O Croce, benedici Brixia fidelis

Nel pomeriggio di oggi, al termine della Passione del Signore, il cammino del vescovo Tremolada per le vie deserte del centro storico per impartire, con la reliquia della Santa Croce, sette benedizioni alla città che piange, ma che ha anche il cuore già aperto alla gioia della Pasqua.

L’immagine del vescovo Tremolada che oggi pomeriggio, al termine della celebrazione della Passione di Cristo, attraverserà la città deserta portando la reliquia insigne del tesoro delle Sante Croci per impartire, in alcuni luoghi simbolo di Brescia, la sua benedizione resterà nella storia.

In questa Settimana santa del tutto particolare che culminerà, come ricorda nell’editoriale scritto per l’edizione de “La Voce del Popolo” di questa settimana, in una Pasqua  “che non scorderemo”, mons. Tremolada propone per le vie e le piazze della città “vuotata dal virus”, una nuova Via Crucis. Dopo il ricordo del cammino di Gesù verso la morte in croce, il Vescovo lascerà la Cattedrale, sostando in sette luoghi simboli del centro e benedicendo con la croce, simbolo della vittoria della vita sulla morte, le tante dimensioni della comunità colpite duramente dall’epidemia.

La sua sarà una benedizione che non intende solo lenirne i dolori e le sofferenze di queste settimane, ma anche la città, la comunità nel suo insieme, perché trovi la forza per rialzarsi e, più e meglio di prima, tornare a fare grande Brescia. Quella del Vescovo con la Santa Croce sarà una benedizione che si rifà all’epigrafe scolpita sulla facciata di palazzo Loggia, “Fidelis Brixia fidei et iusticiae consecravit” che nei secoli è diventata un punto di riferimento per la città, per la sua crescita, per le tante ripartenze dopo momenti bui e difficili.

Dopo avere lasciato la Cattedrale la tappa in piazzetta Vescovado, davanti all’episcopio, nel segno di quella fedeltà alla Fede che Brescia ha dimostrato e dimostra di coltivare: qui la benedizione di mons. Tremolada sarà per la comunità diocesana, per quella parte di Chiesa che vive in Brescia, nel suo insieme. Il cammino proseguirà poi verso il Teatro Grande. Nel segno della fedeltà alla bellezza in questo luogo simbolo è prevista la benedizione per il mondo della cultura che Brescia, città delle università, delle case editrici, dei musei, ha sempre coltivato, a dispetto di luoghi comuni infondati.

La terza benedizione è quella che il Vescovo impartirà in piazza Vittoria, idealmente scelta come luogo simbolo della Brescia che lavora, produce, innova e rinnova la sua fedeltà all’ingegno, all’intraprendenza. Pochi passi ancora e, davanti alla chiesa di Sant’Agata, la benedizione di mons. Tremolada sarà per le parrocchie, le famiglie, l’impegno di tanti laici che hanno saputo tradurre in opere e azioni la fedeltà alla misericordia. In piazza Loggia, luogo in cui hanno sintesi le tante ferite che la città ha conosciuto nel corso della sua storia, e nella fedeltà alla memoria la comunità trova la capacità di rialzare sempre la testa, il Vescovo proporrà la quinta benedizione, quella appunto alla città che non si è mai rassegnata ed è stata capace di risposte importanti alle sofferenze del corpo e dello spirito.

Pochi passi e il Vescovo arriverà nel cortile del Broletto. Qui, nel luogo che rappresenta idealmente tutte le dimensioni della brescianità, nel solco della fedeltà alla giustizia, la benedizione per le istituzioni, perché tutte, come in questi giorni, sappiano dare il meglio delle loro capacità per la ripartenza questa prova.

L’ultima benedizione sarà quella che mons. Tremolada impartisce alla città dal sagrato della cattedrale. Una sorta di consacrazione alla Santa Croce. Tanti sono i gesti di solidarietà che fanno di Brescia una città “casa-comune”, una città martoriata che , nel giorno in cui si fa memoria della morte di Cristo in croce, piange, ma che ha anche il cuore già aperto alla gioia della Pasqua.

La Passione del Signore e le benedizioni alla città potranno essere seguite, a partire dalle 15, in diretta televisiva e radiofonica sui consueti canali che in questi giorni permettono al Vescovo di arrivare nelle case di tutti i bresciani.

Prendete, mangiate e bevete. Vi ho dato l’esempio!

Giovedì Santo

Introduzione

Giovedì Santo, entriamo nel Triduo Pasquale.
Oggi condividiamo la gioia di Gesù e dei suoi discepoli che insieme celebrano la Pasqua.

Durante quella cena avviene qualcosa di straordinario: nei segni del pane e del vino Gesù fa dono della sua vita per la nostra salvezza. Riconosciamo il dono dell’eucaristia e della Chiesa.

Con il gesto della lavanda dei piedi Gesù ci insegna l’amore che salva.

