“Io sono perché noi siamo: una squadra sempre ed ovunque”

La Croce Bianca affronta l’autunno con coraggio, speranze e progetti per la comunità: diventa volontario!

Ci eravamo lasciati con la consapevolezza che sarebbe stata “un’estate diversa” ma con tante speranze.
Alla fine dell’estate il bilancio delle attività della nostra associazione riscontra purtroppo un numero importante di missioni in emergenza, addirittura intensificatesi queste nelle ultime settimane e con le casistiche classiche e variegate: si sono ripresentati gli infortuni domestici e sul lavoro, i malori, gli incidenti e non mancano le “sospette febbri”.

Per quanto ci riguarda è di pochi giorni fa l’invito dei nostri enti supervisori a tutelarci sempre con i dispositivi di protezione individuale che rendono spesso più difficoltose le nostre manovre; tuttavia la vestizione e la copertura totale è diventata assolutamente obbligatoria. Sono segnali che i pericoli ed il virus permangono.
Tanto è cambiato dal quel fine febbraio 2020; siamo cambiati noi, il nostro lavoro, ma la nostra carica e la nostra volontà di non mai far mancare il nostro servizio alla comunità non sono mai venute meno. Pressoché totale l’assenza a feste e spettacoli tipici della stagione estiva: abbiamo presidiato concerti e spettacoli a Pavone Mella, alcune gare di tiro a Ghedi e assistito lo scorso sabato 12 agosto al debutto della Primavera del Brescia a Montichiari; alcuni nostri pazienti dializzati ci hanno purtroppo lasciato; le emergenze 112 ci hanno invece assorbito: ben circa 1.200 missioni da marzo ad agosto con circa 32.000 km percorsi per raggiungere pazienti nei paesi della bassa e non solo e ospedalizzare a Manerbio, a Montichiari, in Poliambulanza e agli Spedali Civili, con una media di 7 uscite giornaliere nell’arco delle 24 ore.

Abbiamo completato il progetto “Scuole 2020” in modalità “a distanza”, riservato ai bambini delle classi terze della scuola Primaria di Leno e che durate il periodo del lockdown ci hanno inviato colorati messaggi di solidarietà. Trovate la galleria dei lavori e i nostri commenti sulla nostra pagina facebook.

A causa del lockdown abbiamo dovuto interrompere il corso di Primo Soccorso nella seconda parte, volta alla preparazione dei soccorritori per l’emergenza; ci stiamo attrezzando per la ripresa di tale corso e per l’avvio del 17° Corso nella classica suddivisione nei 2 moduli – Modulo 1: Addetto al trasporto sanitario (42 ore che permette di operare nell’ambito dei trasporti sanitari semplici (trasporti, dialisi, dimissioni, visite ecc. – Modulo 2: Qualifica di Soccorritore – Esecutore addetto al servizio di Emergenza – Urgenza (72 ore) che permette di operare nel soccorso in convenzione con AREU e NUE112. “Durante il corso gli aspiranti soccorritori impareranno l’uso del defibrillatore e le tecniche di rianimazione cardiopolmonare, a immobilizzare l’infortunato che ha subito un trauma, a fermare un’emorragia, a intervenire su un’ustione, oppure semplicemente a “tranquillizzare” i pazienti vittime di stati d’ansia.”

Invitiamo tutti i cittadini a provare questa magnifica esperienza: “Diventa volontario anche tu!” Qualsiasi età abbia, entra anche tu a far parte della Croce Bianca: un’associazione presente sul territorio per rispondere ai sempre più numerosi bisogni della comunità. L’Associazione è sempre attiva, 24h su 24h, proprio per questo abbiamo bisogno di nuovi volontari!!!

Per ogni informazione contattate la nostra sede (030/906247) o Max al 345/4573120, oppure scriveteci a info@crocebiancaleno.it.

Ci auguriamo di incontrarvi in eventi pubblici in collaborazione con gli amici ANC, Alpini, Protezione Civile a testimonianza che la vita prosegue e che “io sono perché noi siamo”. Una squadra. Sempre.

La Croce Bianca Leno

Progetti e speranze in una “nuova normalità”

Estate 2020 in Croce Bianca Leno

“Normalità” : chi ricorda il significato di questa parola? In Croce Bianca non si parla di “normalità”, piuttosto di una “nuova normalità”..”Se penso a come sarà l’estate 2020 dopo la pandemia, sarà un’estate di convivenza con il virus, distanziamenti sociali e mascherine! L’unica certezza è che sarà un’estate diversa”.

