La vocazione del sofferente

Trasmettere la fede nel tempo del dolore
“Anche gli infermi sono inviati dal Signore come lavoratori nella sua vigna”

Quale attenzione e compito della parrocchia?

Operiamo in un mondo in continua trasformazione, per alcuni versi molto difficile e complesso e qualche volta anche conflittuale. Cosa deve fare la Chiesa, come deve orientare la sua presenza, come può essere segno e testimonianza di evangelizzazione? L’interrogativo si fa ancora più esigente se, lasciando parlare l’esperienza, constatiamo che la persona sofferente è stata considerata per lungo tempo quasi come “cittadino invisibile”. É il “fratello in difficoltà” che ci mette in difficoltà, perché costituisce un caso inedito, non programmato, che disturba l’ordinario modo di venire incontro all’altro, che ci obbliga a scelte alle quali non eravamo preparati e mette a nudo la nostra poca, dimezzata disponibilità, che andava bene fino ad un certo punto ma che poi si scopre inadeguata. La parrocchia si è spesso trovata in momenti di timore, di disagio, perché non si sentiva pronta e disposta ad accogliere la totalità dei bisogni. La comunità può essere tentata di rispondere con un atteggiamento rinunciatario, trovando difficoltà nel colloquio col fratello. C’è, inoltre, un altro fatto: alcune comunità, di fronte a coloro che sono in difficoltà, non riescono a vivere una piena condivisione della situazione e non si sentono investite a livello comunicativo. Si limitano a sentimenti di compassione… Se la vicenda della persona sofferente psichicamente è solitamente un problema difficile, dobbiamo prendere coscienza anche delle difficoltà di chi è chiamato ad intervenire, della Chiesa stessa, della comunità cristiana, del singolo cristiano. Occorre seguire un itinerario di maturazione cristiana per risolvere questo problema non solo occasionalmente, nella spontaneità di qualche gesto, ma in modalità che sappiano ricollegare il servizio a chi è in difficoltà con il cuore, la vita quotidiana, la maturazione della comunità.

Radicati in una vocazione esigente

La presenza vocazionale e ministeriale dei sofferenti è preziosa per tutta la comunità. Prima di tutto essi ci aiutano a dare un senso al nostro soffrire, ci dicono che i momenti della sofferenza possono diventare preziosi sul versante dell’evangelizzazione e della salvezza. Il sofferente, alla luce della fede, dell’insegnamento e della vita di Gesù, ci fa comprendere che la sofferenza, assume un significato che va oltre la semplice considerazione e valorizzazione umana, in quanto apre la via della partecipazione alla salvezza. É la sofferenza di Cristo che viene a porsi accanto alla sofferenza dell’uomo. La croce di Cristo illumina la sofferenza umana e la rende grande ed efficace. E’ dal mistero pasquale di Cristo, morto e risorto – che il malato ci richiama con la sua fede – che impariamo a dare senso al dolore, a rendere il momento della sofferenza come un annuncio del Vangelo, un annuncio che Dio non ci abbandona ma che ci circonda del suo amore. E possiamo dire con sicurezza  che tanti malati, educati nella fede ad unire la loro sofferenza a quella di Cristo, sono capaci di aiutare malati e sani a vivere nella fede la loro sofferenza. 