Preparazione

  • Prepara un unico pane per tutti; una brocca e un catino; un panno per asciugare.
  • Se hai tempo puoi preparare del pane azzimo durante la giornata. Potrebbe essere un’attività che coinvolge la famiglia. Il pane preparato servirà anche per la celebrazione del Venerdì santo.
  • Se ti è possibile prepara il canto “Servire è regnare
  • Per i bambini: racconta l’evento dell’ultima cena ai bambini (vedi ad esempio Lc 22,14-30) e proponi loro di fare un disegno oppure di colorare la scheda allegata. Scrivi poi il tuo nome e quello dei tuoi amici vicino ad ogni discepolo. Riconosci chi è Giuda e coloralo con un colore scuro.

Sul far della sera, prima di cena, la famiglia intera si raduna nel Luogo della Bellezza e si dà inizio alla preghiera, così:

Figlio più piccolo: Perché questa sera è così importante?
Genitore: Questa sera noi iniziamo a celebrare i tre giorni più grandi per la nostra salvezza. In questa sera noi facciamo memoria dell’Ultima Cena di Gesù.
Figlio più grande: Questa è la sera in cui il Signore Gesù si è manifestato come nostro servo lavando i piedi ai suoi discepoli. Questa è la sera in cui il Signore Gesù ci ha lasciato nel pane e nel vino la sua presenza, per sempre. Questa è la sera in cui il Signore Gesù ci ha dato il comandamento nuovo di amarci come lui ci ha amato.
Figlio più piccolo: Allora questa è davvero una sera importante.
Genitore: Nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo.
Tutti: Amen.

Memoria della Lavanda dei piedi

Un genitore legge il Vangelo.

Dal vangelo secondo Giovanni

Prima della festa di Pasqua Gesù, sapendo che era venuta la sua ora di passare da questo mondo al Padre, avendo amato i suoi che erano nel mondo, li amò fino alla fine. Durante la cena, quando il diavolo aveva già messo in cuore a Giuda, figlio di Simone Iscariota, di tradirlo, Gesù, sapendo che il Padre gli aveva dato tutto nelle mani e che era venuto da Dio e a Dio ritornava, si alzò da tavola, depose le vesti, prese un asciugamano e se lo cinse attorno alla vita. Poi versò dell’acqua nel catino e cominciò a lavare i piedi dei discepoli e ad asciugarli con l’asciugamano di cui si era cinto. Venne dunque da Simon Pietro e questi gli disse: «Signore, tu lavi i piedi a me?». Rispose Gesù: «Quello che io faccio, tu ora non lo capisci; lo capirai dopo». Gli disse Pietro: «Tu non mi laverai i piedi in eterno!». Gli rispose Gesù: «Se non ti laverò, non avrai parte con me». Gli disse Simon Pietro: «Signore, non solo i miei piedi, ma anche le mani e il capo!». Soggiunse Gesù: «Chi ha fatto il bagno, non ha bisogno di lavarsi se non i piedi ed è tutto puro; e voi siete puri, ma non tutti». Sapeva infatti chi lo tradiva; per questo disse: «Non tutti siete puri». Quando ebbe lavato loro i piedi, riprese le sue vesti, sedette di nuovo e disse loro: «Capite quello che ho fatto per voi? Voi mi chiamate il Maestro e il Signore, e dite bene, perché lo sono. Se dunque io, il Signore e il Maestro, ho lavato i piedi a voi, anche voi dovete lavare i piedi gli uni agli altri. Vi ho dato un esempio, infatti, perché anche voi facciate come io ho fatto a voi.

Lavare i piedi al tempo di Gesù era un compito riservato ai servi, non il gesto degno di un Maestro. Anche oggi questo è un gesto di umiltà e, al tempo stesso, di amore: siamo invitati a non fare i calcoli tra chi di noi è più grande e più piccolo, ma a essere servi gli uni degli altri, sul suo esempio.

Se vogliamo, possiamo anche noi questa sera ripetere lo stesso gesto: lavarci a vicenda i piedi (o se preferiamo le mani). Magari reciprocamente prima i genitori e poi i figli, o il più grande al più piccolo, o a chi abbiamo accanto (o in altra modalità). È un segno molto forte: viviamolo con calma, con profondità!

Durante il gesto possiamo ascoltare e cantare Servire è regnare.

Memoria dell’istituzione dell’Eucaristia

Il secondo gesto compiuto da Gesù nell’Ultima Cena e ricordato oggi dalla Chiesa è l’istituzione dell’Eucaristia: il pane e il vino che diventano il Corpo e il Sangue di Cristo in ogni Messa celebrata. Da tanti giorni non possiamo celebrare l’Eucaristia: la celebrazione di questa sera ci ricordi la grandezza del dono del Signore e il desiderio di incontrarlo nel Sacramento.

Il figlio più grande legge il Vangelo.

