Guarda che ti riguarda

Per diversi anni, dopo l’ultima guerra, spesso, persone senza tetto, povere sotto ogni aspetto, bussavano alle porte delle case. Ero piccola, ma lo ricordo bene, perché mia nonna dava ad ognuno che si presentasse alla nostra porta, qualcosa per coprirsi, se era inverno, del cibo, solitamente del pane e delle monetine. A chi la invitava a non dare soldi, a quella determinata persona perché li avrebbe usati per ubriacarsi rispondeva:

Come li userà, sarà la sua coscienza a deciderlo. Quel che vedo io, ora, è un uomo bisognoso.

Saper guardare in faccia, senza se e senza ma, la sofferenza  ed il bisogno significa non essere indifferenti. L’indifferenza è la caratteristica della società in cui viviamo. Siamo bravi a disquisire sui nostri comportamenti per dimostrare a noi stessi e al prossimo che essi hanno una logica e spendiamo tante parole per dimostrarlo, magari anche colme di buone intenzioni. A parole.

Nella  pratica siamo concentrati su noi stessi, al riparo nel nostro microcosmo e non sappiamo vedere chi ci sta accanto, chi ci è prossimo ed il mondo che ci circonda.

La bellezza della natura che ha ispirato poeti e molte menti illuminate non è più tale.

Abbiamo volutamente tagliato, abbattuto alberi per fare posto al cemento più di quanto servisse. Abbiamo raso al suolo intere foreste incendiandole dolosamente, per creare spazi di coltivazione di grandi imprese agricole. Nella totale indifferenza abbiamo, con i nostri comportamenti, inquinato nostra Madre Terra alterandone gli equilibri e l’armonia, avvelenando l’atmosfera  con esalazioni tossiche e le falde acquifere con discariche pericolose, innescando processi distruttivi e favorendo nuove e gravi malattie. É un’indifferenza, a maggior ragione colpevole perché ottusa, non considerando chi verrà dopo di noi.

Nel Vangelo, la splendida parabola del Samaritano sottolinea come l’indifferenza può contagiare ogni categoria umana. “Guarda che ti riguarda” suggeriva uno slogan che per un periodo, anni fa, non ricordo a che proposito, appariva su un manifesto appeso sui muri del nostro oratorio. Quattro paroline che possiamo far nostre subito se vogliamo destarci dal nostro torpore e realizzare, se non è troppo tardi, che ognuno deve contribuire a combattere l’indifferenza.

Il finale della parabola del Samaritano accende una luce di speranza.

Meditazione temporanea

Provo a uscire dalla consuetudine per esprimermi sulla carta con un’apertura di meditazione estemporanea dedicata alla nostra “madre terra”.

Nei giorni che precedono il fine anno assistiamo a cerimonie religiose e non per tirare le somme del percorso annuale: il rinnovo di contratti o cambio di destinazione nell’ambito del mondo rurale, San Martino – 11 novembre, seguita in successione dalla Festa di Ringraziamento dedicata alla buona annata del raccolto dei prodotti della terra di cui ne facciamo uso e consumo e, per ultimo, l’atto meditativo della scadenza ultima nel giorno di San Silvestro ovvero “la resa dei conti” materiali, affettivi, spirituali e al contesto famigliare sintetizzato per l’incremento di nuove nascite, al doloroso distacco della persona affettiva chiamata dal Padre e per ultimo i propositi buoni da mettere in atto nell’arco del nuovo anno a venire.

Ma, mi viene da pensare, ci rendiamo conto che qualcosa ci sfugge nel nostro meditare e ringraziare per “ogni ben di Dio”? Alimento della vita umana non solo di aiuto per la nostra crescita in tutti i sensi, materiale, morale e spirituale, dominante nel nostro essere singolo e collettivo?

Ecco, è la terra che è stata affidata all’intera umanità perché possa crescere in tutte le dimensioni concesse pur nei limiti della natura precaria ma col gusto di discernere il bene, il buono, il bello e aggiungo una forte dose di rispetto e responsabilità, mai sufficientemente suggeriti dal buon senso umano.

