Santa Rosa Venerini: pienezza di umanità

Abbiamo celebrato anche quest anno la festa in onore di S. Rosa Venerini, fondatrice delle “Maestre Pie Venerini”, anticipando con la novena e la preghiera del S. Rosario. 

La Chiesa ci ha fatto dono di questa memoria e noi ringraziamo il Signore, autore della Santità: la celebrazione dell’Eucaristia è il grande rendimento di grazie. Domenica sei maggio la S. Messa della sera, pur mantenendo le letture della sesta domenica di Pasqua, ha dato spazio al ricordo di S. Rosa,  che aveva ben compreso la parola di Gesù “rimanete nel mio amore” e “voi siete miei amici” e vi ha risposto cercando di amare come Cristo, che l’ha scelta per amore.

Nell’omelia, il parroco ha illustrato la figura di S. Rosa nel suo cammino di santità. Ha fatto notare come con il Battesimo ciascuno di noi è chiamato a realizzare la santità.

Non ci vengono richieste cose straordinarie, ma la costruzione dell’ “uomo nuovo”, con il raggiungimento della piena maturità a somiglianza di Gesù. 

É quello che ci propone S. Rosa Venerini nell’oggi che stiamo vivendo: portare frutti di amore ed essere nella gioia per realizzare in pienezza la nostra umanità. In questo consiste il cammino quotidiano verso la santità.

Le suore Maestre Pie Venerini di Leno

In cammino

Un cammino durato 20 anni di presenza: giorno dopo giorno, passo dopo passo. Una piccola, grande esperienza evocata alla luce della Festa il 15 ottobre. Non è la conclusione, il cammino continua perché è un proseguire “In Uscita” secondo l’espressione di Papa Francesco. Occorre ringraziare il Signore per il sostegno dato e ricevuto. Dopo i festeggiamenti siamo in cammino con rinnovata fiducia e passione, guardando al futuro con speranza profetica. La preghiera del Rosario ha dato il via alla festa. Venerdì 13 ottobre ci siamo ritrovati numerosi e ferventi la sera, in chiesa. Il sabato siamo convenuti nuovamente per il “concerto” di musica e canti, accompagnati da agili ed eleganti passi di ballo e danza delle nostre bambine e ragazze. Erano presenti anche i nostro Superiori. Domenica pomeriggio la Celebrazione dell’Eucarestia, presieduta dal Parroco emerito Monsignor Targhetti. Era la tradizionale festa della Madonna del Rosario a cui veniva aggiunta la celebrazione del ventennio. Nulla è stato sottratto alle due feste, neanche la processione per le vie del Centro. L’immagine di Maria sembrava più che mai luminosa nel suo bel trono dorato alla destra dell’Altare. Nell’Omelia Mons. Targhetti ha evidenziato l’Amore di Dio in Maria, la quale porta a compimento il Progetto di Dio, di fedeltà verso l’uomo. “Maria viene consegnata alla Chiesa e la Chiesa viene consegnata a Maria. Ella non rimane in chiesa, è presente nelle nostre case, nelle nostre quotidianità, è presenza potente. E’ stata tale per la Santa Fondatrice delle nostre Suore, creando un cerchio d’Amore. Occorre dire Grazie al Signore, Grazie a Mons. Targhetti che primo ci ha accolte, Grazie a tutti voi, buoni cittadini lenesi che, con le Autorità, ci colmate di simpatia. Al termine della S. Messa il parroco ha elencato i nomi delle Suore che si sono alternate in questi 20 anni nella parrocchia di Leno, facendo memoria anche di Suor Maria Dariozzi, per circa otto anni superiora nella nostra comunità e morta qui a Leno il 18 luglio 2004. Un grazie particolare alla Famiglia Pavia la quale, con il dono fatto alla Parrocchia ha aperto le porte, l’intera abitazione alla nostra Comunità. Molto significativo il gesto del nostro Parroco Monsignor Palamini nell’offrire ai famigliari Pavia l’icona dei nostri Santi Patroni Pietro e Paolo. Grazie a Lui per l’interessamento e l’aiuto dato affinché la festa riuscisse bene; sempre egli si prende cura di noi insieme con tutti gli altri sacerdoti suoi collaboratori. Ora il Cammino prosegue nella reciproca simpatia; siamo liete di contribuire alla realizzazione del Piano Divino che genera futuro.