Il malato: lavoratore nella vigna del Signore

É, poi, compito importante della comunità ecclesiale la promozione della persona sofferente. Si tratta di rendere operativa l’affermazione di Giovanni Paolo II, secondo cui l’uomo sofferente è “soggetto attivo e responsabile dell’opera di evangelizzazione e di salvezza”. Tale affermazione indica il riconoscimento del carisma dei sofferenti e il loro apporto creativo alla Chiesa e al mondo: “Anche gli infermi sono inviati (dal Signore) come lavoratori nella sua vigna”. A nessuno sfugge l’importanza di questo passaggio del malato da oggetto di cura a soggetto responsabile della promozione del Regno. Questo cambiamento di accento nella considerazione dell0infermo diventa credibile allorquando non risuona semplicemente sulle labbra, ma passa attraverso la testimonianza della vita, sia di tutti coloro che curano con amore i sofferenti, sia di questi stessi, resi sempre più coscienti e responsabili del loro posto e del loro compito nella Chiesa e per la Chiesa. La valorizzazione della presenza dei malati, della loro testimonianza nella Chiesa e dell’apporto specifico che essi possono dare alla salvezza del mondo, richiede un lavoro di educazione amorosa da realizzarsi non solo nelle istituzioni sanitarie attraverso un accompagnamento appropriato, ma anche e in modo tutto speciale nelle comunità parrocchiali. La comunità, infatti, deve aprirsi all’accoglienza, impegnandosi a far sì che il sofferente non sia solo nella prova: gli è vicino Cristo che perdona, santifica e salva, unitamente alla Chiesa che, con i gesti della “presenza”, partecipa alla sua situazione di debolezza e prega con lui. I segni della misericordia divina sono: il sacramento di una fraterna presenza, la qualità di una sincera comunicazione, la proposta della Parola di Dio, della preghiera, l’offerta dei sacramenti, l’aiuto concreto. Di grande importanza è il ricorso a una teologia della sofferenza che, evitando di cadere nel dolorismo, sappia comunicare che anche gli eventi negativi della vita sono “realtà redenta” dal Cristo e da lui assunta come “strumento di redenzione”. Il cristiano, infatti, mediante la viva partecipazione al mistero pasquale di Cristo può trasformare la sua condizione di sofferente in un momento di grazia per sé e per gli altri fino a trovare nell’infermità “una vocazione a amare di più”, una chiamata a partecipare all’infinito amore di Dio verso l’umanità.

Armando – un ammalato

Vivere, preparati, il tempo d’Avvento

Due proposte per i bambini, le famiglie e per gli adolescenti, un sussidio sull’adorazione eucaristica e quattro schemi di preghiera per le parrocchie

Sarà il pane posto sulla tavola, con il suo cesto da costruire, a richiamare quotidianamente al cammino dell’avvento. In quel cestino che si potrà costruire giorno per giorno manca il pane, manca Gesù, il vero pane nelle nostre vite… “Manchi solo Tu – Cammino di avvento per bambini e famiglie” è il sussidio curato dall’Ufficio per gli oratori, i giovani e le vocazioni. Nel cammino di preghiera in preparazione al Natale, “Alla scoperta di Te” è il sussidio pensato, invece, per i ragazzi e gli adolescenti. Il cammino di avvento verrà scandito ogni giorno da un atteggiamento tipico della preghiera e del dialogo con il Signore. Attraverso questo semplice sussidio ci si avvicina al Natale, invitando ogni ragazzo a conoscere Gesù, il Figlio di Dio: l’incontro con lui conduce progressivamente a scoprire le proprie sicurezze.

Per l’Avvento in parrocchia, l’Ufficio per la liturgia ha predisposto un sussidio sull’adorazione eucaristica che si può scaricare dal sito della Diocesi. Nella Lettera pastorale del Vescovo Pierantonio, dedicata alla celebrazione dell’eucaristia oggi, viene ricordato il devoto esercizio dell’adorazione eucaristica: “L’adorazione è la forma che l’amore umano assume quando s’indirizza a Dio. Amare Dio in quanto Dio significa adorarlo” (pp. 49ss). Il sussidio si divide in quattro temi proposti per l’adorazione: Verbum Caro Factum Est – Bello è il Verbo; Immacolata Concezione – Tutta bella sei Maria; Verbum Panis Factum Est – la Bellezza che salva; Il Pane e la Parola – La Vita bella del cristiano. “Emmanuele sarà il suo nome” è il sussidio liturgico per i momenti di preghiera. Sono stati preparati quattro schemi da offrire alle parrocchie. “Abbiamo, perciò, pensato – racconta don Claudio Boldini – a quattro icone di Avvento raccolte sotto il titolo comprensivo, tratto dal testo evangelico della quarta domenica di Avvento ‘Emmanuele sarà il suo nome’. Emmanuele, cioè, Dio con noi, con noi nell’umanità condivisa, con noi nell’Eucaristia celebrata, con noi nell’adorazione, con noi nella vita quotidiana, con noi nella tensione escatologica del compimento di ogni cosa quando il Signore verrà nella gloria. L’amore di Dio, in Cristo, per l’umanità è il cuore segreto sia dell’Incarnazione che del tesoro preziosissimo che è la celebrazione eucaristica, luogo e tempo nei quali, in modo unico e inarrivabile, siamo incontrati dall’Emmanuele. La pienezza dei tempi, quando il Padre mandò suo Figlio nato da donna, accade anche per noi quando celebrando l’Eucaristia diventiamo in Cristo un solo corpo e un solo spirito”.

