Notte e Giorno 2018

Lettura continua delle biografie dei santi in Cattedrale

L’edizione di quest’anno, in programma dal 31 ottobre al 2 novembre sarà dedicata, come omaggio alla canonizzazione di Paolo VI e all’attenzione al tema da parte del vescovo Pierantonio Tremolada, alla santità. Nel corso dei tre giorni tradizionalmente dedicati alla lettura continua della Bibbia, verranno affrontate le biografie dei santi, con un “occhio di riguardo” per Paolo VI di cui saranno letti l’Evangelii Nuntiandi, nella serata di giovedì 1 novembre, e il “Pensiero alla morte” nel tardo pomeriggio di venerdì 2 novembre. Per evidenziare ulteriormente questo legame con la santità per l’edizione 2018 di “Notte e Giorno” è stato scelto un nuovo spazio. I tre giorni di lettura si terranno infatti in Cattedrale davanti al monumento di Paolo VI, opera dello scultore Scorzelli. Con “Voce” collabora all’iniziativa la Scuola diocesana di musica Santa Cecilia e il Ctb.

È possibile iscriversi scrivendo direttamente a logisticaeventi@diocesi.brescia.it o chiamando allo 0303722226.

Al centro del mistero di Cristo

Gesù è l’evento “fondativo” e “ricapitolativo” dell’esserci della comunità ecclesiale generata dalla sua morte e risurrezione. Un aiuto per rileggere la liturgia del Triduo Pasquale.

La Chiesa celebra annualmente la liturgia del Triduo Pasquale per vivere cristianamente il cammino della salvezza illuminato dalla passione, morte e risurrezione di Gesù, lui che è l’evento “fondativo” e “ricapitolativo” dell’esserci della comunità ecclesiale generata dalla sua morte e risurrezione. All’interno del percorso celebrativo la liturgia ci fa entrare nella Pasqua rituale del Giovedì santo, nella Pasqua-passione del Venerdì e nella Pasqua-risurrezione della Grande Veglia; è nella sua dimensione rituale che il Triduo Pasquale si struttura nella logica dei tre giorni “da tramonto a tramonto” secondo la concezione ebraica. Così si parte dalla “Missa in Coena Domini” del Giovedì sera alla sepoltura (primo giorno), dal tramonto del Venerdì a quello del Sabato (secondo giorno), dalla Veglia Pasquale alla Domenica di Resurrezione (terzo giorno). A livello rituale soltanto nel Giovedì Santo c’è un rito di ingresso con il saluto del celebrante e soltanto alla conclusione della Veglia pasquale troviamo il rito di congedo con la benedizione finale: infatti la celebrazione del Giovedì Santo si conclude con la spogliazione dell’altare, il Venerdì si riprende con la prostrazione silenziosa e il Sabato Santo inizia con la benedizione del fuoco.

Il Giovedì Santo. Nella celebrazione del Giovedì Santo, “soglia” tra la Quaresima e il Triduo, si fa memoria della Pasqua rituale con l’istituzione dell’Eucarestia e con la lavanda dei piedi: nella liturgia della Parola viene presentata la tradizione rituale ebraica narrata nel libro dell’Esodo come memoriale, la tradizione rituale cristiana trasmessa da San Paolo e, al centro della cena pasquale, il movimento di Gesù che si abbassa per lavare i piedi ai suoi come gesto di carattere testamentario per generare una comunità dove regna il servizio e l’abbassamento. Così la cena eucaristica rivelerà il mistero e la verità della Croce.

Il Venerdì Santo. Nella celebrazione del Venerdì Santo lo sguardo è rivolto alla memoria dell’evento storico della passione e morte del Signore Gesù, la liturgia della Parola presenta il Quarto Canto del Servo del Signore narrato da Isaia come profezia del Cristo Crocifisso; il quarto Vangelo accentua alcune dimensioni della Beata Passione nella tensione tra umiliazione e glorificazione del Figlio che sulla croce si sacrifica e dà la vita. L’adorazione della croce e il gesto del bacio segnano il culmine della preghiera nella contemplazione del Cristo Crocifisso aprendo la possibilità all’incontro con Lui nella santa comunione perché dalle sue piaghe siamo stati guariti (Isaia 53,5).

Il Sabato Santo. Il Sabato Santo è il giorno del silenzio e dell’attesa e le parole cedono il posto allo smarrimento per la morte in croce e allo stupore dell’amore e della contemplazione dinanzi al mistero della redenzione; è il giorno del “sepolcro pieno” e del mistero della discesa agli inferi caro alla liturgia orientale in attesa di essere liberati dallo Sheol.

