Una bussola per chi cerca Gesù

L’Eremo card. Martini a Montecastello (Tignale) favorisce con le sue proposte la crescita spirituale e personale in un’ottica di fede per la quotidianità della vita. Il direttore è don Dino Capra

Il fine degli esercizi spirituali non è di produrre una conoscenza più esatta della storia di Gesù, ma il coinvolgimento pieno dell’esercitante in quella storia. Una storia che riguarda tutti e che parla a tutti, laici, sacerdoti e religiosi. Basta riprendere l’enciclica Mens Nostra (Pio XI) del 1929 dedicata all’importanza degli esercizi spirituali per comprenderne la straordinaria attualità: “La grande malattia dell’età moderna (…) è la mancanza di riflessione, quell’effusione continua e veramente febbrile verso le cose esterne, quella smodata cupidigia delle ricchezze e dei piaceri, che a poco a poco affievolisce negli animi ogni più nobile ideale, li immerge nelle cose terrene e transitorie e non permette loro di assurgere alla considerazione, delle verità eterne”. Quando, nel 1976, è salito a Tignale, don Dino Capra non avrebbe mai pensato di trascorrere lì gran parte del suo servizio sacerdotale. “Da una parte è una scelta mia, dall’altra è la risposta a un invito del Vescovo a continuare il servizio dopo la ristrutturazione dell’ambiente fisico. Accostare le persone alla parola di Dio è un impegno non facile”. Ordinato nel 1972, don Dino era stato in precedenza due anni curato a Roma nella parrocchia di Gesù Divin Maestro e due a Rovato. Poi salì nell’Alto Garda dove per 10 anni (dal 1976 al 1986) ricoprì anche l’incarico di parroco di Prabione.

Don Dino, in 40 anni ha avuto modo di confrontarsi più volte con i cambiamenti della Chiesa, delle comunità e dei fedeli… Lo stesso Eremo ha subito delle trasformazioni.

Dal punto di vista logistico, nel periodo dal 1993 al 1998, c’è stata una trasformazione in seguito alle nuove leggi sulla sicurezza. Venne ristrutturato l’ambiente sorto nel 1950 ad opera dei padri fondatori, Pierino Ebranati e i suoi amici, per farne uno più idoneo all’accoglienza. Dal punto di vista pastorale/spirituale, abbiamo cercato di cogliere le esigenze di chi veniva qui a trascorrere le giornate. All’inizio gli ospiti esprimevano un cristianesimo generoso e “tradizionale”: incontravamo persone radicate nella fede e nella pratica, anche nell’espressione sociale e pubblica della fede stessa. Oggi incontriamo un cristianesimo sempre più “soggettivo”, mentre prima la dimensione comunitaria era più chiara anche in chi viveva gli esercizi. Adesso la coscienza dell’appartenenza alla Chiesa è sempre meno evidente. Ognuno tende a soggettivizzare la propria fede. Se da un lato la fede è personale, dall’altro si corre il rischio di vivere un cristianesimo “fai da te” e non secondo Gesù. Anche nel territorio il cristianesimo è sempre generoso ma è anche insediato dalla tentazione di essere un cristianesimo senza Cristo. Non è definito il rapporto personale con Gesù.

Gli esercizi spirituali diventano un’occasione per avvicinare le persone alla lectio divina…

Avvicinarsi alla lectio divina significa leggere la Bibbia per arrivare a pregarla, a meditarla, cioè a capirla, e a contemplare la realtà che mi fa gioire, mi mette alla prova e mi obbliga anche a fare delle scelte. La lectio divina serve, se prendiamo la Dei Verbum, a sentirsi partecipi dell’assemblea eucaristica; serve a comprendere il valore della catechesi; serve a sentirsi Chiesa, un’umanità riconciliata con Dio.

Ora, Signore, manda il tuo Spirito che ci rinnovi

Una riflessione in margine all’esperienza degli esercizi spirituali del 12/15 marzo 2019

Gli esercizi spirituali vissuti insieme con le tre comunità di Milzanello, Porzano e Leno sono state una vera ventata dello Spirito; un’ottima occasione per fermare il ritmo quotidiano, stare “faccia a faccia” con il Signore, ascoltare e diventare più famigliari con la sua parola ed intensificare il cammino quaresimale.

Coloro che hanno proposto la lectio dei testi biblici mi hanno aiutato a penetrare in profondità la Parola, gustare la dolcezza del suo messaggio, riscoprire la pregnanza di alcuni passi biblici meno noti e a trovare spunti nuovi per la mia vita.

La partecipazione è stata consistente, ma soprattutto sentita e vissuta con grande intensità in tutti i momenti che hanno scandito gli incontri delle quattro serate. Il momento dell’accoglienza mi ha aiutato a sentirmi in famiglia e mi ha preparato a vivere l’esperienza in spirito di comunione. Il momento dell’ascolto è stato caratterizzato da un silenzio attivo e accogliente. Lo spazio del silenzio personale dopo l’annuncio mi ha permesso di lasciar penetrare la Parola ascoltata come una pioggia leggera che penetra gradualmente e feconda la terra. La condivisione mi ha sollecitato ad aprirmi con fiducia a Dio e ai fratelli per offrire e ricevere ulteriore ricchezza dalla Parola. Mi pare che la struttura degli incontri e la scansione dei tempi sia stata proprio indovinata e abbia aiutato a rendere positiva la proposta.

