Caritas. Un anno accanto agli ultimi

La Caritas rileva i bisogni e segnala le povertà. “Mi piace dire che, in questo periodo difficile, la realtà di Caritas all’interno della nostra Chiesa ha manifestato ancora di più il proprio valore. La Caritas esiste per ribadire – ha spiegato il Vescovo – che lo stile della vita sociale è quello della carità”

Nelle Controversiae Seneca il Vecchio scrive che è “cosa iniqua non stendere la mano verso chi è caduto”. Siamo nel primo secolo dopo Cristo, ma nulla è cambiato. L’uomo, ogni uomo, prima di tutto. Una volta all’anno la Caritas racconta in un opuscolo il pensiero e l’azione con i numeri che testimoniano una presenza capillare sul territorio in grado di dare delle risposte alle vecchie e nuove povertà.

“Nelle ultime settimane ci siamo resi conto – ha spiegato il Vescovo durante la conferenza stampa di presentazione – che la parola carità ha un significato profondo.  Ci siamo resi conto di quanto sono importanti la vita delle persone, la solidarietà, l’aiuto reciproco e il prendersi cura delle persone. Mi piace dire che, in questo periodo difficile, la realtà di Caritas all’interno della nostra Chiesa ha manifestato ancora di più il proprio valore. La Caritas esiste per ribadire che lo stile della vita sociale è quello della carità. L’emergenza recente ci fa comprendere quanto è importante l’attività ordinaria di Caritas”.

Il Vescovo ha ringraziato lo staff centrale e le Caritas sul territorio. “La Caritas è una sorta di rete. La presenza delle nostre Caritas sul territorio in relazione con le nostre famiglie è molto preziosa. Un ringraziamento va ai giovani che hanno operato lungo questo anno e in questo tempo di emergenza. Abbiamo delle buone prospettive. La solidarietà è parte del dna dei nostri giovani. Alla luce di quello che abbiamo vissuto si deve immaginare un’azione della Caritas su due livelli: continuare l’intervento nei confronti delle povertà endemiche (Mensa, Rifugio…) e capire cosa fare insieme nella ripresa dell’ordinario; dovremo aiutare soggetti che, normalmente, non avevano fatto esperienza della povertà. L’anno pastorale è stato impostato sull’eucaristia. E la celebrazione dell’eucaristia ha due versanti: rituale-liturgico ed esistenziale. Mentre torniamo a celebrare l’eucaristia, incrementiamo quella carità quotidiana di cui l’eucaristia è la sorgente”.

La Caritas diocesana è impegnata, in particolare, su due fronti: la promozione umana e la promozione pastorale.

Promozione umana. Consiste nel rilevare i bisogni e le risorse e nel segnalare, alla comunità ecclesiale e alle società civile, le povertà e l’emarginazione. E vengono promossi dei servizi come “opere segno” in risposta ai bisogni individuati.

Promozione pastorale. Il compito della Caritas è di sensibilizzare, sostenere, animare la maturazione di stili di testimonianza comunitaria della carità; stimolare l’attenzione al tema del dono, della prossimità relazionale, dei legami nell’ambito di una “scelta pastorale delle relazioni”. L’obiettivo più grande è promuovere il valore del radicamento della carità nella comunità. Interessante il coinvolgimento dei giovani con l’Anno di volontariato sociale, un servizio educativo o assistenziale per un anno e per 100 o 75 ore mensili (sono 17 i giovani inseriti), e con il servizio civile.

Accoglienza e alloggio. Caritas offre un percorso che va dall’accoglienza emergenziale e/o temporanea all’inserimento in appartamenti per un periodo di tempo utile a raggiungere un’autonomia alloggiativa. L’Emergenza freddo femminile “Sorella Lucia Ripamonti” accoglie donne sole in condizioni di grave disagio e difficoltà abitativa temporanea; nel 2019 sono state accolte 14 donne (4 italiane e 10 straniere). Il Rifugio Caritas “E lo avvolse in fasce” è finalizzato all’accoglienza di uomini senza fissa dimora; dal 2015 il Rifugio Caritas trova una nuova collocazione presso gli ambienti dell’Ex Seminario; nel 2019 92 persone (52 stranieri e 40 italiani) hanno trovato un riparo. La Comunità di Vita Casa Betel rappresenta uno spazio di tregua per restituire alle donne libertà e giustizia; nel 2019 erano 26. Gli interventi di Housing sociale sono finalizzati, infine, a ridurre il disagio abitativo di individui e nuclei familiari svantaggiati.

