Adorare Gesù

Adorare! Cosa significa? Cosa si adora? 

“Al vedere la stella provarono una grande gioia… Videro il bambino con Maria sua madre, si prostrarono e lo adorarono…” (Matteo 2, 9-11). “I pastori se ne tornarono, glorificando e lodando Dio per tutto quello che avevano udito e visto…” (Luca 2,20). 

Davanti ad un bambino appena nato si ammira  con stupore  una meraviglia di amore…  Si rimarrebbe sempre lì, in continuazione. Lo guardiamo con occhi particolari…. con gli occhi del cuore. Questa immagine  ci  rimane e ci dà gioia . 

Adorare è questo: guardare con amore… amare… amare con grande trasporto.

Tutti sappiamo che Gesù è sempre presente e vivo nel Tabernacolo e ad ogni celebrazione eucaristica lo possiamo ricevere. La Chiesa però dona anche la possibilità di esporre il Santissimo Sacramento per adorarlo e questi momenti diventano momenti preziosi e di grande grazia. 

Ogni primo venerdì del mese nella nostra parrocchia abbiamo la possibilità di  vivere e partecipare a questa grazia dell’adorazione eucaristica, che inizia alla fine della messa vespertina (alle 19,00 circa) e continua tutta notte fino alla prima messa del sabato delle ore 8. La scelta della veglia notturna è nata  per ricordarci che  Gesù stesso  ha chiamato per nome gli apostoli affinché  rimanessero con Lui a vegliare e pregare nell’orto degli Ulivi (cfr. Matteo 26, 36-45).

Anche oggi  Gesù ci chiama  personalmente a stare con Lui. Durante l’adorazione  avviene un incontro con Gesù vivo e presente che ci trasforma… É  la gioia dell’uomo che è colpito nel cuore dalla Luce di Dio, gioia di chi ha trovato ed è stato trovato.

Adorare il Santissimo Sacramento significa stare davanti a Gesù con amore, aprendo il nostro cuore  facendo nascere un incontro… Lì impariamo anche  ad ascoltare. Chi adora dà testimonianza di amore ricevuto e contraccambiato. L’adorazione può essere personale o comunitaria. L’adorazione comunitaria rappresenta il bello di essere comunità.  In questo momento di comunione di persone, la preghiera, il canto e la Parola ci fanno diventare un corpo solo in Gesù .L’adorazione personale, in un dolce silenzio, ci permette una intima relazione con Gesù. Sia durante il tempo comunitario che in quello personale  possiamo confidare a Gesù le nostre difficoltà, quelle dei nostri cari, del mondo intero; possiamo dirgli quanto Lui è importante nella nostra vita o quanto vorremmo lo fosse; possiamo chiedergli di aumentare la nostra speranza e fiducia. Se ci abituiamo, Gesù diventa nostro amico e possiamo continuare questo incontro in ogni attimo della vita, dando un valore diverso ad ogni istante che trascorre. Si impara ad adorare adorando, come si impara ad amare amando… Gesù non sarà più un estraneo, ma nascerà un’intimità grande.

Per assicurare una presenza continua durante tutto il tempo dell’esposizione del Santissimo, si è costituito il gruppo “Acqua Viva”, formato da persone che danno la disponibilità e si impegnano ad orari prestabiliti a non lasciare Gesù da solo durante la notte… Per chi partecipa questo è diventato un appuntamento fondamentale che dà forza e speranza per il cammino quotidiano. È un gruppo aperto a tutti quelli che desiderano fare questa esperienza. Dopo circa tre anni possiamo dire che andare e stare davanti a Lui è semplicemente bello. Vi invitiamo  a questa esperienza con le parole di un canto:

“Il Tuo Santo Spirito ci guidi là dove sei Tu… Alla Tua Presenza Signore Gesù!”

Gruppo “Acqua Viva”  (cell. 3395450624;   3317296698)

Li amò sino alla fine

Venerdì Santo

Introduzione

Venerdì santo. In questo giorno contempliamo la Passione e la morte in croce di Gesù. Egli muore per amore nostro, dà la sua vita in riscatto della nostra.