A dire il vero gran parte della popolazione terrestre vive nella miseria e non può accedere alla ricchezza dei “benestanti” della civiltà evoluta non per questo i poveri esultano ringraziando il Creatore per il poco indispensabile che la terra dona loro.

A tal proposito voglio citare il Cantico del “GRAZIE” offerto ai posteri da San Francesco: …Altissimu, Onnipotente, bon Signore, Tue so’ le laude , la gloria e l’honore et onne benedizione. Ad Te solo, Altissimo, se konfane, e nullu homo ène dignu Te mentovare. Laudato sie, mì Signore, cum tutte le Tue creature…

Pellegrini nella terra di Gesù

Le impressioni e le riflessioni del vescovo Tremolada al termine del pellegrinaggio in Terra Santa, col desiderio di tornarci con i giovani

Dal 21 al 28 giugno scorso mons. Tremolada ha presieduto il suo primo pellegrinaggio da vescovo di Brescia. Con lui hanno condiviso l’esperienza in Terra Santa 160 bresciani. All’aeroporto Ben Gurion di Tel Aviv, prima di imbarcarsi sull’aereo che lo avrebbe riportato in Italia, ha tracciato un bilancio di questo pellegrinaggio che l’ha visto passare e sostare in preghiera tra molti dei luoghi che hanno segnato la vita terrena di Gesù.

Eccellenza, perché è importante compiere un pellegrinaggio in Terra Santa?

Il pellegrinaggio in Terra Santa è importante perché oltre all’esperienza dell’ascolto della Parola consente anche quella della vista. Personalmente credo molto nell’interazione tra la lettura del testo biblico e la visione dei luoghi biblici. Vedere ci permette di dare al testo che ascoltiamo, alla narrazione del mistero di Gesù, il suo ambiente. Questo è un aspetto molto importante in vista di una comprensione più autentica di ciò che i Vangeli, in particolare, e più in generale la Bibbia, raccontano.

Esiste il rischio che le persone che vivono l’esperienza del pellegrinaggio in Terra Santa possano restare disorientate da una possibile discrepanza tra l’idea che si erano fatte di questi luoghi e la loro realtà…

Credo che un certo disorientamento possa essere anche salutare: purifica l’immaginazione e contribuisce a dare anche una scossa salutare, permettendo di stabilire un collegamento tra ciò che abbiamo ascoltato e ciò che realmente è accaduto. Vedere ambienti e siti come Nazareth, Cafarnao, Cana (anche se alcuni più di altri richiedono un certo sforzo di immaginazione per i cambiamenti che hanno conosciuto nel corso dei secoli) aiuta a creare il contesto giusto per la lettura e la corretta comprensione di tanti brani.

Il pellegrinaggio in Terra Santa è un’esperienza particolare, probabilmente diversa da quella in tanti altri luoghi della fede. Quali sono le condizioni per affrontarlo?

L’esperienza del pellegrinaggio va divisa in tre momenti. C’è quello della preparazione che consiste soprattutto nel disporsi a vivere un’esperienza che ancora non si conosce appieno e che chiede al pellegrino anche la disponibilità a lasciarsi colpire, interpellare da quello che vedrà. Si tratta di una predisposizione spirituale, che porta con sé la disponibilità ad alimentare un desiderio e a purificare l’immaginazione. È poi necessario maturare la convinzione che l’esperienza del pellegrinaggio sarà un dono, anche se questa dimensione la si percepisce soprattutto dopo averla vissuta. C’è poi il secondo momento, quello del pellegrinaggio dove è necessario vivere ciò che di giorno in giorno succede e ciò che il cammino propone, anche con un po’ di senso di sorpresa e lasciandosi scuotere in senso positivo, disposto anche a rivedere alcune delle convinzioni precostituite. Il terzo momento, molto importante, è quello in cui andare con la mente a quello che si è vissuto, tornare con il ricordo sui momenti principali o che il pellegrino ha percepito come significativi e su quelli che sono stati i luoghi fondamentali.