Emergenze. Si cerca di integrare il sostegno immediato all’emergenza, guardando ad una progettualità di medio-lungo periodo. All’appello del 2015 di Papa Francesco, la Caritas ha avviato anche un progetto di micro-accoglienza dei richiedenti protezione internazionale; è stata costituita la cooperativa Kemay che, dopo quattro anni di attività, ha accolto 341 richiedenti protezione internazionale, di cui 64 si trovano ancora in accoglienza. Con i corridoi umanitari la Cooperativa Kemay accoglie 13 persone: una famiglia di 6 persone nella parrocchia Santa Giulia del Villaggio Prealpino; una famiglia di 3 persone a Casa Delbrel a Rodengo Saiano; una famiglia di 3 persone e 1 singolo ospitati a Brescia.

Alcuni numeri. Dal 2009 al 2019. Mano fraterna: dar conto di ciò che conta

1039 i beneficiari del Microcredito Sociale; 70 i volontari impegnati negli sportelli. Erogati 2.632.969 euro. Sono 374 le parrocchie che svolgono il ruolo
di partner.

L’Ottavo Giorno ogni anno  sostiene 5.700 famiglie. Coinvolge Fondazione Comunità Bresciana, Fondazione Cariplo, Consorzio Ortomercato, Cooperativa Facchini, Rotary Brescia, Cgil, Cisl…

Sono 464.195 i pasti distribuiti dalla Mensa Menni a favore di 15.363 ospiti. Il soggetto gestore è l’Associazione Casa Betel 2000 onlus. 90 i volontari coinvolti

Del Fondo Briciole lucenti ne hanno beneficiato 7.880 famiglie. Per quanto riguarda il sostegno all’occupazione sono 313 gli accordi lavorativi realizzati

Eucarestia, stile di vita

L’omelia pronunciata in piazza Paolo VI dal vescovo Tremolada in occasione della solennità del Corpus Domini

La preziosa tradizione del Corpus Domini ci ha fatto rivivere l’esperienza della processione eucaristica. Abbiamo portato l’Eucaristia lungo le strade della nostra città e siamo approdati qui, davanti alla cattedrale. Qui vogliamo sostare un momento e insieme meditare, raccogliendo l’invito che ci viene da questa esperienza nella quale la dimensione religiosa si unisce a quella civile. Vorremo cogliere e fa meglio emergere il senso di questa unità.

 L’Eucaristia è il pane della vita. Così lo definisce Gesù nel suo discorso presso la sinagoga di Cafarnao. In verità lui stesso è il pane della vita, ma la sua presenza e il suo dono d’amore divengono realtà nei segni del pane del vino. Questo pane è il suo vero corpo. L’Eucaristia, per ciò che si vede, è pane; in realtà è la presenza del Cristo risorto che irradia il suo amore misericordioso erigenerante.

 Le prime parole dell’Adoro te devote, preghiera divenuta cara a generazione di cristiani, suonano così in una traduzione che ceca nella nostra lingua di esprimerne il senso profondo: ”Con viva devozione io ti adoro, o divinità che ti nascondi, che ti fai presente in modo segreto dietro questi segni, figure della vera realtà. Rivolgendosi a te il mio cuore viene meno, perché contemplando te tutto si fa piccolo”.

 L’Eucaristia è l’espressione più alta di quella verità che continuamente la Parola di Dio ci ricorda: che cioè il mondo è più di ciò che noi vediamo. Il mondo è manifestazione costante di una grandezza e di una bellezza che vengono dall’alto. Vi è nel mondo un costante rapporto tra il visibile e l’invisibile, perché la realtà possiede una insopprimibile dimensione simbolicache i poeti e i profeti costantemente ci richiamano.

 L’Eucaristia, come mistero dell’invisibile che si fa visibile, ci invita ad assumere nei confronti della realtà una sorte di disposizione d’animo, un modo di porsi, un atteggiamento di fondo che la Lettera Enciclica di papa Francesco dal titolo Laudato sì definisce “profetico e contemplativo” (n. 222). È l’atteggiamento di chi è capace di rendere onore al mondo umano nella sua verità più profonda.

