Alla scoperta dei segreti del castello

Lunedì 4 Marzo (a casa da scuola per il Carnevale… meraviglia!!!) abbiamo fatto una bellissima gita a Brescia… alla scoperta della nostra città.

Il viaggio stesso è stata un’avventura, visto che alcuni di noi non avevano mai preso una corriera. Arrivati a Brescia, fermata Le Carceri, abbiamo scarpinato fino in cima al monte Cidneo, dove il castello domina la città… che scapinata (per fortuna Orni aveva raccomandato di non mettere i tacchi!).

In castello ci aspettava il Sig. Gianpiero dell’Associazione Brescia Underground; sinceramente abbiamo pensato alla solita noiosissima visita guidata, in realtà è stata breve, sintetica e davvero interessante. Vi diamo qualche rimando, sperando di non annoiarvi.

Il nostro castello è la seconda fortificazione militare per estensione in Europa; il primo si trova in Spagna, ma risale al XVIII secolo, mentre il nostro castello, le prime pietre, sarebbero state poste da Cidno, re ligure, circa 2000 anni prima di Cristo… un bel primato!

Varie popolazioni si sono succedute nel tempo (dai Romani, ai Celti, ai Veneziani, ai Francesi…) e la nostra visita si è incentrata sulla Torre dei Prigionieri. Vi sono cinque livelli sovrapposti ( due non accessibili) e noi ne abbiamo visitati tre; due muniti di cannoniere disposte a raggiera che sono diventati nel tempo delle prigioni. La nostra guida ci ha parlato del tempo in cui vi erano segregati i partigiani, 50 per livello, in condizioni disperate e ci ha fatto notare le scritte che lasciavano sui muri (lineette che servivano per contare i giorni, poesie alle fidanzate, nomi e pensieri…): che strano effetto pensare che queste testimonianze furono le ultime parole prima della fucilazione.

L’ultimo piano è invece caratterizzato da un camminamento di ronda a 36 e dalla presenza di caditoie ed ha il tetto in legno.

Abbiamo anche visto i resti delle cisterne romane (sempre nella torre) e i deposi alimentari (olio, vino, grano, acqua) sempre risalenti all’epoca romana.

Ovviamente il tutto è stato reso ancora più coinvolgente dalla splendida vista che si gode da lassù… peccato ci fosse foschia!

Dopo la visita al castello abbiamo raggiunto la Freccia Rossa a piedi zigzagando per le vie della città; in Freccia, affamati, abbiamo mangiato davvero tanto.

É stata una bella giornata che ha unito cultura, divertimento, gioia di stare insieme e buona cucina (che non guasta mai!).

Alla prossima
Ornella, Sara, Giada
e i ragazzi del C.A.G.

Camposcuola in montagna!

All’interno delle proposte per le attività estive, ecco quella dei campi scuola sempre molto frequentati e apprezzati. La destinazione, quest’anno, è San Giacomo in Val Aurina.

Due sono le opportunità: la prima, per i ragazzi delle scuole medie, prevista per i giorni dal 20 al 27 luglio e la seconda, per i ragazzi delle superiori, prevista dal 27 luglio al 3 agosto.

La casa che ci ospiterà è l’Hotel Kappellenhoff. Il viaggio di andata e ritorno, per entrambe i campi, sarà in pullman. La quota di partecipazione alle spese che chiediamo a quanti si vorranno iscrivere è di € 280,00. Ulteriori e dettagliate informazioni saranno fornite durante l’incontro esplicativo con i genitori previsto per martedì 11 giugno 2013 alle ore 21.00 in Oratorio.

Cosa state aspettando?!

Scarica il modulo di iscrizione.

Una mattinata con cani speciali

Mercoledì  22 novembre siamo andati a Pontevico dove, all’interno di una chiesa sconsacrata, ci aspettavamo tanti simpatici amici: i cani con i loro padroni. Subito ci ha accolto il signor Aldo che, mentre aspettavamo che arrivassero tutti, ci ha offerto pizza e pasticcini. Non conoscevamo l’esistenza di questa associazione ma grazie alla sorella del nostro compagno Cristian, Orsola, abbiamo potuto incontrarli.

Quella mattina c’erano molti cani di diverse taglie e razze e quindi anche Orsola con il suo bassotto Adone. I proprietari hanno liberato i cani per fare un po’ di conoscenza con noi. Giocavano, correvano, venivano vicino ad annusarci, alcuni ci leccavano e si facevano accarezzare. Poi si sono messi tutti in fila vicino ai loro padroni prima in posizione seduta e poi in piedi seguendo gli ordini che gli dava il signor Aldo.

Successivamente hanno cominciato a mostrarci le loro abilità facendo dei percorsi:  salti nel cerchio,alcuni passavano sotto la panca, altri passavano nel tubo infine hanno fatto i percorsi ad ostacoli. Il Signor Aldo ci ha spiegato che questi cani e i loro padroni  vengono addestrati per salvare le persone quando ci sono i terremoti. Abbiamo potuto anche noi far eseguire alcune esercitazione ai  cani e finire l’incontro con coccole a volontà. Ringraziamo i volontari del gruppo cinofilo Pontevichese per la grande disponibilità e la possibilità offertaci di giocare con questi cani speciali.