Quella appena conclusa è stata la sua prima esperienza in Terra Santa come Vescovo di Brescia, con un gruppo di 160 pellegrini. Cosa le ha lasciato?

Più volte sono stato pellegrino in Terra Santa. Vivere, però, questa esperienza da Vescovo, con un numero così consistente di pellegrini ha un sapore del tutto diverso. Sono state giornate per me molto arricchenti e significative; ho gustato in modo particolare le celebrazioni che abbiamo vissuto insieme.

Paolo VI: il primato come servizio

Ripercorriamo il viaggio di Paolo VI in Terra Santa: cosa comunica all’uomo di oggi?

Paolo VI, all’inizio del suo pontificato volle andare in Terra Santa, spinto da un impulso irresistibile: una decisione imprevista, un desiderio che supera titubanze e paure e scarta prudenze umane per lanciarsi nell’avventura da un itinerario segnato da tracce indelebili, da chi per primo l’ha percorso. Paolo VI si mise sulle strade di Gesù di Nazareth nel gennaio del 1964, per vedere e sentire, toccare con mano ed accogliere dentro di sé tutto ciò che Cristo, il Maestro, il Figlio di Dio, amato e cercato con tutta la vita, aveva fatto sulla terra. Ascoltare ancora quelle parole, sentire vibrare nel cuore, è entrare nell’animo di Paolo VI e ritrovarvi una sorgente di fede, di entusiasmo, di speranza; è accorgersi che Cristo è vivo e presente e la sua parola è ancora l’unica che offre all’uomo segnali di vita e di amore. Quando per la prima volta andai in Terra Santa nell’agosto del 1970, sentii raccontare da molti, che avevano seguito il pellegrinaggio papale che il Santo Padre aveva compiuto, di essere stati affascinati dalla sua persona, trasfigurata dal suo comportamento e dal tono della sua voce. Ancora, mi assicuravano questi testimoni del viaggio, che Paolo VI era invaso da una pienezza di fede e di trepidazione, accompagnate da una forte carica di emozioni, proteso verso la figura invisibile e presente, nascosta e così forte da imposi ad ogni angolo di strada, ad ogni programma, ad ogni incontro con la gente, verso la persona di Cristo, ora contemplato nella sua Terra. Il tormento dell’unità della Chiesa, lo sforzo dell’ecumenismo, diventano, per Paolo VI, realtà positive cariche di speranza.

L’abbraccio con Atenagora, patriarca di Costantinopoli, testimonia la volontà della chiesa d’Oriente e di Roma di cancellare le distanze e le divisioni per dare un nuovo impulso al cammino che urge nelle coscienze. “L’uomo vestito di bianco” sostò a lungo al calvario per esprimere la riconoscenza del peccatore che si sente amato e ricondotto alla vita attraverso la morte di Gesù. A Nazareth ascoltò l’eco sconvolgente del silenzio di una vita affidata al mistero della volontà di Dio, a Betlemme l’annuncio della pace agli uomini che Dio ama, sul Monte delle Beatitudini la sintesi e il vertice del cristianesimo, sulle sponde del Lago di Tiberiade “Il Primato”. Qui è nata l’autorità di Pietro e dei suoi successori, con un scelta da parte di Cristo non condizionata dalle qualità di colui che veniva scelto. Sulla “roccia sacra”, chiamata anche “Mensa di Cristo”, che costituisce l’interesse principale di questo luogo, Paolo VI si inginocchiò, commosso e orante. Uno del seguito che accompagnava il gruppo papale ebbe da dire: “Santo Padre, questa roccia è testimone e simbolo dell’autorità petrina, sulla quale è fondata la chiesa”. La risposta dolce e grave di Paolo VI fu immediata: “No, fratello mio. Questo non è il luogo del primato, ma è il luogo del servizio”. E su quella roccia “Stette il signore con loro”, scrive nel suo diario Eteria, pellegrina spagnola del V secolo, Paolo VI pose il suo bacio tra lo stupore dei presenti. Quando mi è data l’occasione di camminare lungo le sponde di quel lago che Gesù tanto amava, non posso passare oltre senza fermarmi e ricordare il tormento e la grandezza di quell’anima, la sua capacità di guardare avanti e la sua inflessibile fedeltà al servizio supremo dell’amore: “Se mi ami, pasci”. Così Montini parla ancora all’uomo d’oggi e conduce per mano ogni cristiano all’incontro con il Cristo, presente nella storia, sempre vivo e dentro la vita di ogni uomo.