 Da un simile atteggiamento sorge quello che chiamerei uno stile di vita, cioè un modo di agire o un comportamento nel quale appaiono evidenti e ben riconoscibili alcuni valori fondamentali.  Sono i valori che sostanziano anche il vissuto sociale, valori che mi sentirei di definire “civici”, capaci cioè di offrire alla convivenza umana la sua autentica forma, esaltandone la nobiltà. Tra questi vorrei sottolineare stasera, nella cornice solenne della processione eucaristica del Corpus Domini, il valore del rispetto, cioè della considerazione e della stima nei confronti delle persone e delle cose. Ritengo sia importante considerare questo come un aspetto qualificante il vivere civile.

 Che cos’è il rispetto? I nostri vocabolari più autorevoli lo definiscono così: sentimento e atteggiamento di riguardo, di stima e di deferenza devota e spesso affettuosa verso una persona. E ancora: sentimento che porta a riconoscere i diritti e la dignità di una persona. E infine: osservanza o esecuzione fedele e attenta di un ordine, di una regola. Il rispetto è rivolto anzitutto alle persone, ma può e deve riguardare anche lealtre realtà legate alla vita, per esempio l’ambiente e le istituzioni che strutturano l’umana socialità.

Se consideriamo l’etimologia della parola, possiamo ricavare indicazioni preziose. “Rispetto” è traduzione italiana del latino respectum, che deriva dal verbo respicere. Il significato del verbo è suggestivo. Vuol dire infatti guardare di nuovo, o meglio, tornare a guardarevoltandosi indietro. Occorre immaginare l’esperienza di chi incrocia sulla sua strada una persona, la vede e poi, fatti ancora alcuni passi, si volge a guardarla di nuovo. Ecco che cos’è il rispetto. È anzitutto un vedere e poi un vedere di nuovo, un tornare a fissare lo sguardo. Ti vedo,ti guardo, mi volto a guardarti di nuovo. Ti dedico dunque la mia attenzione, ti ritengo meritevole di considerazione, riconosco il tuo valore. Non procedo come se tu non ci fossi. Non ti ignoro come se tu non contassi nulla. Non ti scanso o ti calpesto come se tu fossi irrilevante o invisibile. Non faccio finta che tu non esista. Appunto: ti rispetto. C’è un sentimento che prende forma nel breve tempo che intercorre tra il primo sguardo e quello successivo e che è reso possibile dalla distanza nel frattempo intervenuta. Questo tempo trascorso, seppur breve, mi ha permesso di riconoscere l’effetto prodotto in me dal primo sguardo. Quei pochi passi compiuti mi hanno consentito di ritornare su ciò che ho visto e di riconoscerne la rilevanza. Un misterioso moto interiore si è attivato e sono ora in grado di cogliere la preziosa risonanza della realtà che mi si è presentata, che mi si è offerta in dono: una realtà di cui io non dispongo, di cui non sono padrone, di cui percepisco la grandezza e la bellezza.

 Rispetto, dunque, significa guardare le persone e le cose da quella giusta distanza che consente di riconoscerne la dignità e la nobiltà. Per avere la giusta misura delle cose spesso occorre fare qualche passo indietro e guardarle un po’ più da lontano. Così è anche per le persone. C’è sempre il rischio di fare dell’altro una preda, considerarlo un prodotto a propria disposizione, qualcosa che è semplicemente “a portata di mano”. Rispetto è avere riguardo, cioè guardare con discrezione, con un certo pudore, sentendo che lo sguardo si sta posando su un bene prezioso che non è mio, che ha un’identità simile alla mia e che possiede una dignità altissima.