Le Suore M.P.V.

Guarda le immagini delle celebrazioni:

Concerto per i 20 anni della presenza delle suore Venerini a Leno

20 anni di presenza delle Maestre Pie Venerini a servizio della comunità lenese

La comunità della Parrocchia Abbaziale dei Santi Pietro e Paolo si è stretta attorno alla comunità delle Maestre Pie Venerini per celebrare insieme, nella gratitudine e nella gioia, un traguardo così bello: venti anni di cammino condiviso, giorno dopo giorno, sulle strade della disponibilità al Vangelo e ai fratelli.

Invitate dall’allora parroco, Mons. Giambattista Targhetti, le suore hanno iniziato la loro presenza pastorale a Leno, nel 1997. Da subito hanno potuto contare sull’affetto della gente che faceva a gara per metterle a loro agio, favorendo il loro inserimento nel tessuto della parrocchia e del territorio. Le maestre pie che si sono avvicendate nel servizio pastorale sono state numerose: sr Maria Dariozzi, sr Graziella Celati, sr Cristina Coşa, sr Carolina Budau, sr Maria Pia Paradisi, sr Mirela Qafa , sr Laure Azankpo, sr Lidia Budau. Altre, sono passate fugacemente, per aiutare nel Grest, per supplire una sorella, in aiuto nei momenti più “congestionati” di lavoro…: Tutte hanno vissuto pienamente la missione loro affidata: presenza nell’oratorio, catechesi sacramentale, animazione liturgica, pastorale adolescenti –  giovani – famiglie, insegnamento della religione cattolica presso la scuola pubblica, servizio della comunione ai malati… Si sono messe in gioco, con le loro doti personali, la passione per la missione educativa, la forza vitale del carisma di Santa Rosa Venerini. Hanno cercato di dare una buona testimonianza evangelica della loro consacrazione, attraverso la disponibilità semplice, generosa ed umile, a chiunque richiedesse il loro aiuto. La cooperazione con il Parroco, i Curati e i laici della parrocchia, è stata sempre caratterizzata da grande rispetto e reciproca stima.

Il racconto grato di vent’anni di vita, così spesa per il Regno di Dio, si è trasformato in una serie di iniziative ed eventi che ha visto in azione la comunità religiosa, quella parrocchiale e quella civile.

La sera del 13 ottobre u.s., nella Chiesa parrocchiale, la comunità lenese si è ritrovata per pregare insieme il rosario, preghiera con cui Santa Rosa ha dato inizio alla sua opera educativa. I misteri del rosario sono stati meditati alla luce della vita e della spiritualità di S. Rosa.

Sabato, 14 ottobre u.s., nella Chiesa parrocchiale, la serata di preghiera, canti e meditazioni, è stata impreziosita dalla partecipazione del Coretto dei bambini, del Coro San Michele e del coro San Benedetto. Suggestive ed emozionanti le coreografie realizzate dalle bambine e dalle ragazze della scuola di Danza creativa di Eliana Lesbani.

Il culmine delle celebrazioni è stato raggiunto il 15 ottobre u.s. con la solenne Eucaristia concelebrata da Mons. Giambattista Targhetti, dal parroco Mons. Giovanni Palamini e dai curati suoi collaboratori. Mons. Targhetti nell’omelia ha avuto parole calde di apprezzamento per la testimonianza di vita consacrata data dalle suore e le ha incoraggiate a continuare ad essere presenza di fede in mezzo alla gente. Ha ricordato con affetto le suore che si sono succedute a Leno in questo ventennio: un ricordo commosso lo ha avuto per sr Maria Dariozzi che è in cielo. Di lei ha messo in risalto la straordinaria sapienza materna che esprimeva in ogni sua azione. La processione con la Madonna del Rosario è stato il suggello al “triduo di celebrazioni”. L’atmosfera raccolta e densa di preghiera che ha caratterizzato tutto il percorso della processione ha permesso ai partecipanti di affidare ancora una volta al cuore materno di Maria la vita di tutta la comunità lenese, i problemi e le gioie di ciascuno, il desiderio e l’impegno di vivere la fede in gesti concreti di solidarietà e di bene. Le Maestre Pie le hanno affidato anche la promessa sincera di voler continuare a spendere generosamente la loro vita, nella missione educativa che Santa Rosa ha loro affidato a Leno.