Preparazione

La famiglia si raccoglie davanti al Luogo della Bellezza.
Se non è già accesa dalla sera prima, si accende la candela.
È il tempo di unirci al cammino che ha percorso Gesù fino alla sua morte in croce.
Silenzio e preghiera come Gesù nell’orto degli Ulivi.
In un momento di silenzio raccogliamo tutte le intenzioni della nostra preghiera. Raccogliamo tutta la sofferenza che la nostra famiglia, la nostra comunità, il mondo intero sta vivendo in questo tempo.

  • Ognuno nel suo cuore dirà: “Signore accogli il dolore e la sofferenza di ______________ e portalo con te sulla croce”.

Ascolto della Passione di Gesù

Ascoltiamo alcuni brani della passione di Gesù.

Ogni membro della famiglia può scegliere di fare un personaggio e leggere la propria parte.
C: cronista
+: Gesù
Lettere: vari personaggi

Dal vangelo secondo Giovanni

C: Allora i soldati, con il comandante e le guardie dei Giudei,
catturarono Gesù, lo legarono e lo condussero prima da Anna: egli infatti era suocero di Caifa, che era sommo sacerdote quell’anno. Caifa era quello che aveva consigliato ai Giudei: «È conveniente che un solo uomo muoia per il popolo».
Intanto Simon Pietro seguiva Gesù insieme a un altro discepolo. Questo discepolo era conosciuto dal sommo sacerdote ed entrò con Gesù nel cortile del sommo sacerdote. Pietro invece si fermò fuori, vicino alla porta. Allora quell’altro discepolo, noto al sommo sacerdote, tornò fuori, parlò alla portinaia e fece entrare Pietro.
E la giovane portinaia disse a Pietro:
A: «Non sei anche tu uno dei discepoli di quest’uomo?». C: Egli rispose:
D: «Non lo sono».
C: Intanto i servi e le guardie avevano acceso un fuoco, perché faceva freddo, e si scaldavano; anche Pietro stava con loro e si scaldava.
Intanto Simon Pietro stava lì a scaldarsi. Gli dissero:
A: «Non sei anche tu uno dei suoi discepoli?».
C: Egli lo negò e disse:
D: «Non lo sono».
C: Ma uno dei servi del sommo sacerdote, parente di quello a cui Pietro aveva tagliato l’orecchio, disse:
A: «Non ti ho forse visto con lui nel giardino?».
C: Pietro negò di nuovo, e subito un gallo cantò.
Condussero poi Gesù dalla casa di Caifa nel pretorio. Era l’alba ed essi non vollero entrare nel pretorio, per non contaminarsi e poter mangiare la Pasqua. Pilato dunque uscì verso di loro e domandò:
A: «Che accusa portate contro quest’uomo?».
C: Gli risposero:
F: «Se costui non fosse un malfattore, non te l’avremmo consegnato».
C: Allora Pilato disse loro:
A: «Prendetelo voi e giudicatelo secondo la vostra Legge!».
C: Gli risposero i Giudei:
F: «A noi non è consentito mettere a morte nessuno».
C: Così si compivano le parole che Gesù aveva detto, indicando di quale morte doveva morire.
Pilato allora rientrò nel pretorio, fece chiamare Gesù e gli disse:
A: «Sei tu il re dei Giudei?».
C: Gesùrispose:
+: «Dici questo da te, oppure altri ti hanno parlato di me?».
C: Pilato disse:
A: «Sono forse io Giudeo? La tua gente e i capi dei sacerdoti ti hanno consegnato a me. Che cosa hai fatto?».
C: Rispose Gesù:
+: «Il mio regno non è di questo mondo; se il mio regno fosse di questo mondo, i miei servitori avrebbero combattuto perché non fossi consegnato ai Giudei; ma il mio regno non è di quaggiù».
C: Allora Pilato gli disse:
A: «Dunque tu sei re?».
C: Rispose Gesù:
+: «Tu lo dici: io sono re. Per questo io sono nato e per questo sono venuto nel mondo: per dare testimonianza alla verità. Chiunque è dalla verità, ascolta la mia voce».
C: Gli dice Pilato:
A: «Che cos’è la verità?».
C: E, detto questo, uscì di nuovo verso i Giudei e disse loro:
A: «Io non trovo in lui colpa alcuna. Vi è tra voi l’usanza che, in occasione della Pasqua, io rimetta uno in libertà per voi: volete dunque che io rimetta in libertà per voi il re dei Giudei?».
C: Allora essi gridarono di nuovo:
F: «Non costui, ma Barabba!».
C: Barabba era un brigante. Essi presero Gesù ed egli, portando la croce, si avviò verso il luogo detto del Cranio, in ebraico Gòlgota, dove lo crocifissero e con lui altri due, uno da una parte e uno dall’altra, e Gesù in mezzo. Pilato compose anche l’iscrizione e la fece porre sulla croce; vi era scritto: «Gesù il Nazareno, il re dei Giudei».
I soldati poi, quando ebbero crocifisso Gesù, presero le sue vesti, ne fecero quattro parti –una per ciascun soldato–, e la tunica. Stavano presso la croce di Gesù sua madre, la sorella di sua madre, Maria madre di Clèopa e Maria di Màgdala. Gesù allora, vedendo la madre e accanto a lei il discepolo che egli amava, disse alla madre:
+: «Donna, ecco tuo figlio!».
C: Poi disse al discepolo:
+: «Ecco tua madre!».
C: E da quell’ora il discepolo l’accolse con sé. Dopo questo, Gesù, sapendo che ormai tutto era compiuto, affinché si compisse la Scrittura, disse:
+: «Ho sete».
C: Vi era lì un vaso pieno di aceto; posero perciò una spugna, imbevuta di aceto, in cima a una canna e gliela accostarono alla bocca. Dopo aver preso l’aceto, Gesù disse:
+: «Ècompiuto!».
C: E, chinato il capo, consegnò lo spirito. (mettiti in ginocchio e spegni la candela. Gesù è morto e si fece buio su tutta la terra!)
C: Dopo questi fatti Giuseppe di Arimatèa, che era discepolo di Gesù, ma di nascosto, per timore dei Giudei, chiese a Pilato di prendere il corpo di Gesù. Pilato lo concesse. Allora egli andò e prese il corpo di Gesù. Vi andò anche Nicodèmo – quello che in precedenza era andato da lui di notte – e portò circa trenta chili di una mistura di mirra e di áloe. Essi presero allora il corpo di Gesù e lo avvolsero con teli, insieme ad aromi, come usano fare i Giudei per preparare la sepoltura. Ora, nel luogo dove era stato crocifisso, vi era un giardino e nel giardino un sepolcro nuovo, nel quale nessuno era stato ancora posto. Là dunque, poiché era il giorno della Parascève dei Giudei e dato che il sepolcro era vicino, posero Gesù.