Io sono una missione su questa terra

Seminario diocesano di Brescia – Diocesi di Brescia

Pastorale vocazionale 2017.2018

verso il Sinodo dei Vescovi sui giovani, la fede e il discernimento vocazionale – ottobre 2018

Presentiamo di seguito le iniziative che il Seminario di Brescia in accordo con l’Ufficio Oratori, Giovani e Vocazioni offre per l’Anno pastorale 2017.2018, divise per fasce d’età. Per qualsiasi informazione è possibile contattare i vicerettori don Mattia 3338428180, don Alessandro 3387651823, don Manuel 3312789268.

Ragazzi e preadolescenti

Piccolo Samuele

È un cammino di orientamento e accompagnamento vocazionale per ragazzi dalla 5^ elementare alla 3^ media che amano stare insieme, mostrano una certa vivacità spirituale (preghiera, confessione, partecipazione attiva alla Messa) e nei quali si coglie il desiderio di approfondire l’amicizia con Gesù.
Gli incontri si tengono presso il Seminario Minore a Brescia, in via dei Musei 58a. Dalle 9.30 alle 16.30. Pranzo al sacco.

  • Domenica 5 novembre 2017
  • 3 dicembre
  • 14 gennaio 2018
  • 4 febbraio
  • 4 marzo
  • 8 aprile
  • 6 maggio

Meeting dei chierichetti

Sono due momenti fondamentali durante l’anno in cui ci si ritrova per lo stesso motivo, il servizio all’altare di Gesù, e si conferma dapprima il proprio impegno e in seguito ci si lascia interrogare dalla domanda vocazionale sulla propria vita. Per elementari, medie e adolescenti.

  • Giovedì 19 ottobre 2017 dalle 14 alle 17.30 presso l’Oratorio di Sant’Afra Martedì
  • 1 maggio 2018 dalle 9.30 alle 16 presso il Seminario Maggiore

Campo vocazionale

È una proposta di condivisione, fraternità, preghiera e riflessione e il momento di presentazione del cammino annuale per poter iniziare alla grande il nuovo anno pastorale. Per quinta elementare e medie.
Da sabato 30 settembre alle 15.00 a domenica 1 ottobre 2017 alle 16.00 dalle Canossiane di Costalunga

Adolescenti

Comunità vocazionali

È un’esperienza mensile per farsi le domande giuste e capire meglio la propria vita, proposta a ragazzi dai 14 ai 17 anni disponibili e desiderosi di crescere nell’amicizia e familiarità con Gesù. Attualmente le Comunità Vocazionali sono attive a Brescia, Breno, Castegnato, Lumezzane, Montichiari.

Una sera al Seminario minore

Possibilità di una serata di fraternità, incontro, preghiera e testimonianza da condividere presso il Seminario Minore per i gruppi di preadolescenti e adolescenti (data e orari da concordare con don Mattia).

Ritiri vocazionali di Avvento e Quaresima

Offriamo la possibilità di due pomeriggi di ritiro in chiave vocazionale in preparazione al Natale e alla Pasqua. Siamo in grado di accogliere i primi 150 iscritti. Non è prevista la messa.