Questi tre giorni di “festa di famiglia”, sono stati bellissimi, grazie all’impegno di tutti, sacerdoti, suore e laici.  A ciascuno va la gratitudine e l’affetto della comunità locale delle Maestre Pie e di tutta la Congregazione. S. Rosa custodisca e benedica tutti!

Sr. Eliana Massimi Superiora Generale MPV

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Concerto per i 20 anni della presenza delle suore Venerini a Leno

La giovinezza dello Spirito nel carisma di S. Rosa Venerini

Il percorso del discepolo

“Signore, ciò che tu attendi da me non è che io ci arrivi, ma che mi incammini” (Anonimo)

Introduzione

La vicenda spirituale di S. Rosa Venerini è stata caratterizzata da un percorso che, traendo ispirazione dal Vangelo, può essere definito “il percorso del discepolo”.In questo modo la sua vita offre, ancora oggi, un messaggio significativo.

La sua esperienza, al di là delle peculiarità legate alla vocazione di Religiosa e alla spiritualità del tempo in cui è vissuta, si propone come esempio non solo per le sue figlie, ma anche per ogni cristiano che voglia mettersi alla sequela del Signore, lasciandosi guidare dallo Spirito che illumina e orienta i cuori delle persone verso scelte impegnative e ricche di significato.

Il percorso può essere sintetizzato in tre tappe:

  1. La chiamata e la risposta
  2. Al seguito di Gesù
  3. Nella Chiesa, per il mondo

1°. Chiamata – Risposta

L’incontro con il Signore avviene sempre per sua iniziativa: è Lui che fa il primo passo. Il discepolo è un “chiamato”, uno “scelto”. La conferma viene dalle parole stesse di Gesù ai suoi discepoli: “Non voi avete scelto me, ma io ho scelto voi, e vi ho costituiti perché andiate e portiate frutto e il vostro frutto rimanga”. (Giov. 15, 16)

Rispondere liberamente a questa chiamata è mettere in gioco la propria vita, è “sposare” il progetto espresso nella pagina delle Beatitudini. Le Beatitudini costituiscono l’autoritratto di Gesù, la sua identità, quindi diventano il modello al quale ogni discepolo deve ispirarsi e con il quale deve confrontarsi.  E’ un progetto alternativo alla logica umana, che domanda il coraggio e la forza di andare contro-corrente e di non omologarsi alla cultura e mentalità corrente.

Dagli scritti di Rosa Venerini: “Che grande bene è quello di essere scelte a cooperare con Dio in questa missione. Oh Signore, mio caro, per la vostra bontà fateci capire questa grande predilezione perché possiamo corrispondervi degnamente!”

“La nostra Madre ci ha lasciato un imperativo pastorale: liberare dal male e dall’ignoranza perché diventi visibile il progetto di amore che Dio ha messo in ogni cuore umano”

2°.  Al seguito di Cristo

Dal Vangelo di Marco: Gesù “ne costituì dodici perché stessero con lui” (3,14). Il discepolo non impara una dottrina, ma assimila una vita: avviene per lui quasi una identificazione con Gesù. San Paolo dirà: “Non sono più io che vivo, è Cristo che vive in me” (Gal.2,20).

Dagli scritti di Rosa Venerini: “Spero nella sua bontà che un giorno sarò tutta sua e non cercherò altro che il suo gusto e la sua santa Grazia. Finora questo è il mio desiderio, il tesoro nascosto che io cerco”.

Stare con lui significa: ascolto – esperienza di vita – assimilazione dei valori.

I valori che Gesù vive e propone definiscono l’identità del discepolo e ne caratterizzano l’originalità.Possono essere sintetizzati nei seguenti:

+ la comunione con Dio nella preghiera.

Dagli scritti di Rosa Venerini:” L’orazione mentale non la lasciate mai. La meditazione sia il nutrimento di tutta la vostra vita”

+ la semplicità e il cuore dei “piccoli”: “Ti rendo lode, Padre, Signore del cielo e della terra, perché hai nascosto queste cose ai sapienti e ai dotti e le hai rivelate ai piccoli” (Mt 11,25)

Dagli scritti di Rosa Venerini:” Signore, questo cuore duro è di Rosa,ammorbiditelo e fatelo tutto ardere del vostro amore”.