 Il rispetto è la prima cosa che ci aspettiamo dagli altri e che gli altri si aspettano da noi. Viene prima dell’affetto ed è indispensabile affinché l’affetto non diventi fusione fagocitante o confidenza irriverente. Il rispetto non è mai freddo. Non va confuso con la rispettabilità. È sempre accompagnato dalla sincera considerazione per la persona o la realtà cui si rivolge, dall’obbligo interiore di rendergli l’onore che merita. Per questo i sinonimi di rispetto sono considerazione e stima. Il rispetto è contemporaneamente riconoscimento dei diritti e dei doveri. Porta a superare una visione degli diritti che si rinchiude nell’ottica ristretta dell’io inteso come semplice individuo. Credo si possa dire che c’è una disuguaglianza più profonda di quella puramente economica ed è causata non da una mancanza di risorse, ma da una mancanza di rispetto. Si può essere più ricchi o più poveri, ma se ci si rispetta a vicenda si è realmente uguali.

 Il contrario del rispetto è l’arroganza, la prepotenza, la volgarità, la derisione, lo scherno, ma anche la maleducazione e l’indifferenza, come pure lo spreco e lo sperpero. Simili comportamenti – che feriscono la società in modo molto grave – nascono dalla nostra convinzione di poter fare di quel che ci circonda quello che vogliamo, considerando l’umanità un’aggregazione da sfruttare, l’ambiente una sorta di grande mercato e noi stessi semplicemente dei consumatori. Quando il nostro sguardo si affina e diventa rispettoso, l’umanità diviene la nostra grande famiglia, la natura viene riconosciuta come l’ambiente prezioso del nostro comune esistere, noi stessi diventiamo re e sacerdoti, in una prospettiva autenticamente spirituale.

 Il rispetto non può essere imposto dall’alto: se vogliamo una società migliore, dobbiamo ripristinarlo a partire dalle coscienze. È il compito di ciascuno di noi. Compito quotidiano. È soprattutto un compito educativo, che la generazione adulta è chiamata a svolgere nei confronti delle più giovani.

 La fede nel Vangelo fa sorgere dal profondo del nostro cuore un desiderio intenso, che vorremmo condividere con tutti gli uomini e le donne di buona volontà: fare della nostra città, della nostra società civile una società anzitutto rispettosa; una società in cui ci si guarda senza ferirsi; una società dove si cerca sinceramente di comprendersi e di stimarsi; una società in cui tutto ciò che merita onore riceve il giusto omaggio; una società dove il rispetto sia davvero di casa nelle sue forme molteplici e nobili: per rispetto per gli anziani, rispetto per i bambini, rispetto per le donne, rispetto per i genitori, rispetto per i più deboli, rispetto per gli stranieri, rispetto per le autorità, rispetto per le istituzioni, ma anche rispetto per chi sbaglia, rispetto dei sentimenti, rispetto degli ideali, in una parola di tutti. E poi per l’ambiente, per il pianeta, per la natura: per gli animali, le piante, le acque, le montagne i laghi e i fiumi.

 La forma estrema del rispetto è l’adorazione. Essa è dovuta a Dio, sorgente di ogni bene. È l’atteggiamento di chi riconosce che la realtà tutta intera porta in sé il segreto di una appartenenza che la oltrepassa, che cioè oltre il visibile sta l’invisibile.

 Ed eccoci allora di nuovo all’Eucaristia, al pane che in realtà è il Corpo di Cristo, la sua presenza amabile e misteriosa in rapporto con noi. Davanti all’Eucaristia ci inchiniamo, profondamente grati per questo dono che abbiamo ricevuto. Ma ci inchiniamo anche davanti al fratello e davanti al creato, sapendo di essere – nell’ottica della stessa Eucaristia – un dono gli uni per gli altri e di aver ricevuto in dono tutto il bello che ci circonda.

 A colui che è presente e nascosto nel pane che è il suo corpo, al Signore che si è fatto nutrimento per la vita del mondo, vorrei chiedere la grazia di fare della nostra città, della nostra società una società anzitutto rispettosa, un luogo dove la considerazione e la stima reciproca sono di casa. E vorremmo affidare alla forza benedicente dello Spirito santo gli sforzi onesti di tutti quegli uomini e di quelle donne che con retta coscienza e tenace generosità stanno operando per l’edificazione di un mondo sempre più ricco di vera umanità.

Cosa è un Gruppo Famiglia?

Il Gruppo Famiglia è

  • luogo di crescita nella fede e nella spiritualità propria dello stato coniugale;
  • momento di apertura alla vita parrocchiale e comunitaria;
  • stimolo al servizio pastorale nella Chiesa e all’impegno nella società.