“Questo pensiero della nostra Milly, con alle spalle numerose missioni con sospetti-accertati pazienti Covid, – dice il consiglio direttivo della Croce Bianca – è assolutamente indiscutibile.
L’estate è arrivata, non ci siamo quasi accorti, il trend dei soccorsi per la pandemia è notevolmente rientrato, permettendoci di respirare, ma l’allerta rimane, come rimane ormai, a diventare “normalità” il processo di protezione individuale, vestizione con tute e mascherine e approccio al paziente.

La nostra estate sarà molto diversa: la bacheca dei servizi sportivi, spettacoli, intrattenimenti, campionati di calcio, di tiro, di nuoto è praticamente vuota, nonostante la riapertura a fine maggio del portale GAMES, la piattaforma dove tutte le associazioni dichiarano le proprie iniziative. Dai media apprendiamo che non ci saranno feste nell’estate: “ci spiace non seguire le corse in bici la domenica mattina, non assistere ai tornei di grandi e piccini, non ascoltare la musica dei concerti e guardare incantati coppie di ballerini che volano sulle piste degli oratori, non gustarci un panino e salamina offertoci dagli organizzatori” sospirano Grazia e Massimo, “ci consola solo la speranza che tutto questo contribuirà a far sì che il prossimo inverno non sia così impegnativo e doloroso.”

“Sono i nostri pazienti che ci danno coraggio” sostiene Roberto neo-volontario . Si riferisce ai pazienti in dialisi che affrontano il calvario delle 3 sedute settimanali negli ospedali di Manerbio e Montichiari. Qualcuno non ce l’ha fatta, ma tanti, i nostri compagni dei giorni alterni ne sono usciti pieni di grinta e con la mascherina che copre metà viso, ma non gli occhi – specchio dell’anima – ci danno la forza ed il coraggio che tutto quanto è un passaggio faticoso ma che dobbiamo farcela. “Ogni volta che torno da un trasporto” continua Roberto, “vado a casa col cure colmo di gioia, so che Oliva, Albertina, Ezio, Maria, Sergio vogliono combattere la loro battaglia che diventa anche la nostra, ed io non voglio far mancare il mio aiuto”.

“Io mi auguro di accompagnare per l’estate intera, senza intoppi e poi anche nelle prossime stagioni i miei affezionatissimi Ezio e Liubi, – spera Grazia – perché LORO mi fanno stare bene; Ezio mi suggerisce sempre una canzone da ascoltare insieme durante il nostro tragitto e che ci porta indietro nel tempo a rispolverare melodie universali i e sempre attuali e con Liubi intendo continuare i commenti circa i suoi sfiziosi look e accostamenti di accessori: quanto devo ancora imparare! “

Speriamo di usare meno le sirene, consapevoli di aver riempito le vostre giornate di giorno e di notte, ma sopratutto si augura G.Paolo, autista in emergenza del venerdì notte, che ci sia maggior consapevolezza, che i giovani capiscano quanto sia importante la vita, che la lo dobbiamo salvaguardare sempre e ovunque, nel rispetto non solo di se stessi ma anche dei nostri genitori e comunque di tutta la collettività che potrebbe aver bisogno del nostro aiuto”.

“L’estate 2020 si prospetta un’estate priva di grande lavoro di assistenza ad eventi sportivi: partite di calcio, gare ciclistiche e podistiche e consueti eventi ludici, varie feste di paese e la notte bianca- sostiene di Consiglio Direttivo della Croce Bianca- Dovremo inoltre rimandare la festa della nostra associazione fino a quando le condizioni sanitarie non permetteranno di trovarci tutti insieme per festeggiare il grande lavoro svolto sempre con passione e tutto l’affetto datoci da tante persone, associazioni e aziende che ci hanno fatto sentire la loro vicinanza e hanno contribuito alle spese incrementate in questo particolare periodo. Auspichiamo più consapevolezza e maggior senso civico da parte di tutti: atteggiamenti a nostro avviso indispensabili nel proseguimento di questo trend decrescente dei contagi.”