Un tempo ricco di grazia di cui sono riconoscente a Dio e alla comunità. Ora chiedo allo Spirito Santo che faccia maturare in me e nella comunità i frutti di bene che il Signore si attende.

Alessandro

La santità è vita trasfigurata

Parrocchie di Porzano – Leno – Milzanello

QUARESIMA 2019
ESERCIZI SPIRITUALI NELLA VITA CORRENTE

Questo è il bello del vivere: progredire nella santità

Venerdì15 marzo

Invocazione allo Spirito

(San Paolo VI, papa)

Spirito Santo, dammi un cuore grande
e aperto alla tua silenziosa e forte parola ispiratrice; chiuso a tutte le ambizioni meschine;
contrario a qualsiasi spregevole competizione umana, compenetrato dal senso della santa Chiesa.
Un cuore grande e desideroso
di farsi simile al Cuore del Signore Gesù.
Un cuore grande e forte per amare tutti,
servire tutti e soffrire per tutti.
Un cuore grande e forte per superare tutte le prove, tutto il tedio, tutta la stanchezza,
ogni disillusione e offesa.
Un cuore grande e forte,
costante fino al sacrificio,
quando sarà necessario.
Un cuore la cui felicità è palpitare
con il Cuore di Cristo,
e compiere umilmente,
fedelmente e virilmente
la volontà del Padre. Amen.

Il buon ladrone e il centurione romano

(Luca 23, 39-49)

39 Uno dei malfattori appesi lo insultava, dicendo: «Non sei tu il Cristo? Salva te stesso e noi!» 40 Ma l’altro lo rimproverava, dicendo: «Non hai nemmeno timor di Dio, tu che ti trovi nel medesimo supplizio? 41 Per noi è giusto, perché riceviamo la pena che ci meritiamo per le nostre azioni; ma questi non ha fatto nulla di male». 42 E diceva: «Gesù, ricòrdati di me quando entrerai nel tuo regno!» 43 Ed egli gli disse: «Io ti dico in verità, oggi tu sarai con me in paradiso». 44 Era circa l’ora sesta, e si fecero tenebre su tutto il paese fino all’ora nona; 45 il sole si oscurò. La cortina del tempio si squarciò nel mezzo. 46 Gesù, gridando a gran voce, disse: «Padre, nelle tue mani rimetto lo spirito mio». Detto questo, spirò. 47 Il centurione, veduto ciò che era accaduto, glorificava Dio dicendo: «Veramente, quest’uomo era giusto». 48 E tutta la folla che assisteva a questo spettacolo, vedute le cose che erano accadute, se ne tornava battendosi il petto. 49 Ma tutti i suoi conoscenti e le donne che lo avevano accompagnato dalla Galilea stavano a guardare queste cose da lontano.

San Paolo VI, papa. (Giovanni Battista Montini)

Giovanni Battista Montini, nato a Concesio (Brescia), compì gli studi fino alla licenza ginnasiale presso il collegio “Arici” dei padri Gesuiti a Brescia, per lunghi periodi come alunno esterno, causa la salute delicata. Ottenne la licenza liceale come privatista presso il Liceo classico statale “Arnaldo da Brescia”. Avvertita la vocazione sacerdotale, entrò nel Seminario di Brescia, e seguì i corsi come esterno: fu ordinato sacerdote nella cattedrale bresciana il 29 maggio 1920. Indirizzato alla carriera diplomatica, ebbe numerosi incarichi di rilievo nella Curia Romana e fu assistente ecclesiastico degli universitari cattolici italiani. Diventato arcivescovo di Milano, compì il suo ingresso solenne il 6 gennaio 1955, impegnandosi ad ascoltare la società che cambiava e indicandole Dio come unico riferimento. Fu creato cardinale dal Papa san Giovanni XXIII il 15 dicembre 1958. Eletto Papa col nome di Paolo VI il 21 giugno 1963, dichiarò immediatamente di voler portare avanti il Concilio Ecumenico Vaticano II. Alla sua conclusione, cominciò quindi a metterne in opera le deliberazioni con grande coraggio, in mezzo a ostacoli di ogni segno. In particolare pubblicò il rinnovato Messale Romano. Fu importante e profonda la sua azione ecumenica, con proficui scambi e incontri con la Chiesa anglicana e la Chiesa ortodossa. Scrisse sette encicliche e compì nove viaggi apostolici fuori dall’Italia. L’ultimo periodo della sua vita fu segnato dalla contestazione ecclesiale, cui reagì con fortezza e carità, e dall’uccisione del suo amico, l’onorevole Aldo Moro. Morì nella residenza pontificia di Castel Gandolfo il 6 agosto 1978. È stato beatificato da papa Francesco il 19 ottobre 2014. Lo stesso Pontefice lo ha canonizzato il 14 ottobre 2018. Col Decreto della Congregazione per il Culto Divino e la Disciplina dei Sacramenti del 25 gennaio 2019, la memoria liturgica di papa Montini è stata inserita nel calendario Romano Generale al 29 maggio, giorno della sua ordinazione sacerdotale. I suoi resti mortali sono venerati nelle Grotte Vaticane sotto la Basilica di San Pietro a Roma.