Grande preghiera di intercessione

Le braccia allargate di Gesù sulla croce, il suo Spirito che riempie la terra, ci fanno sentire tutti più vicini. Raccolti in questo abbraccio d’amore, ecco che anche la nostra preghiera di intercessione diventa più forte, più vera, più convinta.

Il fratello o la sorella maggiore iniziano la preghiera, tutti insieme poi rispondiamo:

Ti preghiamo per la Chiesa,
volto del tuo amore per ciascuno di noi.
Facci vivere sempre la comunione che nasce dal tuo amore.

Ti preghiamo per il papa,
il nostro vescovo e i nostri sacerdoti, riflesso della tua paternità.
Fa’ che nelle loro parole possiamo ascoltare la tua volontà di bene per ciascuno di noi.

Per tutti noi che crediamo nel tuo amore.
Aiutaci ad essere testimoni veri, raccontando la grandezza della tua misericordia.

Per coloro che non credono in te e sono stanchi della vita.
Attraverso la nostra amicizia e cura, possano sentire la tua consolazione.

Per tutte le persone che sono chiamate a governare il nostro Paese.
Dona a loro la sapienza della tua verità, perché anche in questo momento difficile ci aiutino a vivere nella giustizia e nel bene di tutti.

Per coloro che sono nella sofferenza, ammalati, soli.
Allontana Signore la stanchezza, la delusione e la disperazione: consolaci con la tua presenza.

Per coloro che in questo tempo hanno trovato la morte, spesso nella solitudine.
La comunione dei tuoi amici in cielo li accolga e doni a loro e a noi la certezza della tua Pasqua.