I ragazzi di Collaboriamo

La missione continua “in uscita” e la gioia diventa più grande

Situazione delle nostre comunità

Nella verifica di fine anno pastorale del cinque giugno scorso i nostri tre Consigli parrocchiali hanno constatato un certo progresso delle nostre comunità di Leno, Milzanello e Porzano circa la risposta al progetto pastorale dal tema “Comunità di discepoli missionari del vangelo della gioia”, anche se non in modo uniforme da parte delle diverse categorie di persone e discontinuo rispetto alla risposta alle proposte offerte. Soprattutto rimangono ancora da approfondire la coscienza di appartenenza alla Chiesa, il senso dell’identità cristiana, la consapevolezza del significato comunitario della fede, il primato della Parola e dell’eucaristia domenicale. La collaborazione di tanti volontari, soprattutto negli oratori, non corrisponde sempre ad una motivazione di fede o di appartenenza cristiana ed è difficile condurli su questa strada. E’ positivo, comunque, il fatto che essi si avvicinino in questo modo, anche perché ci dà la possibilità di esercitare la missionarietà ecclesiale.

Le molte proposte offerte durante l’anno per creare occasioni di annuncio del Vangelo di Gesù (lectio divina, catechesi, itinerari di formazione, esercizio della carità, liturgia, esperienze spirituali, testimonianze …) sono state occasioni ottime, ma non sempre accolte e vissute allo stesso modo e non sempre sono riuscite a suscitare una “conversione” nello stile di vita o una continuità, al fine di poter maturare vere scelte cristiane all’interno della vita famigliare, professionale, scolastica, ricreativa e sociale in genere. Pare, anzi, che anche la frequenza alla Messa domenicale sia ancora in calo, non solo da parte dei ragazzi e giovani, ma anche degli adulti.

Con questo, ci sono molti volontari che vivono il loro servizio alla comunità in senso missionario: col desiderio, cioè, di aiutare i fratelli ad incontrare Gesù, scoprendo che è Lui il senso pieno della nostra vita, Lui la gioia che cerchiamo, Lui il compimento di ogni nostra ricerca e di ogni nostro desiderio. Questi fratelli hanno compreso che per essere veri missionari non è sufficiente collaborare alla missione della Chiesa, che è la continuazione di quella di Gesù, ma è necessario sentirsi corresponsabili, assumendo in pieno il mandato di Gesù: “Andate! Io vi mando … Voi mi sarete testimoni … chi ascolta voi, ascolta me”, condividendo, nello stile laicale, l’impegno dei sacerdoti. Questo mandato, infatti, non è solo per i Dodici Apostoli, ma è per tutti i discepoli, per ciascuno di noi e con Paolo anche noi dobbiamo saper dire: “Guai a me se non predico il Vangelo” (1 Cor 9,16).

Ci rimane, dunque, l’impegno di immedesimarci con il Vangelo di Gesù e diventare “vangelo vivente”.

E’ necessario, per questo, prendere coscienza che esercitare la missionarietà non consiste soprattutto nel tendere la mano a coloro che non frequentano più la comunità cristiana e “tirarli dentro”; oppure cercare di ottenere adesioni al cristianesimo di coloro che appartengono ad altre religioni, ma è urgente “uscire verso” gli altri, avendo il coraggio di cambiare stile di vivere l’appartenenza alla comunità cristiana e di approccio a coloro che non vi appartengono ancora o ne sono usciti. Non dobbiamo aspettare, dobbiamo uscire ad annunciare e a chiamare. Forse è necessario dire meno rosari e dare più tempo alle relazione personali; fare meno chiacchiere e più opere di bene (“lungo il cammino non attardatevi in lunghi saluti” Lc 10,4b); prendere sul serio l’ impegno di vita cristiana (sembra, infatti, che tutti gli altri impegni prevalgano sempre, come se gli impegni che ci prendiamo con la comunità cristiana e con il Signore fossero aleatori, quasi insignificanti, al punto che basta poco per venir meno all’impegno assunto); impegnarsi di più per la formazione cristiana propria e dei propri figli che per la cura estetica del corpo, l’attività sportiva e fisica, per evitare la schizofrenia di vita, che è lo squilibrio tra un’esagerata crescita fisico-culturale-sociale e, a volte, un’inesistente o minima vita spirituale, che pure è necessaria quanto o più della prima.

Ci aspetta, allora, un nuovo anno impegnativo, ma certamente entusiasmante, se preparato e vissuto nella consapevolezza che la nostra ricompensa riposa nella gioia di poter vivere e annunciare il vangelo, come dice l’Apostolo: “Quale sarà, dunque, il mio merito? Che, predicando io offra il Vangelo gratuitamente” (1Cor 9,18); Gesù stesso ci dice: “Gratuitamente avete ricevuto, gratuitamente date” (Mt 10,8), così che la nostra gioia consiste non tanto in ciò che riusciamo a fare, a far fruttificare e ad avere come ritorno di successo, di immagine, di quantità di persone “convertite”, ma semplicemente nel fatto che “i nostri nomi sono scritti in Cielo” (Lc 10,20) e nella certezza che davanti al Padre, che si interessa anche dei passeri del cielo, noi “valiamo ben più di molti passeri” (10,31).