Dal vangelo secondo Luca

Quando venne l’ora, prese posto a tavola e gli apostoli con lui, e disse loro: «Ho tanto desiderato mangiare questa Pasqua con voi, prima della mia passione, perché io vi dico: non la mangerò più, finché essa non si compia nel regno di Dio». E, ricevuto un calice, rese grazie e disse: «Prendetelo e fatelo passare tra voi, perché io vi dico: da questo momento non berrò più del frutto della vite, finché non verrà il regno di Dio». Poi prese il pane, rese grazie, lo spezzò e lo diede loro dicendo: «Questo è il mio corpo, che è dato per voi; fate questo in memoria di me». E, dopo aver cenato, fece lo stesso con il calice dicendo: «Questo calice è la nuova alleanza nel mio sangue, che è versato per voi».

Preghiera di benedizione del pane

Genitore: Noi ti glorifichiamo, Dio nostro Padre, per Gesù Cristo, tuo Figlio, che si è donato a noi nel pane spezzato. Tu, che ci hai riunito nella memoria dell’Ultima Cena, benedici questo pane che spezziamo nel tuo nome e fa’ che impariamo a condividerlo con i fratelli, per gustare la gioia di un’autentica fraternità.
Tutti: Amen.

In silenzio si spezza l’unico pane e tutti ne mangiano un pezzo.

Preghiera di lode

Dialogo dalla Didachè (antico testo cristiano).

Genitore: Ti ringraziamo o Padre nostro, per la vita e per la conoscenza che ci hai fatto svelare da Gesù Cristo tuo servo.
Tutti: A te sia gloria nei secoli. Amen.
Genitore: Come questo pane spezzato era sparso sui colli e raccolto è diventato una cosa sola, così si raccolga la tua Chiesa dai confini della terra nel tuo regno.
Tutti: Perché tua è la gloria e la potenza per mezzo di Gesù Cristo nei secoli. Amen.

Concludiamo con la preghiera del Padre Nostro.

Poni nel Luogo della Bellezza un piccolo vaso: è il segno di quel catino nel quale ti ha lavato i piedi, ma anche il ricordo del calice dell’offerta di Gesù.
In quel calice ritroviamo la nostra vita innestata nella sua, pronta a fiorire.

Lasciamo in silenzio il Luogo della Bellezza.

Avvolgete in un panno il pane avanzato e lasciatelo nel Luogo della Bellezza. Se potete, rimanga accesa la candela.
La Cena Pasquale, che abbiamo ricordato, ci ha fatto rivivere la fedeltà e la tenerezza di Gesù. Ma la notte del pane spezzato è anche la notte del tradimento. Ora, mentre il sapore del pane è ancora sulle nostre labbra, possiamo prenderci l’impegno del digiuno per la giornata di domani (puoi saltare un pasto o smezzare i due pasti principali; il vuoto che provoca il digiuno ci richiama concretamente il nostro desiderio di incontrare il Signore: proviamoci!)

Cristo muore e risorge per noi

Nella Pasqua si vivono i misteri centrali della propria fede. I riti dal giovedì sera fino alla domenica di risurrezione costituiscono un’unità profonda

Celebrare la Pasqua per un cristiano significa vivere i misteri centrali della propria fede, cioè quegli eventi attraverso i quali il Padre “ci ha rigenerati, mediante la risurrezione di Gesù Cristo dai morti, per una speranza viva, per un’eredità che non si corrompe, non si macchia e non marcisce” (1 Pt 1,3). Perciò le celebrazioni pasquali comunicano ad ogni credente una straordinaria energia spirituale. I giorni più importanti di tutto l’anno liturgico si inscrivono nel più ampio quadro della Settimana santa che si è aperta con la domenica delle palme.

Il giovedì santo è l’ultimo giorno di quaresima perché, con la Messa “in coena Domini”, inizia il triduo pasquale, centro di tutto l’anno liturgico. I riti che vanno dal giovedì sera fino alla domenica di risurrezione costituiscono un’unità profonda. Perciò, anche se il triduo è costituito da momenti cronologicamente separati, deve essere considerato come un giorno solo nel quale tutta la Chiesa si immerge nell’unico mistero pasquale. La Messa nella cena del Signore mette in risalto il segno della cena con cui Cristo ha anticipato la sua morte sulla croce. Il gesto della lavanda dei piedi esplicita il profondo significato che Gesù ha attribuito alla sua morte violenta: egli non l’ha ricercata perché sono gli uomini a condannarlo a morte; tuttavia anche questo tragico momento, come tutta la sua vita, diventa per Gesù occasione di mostrare l’amore incondizionato del Padre. Perciò Gesù va incontro volontariamente alla sua morte con quello spirito di amore e di servizio ai fratelli ben espresso nel gesto umile del servo che si china a lavare i piedi. L’eucaristia, che nella notte di giovedì viene adorata nel luogo della reposizione, è il segno per eccellenza che compendia e comunica sacramentalmente il grande mistero d’amore di Cristo che si offre per noi.