Il mistero dell’Amore

Dopo la preghiera, il figlio più piccolo prende tra le mani la croce, la bacia e dice queste parole con cui pregava anche san Francesco:

Ti adoriamo, Signore nostro Gesù Cristo, qui, nella mia casa, e in tutte le case e le chiese che sono nel mondo intero e ti benediciamo, perché con la tua santa croce hai redento il mondo.

E poi passa la croce ad un altro membro della famiglia, che farà gli
stessi gesti.

Nel piccolo vaso, metti un po’ di terra con dei semi e la croce che hai usato per la preghiera.
Come il chicco di grano oppure come il seme, che cade in terra e muore, è la vita di Gesù e la nostra, destinata a morire, a sfaldarsi, ad aprirsi, per dar vita alla nuova Vita.

Se riesci, prova a recuperare un po’ di semi di frumento o d’altro tipo.
Altrimenti puoi seminare anche dei fagioli (facilmente reperibili).

Il papà, o la mamma, prende il pane avanzato di ieri e distribuisce a
tutti un pezzo di pane, mentre insieme preghiamo il Padre nostro.
Alla fine del Padre nostro, mangiamo il pane benedetto. E concludiamo con queste parole:

Oggi inizia il giorno del Silenzio.
Questo è il giorno della morte di Dio.
Questo è il giorno del sepolcro, ma non può finire così.
La vita di Dio non parla di morte.
La vita di Dio è luce, amore, dono, resurrezione.
C’è silenzio e noi stiamo in silenzio,
aspettiamo con la speranza di chi crede in te, o Signore.
Con la speranza che, un giorno, vedremo la tomba vuota,
perché la terra, il cielo e la nostra vita si saranno riempiti di Te. Amen.

Nel silenzio lasciamo l’Angolo della Bellezza, con la candela spenta, il crocifisso e quello che resta del pane.

C’è silenzio su tutta la terra… il Signore della vita dorme nella morte!
Impegniamoci nella giornata di domani a custodire un po’ il silenzio ed evitare troppe distrazioni (musica, videogiochi, TV).

Dal vaso togli la croce e coprilo con una pietra.

Il sepolcro è chiuso, il seme è nel terreno, scende in profondità per iniziare la sua morte e al tempo stesso la sua vita. Gesù scende nel cuore della terra per riportare alla vita tutti quelli che lui ama. È il silenzio della vita che sta nascendo.

O Croce, benedici Brixia fidelis

Nel pomeriggio di oggi, al termine della Passione del Signore, il cammino del vescovo Tremolada per le vie deserte del centro storico per impartire, con la reliquia della Santa Croce, sette benedizioni alla città che piange, ma che ha anche il cuore già aperto alla gioia della Pasqua.

L’immagine del vescovo Tremolada che oggi pomeriggio, al termine della celebrazione della Passione di Cristo, attraverserà la città deserta portando la reliquia insigne del tesoro delle Sante Croci per impartire, in alcuni luoghi simbolo di Brescia, la sua benedizione resterà nella storia.

In questa Settimana santa del tutto particolare che culminerà, come ricorda nell’editoriale scritto per l’edizione de “La Voce del Popolo” di questa settimana, in una Pasqua  “che non scorderemo”, mons. Tremolada propone per le vie e le piazze della città “vuotata dal virus”, una nuova Via Crucis. Dopo il ricordo del cammino di Gesù verso la morte in croce, il Vescovo lascerà la Cattedrale, sostando in sette luoghi simboli del centro e benedicendo con la croce, simbolo della vittoria della vita sulla morte, le tante dimensioni della comunità colpite duramente dall’epidemia.

La sua sarà una benedizione che non intende solo lenirne i dolori e le sofferenze di queste settimane, ma anche la città, la comunità nel suo insieme, perché trovi la forza per rialzarsi e, più e meglio di prima, tornare a fare grande Brescia. Quella del Vescovo con la Santa Croce sarà una benedizione che si rifà all’epigrafe scolpita sulla facciata di palazzo Loggia, “Fidelis Brixia fidei et iusticiae consecravit” che nei secoli è diventata un punto di riferimento per la città, per la sua crescita, per le tante ripartenze dopo momenti bui e difficili.