 

I cantieri aperti da sovraintendere e dei quali ci occuperemo durante le serate estive non impegnate nei tornei e nelle feste sono tanti: il progetto Scuole 2020 è entrato nella fase 3; il team Comunicazione Croce Bianca sta lavorando al confezionamento di un prodotto fruibile a distanza e sui nostri canali social e che metta in risalto quanto ci sono stati vicini i bambini delle Classi Terze della Scuola Primaria Leno-Porzano-Castelletto, con pensieri incoraggianti e colorate ambulanze; ma di questo vi daremo resoconto nel prossimo numero della Badia!

“L’estate non ci metterà a riposo nel nostro aspetto formativo, da sempre di fondamentale importanza per essere sempre pronti e preparati ad intervenire” dice Marika: affronteremo la formazione e il retraining dei nostro volontari, con le modalità dei video e delle ormai consolidate lezioni on line.

“Sarà un’estate di convivenza con il virus. Questa pare l’unica certezza e insieme anche la via da seguire: bisogna pensare alla coabitazione con un virus che potrebbe continuare a circolare quindi munirsi di pazienza. La cosa che più ci spaventa sono i nostri coetanei che potrebbero frequentare luoghi affollati per poi portare a casa il potenziale nemico. Ci auguriamo che ci sia maggior coscienza nelle persone, noi sotto la mascherina continueremo a sorridere e prestare il nostro aiuto” ecco il pensiero dei nostri volontari giovani e giovanissimi.

Accogliamo il suggerimento del nostro Massimo, carico di emozioni che intende condividere con medici, infermieri, soccorritori e pazienti incontrati nelle missioni all’Ospedale Tenda dei Civili: Carlo e Stefano sono pronti a offrire le loro abilità nella creazione del blog per raccogliere testimonianze di coraggio, di sensibilità e di amore verso il nostro prossimo.

Il nostro direttore Sanitario a D.ssa Antonella Prandini, con le parole di Papa Francesco, ci sprona a continuare nella nostra missione di “silenziosi artigiani della cultura della prossimità e della tenerezza”; a coltivare sempre la nostra capacità di unire alla competenza professionale quelle attenzioni che sono concrete espressioni di amore”.

Nell’augurarvi un’estate “serena” come dice la nostra Giulia sempre vigile e sorridente, rinnoviamo i ringraziamenti alla comunità per la vicinanza: “ora potete passare dalla nostra sede con le misure di protezione dovute: condivideremo un caffè, forse una fetta di torta delle nostre Loretta o Grazia; sopra la mascherina non faremo mai mancare il nostro sorriso carico di speranza che spesso noi acquisiamo da voi anche nei monti più difficili. Come nella foto siamo sempre pronti per ogni emergenza (Grazia), speranzosi che il Covid sia fuggito (Alessandro) e che quindi potremo sfoderare i nostri più bei sorrisi (Achille).
Buona estate!

I Volontari della Croce Bianca

La fede, la speranza e la carità

…sono le ore 22.00 e ho finito il turno di lavoro. Non vedo l’ora di togliermi la mascherina! Ho prurito sulle guance e dolore lì, dove gli elastici hanno lasciato il solco. Devo ricordarmi l’esatta sequenza di svestizione, perché non è per me un rituale meccanico e spesso ancora sbaglio… primo paio di guanti, camice, calzari (quest’ultimo modello crea molta condensa e ho le calze bagnate). Ho bevuto una sola volta durante il turno, per cui mi sento la bocca arsa e gli occhi asciutti per i presidi utilizzati. Disinfetto la visiera, gli occhiali, il timbro e il fonendoscopio, così per domani saranno già pronti.

Prima di lavarmi, ripasso con il cloro la scrivania, le maniglie, il lavandino del nostro studio medico con la speranza di averlo reso il più sterile possibile.

Oggi e’ stata una giornata difficile: il Signor Francesco non ce l’ha fatta! Avevo proprio sperato, ero proprio convinta che la terapia avrebbe dato risultati. Non avrei mai voluto fare quella telefonata alla figlia con la quale, nelle ultime settimane, avevo condiviso sofferenza, speranza e anche confidenze. Ieri, invece, ero così felice di aver dimesso i primi due Pazienti guariti: il Signor Giovanni, seduto sulla seggiolina, con il sacco contenente gli effetti personali appoggiato sulle gambe, prima di lasciare il reparto con i volontari ha abbassato la mascherina e mi ha detto: ”Grazie” e con un sorriso mi ha assicurato che, finito tutto, sarebbe venuto a trovarmi; mentre con la Signora Paola, non sono riuscita a trattenere le lacrime. Con lei avevo condiviso la preoccupazione per i nostri figli: lei sperava con coraggio di superare la malattia anche per loro; io invece avevo paura di non garantire ai miei figli un’adeguata protezione una volta rientrata a casa.

