Suor Vania si racconta

Suor Vania, qual è il ruolo dell’Usmi all’interno della diocesi e quali sono le principali iniziative durante l’anno?

L’Usmi ha il compito di favorire ed esprimere le esigenze di comunione che ci sono all’interno degli Istituti femminili, nel rispetto e nella valorizzazione delle specifiche competenze e carismi. Ogni anno ci sono delle proposte rivolte alle suore delle diverse congregazioni, come i ritiri mensili; negli ultimi anni viene programmato un incontro per le Superiori maggiori; ci sono poi degli incontri di formazione, organizzati con altri ordini come l’Ordo Virginum. Vengono poi celebrate la “Giornata della vita consacrata” e la “Giornata Pro Orantibus”; poi c’è il “Cinema e Dio”, un’iniziativa spirituale e culturale aperta anche ai laici.

Le Suore delle Poverelle prestano la loro opera a chi vive ai margini, a tutti quelli che, secondo le logiche di questo mondo, non avrebbero più nulla da dire, ma che invece il Signore ascolta con attenzione e amore. Quali sono le principali attività attraverso le quali testimoniate la presenza di Dio nella vita?

Il Beato Palazzolo non ha indicato un ambito preciso di apostolato, ma ne ha dato le coordinate, “tra i più poveri, negli ambienti più poveri”. Le Suore delle Poverelle in Italia, in America Latina e in Africa, operano nell’ambito dell’educazione della pastorale giovanile, nelle realtà per gli anziani e i disabili, nelle comunità di alloggio per minori di pronto intervento per famiglie in difficoltà, nei territori pubblici, nelle carceri, nelle comunità di reinserimento sociali per donne e per uomini.

Come si declina la vostra presenza nella diocesi?

Le comunità presenti nella diocesi di Brescia sono poche, anche perché la presenza delle suore e le vocazioni sono sempre meno: noi siamo a Brescia, vicino a via Bronzetti; a Capriolo, abbiamo una comunità per le sorelle anziane a Cailina e siamo anche tra i bambini e gli adolescenti che non possono stare con la loro famiglia. A Rovato c’è poi “Pane e Sale” un progetto organizzato da una coppia che ha deciso di fare della propria famiglia una “famiglia allargata”. A Brescia, a sostegno delle donne maltrattate, è presente il progetto “Pandora”; per le donne con un lavoro saltuario c’è la possibilità di un alloggio a costi molto bassi; sempre a Brescia vi è una comunità che si occupa del reinserimento sociale di uomini che vengono da una condizione di profondo disagio e da dipendenze da alcool, droghe, ludopatia o dalla dura esperienza carceraria; tutto è possibile grazie alla presenza di laici preparati.

Con quale atteggiamento dobbiamo rivolgerci alle nuove generazioni?

Desideriamo credere che dalla cura delle nuove generazioni ne verrà un futuro migliore, un mondo dove l’uomo sarà messo al centro. In alcune zone d’Italia stiamo privilegiando la presenza di suore giovani, rendendole promotrici di alcune iniziative nella vita pastorale e caritativa.

La scelta di educare per liberare

Suor Florence Santos, originaria del Benin, da due anni a Leno, il 30 agosto a Roma fa la professione perpetua nella Congregazione delle Maestre Pie Venerine

Suor Florence, ci racconta il suo percorso?

Sono originaria del Benin e faccio parte della Congregazione delle Suore Maestre Pie Venerini. Da circa due anni abito a Leno, dove mi occupo di catechesi e animazione della liturgia. Mi sono trasferita in Italia nell’ottobre 2012 ma della mia infanzia e della mia famiglia d’origine ho ricordi molto belli. Uno di questi è legato a mia madre: spesso le persone si presentavano da lei per chiederle qualcosa da mangiare, ma anche un consiglio, e, di fronte alla sua generosità io e i miei fratelli ci stupivamo. Ma alle nostre domande mamma rispondeva sempre dicendoci che avremmo dovuto credere alla Provvidenza e che se avessimo donato, Dio stesso ci avrebbe ricompensato. La sua lezione di vita non l’ho mai dimenticata.