Dopo avere lasciato la Cattedrale la tappa in piazzetta Vescovado, davanti all’episcopio, nel segno di quella fedeltà alla Fede che Brescia ha dimostrato e dimostra di coltivare: qui la benedizione di mons. Tremolada sarà per la comunità diocesana, per quella parte di Chiesa che vive in Brescia, nel suo insieme. Il cammino proseguirà poi verso il Teatro Grande. Nel segno della fedeltà alla bellezza in questo luogo simbolo è prevista la benedizione per il mondo della cultura che Brescia, città delle università, delle case editrici, dei musei, ha sempre coltivato, a dispetto di luoghi comuni infondati.

La terza benedizione è quella che il Vescovo impartirà in piazza Vittoria, idealmente scelta come luogo simbolo della Brescia che lavora, produce, innova e rinnova la sua fedeltà all’ingegno, all’intraprendenza. Pochi passi ancora e, davanti alla chiesa di Sant’Agata, la benedizione di mons. Tremolada sarà per le parrocchie, le famiglie, l’impegno di tanti laici che hanno saputo tradurre in opere e azioni la fedeltà alla misericordia. In piazza Loggia, luogo in cui hanno sintesi le tante ferite che la città ha conosciuto nel corso della sua storia, e nella fedeltà alla memoria la comunità trova la capacità di rialzare sempre la testa, il Vescovo proporrà la quinta benedizione, quella appunto alla città che non si è mai rassegnata ed è stata capace di risposte importanti alle sofferenze del corpo e dello spirito.

Pochi passi e il Vescovo arriverà nel cortile del Broletto. Qui, nel luogo che rappresenta idealmente tutte le dimensioni della brescianità, nel solco della fedeltà alla giustizia, la benedizione per le istituzioni, perché tutte, come in questi giorni, sappiano dare il meglio delle loro capacità per la ripartenza questa prova.

L’ultima benedizione sarà quella che mons. Tremolada impartisce alla città dal sagrato della cattedrale. Una sorta di consacrazione alla Santa Croce. Tanti sono i gesti di solidarietà che fanno di Brescia una città “casa-comune”, una città martoriata che , nel giorno in cui si fa memoria della morte di Cristo in croce, piange, ma che ha anche il cuore già aperto alla gioia della Pasqua.

La Passione del Signore e le benedizioni alla città potranno essere seguite, a partire dalle 15, in diretta televisiva e radiofonica sui consueti canali che in questi giorni permettono al Vescovo di arrivare nelle case di tutti i bresciani.

I giorni della Salvezza

DOMENICA DELLE PALME

Sei giorni prima della sua morte in croce, Gesù entrò trionfalmente in Gerusalemme, accompagnato dai discepoli e da una folla festante, che, agitando rami di palme, gridava: «Osanna! Benedetto Colui che viene nel nome del Signore! Osanna negli eccelsi!» Fu una manifestazione messianica voluta da Gesù per affermare la sua spirituale regalità, ma fu cosa modesta affinché il popolo non si confermasse nei suoi errori sull’interpretazione politica del Messia. Il rito solenne si svolge nei seguenti momenti:
– Benedizione dei rami di palma o di olivo: Il Sacerdote vestito con abiti rossi, simbolo di regalità, benedice con questa preghiera: «Benedici o Signore questi rami, e donaci la grazia di sentire in noi la Vittoria di Gesù!».
– Distribuzione dei rami: mentre i fanciulli cantano inni di gioia e di trionfo, il sacerdote passa alla distribuzione dei rami.
– Lettura del Vangelo: dove viene ricordato il fatto storico dell’ingresso trionfale di Gesù; mentre tutta la folla agitando rami, osannava al Messia. Solenne processione con i rami benedetti, per ripetere attorno alla Croce l’inno: «Gloria a Te, lode ed onore, o Re Cristo Redentore».
Al termine, la S. Messa introduce al Mistero della rinnovazione del Sacrificio sotto le misteriose apparenze del pane e del vino.