Il cerchio dell’amore

Anche quest’anno, come coppia, abbiamo aderito alla proposta della Parrocchia relativa al Campo Famiglia che si è svolto dal 3 al 10 agosto a San Giacomo, Valle Aurina, in Alto Adige.

Siamo sempre lieti di vivere quest’esperienza, dove per sette giorni condividi con gli amici, vecchi e nuovi, spazi, tempo, servizio e naturalmente il lavoro che il nostro “pastore”, don Ciro, ci propone.

Quest’anno il tema del Campo Scuola è stato “Il Cerchio dell’amore” avente come simbolo il Tondo Doni, un dipinto di Michelangelo Buonarroti che rappresenta la Sacra Famiglia. Don Ciro ce ne ha illustrato il significato artistico, collegandolo poi alle tracce da lui scelte, quali argomento di discussione per i lavori di gruppo.
Nel primo incontro “Esserci –  Ogni persona è un’opera d’arte, piena di dignità” abbiamo trattato l’autostima, partendo dalla frase di Gesù “ama il prossimo tuo come te stesso”; nel secondo incontro “Esserci con – Capire, guardarsi con amore” partendo dal testo di una canzone, abbiamo esaminato le promesse che ci siamo fatti al momento del matrimonio, di amarci e onorarci per tutta la vita, sia nella buona sorte che nelle avversità. Nel terzo incontro “Esserci per – Solo l’amore è creativo” abbiamo riflettuto sull’apertura delle nostre famiglie al mondo e sulla fortuna di poter coltivare amicizie che ti sostengano nei momenti difficili e che gioiscano con te in quelli felici.

I momenti di svago, poi, non sono certo mancati anche visitando la valle con passeggiate e gite di tutta la giornata. Sono di parte, perché se devo scegliere dove andare in vacanza, tra mare e montagna prediligo quest’ultima: le splendide vette, la bellezza della vegetazione, l’impetuosità dei torrenti, la quiete dei laghetti d’alta quota, il tempo che cambia repentino, il saluto e il sorriso degli sconosciuti che incontri sul sentiero, è per me sempre fonte di meraviglia. Quando camminiamo verso la meta, con lo zaino sulle spalle, molte volte in silenzio per la fatica della salita, pensiamo che tutto questo splendore non possa essere il frutto della casualità e siamo grati al Signore per il dono che ci ha fatto, e non ci riferiamo solo alle montagne, pregandolo di avere sempre questa consapevolezza, anche quando saremo ritornati alla quotidianità.

Ringrazio, quindi, non solo don Ciro, Suor Graziella, ma anche tutte le famiglie del Campo Scuola che ci hanno dato l’opportunità di vivere questa settimana insieme a loro, nella quale abbiamo avuto l’occasione di riflettere, ma anche di divertirci.

Guarda le immagini del campo:

Campofamiglie 2019 in Valle Aurina

Cronistoria della vita della comunità di Milzanello

17 gennaio – Festa di S. Antonio

Alle ore 11:00 è stata celebrata la santa Messa per tutte le persone che lavorano a contatto con la natura. S. Antonio, protettore degli animali che Dio ci ha dato come nutrimento, aiuti tutti a utilizzare la natura secondo i comandi del nostro Creatore.

Nel mese di gennaio si è svolta la campagna Tesseramento all’ANSPI. Questo ci permette di far funzionare e mettere a disposizione il nostro bar.

31 gennaio – S. Giovanni Bosco

Alle ore 20:30 è stata celebrata la santa Messa in onore di S. Giovanni Bosco, patrono dei ragazzi e santo a cui è intitolato il nostro oratorio.

