Celebrare l’Eucaristia oggi

Don Bernardino (Dino) Capra, 72 anni, originario della parrocchia di Chiari. Ordinato sacerdote nel 1972, ha vissuto le sue prime esperienze pastorali a Roma, alla parrocchia di Gesù Divin Maestro e a Rovato. Nel 1976 il vescovo Morstabilini l’ha inviato come parroco a Prabione. Nello stesso anno ha assunto anche la direzione dell’eremo “Card. Carlo Maria Martini” di Montecastello.

Una bussola per chi cerca Gesù

L’Eremo card. Martini a Montecastello (Tignale) favorisce con le sue proposte la crescita spirituale e personale in un’ottica di fede per la quotidianità della vita. Il direttore è don Dino Capra

Il fine degli esercizi spirituali non è di produrre una conoscenza più esatta della storia di Gesù, ma il coinvolgimento pieno dell’esercitante in quella storia. Una storia che riguarda tutti e che parla a tutti, laici, sacerdoti e religiosi. Basta riprendere l’enciclica Mens Nostra (Pio XI) del 1929 dedicata all’importanza degli esercizi spirituali per comprenderne la straordinaria attualità: “La grande malattia dell’età moderna (…) è la mancanza di riflessione, quell’effusione continua e veramente febbrile verso le cose esterne, quella smodata cupidigia delle ricchezze e dei piaceri, che a poco a poco affievolisce negli animi ogni più nobile ideale, li immerge nelle cose terrene e transitorie e non permette loro di assurgere alla considerazione, delle verità eterne”. Quando, nel 1976, è salito a Tignale, don Dino Capra non avrebbe mai pensato di trascorrere lì gran parte del suo servizio sacerdotale. “Da una parte è una scelta mia, dall’altra è la risposta a un invito del Vescovo a continuare il servizio dopo la ristrutturazione dell’ambiente fisico. Accostare le persone alla parola di Dio è un impegno non facile”. Ordinato nel 1972, don Dino era stato in precedenza due anni curato a Roma nella parrocchia di Gesù Divin Maestro e due a Rovato. Poi salì nell’Alto Garda dove per 10 anni (dal 1976 al 1986) ricoprì anche l’incarico di parroco di Prabione.

Don Dino, in 40 anni ha avuto modo di confrontarsi più volte con i cambiamenti della Chiesa, delle comunità e dei fedeli… Lo stesso Eremo ha subito delle trasformazioni.

Dal punto di vista logistico, nel periodo dal 1993 al 1998, c’è stata una trasformazione in seguito alle nuove leggi sulla sicurezza. Venne ristrutturato l’ambiente sorto nel 1950 ad opera dei padri fondatori, Pierino Ebranati e i suoi amici, per farne uno più idoneo all’accoglienza. Dal punto di vista pastorale/spirituale, abbiamo cercato di cogliere le esigenze di chi veniva qui a trascorrere le giornate. All’inizio gli ospiti esprimevano un cristianesimo generoso e “tradizionale”: incontravamo persone radicate nella fede e nella pratica, anche nell’espressione sociale e pubblica della fede stessa. Oggi incontriamo un cristianesimo sempre più “soggettivo”, mentre prima la dimensione comunitaria era più chiara anche in chi viveva gli esercizi. Adesso la coscienza dell’appartenenza alla Chiesa è sempre meno evidente. Ognuno tende a soggettivizzare la propria fede. Se da un lato la fede è personale, dall’altro si corre il rischio di vivere un cristianesimo “fai da te” e non secondo Gesù. Anche nel territorio il cristianesimo è sempre generoso ma è anche insediato dalla tentazione di essere un cristianesimo senza Cristo. Non è definito il rapporto personale con Gesù.

Gli esercizi spirituali diventano un’occasione per avvicinare le persone alla lectio divina…

Avvicinarsi alla lectio divina significa leggere la Bibbia per arrivare a pregarla, a meditarla, cioè a capirla, e a contemplare la realtà che mi fa gioire, mi mette alla prova e mi obbliga anche a fare delle scelte. La lectio divina serve, se prendiamo la Dei Verbum, a sentirsi partecipi dell’assemblea eucaristica; serve a comprendere il valore della catechesi; serve a sentirsi Chiesa, un’umanità riconciliata con Dio.

Giornate di fraternità e spiritualità

La tua Parola, Signore, è lampada ai miei passi, luce sul mio cammino.
Sal 118,105

Da venerdì 31 maggio a domenica 2 giugno 2019

Le giornate si svolgeranno nell’oasi dell’Eremo di Montecastello sul Lago di Garda (Tignale); saranno guidate da don Dino Capra, direttore dell’eremo. 

La quota di partecipazione è di 120.00 euro, con partenza Venerdì 31 maggio, ore 9.00 davanti alla chiesa di Leno.

Il rientro a casa è previsto nel pomeriggio della domenica.

Le iscrizioni si ricevono presso Lucia Bonazza (030-906271) o presso l’Ufficio Parrocchiale.