Com’è nata la sua vocazione?

La mia vita di fede è maturata nei diversi gruppi parrocchiali che ho frequentato sin da bambina. Ero felice, non mi mancava nulla, ma dentro di me il pensiero più profondo e il desiderio più grande erano di donare la mia vita. Così ho capito, nella quotidianità, che il Signore mi stava chiamando.

Quali sono state le tappe del suo servizio sinora?

Il mio cammino vocazionale è stato lungo e complesso. Una volta compreso che la mia vocazione era quella alla vita religiosa, iniziai ad interessarmi ad una Congregazione poco nota, il cui carisma privilegiava l’educazione cristiana della gioventù. Mi avvicinai così alle Maestre Pie Venerini che tuttavia non erano ancora presenti in Benin. Fu così che decisi di avviare il mio percorso all’interno di un’altra congregazione: dal 2004 ho fatto quindi molte esperienze. Dopo il periodo di formazione, mi sono occupata, negli anni e in diversi Paesi africani di oratori ed educazione/salvaguardia delle donne. Un giorno però incontrai nuovamente una suora delle Maestre Pie Venerini e questo incontro provocò in me una crisi che mi spinse a lasciare la congregazione di cui facevo parte tra l’incredulità generale, per entrare a far parte, nove anni fa, delle Maestre Pie Venerini. Dopo la prima professione religiosa, il 29 agosto 2015, mi sto preparando alla professione perpetua, il 30 agosto 2020, a Roma.

Come ha conosciuto la Congregazione?

Quando le Maestre Pie Venerine sono arrivate in Benin, ho trovato tanta semplicità e uno stile di vita modesto che mi ha affascinata.

Qual è il vostro carisma?

Nel 1692, venne affidato a Rosa Venerini l’incarico di aprire scuole popolari per fanciulle nella diocesi di Viterbo. L’educazione della Venerini era di stampo gesuita, motivo per cui, anche le Maestre Pie condividono una spiritualità Ignaziana. Il nostro carisma si può così riassumere: “Educare per liberare”. La nostra Congregazione nasce 330 anni fa ed è presente in Italia, India, Africa, Stati Uniti, Cile, Brasile, Albania e Romania, occupandosi fondamentalmente di educazione dei bambini e dei giovani.

Suor Lucia: beatificazione posticipata

Posticipata al 2021 la beatificazione della Venerabile Serva di Dio Lucia Ripamonti, Ancella della Carità, figura di suora che ha santamente vissuto la quotidianità secondo il carisma della Santa Fondatrice Maria Crocifissa Di Rosa fino all’eroicità delle virtù

Posticipata al 2021 la beatificazione della Venerabile Serva di Dio Lucia Ripamonti, Ancella della Carità, figura di suora che ha santamente vissuto la quotidianità secondo il carisma della Santa Fondatrice Maria Crocifissa Di Rosa fino all’eroicità delle virtù. Il rito di beatificazione era in programma il 9 maggio nella Cattedrale di Brescia nella celebrazione presieduta dal cardinale Giovanni Angelo Becciu, Prefetto della Congregazione delle Cause dei Santi. Chi ricevesse grazie per intercessione della Beata è pregato di comunicarle alla Postulazione della Causa: Ancelle della Carità, telefonare allo 0303772582.

Ricordi

Al compimento del mio 94mo anno di vita Don Davide mi ha chiesto di scrivere brevi memorie del lungo tempo che il Signore mi ha donato per amarlo e servirlo. Mi sono lasciata ispirare dal brano del Vangelo in cui leggiamo la chiamata di Gesù ai primi discepoli: essi “lasciate le reti, lo seguirono”.