“Quello che viene dal cuore è più durevole e più vero ed è più vicino al temperamento dei giovani”

+ il servizio: sull’esempio di Gesù i discepoli testimoniano una Chiesa “del grembiule” (Tonino Bello), “un ospedale da campo” (Papa Francesco), una comunità pronta a servire e a curare. E’categorico l’ammonimento del Cristo nell’ultima cena: “Se dunque, io il Signore e il Maestro, ho lavato i piedi a voi anche voi dovete lavare i piedi gli uni gli altri”. ( Giov. 13,14). Una comunità disponibile a lavarsi i piedi, e il capo, prima di lavarli agli altri!

+ perdere la vita. Gesù pone una condizione ai suoi:“Ma chi perderà la propria vita per causa mia la troverà” (Mt 16,25).

Perdere la vita per il Signore significa non sprecarla, non essere schiavi dell’egoismo, ma donarla, condividerla, offrirla.  E’ questo il modo quotidiano di vivere la croce, consapevoli che al cuore della croce c’è l’amore che salva.

Dagli scritti di Rosa Venerini:” Sorelle carissime, faticate allegramente e non vi stancate mai di ringraziare l’eterno nostro Amore e Sommo Bene per averci chiamato ad un così santo servizio che è l’educazione cristiana delle fanciulle”.

“Le maestre si prenderanno cura di tutte le fanciulle, anche delle più povere, e delle più umili, anzi queste le educheranno con più amore”.

3° Nella chiesa, per il mondo

Dalla 1^ Lettera di San Pietro: “Quali pietre vive siete costruiti anche voi come edificio spirituale” (1Pt 2 ,5).

L’esperienza spirituale del discepolo non è quella di un navigatore solitario: al contrario, egli è impegnato a vivere il proprio rapporto con Dio partecipando responsabilmente alla costruzione di comunità cristiane “attraenti”, giovani e vivaci, non stanche.

“La Chiesa non cresce per proselitismo, ma per attrazione”, afferma Papa Francesco nell’Enciclica Evangelii Gaudium(14).  E ciascuno vi contribuisce con la ricchezza dei suoi doni, la vitalità dei propri carismi e la grazia della propria vocazione.

Una Chiesa attraente diventa spontaneamente una “Chiesa in uscita”, fedele al mandato del Signore, che, congedandosi dagli apostoli, diede loro questa consegna: “E di me sarete testimoni a Gerusalemme, in tutta la Giudea e la Samaria, e fino ai confini della terra” (Atti 1,8). Essere “Chiesa in uscita” domanda di mettersi per strada, sui tragitti   delle persone, per condividerne la vita e annunciare la “gioia del Vangelo”. (Evangeli gaudium) E’ l’invito che il Papa fa con passione a tutti i credenti:” Preferisco una Chiesa accidentata, ferita e sporca per essere uscita per le strade, piuttosto che una Chiesa malata per la chiusura e la comodità di aggrapparsi alle proprie sicurezze”. (EG 49)

Dagli scritti di Rosa Venerini: “Io, per me, il fare la scuola con gli esercizi spirituali della dottrina cristiana, della lezione spirituale e degli esempi raccontati e dati dalle Maestre, in casa, per le strade, lo ritengo una missione quotidiana e molto fruttuosa”.

Memoria e realtà

1997 – 2017 vent’anni: giovinezza, gioia, speranza, attesa sono manifestazione di vita, nota a ciascuno, ma è anche la storia di questo nostro ventennio. L’11 ottobre 1997 Leno ha accolto con festa la piccola comunità delle suore Maestre Pie Venerini, in una semplice prima abitazione tra gli abitanti in via Matteotti; poi si spalancò il Portone della Casa Pavia.

Il dono che l’illustre Famiglia Pavia aveva lasciato in eredità alla Parrocchia ora veniva offerto alle Suore. Un gesto generoso, edificante, compiuto dalle Sorelle Pavia, va ricordato con molta gratitudine perché rivela la viva Fede e la fiducia che il lavoro da esse intrapreso, sarebbe continuato, guidato dalla Provvidenza, la quale ben conosce il tempo e la storia. La Casa si rianimò di luce, il giardino rinverdì e rose e fiori sbocciarono per la gioia. Le prime tre Maestre Pie, sostituirono le tre sorelle Pavia.