SALMO 138. Inno di ringraziamento

Ti rendo grazie, Signore, con tutto il cuore: hai ascoltato le parole della mia bocca.
A te voglio cantare davanti agli angeli,
mi prostro verso il tuo tempio santo.
Rendo grazie al tuo nome
per la tua fedeltà e la tua misericordia:
hai reso la tua promessa più grande di ogni fama. Nel giorno in cui t’ho invocato, mi hai risposto, hai accresciuto in me la forza.
Ti loderanno, Signore, tutti i re della terra quando udranno le parole della tua bocca. Canteranno le vie del Signore,
perché grande è la gloria del Signore; eccelso è il Signore e guarda verso l’umile ma al superbo volge lo sguardo da lontano.
Se cammino in mezzo alla sventura
tu mi ridoni vita;
contro l’ira dei miei nemici stendi la mano e la tua destra mi salva.
Il Signore completerà per me l’opera sua. Signore, la tua bontà dura per sempre: non abbandonare l’opera delle tue mani.

La santità è un tesoro cercato e trovato

Parrocchie di Porzano – Leno – Milzanello

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ESERCIZI SPIRITUALI NELLA VITA CORRENTE

Questo è il bello del vivere: progredire nella santità

Giovedì 14 marzo

Invocazione allo Spirito

(San Paolo VI, papa)

Fa’, o Signore,
che il tuo Spirito informi
e trasformi la nostra vita,
e ci dia il gaudio della fratellanza sincera, la virtù del generoso servizio,
l’ansia dell’apostolato.
Fa’, o Signore,
che sempre più ardente e operoso
diventi il nostro amore
verso tutti i fratelli in Cristo
per collaborare sempre più intensamente con loro nell’edificazione del Regno di Dio.
Fa’ ancora, o Signore,
che sappiamo meglio unire i nostri sforzi con tutti gli uomini di buona volontà, per realizzare pienamente
il bene dell’umanità nella verità,
nella libertà, nella giustizia e nell’amore.
Per te noi così ti preghiamo, o Cristo, che col Padre e con lo Spirito Santo vivi e regni, Dio, nei secoli eterni. Amen.

Maria di Magdala

(Giovanni 20, 11-18)

11 Maria, invece, se ne stava fuori vicino al sepolcro a piangere. Mentre piangeva, si chinò a guardare dentro il sepolcro, 12 ed ecco, vide due angeli, vestiti di bianco, seduti uno a capo e l’altro ai piedi, lì dov’era stato il corpo di Gesù. 13 Ed essi le dissero: «Donna, perché piangi?» Ella rispose loro: «Perché hanno tolto il mio Signore e non so dove l’abbiano deposto». 14 Detto questo, si voltò indietro e vide Gesù in piedi; ma non sapeva che fosse Gesù. 15 Gesù le disse: «Donna, perché piangi? Chi cerchi?» Ella, pensando che fosse l’ortolano, gli disse: «Signore, se tu l’hai portato via, dimmi dove l’hai deposto, e io lo prenderò». 16 Gesù le disse: «Maria!» Ella, voltatasi, gli disse in ebraico: «Rabbunì!» che vuol dire: «Maestro!» 17 Gesù le disse: «Non trattenermi, perché non sono ancora salito al Padre; ma va’ dai miei fratelli, e di’ loro: “Io salgo al Padre mio e Padre vostro, al Dio mio e Dio vostro”». 18 Maria Maddalena andò ad annunciare ai discepoli che aveva visto il Signore, e che egli le aveva detto queste cose.

Venerabile Benedetta Bianchi Porro

Benedetta Bianchi Porro nasce a Dovadola, in provincia di Forlì e diocesi di Forlì-Bertinoro, l’8 agosto 1936. A tre mesi si ammala di poliomielite: guarisce, ma rimane con una gamba più corta dell’altra. A dispetto delle condizioni di salute, s’iscrive alla facoltà di Fisica dell’Università degli Studi di Milano, ma dopo un mese passa a quella di Medicina. Proprio questi suoi studi le permettono, nel 1957, di riconoscere da sola la natura della malattia che l’aveva intanto resa cieca e progressivamente sorda: neurofibromatosi diffusa o morbo di Recklinghausen. La vicinanza degli amici le permette di uscire a poco a poco dal dolore. Due volte pellegrina a Lourdes, scopre in quel luogo quale sia la propria autentica vocazione: lottare e vivere in maniera serena la malattia. Attorno a lei si radunano amici e sconosciuti, mentre con le sue lettere raggiunge molti cuori. Muore nella sua casa di Sirmione alle 10.40 del 23 gennaio 1964, a ventisette anni, con un «Grazie» come ultima parola. Dal 22 marzo 1969 le sue spoglie mortali riposano nella chiesa della badia di Sant’Andrea a Dovadola. È stata dichiarata Venerabile il 23 dicembre 1993. Il 7 novembre 2018 papa Francesco ha autorizzato la promulgazione del decreto relativo a un miracolo ottenuto per intercessione di Benedetta, la cui beatificazione è stata fissata a sabato 14 settembre 2019, nella cattedrale di Forlì.

SALMO 135. Inno di lode.

Lodate il nome del Signore, lodatelo, servi del Signore,
voi che state nella casa del Signore, negli atri della casa del nostro Dio.
Lodate il Signore: il Signore è buono; cantate inni al suo nome, perché è amabile. Il Signore si è scelto Giacobbe,
Israele come suo possesso.
Io so che grande è il Signore,
il nostro Dio sopra tutti gli dei. Tutto ciò che vuole il Signore,
egli lo compie in cielo e sulla terra, nei mari e in tutti gli abissi.
Fa salire le nubi dall’estremità della terra, produce le folgori per la pioggia,
dalle sue riserve libera i venti.
Signore, il tuo nome è per sempre;
Signore, il tuo ricordo per ogni generazione. ; benedici il Signore, casa di Aronne;
Benedici il Signore, casa di Levi;
voi che temete il Signore, benedite il Signore. Da Sion sia benedetto il Signore.
che abita a Gerusalemme.