Montecastello: l’invocazione dei Vescovi

Al termine della settimana di esercizi spirirtuali vissuti a Tignale e guidati da mons. Luciano Monari, dai presuli delle diocesi lombarde la benedizione e l’invocazione per “il futuro della nostra società”.

La scorsa settimana i Vescovi delle diocesi lombarde si sono ritrovati all’Eremo di Monte Castello per gli esercizi spirituali guidati da Mons Luciano Monari, vescovo emerito di Brescia.Nei giorni trascorsi nell’oasi di spiritualità che dall’alto domina tutto il lago di Garda hanno voluto pregare per tutte le genti delle diocesi loro assegnate dal Papa.

Insieme hanno anche condiviso il desiderio di una benedizione che potesse giungere a tutte le Chiese di Lombardia. “Dal silenzio e dalla preghiera, dalla parola e dalla riflessione in sostanza che cosa abbiamo da dirvi? Ecco una cosa sola, una sola parola: benedizione!” si legge in un messaggio ai fedeli lombardi diffuso al termine degli esercizi spirituali.

“Lasciatevi riconciliare con Dio e siate benedetti – hanno detto i Vescovi – A volte abbiamo l’impressione che, mentre nelle nostre terre non si riesca a immaginare una società senza Chiesa, sia invece diffusa una mentalità che pensa la vita senza Dio. Si può fare a meno di Dio e il vangelo del Regno è sentito come anacronistico e si pensa che altre siano le cose che contano. Ma l’esito dell’estraniazione dal Padre è che il mondo sembra diventato una gran macchina, potente e stupefacente, ma che non sa dove andare e non è attesa da nessuna parte. Ne conseguono disperazione e smarrimento”. E così dall’Eremo di Montecastello hanno esteso la loro benedizione e hanno invocato per tutti la grazia “di riconoscere l’intenzione di Dio di salvare, di rendere ogni uomo e ogni donna partecipe della sua vita, della sua gioia, di introdurre ciascuno nella condizione di figlio nel Figlio Gesù. Questo è tutto il significato del mondo e della vita; questa è la sorgente di ogni benedizione”.

E alla benedizione hanno fatto seguire anche un’invocazione “per il futuro della nostra civiltà”.

Questo il testo integrale dell’invocazione: “1. La classe dirigente smarrita.Quando i capi del popolo, quando la classe dirigente è smarrita, tutta la città è in pericolo. Quando i capi non sanno che cosa fare, i sudditi si disperano, esigono decisioni e contestano le decisioni prese, segnalano pericolo e pretendono soluzioni, lamentano inadempienze, ma in verità nessuno ha una soluzione, nessuna proposta incontra consenso sufficiente. La città, o il paese, o la comunità è tutta in pericolo.

Quando la classe dirigente non sa indicare una direzione, il popolo si disperde in tutte le direzioni, si frantuma in interessi contrastanti, si logora in contenziosi interminabili e in contrapposizioni irrimediabili.

Quando la classe dirigente/i capi non sanno come contrastare il nemico che assedia la città con un esercito troppo forte e una arroganza troppo spaventosa, i cittadini si dispongono alla resa, si adeguano alla schiavitù, pur di aver salva la vita, si preparano a rinnegare tradizioni e valori, patrimoni di fede e di arte incomparabili, si preparano a omologarsi con quello che impone il vincitore, pur di aver salva la vita.

Così capitava a Betùlia, nei tempi in cui era capo della città Ozia, figlio di Mica, della tribù di Simeone (insieme con Cabrì e Camì) proprio nel tempo in cui Oloferne, comandante supremo dell’esercito di Assur assediava Bétulia, per conto di Nabucodonosor, il Signore di tutta la terra (Gt 7,4).

Così forse può capitare anche oggi: una classe dirigente smarrita non sa dare risposta alle domande, non sa come soddisfare i bisogni, non sa dove orientare la speranza. La classe dirigente smarrita può essere a dirigere una città o un paese o un continente o una comunità cristiana.

Quando la classe dirigente è smarrita la città è in pericolo, la civiltà è fragile: il generale che guida l’esercito immenso dell’unico signore della terra Nabucodonosor, semina terrore. Allora il popolo è pronto alla resa, ad adorare l’unico signore della terra, pur di aver salva la vita. Non so se nel frattempo sia cambiato il nome dell’unico signore di tutta la terra. Forse oggi si chiama Narciso o Capriccio o Profitto o Denaro o Mercato.

2. Dio non lascia che si perda la sua gente.

L’ostinata intenzione di Dio di salvare come si manifesterà in questo estremo pericolo? Ai tempi di Nabucodonosor mosse Giuditta dalle sua campagne all’impresa arrischiata e cruenta. Nella pienezza dei tempi chiamò Maria di Nazaret a dare alla luce il salvatore, Gesù,il Verbo di Dio, lei che ha ascoltato la parola di Dio e l’ha osservata.Noi siamo qui a invocare che Dio faccia sorgere in questo tempo uomini e donne per la salvezza della città, dell’Europa, del paese, della Chiesa, per rimediare allo smarrimento della classe dirigente smarrita.