La Veglia Pasquale. Nella notte del Sabato Santo si entra nella Solenne Veglia Pasquale definita da Sant’Agostino la “Veglia Madre di tutte le Veglie”, il percorso celebrativo esprime in modo mirabile il senso della risurrezione di Cristo per la vita dell’uomo e del mondo. Come gli ebrei si riunivano intorno all’agnello pasquale per celebrare il Dio creatore e liberatore così la comunità cristiana si raduna attorno al fuoco, all’ambone della Parola, al fonte battesimale e alla mensa dell’altare per celebrare l’agnello immolato che è vittorioso sulla morte: il fuoco acceso, il cero pasquale innalzato tre volte e il canto dell’Exultet dicono la potenza della Luce che risplende nel mistero pasquale; l’annuncio della Pasqua lascia spazio alla Parola di Dio ripercorrendo le tappe della storia della salvezza e il passaggio alla nuova alleanza compiuta totalmente nel mistero Pasquale del Cristo crocifisso, sepolto e risorto. La Luce e la Parola diventano storicamente visibili nel dono dei sacramenti del battesimo, della cresima e poi dell’eucarestia: radunati attorno al fonte battesimali, i catecumeni ricevono la nuova vita e tutto il popolo dei battezzati fa memoria del proprio battesimo e della propria resurrezione; dal Fuoco, dalla Parola e dall’Acqua tutto si compie nella mensa eucaristica con il pane e il vino per ricapitolare nell’unità il mistero celebrato nel Triduo. L’acclamazione “Annunciamo la tua morte, Signore, proclamiamo la tua risurrezione, nell’attesa della tua venuta” in risposta al grande mistero della nostra fede riafferma la centralità del kerigma e riconosce la comunità celebrante come parte integrante del mistero celebrato. “Con il Signore risorge – scrive Andrea Grillo – anche la sua Chiesa che raccoglie il Triduo tra l’Ultima Cena di Gesù e la prima Eucarestia con il Signore”.

Il Triduo Pasquale, cuore dell’Anno Liturgico e della Vita della Chiesa

I giorni del triduo pasquale vengono chiamati “santi” perché ci fanno rivivere l’evento centrale della nostra Redenzione: la passione, la morte e la risurrezione di Gesù Cristo.  Sono giorni che potremmo considerare come un unico giorno: essi costituiscono il cuore e il fulcro dell’intero anno liturgico come pure della vita della Chiesa.  Al termine dell’itinerario quaresimale ci apprestiamo a entrare nel clima che Gesù visse allora a Gerusalemme.  Vogliamo ridestare in noi la memoria delle sofferenze che il Signore ha patito per noi e prepararci a celebrare con gioia “la vera Pasqua, che il Sangue di Cristo ha coperto di gloria, la Pasqua in cui la Chiesa celebra la Festa che è l’origine di tutte le feste” (Liturgia ambrosiana).

Il Giovedì Santo

In questo giorno la Chiesa fa memoria dell’Ultima Cena durante la quale il Signore ha istituito il Sacramento dell’Eucaristia e quello del Sacerdozio ministeriale.  In quella notte Gesù ci ha lasciato il comandamento nuovo, “mandatum novum”, il comandamento dell’amore fraterno.  La sera, nella Messa in Coena Domini  facciamo memoria dell’Ultima Cena, quando Cristo si è dato a tutti noi come nutrimento di salvezza, come farmaco di immortalità: il Mistero dell’Eucaristia, fonte e culmine della vita cristiana.  In questo sacramento di salvezza il Signore ha offerto e realizzato, per quanti credono in Lui, la più intima unione possibile tra la nostra e la Sua Vita.  Col gesto umile della lavanda dei piedi, siamo invitati a ricordare quanto il Signore fece ai suoi apostoli: lavando i loro piedi proclamò concretamente il primato dell’Amore, Amore che si fa servizio sino al dono di se stessi, anticipando così il sacrificio supremo della sua vita sul Calvario.

Il Venerdì Santo

É la memoria della passione, crocifissione e morte di Gesù.  In questo giorno non si celebra la Messa, ma l’assemblea cristiana si raccoglie per meditare sul grande Mistero del male e del peccato per ripercorrere, alla luce della Parola di Dio, le sofferenze del Signore che espiano questo male.  Dopo aver ascoltato e accolto il racconto della passione di Cristo, la comunità prega per tutte le necessità della Chiesa e del mondo, adora la Croce e si accosta all’Eucaristia conservata dalla Messa in Coena Domini, per partecipare all’ascesa del Signore verso il Monte della Croce, il Monte dell’Amore spinto sino alla fine.