Mentre i pensieri e i sentimenti si affastellano nella mente, come un equilibrista mi rivesto e reindosso guanti e mascherina. Mi rimane il viaggio di ritorno in automobile verso casa per riflettere, piangere e pensare. Questa malattia ci ha trovati tutti impreparati, era sconosciuta nel suo decorso, nei meccanismi di risposta, nelle manifestazioni cliniche. Ogni giorno le società scientifiche ci bombardavano di protocolli, studi, proposte terapeutiche e ipotesi eziopatogentiche. Purtroppo abbiamo fatto in fretta a conoscerne la prognosi. Come medici ci siamo sentiti impotenti di fronte alla carenza di terapie e di dispositivi. Nelle prime settimane ci siamo dovuti confrontare con scelte difficili: a chi assegnare l’ultimo ventilatore rimasto, a chi prescrivere l’unica dose disponibile del farmaco sperimentale, chi proporre per l’unico posto in terapia intensiva… (Siamo stati obbligati a compiere scelte che innescavano una serie di domande alle quali non abbiamo avuto tempo di dare delle risposte). In quei momenti ho faticato a reprimere la rabbia e il dolore per dover essere stata costretta a prendere tali decisioni, ma non c’era tempo per lamentele o per ritardi. Rimane il dispiacere e il senso di colpa con il quale noi medici dovremo convivere.

In quanto medico, Don Davide mi ha chiesto una testimonianza personale in qualità di cristiana. Ho pensato pertanto a come ho vissuto le tre virtù teologali: la fede, la speranza e la carità.

La Carità, una virtù cristiana espressione dell’amore verso gli altri, ammetto che per me è stata la più “facile e spontanea” da esaudire. Chi sceglie di fare il medico, non può non avere come presupposto nel proprio lavoro, il dare (donarsi o donare) agli altri. Di fronte alle sofferenze dei nostri pazienti in questi mesi, la stanchezza, i riposi mancati, lo stress lavorativo quotidiano, non sono stati per me e per tutti gli operatori impegnati sul campo un problema. Anche la paura di contrarre l’infezione, in quei momenti, veniva dimenticata. Con tanta devozione i pazienti sono stati assistiti dagli infermieri e dagli operatori che rispondevano alle innumerevoli chiamate dei campanelli: chi voleva una garza per inumidire la bocca secca a causa degli alti flussi di ossigeno a cui erano sottoposti, chi voleva cambiare posizione a letto in quanto sofferente, qualcun altro voleva che gli fosse sistemata la maschera… Quando le forze lo permettevano poi sono state rasate barbe, tagliati capelli e persino “messo smalti”. Quante tenere carezze e parole di incoraggiamento abbiamo dispensato.

La “Speranza” è stata invece la virtù più difficile da gestire. Riporre la fiducia nella promessa di Cristo di una vita eterna, si scontrava con il desiderio di felicità in questa vita terrena. Tuttavia in questi mesi penso di aver conosciuto una visione più “umana” della speranza. La moglie del Signor Renato è rimasta per una settimana seduta sulla seggiola nel corridoio all’esterno del reparto e, ogni volta che passavo, mi consegnava dei bigliettini che dovevo poi portare e leggere al marito. Anche la figlia del Signor Stefano mi portava i disegni delle nipotine da consegnare al nonno, per dimostrargli l’affetto e infondergli coraggio. Ho condiviso la “Speranza” durante le difficili telefonate con i parenti, ai quali sentivo di comunicare anche i pur minimi miglioramenti clinici. Come medico e come cristiana, ho comunque sempre sperato, di fronte alla morte di numerosi pazienti, che il Signore li accogliesse per una vita migliore, anche se sostenere questo dolore non è stato in quei momenti facile e tutt’oggi ha lasciato segni profondi (e tutt’oggi ne porto il triste ricordo).

“Speranza” erano le quotidiane chiamate delle mie sorelle e dei miei amici, che mi sostenevano giorno dopo giorno.

“Speranza” la trasmettevano i cartelloni dei bambini con la scritta “andrà tutto bene” appesa ai cancelli, fonte di conforto lungo il tragitto in quelle strade deserte.

La speranza era viva in tutti quei momenti di lavoro di squadra in reparto, dove ognuno ha messo a disposizione le proprie competenze e attitudini personali per il bene del paziente.