Ecco il senso e il motivo della nostra missionarietà: vivere e annunciare il Vangelo di Gesù perché siamo convinti che è bello essere cristiani ed è giusto che tutti lo sappiano e abbiano la possibilità di partecipare alla nostra gioia. L’Apostolo Paolo ritiene che i vantaggi acquistati attraverso l’impegno umano di fatica, intelligenza, conoscenza, appartenenza originaria al popolo Ebreo e tutto ciò che l’ha portato al successo umano sono una “perdita a paragone della sublime conoscenza di Gesù Cristo, mio Signore, per il cui amore ho accettato di perderli tutti, valutandoli rifiuti, per guadagnare Cristo ed essere in Lui e per conoscere Lui con la potenza della sua risurrezione e la partecipazione alle sue sofferenze … per giungere alla risurrezione dei morti” (Fil 3,8-10).

Se nella vita non facciamo tutto per la gioia di appartenere a Cristo e di offrire anche agli altri la possibilità di entrare in questa gioia e abbiamo altri fini, non possiamo dirci cristiani e tanto meno possiamo essere missionari.

Il mondo adulto deve impegnarsi in questo senso, per poter manifestare alle generazioni giovani che il mondo può rinnovarsi e migliorare la vita solo se riconosce le sue origini in Dio e nell’amore che Dio ha riversato in noi con Gesù Cristo.

Obiettivi di questo anno pastorale

Ecco allora le mete del lavoro che ci aspetta in questo nuovo anno pastorale.

  • Approfondire la conoscenza della nostra realtà, zona per zona, per essere meglio preparati ad annunciare il Vangelo e ad esercitare la carità
  • Approfondire la coscienza della nostra appartenenza alla Chiesa missionaria
  • Motivare cristianamente ogni scelta, ogni iniziativa, ogni proposta pastorale, facendo emergere la gioia.
  • Cercare vie nuove per andare incontro ai giovani e aiutarli a trovare la gioia della scelta di Cristo, per il compimento pieno della loro vita.
  • Far diventare la vita della comunità una festa, non perdendo occasione per sottolineare che, al di là dei risultati, ciò che importa ed è motivo di gioia e di festa è l’appartenenza a Gesù Cristo nella sua Chiesa.

Itinerario da percorrere e mezzi da utilizzare

Lavorare sul materiale consegnato ad ogni zona per approfondire la conoscenza di coloro che la abitano: numero degli abitanti e dei nuclei famigliari, loro composizione, nazionalità, distribuzione nelle varie fasce di età, ecc. Anche questa conoscenza, che pure è ancora superficiale, ci aiuta a farci un’idea più chiara di come ci si deve muovere all’interno del territorio. Certo, si tratta poi di approfondire il rapporto con le persone e le famiglie, per entrare in un dialogo che permetta loro di aprirsi ed esprimere i loro veri bisogni, ma anche le loro disponibilità a contribuire al bene della comunità, secondo le proprie capacità e caratteristiche.

Per approfondire la coscienza dell’appartenenza ad una Chiesa missionaria

  • l’assemblea parrocchiale d’inizio anno è uno dei mezzi: siamo convocati come comunità dei discepoli del Signore, ci riconosciamo fratelli, invochiamo lo Spirito Santo, che ci costituisce Chiesa di Cristo, ascoltiamo la Parola di Gesù ed accogliamo il suo mandato ad essere discepoli là dove e come il Signore ci vuole: battezzati, genitori, consacrati, ministri ordinati, studenti, professionisti, operai, imprenditori, sani, malati, pendolari, stanziali…
  • la Messa domenicale e l’ascolto della Parola sono fondamento e alimento per poter esprimere la nostra missionarietà. Per questo avremo cura speciale nel preparare e partecipare in modo attivo alla liturgia, attraverso l’esercizio dei diversi ministeri: presidenza, canto, musica, proclamazione della Parola, raccolta per i bisogni della comunità e dei poveri, pulizia e decoro degli ambienti comunitari …
  • momenti formativi per le diverse categorie di persone: catechesi battesimale e accompagnamento dei genitori degli infanti, catechesi per i ragazzi e genitori dell’ICFR; lectio divina settimanale per preparare l’annuncio domenicale della Parola; corso di formazione per i catechisti; centri di ascolto.
  • Approfondimento delle relazioni personali tra collaboratori-corresponsabili e volontari, coloro che svolgono un servizio o hanno un compito specifico nella parrocchia, anche attraverso alcuni incontri comunitari durante l’anno, per testimoniare la comunione all’interno della parrocchia.
  • Impegno a vivere la nostra missionarietà nei luoghi e nelle relazioni della nostra vita ordinaria. Ovunque siamo, qualsiasi stato di vita viviamo, qualsiasi professione abbiamo là il Signore ci manda a vivere la nostra testimonianza cristiana, là siamo missionari della gioia.
  • Esercitarci ad avere gli occhi e il cuore puro per non giudicare, non mormorare, non sentirci superiori agli altri, ma andare loro incontro e accoglierli per comunicare la gioia  evangelica.
  • Continuare le attività caritative e missionarie già in atto: centro di ascolto caritas (con le sue iniziative: briciole lucenti, micro-credito, prestito solidale, accompagnamento, alfabetizzazione, servizio sanitario, ecc.), distribuzione alimenti (nonsolonoi), menonera missionaria e il sostegno ai missionari “ad gentes”, il servizio ai malati e anziani da parte dei ministri della comunione eucaristica e di altri volontari, il Centro di aggregazione giovanile (CAG), i GREST e tutte le attività degli oratori.
  • Continuare le attività di pastorale famigliare: preparazione dei fidanzati al matrimonio, accompagnamento dei gruppi famiglia, approfondimento dei temi inerenti l’amore, la vita, la famiglia, attraverso incontri o piccoli convegni. Formare un’equipe battesimale per sostenere il cammino di preparazione delle famiglie al Battesimo dei figli e per l’accompagnamento successivo. Formare un gruppo preparato per l’animazione della pastorale famigliare.
  • Far funzionare la cappellania ospedaliera per un servizio più continuativo e  efficace ai malati nell’ospedale e nel territorio.
  • Potenziare l’uso della radio parrocchiale per giungere a coloro che non possono fisicamente partecipare alla vita liturgica e formativa della comunità. Per questo la lectio divina settimanale sarà radiotrasmessa.
  • Creare “laboratori” diversificati per giovani universitari e per giovani lavoratori, che diventino una fucina di “idee buone” per offrire autentiche prospettive di un futuro costruito non più su illusioni e progetti preconfezionati da chi vuole ricavare profitto, ma sull’amore che la Chiesa, “esperta in umanità”, offre in modo gratuito e oblativo, perché tutto ha ricevuto dallo Spirito di Cristo e tutto è chiamata a donare con gratuità.
  • Continuare la proposta della via Crucis vivente e quella per le strade del paese; come pure le Messe e il rosario del mese di maggio per coinvolgere nell’annuncio del Vangelo le persone nelle loro case.