 

GIOVEDI’ SANTO

Il Giovedì Santo è il primo giorno del «Triduo Sacro», che celebra, con solenne austerità, la memoria della passione e della morte del Salvatore e ci fa rivivere avvenimenti lontani nel tempo, ma così vivi nel nostro ricordo e tanto impressi nel nostro cuore da farceli credere e sentire come presenti e come certamente nostri. Nel Giovedì Santo si ricorda principalmente l’istituzione del Sacrificio e del Sacramento eucaristico, gesto supremo di amore compiuto da Gesù alla vigilia della sua morte, al quale l’evangelista S. Giovanni allude con parole che valgono più di ogni altro commento: «Avendo Egli amato i suoi che erano nel mondo, li amò sino alla fine».

Questo è lo svolgimento della solenne liturgia: l’altare è parato a festa ed un velo bianco copre la Croce; il Sacerdote Celebrante, accompagnato dalla solennità degli altri Sacerdoti e del canto, inizia la S. Messa; il momento più commovente è il canto del «Gloria in excelsis», poiché il suono di tutte le campane e dell’organo esplode come d’improvviso, per poi tacere fino alla gioia della notte pasquale. Quasi per rappresentare al vivo la scena narrata dal Vangelo, il Celebrante, lava i piedi a 12 ragazzi; ripetendo il gesto di Gesù prima di istituire la S. Eucaristia. Terminata la S. Messa, il Pane Consacrato viene portato in modo solenne all’altare della Adorazione, preparato con abbondanza di luci e ceri.

Il mistero di questo grande giorno dell’Amore sta riassunto in questa parola di Gesù: «Prendete e mangiate: questo è il Mio Corto sacrificato per voi. Prendete e bevete: questo è il Mio Sangue sparso per voi. Questo fate in memoria di me!»

 

VENERDI’ SANTO

È il giorno più grande che la storia ricordi. Nessun giorno come questo è giorno di morte; nessun giorno come questo è giorno di Vita. Al cospetto del monda intero sta nella maestà della morte il Crocefisso: «La vita offrì la morte per portare con la morte la vita». È in questo giorno che incominciò per l’umanità un’era nuova: dell’amore e della grazia. La solenne funzione liturgica è divisa in quattro parti:

1- Lettura di alcuni grandi fatti del Vecchio Testamento, come il racconto della Pasqua Ebrea, e soprattutto il canto della Passione di Gesù, per narrarci le innumerevoli sofferenze di Gesù per poterci salvare.
2- Sull’altare vengono poste delle tovaglie di lino bianco e poi il Sacerdote celebrante inizia le solenni preghiere per la Chiesa Santa di Dio, per il nostro Beatissimo Papa Giovanni, per i Vescovi ed i Sacerdoti, per coloro che governano i popoli, per coloro che saranno rigenerati dalla grazia del Battesimo, per la necessità dei fedeli cosi presentate al Signore: «Preghiamo fratelli dilettissimi, Dio Padre Onnipotente, affinché purghi il mondo da tutti gli errori, disperda le malattie, scacci la fame, apra le carceri, spezzi le catene, accordi ai pellegrini il ritorno, agli infermi la sanità, ai naviganti il porto della salvezza». Inoltre alza la preghiera per l’unità della Chiesa, per la conversione dei Giudei e degli infedeli.
3- La III parte della solenne liturgia assume un aspetto veramente commovente: un ministro porta all’altare la Croce Velata ed il Sacerdote celebrante ponendosi presso i gradini dell’altare e scoprendo grado grado la Croce Velata canta con tono sempre crescente questa invocazione: «Ecco il legno della Croce, dal quale dipende la salvezza del mondo»; tutto il popolo inginocchiandosi risponde: «Venite, adoriamo!».

Terminato il rito dello scoprimento della Santa Croce, iniziando dal Sacerdote, tutti passano ad adorare la Croce ed a baciare il Crocefisso. Mentre con grande silenzio e raccoglimento si svolge questo rito, la Scuola di Canto ripete: «Popolo mio che ti ho fatto? O in che ti ho contristato? Rispondimi! lo ti esaltai con grande potenza e tu mi sospendesti al patibolo della Croce».
La S. Comunione termina poi il solenne rito del Venerdì Santo.