Infine la Fede. Come dimenticare l’immagine di Papa Francesco davanti al Crocifisso, in una piazza San Pietro deserta. La fede in questo periodo è stata per me preghiera. Il Padre nostro è stato il “pane quotidiano”. Le preghiere sono state il supporto della mia famiglia e dei miei amici. Io stessa chiedevo ai miei figli di pregare per i miei pazienti. Ora sono arrivata a casa, e aprendo la porta d’ingresso ricordo le parole che mia nonna mi diceva sempre: “la Fede nel Signore è la nostra forza”.

Certamente questo periodo ha messo a dura prova il mio essere medico, tuttavia credo che ognuno di noi sia chiamato a vivere la propria vocazione con coraggio e forza.

Olivia Elesbani

do.Mani alla speranza

I principi ispiratori delle azioni del Fondo diocesano di solidarietà sono la gratuità, la corresponsabilità, la carità e la trasparenza. Alla data del 28 aprile sono stati raccolti 214.402 euro a cui si aggiungono i 250mila euro messi a disposizione dalla Caritas

Il vescovo Tremolada per rispondere alle gravi emergenze generate dall’epidemia Covid-19, in occasione del Giovedì Santo, ha istituito il Fondo diocesano di solidarietà “do.Mani alla speranza” al quale sono chiamati a contribuire tutti i fedeli e primariamente “la Caritas diocesana e i ministri ordinati, in particolare i presbiteri”. Il Regolamento del Fondo di solidarietà, dopo la presentazione al Vescovo e al Consiglio episcopale, è stato approvato dal Collegio dei Consultori e dal Consiglio diocesano affari economici. Alla data del 28 aprile sono stati raccolti 214.402 euro a cui si aggiungono i 250mila euro messi a disposizione dalla Caritas.

I principi ispiratori. I principi ispiratori delle azioni del Fondo sono la gratuità, la corresponsabilità, la carità e la trasparenza. I contributi per la costituzione del Fondo potranno pervenire dall’Ente Diocesi, dalla Caritas, che fin dall’inizio provvede alla erogazione di 250mila euro, dai sacerdoti e diaconi, dai laici, da Enti, Congregazioni religiose, Associazioni, Istituti di credito e Fondazioni, e da eventuali raccolte finalizzate da parte delle comunità parrocchiali. Le offerte dovranno essere tracciate, pertanto potranno pervenire in due modalità: con bonifico avente come beneficiario la Diocesi, Iban IT63C 03111 11236 0000 0000 3463 Causale Fondo solidarietà Covid-19; con assegno bancario da consegnare all’Ufficio amministrativo della Curia indicando come beneficiario “Diocesi di Brescia – Fondo Solidarieta’ Covid-19”. L’elenco dei donatori resta riservato.

La gestione. La liquidità del Fondo diocesano di solidarietà viene gestita direttamente dalla Caritas Diocesana attraverso i parroci con criteri di capillarità, collaborazione e sussidiarietà. In prima istanza, nelle varie parrocchie i parroci in sinergia con le Caritas parrocchiali raccolgono le domande di aiuto attraverso modelli già predisposti; successivamente le richieste firmate dal parroco sono inviate alla Caritas diocesana, che procede a devolvere le risorse disponibili del fondo secondo la modalità concordata con il parroco. L’erogazione, a fronte di un reddito familiare percepito, è prevista per non più di tre mesi fino ad un massimo di: 400 euro al mese se singolo; 700 euro al mese se 2 componenti; 1.000 euro al mese per più componenti.

Altre forme di sostegno. Rimangono in essere le forme di sostegno previste nell’iniziativa “Mano Fraterna” di Caritas: può offrire una risposta più ampia ai bisogni delle persone. Caritas mantiene l’impegno di accompagnamento alla ricollocazione lavorativa attraverso il progetto “Sostegno all’occupazione”. La collaborazione dell’Ufficio per l’impegno sociale con Acli e Mcl sostiene un orientamento per chi ha perso il lavoro. Caritas e il Consultorio Diocesano hanno, inoltre, attivato il servizio “Accanto a te”, uno spazio di ascolto e supporto psicologico, spirituale nell’emergenza.

Parole di speranza

Ogni giorno mons. Domenico Sigalini con la consueta bravura sul suo sito offre una riflessione a partire dal Vangelo. Si può leggere il testo, ma si può anche ascoltare l’audio.