Il venerdì santo. Il venerdì santo è caratterizzato da una Chiesa spogliata di tutto, segno tangibile dell’unione con l’agonia di Gesù. I cristiani si raccolgono in preghiera contemplando il mistero della croce. Nonostante l’apparente fallimento, la morte del Signore è una morte gloriosa, perché è la morte della morte. Perciò non è un giorno di lutto, ma di contemplazione dell’amore estremo ed oneroso che Dio ci ha manifestato nel Figlio crocifisso. Il sabato santo è il giorno del silenzio e dell’attesa. La Chiesa sosta presso il sepolcro del Signore. Egli, entrando nella morte, vi ha posto una forza trasformatrice che ne ha disinnescato il potenziale distruttivo. La Pasqua è il passaggio dall’oscurità della morte e del peccato al trionfo della vita e dell’amore. Dopo il tramonto del sole, la Chiesa celebra la grande veglia pasquale.

La veglia. La veglia inizia con il lucernario: l’assemblea, avvolta nell’oscurità, accoglie l’annuncio della risurrezione di Cristo che, come luce, brilla nella fiamma del cero pasquale e illumina il buio della notte. L’abbondante liturgia della Parola permette di meditare le tappe fondamentali della storia della salvezza che culmina nell’azione definitiva di Dio che, attraverso la Pasqua, porta a compimento la sua opera. Nella celebrazione della veglia non ci si limita a far memoria di ciò che si è realizzato in Cristo, ma viene celebrata nel mistero anche la pasqua di tutti i cristiani che, nel battesimo, sono già rinati a vita nuova. Nella grande veglia pasquale, si celebrano i sacramenti dell’iniziazione cristiana e tutto il popolo di Dio fa memoria del proprio battesimo.

La Pasqua. La celebrazione della Pasqua non si conclude con la domenica di risurrezione: ogni celebrazione eucaristica è memoriale del mistero pasquale. Nel suo cammino terreno, la Chiesa celebra ritualmente questo mistero in attesa della Pasqua eterna. Anche noi, partecipando sacramentalmente al mistero pasquale, veniamo sostenuti nel nostro cammino quotidiano verso il Regno di Dio.

Notte e Giorno 2018

Lettura continua delle biografie dei santi in Cattedrale

L’edizione di quest’anno, in programma dal 31 ottobre al 2 novembre sarà dedicata, come omaggio alla canonizzazione di Paolo VI e all’attenzione al tema da parte del vescovo Pierantonio Tremolada, alla santità. Nel corso dei tre giorni tradizionalmente dedicati alla lettura continua della Bibbia, verranno affrontate le biografie dei santi, con un “occhio di riguardo” per Paolo VI di cui saranno letti l’Evangelii Nuntiandi, nella serata di giovedì 1 novembre, e il “Pensiero alla morte” nel tardo pomeriggio di venerdì 2 novembre. Per evidenziare ulteriormente questo legame con la santità per l’edizione 2018 di “Notte e Giorno” è stato scelto un nuovo spazio. I tre giorni di lettura si terranno infatti in Cattedrale davanti al monumento di Paolo VI, opera dello scultore Scorzelli. Con “Voce” collabora all’iniziativa la Scuola diocesana di musica Santa Cecilia e il Ctb.

È possibile iscriversi scrivendo direttamente a logisticaeventi@diocesi.brescia.it o chiamando allo 0303722226.

Al centro del mistero di Cristo

Gesù è l’evento “fondativo” e “ricapitolativo” dell’esserci della comunità ecclesiale generata dalla sua morte e risurrezione. Un aiuto per rileggere la liturgia del Triduo Pasquale.

La Chiesa celebra annualmente la liturgia del Triduo Pasquale per vivere cristianamente il cammino della salvezza illuminato dalla passione, morte e risurrezione di Gesù, lui che è l’evento “fondativo” e “ricapitolativo” dell’esserci della comunità ecclesiale generata dalla sua morte e risurrezione. All’interno del percorso celebrativo la liturgia ci fa entrare nella Pasqua rituale del Giovedì santo, nella Pasqua-passione del Venerdì e nella Pasqua-risurrezione della Grande Veglia; è nella sua dimensione rituale che il Triduo Pasquale si struttura nella logica dei tre giorni “da tramonto a tramonto” secondo la concezione ebraica. Così si parte dalla “Missa in Coena Domini” del Giovedì sera alla sepoltura (primo giorno), dal tramonto del Venerdì a quello del Sabato (secondo giorno), dalla Veglia Pasquale alla Domenica di Resurrezione (terzo giorno). A livello rituale soltanto nel Giovedì Santo c’è un rito di ingresso con il saluto del celebrante e soltanto alla conclusione della Veglia pasquale troviamo il rito di congedo con la benedizione finale: infatti la celebrazione del Giovedì Santo si conclude con la spogliazione dell’altare, il Venerdì si riprende con la prostrazione silenziosa e il Sabato Santo inizia con la benedizione del fuoco.