Ricuperare le motivazioni del nostro agire

Il Consiglio pastorale è impegnato a fare discernimento per motivare cristianamente ed evangelicamente ogni scelta e ogni proposta pastorale, coinvolgendo i soggetti interessati. Questo stile deve diventare comune a tutti i gruppi e associazioni della parrocchia, ad ogni famiglia e ad ogni persona. Ci si deve sempre interrogare se ciò che stiamo facendo è conforme al Vangelo, in sintonia con la Chiesa, per il bene della comunità cristiana e della società e, quindi, risponde alla volontà di Dio. Ciò richiede di rimanere in atteggiamento di preghiera, di invocazione allo Spirito e in comunione con i fratelli.

Il mondo giovanile

Andare incontro al mondo giovanile per offrirgli la gioia del Vangelo di Gesù, che dà senso alla vita. L’obiettivo è aiutare i giovani a

  • prendere coscienza del valore della fede cristiana come necessario fondamento per vivere con intensità la propria vita
  • maturare il senso di appartenenza alla comunità cristiana, in una celebrazione gioiosa della vita nella celebrazione domenicale della Parola e dell’eucaristia, per attingere qui l’alimento per la propria fede e la gioia di sentirsi chiamati e mandati ad essere testimoni del Risorto.

Oggi sappiamo quanto sia difficile coinvolgere i giovani nella vita cristiana. E’ necessario che facciamo un’analisi sul perché i giovani si allontanano dalla comunità cristiana e se ne stanno lontani; perché gli adolescenti partecipano alle attività dell’oratorio, ma non alla Messa domenicale e agli altri sacramenti. Occorre che, con molta onestà e serenità, ricerchiamo quali sono le responsabilità degli adulti, della comunità cristiana, delle famiglie e, perché no, degli stessi giovani per poter trovare una strada per andare loro incontro e riproporre il Vangelo nei modi loro comprensibili, che facciano cogliere loro la bellezza dell’incontro con Gesù, riprendere ad assaporare la vita come meravigliosa avventura e ritrovare speranza in un futuro pieno di risorse anche per loro.

Per questo, come ha fatto Gesù con i due discepoli di Emmaus (cfr. Lc 24) è necessario che andiamo a “cercarli” là dove stanno fuggendo, sospinti dalle delusioni, incomprensioni, illusioni, per “accompagnarli” lungo un tratto di cammino che risvegli in loro la memoria di un incontro che ha segnato la loro vita (quello con Gesù mentre erano bambini), di un gesto che ricorda loro momenti belli (quello della Chiesa che li ha avvicinati a Gesù e li ha accompagnati), di un dono che ancora portano in cuore (il primo incontro con Gesù nell’eucaristia), di una Parola che li faceva sognare e li portava in Cielo con la loro fantasia. E poi, “renderci trasparenti” e tirarci in disparte perché possano incontrare non noi, ma Gesù che si è servito di noi per riportarli a “Gerusalemme”, alla Chiesa, la comunità fondata sulla fede in Colui che era morto ed ora vive, dove possano gioire con i fratelli per l’incontro con il Risorto e ripartire, non più per allontanarsi da Gerusalemme, ma per portare la “Gerusalemme” della fede e dell’incontro con il Risorto a coloro che ancora non l’hanno incontrato e non possono godere di questa gioia e di una vita piena.