La santità è un campo fecondato

Parrocchie di Porzano – Leno – Milzanello

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ESERCIZI SPIRITUALI NELLA VITA CORRENTE

Questo è il bello del vivere: progredire nella santità

Mercoledì 13 marzo

Invocazione allo Spirito

(San Paolo VI, papa)

Vieni, Spirito Santo.
Tu sei il Vivificatore,
il Consolatore,
il Fuoco dell’anima,
la viva sorgente interiore.
Tu sei l’Amore, nel significato divino di questa parola.
Noi abbiamo di te assoluto bisogno.
Tu sei la Vita della nostra vita.
Tu sei il Santificatore
che abbiamo ricevuto tante volte nei sacramenti. Tu sei il tocco di Dio
che ha impresso nelle nostre anime il carattere cristiano. Tu sei la dolcezza e insieme
la fortezza della vera vita cristiana.
Tu sei il dolce ospite della nostra anima.
Tu sei l’Amico per il quale vogliamo avere attenzione interiore,
silenzio reverenziale,
ascoltazione docile,
devozione affettuosa,
amore forte.
Vieni, o Spirito Santo, rinnova la faccia della terra.

L’apostolo Paolo e il suo discorso ai Giudei

(Atti 22, 1-21)

1 «Fratelli e padri, ascoltate ciò che ora vi dico a mia difesa». 2 Quand’ebbero udito che egli parlava loro in lingua ebraica, fecero ancor più silenzio. Poi disse: 3 «Io sono un Giudeo, nato a Tarso di Cilicia, ma allevato in questa città, educato ai piedi di Gamaliele nella rigida osservanza della legge dei padri; sono stato zelante per la causa di Dio, come voi tutti siete oggi; 4 perseguitai a morte questa Via, legando e mettendo in prigione uomini e donne, 5 come me ne sono testimoni il sommo sacerdote e tutto il collegio degli anziani; avute da loro delle lettere per i fratelli, mi recavo a Damasco per condurre legati a Gerusalemme anche quelli che erano là, perché fossero puniti.
6 Mentre ero per strada e mi avvicinavo a Damasco, verso mezzogiorno, improvvisamente dal cielo mi sfolgorò intorno una gran luce. 7 Caddi a terra e udii una voce che mi disse: “Saulo, Saulo, perché mi perseguiti?” 8 Io risposi: “Chi sei, Signore?” Ed egli mi disse: “Io sono Gesù il Nazareno, che tu perseguiti”. 9 Coloro che erano con me videro sì la luce, ma non intesero la voce di colui che mi parlava. 10 Allora dissi: “Signore, che devo fare?” E il Signore mi disse: “Àlzati, va’ a Damasco, e là ti saranno dette tutte le cose che ti è ordinato di fare”. 11 E siccome non ci vedevo più a causa del fulgore di quella luce, fui condotto per mano da quelli che erano con me; e, così, giunsi a Damasco.
12 Un certo Anania, uomo pio secondo la legge, al quale tutti i Giudei che abitavano là rendevano buona testimonianza, 13 venne da me, e, accostatosi, mi disse: “Fratello Saulo, ricupera la vista”. E in quell’istante riebbi la vista e lo guardai. 14 Egli soggiunse: “Il Dio dei nostri padri ti ha destinato a conoscere la sua volontà, a vedere il Giusto e ad ascoltare una parola dalla sua bocca. 15 Perché tu gli sarai testimone davanti a tutti gli uomini delle cose che hai viste e udite. 16 E ora, perché indugi? Àlzati, sii battezzato e lavato dei tuoi peccati, invocando il suo nome”.
17 Dopo il mio ritorno a Gerusalemme, mentre pregavo nel tempio fui rapito in estasi, 18 e vidi Gesù che mi diceva: “Affrèttati, esci presto da Gerusalemme, perché essi non riceveranno la tua testimonianza su di me”. 19 E io dissi: “Signore, essi sanno che io incarceravo e flagellavo nelle sinagoghe quelli che credevano in te; 20 quando si versava il sangue di Stefano, tuo testimone, anch’io ero presente e approvavo, e custodivo i vestiti di coloro che lo uccidevano”. 21 Ma egli mi disse: “Va’ perché io ti manderò lontano, tra i popoli”».

Israel Anton Zoller – Eugenio Pio Zolli (convertito)

Si chiamava Israel e con un nome così poteva essere soltanto ebreo. Anzi era nato da una famiglia rabbinica dove si pensava a fare di lui un rabbino. Ma il ragazzino intelligente e sveglio, nato a Brodj, in Galizia, un giorno, in casa di un compagno di scuola cattolico, vide il Crocifisso appeso alla parete e domandò: «Chi è quello?». Gli fu risposto: «È Gesù, il Cristo, il Figlio di Dio morto per noi!».
Israel Zolli – questo il suo nome e cognome – non lo dimenticò più e prese ad assillarlo la domanda più impellente: «Perché gli ebrei lo crocifissero? Era forse un criminale? E se fosse stato il vero Messia?». Iniziò a leggere con vivo interesse il Vangelo datogli da amici cattolici, rimanendone assai toccato dentro. Quando più tardi, leggendo il libro di Isaia, si incontrò con la figura del “Servo sofferente di Jahvè”, descritto come l’Uomo più innocente, eppure percosso e umiliato, tormentato fino alla morte a causa dei peccati altrui, Israel si interrogò: “Il Crocifisso in cui credono i cristiani non è forse questo Servo di Jahvè?”. Era l’inizio di un lungo cammino, al cui termine il divino Crocifisso avrebbe vinto nella sua anima aperta alla luce.

