I doni dello Spirito nella famiglia: il timor di Dio

La Parola

Guai a voi, ricchi, perché avete già la vostra consolazione. Guai a voi che ora siete sazi, perché avrete fame. Guai a voi che ora ridete, perché sarete afflitti e piangerete. Guai quando tutti gli uomini diranno bene di te. Guai a voi che trasgredite la giustizio e l’amore di Dio… Guai a voi che avete cari i primi posti nelle sinagoghe. Guai a voi che caricate gli uomini di pesi insopportabili e quei pesi non li toccate nemmeno con un dito. 

Vangelo secondo Luca 6,24-26. 11,43-47

Commento

Questo dono non esiste per significare che bisogna avere paura di Dio: sappiamo bene che Dio è Padre, e che ci ama e vuole la nostra salvezza, e sempre perdona, sempre; per cui non c’è motivo di avere paura di Lui! Il timore di Dio… è il dono dello Spirito Santo che ci ricorda quanto siamo piccoli di fronte a Dio e al suo amore e che il nostro bene sta nell’abbandonarci con umiltà, con rispetto e fiducia nelle sue mani. Questo è il timore di Dio: l’abbandono nella bontà del nostro Padre che ci vuole tanto bene.

  1. Quando lo Spirito Santo prende dimora nel nostro cuore ci fa sentire come bambini nelle braccia del nostro papà. In questo senso, allora, comprendiamo bene come il timore di Dio venga ad assumere in noi la forma della docilità, della riconoscenza e della lode, ricolmando il nostro cuore di speranza. Tante volte, infatti, non riusciamo a cogliere il disegno di Dio, e ci accorgiamo che non siamo capaci di assicurarci da noi stessi la felicità e la vita eterna.
  2. Il timore di Dio ci fa prendere coscienza che tutto viene dalla grazia e che la nostra vera forza sta unicamente nel seguire il Signore Gesù e nel lasciare che il Padre possa riversare su di noi la sua bontà e la sua misericordia. Questo fa lo Spirito Santo con il dono del timore di Dio: apre i cuori. Cuore aperto affinché il perdono, la misericordia, la bontà, le carezza del Padre vengano a noi, perché noi siamo figli infinitamente amati.
  3. Quando siamo pervasi dal timore di Dio, allora siamo portati a seguire il Signore con umiltà, docilità e obbedienza. Questo, però, non con atteggiamento rassegnato, passivo, anche lamentoso, ma con lo stupore e la gioia di un figlio che si riconosce servito e amato dal Padre. Il timore di Dio, quindi, non fa di noi dei cristiani timidi, remissivi, ma genera in noi coraggio e forza! …di noi cristiani convinti, entusiasti, che non restano sottomessi al Signore per paura, ma perché sono commossi e conquistati dal suo amore! Ma, stiamo attenti, perché il dono di Dio, il dono del timore di Dio è anche un “allarme” di fronte alla pertinacia nel peccato. Quando una persona vive nel male, quando bestemmia contro Dio, quando sfrutta gli altri, quando li tiranneggia, quando vive soltanto per i soldi, per la vanità, o il potere, o l’orgoglio, allora il santo timore di Dio ci mette in allerta: attenzione! Nessuno può portare con sé dall’altra parte né i soldi, né il potere, né la vanità, né l’orgoglio. Niente! Possiamo soltanto portare l’amore che Dio Padre ci dà, le carezze di Dio, accettate e ricevute da noi con amore. E possiamo portare quello che abbiamo fatto per gli altri.”