La festa

Come comunità, anche per manifestare la gioia della nostra appartenenza a Cristo mediante la Chiesa, siamo chiamati a far festa, soprattutto nei momenti del “raccolto dei frutti della grazia”. Ecco allora l’invito a partecipare e condividere i momenti di gioia: battesimo, cresima e prima comunione, matrimonio, anniversari di matrimonio, mete particolari (maturità, laurea, inizio di una nuova azienda, ecc.), guarigione da una malattia insidiosa, ecc. Tutti questi non sono eventi privati, ma fanno parte del cammino della comunità: perché allora non partecipare alla celebrazione comunitaria dei battesimi, della cresima, della prima comunione, anche se non abbiamo parenti o amici fra quelli che ricevono questi sacramenti? Perché, invece che stare solo a guardare la sposa che arriva sul sagrato, non entriamo in chiesa a condividere il momento della preghiera e testimoniare la nostra gioia per il sacramento che i due nubendi celebrano?

Uno degli impegni che chiediamo al gruppo di pastorale famigliare è che sia disponibile ad aiutare i fidanzati a preparare la liturgia del matrimonio. Il desiderio è che essi non debbano andare a questuare qua e là l’organista, il cantore, i lettori, ecc. per preparare il loro giorno di festa, perché a tutto questo pensa la comunità, che è loro vicino nella preparazione e, poi, nell’accompagnamento.

Un momento importante di festa per la comunità è la festa patronale, che riesce a coinvolgere, almeno in parte, anche la comunità civile.

Anche le altre feste non liturgiche hanno la loro importanza nella vita della comunità: pensiamo alla festa dell’oratorio, della solidarietà della caritas-nonsolonoi, della famiglia, di “mezza estate”, del torneo di calcio, alle feste delle varie associazioni ospitate dall’oratorio, al torneo di briscola, ecc. Tutte diventano, non solo momento bello di aggregazione, ma occasione per curare e approfondire le relazioni e scambiarsi esperienze arricchenti. I nostri oratori ospitano spesso anche le feste di compleanno: anche queste sono occasioni per dimostrare l’accoglienza della comunità e intessere relazioni nuove, che, forse non avrebbero altre occasioni.

Certo, noi non dobbiamo mai dimenticare che il fine di ogni nostra attività è l’incontro con Gesù Cristo; ma ad alcuni serve una gradualità che passa attraverso esperienze propedeutiche, che fanno fare l’esperienza della bontà e capacità di accoglienza della comunità ecclesiale; è l’esperienza dello star bene con i cristiani. Da qui può nascere un cammino che porta all’incontro personale con Gesù.

Conclusione

Le mete che ci poniamo in questo cammino non sono molto diverse da quelle dello scorso anno, anzi, alcune si ripetono, come pure le attività e i cammini proposti. Questo a significare che il cammino non raggiunge immediatamente la meta e che è necessario perseverare nell’esercizio della pazienza, dell’impegno missionario e della carità.

Il Signore ci concede ancora tempo, energie e grazia; lo Spirito Santo rinnova i suoi sette doni dentro di noi, perché abbiamo fiducia che nulla cade nel vuoto e che, se accettiamo la sfida della fatica della ricerca condivisa con la comunità e mettiamo in atto tutto il nostro amore per testimoniare, in una visione missionaria della vita cristiana, la gioia dell’incontro con il Risorto nella Chiesa, i frutti verranno e lo Spirito li farà maturare a tempo debito. Questa è la fede: operare come se tutto dipendesse da noi, nella consapevolezza che l’opera è di Dio.

Così ha fatto la Vergine Maria, madre di Gesù e madre della Chiesa: attenta ai bisogni degli uomini, li ha indicati a Gesù e ha lasciato che fosse Lui a decidere il da farsi; ha però incoraggiato i servi a fidarsi di Lui e a fare ciò che Lui avrebbe chiesto. Ella invita anche noi a essere attenti ai bisogni dei fratelli e ad andare loro incontro, secondo le modalità che Gesù ci indica, anche se al momento possono sembrare strane e inefficaci, col rischio di fare brutta figura, come quando i servi sono stati invitati a portare in tavola l’acqua: e se non si fosse trasformata in vino? Che figura! Ma loro, su consiglio di Maria, si sono fidati e hanno operato come Gesù ha loro chiesto, così sono stati veicolo di un prodigio e la parola di Gesù si è compiuta attraverso di loro.

Invochiamo Maria perché ci aiuti a fidarci di Gesù e, come lei, a lasciare agire in noi la grazia dello Spirito Santo, perché si compia in noi e attraverso di noi la parola del Signore.

Scheda di lavoro per consigli pastorali

  • L’impostazione della “Proposta di progetto pastorale” può essere accolta e proposta alla comunità? Quali tagli fareste? Quali eventuali aggiunte? Quali altre correzioni?
  • Circa la presenza dei giovani nella nostra comunità, proviamo a valutare le seguenti realtà:
    Come è la loro presenza nella vita della comunità? Quanti sono, che tipo di presenza, come sentono la loro appartenenza alla comunità, che cosa prendono e che cosa danno alla comunità?
    Ci sforziamo di comprenderli nei loro bisogni, nei loro linguaggi, nel loro entusiasmo, nelle loro paure, nelle loro solitudini … non per giudicarli, ma per incoraggiarli, sorreggerli, illuminarli e lasciarci ammaestrare anche da loro, soprattutto per imparare i “nuovi linguaggi del Vangelo”?
    Come raggiungerli, quali mezzi o occasioni possiamo utilizzare per farci loro compagni, in modo da poter entrare in dialogo con loro e parlare del Vangelo?
    Ci avviciniamo ai giovani come amici e li accompagniamo quasi come “padri e maestri”, irradiando gioia e speranza?
  • Se ci fosse offerta la possibilità di parlare ai giovani della nostra comunità, che messaggio potremmo offrire loro: quali speranze, quali domande, quali sollecitazioni, quanto tempo, quali consolazioni, quali testimonianze, quale annuncio? Proviamo a scrivere loro un messaggio.