  • Sabato 16 dicembre 2017 dalle 17 alle 22 presso il Seminario Maggiore
  • Sabato 10 marzo 2018 dalle 17 alle 22 presso il Seminario Maggiore

Walk… in progress. Passi per crescere

Dal 27 al 30 agosto 2017 a Villa Luzzago – Ponte di Legno. Per i giovani dai 17 anni (rivolto in particolare a quanti hanno un compito educativo, ai giovani che partecipano alle Comunità Vocazionali, ai ministranti e ai responsabili di gruppi ministranti) che desiderano vivere un’esperienza di cammino, di preghiera, di ascolto della Parola e di incontro con testimoni. Costo 50 euro, 20 posti disponibili, Iscrizioni entro il 4 agosto.

Giovani

Serate di spiritualità

Un itinerario mensile di ascolto della Parola di Dio e di confronto con essa a partire dalla propria vita. Si inizia con la cena alle 19.30. Poi la preghiera, con momenti insieme e momenti a piccoli gruppi animati dai seminaristi. Alcuni sacerdoti saranno disponibili durante tutta la serata per l’ascolto personale e la confessione. Dalle 19.30 alle 22.30 presso il Seminario maggiore in via delle Razziche.

  • 14 ottobre 2017: Apertura degli Itinerari di spiritualità in occasione del Festival della Missione
  • Giovedì 9 novembre 2017
  • 14 dicembre
  • 11 gennaio 2018
  • 8 febbraio
  • 22 febbraio
  • 1 marzo
  • 15 marzo: Scuola della Parola quaresimale con il Vescovo
  • 12 aprile
  • 10 maggio

Emmaus

Percorso vocazionale del Seminario per giovani dai 18 anni che non escludono la vocazione sacerdotale. Presso il Seminario maggiore dal pranzo delle 13.00 alle 19.00.

  • Domenica 5 novembre 2017
  • 3 dicembre
  • 14 gennaio 2018 (insieme ai giovani dei gruppi vocazionali)
  • 4 febbraio
  • 4 marzo
  • 8 aprile
  • 6 maggio
  • sabato 2 giugno

Da Gerusalemme a Gerico

Esperienze di carità e formazione per giovani dai 17 anni che desiderano lasciarsi pro-vocare dalla Vita e fare scelte di Vita. Presso il Seminario maggiore dalle 16.00 alle 19.30.

  • Domenica 12 novembre 2017
  • 10 dicembre
  • 14 gennaio 2018 (insieme ai giovani dei gruppi vocazionali)
  • 11 febbraio
  • 11 marzo
  • 15 aprile
  • 13 maggio

Sui passi di Francesco ad Assisi

Gennaio 2018. Per giovani dai 17 anni (rivolto in particolare ai giovani che partecipano alle Comunità Vocazionali, ai ministranti, ai responsabili di gruppi ministranti e a quanti hanno un compito educativo) che desiderano vivere un’esperienza di spiritualità e di educazione alla fede.

In cammino verso Roma

Agosto 2018. Esperienza di cammino, di spiritualità e di servizio in preparazione all’incontro nazionale dei giovani con il Papa. Per giovani dai 17 anni (rivolto in particolare ai giovani che partecipano alle Comunità Vocazionali, ai ministranti, ai responsabili di gruppi ministranti e a quanti hanno un compito educativo).

Parrocchie

Giornata del Seminario e appuntamenti vocazionali parrocchiali o zonali.

  • Nella domenica di Cristo Re tutto il Seminario maggiore e minore anima la Giornata diocesana del Seminario in alcune zone di una delle cinque macrozone della Diocesi.
  • Durante i fine settimana dell’anno i seminaristi dell’OVE, in alcuni casi con la collaborazione della Propedeutica, animano alcune giornate vocazionali (incontri, preghiera…), incontri vocazionali e di preghiera nella stessa macrozona in cui il Seminario ha animato la giornata di Cristo Re.
  • I seminaristi dell’OVE e gli educatori del Seminario sono a disposizione delle parrocchie che chiedono momenti di animazione, di formazione o preghiera vocazionale.
  • Momenti di preghiera nel giorno della zona (es. Zona 15 il 15 di ogni mese come già fanno, zona 16 il 16 di ogni mese).
  • Valorizzare i santuari mariani con una messa mensile per le vocazioni (es. Santuario di Paitone, di Montecastello, della Rocca di Sabbio).