Il Sabato Santo

É caratterizzato da un “profondo silenzio”.  Mentre attendiamo il grande evento della Risurrezione, i credenti perseverano con Maria nell’attesa, pregando e meditando.  C’è bisogno di un giorno di silenzio per meditare sulla realtà della vita umana, sulle forze del male e sulla grande forza del bene scaturita dalla Passione e Risurrezione del Signore.  Questo Sabato di silenzio, di meditazione, di perdono, di riconciliazione sfocia nella Veglia Pasquale, che introduce alla Domenica più importante della storia, la Domenica della Pasqua di Cristo.  Veglia la Chiesa accanto al nuovo fuoco e medita la grande promessa dell’Antico e del Nuovo Testamento, della liberazione definitiva dalla schiavitù del peccato e della morte.  Nel buio della notte viene acceso dal fuoco nuovo il cero pasquale, simbolo di Cristo che risorge glorioso.  Cristo Luce dell’umanità disperde le tenebre del cuore e dello spirito e illumina ogni uomo che viene nel mondo.

Accanto al cero pasquale risuona allora nella Chiesa il grande annuncio pasquale:

Cristo è veramente risorto, la morte non ha più alcun potere su di Lui.

Con la sua morte Egli ha sconfitto per sempre il male e ha fatto dono a tutti gli uomini della vita stessa di Dio.  Dalla splendente notte di Pasqua, la Luce e la Pace di Cristo si espandono nella vita dei fedeli di ogni comunità cristiana e raggiungono ogni punto dello spazio e del tempo.

In questi giorni singolari dobbiamo orientare la nostra vita verso un’adesione completa ai disegni del Padre celeste; rinnoviamo il nostro sì come ha fatto Gesù con il sacrificio della Croce.  I suggestivi riti di questi giorni, soprattutto quelli della solenne Veglia Pasquale, ci offrono l’opportunità di approfondire il senso e il valore della nostra vocazione cristiana che scaturisce dal Mistero Pasquale e si concretizza nella fedele sequela di Cristo, come ha fatto Lui, sino al dono generoso della nostra esistenza.

Fare memoria dei Misteri di Cristo significa anche vivere in adesione all’oggi della storia.  Portiamo dunque nella nostra preghiera la drammaticità di fatti e situazioni che in questi giorni affliggono tanti nostri fratelli in ogni parte del mondo.

Questi giorni rianimino in noi la grande speranza: Cristo Crocifisso è RISORTO e ha vinto il mondo del peccato e della morte.  L’amore è più forte dell’odio, ha vinto e dobbiamo associarci a questa vittoria dell’Amore.  Dobbiamo quindi ripartire da Cristo Signore e lavorare con Lui per un mondo fondato sulla pace, sulla giustizia e sull’amore.  In questo impegno lasciamoci guidare da Maria, che ha accompagnato il Figlio divino sulla via della passione e della croce e ha partecipato, con la forza della fede, all’attuarsi del Suo disegno salvifico.

Allora, con San Paolo, tendiamo “alle cose di lassù”. Lasciamoci cullare dalla Liturgia della Pasqua, centro dell’annuncio cristiano.

“Cristo”, scriveva don Mazzolari, “nasce fuori della casa, e muore fuori della città, per essere in modo ancor più visibile il crocevia e il punto d’incontro”, nella convinzione che Cristo è accanto a noi per indicarci la strada della Luce che rischiara il buio del nostro tempo.

I giorni della Salvezza

DOMENICA DELLE PALME

Sei giorni prima della sua morte in croce, Gesù entrò trionfalmente in Gerusalemme, accompagnato dai discepoli e da una folla festante, che, agitando rami di palme, gridava: «Osanna! Benedetto Colui che viene nel nome del Signore! Osanna negli eccelsi!» Fu una manifestazione messianica voluta da Gesù per affermare la sua spirituale regalità, ma fu cosa modesta affinché il popolo non si confermasse nei suoi errori sull’interpretazione politica del Messia. Il rito solenne si svolge nei seguenti momenti:
– Benedizione dei rami di palma o di olivo: Il Sacerdote vestito con abiti rossi, simbolo di regalità, benedice con questa preghiera: «Benedici o Signore questi rami, e donaci la grazia di sentire in noi la Vittoria di Gesù!».
– Distribuzione dei rami: mentre i fanciulli cantano inni di gioia e di trionfo, il sacerdote passa alla distribuzione dei rami.
– Lettura del Vangelo: dove viene ricordato il fatto storico dell’ingresso trionfale di Gesù; mentre tutta la folla agitando rami, osannava al Messia. Solenne processione con i rami benedetti, per ripetere attorno alla Croce l’inno: «Gloria a Te, lode ed onore, o Re Cristo Redentore».
Al termine, la S. Messa introduce al Mistero della rinnovazione del Sacrificio sotto le misteriose apparenze del pane e del vino.