SALMO 146. Inno al Dio che soccorre

Loda il Signore, anima mia:
loderò il Signore per tutta la mia vita,
finché vivo canterò inni al mio Dio.
Non confidate nei potenti,
in un uomo che non può salvare.
Esala lo spirito e ritorna alla terra;
in quel giorno svaniscono tutti i suoi disegni. Beato chi ha per aiuto il Dio di Giacobbe,
chi spera nel Signore suo Dio,
creatore del cielo e della terra,
del mare e di quanto contiene.
Egli è fedele per sempre,
rende giustizia agli oppressi,
dà il pane agli affamati.
Il Signore libera i prigionieri,
il Signore ridona la vista ai ciechi,
il Signore rialza chi è caduto,
il Signore ama i giusti,
il Signore protegge lo straniero,
egli sostiene l’orfano e la vedova,
ma sconvolge le vie degli empi.
Il Signore regna per sempre,
il tuo Dio, o Sion, per ogni generazione.

La santità è un seme gettato

Parrocchie di Porzano – Leno – Milzanello

QUARESIMA 2019
ESERCIZI SPIRITUALI NELLA VITA CORRENTE

Questo è il bello del vivere: progredire nella santità

Martedì 12 marzo

Invocazione allo Spirito

(San Paolo VI, papa)

Vieni, o Spirito Santo,
e dà a noi un cuore nuovo, che ravvivi in noi tutti
i doni da te ricevuti
con la gioia di essere Cristiani, un cuore nuovo
sempre giovane e lieto.

Vieni, o Spirito Santo,
e dà a noi un cuore puro, allenato ad amare Dio, un cuore puro,
che non conosca il male
se non per definirlo,
per combatterlo e per fuggirlo; un cuore puro,
come quello di un fanciullo, capace di entusiasmarsi
e di trepidare.

Vieni, o Spirito Santo,
e dà a noi un cuore grande,
aperto alla tua silenziosa
e potente parola ispiratrice,
e chiuso ad ogni meschina ambizione,
un cuore grande e forte ad amare tutti, a tutti servire, con tutti soffrire;
un cuore grande, forte,
solo beato di palpitare col cuore di Dio.

Il diacono Filippo e il ministro della regina Candace

(Atti 8,26-40)

26 Un angelo del Signore parlò a Filippo così: «Àlzati e va’ verso mezzogiorno, sulla via che da Gerusalemme scende a Gaza. Essa è una strada deserta». 27 Egli si alzò e partì. Ed ecco un etiope, eunuco e ministro di Candace, regina di Etiopia, sovrintendente a tutti i tesori di lei, era venuto a Gerusalemme per adorare, 28 e ora stava tornandosene, seduto sul suo carro, leggendo il profeta Isaia. 29 Lo Spirito disse a Filippo: «Avvicìnati e raggiungi quel carro». 30 Filippo accorse, udì che quell’uomo leggeva il profeta Isaia, e gli disse: «Capisci quello che stai leggendo?» 31 Quegli rispose: «E come potrei, se nessuno mi guida?» E invitò Filippo a salire e a sedersi accanto a lui. 32 Or il passo della Scrittura che egli leggeva era questo: «Egli è stato condotto al macello come una pecora; e come un agnello che è muto davanti a colui che lo tosa, così egli non ha aperto la bocca. 33 Nella sua umiliazione egli fu sottratto al giudizio. Chi potrà descrivere la sua generazione?
Poiché la sua vita è stata tolta dalla terra».
34 L’eunuco, rivolto a Filippo, gli disse: «Di chi, ti prego, dice questo il profeta? Di se stesso, oppure di un altro?» 35 Allora Filippo prese a parlare e, cominciando da questo passo della Scrittura, gli comunicò il lieto messaggio di Gesù.
36 Strada facendo, giunsero a un luogo dove c’era dell’acqua. E l’eunuco disse: «Ecco dell’acqua; che cosa impedisce che io sia battezzato?» 37 [Filippo disse: «Se tu credi con tutto il cuore, è possibile». L’eunuco rispose: «Io credo che Gesù Cristo è il Figlio di Dio».] 38 Fece fermare il carro, e discesero tutti e due nell’acqua, Filippo e l’eunuco; e Filippo lo battezzò. 39 Quando uscirono dall’acqua, lo Spirito del Signore rapì Filippo; e l’eunuco, continuando il suo viaggio tutto allegro, non lo vide più. 40 Poi Filippo si ritrovò in Azot; e, proseguendo, evangelizzò tutte le città, finché giunse a Cesarea.