La finalità dei gruppi famiglia è la continua e progressiva presa di coscienza del dono e del compito propri del matrimonio cristiano e la promozione per le coppie e le famiglie della loro specifica vita secondo lo Spirito.

Lo stile dei gruppi famiglia è quello di:

  • un clima di preghiera e di ascolto della Parola di Dio;
  • un reciproco scambio di esperienze sulla vita cristiana e matrimoniale;
  • una permanente comunione con l’intera comunità parrocchiale.

Le ragioni nel mettersi insieme nel gruppo Famiglia sono molte:

  • incontrarsi e confrontarsi con il Signore attraverso la Santa Scrittura;
  • parlare dei propri figli per crescere come genitori nel compito educativo;
  • vivere in forma concreta l’appartenenza ad una comunità adulta;
  • condividere momenti di festa e di preghiera, e altri momenti durante l’anno.

Tra le famiglie si approfondisce la conoscenza reciproca, si costruiscono rapporti di solidarietà. Si impara a vivere insieme nella comunione spirituale attraverso la preghiera. L’amicizia, la riflessione sui temi affrontati negli incontri diventano scelte concrete di quotidiana testimonianza evangelica.

Le modalità del ritrovarsi sono le seguenti:

  • Ogni gruppo famiglia è formato da almeno 6 o più famiglie e ha un nome
    proprio che lo contraddistingue.
  • Ci si trova con don Ciro e/o suor Graziella, che sono i referenti e gli animatori
    dei gruppi, a orari già stabiliti da un calendario, a rotazione nelle diverse
    famiglie.
  • Viene proposto un tema, partendo dalla Parola di Dio e utilizzando altri testi del
    Magistero della Chiesa, del Papa, o di altre persone che vivono o studiano la
    pastorale della famiglia.
  • Si vive un momento di condivisione e al termine si conclude con una piccola
    preghiera e benedizione alle famiglie.
  • Prima di salutarci si vive un momento di convivialità.

Per informazioni: don Ciro 3293822142 – ciropanigara@gmail.com
suor Graziella: 3385820874 – graziellampv@alice.it

la Quaresima traccia lo stile di vita del cristiano: conversione e fede

I primi cristiani chiamavano la sequela di Gesù e la fede in Lui “la nuova via”. Avevano compreso bene che non si trattava di imparare una nuova dottrina, quanto piuttosto di vivere una nuova relazione con Dio e con i fratelli. Avevano appreso che la fede non è basata semplicemente su delle conoscenze teoriche della Scrittura, ma su un particolare “stile di vita in movimento” verso una meta sempre da raggiungere: una comunione sempre più intensa con Dio e, quindi, con i fratelli, basata su un amore che si intensifica man mano viene vissuto.

La fede cristiana, dunque, non è mai qualcosa di pienamente acquisito, ma uno “stile di vita nuovo”, basato sulla novità  dell’amore che Gesù Cristo ha vissuto e vive nei confronti del Padre e verso di noi … un amore che si allarga in continuazione, non ha limiti di spazio e di tempo, è fecondo e genera continuamente altro amore. Uno stile di vita non teso semplicemente a una “piena realizzazione personale”, ma alla gratuità di un amore che “esce da sé e va verso l’altro” e realizza la persona in quanto parte di una umanità, intesa come famiglia, che fa riferimento all’unico Padre, che è Dio.

La vita del cristiano, allora, non è paragonabile ad un cerchio che si chiude, ma ad una linea che va verso un orizzonte infinito e, dunque, ha un fine, ma non una fine. Il fine è la comunione perfetta tra tutti gli uomini e Dio, raggiunto il quale il movimento non termina, perché questa comunione d’amore cresce e continua a generare altro amore in un eterno movimento.

Sbagliano i cristiani che credono, essendo andati a catechismo a loro tempo, avendo ricevuto tutti i sacramenti della iniziazione cristiana e avendo appreso le cose basilari della fede cristiana, di aver fatto la loro parte e di non aver più niente da ricevere e dare circa la fede cristiana. Questi sono cristiani “fermi” e, dunque, non sono su una “via”, ma in un “parcheggio” ritenendo di aver già raggiunto la meta. In realtà è solo uno spazio arido e insignificante, come lo può essere un “autogrill” e, se non si rimettono sulla via, rischiano di comporre un campo di “rottamazione”.