Dopo la funzione in chiesa, in oratorio, è stato presentato il bilancio del Circolo ANSPI ed è stato offerto un piccolo rinfresco.

3 febbraio – Festa della vita 

Alla santa Messa delle ore 10:00, i fedeli hanno trovato sui banchi alcuni foglietti colorati con frasi, di autori vari, che ci hanno meravigliato e hanno riempito il cuore di speranza.

Riportiamo alcuni esempi.

Vita è……

  • trasformare pietre d’inciampo in gradini per salire in alto (Puoi costruire qualcosa di bello anche con le pietre che trovi sul tuo cammino. A. Cechov)
  • saper cogliere la bellezza profonda che si cela nell’altro (Conoscersi non significa saper tutto dell’altro, ma deporre in lui la nostra fiducia e il nostro amore. A. Schweitzer)
  • volare insieme con due ali di riserva (Riuscire a trovare la gioia nella gioia altrui: questo è il segreto della felicità. G.Bernanos)
  • essere esplosivi nell’amore (L’amore immaturo dice: ”Ti amo perché ho bisogno di te”. L’amore vero dice: “Ho bisogno di te perché ti amo”. E. Fromm)
  • avere negli occhi lo splendore del mattino. (Oggi sorge un nuovo  sole per me; ogni cosa vive, ogni cosa prende vita, ogni cosa mi parla di passione, ogni cosa m’incanta. A. de Lenclos)
  • vestire il mondo a festa con i colori dell’arcobaleno. (Sono innamorato di questo mondo. Ho lavorato la terra, ho atteso le stagioni e ho finito col mietere sempre ciò che avevo seminato: J. Burroughs)
  • lasciarsi portare sul palmo della sua mano. (Se nel buoi afferro la tua mano questo mi basta, perché so bene che, anche se inciampo, tu non cadi mai. Preghiera irlandese)

Vorremmo riportare anche le parole di Papa Francesco:

Che la tua vita diventi un giardino di opportunità per essere felice.
Che nelle tue primavere sii amante della gioia.
Che nei tuoi inverni sii amico della saggezza e che quando sbagli strada inizi tutto daccapo.
Poiché così sarai più appassionato della vita.
E scoprirai che essere felice non è avere una vita perfetta,
ma usare le lacrime per irrigare la tolleranza.
Utilizzare le perdite per affinare la pazienza.
Utilizzare gli errori per scolpire la serenità.
Utilizzare il dolore per lapidare il piacere.
Utilizzare gli ostacoli per aprire le finestre dell’intelligenza.
“Non mollare mai”.
Non rinunciare mai alle persone che ami.
Non rinunciare mai alla felicità poiché la vita è uno spettacolo incredibile!

Dopo la celebrazione eucaristica, sul sagrato, i bambini hanno lanciato i palloncini e i presenti hanno ricevuto un fiore simbolo della vita che rinasce.

Nel pomeriggio, in oratorio, merenda, zucchero filato e visione di un cartone animato.

3 marzo  – Carnevale

Domenica 3 marzo si è svolto nel nostro oratorio l’edizione 2019 del carnevale. È stato davvero un pomeriggio trascorso in serenità con le famiglie e tanti bambini che si sono addirittura sfidati in una piccola gara con tanto di giudici per stabilire le due mascherine più belle.  Anche il tempo ci ha accompagnati, in una giornata dal sapore veramente primaverile! Dopo una piccola sfilata per il paese le nostre mamme ci hanno aspettato per le dolcissime lattughe che hanno preparato con le loro stesse mani!!! Un ringraziamento ai volontari e a tutte le persone che si impegnano a farci vivere questi bei momenti, agli animatori che con don Ciro non hanno avuto timore a indossare abiti stravaganti per strappare un sorriso anche ai più grandi. Al prossimo anno!