Abbiamo bisogno di parole di speranza. Dove le possiamo cercare? Attingendo alla Parola. E così ogni giorno mons. Domenico Sigalini con la consueta bravura sul suo sito offre una riflessione a partire dal Vangelo. Si può leggere il testo, ma si può anche ascoltare l’audio.

A proposito di ama Dio e ama il prossimo, Sigalini scrive: “Non fare separazioni che sarebbero ben comode, non fissarti su uno o sull’altro se vuoi rispondere seriamente alle esigenze che io ho seminato in te: ti ho messo dentro una nostalgia di Dio grandissima e non sarai felice se non la seguirai; ti ho messo dentro una assoluta necessità di stare con gli altri, di amare e vivere in pace con tutti gli uomini e la loro compagnia ti sarà strada di felicità se li amerai. Sono un unico amore, ma attento: non li separare mai, non viverli mai ‘in alternativa’, non dare all’uomo quel che è di Dio e non depositare in Dio quello che devi assolutamente ai tuoi simili. E’ un riferimento semplice, ma è impegnativo, come si è sempre impegnato Dio per noi, perchè Lui è un Dio che non ci abbandona mai”.

Siamo provati ma restiamo in piedi

La situazione evolve così velocemente che è difficile riuscire ad avere un quadro aggiornato della diffusione del contagio dal coronavirus Covid-19 nel Bresciano. Il Sir, l’agenzia stampa della Cei, ha intervistato il vescovo Tremolada

“C’è tanta paura, tanta preoccupazione. I bresciani sono gente fiera, forte. Brescia è conosciuta come la ‘Leonessa d’Italia’ per le vicende della sua storia. La gente non tende a manifestare sentimenti di disorientamento, rimane sempre in piedi. Però si vede che siamo molto provati”. Parte da qui il vescovo di Brescia, mons. Pierantonio Tremolada, per raccontare – con parole intense e accorate – quanto la città e la diocesi stanno vivendo in piena emergenza per il diffondersi del coronavirus Covid-19. I numeri diffusi l’altroieri dalla Protezione civile indicano Brescia come la seconda provincia d’Italia per numero di contagi (3.784) dopo Bergamo (4.305) con un’escalation preoccupante di decessi negli ultimissimi giorni.

Eccellenza, com’è la situazione attuale?
Stiamo vivendo giornate molto difficili, siamo in una situazione molto grave. È davvero un momento di prova e il segnale è dato dal fatti che di buon mattino prestgo, si sente il rumore degli elicotteri che trasportano i malati nei centri ospedalieri più importanti della città. E poi le ambulanze: ogni giorno il suono delle sirene putroppo ci accompagna. Per fortuna qui ci sono strutture ospedaliere molto buone, direi di alto livello. Tuttavia adesso stanno sostenendo un peso che è grave. I responsabili mi dicono che il livello si alza continuamente, occorre far fronte ad un’emergenza crescente. Occorre trovare nuovi spazi per collocare i malati. Si sta davvero facendo l’impossibile.

Anche a Brescia il personale medico-sanitario è in prima linea e non si risparmia…
Ci sono degli esempi di dedizione eccezionali, un impegno che merita di essere ricordato. Sono convinto che quando questo, grazie a Dio, finirà, avremo delle cose straordinarie da raccontare. Ora sono nascoste, ma i nostri medici, i nostri infermieri sono ammirevoli.

In questa situazione, in che modo la Chiesa bresciana ha cercato e potuto essere vicino alla “sua” gente?
Abbiamo innanzitutto offerto degli ambienti. Su richiesta delle autorità è stato messo a disposizione il nostro Centro pastorale, con opportunità di accoglienza alberghiera, per coloro che usciti dall’ospedale hanno comunque bisogno di un tempo ulteriore di convalescenza sotto osservazione. Poi, ovviamente, abbiamo messo a disposizione le nostre chiese e succursali, in tutta la diocesi, perché in questo momento abbiamo anche un’emergenza salme: il numero dei decessi è alto, e prima che si possano compiere tutte le onoranze funebri c’è bisogno di un posto dove accogliere le bare. A questo, per quanto possibile e rispettando i vincoli, si affianca il rapporto personale: abbiamo garantito una presenza spirituale nei nostri ospedali, soprattutto i due principali in città, con i frati minori e sacerdoti giovani. Ma l’aiuto è dato soprattutto al personale.In una lettera che ho inviato a medici e infermieri ho chiesto loro di essere “ministri di consolazione” perché solo voi potete stare vicino ai ricoverati nella malattia e negli ultimi istanti. E poi i nostri sacerdoti sono encomiabili nella benedizione delle salme.