Ora, la quaresima, richiamandoci alla conversione e alla fede ci spinge ad “uscire dal parcheggio” e a “rimetterci sulla strada”, dove troveremo altri fratelli con i quale accompagnarci e imparare e insegnare l’autenticità delle relazioni cristiane con Dio e con il prossimo.

Conversione vuol dire innanzitutto cambiare il nostro modo di pensare e agire e renderlo sempre più simile a quello di Gesù; ma significa anche “convergere” continuamente verso la meta, anche se a volte le ruote della nostra vita (volontà, esperienze, relazioni, ecc) tendono a portarci fuori: dobbiamo imparare a tenere forte il volante della nostra vita, sostenuti dalla forza della grazia che riceviamo dai sacramenti, dalla Parola, dalla comunità cristiana. E questo esercizio non è di un momento, ma di tutta la vita.

Inoltre siamo chiamati a credere nel Vangelo. Significa “fidarsi” di Colui che è il “Vangelo del Padre”, Gesù: Lui è la buona e gioiosa notizia che il Padre ha mandato agli uomini per manifestare, nel modo loro comprensibile, che Dio ci ama e ci vuole eternamente felici con sé, nella sua famiglia. Credere significa, dunque, essere certi della verità che Gesù ci ha rivelato circa Dio e l’uomo e “affidarsi” al suo amore, nella certezza che Colui che ci ha donato la vita non solo non ce la toglie, ma la rende “eterna”.

Ecco lo stile di vita del cristiano: rinnovare ogni giorno l’atto di fede in un Dio che è Padre e ci offre il suo amore nel Figlio per mezzo del suo Spirito; adeguare (convergere) la nostra vita a questo atto di fede, anche quando ci chiede di rinunciare alle proposte della società odierna, che non dobbiamo combattere, ma accompagnare con l’annuncio del Vangelo; affidarci alla misericordia del Padre quando i tempi diventano calamitosi e difficili e quando abbiamo ceduto alla tentazione di “parcheggiare” o di adeguarci ad una direzione che è non converge alla meta che il Vangelo ci indica.

Insieme ce la possiamo fare!

La V Notte delle Chitarre!

Sabato 1 aprile, presso il teatro dell’Oratorio di Leno, si terrà la 5a edizione della notte delle chitarre. Chitarristi diversi, con stili diversi si alterneranno sul palco.

Dal rock, al metal, al jazz al blues, tutti i generi verranno rappresentati in una magica notte, dove saranno le chitarre a cantare 🙂

É un’occasione per avvicinare i giovani e non, al mondo della chitarra.  Vi aspettiamo numerosi, ingresso gratuito. Grazie a Mario Sabaini per il promo video. Vi aspettiamo numerosi !!! Are you ready !?

Attilio

Guarda le foto della scorsa edizione:

La Quarta Notte delle Chitarre

La Regola di vita

Introduzione “Regola di Vita”

“Questi esseri curvi che cammino nella vita di sbieco e con gli occhi bassi, queste anime sgangherate, queste vittime domenicali, questi timidi devoti, questi teneri bebè, queste vergini sbiadite, questi vasi di noia, queste ombre di ombre, possono forse essere l’avanguardia di una nuova umanità?”

Così i cristiani?

Essere cristiani è la proposta di un Incontro che può dare senso alla tua vita, che può rispondere alla tua domanda “come vivere davvero?”.

Ci sono tanti modi per rispondere a questa domanda. Se accetti di rispondere “come vuole Dio”, questa regola sarà un aiuto al tuo camminare, un sostegno alla tua debolezza nella quotidianità. Prova a seguire giorno per giorno questi consigli, potresti correre il rischio di vivere una vita felice!!!

Buona Vita!

Dt 30,11-14

Questo comando che oggi ti ordino non è troppo alto per te, né troppo lontano da te. Non è nel cielo, perché tu dica: Chi salirà per noi in cielo, per prendercelo e farcelo udire e lo possiamo eseguire? Non è di là dal mare, perché tu dica: Chi attraverserà per noi il mare per prendercelo e farcelo udire e lo possiamo eseguire? Anzi, questa parola è molto vicina a te, è nella tua bocca e nel tuo cuore, perché tu la metta in pratica.