Grazie, grazie alle care Donatrici; grazie all’intera Famiglia Pavia che vive nel meraviglioso gesto perché la vita non muore, la vita è vita. Così le Sorelle Pavia hanno espresso un segno della fede che supera la loro vita terrena. In questo modo hanno dimostrato il loro amore per Cristo, amando la Sua Chiesa.

Le Suore MAESTRE PIE VENERINI 

1997-2017: 20 anni di maestre Pie Venerini a Leno

Parrocchia abbaziale dei santi Pietro e Paolo

1997-2017

20° anniversario della presenza delle Maestre Pie Venerini presso la comunità parrocchiale di Leno

Io mi trovo tanto inchiodata nella divina volontà, che non m’importa né morte, né vita: voglio vivere quanto egli vuole, e voglio servirlo quanto a lui piace e niente più

Sabato 7 e domenica 8 ottobre

PELLEGRINAGGIO A VITERBO NEI LUOGHI DI S. ROSA VENERINI
Per informazioni consultare la locandina oppure gli avvisi. Iscrizioni in canonica o dalle suore.

Venerdì 13 ottobre

IL SANTO ROSARIO, “TEMPO E LUOGO DI PARTENZA” PER LA FONDAZIONE DELL’ISTITUTO.
Ore 20.30 presso la Chiesa Parrocchiale: S. Rosario meditato con gli scritti di Santa Rosa Venerini.

Sabato 14 ottobre

“LA GIOVINEZZA DELLO SPIRITO NEL CARISMA DI SANTA ROSA VENERINI” Ore 20.30 Serata di preghiera, canti e meditazioni in Chiesa Parrocchiale, con la partecipazione del Coretto dei Bambini, del Coro San Michele, e del Coro san Benedetto.
Saranno presenti i superiori della Congregazione.

Domenica 15 ottobre

RENDIAMO GRAZIE A DIO PER S. ROSA E PER LE SUE FIGLIE
Ore 16.30: Solenne Concelebrazione con i sacerdoti che hanno lavorato in questi venti anni a Leno e Processione con la Madonna del Rosario. Segue aperitivo per tutti i presenti.

Pellegrinaggio a Viterbo

Nel 20° anniversario della presenza delle Maestre Pie Venerini nella nostra comunità la parrocchia organizza un pellegrinaggio per i giorni di sabato 7 e domenica 8 ottobre nei luoghi di Santa Rosa Venerini.

Programma

Sabato 7

  • Partenza ore 5.30 dal sagrato della chiesa
  • Soste lungo il percorso e all’arrivo pranzo in albergo
  • Visita del centro storico di Viterbo e del palazzo dei Papi
  • Visita alle comunità di San Carluccio e San Giovanni
  • Santa Messa presso il Santuario della Madonna della Quercia
  • Cena e pernottamento

Domenica 8

  • Colazione in albergo e partenza per il borgo medievale di Oriolo Romano (luogo delle reliquie di S. Rosa e una delle prime comunità da lei fondata)
  • Pranzo
  • Rientro a Leno con soste lungo il percorso

Quota di iscrizione: 100€ presso la canonica o le suore, entro il 24 settembre.

Rallegrati, piena di grazia!

L’angelo rivolgendosi alla Madonna la saluta con quel meraviglioso appellativo: non la chiama per nome, le dice rallegrati, piena di grazia, il Signore è con te.

Che significato ha questo saluto? Anche alla Madonna se lo domanda, si domandava che senso avesse un saluto come questo. E l’angelo di fronte al turbamento di Maria vuole spiegarle, e glielo spiega chiedendo a lei ciò che sta accadendo: lei deve gioire, rallegrarsi perché il Signore ha dato un senso grande alla sua vita e l’ha preparata ad essere grembo accogliente per il Figlio di Dio. L’ha preparata facendo sì che neanche il suo corpo potesse essere toccato da quello che è il retaggio del Peccato Originale.