Carnevale 2019 a Milzanello

8 marzo  – Festa della donna

Ci piace ricordare tutte le donne che ogni giorno si dedicano alla propria famiglia e lottano per far valere i propri diritti nel mondo del lavoro, ma anche, a volte, nelle loro case, con alcune frasi tratte da uno scritto di una poetessa nicaraguense. (Gioconda Belli)

Dio disse della donna: “Lei deve essere: – completamente lavabile senza essere in plastica, – avere più di 200 parti mobili ricambiabili, – poter funzionare con qualsiasi regime, – avere un grembo che possa accogliere quattro bambini contemporaneamente, – aver un bacio che possa curare altrettanto bene un ginocchio sbucciato e un cuore spezzato

Lei si cura da sola quando è malata e può lavorare 18 ore al giorno. È delicata, ma l’ho fatta robusta. Non hai idea di cosa è in grado di sopportare o di ottenere. Le lacrime sono il suo modo di esprimere la sua gioia, la sua preoccupazione, la sua delusione, il suo amore, la sua solitudine, la sua sofferenza e il suo orgoglio. Le donne lottano per ciò in cui credono. Si ribellano contro l’ingiustizia. Amano incondizionatamente. Loro sanno che un bacio e un abbraccio possono aiutare a curare un cuore infranto. 

Grazie Abele

Entrando nella nostra chiesa, vicino all’altare di San Luigi, si può vedere una bella e preziosa scultura lignea raffigurante la Deposizione di Gesù. Quest’opera è stata realizzata dall’artista Abele Benini che ha voluto donarla alla parrocchia di Milzanello. I sacerdoti e tutta la comunità porgono ad Abele i suoi più sentiti ringraziamenti per questo dono che rimarrà per sempre come patrimonio artistico della nostra Chiesa Parrocchiale.

Irene

L’Oratorio San Luigi propone

Irene

con Alberto Branca e Francesca Grisenti; regia di Massimiliano Grazioli.

Una rappresentazione teatrale dedicata a Irene Stefani, missionaria della Consolata in Kenya morta nel 1930 e beatificata nel 2015.

L’appuntamento è per venerdì 10 maggio, ore 20:30. Ingresso 8€.

Biglietti disponibili presso il bar dell’Oratorio, in via re Desiderio 37.

Associazione Casa Garda: apertura sede

Con l’arrivo della bella stagione venerdì 3 maggio 2019 i volontari di casa garda dalle ore 14.00 in poi apriranno l’Associazione di via Collegio, 3 a tutti i pensionati lenesi.

Per tutti coloro che volesser trascorrere un pomeriggio in totale relax qui troveranno un ambiente accogliente e confortevole con angoli dedicati alla lettura di riviste, al gioco delle carte, dama e scacchi o semplicemente socializzare incontrando amici nuovi o rivedere quelli già conosciuti. Per intrattenere i partecipanti nel giardino verranno organizzati dei mini tornei di calciobalilla e piattello al termine dei quali si premieranno le persone in gara. Va ricordato che l’Associazione organizza tutto l’anno per gli associati corsi di yoga, cucito, ballo liscio e di gruppo, inglese ed anche cicli di cure termali in quanto molto attenta alle esigenze dei fruitori del centro. Alla fine del pomeriggio verrà offerto un rinfresco per tutti.

Il Presidente, i consiglieri ed i soci colgono l’occasione per augurare a tutti i più sereni auguri di Buona Pasqua.

Deriva temporis

I giorni passano come secoli,

        e gli anni come istanti:

è trascorso anche il tempo

    che sembrava non dover mai passare,

e il viaggio s’è fatto un relitto nel mare degli accidenti,

    e gli amici naufraghi;

        Basta il distratto impigliarsi della memoria

al cuore delle cose, in un istante superstite al tempo

    Ed è subito ieri.

Educare al bello della musica

Le proposte della Scuola di musica Santa Cecilia illustrate da don Roberto Soldati, responsabile della formazione liturgica e del coro di Voci Bianche

Come ogni realtà formativa che si rispetti, anche la Scuola diocesana di Musica Santa Cecilia, dopo la pausa estiva sta per far suonare idealmente quella campanella che segna la ripresa delle attività. Sono infatti aperte sino al 6 ottobre le iscrizioni ai corsi e alle proposte della Scuola che ha la sua sede negli spazi del Polo culturale di via Bollani.

