Lettera di don Prandelli, fidei donum in Venezuela

Un po’ in ritardo, però con molta simpatia, invio gli auguri di Natale a tutti voi: amici del Venezuela, amici, del Grimm, famiglie adottanti, Arrigo Arrigoni del gruppo missionario di Palazzolo Milanese e Cassina Amata. Da 16 anni sto lavorando in Venezuela come missionario “fidei donum” di Brescia, però il Natale che stimo vivendo in Venezuela quest’anno è diverso dagli altri, molta gente se ne è andata dal Paese per necessità, molti altri sono migrati nella nostra zona aurifera in cerca di fortuna, per cui non potranno vivere in famiglia queste feste. Anche i segni esterni del Natale sono pochi e la gente non può comprare regali. Quello che guadagna non basta per il cibo. Un po’ meglio se la passano i minatori, che però rischiano aggressioni, estorsioni, malattie, soprattutto la malaria. Per questi e altri motivi già molti sono morti o sono stati ammazzati. Nella ricerca dell’oro si stanno invadendo zone di foresta del territorio indigena, le conseguenze sono devastanti per l’ambiente, aumenta l’inquinamento dell’aria e dei fiumi, e molte comunità indigene hanno perso la tranquillità. Si parla anche di massacri perpetrati da bande armate. In un prossimo messaggio invio foto dell’attività che sta svolgendo suor Concita e alcuni collaboratori per i bambini delle comunità indigene Kariña.

Di nuovo saluto tutti e invoco su di voi la benedizione divina, che Gesù bambino porti la pace nei vostri cuori, nelle vostre famiglie e nel mondo intero.

Don Giannino Prandelli 

Camminando s’impara

Il vescovo Tremolada è arrivato in Brasile per incontrare, nel suo secondo viaggio missionario dopo l’Albania, i fidei donum presenti in America Latina. Don Raffaele Donneschi è l’ultimo dono della Diocesi di Brescia alla Chiesa brasiliana

A 66 anni don Raffaele Donneschi si è rimesso nuovamente in gioco dall’altra parte del mondo. Nel mese di ottobre è ritornato ad annunciare il Vangelo in Brasile, là dove aveva già trascorso un lungo periodo (dal 1982 al 1994) come fidei donum. Nel suo ministero ha svolto diversi servizi: curato a Castenedolo e a Roncadelle, parroco di Zone, curato a Botticino e direttore, dal 2002 al 2012, dell’Ufficio per le missioni. Dal 2011 era parroco del Violino e dal 2012 anche della Badia.

Don Raffaele, com’è stato l’impatto con il Brasile? Quanto è cambiato rispetto alla sua precedente esperienza?

Mi sento ancora troppo nuovo di Brasile per poter esprimere delle opinioni che non siano eccessivamente di pelle e condizionate da una lettura parziale e superficiale… Sono passati 24 anni da quando ho lasciato la parrocchia brasiliana di S. Luzia, situata nella campagna e nella foresta, ora mi ritrovo a Macapà, in una città di 500mila abitanti, capitale dello stato di Amapà, e parroco da tre settimane della parrocchia della Cattedrale, in una realtà quindi che è sempre un po’ anomala rispetto alle altre parrocchie. L’impressione è di un forte ingresso nella modernità, da un lato nell’ipertecnologia (qui si vota da anni utilizzando il computer anche nel più sperduto villaggio amazzonico…) e dall’altro i problemi di sempre: la corruzione è diffusa, la società è molto divisa socialmente ed economicamente, la burocrazia è imperante e asfissiante.

Che tipo di Chiesa sta respirando? Quali differenze e quali analogie trova con le comunità cristiane italiane?