Il Giovedì Santo. Nella celebrazione del Giovedì Santo, “soglia” tra la Quaresima e il Triduo, si fa memoria della Pasqua rituale con l’istituzione dell’Eucarestia e con la lavanda dei piedi: nella liturgia della Parola viene presentata la tradizione rituale ebraica narrata nel libro dell’Esodo come memoriale, la tradizione rituale cristiana trasmessa da San Paolo e, al centro della cena pasquale, il movimento di Gesù che si abbassa per lavare i piedi ai suoi come gesto di carattere testamentario per generare una comunità dove regna il servizio e l’abbassamento. Così la cena eucaristica rivelerà il mistero e la verità della Croce.

Il Venerdì Santo. Nella celebrazione del Venerdì Santo lo sguardo è rivolto alla memoria dell’evento storico della passione e morte del Signore Gesù, la liturgia della Parola presenta il Quarto Canto del Servo del Signore narrato da Isaia come profezia del Cristo Crocifisso; il quarto Vangelo accentua alcune dimensioni della Beata Passione nella tensione tra umiliazione e glorificazione del Figlio che sulla croce si sacrifica e dà la vita. L’adorazione della croce e il gesto del bacio segnano il culmine della preghiera nella contemplazione del Cristo Crocifisso aprendo la possibilità all’incontro con Lui nella santa comunione perché dalle sue piaghe siamo stati guariti (Isaia 53,5).

Il Sabato Santo. Il Sabato Santo è il giorno del silenzio e dell’attesa e le parole cedono il posto allo smarrimento per la morte in croce e allo stupore dell’amore e della contemplazione dinanzi al mistero della redenzione; è il giorno del “sepolcro pieno” e del mistero della discesa agli inferi caro alla liturgia orientale in attesa di essere liberati dallo Sheol.

La Veglia Pasquale. Nella notte del Sabato Santo si entra nella Solenne Veglia Pasquale definita da Sant’Agostino la “Veglia Madre di tutte le Veglie”, il percorso celebrativo esprime in modo mirabile il senso della risurrezione di Cristo per la vita dell’uomo e del mondo. Come gli ebrei si riunivano intorno all’agnello pasquale per celebrare il Dio creatore e liberatore così la comunità cristiana si raduna attorno al fuoco, all’ambone della Parola, al fonte battesimale e alla mensa dell’altare per celebrare l’agnello immolato che è vittorioso sulla morte: il fuoco acceso, il cero pasquale innalzato tre volte e il canto dell’Exultet dicono la potenza della Luce che risplende nel mistero pasquale; l’annuncio della Pasqua lascia spazio alla Parola di Dio ripercorrendo le tappe della storia della salvezza e il passaggio alla nuova alleanza compiuta totalmente nel mistero Pasquale del Cristo crocifisso, sepolto e risorto. La Luce e la Parola diventano storicamente visibili nel dono dei sacramenti del battesimo, della cresima e poi dell’eucarestia: radunati attorno al fonte battesimali, i catecumeni ricevono la nuova vita e tutto il popolo dei battezzati fa memoria del proprio battesimo e della propria resurrezione; dal Fuoco, dalla Parola e dall’Acqua tutto si compie nella mensa eucaristica con il pane e il vino per ricapitolare nell’unità il mistero celebrato nel Triduo. L’acclamazione “Annunciamo la tua morte, Signore, proclamiamo la tua risurrezione, nell’attesa della tua venuta” in risposta al grande mistero della nostra fede riafferma la centralità del kerigma e riconosce la comunità celebrante come parte integrante del mistero celebrato. “Con il Signore risorge – scrive Andrea Grillo – anche la sua Chiesa che raccoglie il Triduo tra l’Ultima Cena di Gesù e la prima Eucarestia con il Signore”.

Il Triduo Pasquale, cuore dell’Anno Liturgico e della Vita della Chiesa

I giorni del triduo pasquale vengono chiamati “santi” perché ci fanno rivivere l’evento centrale della nostra Redenzione: la passione, la morte e la risurrezione di Gesù Cristo.  Sono giorni che potremmo considerare come un unico giorno: essi costituiscono il cuore e il fulcro dell’intero anno liturgico come pure della vita della Chiesa.  Al termine dell’itinerario quaresimale ci apprestiamo a entrare nel clima che Gesù visse allora a Gerusalemme.  Vogliamo ridestare in noi la memoria delle sofferenze che il Signore ha patito per noi e prepararci a celebrare con gioia “la vera Pasqua, che il Sangue di Cristo ha coperto di gloria, la Pasqua in cui la Chiesa celebra la Festa che è l’origine di tutte le feste” (Liturgia ambrosiana).