 

SABATO SANTO

Prima del tramonto di Venerdì, la salma di Gesù era nel sepolcro. La fine di colui che si era proclamato Figlio di Dio non poteva essere più ingloriosa: tradito da un discepolo, scomunicato dal Sinedrio, bestemmiato da un popolo intero, abbandonato perfino dai suoi apostoli, era morto sul patibolo degli schiavi in mezzo a due volgari malviventi. Ora il suo corpo giaceva nel sepolcro.
La vittoria dei nemici di Gesù era completa. Solo che il sedicente Figlio di Dio, ora chiuso e sigillato nel sepolcro, quando era ancora vivo aveva detto: «Dopo tre giorni risorgo!». La mattina della Domenica, le pie donne e i discepoli trovarono il sepolcro vuoto! Non il sepolcro, ma la risurrezione gloriosa è la conclusione della vita terrena di Gesù. Con le feste pasquali celebriamo solennemente il ricordo della risurrezione di Cristo; e perché questo ricordo sia veramente efficace, la Chiesa con riti solenni e suggestivi ci invita a cogliere abbondanti frutti della risurrezione di Cristo, mediante una completa e definitiva rinnovazione inferiore. I riti solenni della veglia pasquale li possiamo presentare in questo modo:

– Il canto della Luce: davanti alla porta della Chiesa viene benedetto il fuoco ed il grosso Cero Pasquale, simbolo di Cristo. Entrando poi dalla porta principale della Chiesa, il diacono che regge il cero, canta a voce solenne: «Lume di Cristo» mentre tutti rispondono: «Siano grazie a Dio». Mentre la processione della Luce entra in Chiesa con i ministri, tutte le luci vanno grado grado accendendosi. Quando il Cero è giunto all’altare, viene posto in centro e circondato da luce e incenso, viene esaltato nel suo simbolismo, con queste mirabili parole: «Si rallegri la terra irradiata da sì grandi splendori, e, illuminata dal fulgore dell’eterno Re, senta di essere finalmente liberata dalle ombre che avvolgevano il mondo intero».
– Il canto dell’acqua: mentre tutti invocano l’aiuto dei Santi, è posto davanti all’altare un recipiente d’acqua. Il Celebrante inizia la solenne benedizione e consacrazione, perché quest’acqua dovrà servire al Battesimo di tutti i nuovi bambini dell’anno. Terminato questo rito, prima che l’acqua sia portata al Sacro Fonte Battesimale, i presenti rinnovano le Promesse battesimali con le quali si rinunzia a Satana ed alle sue opere al mondo che è nemico di Dio e si promette di servire fedelmente il Signore nella Chiesa Cattolica.
– Il canto dell’Alleluia: tutto è pronto; i ministri hanno indossati gli abiti della gioia e l’altare è parato a festa con fiori e luci, ed ecco il momento solenne: con voce commossa il Sacerdote Celebrante canta il «Gloria in Excelsis», prorompe il suono dell’organo, tutte le campane sciolgono il loro concerto. È PASQUA DI RISURREZIONE! Ed allora: «Fratelli, se siete risuscitati con Cristo, cercate le cose del cielo, ove Cristo siede alla destra di Dio; abbiate il gusto delle cose celesti, non di quelle terrene. Poiché voi siete morti e la vostra vita è nascosta con Cristo in Dio. Quando Cristo, vostra vita, comparirà, allora anche voi apparirete con lui nella gloria».

 

PREGHIERA DI RESURREZIONE

Per tutto il dolore sofferto ridammi, Dio, la
speranza per cui ho sognato ad occhi aperti.
Tutto un seguir di nuvole sono stati i miei
pensieri; dolce mondo di favole.

Le cose tutte hanno spesso confinato col cielo e
pur mi ritrovo distante da Te.

Non più le piante, i fiori, il mare le albe, i tramonti
mi fanno piangere di gioia: è morta al mio viso
ogni traccia d’incanto. Il tempo ha scandito coi
giorni e le ore anche il vuoto nella mia vita.

C’era nelle stelle un mistero che m’incantava ed
ora non intendo più.

Di nient’altro ho bisogno, o Signore che di
risorgere con Te, null’altro desidero che Te.
Inasprisci il dolore, ma ridonami la resurrezione!

don Pierino