 

GIOVEDI’ SANTO

Il Giovedì Santo è il primo giorno del «Triduo Sacro», che celebra, con solenne austerità, la memoria della passione e della morte del Salvatore e ci fa rivivere avvenimenti lontani nel tempo, ma così vivi nel nostro ricordo e tanto impressi nel nostro cuore da farceli credere e sentire come presenti e come certamente nostri. Nel Giovedì Santo si ricorda principalmente l’istituzione del Sacrificio e del Sacramento eucaristico, gesto supremo di amore compiuto da Gesù alla vigilia della sua morte, al quale l’evangelista S. Giovanni allude con parole che valgono più di ogni altro commento: «Avendo Egli amato i suoi che erano nel mondo, li amò sino alla fine».

Questo è lo svolgimento della solenne liturgia: l’altare è parato a festa ed un velo bianco copre la Croce; il Sacerdote Celebrante, accompagnato dalla solennità degli altri Sacerdoti e del canto, inizia la S. Messa; il momento più commovente è il canto del «Gloria in excelsis», poiché il suono di tutte le campane e dell’organo esplode come d’improvviso, per poi tacere fino alla gioia della notte pasquale. Quasi per rappresentare al vivo la scena narrata dal Vangelo, il Celebrante, lava i piedi a 12 ragazzi; ripetendo il gesto di Gesù prima di istituire la S. Eucaristia. Terminata la S. Messa, il Pane Consacrato viene portato in modo solenne all’altare della Adorazione, preparato con abbondanza di luci e ceri.

Il mistero di questo grande giorno dell’Amore sta riassunto in questa parola di Gesù: «Prendete e mangiate: questo è il Mio Corto sacrificato per voi. Prendete e bevete: questo è il Mio Sangue sparso per voi. Questo fate in memoria di me!»

 

VENERDI’ SANTO

È il giorno più grande che la storia ricordi. Nessun giorno come questo è giorno di morte; nessun giorno come questo è giorno di Vita. Al cospetto del monda intero sta nella maestà della morte il Crocefisso: «La vita offrì la morte per portare con la morte la vita». È in questo giorno che incominciò per l’umanità un’era nuova: dell’amore e della grazia. La solenne funzione liturgica è divisa in quattro parti:

1- Lettura di alcuni grandi fatti del Vecchio Testamento, come il racconto della Pasqua Ebrea, e soprattutto il canto della Passione di Gesù, per narrarci le innumerevoli sofferenze di Gesù per poterci salvare.
2- Sull’altare vengono poste delle tovaglie di lino bianco e poi il Sacerdote celebrante inizia le solenni preghiere per la Chiesa Santa di Dio, per il nostro Beatissimo Papa Giovanni, per i Vescovi ed i Sacerdoti, per coloro che governano i popoli, per coloro che saranno rigenerati dalla grazia del Battesimo, per la necessità dei fedeli cosi presentate al Signore: «Preghiamo fratelli dilettissimi, Dio Padre Onnipotente, affinché purghi il mondo da tutti gli errori, disperda le malattie, scacci la fame, apra le carceri, spezzi le catene, accordi ai pellegrini il ritorno, agli infermi la sanità, ai naviganti il porto della salvezza». Inoltre alza la preghiera per l’unità della Chiesa, per la conversione dei Giudei e degli infedeli.
3- La III parte della solenne liturgia assume un aspetto veramente commovente: un ministro porta all’altare la Croce Velata ed il Sacerdote celebrante ponendosi presso i gradini dell’altare e scoprendo grado grado la Croce Velata canta con tono sempre crescente questa invocazione: «Ecco il legno della Croce, dal quale dipende la salvezza del mondo»; tutto il popolo inginocchiandosi risponde: «Venite, adoriamo!».