Il Giovedì Santo

In questo giorno la Chiesa fa memoria dell’Ultima Cena durante la quale il Signore ha istituito il Sacramento dell’Eucaristia e quello del Sacerdozio ministeriale.  In quella notte Gesù ci ha lasciato il comandamento nuovo, “mandatum novum”, il comandamento dell’amore fraterno.  La sera, nella Messa in Coena Domini  facciamo memoria dell’Ultima Cena, quando Cristo si è dato a tutti noi come nutrimento di salvezza, come farmaco di immortalità: il Mistero dell’Eucaristia, fonte e culmine della vita cristiana.  In questo sacramento di salvezza il Signore ha offerto e realizzato, per quanti credono in Lui, la più intima unione possibile tra la nostra e la Sua Vita.  Col gesto umile della lavanda dei piedi, siamo invitati a ricordare quanto il Signore fece ai suoi apostoli: lavando i loro piedi proclamò concretamente il primato dell’Amore, Amore che si fa servizio sino al dono di se stessi, anticipando così il sacrificio supremo della sua vita sul Calvario.

Il Venerdì Santo

É la memoria della passione, crocifissione e morte di Gesù.  In questo giorno non si celebra la Messa, ma l’assemblea cristiana si raccoglie per meditare sul grande Mistero del male e del peccato per ripercorrere, alla luce della Parola di Dio, le sofferenze del Signore che espiano questo male.  Dopo aver ascoltato e accolto il racconto della passione di Cristo, la comunità prega per tutte le necessità della Chiesa e del mondo, adora la Croce e si accosta all’Eucaristia conservata dalla Messa in Coena Domini, per partecipare all’ascesa del Signore verso il Monte della Croce, il Monte dell’Amore spinto sino alla fine.

Il Sabato Santo

É caratterizzato da un “profondo silenzio”.  Mentre attendiamo il grande evento della Risurrezione, i credenti perseverano con Maria nell’attesa, pregando e meditando.  C’è bisogno di un giorno di silenzio per meditare sulla realtà della vita umana, sulle forze del male e sulla grande forza del bene scaturita dalla Passione e Risurrezione del Signore.  Questo Sabato di silenzio, di meditazione, di perdono, di riconciliazione sfocia nella Veglia Pasquale, che introduce alla Domenica più importante della storia, la Domenica della Pasqua di Cristo.  Veglia la Chiesa accanto al nuovo fuoco e medita la grande promessa dell’Antico e del Nuovo Testamento, della liberazione definitiva dalla schiavitù del peccato e della morte.  Nel buio della notte viene acceso dal fuoco nuovo il cero pasquale, simbolo di Cristo che risorge glorioso.  Cristo Luce dell’umanità disperde le tenebre del cuore e dello spirito e illumina ogni uomo che viene nel mondo.

Accanto al cero pasquale risuona allora nella Chiesa il grande annuncio pasquale:

Cristo è veramente risorto, la morte non ha più alcun potere su di Lui.

Con la sua morte Egli ha sconfitto per sempre il male e ha fatto dono a tutti gli uomini della vita stessa di Dio.  Dalla splendente notte di Pasqua, la Luce e la Pace di Cristo si espandono nella vita dei fedeli di ogni comunità cristiana e raggiungono ogni punto dello spazio e del tempo.

In questi giorni singolari dobbiamo orientare la nostra vita verso un’adesione completa ai disegni del Padre celeste; rinnoviamo il nostro sì come ha fatto Gesù con il sacrificio della Croce.  I suggestivi riti di questi giorni, soprattutto quelli della solenne Veglia Pasquale, ci offrono l’opportunità di approfondire il senso e il valore della nostra vocazione cristiana che scaturisce dal Mistero Pasquale e si concretizza nella fedele sequela di Cristo, come ha fatto Lui, sino al dono generoso della nostra esistenza.

Fare memoria dei Misteri di Cristo significa anche vivere in adesione all’oggi della storia.  Portiamo dunque nella nostra preghiera la drammaticità di fatti e situazioni che in questi giorni affliggono tanti nostri fratelli in ogni parte del mondo.

Questi giorni rianimino in noi la grande speranza: Cristo Crocifisso è RISORTO e ha vinto il mondo del peccato e della morte.  L’amore è più forte dell’odio, ha vinto e dobbiamo associarci a questa vittoria dell’Amore.  Dobbiamo quindi ripartire da Cristo Signore e lavorare con Lui per un mondo fondato sulla pace, sulla giustizia e sull’amore.  In questo impegno lasciamoci guidare da Maria, che ha accompagnato il Figlio divino sulla via della passione e della croce e ha partecipato, con la forza della fede, all’attuarsi del Suo disegno salvifico.

Allora, con San Paolo, tendiamo “alle cose di lassù”. Lasciamoci cullare dalla Liturgia della Pasqua, centro dell’annuncio cristiano.

“Cristo”, scriveva don Mazzolari, “nasce fuori della casa, e muore fuori della città, per essere in modo ancor più visibile il crocevia e il punto d’incontro”, nella convinzione che Cristo è accanto a noi per indicarci la strada della Luce che rischiara il buio del nostro tempo.