Seminario Vescovile Maria Immacolata
Via delle Razziche 4 25128 Brescia
tel 0307741131 fax 030305631 c.f. 80013730173
www.seminariobrescia.it

Viaggiatori sulla terra di Dio

Proposta della diocesi per la Giornata del Creato, 3 settembre 2017

Programma

ore 09.30
Ritrovo nella chiesa parrocchiale di Bione Pieve (quota 600 m) e preghiera iniziale

ore 10.00
Camminata alla chiesa di San Bernardo (quota 900 m: un’ora di cammino con la possibilità, per chi desidera, di trasporto in auto fino ai Piani di Ló, quota 800 m)

ore 11.30
S. Messa presieduta da don Alessandro Laffranchi, dottore in geologia, prete novello

ore 13.00
pranzo al sacco presso il rifugio alpino di Piani di Ló

ore 14.00
intrattenimento presso il rifugio

Di me sarete testimoni fino ai confini della terra

28 maggio 2017

Ad una lettura semplice e banale dei testi delle letture di oggi, la festa dell’Ascensione, potrebbe sembrare che tra questi testi ci sia qualche piccola incoerenza. Nel Vangelo di Matteo che abbiamo appena ascoltato, Gesù fa una promessa: dice non preoccupatevi, io rimarrò con voi per sempre, fino alla fine del mondo. Se invece prendiamo l’altro testo che abbiamo sentito, tratto dagli Atti degli Apostoli, notiamo che Luca dice ad un certo punto che, passati quaranta giorni dalla resurrezione, Gesù se ne va e viene sottratto alla vista dei loro occhi. Allora questo Gesù rimane o se ne va? Il Signore c’è per qualcuno che è più privilegiato e per altri è invisibile? In quei discepoli bloccati a guardare il cielo, vediamo un po’ la perplessità mia e di tutti coloro che ogni tanto si chiedono, specialmente in alcuni momenti della vita, dove sei Gesù.

Anche noi, forse, di tanto in tanto fissiamo in cielo e ci domandiamo che cosa dobbiamo fare, come affrontare per esempio alcune difficoltà che viviamo sulla terra, vicino o lontano da noi. A volte è troppo dura e confusa la vita concreta, preferiamo pensare che la fede è in fondo il guardare in alto, lontano da me e lontano dai miei fratelli. Quei due uomini in bianche vesti ci richiamano ci rimproverano. Ci ricordano anche che la promessa del ritorno pieno di Gesù ci sarà senza dubbio, senza confusione. Una promessa che vuole metterci il cuore in pace, cioè la storia alla fine ha Gesù come protagonista assoluto e noi non siamo abbandonati da lui. Ma ora è tempo di guardare avanti a sé, lungo i sentieri della vita, della storia dell’umanità. Ecco allora quell’invito. Andate dunque e fate discepoli tutti i popoli. Di me sarete testimoni fino ai confini della terra.

Quell’invito dato ai discepoli è fatto a ciascuno di noi, ad ogni credente, che porta il nome di Gesù. Sì, perché siamo cristiani. Certo, il Signore non lo vediamo con l’occhio fisico, non lo tocchiamo come poteva fare un suo discepolo o qualche suo amico di allora, ma non per questo non è possibile sentirlo vicino, sperimentarne l’amicizia. Ieri sera facevo un esempio ai ragazzi animatori del Grest: come quando vai in bicicletta si smette di pedalare, la bicicletta pian piano si ferma, o meglio, cade. E quindi sei costretto ad appoggiarti ad un certo punto. Ma se non ti fermi, se vai avanti e pedali, la bicicletta sta sempre in equilibrio, anche quando magari il terreno è brutto, scosceso. Un paragone che forse può sembrare banale ma penso che in fondo sia questo il significato della missione di Gesù ai suoi discepoli. Essere cristiani e andare continuamente senza fermare l’annuncio del Vangelo. Lo dice anche nell’Amoris Laetitia, scrivendo agli innamorati e alle famiglie il Papa: continuate a camminare, non abbiate paura. É questo il mondo, il vostro mondo, il mondo che dovete amare. Abbiate speranza, abbiate fiducia. E proprio in questo continuo andare nell’incontro continuo con i fratelli e le varie situazioni dell’umanità che possiamo tener viva la presenza di Gesù. Sentivo vivo anche per me.