La Diocesi di Macapà risente della sua giovane costituzione: dei circa 50 sacerdoti, solo 14 sono i diocesani locali, le parrocchie sono molto vaste come territorio, quelle extra-urbane, oppure troppo numerose quelle ubicate in città. Essendo la maggioranza del clero di estrazione e formazione molto eterogenea (diocesani locali, diocesani fidei donum da altre Diocesi brasiliane, religiosi di varie Congregazioni e Ordini…) si percepisce la “tentazione” di una pastorale proposta secondo la propria visione di Chiesa e non “Diocesana”, condivisa e progettata insieme (tentazione del resto da cui non è immune nemmeno la nostra Diocesi bresciana… che pure gode di una storia molto antica). Ciò che più colpisce è ancora la forte dimensione della religiosità popolare che spinge molti cattolici a partecipare a devozioni, processioni, benedizioni… Non sempre, però, segue un forte coinvolgimento con le scelte di vita… Certamente bisogna sottolineare il buon coinvolgimento di laici impegnati e corresponsabili che assumono servizi e ministeri nella liturgia, nella pastorale, nella catechesi, nella gestione anche pratica della parrocchia e della comunità… Tra i cattolici impegnati è molto presente la dimensione “missionaria”; si sente parlare molto di “azioni e scelte pastorali evangelizzatrici”, bisognerà poi vedere in concreto quali proposte saranno attuate e, soprattutto, quali saranno i soggetti di questa azione. Un fenomeno per me assolutamente nuovo, mi sembra non ancora visibile in Italia, è costituito dalle “nuove comunità”, mentre continua la forte presenza dei Movimenti ecclesiali. Così definisce le “Nuove Comunità” un articolo della Civiltà Cattolica dell’11 marzo 2017: “Non è ancora chiara la relazione che esiste tra le nuove comunità e i Movimenti ecclesiali. Alcuni li indicano entrambi come realtà associative. Noi siamo dell’idea che i Movimenti ecclesiali abbiano una portata più ampia, e che le nuove comunità abbiano una natura più concreta. Esse sono nate in grande maggioranza dal Rinnovamento carismatico cattolico, che consideriamo un Movimento ecclesiale”. Oggi si calcola che in Brasile vi siano circa 800 nuove comunità: il numero è in continua crescita.

L’incontro con le altre culture è determinante in una società che tende a rinchiudersi… Vale per l’Italia ma vale anche per il Brasile dove la Conferenza episcopale ha espresso perplessità e preoccupazioni sull’elezione di Bolsonaro soprattutto per il tema degli indigeni e dei poveri…

Ho assistito da spettatore alla campagna elettorale per il secondo turno delle presidenziali… Certamente sono state elezioni molto divisive, nella società e anche nel mondo cattolico. La tentazione di escludere le minoranze, gli emarginati, gli immigrati (fenomeno che in Brasile si sta affacciando da poco alla ribalta, soprattutto a causa della situazione tragica del Venezuela) e il calcare la mano sulla questione sicurezza, senza tener conto che l’insicurezza non è causa ma effetto di una società diseguale ha portato l’elettorato a una scelta che desta non poche preoccupazioni, tra cui anche quella di una “svolta militare e autoritaria”. Sono molte le incognite che gravano sul futuro politico di questo Paese, soprattutto perché non è ben chiaro chi sta muovendo la “macchina Bolsonaro”, chi detterà le strategie economiche… di cui in campagna elettorale il neo presidente e il suo entourage non hanno dato con chiarezza le linee guida e prospettive. Quello che sembra certo è che prevarrà un neo-liberismo aggressivo (già si parla di privatizzare le grandi realtà dell’energia che adesso sono in forma partecipata), che le grandi lobbies economiche faranno sentire il loro peso, visto che godono di notevoli numeri di deputati e senatori eletti sotto le loro insegne… A questo proposito è da segnalare un fenomeno, penso tutto brasiliano, della cosiddetta “Bancada Evangelica”, cioè il folto gruppo di deputati (75) e senatori (3) che sono i rappresentanti delle chiese-gruppi chiamati “evangelici” (da non confondere con le Chiese Protestanti) e costituiscono la terza forza parlamentare: si pongono politicamente a destra, e quindi dalla parte del neo eletto presidente, pure lui “evangelico”.

Che servizio l’attende? Perché ha scelto di ripartire?