Viaggiatori sulla terra di Dio

Proposta della diocesi per la Giornata del Creato, 3 settembre 2017

Programma

ore 09.30
Ritrovo nella chiesa parrocchiale di Bione Pieve (quota 600 m) e preghiera iniziale

ore 10.00
Camminata alla chiesa di San Bernardo (quota 900 m: un’ora di cammino con la possibilità, per chi desidera, di trasporto in auto fino ai Piani di Ló, quota 800 m)

ore 11.30
S. Messa presieduta da don Alessandro Laffranchi, dottore in geologia, prete novello

ore 13.00
pranzo al sacco presso il rifugio alpino di Piani di Ló

ore 14.00
intrattenimento presso il rifugio

Prendiamo la vita con un sorriso

Come sarà Milano dal tetto del Duomo? È la domanda che ci siamo fatti al C.A.G. un pomeriggio di Dicembre e per rispondere non ci siamo limitati a guardare su internet, ma abbiamo deciso di verificare di persona!

Per vivere questa avventura abbiamo preso l’autobus dalla piazza di Leno, poi il treno e la metropolitana direzione Milano…che emozioni, che avventure!. Il Duomo di Milano, perfetto esempio di arte gotica, lo abbiamo ammirato in tutto il suo splendore a pochi metri dalle sue guglie. Le Terrazze del Duomo hanno una superficie di 8000 mq coperta con lastre di marmo di Condoglia (particolare cava sul lago maggiore). Per ammirare le Terrazze (armati di pazienza) siamo saliti a piedi: 201 gradini ci hanno portato sulla vetta dove abbiamo avuto la possibilità di goderci Milano dall’alto; ad accompagnare la nostra visita c’erano gli archi rampanti, le falconature, le 135 guglie della cattedrale, le oltre 180 statue e soprattutto la pace che sovrasta l’operosa Milano.

Tra una foto e l’altra siamo arrivati ai 108,50 metri di altezza dove si trova, la guglia maggiore del Duomo,in cima si trova la statua della Madonnina in rame dorato, alta quattro metri e sedici centimetri: un’esperienza davvero straordinaria.

Non avrete pensato sul serio che ci saremmo limitati a vedere Milano solo dal punto di vista culturale… infatti, abbiamo proseguito la nostra visita tra negozi illuminati e mercatini di Natale festosi e ricchi di vita.

Dicembre ci ha regalato molte emozioni: la cena dei ragazzi tra musica e divertimento e la tradizionale Tombolata di Natale del C.A.G: il 16 Dicembre alla Tombolata hanno partecipato molte famiglie e ragazzi desiderosi di trascorrere una serata all’insegna dello svago e della serenità.

A rendere possibile questa serata è stata la generosità dei commercianti che hanno ci hanno donato molti premi: ognuno di loro ha contribuito generosamente e noi non possiamo fare altro che ringraziarli con un grazie!

Vogliamo ringraziare in ordine alfabetico: Andreino Bonazza Cartoleria; Azienda Agricola Ortofrutticola Mallaier; Bar “Astoria”; Bar “Il Baretto”; Bar “Lady Caffè”;  Bar Centrale; Bar da Andrea; Bar Oratorio; Barbisotti e Merigo; Boero Enoteca;  Caffè Leon Rampante; Calzature e Accessori abbigliamento Vanity ; Cascina Casali (Ghedi); Cosmopolitan Food’n Drink ; Delacroix Natura SRL;  Estetista Defendy; Farmacia Bravi; Forneria Panina; Frutta e verdura di “Bertoletti Stefania”; Galelli Tessuti SRL; Gastronomia “Moretti Alfredo”; Gioielleria Gozzini; I Fiori di Wilma; Il Tagliere (Ghedi); L’Edicola di Cirimbelli Valentina; La bottega del gelato; Lanzagel; Lavanderia Rapida di Filippini Claudio; Lavasecco Patrizia; Macelleria equina “Bodini Walter”; MA-TI Caffè; New Age Lidia; Pasticceria Lodigiani; Pasticceria” Ratafià”; PC Maxistore (Ghedi); Pizzeria Caminito; Pizzeria Oasi; Prato Carni SRL (Gottolengo); Profumeria “Jolly” (Ghedi); Punto Caldo di Guerreschi Alberto; Roby Service (vendita vino sfuso); Salumeria Lanfredi Andrea; Sig.ra Anonima; Sky Service; T.M. Mascarello; Terroni Ghedi ; The Gustibus (San Gervasio); Trattoria “L’Ocanda”; Vamos Amigos.

Auguriamo a tutti un sereno 2017 che sia ricco di gioia, di salute e felicità.

Noi del C.A.G. proveremo ad affrontare questo nuovo anno con un sorriso e proprio per questo motivo vi lasciamo con una frase di Madre Teresa di Calcutta:”Fate che chiunque venga a voi se ne vada sentendosi meglio e più felice. Tutti devono vedere la bontà del vostro viso, nei vostri occhi, nel vostro sorriso. La gioia traspare dagli occhi, si manifesta quando parliamo e camminiamo. Non può essere racchiusa dentro di noi. Trabocca. La gioia è molto contagiosa.”