Se ci fermiamo nella testimonianza e non continuiamo a rendere evidente Gesù nei nostri gesti, nelle vostre parole, nelle nostre scelte, la sua presenza si spegne. Succede come alla bicicletta, poi si cade. Fermarsi a guardare il cielo, secondo il racconto del Vangelo, sembra dunque un gesto inutile. Non è dunque incoerente la scrittura che ascoltiamo questa domenica. Essa ci dice che Gesù non è più presente nel corpo fisico, nemmeno con il suo corpo da risorto, e che da quel giorno che se ne è definitivamente andato dalla vista degli apostoli suoi amici, il mondo per vederlo e sperimentarlo ha proprio bisogno di annunciarlo, e come? Con la vita. A volte bastano gesti così semplici e concreti per rendere presente il Signore. A voi fidanzati auguro davvero di scoprire nella vostra vita che il Signore sarà sempre presente. Sarà presente in voi in ogni momento, specialmente in quelli tristi, quando sembrerà che lui sia lontano, allora lui sarà lì ad aiutarvi, anche a raccogliere la vostra lacrima, a trasformarla in germe di risurrezione. Gesù non vi abbandonerà mai, sappiatelo. Non abbandonerà mai l’umanità, perché ha lasciato come dono il suo spirito, quello che celebreremo domenica prossima a Pentecoste. Ha lasciato lo spirito del risorto perché lui sia davvero vivo e presente in mezzo noi. Che il Signore cammini davvero sempre con voi, possiate sentirlo più che vicino, dentro di voi, come compagno sicuro di strada, e vi condurrà ai pascoli della vera gioia.

Sale della terra e luce del mondo

5 febbraio 2017

Nella pagina evangelica odierna, Gesù utilizza due immagini esplicite, cioè molto chiare, per descrivere i discepoli. Li definisce: “Sale della terra e luce del mondo”. Da notare, cioè è un elemento su cui porre attenzione, che Gesù non dice ai discepoli che potrebbero essere sale della terra o potrebbero essere luce del mondo, ma che già lo sono e in virtù, in ragione della loro condizione non possono sprecare ciò che sono perché sarebbe un paradosso. Dice: “Il sale se perde il sapore a null’altro serve se a essere gettato” e sarebbe un paradosso..

Ma, seppur può sembrare o sarebbe un paradosso, non è raro che, purtroppo, le nostre vite siano senza sapore, o siano poco luminose. Attenzione! Perché anche in questo caso non sto parlando del fatto che vi sia qualcosa o qualcuno che copra i sapori, sto parlando della possibilità di abbassare il livello, la percezione del gusto.

Se Gesù ci dice questo, ossia di fare attenzione a non perdere sapore, è perché conosce la realtà umana e perché sa che questo rischio è percorribilissimo. Non so se anche a voi capita, ogni tanto, di scoprirsi senza sapore, di aver perso magari smalto, intensità, di aver perso la capacità di gustare qualcosa, di riscoprire il bello di ciò che facciamo tutti i giorni. Torno a dire che, se Gesù dice questo è perché è una ipotesi percorribilissima. Anche nei nostri discorsi capita, a volte, che commentando i comportamenti o lo stile di qualcuno, arriviamo a dire “eh non sa di niente!”. Quasi è peggio il fatto che non abbia sapore rispetto al fatto che possa invece avere un sapore amaro, perché potremmo anche tollerare il fatto di saper mangiare amaro, a volte. Ma noi siamo fatti così! Gli esseri umani sono fatti così: il non aver sapore ci dà fastidio, ci spiace, ci spiazza.