Beati 19 martiri dell’Algeria

Diciannove religiosi, quasi tutti di origini straniere, sono stati uccisi in Algeria negli anni dal 1994 al 1996, quando i gruppi islamisti armati erano al potere. Pur comprendendo i rischi a cui andavano incontro, scelsero di restare nel Paese, per offrire speranza al popolo algerino e per essere un segno di presenza cristiana, in dialogo con il mondo islamico. A capo del gruppo è stato posto monsignor Pierre-Lucien Claverie, vescovo di Orano e religioso domenicano, ma comprende anche sette monaci trappisti, quattro Padri Bianchi, due suore Agostiniane Missionarie, due Suore Missionarie di Nostra Signora degli Apostoli, una Piccola Suora del Sacro Cuore, una Piccola Suora dell’Assunzione e un religioso marista. Sono stati beatificati l’8 dicembre 2018 a Orano, nella basilica di Nostra Signora di Santa Cruz, sotto il pontificato di papa Francesco. La loro memoria liturgica cade l’8 maggio, giorno della nascita al Cielo dei primi due che vennero uccisi, fratel Henri Vergès e suor Paul-Hélène Saint-Raymond.

SALMO 145. Lode al Signore re

O Dio, mio re, voglio esaltarti e benedire il tuo nome
in eterno e per sempre.
Ti voglio benedire ogni giorno, lodare il tuo nome
in eterno e per sempre.
Grande è il Signore e degno di ogni lode,
la sua grandezza non si può misurare.
Una generazione narra all’altra le tue opere, annunzia le tue meraviglie.
Proclamano lo splendore della tua gloria
e raccontano i tuoi prodigi.
Dicono la stupenda tua potenza
e parlano della tua grandezza.
Diffondono il ricordo della tua bontà immensa, acclamano la tua giustizia.
Paziente e misericordioso è il Signore,
lento all’ira e ricco di grazia.
Buono è il Signore verso tutti,
la sua tenerezza si espande su tutte le creature. Ti lodino, Signore, tutte le tue opere
e ti benedicano i tuoi fedeli.
Dicano la gloria del tuo regno
e parlino della tua potenza,
per manifestare agli uomini i tuoi prodigi
e la splendida gloria del tuo regno.
Il tuo regno è regno di tutti i secoli,
il tuo dominio si estende ad ogni generazione. Canti la mia bocca la lode del Signore
e ogni vivente benedica il suo nome santo,
in eterno e sempre.

Giuditta ed Ester al servizio del loro popolo

Formazione spirituale per adulti – Montecastello 1-3 giugno 2018

L’appuntamento annuale con Montecastello è diventato ormai una buona consuetudine per la parrocchia, pausa di formazione e riflessione da consigliare a tutti per ricaricare lo spirito.

Tema di questi esercizi la lettura e meditazione dei libri di Giuditta ed Ester, testi inconsueti ed alquanto sconosciuti. Mai scelta fu più appropriata poiché il nostro gruppo contava quattordici partecipanti al femminile.

Di questi personaggi biblici conoscevamo praticamente solo il nome o poco più ed è stata una piacevole scoperta vedere quanto siano ancora attuali e quanto la Bibbia meriterebbe una conoscenza maggiore.

Giuditta ed Ester, due donne ebree, vedova la prima, ragazza e giovane sposa la seconda, che hanno rischiato la vita per la sopravvivenza della loro gente, il popolo di Israele. Queste due donne hanno vissuto alla presenza di Dio, si sono messe al Suo servizio, hanno pregato ed agito di conseguenza.

Giuditta ed Ester hanno attraversato la storia testimoniando la fede nel SIgnore e l’amore ai fratelli facendo scelte coraggiose. Non hanno disgiunto la preghiera dall’azione e si sono messe in gioco certe della fedeltà del Dio, mai disattesa, e della certezza del suo intervento nella storia umana di cui resta il Signore.

Il racconto di Giuditta assume un tema pasquale, il Signore è passato in mezzo ad un popolo e lo ha liberato servendosi di una donna. Nel suo libro la regina Ester insegna che dalla preghiera nasce l’azione giusta da compiere, incisiva anche nella società civile. Nella condivisione è emerso un quesito: Noi che popolo siamo? Siamo solo italiani o siamo anche popolo di Dio?

Le due cose dovrebbero andare di pari passo perché questa nostra società ritorni al rapporto intenso con Dio. Alla luce della situazione italiana infatti e per le condizioni socio-culturali che la connotano, questa è la sfida più attuale ed urgente per noi che ci diciamo cristiani.

La crescita umana e cristiana della comunità in cui viviamo dipende anche da noi. Prendendo come riferimento Giuditta ed Ester camminiamo portando il nostro piccolo contributo al regno di Dio che è qui tra noi, ognuno nel ruolo che ci compete.

Mettiamoci in gioco e crediamoci! Questo è l’augurio che di cuore facciamo a noi tutti.

Al prossimo anno

Rossella e Lucia

Montecastello: l’invocazione dei Vescovi

Al termine della settimana di esercizi spirirtuali vissuti a Tignale e guidati da mons. Luciano Monari, dai presuli delle diocesi lombarde la benedizione e l’invocazione per “il futuro della nostra società”.

La scorsa settimana i Vescovi delle diocesi lombarde si sono ritrovati all’Eremo di Monte Castello per gli esercizi spirituali guidati da Mons Luciano Monari, vescovo emerito di Brescia.Nei giorni trascorsi nell’oasi di spiritualità che dall’alto domina tutto il lago di Garda hanno voluto pregare per tutte le genti delle diocesi loro assegnate dal Papa.

Insieme hanno anche condiviso il desiderio di una benedizione che potesse giungere a tutte le Chiese di Lombardia. “Dal silenzio e dalla preghiera, dalla parola e dalla riflessione in sostanza che cosa abbiamo da dirvi? Ecco una cosa sola, una sola parola: benedizione!” si legge in un messaggio ai fedeli lombardi diffuso al termine degli esercizi spirituali.