Ho ripensato a me, alla chiamata di Gesù che, al momento, mi parve casuale e banale, mentre oggi la “leggo” come il modo semplice e grande usato da Gesù nei miei riguardi.

Ero bambina e frequentavo la Scuola Elementare quando alla semplice domanda della mia maestra: “Cosa vuoi fare da grande?” risposi con semplicità: “Io voglio diventare come te” Potrei dire che da questo brevissimo dialogo è nata la mia vocazione alla vita religiosa perché la mia maestra era una suora, appartenente alla Congregazione delle Maestre Pie Venerini.

Al mio 14mo anno di età lasciai i miei Cari per iniziare gli studi ad Urbino e prepararmi a divenire Maestra Pia Venerini. La frequenza all’Istituto Magistrale mi impegnò durante il triste tempo di guerra, al termine del quale mi diplomai. Ero professionalmente pronta, ma non ugualmente preparata a vivere la mia vocazione come religiosa.

Partii per Roma per iniziare la preparazione immediata al Noviziato. Nel 1948 feci la mia Professione Religiosa realizzando il mio proposito di consacrarmi al Signore, secondo il disegno amoroso del Padre.

Con la Professione Religiosa divenni parte della Famiglia Venerini e feci la prima esperienza nella Comunità delle Maestre Pie di Livorno, bellissima comunità di una 20na di suore (tempi d’oro quelli!), giovani, anziane, impegnate principalmente nell’insegnamento e nella catechesi. A me fu affidata una classe delle Scuole Elementari. Furono gli anni bellissimi della giovinezza vivace, gioiosa: mi sentivo soddisfatta al contatto con i bambini e le loro famiglie, nella scuola e nella catechesi, stavo vivendo e praticando il Carisma proprio della Congregazione “Educare per liberare”, come aveva iniziato e trasmesso la nostra Fondatrice, Santa Rosa Venerini.

Furono gli anni belli e pieni di vita del Concilio Vaticano II, nella grande novità che la Chiesa offriva al popolo di Dio, accogliendo la Luce e la Grazia dello Spirito.

Terminato il tempo dell’insegnamento, le Superiore Maggiori della Congregazione mi proposero la Missione nella Comunità di Ebolowa, in Cameroun. Accolsi l’invito come una seconda chiamata del Signore e mi improvvisai Missionaria, ignara di tutto, ma entusiasta. In Cameroun conobbi la povertà e presi ad amarla e a viverla, la toccai con mano nel visitare i poveri nelle capanne, i malati in ospedale e le donne in carcere e occupandomi dei bambini in oratorio.

Da qui nacque l’esigenza di creare un Centro di Alfabetizzazione divenendo in seguito Centro di Formazione Familiare per le ragazze.

Richiamata in Italia, a motivo dell’età ormai avanzata, fui inviata a Leno, dove mi sono sentita accolta con affetto e simpatia. Mi piacque subito il nuovo ambiente e ne ringrazio il Signore che mi ha permesso di sentirmi utile anche in tarda età.

Quante belle opportunità mi si sono presentate! La prima è quella di servire la mia comunità di Maestre Pie, rendendomi disponibile in mille piccole occupazioni affinché le Consorelle potessero attendere agli impegni pastorali, oratoriali e d’insegnamento. Con loro ho condiviso un cammino luminoso di Grazia, di Preghiera e di Fraternità.

Altra possibilità è stata quella di servire la Comunità Parrocchiale attraverso l’occupazione in Canonica per alcune ore pomeridiane. Tale piccolo e prezioso impegno ha favorito la conoscenza dei sacerdoti e di tutti voi, cari Parrocchiani. Sempre curata e sentita la vita liturgica e sacramentale che la Chiesa locale offre al popolo di Dio e alla quale ho partecipato con entusiasmo e fervore.