Bisogna, allora, fare attenzione a quando si perde il sapore. Quando abbiamo l’influenza, ci si accorge che i sapori vengono alterati, a volte non riesci a gustare le cose. C’è una patologia, che dice che non sei capace di gustare. Allora, questo Vangelo, penso possa aiutarci in primo luogo a tener monitorato il nostro saper gustare la vita; a tener monitorati i nostri livelli di percezione del gusto, della luminosità della nostra esistenza. Perché se neanche ci accorgiamo di perdere il sapore, allora, ancor di più andiamo in confusione.

Il non saper di nulla ci manda in confusione, ci appiattisce, crea una sorta di omologazione. Ora, non vorrei essere pessimista, ma ci accorgiamo un po’ tutti che oggi c’è una difficoltà oggettiva nel saper cogliere ciò che è buono rispetto a ciò che non lo è. Non è più così semplice saper discernere la volontà di Dio, perché forse abbiamo perso un po’ il gusto dell’esistenza, o meglio, abbiamo perso la capacità di gustare la vita.

Questo Vangelo, quindi, può darci questo monito, di tener controllato il nostro livello di percezione del gusto. Domandiamoci se siamo ancora capaci di trovare i sapori nella nostra vita, in quello che facciamo e in quello che siamo, perché se non accade, vuol dire che c’è una patologia.

Un secondo aspetto su cui poter fare attenzione grazie a questo Vangelo, è dato dal fatto che possiamo fare, invece, appello in modo consapevole a ciò che siamo. E ciò che siamo va al di là di ciò che facciamo. Ciò che siamo dice la nostra identità: noi siamo sale, siamo luce. Perché? perché in noi abita Dio ed è alla sua luce e al suo sapore che dobbiamo fare attenzione, a cui dobbiamo attingere. Se guardassimo di migliorare la nostra esistenza, o di adottare strategie o antidoti di fronte alle patologie che ci fan perdere il sapore della vita, solo in base alle nostre capacità, faremmo un grosso errore. Arriveremmo ad un certo punto in cui non saremmo più in grado di andare oltre e vorrebbe dire che tutto dipenderebbe solo da noi. Ma questo indicherebbe che saremmo ripiegati su noi stessi, che tutto dipenderebbe dalla sola nostra realtà, solo da noi! Questo non è vero. Abbiamo bisogno di fare appello a ciò che siamo, perché ciò che siamo è l’immagine di Dio. Diceva benissimo il versetto all’alleluia dove Gesù si proclama “Luce del mondo, e chi mi segue avrà la luce della vita”. Non è un caso che Gesù ai suoi discepoli dica che sono sale, ma nella misura in cui lo seguono. Se non lo seguiamo, perdiamo il sapore.

Fare appello a ciò che siamo, vuol dire appunto darci la possibilità di riconoscere ciò che in noi ci porta a togliere il sapore, e ad attuare strategie che ci possano permettere di recuperarlo. Noi siamo i cristiani, siamo quelli che danno il sapore della vita, quelli che danno la luce, quelli che danno il colore, che danno la gioia. Quando usciamo da questa chiesa o se viviamo le nostre vite in forma pallida o insaporita, diciamocelo, facciamo appello a quello che siamo. Dacci, il sapore, Signore! Dacci luce! Perché abbiamo bisogno di luce e sapore. Certo, non son qua a dire che se si perde il sapore, si perde la luminosità, almeno facciamo qualcosa che se anche ha un cattivo sapore, almeno è qualcosa. Assolutamente no. Solo che non aver sapore ci spiazza, ci manda in confusione. Se ho un sapore cattivo è una cosa grave ma almeno so che è una cosa da evitare perché mi spiace, mi dà fastidio. Il problema è quando non sai di niente. Se non sai di niente, non indichi neanche niente. Se penso ai miei ragazzi, a quanta fatica si faccia con loro nel riuscire a dare qualche orientamento, a volte me lo domando: non sarà, forse, che tu, don non sai di niente? O che perdi sapore? E se così fosse, allora recuperiamolo questo sapore. Chiediamo dono questo a Dio.