Forse si potrebbe consigliare a Dio di cominciare, come ha fatto in altri tempi, con le donne. La prima grazia da chiedere è che sorgano uomini e donne che si lascino guidare dalla parola di Dio e possano indicare una strada alla classe dirigente smarrita e a tutta la gente. Invochiamo che si facciano avanti donne e uomini che amano la vita e ne desiderano il compimento nella gioia e perciò ascoltino la parola di Dio e la osservino, perché è così che si sperimenta la beatitudine.

Donne che amano la vita, al punto da farne dono e da mettere al mondo bambini e bambine non per una specie di soddisfazione personale, un compimento della propria femminilità, ma come dono per altre libertà; che amino la vita la punto da non dare solo la vita, ma anche il senso della vita e cioè che la vita è vocazione, è risposta, e trova la sua beatitudine nell’ascoltare la parola di Dio e nell’osservarla.

Uomini e donne che amano la vita e l’apprezzano al punto da farne dono gradito a Dio nella consacrazione totale e definitiva, a servizio di opere d’amore. Uomini e donne che si fanno avanti per andare là dove la minaccia del nemico è più forte e le difese sono più deboli, cioè là dove ci sono i bambini e gli adolescenti e i giovani, così esposti alle seduzioni del nemico; essere là vicino a loro per liberarli da una disperazione senza futuro, da uno sperpero di sé senza responsabilità.

Uomini e donne che non amano la pubblicità, non fanno chiasso, non hanno ambizioni, non cercano la propria gloria, però si fanno avanti: che si tratti di assumere il ruolo di classe dirigente o di prestare il servizio meno prestigioso, loro si fanno avanti e si lasciano guidare dalla parola di Dio che ascoltano, per rendere un servizio al mondo e al suo futuro.

Siamo qui a pregare la Madonna di Monte Castello, perché il Signore susciti uomini e donne per la gloria del suo nome.E certo il Signore li chiamerà da ogni dove, dalle celle dei monasteri o dagli uffici dei commercialisti, dalle case dei ricchi e dalle baracche dei poveri, dai barconi del Mediterraneo e dalle aule dei parlamenti, dalle conferenze episcopali e dalle cucine della case, dalle aule delle università e da qualche scuola squinternata di periferia, da ogni dove chiamerà uomini e donne.

Noi siamo qui a pregare anche per dire: eccomi! Anch’io vorrei essere di quelli, anch’io vorrei essere beato, anch’io ascolto e osservo la parola di Dio, anch’io mi faccio avanti per rimediare allo smarrimento di una classe dirigente e salvare il popolo dall’estremo pericolo di arrendersi al nemico”.

Missionari nel quotidiano

Formazione spirituale per adulti. Montecastello 2-4 giugno 2017

 

Pochi giorni per ricaricare lo spirito nella quiete di una natura splendida che ci invita a riflettere facendo spazio alla Parola di Dio nella nostra vita: tante volte infatti l’abbiamo solo sentita senza veramente “ascoltarla”.

Impegnativo il tema degli Esercizi spirituali “La missionarietà nella Chiesa”. La parola “missione” evoca subito in noi paesi lontani, genti diverse, alle quali non è ancora arrivato l’annuncio del Regno; ma siamo proprio sicuri che occorra partire per essere missionari?

Tutti noi battezzati siamo inviati ad annunciare il Vangelo a partire da casa nostra, piccola Chiesa domestica. È proprio la famiglia infatti il primo anello della missionarietà e da qui dobbiamo “uscire” per essere testimoni credibili nella comunità cristiana, senza dimenticarne il carattere sociale, come spesso ricorda Papa Francesco. Il cristianesimo però , si comunica senza imporlo e per annunciarlo bisogna averlo prima accolto con amore.

La missionarietà richiede una profonda conoscenza di Gesù Cristo, un intimo rapporto con Lui nella preghiera, è necessario averlo veramente incontrato specchiandoci in Lui per assomigliargli sempre di più. L’atteggiamento che il Vangelo ci suggerisce è di farci bambini, piccoli, umili ed accoglienti con i fratelli bisognosi di aiuto. Come gli apostoli, sorretti dallo Spirito testimoniarono con coraggio, anche noi cristiani con gioia, letizia e disponibilità siamo chiamati a rendere visibile l’amore del Padre nella vita quotidiana usando bene del tempo che Dio ci concede.

Il tema trattato magistralmente da don Dino, ci ha coinvolto ed appassionato ed il tempo è volato. La domenica, alcuni amici, si sono uniti a noi e dopo la solenne messa di Pentecoste, abbiamo condiviso il pranzo in fraternità ed armonia, grazie alla squisita accoglienza di suor Pieranna, suor Vincenza e dei giovani volontari dell’Eremo.

L’appuntamento è per il prossimo anno: l’invito è rivolto a tutti coloro che vogliono condividere un’esperienza di silenzio in ascolto della Parola di Dio.

Rossella, Maria Rosa e Lucia