Grande la mia ammirazione per la nostra bella Chiesa parrocchiale dei Santi Pietro e Paolo, così accogliente e popolata nelle celebrazioni, specialmente nelle grandi festività. La celebrazione dell’Eucaristia mi ha sempre nutrito nell’anima e fatto sentire chiesa viva.

Belle anche le manifestazioni della Comunità Civile, le quali hanno contribuito a farmi amare questo luogo e questo Popolo.

Il tempo dei ricordi è terminato, resta ora la grande attesa….-

Al Signore il mio grande grazie per il dono della Vita. Con la Liturgia posso cantare: “Ogni giorno è un dono nuovo del tuo amore”.

Sì, o Signore, ogni giorno ho sentito la tua presenza e il tuo amore misericordioso.
Grazie a Te e a quanti hai posto sul mio cammino:
Tutti hanno reso bella e feconda la mia vita.
Grazie, Signore!
Grazie a voi tutti, Figli di Dio.

Sr. Maria Pia

Suor Giusi e il valore dell’essenziale

Suor Giuseppina Stevanin, della Congregazione delle Ancelle della Carità, lavora presso il Centro Domus Salutis per malati terminali di Brescia e dedica le sue giornate all’assistenza nei confronti di chi ne ha più bisogno

Suor Giuseppina Stevanin, della Congregazione delle Ancelle della Carità, lavora presso il Centro Domus Salutis per malati terminali di Brescia e dedica le sue giornate all’assistenza nei confronti di chi ne ha più bisogno. Suor Giusi fa parte delle Ancelle della Carità, una congregazione fondata a Brescia da Santa Maria Crocifissa di Rosa che si occupa prevalentemente della cura dei malati. Suor Giusi era una bambina molto vivace, nata in una famiglia semplice e piena d’amore: in lei era forte il bisogno di aiutare gli altri, svolgendo una vita che potremmo definire laica. Giuseppina, durante l’adolescenza, aveva anche un fidanzato. Ma ad un certo punto qualcosa è cambiato, perché per suor Giusi è arrivata una chiamata, proprio nel giorno dell’Assunta. Da quel momento, suor Giusi ha deciso di intraprendere un cammino di castità, carità e di totale dedizione per gli altri.

All’epoca Giuseppina Stevanin lavorava in ospedale e, una volta presa questa grande scelta, decise di comunicarlo ai genitori. “Mia madre rimase per un attimo in silenzio – ha raccontato suor Giusi a Tv2000 nei giorni scorsi – e poi mi ha detto che mi avrebbe sostenuta. Mio padre mi disse invece che non era d’accordo, ma che se quella era veramente la mia strada, avrei dovuto intraprenderla senza mai voltarmi”. Suor Giusi proviene da una formazione geriatrica, avendo lavorato a stretto contatto con pazienti anziani per anni. La rivoluzione che ha vissuto poi alla Domus Salutis di Brescia è stata quella di trovarsi a contatto con molti giovani, la cui vita sarebbe finita poco dopo il loro incontro.

Suor Giusi, attraverso il contatto con i malati, ha appreso, e apprende ogni giorno, che l’umanità sofferente è quella che le dà gioia nel cuore e la capacità di andare avanti. “La mia scelta di vita – ha detto poi suor Giusi – mi ha portato a comprendere ciò che è l’essenziale. Noi ci fermiamo su tante inezie, tante cose inutili, quando invece la vita è qualcosa d’altro, qualcosa di forte e di vero, qualcosa di unico ed essenziale”.

70mo anniversario di suor Maria Pia

Non è facile racchiudere in poche righe i 70 anni di vita consacrata di sr Maria Pia, vissuti con intensità, con leggerezza di spirito da sembrare un soffio. Durante questi anni il sorriso aperto, lo sguardo pieno di Dio, hanno contaminato tutte le persone che l’hanno conosciuta, offrendo speranza e donando sempre una ventata di ottimismo.