“Lasciatevi riconciliare con Dio e siate benedetti – hanno detto i Vescovi – A volte abbiamo l’impressione che, mentre nelle nostre terre non si riesca a immaginare una società senza Chiesa, sia invece diffusa una mentalità che pensa la vita senza Dio. Si può fare a meno di Dio e il vangelo del Regno è sentito come anacronistico e si pensa che altre siano le cose che contano. Ma l’esito dell’estraniazione dal Padre è che il mondo sembra diventato una gran macchina, potente e stupefacente, ma che non sa dove andare e non è attesa da nessuna parte. Ne conseguono disperazione e smarrimento”. E così dall’Eremo di Montecastello hanno esteso la loro benedizione e hanno invocato per tutti la grazia “di riconoscere l’intenzione di Dio di salvare, di rendere ogni uomo e ogni donna partecipe della sua vita, della sua gioia, di introdurre ciascuno nella condizione di figlio nel Figlio Gesù. Questo è tutto il significato del mondo e della vita; questa è la sorgente di ogni benedizione”.

E alla benedizione hanno fatto seguire anche un’invocazione “per il futuro della nostra civiltà”.

Questo il testo integrale dell’invocazione: “1. La classe dirigente smarrita.Quando i capi del popolo, quando la classe dirigente è smarrita, tutta la città è in pericolo. Quando i capi non sanno che cosa fare, i sudditi si disperano, esigono decisioni e contestano le decisioni prese, segnalano pericolo e pretendono soluzioni, lamentano inadempienze, ma in verità nessuno ha una soluzione, nessuna proposta incontra consenso sufficiente. La città, o il paese, o la comunità è tutta in pericolo.

Quando la classe dirigente non sa indicare una direzione, il popolo si disperde in tutte le direzioni, si frantuma in interessi contrastanti, si logora in contenziosi interminabili e in contrapposizioni irrimediabili.

Quando la classe dirigente/i capi non sanno come contrastare il nemico che assedia la città con un esercito troppo forte e una arroganza troppo spaventosa, i cittadini si dispongono alla resa, si adeguano alla schiavitù, pur di aver salva la vita, si preparano a rinnegare tradizioni e valori, patrimoni di fede e di arte incomparabili, si preparano a omologarsi con quello che impone il vincitore, pur di aver salva la vita.

Così capitava a Betùlia, nei tempi in cui era capo della città Ozia, figlio di Mica, della tribù di Simeone (insieme con Cabrì e Camì) proprio nel tempo in cui Oloferne, comandante supremo dell’esercito di Assur assediava Bétulia, per conto di Nabucodonosor, il Signore di tutta la terra (Gt 7,4).

Così forse può capitare anche oggi: una classe dirigente smarrita non sa dare risposta alle domande, non sa come soddisfare i bisogni, non sa dove orientare la speranza. La classe dirigente smarrita può essere a dirigere una città o un paese o un continente o una comunità cristiana.

Quando la classe dirigente è smarrita la città è in pericolo, la civiltà è fragile: il generale che guida l’esercito immenso dell’unico signore della terra Nabucodonosor, semina terrore. Allora il popolo è pronto alla resa, ad adorare l’unico signore della terra, pur di aver salva la vita. Non so se nel frattempo sia cambiato il nome dell’unico signore di tutta la terra. Forse oggi si chiama Narciso o Capriccio o Profitto o Denaro o Mercato.

2. Dio non lascia che si perda la sua gente.

L’ostinata intenzione di Dio di salvare come si manifesterà in questo estremo pericolo? Ai tempi di Nabucodonosor mosse Giuditta dalle sua campagne all’impresa arrischiata e cruenta. Nella pienezza dei tempi chiamò Maria di Nazaret a dare alla luce il salvatore, Gesù,il Verbo di Dio, lei che ha ascoltato la parola di Dio e l’ha osservata.Noi siamo qui a invocare che Dio faccia sorgere in questo tempo uomini e donne per la salvezza della città, dell’Europa, del paese, della Chiesa, per rimediare allo smarrimento della classe dirigente smarrita.

Forse si potrebbe consigliare a Dio di cominciare, come ha fatto in altri tempi, con le donne. La prima grazia da chiedere è che sorgano uomini e donne che si lascino guidare dalla parola di Dio e possano indicare una strada alla classe dirigente smarrita e a tutta la gente. Invochiamo che si facciano avanti donne e uomini che amano la vita e ne desiderano il compimento nella gioia e perciò ascoltino la parola di Dio e la osservino, perché è così che si sperimenta la beatitudine.

Donne che amano la vita, al punto da farne dono e da mettere al mondo bambini e bambine non per una specie di soddisfazione personale, un compimento della propria femminilità, ma come dono per altre libertà; che amino la vita la punto da non dare solo la vita, ma anche il senso della vita e cioè che la vita è vocazione, è risposta, e trova la sua beatitudine nell’ascoltare la parola di Dio e nell’osservarla.

Uomini e donne che amano la vita e l’apprezzano al punto da farne dono gradito a Dio nella consacrazione totale e definitiva, a servizio di opere d’amore. Uomini e donne che si fanno avanti per andare là dove la minaccia del nemico è più forte e le difese sono più deboli, cioè là dove ci sono i bambini e gli adolescenti e i giovani, così esposti alle seduzioni del nemico; essere là vicino a loro per liberarli da una disperazione senza futuro, da uno sperpero di sé senza responsabilità.