Terminato il rito dello scoprimento della Santa Croce, iniziando dal Sacerdote, tutti passano ad adorare la Croce ed a baciare il Crocefisso. Mentre con grande silenzio e raccoglimento si svolge questo rito, la Scuola di Canto ripete: «Popolo mio che ti ho fatto? O in che ti ho contristato? Rispondimi! lo ti esaltai con grande potenza e tu mi sospendesti al patibolo della Croce».
La S. Comunione termina poi il solenne rito del Venerdì Santo.

 

SABATO SANTO

Prima del tramonto di Venerdì, la salma di Gesù era nel sepolcro. La fine di colui che si era proclamato Figlio di Dio non poteva essere più ingloriosa: tradito da un discepolo, scomunicato dal Sinedrio, bestemmiato da un popolo intero, abbandonato perfino dai suoi apostoli, era morto sul patibolo degli schiavi in mezzo a due volgari malviventi. Ora il suo corpo giaceva nel sepolcro.
La vittoria dei nemici di Gesù era completa. Solo che il sedicente Figlio di Dio, ora chiuso e sigillato nel sepolcro, quando era ancora vivo aveva detto: «Dopo tre giorni risorgo!». La mattina della Domenica, le pie donne e i discepoli trovarono il sepolcro vuoto! Non il sepolcro, ma la risurrezione gloriosa è la conclusione della vita terrena di Gesù. Con le feste pasquali celebriamo solennemente il ricordo della risurrezione di Cristo; e perché questo ricordo sia veramente efficace, la Chiesa con riti solenni e suggestivi ci invita a cogliere abbondanti frutti della risurrezione di Cristo, mediante una completa e definitiva rinnovazione inferiore. I riti solenni della veglia pasquale li possiamo presentare in questo modo:

– Il canto della Luce: davanti alla porta della Chiesa viene benedetto il fuoco ed il grosso Cero Pasquale, simbolo di Cristo. Entrando poi dalla porta principale della Chiesa, il diacono che regge il cero, canta a voce solenne: «Lume di Cristo» mentre tutti rispondono: «Siano grazie a Dio». Mentre la processione della Luce entra in Chiesa con i ministri, tutte le luci vanno grado grado accendendosi. Quando il Cero è giunto all’altare, viene posto in centro e circondato da luce e incenso, viene esaltato nel suo simbolismo, con queste mirabili parole: «Si rallegri la terra irradiata da sì grandi splendori, e, illuminata dal fulgore dell’eterno Re, senta di essere finalmente liberata dalle ombre che avvolgevano il mondo intero».
– Il canto dell’acqua: mentre tutti invocano l’aiuto dei Santi, è posto davanti all’altare un recipiente d’acqua. Il Celebrante inizia la solenne benedizione e consacrazione, perché quest’acqua dovrà servire al Battesimo di tutti i nuovi bambini dell’anno. Terminato questo rito, prima che l’acqua sia portata al Sacro Fonte Battesimale, i presenti rinnovano le Promesse battesimali con le quali si rinunzia a Satana ed alle sue opere al mondo che è nemico di Dio e si promette di servire fedelmente il Signore nella Chiesa Cattolica.
– Il canto dell’Alleluia: tutto è pronto; i ministri hanno indossati gli abiti della gioia e l’altare è parato a festa con fiori e luci, ed ecco il momento solenne: con voce commossa il Sacerdote Celebrante canta il «Gloria in Excelsis», prorompe il suono dell’organo, tutte le campane sciolgono il loro concerto. È PASQUA DI RISURREZIONE! Ed allora: «Fratelli, se siete risuscitati con Cristo, cercate le cose del cielo, ove Cristo siede alla destra di Dio; abbiate il gusto delle cose celesti, non di quelle terrene. Poiché voi siete morti e la vostra vita è nascosta con Cristo in Dio. Quando Cristo, vostra vita, comparirà, allora anche voi apparirete con lui nella gloria».

 

PREGHIERA DI RESURREZIONE

Per tutto il dolore sofferto ridammi, Dio, la
speranza per cui ho sognato ad occhi aperti.
Tutto un seguir di nuvole sono stati i miei
pensieri; dolce mondo di favole.

Le cose tutte hanno spesso confinato col cielo e
pur mi ritrovo distante da Te.

Non più le piante, i fiori, il mare le albe, i tramonti
mi fanno piangere di gioia: è morta al mio viso
ogni traccia d’incanto. Il tempo ha scandito coi
giorni e le ore anche il vuoto nella mia vita.

C’era nelle stelle un mistero che m’incantava ed
ora non intendo più.

Di nient’altro ho bisogno, o Signore che di
risorgere con Te, null’altro desidero che Te.
Inasprisci il dolore, ma ridonami la resurrezione!

don Pierino