Radici. La scuola che affonda le sue radici nella prima metà del secolo scorso, ha come finalità la preparazione di animatori del canto liturgico, organisti, strumentisti e direttori di coro; la proposta di attività volte a “conservare il patrimonio della musica sacra e favorire le nuove forme del canto sacro”, la promozione dello studio della musica per chi ne ha le attitudini, e, per ultimo, la diffusione della cultura musicale e la valorizzazione del prezioso patrimonio organario bresciano. Finalità che la Scuola diocesana Santa Cecilia persegue con una nutrita serie di proposte aperte a tutti.

Mission. “La mission principale della scuola – afferma don Roberto Soldati responsabile della formazione liturgica e del coro Voci Bianche della Santa Cecilia – continua a essere quella della formazione liturgico-musicale. La nostra realtà è nata proprio per sostenere e formare coloro che si impegnano nel servizio musicale nella liturgia ed è naturale che profonda un grande impegno in questa direzione”. Sono tante, infatti, le attività proposte in campo: dal corso di canto gregoriano a quello di base del canto liturgico, da proposte di musicologia (che la scuola è disponibile a realizzare anche in quelle parrocchie che desiderano far compiere ai loro gruppi liturgici appositi cammini formativi) ai corsi di organo, che continua a essere lo strumento principe della scuola. Altrettanto importante, in questa prospettiva, è il corso per direttore di coro che può contare anche su un laboratorio di letteratura e vocalità corale. Da qualche anno la Scuola diocesana di Musica Santa Cecilia propone anche un corso di lettura espressiva per coloro che si prestano nelle parrocchie di appartenenza per il servizio di lettura della Parola di Dio nella liturgia. “Per un altro anno ancora – continua don Soldati – la scuola propone un corso di latino liturgico musicale, che dà la possibilità di entrare in contatto con i testi liturgici, soprattutto quelli legati al canto gregoriano. Non vogliamo formare latinisti, ma dare a tanti la possibilità di comprendere e, di conseguenza, gustare meglio ciò che sono chiamati a cantare”.

Formazione. La Scuola diocesana di Musica Santa Cecilia propone molte attività anche sul fronte della formazione musicale… “Sì – sottolinea il sacerdote – . Perché possa realizzarsi la formazione di musicisti per la liturgia è infatti necessario pensare alla formazione dei musicisti in senso generale, con proposte di approfondimento di tutti quelli che sono i filoni della musica”. Questo tipo di formazione è rivolta a un pubblico di tutte le età, a partire dai più piccoli a cui sono riservati corsi di avviamento al ritmo e proposte prevedono anche l’educazione al canto, propedeutiche a un eventuale ingresso nel coro di Voci Bianche Santa Cecilia che è uno dei fiori all’occhiello della scuola”.

Dipartimento. Altra eccellenza della Scuola diocesana è il Dipartimento di Musica Antica, nato dalla sinergia con Palma Choralis, una realtà che da più di un decennio è riconosciuta a livello internazionale. La proposta del dipartimento è molto ampia con iniziative pensate per chi vuole iniziare a conoscere questo tipo di musica. Non meno importante è l’attenzione che la Santa Cecilia dedica al rapporto con la scuola. “Con Wonderful machine – racconta don Soldati – proponiamo un vero e proprio viaggio alla scoperta dell’organo. Si tratta di un percorso pensato per gli alunni degli ultimi due anni della scuola primaria e per l’intero ciclo di quella secondaria di primo grado. Per gli studenti delle secondarie di secondo grado cui sono gli incontri “Musica storia musiche” tenuti da Francesco Iuliano. Grazie a un protocollo d’intesa siglato con la Scuola editrice i docenti hanno la possibilità di partecipare a questi incontri ottenendo, su richiesta, la certificazione di partecipazione. La proposta, ovviamente, non è per i soli docenti di musica.