I giorni della Salvezza

DOMENICA DELLE PALME

Sei giorni prima della sua morte in croce, Gesù entrò trionfalmente in Gerusalemme, accompagnato dai discepoli e da una folla festante, che, agitando rami di palme, gridava: «Osanna! Benedetto Colui che viene nel nome del Signore! Osanna negli eccelsi!» Fu una manifestazione messianica voluta da Gesù per affermare la sua spirituale regalità, ma fu cosa modesta affinché il popolo non si confermasse nei suoi errori sull’interpretazione politica del Messia. Il rito solenne si svolge nei seguenti momenti:
– Benedizione dei rami di palma o di olivo: Il Sacerdote vestito con abiti rossi, simbolo di regalità, benedice con questa preghiera: «Benedici o Signore questi rami, e donaci la grazia di sentire in noi la Vittoria di Gesù!».
– Distribuzione dei rami: mentre i fanciulli cantano inni di gioia e di trionfo, il sacerdote passa alla distribuzione dei rami.
– Lettura del Vangelo: dove viene ricordato il fatto storico dell’ingresso trionfale di Gesù; mentre tutta la folla agitando rami, osannava al Messia. Solenne processione con i rami benedetti, per ripetere attorno alla Croce l’inno: «Gloria a Te, lode ed onore, o Re Cristo Redentore».
Al termine, la S. Messa introduce al Mistero della rinnovazione del Sacrificio sotto le misteriose apparenze del pane e del vino.

 

GIOVEDI’ SANTO

Il Giovedì Santo è il primo giorno del «Triduo Sacro», che celebra, con solenne austerità, la memoria della passione e della morte del Salvatore e ci fa rivivere avvenimenti lontani nel tempo, ma così vivi nel nostro ricordo e tanto impressi nel nostro cuore da farceli credere e sentire come presenti e come certamente nostri. Nel Giovedì Santo si ricorda principalmente l’istituzione del Sacrificio e del Sacramento eucaristico, gesto supremo di amore compiuto da Gesù alla vigilia della sua morte, al quale l’evangelista S. Giovanni allude con parole che valgono più di ogni altro commento: «Avendo Egli amato i suoi che erano nel mondo, li amò sino alla fine».

Questo è lo svolgimento della solenne liturgia: l’altare è parato a festa ed un velo bianco copre la Croce; il Sacerdote Celebrante, accompagnato dalla solennità degli altri Sacerdoti e del canto, inizia la S. Messa; il momento più commovente è il canto del «Gloria in excelsis», poiché il suono di tutte le campane e dell’organo esplode come d’improvviso, per poi tacere fino alla gioia della notte pasquale. Quasi per rappresentare al vivo la scena narrata dal Vangelo, il Celebrante, lava i piedi a 12 ragazzi; ripetendo il gesto di Gesù prima di istituire la S. Eucaristia. Terminata la S. Messa, il Pane Consacrato viene portato in modo solenne all’altare della Adorazione, preparato con abbondanza di luci e ceri.

Il mistero di questo grande giorno dell’Amore sta riassunto in questa parola di Gesù: «Prendete e mangiate: questo è il Mio Corto sacrificato per voi. Prendete e bevete: questo è il Mio Sangue sparso per voi. Questo fate in memoria di me!»

 

VENERDI’ SANTO

È il giorno più grande che la storia ricordi. Nessun giorno come questo è giorno di morte; nessun giorno come questo è giorno di Vita. Al cospetto del monda intero sta nella maestà della morte il Crocefisso: «La vita offrì la morte per portare con la morte la vita». È in questo giorno che incominciò per l’umanità un’era nuova: dell’amore e della grazia. La solenne funzione liturgica è divisa in quattro parti:

1- Lettura di alcuni grandi fatti del Vecchio Testamento, come il racconto della Pasqua Ebrea, e soprattutto il canto della Passione di Gesù, per narrarci le innumerevoli sofferenze di Gesù per poterci salvare.
2- Sull’altare vengono poste delle tovaglie di lino bianco e poi il Sacerdote celebrante inizia le solenni preghiere per la Chiesa Santa di Dio, per il nostro Beatissimo Papa Giovanni, per i Vescovi ed i Sacerdoti, per coloro che governano i popoli, per coloro che saranno rigenerati dalla grazia del Battesimo, per la necessità dei fedeli cosi presentate al Signore: «Preghiamo fratelli dilettissimi, Dio Padre Onnipotente, affinché purghi il mondo da tutti gli errori, disperda le malattie, scacci la fame, apra le carceri, spezzi le catene, accordi ai pellegrini il ritorno, agli infermi la sanità, ai naviganti il porto della salvezza». Inoltre alza la preghiera per l’unità della Chiesa, per la conversione dei Giudei e degli infedeli.
3- La III parte della solenne liturgia assume un aspetto veramente commovente: un ministro porta all’altare la Croce Velata ed il Sacerdote celebrante ponendosi presso i gradini dell’altare e scoprendo grado grado la Croce Velata canta con tono sempre crescente questa invocazione: «Ecco il legno della Croce, dal quale dipende la salvezza del mondo»; tutto il popolo inginocchiandosi risponde: «Venite, adoriamo!».