Incontrare suor Maria Pia significa ricevere gioia perché la sua vita centrata in Dio la rende disponibile a tutti, e non le mancano mai le parole per esprimere la bellezza e la grandezza della sua vita offerta a Dio! 

Durante questi anni ha saputo spezzarsi come pane buono e fresco in mille modi diversi: è stata un’ottima insegnate per tanti anni dove severità e dolcezza si equilibravano perfettamente nell’educare e nel trasmettere nozioni non solo scolastiche ma anche per la vita. Oggi i suoi alunni, quasi tutti a Livorno dove per la maggior parte della sua vita si è donata nell’insegnamento , portano nel cuore il ricordo di questa maestra che li amava e li rimproverava con la stessa tenerezza e dolcezza.

Quando ormai poteva pensare di …”riposarsi” eccola, timorosa ma sempre sorridente ed entusiasta, pronta a partire per l’Africa. In quella terra non erano le parole a rendere testimonianza, ma il suo sorriso che entrava nei cuori di tutti. Lì, in Cameroon, sr Maria Pia accoglieva coloro che bussavano alla porta, attenta perché ognuno potesse ritornare non solo con ciò che cercava, ma con una parola e un sorriso che li aiutasse a vivere la loro sofferenza o la loro fatica con maggior coraggio e fede.

Ed eccola, rimettersi in gioco in questa piccola comunità pastorale di Leno;  consapevole che non poteva “competere” con le suore giovani nella catechesi o pastorale giovanile, lei trova spazio e modalità diverse per entrare silenziosamente nel cuore di tutti: vive la catechesi della strada! Chiunque incontra, riceve una parola buona, un sorriso o uno sguardo dolce di benevolenza o di rimprovero ….

Questi 70 anni di vita consacrata sono un dono immenso e una grande testimonianza per la Chiesa e per la nostra Congregazione che da sempre la ama e la stima ! Con la sua vita e la sua donazione ci ha aiutate ad essere all’interno della Chiesa strumento di umanizzazione per la società di ogni tempo e segno di comunione.  L’entusiasmo e la giovinezza di spirito di sr Maria Pia testimoniano che una vita povera, casta e obbediente realizza totalmente la persona umana e la proietta verso l’eternità.

Grazie suor Maria Pia per ciò che sei,  per ognuno di questi anni  pieni di freschezza, che hai saputo valorizzare e rendere unici.

Suor Enrica Giovannini

Gloria di Dio è l’uomo vivente

Dedichiamo questa pagina ai 70 anni di professione religiosa di suor Maria Pia

Gloria! Che cosa è la gloria? Un nome, una parola, una preghiera? Me lo son chiesto in questo mio settantesimo anniversario di professione religiosa.

La luce, lo splendore, il cielo stellato, il mare sconfinato, l’universo intero con le sue meraviglie… tutto ciò è bellezza, ma la gloria ha una dimensione infinita: come, dove trovarla?

Le tue opere, Signore, proclamano lo splendore della tua gloria

Il salmo 144, parola di Dio, da la risposta. In questo salmo “gloria di Dio è l’uomo vivente”. Dio ha profuso tutto se stesso in questa sua creatura, che è l’uomo: intelligenza, bellezza, bontà, amore, libertà.

Il Figlio di Dio, venuto sulla terra, si è fatto UOMO. Da qui l’uomo è il riflesso di Dio.

Ciascuno di noi è piccolezza immensa: da qui la gioia. Io ne sono contenta e orgogliosa. Lunga esistenza, tutta dono del Signore! In più la mia totale appartenenza a Lui nella mia consacrazione al suo amore, prima nel battesimo e poi nella mia professione religiosa.

Settant’anni: dono ricevuto e offerto. “O Dio, mio Re, voglio esaltarti e benedire il tuo nome in eterno e per sempre”. “Canti la mia bocca la lode del Signore… la splendida gloria del suo Regno”.

Suor Maria Pia Paradisi