Dt 6,4-7

Ascolta, Israele: il Signore è il nostro Dio, il Signore è uno solo.

Tu amerai il Signore tuo Dio con tutto il cuore, con tutta l’anima e con tutte le forze.

Questi precetti che oggi ti do, ti stiano fissi nel cuore; li ripeterai ai tuoi figli, ne parlerai quando sarai seduto in casa tua, quando camminerai per via, quando ti coricherai e quando ti alzerai.

Ascolta

“… scendi subito, perché oggi devo fermarmi a casa tua” (Lc 19,5)

Per entrare in un dialogo è indispensabile la volontà di ascoltare l’altro. È così anche nel rapporto con Dio. L’ascolto della parola di Dio è il passo più importante per iniziare un rapporto maturo con Lui. È proprio attraverso la Parola che Dio ha scelto di farsi vicino a noi, per questo quando parliamo di Gesù possiamo dire che Egli è il Verbo, cioè la Parola del Padre.

Dentro al dialogo con Dio vi è quindi l’ascolto, ma non può mancare la risposta alla sua parola, questa risposta diviene preghiera. Pregare è semplicemente dire “Sì, voglio parlare con Te”, è dire “grazie per ciò che mi dai”, “scusa se talvolta scappo da Te”, oppure chiedere dammi una mano perché da solo non ce la faccio”. Diviene essenziale allora nella vita di ogni uomo cercare spazi e tempi di silenzio. Il silenzio è una condizione fondamentale per ascoltarsi e ascoltare, è inoltre il contesto nel quale vivere la bellezza e la fatica della fedeltà alla preghiera quotidiana superando il semplice spontaneismo e avviandosi verso una scelta matura e convinta. L’incontro con Dio nella dimensione dell’ascolto richiede anche l’impegno nell’approfondimento della sua Parola, nello studio della Scrittura, nel confronto con il magistero della chiesa.

Lasciati guidare

“Maestro buono cosa devo fare per avere la vita eterna?” (Mc 10,17)

Passo dopo passo il tuo cammino, la tua vita può perdere un po’ del suo vigore, della sua originalità; le tue orme si confondono con tante altre… il tuo andare diventa incerto. Qui nasce il bisogno di ‘qualcuno’ in grado di sintonizzarsi sulla frequenza del tuo cuore, in grado di condividere ciò che ti porti dentro… allora in te nasce il desiderio di un maestro che ti prenda per mano e ti accompagni: una guida spirituale. Davvero un accompagnamento profondo apre i tuoi occhi al disegno che Dio ha su di te, ti invita alla conoscenza di te stesso…

Non devi andare lontano a cercare queste guide, possono essere i tuoi genitori, un adulto, gli amici… i tuoi ‘don’, soprattutto!

Cercare una guida non è da perdenti, è segno di maturità, è voglia di conoscersi, è segno di voler vivere fino in fondo la tua vita… è Gesù che ti invita ad essere suo compagno di viaggio. Da questa consapevolezza e fiducia può rinascere l’esigenza di liberarsi dai pesi che talvolta gravano sul nostro cuore e sulla nostra coscienza, questo itinerario ha come tappa fondamentale la scelta di vivere frequentemente il sacramento della Riconciliazione. La disponibilità a lasciarsi guidare prevede una verifica serena e convinta del nostro essere discepoli di Gesù attraverso l’esame di coscienza quotidiano.

Cammina dietro a lui

“Gli si avvicinarono i suoi discepoli” (Mt 5,1)

Essere discepoli di Gesù vuol dire diventare sempre più simili a Lui. Per costruirsi una mentalità da discepolo possiamo prendere come modello e progetto di vita, il discorso della montagna, cioè le Beatitudini. Gesù ci insegna le vie concrete attraverso la quale possiamo giungere alla vera felicità. Gesù propone le Beatitudini come stile di vita del cristiano, ma questo progetto non resta qualcosa di generico, uguale per tutti: ognuno ha una vocazione particolare da seguire e realizzare nella vita. Solo comprendendo questo particolare progetto che Dio ha sulla nostra vita potremo arrivare alla felicità piena, alla beatitudine. Camminare con Gesù significa anche non aver paura di essere suoi discepoli, non vergognarsi di Lui, significa trovare il coraggio di testimoniare la propria appartenenza a Cristo anche laddove il Maestro è deriso, rifiutato o semplicemente ignorato

Parti allora, cammina dietro a Lui, seguilo sulla strada che porta alla tua felicità, e se la strada si fa difficile non aver paura, fidati, imitalo e cammina!