Buon anno a tutti Ornella.

Tre parrocchie in uscita nell’orizzonte dell’Evangelii Gaudium

Le nostre tre parrocchie stanno proponendo un percorso di formazione alla missionarietà, alla luce dell’evangelii gaudium curato dai padri saveriani.

1° Incontro

Lunedì 7 Novembre

L’Evangelii Gaudium raccoglie le sfide del Sinodo sulla nuova evangelizzazione (ottobre 2012), insieme alle preoccupazioni di un papa che, venendo “dalla fine del mondo”, si trova a fare i conti con una chiesa, che sembra aver smarrito la “grammatica pastorale”, tra un occidente cristiano che “ragiona debolmente” e un resto del mondo che ricomincia a “credere ferocemente”. La riforma delle strutture parrocchiali, che esige la conversione pastorale; si può intendere solo in questo senso: fare in modo che esse diventino tutte più missionarie, “in uscita”.

Le cinque sfide della “parrocchia” oggi secondo l’evangelii gaudium

  1. Il primato della Testimonianza: per definire la Parrocchia.
    La prima sfida di una comunità cristiana oggi è quella della testimonianza: “La Chiesa non cresce per proselitismo, ma per attrazione” (nn.14. 131). Con la sua affermazione, ripresa da Benedetto XVI, papa Francesco ci propone un nuovo stile di parrocchia, che rimanda al metodo delle prime comunità cristiane, che crescevano per “irradiazione” o “attrazione” (cf. Atti degli Apostoli). La parrocchia si fa a partire dalla testimonianza gioiosa di una comunità, diventata “corpo di Cristo nel mondo”. Da qui l’importanza di non contaminare l’immagine dell’animatore pastorale con quella , per quanto utile, di un tecnico di una Ong. Per cui l’animatore pastorale dovrebbe essere soprattutto un cercatore di Dio, un mendicante di Dio presso tutti gli abitanti della parrocchia, un pellegrino povero e solidale con la gente in mezzo alla quale vive e insieme alla quale cerca gioiosamente i “germi del Verbo” che lo Spirito ha seminato dappertutto e in tutti i tempi nei solchi della storia.
  2. Il primato di Dio: per dare forma alla Parrocchia.
    “Dio ha voluto chiamarci a collaborare la vita della Chiesa si deve sempre manifestare che l’iniziativa è di Dio, che “è lui che ha amato noi” per primo e che “è Dio solo che fa crescere” (n.12). Ciò nonostante la comunità cristiana deve sempre fare i conti con il suo istinto di autopreservazione, che rischia di usurpare il posto a Dio, facendone una cosa propria. Gli animatori pastorali “collaboratori più che padroni”: il papa non usa per caso la frase: “Dio ha voluto chiamarci a collaborare”. Nella comunità cristiana, infatti, non siamo padroni ma servi, chiamati cioè a partecipare e collaborare. É una messa in guardia contro una parrocchia preoccupata della propria autopreservazione, centrata su se stessa, “in un’apparenza religiosa vuota di Dio” (n.97). Insomma, la parrocchia è come una casa che tiene la porta aperta in modo che il figlio possa entrarvi senza difficoltà. La parrocchia “non è una dogana”, è la casa paterna dove c’è posto per ciascuno con la sua vita faticosa” (n.47). Il confessionale “non deve essere una sala di tortura” (n.44). L’eucarestia non è un premio per i perfetti ma un generoso rimedio e un alimento per i deboli”, e il battesimo dovrebbe essere a disposizione di ciascuno e di tutti coloro che lo chiedono (cf. n. 47).
  3. Il primato della Missione: per trasformare la Comunità.
    Papa Francesco sogna una “scelta missionaria” della comunità cristiana, in grado di trasformarne lo stile, di riformarla in tutte le sue articolazioni: “Sogno una scelta missionaria capace di trasformare ogni cosa, perché le consuetudini, gli stili, gli orari, il linguaggio e ogni struttura ecclesiale, diventino un canale adeguato per l’evangelizzazione del mondo attuale, più che per l’autopreservazione. La riforma delle strutture, che esige la conversione pastorale, si può intendere solo in questo senso: fare in modo che esse diventino tutte più missionarie, che la conversione pastorale ordinaria in tutte le sue istanze sia più espansiva e aperta, che ponga gli agenti pastorali in costante atteggiamento di “uscita” e favorisca così la risposta positiva di tutti coloro ai quali Gesù offre la sua amicizia. (n.27). Questa “scelta missionaria” tocca anche vescovi, preti, laici, lo stesso papato e la curia. Ma pure l’organizzazione della parrocchia, per esempio un’eccessiva centralizzazione, anziché aiutare, complica la vita della comunità e la sua dinamica missionaria. (cf. n. 32). Insomma la conseguenza pratica è “fare tutto in chiave missionaria”. Il che significa che anche la trasmissione della fede, la catechesi, la predicazione, tutto deve avere il suo centro nel Vangelo: “Una pastorale in chiave missionaria non è ossessionata dalla trasmissione disarticolata di una moltitudine di dottrine che si tenta di imporre a forza di insistere. Alcune realtà rilevate sono più importanti per esprimere più direttamente il cuore del Vangelo”. (nn. 35-36).
  4. Il primato dei poveri: come credenti che ci evangelizzano.
    “Per la chiesa l’opzione per i poveri è una categoria teologica prima che culturale, sociologica, politica, filosofica. Dio concede loro “la sua prima misericordia”. Questa preferenza divina ha delle conseguenze nella vita di fede di tutti i cristiani, chiamati ad avere gli stessi sentimenti di Gesù. Per questo desidero una chiesa povera per i poveri. Essi hanno molto da insegnarci. Oltre a partecipare del sensus dei, con le proprie sofferenze conoscono il Cristo sofferente. É necessario che tutti ci lasciamo evangelizzare da loro” (n.198).
  5. Il primato del Dialogo: come nuovo stile della Parrocchia.
    Un Dio che comprende, ascolta con compassione e sente il dolore delle persone, non può essere che un Dio di dialogo. A questo dialogo è chiamata la parrocchia: il dialogo della vicinanza, che accorcia le distanze, che si abbassa fino all’umiliazione, e assume la vita umana, toccando la carne sofferente di Cristo nel popolo. Ne segue che gli animatori dovrebbero avere “odore di pecore” (n.24). E il loro cuore dovrebbe riempirsi “di volti e di nomi!” (n.274). Parafrasando papa Francesco, come animatori dovremmo preferire una parrocchia “accidentata, ferita, e sporca per essere uscita per le strade”, piuttosto che una parrocchia “malata per la chiusura e la comodità di aggrapparsi alle proprie sicurezze” (n.49).
    La scommessa che abbiamo davanti non è facile, perché trasformare la parrocchia in “comunità di discepoli-missionari” esige una conversione personale e strutturale che ha bisogno di tempi lunghi, ma è appena l’aurora! Non lasciamoci rubare il futuro. Facciamo partire questa conversione pastorale delle comunità di Leno-Milzanello-Porzano.