Il vescovo dom Pedro José Conti, bresciano doc e mio compagno di ordinazione, mi ha nominato parroco della parrocchia della Cattedrale di S. José, che è Patrono anche della Diocesi e dello Stato. Sono parroco da tre settimane e mi sto guardando intorno. Della Parrocchia fanno parte l’antica Cattedrale seicentesca (unico ricordo della colonizzazione portoghese insieme alla Fortezza che domina il Rio delle Amazzoni) dove si celebra la Messa da lunedì a venerdì, a mezzogiorno… e la chiesa di S. Antonio molto venerato da queste parti. La parrocchia è nel quartiere del centro e occupa la zona commerciale della città… ci sono più negozi che abitazioni residenziali e in parrocchia ci sono molti volontari e laici che per vari motivi confluiscono in Cattedrale… La sfida sarà quella di “scoprire” anzitutto i parrocchiani residenti e coinvolgerli nel cammino di comunità, in una parrocchia del resto già ben organizzata nelle varie pastorali e nei servizi. Perché ripartire? L’amico dom Pedro era rimasto senza parroco della Cattedrale e mi ha provocato con una richiesta di aiuto, io ricordavo ancora il portoghese e ho pensato che forse potevo ancora “tappare un buco” per qualche anno… Il vescovo Pierantonio ha condiviso la proposta e mi dato il “mandato”. Se Dio parla ancora attraverso i segni e le persone, vuol dire che doveva essere Macapà il luogo dove svolgere il mio ministero per quanto il Signore vorrà ancora concedermi.

Suor Agata Gressioli ci scrive

26/06/2018

Mons. Abate don Giovanni Palamini. Anzi tutto chiedo scusa per il ritardo per la mia comunicazione. Fino dal giorno del mio ritorno nel Chile ad ora non ho potuto riprendere le attività che si sono accumulate durante la mia assenza. Il tempo freddo, autunno invernale, raffreddore, dolori di ossa, etc.

Ringrazio non solo con le parole, ma soprattutto con il cuore per ogni accoglienza attenta e generosa. Dalla Comunità in cui vivo e dalla comunità parrocchiale, i “pendoni” (cartelloni) sono stati accolti con grande meraviglia e ringraziamenti. Alla sua generosità corresponde tutto questo.

Il mio soggiorno a Leno é stato ottimo,ho goduto e ne godo tuttavia le diverse accoglienze fraterne, dalla sorella, parenti, amici ,conoscenti e da tante tante care altre persone. Peró la piú grande accoglienza é stata la mia  cara parrocchia, sempre tanto più bella e accogliente, di preghiera, incontri Eucaristici, lectio divinae, incontri personali con il Signore, incontri personali e fraterni di buoni e cari cristiani. Ringrazio di vero cuore il nostro Signore Dio Onnipotente, per ogni dono ricevuto. Faccio qui una particolarità,perché meritata: é alla mia cara cugina Lucia, che con le sue premure non mi ha mai  abbandonato un solo momento. Grazie di vero cuore Lucia, ti accompagno con la mia preghiera e voglia il Signore ricompensarti con grazie e copiose benedizioni. Grazie cara…

Pure il mio ricordo mi unisce al caro cugino sacerdote don Enrico,che dal 1955 settembre, anno della mia entrata nella Congregazione di Santa Marta, mi accompagna con la sua preghiera, consigli a come vivere la mia chiamata. Grazie Don Enrico.

É gia un mese che sono ritornata, però a volte sono più a Leno che nel Cile. Da questo riconosco quanto il Signore mi ama e come vuole che lo segua. Sono ritornata molto volentieri contenta di rinnovare il mio “Si” alla chiamata del Signore, nonostante tanto affetto e fraternità incontrati e vissuti, che a loro volta hanno rafforzato la mi avocazione. Grazie Signore.

Rinnovo a Lei Mons. Abate i miei ringraziamenti con tanti auguri di bene. Assicuro, come ho promesso, la mia preghiera per ogni sua intenzione. Il Signore la benedica copiosamente come pure i confratelli sacerdoti della cara parrocchia di Leno. Mi accompagni  la sua benedizione.

In Gesù Risorto

Suor Agata Gressioli Suora di Santa Marta en Chile.
“A.M.D.G.”