Terminato il rito dello scoprimento della Santa Croce, iniziando dal Sacerdote, tutti passano ad adorare la Croce ed a baciare il Crocefisso. Mentre con grande silenzio e raccoglimento si svolge questo rito, la Scuola di Canto ripete: «Popolo mio che ti ho fatto? O in che ti ho contristato? Rispondimi! lo ti esaltai con grande potenza e tu mi sospendesti al patibolo della Croce».
La S. Comunione termina poi il solenne rito del Venerdì Santo.

 

SABATO SANTO

Prima del tramonto di Venerdì, la salma di Gesù era nel sepolcro. La fine di colui che si era proclamato Figlio di Dio non poteva essere più ingloriosa: tradito da un discepolo, scomunicato dal Sinedrio, bestemmiato da un popolo intero, abbandonato perfino dai suoi apostoli, era morto sul patibolo degli schiavi in mezzo a due volgari malviventi. Ora il suo corpo giaceva nel sepolcro.
La vittoria dei nemici di Gesù era completa. Solo che il sedicente Figlio di Dio, ora chiuso e sigillato nel sepolcro, quando era ancora vivo aveva detto: «Dopo tre giorni risorgo!». La mattina della Domenica, le pie donne e i discepoli trovarono il sepolcro vuoto! Non il sepolcro, ma la risurrezione gloriosa è la conclusione della vita terrena di Gesù. Con le feste pasquali celebriamo solennemente il ricordo della risurrezione di Cristo; e perché questo ricordo sia veramente efficace, la Chiesa con riti solenni e suggestivi ci invita a cogliere abbondanti frutti della risurrezione di Cristo, mediante una completa e definitiva rinnovazione inferiore. I riti solenni della veglia pasquale li possiamo presentare in questo modo:

– Il canto della Luce: davanti alla porta della Chiesa viene benedetto il fuoco ed il grosso Cero Pasquale, simbolo di Cristo. Entrando poi dalla porta principale della Chiesa, il diacono che regge il cero, canta a voce solenne: «Lume di Cristo» mentre tutti rispondono: «Siano grazie a Dio». Mentre la processione della Luce entra in Chiesa con i ministri, tutte le luci vanno grado grado accendendosi. Quando il Cero è giunto all’altare, viene posto in centro e circondato da luce e incenso, viene esaltato nel suo simbolismo, con queste mirabili parole: «Si rallegri la terra irradiata da sì grandi splendori, e, illuminata dal fulgore dell’eterno Re, senta di essere finalmente liberata dalle ombre che avvolgevano il mondo intero».
– Il canto dell’acqua: mentre tutti invocano l’aiuto dei Santi, è posto davanti all’altare un recipiente d’acqua. Il Celebrante inizia la solenne benedizione e consacrazione, perché quest’acqua dovrà servire al Battesimo di tutti i nuovi bambini dell’anno. Terminato questo rito, prima che l’acqua sia portata al Sacro Fonte Battesimale, i presenti rinnovano le Promesse battesimali con le quali si rinunzia a Satana ed alle sue opere al mondo che è nemico di Dio e si promette di servire fedelmente il Signore nella Chiesa Cattolica.
– Il canto dell’Alleluia: tutto è pronto; i ministri hanno indossati gli abiti della gioia e l’altare è parato a festa con fiori e luci, ed ecco il momento solenne: con voce commossa il Sacerdote Celebrante canta il «Gloria in Excelsis», prorompe il suono dell’organo, tutte le campane sciolgono il loro concerto. È PASQUA DI RISURREZIONE! Ed allora: «Fratelli, se siete risuscitati con Cristo, cercate le cose del cielo, ove Cristo siede alla destra di Dio; abbiate il gusto delle cose celesti, non di quelle terrene. Poiché voi siete morti e la vostra vita è nascosta con Cristo in Dio. Quando Cristo, vostra vita, comparirà, allora anche voi apparirete con lui nella gloria».

 

PREGHIERA DI RESURREZIONE

Per tutto il dolore sofferto ridammi, Dio, la
speranza per cui ho sognato ad occhi aperti.
Tutto un seguir di nuvole sono stati i miei
pensieri; dolce mondo di favole.

Le cose tutte hanno spesso confinato col cielo e
pur mi ritrovo distante da Te.

Non più le piante, i fiori, il mare le albe, i tramonti
mi fanno piangere di gioia: è morta al mio viso
ogni traccia d’incanto. Il tempo ha scandito coi
giorni e le ore anche il vuoto nella mia vita.

C’era nelle stelle un mistero che m’incantava ed
ora non intendo più.

Di nient’altro ho bisogno, o Signore che di
risorgere con Te, null’altro desidero che Te.
Inasprisci il dolore, ma ridonami la resurrezione!

don Pierino