E come ha fatto? Ha anticipato in lei i meriti di Gesù Cristo, il quale con la sua incarnazione morte e risurrezione ci ha liberato dal peccato, dalla schiavitù di questo peccato e di questo retaggio originale, e ci ha dato la possibilità di rimanere aperti alla grazia di Dio. Maria si trova in questa situazione: è grembo aperto a ricevere il Figlio di Dio perché è tutta bella, piena di grazia, piena della gratuità dell’amore di Dio; e diceva il vescovo questa mattina nel rito di ammissione celebrato nella messa tra i candidati al presbiterato e al diaconato in cui c’era il nostro Nicola Mossi, diceva che la grazia è la differenza tra chi è cristiano e non lo è, nel senso che questa gratuità dell’amore di Dio che noi riceviamo per mezzo del battesimo ci aiuta a prendere consapevolezza di ciò che Dio ha fatto di noi. E che cos’ha fatto di noi? Ha fatto dei santi, dei destinati alla santità. Ci ha predestinato, e abbiamo sentito nella seconda lettura, ad essere figli adottivi mediante Gesù Cristo.

Ecco noi cristiani abbiamo la consapevolezza del fatto di essere figli di Dio e questa consapevolezza ci permette, se lo vogliamo, di realizzare in pienezza la nostra umanità, perché la realizzazione piena della nostra umanità sta in questo ritorno a Dio come figli suoi per essere per sempre figli suoi, per l’eternità. E non è certo poco tutto questo. E quando allora qualcuno ci chiede: ma che differenza fa tra chi è cristiano e chi non lo è, oppure quando qualcuno ci dice: io sono battezzato, ma più di tanto poi io non frequento e non mi formo dal punto di vista cristiano, ma non mi manca niente: son contento, la mia famiglia è bella, sto bene, ma che differenza c’è tra me che non vado a messa la domenica, che non vado alla catechesi, che non mi formo dal punto di vista cristiano, che non partecipo alla vita della comunità cristiana, e tutti coloro che invece vanno ai sacramenti, vanno alla catechesi, frequentano la vita della comunità? Che differenza c’è? E soprattutto che differenza c’è tra chi è cristiano e chi non lo è? In che cosa consiste il di più, se vogliamo dire così, del cristiano?

Il vescovo stamattina ci diceva: in questa profonda consapevolezza del fatto che noi siamo figli di Dio e siamo chiamati a partecipare alla sua stessa vita, e già da questa vita terrena ci da i mezzi per poter partecipare a questa vita divina: i sacramenti, la Parola, la comunità cristiana… Vi pare poco questo? Forse sì, ci pare poco o niente se noi non facciamo in modo che queste cose entrino davvero nel nostro cuore, perché purtroppo noi abbiamo ancora la possibilità di cedere a quel tentatore, come nella prima lettura abbiamo sentito, che cerca di sviarci rispetto alla verità della nostra vita, e noi facilmente ascoltiamo queste altre voci che ci portano lontano da Dio, tra l’altro spesso nel disprezzo di Lui, perché in fondo questo Dio è un Dio che da fastidio, è un Dio che impone gioghi, è un Dio che non è mai contento.

In realtà non è questo il Dio che si è rivelato in Gesù Cristo. Questo Dio è quello che ci presenta il diavolo, il divisore, il tentatore, il satana. Lui sì ci presenta un Dio così. E noi spesse volte ci crediamo ad un Dio così, ed è per questo che lo abbandoniamo, perché non ci pare che un Dio così sia amante dell’umanità, sì un Dio così non è amante dell’umanità, ma non è il Dio di Gesù Cristo questo. E quante volte noi cediamo a questa tentazione che è quella di altri, non certo la prova che Dio ci da. É la tentazione del mondo, che continua a dirci che questo Dio in fondo non ci vuole bene, perché ci ha proibito di prendere del frutto dell’albero, non ricordandoci che questa in realtà non è una proibizione, ma un dono. Il dono di saper usare bene della libertà che Dio ci ha offerto. Così come i comandamenti sono il dono che Dio ci fa per guidarci sulla strada della pienezza della libertà e dell’amore. Ma noi invece intendiamo altro perché coloro che insinuano in noi il dubbio su Dio la fanno da padroni rispetto allo Spirito che ci suggerisce invece di accostarci a questo Dio buono, umile, discreto, a questo Dio che ci libera, a questo Dio che ci riempie della maturità del suo amore, che ci rende pieni di grazia.