Mettiti a servire

“Perciò chiunque ascolta queste mie parole e le mette in pratica, è simile a un uomo saggio” (Mt 7,24)

L’incontro con Cristo è l’incontro con l’Amore ‘più grande’, quello del Servo che ha dato la vita per i suoi amici. L’essere amati da Dio ci scuote, non può essere contenuto, vuole donarsi nei gesti concreti della carità. Il dono di te stesso, del tuo tempo, delle tue abilità è il modo in cui puoi davvero vivere l’esperienza della carità. Dono che può voler dire dare una mano nell’animazione della comunità, nella liturgia, nella catechesi, nelle diverse forme del volontariato, nell’attenzione e nella disponibilità ad attivarsi per andare incontro con slancio missionario alle povertà del mondo, ma anche nelle piccole collaborazioni in famiglia o tra amici, nelle fatiche che tu o chi ti sta vicino vive quotidianamente. Lo spazio di questa scelta è attorno a te: sono i luoghi di lavoro, la scuola, l’università, la zona in cui abiti, i gruppi della parrocchia, gli ambienti in cui fai sport o nei quali vivi il tuo tempo libero. Tra i tempi e i luoghi privilegiati per esprimere la propria disponibilità al servizio l’oratorio ha un rilievo fondamentale: grazie all’aiuto e alla disponibilità di tanti può divenire luogo di educazione e di formazione ad essere cristiani convinti, liberi e gioiosi.

Annuncia

“Veramente quest’uomo era Figlio di Dio” (Mc 15,39)

Il tuo rapporto con Gesù non può rimanere confinato nel segreto del cuore. Chi ha incontrato il Risorto non può tenere la notizia solo per sé; la forza dello Spirito lo spinge ad andare, ad annunciare.

Il mondo aspetta la testimonianza della tua fede. Puoi davvero essere sale della terra, puoi diventare luce negli ambienti in cui vivi. L’annuncio del Vangelo è fatto di parole e gesti che si intrecciano e diventano un modo di essere presenti nella storia e nella cultura. L’oggi chiede ad ognuno di noi un impegno concreto anche nella vita sociale e politica, mantenendo saldi i valori che il Vangelo comunica ad ogni uomo di buona volontà.

Essere testimone può divenire a volte scomodo e difficile perché può portare a dire e a fare qualcosa di diverso dalla mentalità comune. Annunciare allora significherà vivere quella coerenza che provoca e affascina chi ci incontra.

Celebra la comunione

“…prese il pane, disse la benedizione, lo spezzò e lo diede loro” (Lc 24,30)

La comunità parrocchiale, nel giorno di Domenica si raduna a celebrare l’Eucaristia, fa’ memoria del Signore risorto e comunica con il dono che Gesù fa della sua vita. Il dono di Gesù nell’Eucaristia ti consente di vivere unito a Lui e di agire come Lui, da figlio di Dio, ti sostiene nel farti a tua volta dono ai fratelli e ti assicura la forza per restare fedele alla tua personale vocazione. Ad ogni celebrazione della Messa la comunità cristiana è edificata da tutti i suoi membri che accolgono l’invito al banchetto del Signore.

La comunione al suo Corpo ci stringe in legami sempre più forti di carità, di comunione nella fede e di missionarietà verso il mondo. Questo mistero grande ci supera, ma richiede la nostra partecipazione attiva, fedele e convinta. Quando per la nostra debolezza cadiamo nel peccato e ci allontaniamo dalla mensa dell’Eucaristia, il sacramento della Riconciliazione ci restituisce la fiducia nella misericordia di Dio che è più grande del nostro peccato e anche la fiducia in noi stessi e nella possibilità di crescere nella vita nuova.