Uomini e donne che non amano la pubblicità, non fanno chiasso, non hanno ambizioni, non cercano la propria gloria, però si fanno avanti: che si tratti di assumere il ruolo di classe dirigente o di prestare il servizio meno prestigioso, loro si fanno avanti e si lasciano guidare dalla parola di Dio che ascoltano, per rendere un servizio al mondo e al suo futuro.

Siamo qui a pregare la Madonna di Monte Castello, perché il Signore susciti uomini e donne per la gloria del suo nome.E certo il Signore li chiamerà da ogni dove, dalle celle dei monasteri o dagli uffici dei commercialisti, dalle case dei ricchi e dalle baracche dei poveri, dai barconi del Mediterraneo e dalle aule dei parlamenti, dalle conferenze episcopali e dalle cucine della case, dalle aule delle università e da qualche scuola squinternata di periferia, da ogni dove chiamerà uomini e donne.

Noi siamo qui a pregare anche per dire: eccomi! Anch’io vorrei essere di quelli, anch’io vorrei essere beato, anch’io ascolto e osservo la parola di Dio, anch’io mi faccio avanti per rimediare allo smarrimento di una classe dirigente e salvare il popolo dall’estremo pericolo di arrendersi al nemico”.

Ri-abitare la spiritualità

Dal 16 al 19 febbraio si sono tenuti gli esercizi spirituali per giovani e adulti organizzati dall’oratorio. Quest’anno la residenza scelta per condurre gli esercizi è stata la Villa San Biagio gestita dall’Opera don Orione di Fano. La pace del luogo, situato su una collinetta a pochi minuti dal mare, e l’ospitalità di don Vincenzo, custode della casa, ci han permesso di trascorrere intensi momenti di meditazione e preghiera ispirati al tema dell’“abitare” suggerito in Gv 1, 35-42. Il gruppo ha espresso pienamente il proprio apprezzamento per il metodo di riflessione proposto da don Davide e nei momenti di condivisione tutti si son detti soddisfatti delle meditazioni affrontate, utili soprattutto in tempo di Quaresima per conoscere le emozioni che più spesso “abitiamo” quotidianamente. Altrettanto apprezzata è stata la scelta, ormai consolidata dagli esercizi precedenti, di alternare momenti di raccoglimento a visite presso luoghi d’interesse naturale e storico-religioso. Infatti, sia nei pomeriggi di sabato e domenica, sia durante il viaggio di ritorno, abbiamo potuto ammirare le magnifiche grotte di Frassassi, il santuario di Loreto e la basilica di Sant’Apollinare in Classe.

L’esperienza, quindi, è stata ampiamente apprezzata da tutti in ogni suo aspetto nonostante il tempo uggioso che ci ha costretti a rivedere almeno parzialmente il programma che, inizialmente, prevedeva altre visite culturali presso San Marino e Porto Recanati. Fortunatamente l’allegria e la comunione del gruppo si sono rivelate efficaci consolazioni!

È stata senza dubbio una bella e importante vacanza dal tram-tram quotidiano che ci ha permesso di ritrovare, o meglio, “ri-abitare” la nostra spiritualità.

Guarda le immagini:

Esercizi spirituali a Fano

Missionari nel quotidiano

Formazione spirituale per adulti. Montecastello 2-4 giugno 2017

 

Pochi giorni per ricaricare lo spirito nella quiete di una natura splendida che ci invita a riflettere facendo spazio alla Parola di Dio nella nostra vita: tante volte infatti l’abbiamo solo sentita senza veramente “ascoltarla”.

Impegnativo il tema degli Esercizi spirituali “La missionarietà nella Chiesa”. La parola “missione” evoca subito in noi paesi lontani, genti diverse, alle quali non è ancora arrivato l’annuncio del Regno; ma siamo proprio sicuri che occorra partire per essere missionari?

Tutti noi battezzati siamo inviati ad annunciare il Vangelo a partire da casa nostra, piccola Chiesa domestica. È proprio la famiglia infatti il primo anello della missionarietà e da qui dobbiamo “uscire” per essere testimoni credibili nella comunità cristiana, senza dimenticarne il carattere sociale, come spesso ricorda Papa Francesco. Il cristianesimo però , si comunica senza imporlo e per annunciarlo bisogna averlo prima accolto con amore.

La missionarietà richiede una profonda conoscenza di Gesù Cristo, un intimo rapporto con Lui nella preghiera, è necessario averlo veramente incontrato specchiandoci in Lui per assomigliargli sempre di più. L’atteggiamento che il Vangelo ci suggerisce è di farci bambini, piccoli, umili ed accoglienti con i fratelli bisognosi di aiuto. Come gli apostoli, sorretti dallo Spirito testimoniarono con coraggio, anche noi cristiani con gioia, letizia e disponibilità siamo chiamati a rendere visibile l’amore del Padre nella vita quotidiana usando bene del tempo che Dio ci concede.

Il tema trattato magistralmente da don Dino, ci ha coinvolto ed appassionato ed il tempo è volato. La domenica, alcuni amici, si sono uniti a noi e dopo la solenne messa di Pentecoste, abbiamo condiviso il pranzo in fraternità ed armonia, grazie alla squisita accoglienza di suor Pieranna, suor Vincenza e dei giovani volontari dell’Eremo.

L’appuntamento è per il prossimo anno: l’invito è rivolto a tutti coloro che vogliono condividere un’esperienza di silenzio in ascolto della Parola di Dio.

Rossella, Maria Rosa e Lucia