Nella difesa dell’ambiente non si può perdere tempo

Discorso del santo padre Francesco ai partecipanti alla conferenza internazionale in occasione del terzo anniversario dell’enciclica “Laudato si'” – Venerdì, 6 luglio 2018

Signori Cardinali, Eminenza,cari fratelli e sorelle, illustri Signori e Signore,

do a tutti voi il mio benvenuto… Vi ringrazio di esservi riuniti per “ascoltare col cuore” le grida sempre più angoscianti della terra e dei suoi poveri in cerca di aiuto e responsabilità, e per testimoniare la grande urgenza di accogliere l’appello dell’Enciclica ad un cambiamento, ad una conversione ecologica. La vostra è la testimonianza per l’impegno non differibile ad agire concretamente per salvare la Terra e la vita su di essa, partendo dall’assunto che “ogni cosa è connessa”, concetto-guida dell’Enciclica, alla base dell’ecologia integrale.

Anche in questa prospettiva possiamo leggere la chiamata che Francesco d’Assisi ricevette dal Signore nella chiesetta di San Damiano: “Va’, ripara la mia casa, che, come vedi, è tutta in rovina”. Oggi, anche la “casa comune” che è il nostro pianeta ha urgente bisogno di essere riparato e assicurato per un futuro sostenibile.

Negli ultimi decenni, la comunità scientifica ha elaborato in tal senso valutazioni sempre più accurate. «Il ritmo di consumo, di spreco e di alterazione dell’ambiente ha superato le possibilità del pianeta, in maniera tale che lo stile di vita attuale, essendo insostenibile, può sfociare solamente in catastrofi, come di fatto sta già avvenendo periodicamente in diverse regioni» (Enc. Laudato si’, 161). C’è il pericolo reale di lasciare alle generazioni future macerie, deserti e sporcizia.

Auspico pertanto che questa preoccupazione per lo stato della nostra casa comune si traduca in un’azione organica e concertata di ecologia integrale. Infatti, «l’attenuazione degli effetti dell’attuale squilibrio dipende da ciò che facciamo ora» (ibid.). L’umanità ha le conoscenze e i mezzi per collaborare a tale scopo e, con responsabilità, “coltivare e custodire” la Terra in maniera responsabile. A questo proposito, è significativo che la vostra discussione riguardi anche alcuni eventi-chiave dell’anno in corso.

Il Vertice COP24 sul clima, programmato a Katowice (Polonia) nel dicembre prossimo, può essere una pietra miliare nel cammino tracciato dall’Accordo di Parigi del 2015. Tutti sappiamo che molto deve essere fatto per l’attuazione di quell’Accordo. Tutti i governi dovrebbero sforzarsi di onorare gli impegni assunti a Parigi per evitare le peggiori conseguenze della crisi climatica. «La riduzione dei gas serra richiede onestà, coraggio e responsabilità, soprattutto da parte dei Paesi più potenti e più inquinanti» (ibid., 169). Non possiamo permetterci di perdere tempo in questo processo.

Oltre agli Stati, altri attori sono interpellati: autorità locali, gruppi della società civile, istituzioni economiche e religiose possono favorire la cultura e la prassi ecologica integrale. Auspico che eventi quali, ad esempio, il Summit sull’azione globale per il clima, in programma dal 12 al 14 settembre a San Francisco, offrano risposte adeguate, col sostegno di gruppi di pressione di cittadini in ogni parte del mondo. Come abbiamo affermato insieme con Sua Santità il Patriarca Ecumenico Bartolomeo, «non ci può essere soluzione genuina e duratura alla sfida della crisi ecologica e dei cambiamenti climatici senza una risposta concertata e collettiva, senza una responsabilità condivisa e in grado di render conto di quanto operato, senza dare priorità alla solidarietà e al servizio» (Messaggio per la Giornata Mondiale di Preghiera per il Creato, 1 settembre 2017).

Anche le istituzioni finanziarie hanno un importante ruolo da giocare, come parte sia del problema sia della sua soluzione. E’ necessario uno spostamento del paradigma finanziario al fine di promuovere lo sviluppo umano integrale. Le Organizzazioni internazionali, come ad esempio il Fondo Monetario Internazionale e la Banca Mondiale, possono favorire riforme efficaci per uno sviluppo più inclusivo e sostenibile. La speranza è che «la finanza […] ritorni ad essere uno strumento finalizzato alla miglior produzione di ricchezza e allo sviluppo» (Benedetto XVI, Enc. Caritas in veritate, 65), così come alla cura dell’ambiente.

Continua