Catechesi di Papa Francesco

Riflessione

Come mai nella fede cristiana che è la religione dell’amore, tra i doni dello Spirito Santo si menziona il timore? Quando sentiamo parlare di timore di Dio, la prima cosa che ci viene in mente è la paura, ma dal punto di vista biblico timore vuole semplicemente dire “rispetto”. Temere Dio è una delle espressioni più ricorrenti dell’Antico testamento: è la sintesi dell’intera religiosità biblica, è atteggiamento nobilissimo dell’uomo. L’espressione massima di questo dono è la preghiera di Gesù nel Getsemani (Lc 22, 42). Molti sono i brani del Vangelo in cui possiamo ritrovare il timore amoroso e reverenziale di Gesù davanti al Padre, ma molte sono le parole dure e taglienti di Gesù nei confronti di coloro che non vivono il timore di Dio (come quelle che abbiamo sentito prima). Le parole di Gesù non hanno a che fare con una pedagogia moralistica. Egli non dice: guai a voi lussuriosi, guai a voi ladri ma va oltre per educare alla responsabilità, alla presa di coscienza della gravità del momento. La sua è una pedagogia della responsabilità e non della paura: il Regno è qui, con i suoi valori supremi, e guai allora a chi si attacca ai valori mondani come se fossero gli ultimi e i più importanti: perirà con loro. C’è anche una funzione pedagogica del timore che è di responsabilizzare, di far comprendere la serietà del Vangelo, in termini concreti di far capire il senso della serietà dell’esistenza umana e della responsabilità delle proprie azioni: verso gli altri, soprattutto verso i più deboli, verso la terra e l’universo

Perciò il timore di Dio ci permette di vivere con tutta la delicatezza, il rispetto, l’affetto che esige il rapporto con Dio stesso, Padre e Signore. Il timore di Dio è segno di maturità, di moralità alta, di responsabilità vissuta, di religiosità autentica. In pratica è un complesso di atteggiamenti che ci fanno superare la banalità, la superficialità o la fretta con cui, ad esempio, preghiamo o entriamo in Chiesa o viviamo i sacramenti. È un dono che purifica e Dio ci mette ulteriormente alla prova perché tale dono si sviluppi sempre più. Nella vita di coppia il timore di Dio è riassunto dalla frase di Paolo: “Siate sottomessi gli uni agli altri nel timore di Cristo” (Ef 5, 21). Il rapporto di coppia è una relazione di comunione nella quale non c’è una figura che si sottomette all’altra, bensì reciproco amore e rispetto, modellando i propri sentimenti su quelli che Cristo ha per la Chiesa. Paolo invita la coppia a vivere il proprio amore e la propria vita basandosi sui passi di Cristo, dunque nella capacità di guardare l’altro come parte di sé stessi, aiutandolo e sostenendolo nei momenti in cui, forse, sarebbe più semplice abbandonarlo, nelle piccole o grandi difficoltà, nelle piccole o grandi infedeltà. Le prove nella vita di coppia sono proprio quelle che si presentano quando l’energia da investire per l’altro viene a mancare e sembra cedere il posto a scelte più drastiche e difficili, con conseguente perdita e svuotamento definitivo. Il dono del timore di Dio, se vissuto pienamente, ci porta invece a riaccogliere l’altro come fonte di nuova energia. Il Timore di Dio fa amare l’altro senza “se” e senza “ma” portandoci a cogliere la bellezza, la forza e la fecondità dell’Amore.

Mutare le forme e diventare danza

Elaborato a cura di Giuseppe Santoni
esame tenutosi presso

Università Cattolica, sede di Brescia

Che cos’è la paura rispetto al timor di Dio? È un bieco contrarsi in immobilità sterile e allo stesso modo un repentino sussulto che discosta dall’appartenenza. La paura trasforma il grido di gioia in soffocante e rauca apnea. Il timore invece trova la forza della richiesta d’aiuto, confidando dal basso nel gesto misericordioso e d’amore dell’Alto. L’uomo non conosce nella paura, non si arricchisce, per il troppo amor proprio. A tal proposito si interroga Giuseppe Angelini nel suo discorso sulla fede:

Sorge il dubbio che proprio la straordinaria fede del bambino sia all’origine della sua capacità straordinaria di apprendere; l’adulto non apprende forse così poco proprio perché ha perso la sua originaria capacità di meravigliarsi, e quindi anche di formulare interrogativi?

Conosco la paura e mi spinge all’orientamento, al discernimento, ma tuttavia ancora soffro i luoghi in cui riscopro il mio corpo inerme, incapace di agire. Troppi corpi intorno a me incapaci di agire, ignoranti di tempo, ciechi di luce, insensibili a vicinanze e procacciatori di distanze. Allora cerco di mutare le mie forme, le mie sembianze, le parole, l’intensità dei respiri … danzo.

L’odore del mare riempie le narici. […] L’esperienza della guarigione gli ha insegnato che il corpo e lo spirito sono due dimensioni inseparabili dell’umano, dalla cui armonica integrazione dipendono la salute e l’equilibrio della persona