Maria ha inteso così il ribaltamento della sua vita. Dio è entrato nella sua vita e ha creato un “casino”, ma lei ha capito che questo subbuglio in realtà era un dono, perché Dio le dava il meglio per la sua vita e per l’umanità. Faceva sì che la sua vita venisse utilizzata per qualcosa di ancor più grande, anche se era già grande quel che aveva progettato per la sua vita, di più universale di quel progetto nato tra lei e Giuseppe. E Maria allora capisce, ascolta nella fede queste parole e nella fede capisce che sono parole d’amore, parole di grazia, di gratuità dell’amore di Dio. Imparassimo anche noi a cogliere così le parole del Signore, quanta gioia ci darebbe. Come ci libererebbero dalla nostra apatia, dal nostro sonno spirituale, dalla nostra inquietudine, dalla nostra noia, dalla nostra stanchezza.

Ecco la vita consacrata ha proprio questo scopo: essere segno e richiamo a questa grazia di Dio che opera in noi, e che ci rende capaci di un dono totale a Dio anche in una direzione che il mondo non capisce e non apprezza, perché per Dio che è gratuità d’amore in noi, fare questo è ancora poco, rispetto a quello che fa Lui in noi. E allora è un richiamo, la vita consacrata, ad una realtà più grande rispetto a quella terrena in cui viviamo, ad una realtà che non si compie quaggiù sulla terra, che non è limitata a questi pochi giorni, ma che va oltre i confini del tempo e dello spazio.

Ringraziamo dunque il Signore, perché ha chiamato Maria a lasciare che la consacrasse totalmente a sé per una missione grande nei confronti dell’umanità. Ringraziamo il Signore che ha dato anche a noi questa grazia per mezzo del battesimo, e la rinnova continuamente per mezzo degli altri sacramenti. Ringraziamo il Signore perché ha dato alla Chiesa il dono della verginità consacrata per il regno, della vita religiosa, della vita consacrata secolare, perché questa diventa stimolo per la nostra vita ad accogliere i doni del Signore e a non lasciarci privare di questi doni dalla tentazioni che avvengono nel nostro cuore, da chi insinua che Dio non ci ama veramente.

Il saluto delle suore

Carissimo Don Domenico, la parola che sorge in me spontanea è un grande e sentito GRAZIE.
Grazie per questi anni, durante i quali abbiamo condiviso il cammino di fede dei Gruppi Famiglia. Sono stati una ricchezza di crescita personale e comunitaria, che il Signore ha colmato della Sua Parola e del Suo Amore.
Ti auguro di realizzare nuovi cammini nella Parrocchia che la provvidenza e la misericordia del Signore ti offre, certa che io non dimenticherò l’esperienza fatta e di tutto questo ne ringrazio il Signore e te che mi hai dato questa bella opprtunità.
Il Signore ti benedica. In unione di amicizia.

Sr. Graziella

La tua partenza, don Domenico, coincide con il tuo 25° di sacerdozio: un traguardo che noi guardiamo con commozione e ammirazione, rallegrandoci con te e benedicendo il Signore.
T’abbiamo avuto tra noi per un periodo di 8 anni, abbiamo camminato insieme in questa Chiesa di Dio in Leno; molto abbiamo ricevuto, ri diciamo il nostro “ GRAZIE”. All’ammirazione si unisce la nostra gratitudine con grande, sincero affetto.
Ogni partenza fa male al cuore… sappiamo però di essere “cittadini del mondo” chiamati a testimoniare la Misericordia di Cristo in ogni angolo della terra, nulla perciò potrà separarci dall’Amore di Cristo.
Tu rimarrai in noi; l’Eucarestia, la Parola di Dio che ci hai abbondantemente offerto ci unisce per sempre. Un po’di nostalgia fa parte della nostra umanità che fa sentire più viva la stima della persona.
Gratitudine, affetto e preghiera è quanto di meglio noi Suore Maestre Pie Venerini ti offriamo con tanti, tanti auguri per ciò che ti attende e sarà “novità stupenda”. Un pensiero e un saluto alla tua cara mamma che t’ha sempre seguito e sostenuto.

Le Suore Maestre Pie Venerini