrizia e spiegare ai bambini  cosa significa veramente il Natale! Dio che si fa carne e viene ad abitare in mezzo noi.

Iniziamo a raccogliere il muschio per il presepe, togliamo la capanna dalla custodia, rispolveriamo le statuine e prepariamoci all’Avvento, cioè all’ attesa, perché Gesù ci possa trovare entusiasti per la Sua venuta e con la gioia nel cuore. Se riscopriremo il vero significato del Santo Natale allora anche le lucine avranno un senso, la gioia della Festa sarà grande, si sentirà e sarà contagiosa. Il vero Regalo è Gesù che dona Se stesso per la nostra salvezza. Se solo fossimo capaci di fermarci un attimo a riflettere su che Dono meraviglioso ci viene fatto!!! Dio che si incarna e Si rende presente. Allora sì che rimarremmo tutti a bocca aperta. Abbiamo un’altra occasione per vivere il Vero Natale, non sprechiamola… Le luci, gli addobbi, i panettoni, sì vanno bene, ma è Gesù da aspettare, è Lui da festeggiare.

Gesù non mancherà all’ appuntamento, presentiamoci anche noi.

Buon Natale.