2° Incontro

Lunedì 14 novembre

Il primato della Testimonianza

DON GIUSEPPE (PINO) PUGLISI

don Giuseppe Puglisi
«La Chiesa cresce non per proselitismo, ma per attrazione» (EG 14. 131)
Dove per «attrazione» si intende che la parrocchia si fa e cresce a partire dalla «testimonianza gioiosa» di una comunità, diventata «corpo di Cristo nel mondo»

ANNALENA TONELLI

Lettere dal Kenya - Annalena Tonelli
«Scelsi di essere per gli altri: i poveri, i sofferenti, gli abbandonati, i non amati, che ero bambina e così sono stata e confido di continuare fino alla fine della mia vita. Volevo seguire solo Gesù Cristo. Null’altro mi interessava così fortemente: Lui e i poveri in Lui. Per Lui feci una scelta di povertà radicale»

I MONACI DI TIBHIRINE TESTIMONI PIÚ FORTI DELL’ODIO

monaci tibhirine
Frère Michel, uno dei sette monaci, al cugino: “Se ci capiterà qualcosa e non me lo auguro, vogliamo viverlo qui in solidarietà con tutti questi algerini e algerine che hanno già pagato con la loro vita, semplicemente solidali con tutti questi sconosciuti, innocenti… Continua, Giuseppe, a pregare per noi, per la presenza cristiana qui e per il popolo algerino. È quest’ultimo che soffre di più”

Il gruppo terza media alle Grotte di Paitone

Alcuni momenti dell’uscita alle Grotte di Paitone del gruppo dei ragazzi di terza media, venerdì 30 ottobre.

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Guarda le foto!

Uscita a Milzanello per il gruppo adolescenti

Cari genitori,

con la presente, vorremmo informarvi della proposta pensata per i ragazzi del gruppo adolescenti nella sera di venerdì 19 dicembre p.v.
Ci piaceva l’idea di offrire l’opportunità di un momento di preghiera e di riflessione in preparazione al Santo Natale ed ecco l’uscita di Milzanello.
L’iniziativa prevede:

– Ore 20.00: partenza fiaccolata a piedi dall’Oratorio in direzione Milzanello. Per il tragitto chiederemo un aiuto alla polizia locale e ci organizzeremo con un pullmino di supporto. In caso di pioggia ci si trova direttamente all’Oratorio di Milzanello per le 20.30. Durante il percorso, faremo alcune soste per la preghiera e ci prepareremo alla confessione;
– Ore 21.00: arrivo all’Oratorio di Milzanello dove chi vuole potrà confessarsi. Al termine ci intratterremo per un momento di condivisione;
– Ore 22.00: conclusione. Per questo punto vi chiediamo di venire a prendere i ragazzi direttamente a Milzanello. Gli educatori si organizzeranno, comunque per il trasporto nel caso qualche genitore non potesse essere presente.

Augurandovi una buona continuazione dell’avvento, vi salutiamo.

Gli educatori

Ricordiamo la proposta della Santa Messa nella vigilia del Santo Natale alle ore 23.00 in Chiesa. Seguirà lo scambio degli auguri e un momento di festa presso il bar dell’Oratorio

Per ogni informazione, potete contattare don Davide al numero 3383912010 o inviarci una mail all’indirizzo info@oratorioleno.it.