Nonostante l’emergenza non manca la prossimità…
Le nostre chiese sono rimaste aperte nel rispetto delle disposizioni, i sacerdoti celebrano ogni giorno la messa. Quando suoniamo le campane prima delle messe la gente sa che il sacerdote sta celebrando per tutti e diverse sono le persone che partecipano grazie alle dirette streaming. E poi c’è un uso intelligente dei nuovi mezzi di comunicazione Attraverso i social, in modo artigianale ma molto saggio si cerca di tenere unite le persone, di farci sentire Chiesa.

Anche la Chiesa bresciana è stata toccata, come altre, dalla morte e dalla malattia di sacerdoti…
Tre sono quelli deceduti, altri sono ricoverati in questo momento. Li stiamo seguendo molto attentamente. Purtroppo non è facile capire da subito chi viene colpito, c’è una gradualità nella percezione della malattia. Alcuni sacerdoti non sono in perfette condizioni, speriamo che le cose non peggiorino.

L’impossibilità del conforto per i malati gravi così le persone morte che non possono avere un funerale aggiungono ulteriore sofferenza ad un dolore già grande…
Questo ci costa tantissimo. Quando parliamo di prova, perché noi siamo nella prova, dobbiamo includere anche questo: non è un aspetto secondario. È proprio della Chiesa sentirsi uniti, in comunione, soprattutto quando si soffre nei momenti in cui vengono a mancare persone care. Stiamo cercando di vivere questa presenza, questa vivicinanza in forme diverse, quelle che ci sono consenstite in questo momento. Peché non possiamo assolutamente rendere più grave la situazione.Bisogna stare attenti, è un obbligo di coscienza non contribuire in nessum maniera ad un incremente del contagio.Ma questo la gente l’ha capito.

Ieri sera  in tutta Italia per iniziativa della Cei siamo stati invitati a recitare il Rosario…
Ogni giorno lo prego alle 20.30 in diretta Facebook e mettiamo un lume sul davanzale. Ieri ci siamo uniamo alla Chiesa italiana. Sono piccoli segni che fanno sentire un’appartenenza, in una condizione che non è quella normale. Nella prova sono i segni della Provvidenza a permetterci di non essere travolti: sono gesti della carità, gesti di coraggio, di dedizione, di cura e di affetto.Lo stiamo vedendo negli ospedali, nelle famiglie, nei messaggi che ci arrivano anche da fuori diocesi: c’è un senso di unità che è molto forte.

L’altro giorno ha voluto elevare una preghiera al bresciano san Paolo VI e ha invitato anche i fedeli a farlo. Che significato ha questa supplica?
Verso Paolo VI abbiamo sempre avuto un grande affetto, che sta sempre più crescendo. La Chiesa bresciana ha certe caratteristiche che Montini ha incarnato molto bene. La sua è una figura discreta, di un grande cuore; tuttavia, piuttosto riservato: così era Paolo VI, così sono i bresciani. Lo sentiamo molto vicino perché è figlio di questa terra. È il Papa che ha difeso la vita e l’ha cantata nella sua bellezza; aveva uno sguardo sul mondo molto affettuoso e molto dei testi conciliari risentono di questo sguardo amico; e poi ha vissuto l’esperienza della perdita di persone care, ha vissuto lo strazio della morte di Aldo Moro… Anche per queste ragioni lo sentiamo molto vicino e ci siamo affidati a lui.

C’è un segno, un impegno che si è concretizzato in questi giorni che Le fa avere speranza?
Nel giro di una settimana i bresciani hanno raccolto 10 milioni di euro che sono stati messi a disposizione delle strutture. E le donazioni ancora continuano. Da una parte c’è la consapevolezza della sfida che dobbiamo affrontare, dall’altra c’è davvero un grande cuore. Fuori dall’Ospedale civile, il più grande cittadino, c’è uno striscione dei tifosi del Brescia “Un grazie non è sufficiente, onore a chi salva la nostra gente”. Anche questo dice di come stiamo vivendo questa emergenza.

Il Signore è il mio Pastore | Salmo 23

Il Signore è il mio pastore:
non manco di nulla;

su pascoli erbosi mi fa riposare
ad acque tranquille mi conduce.

Mi rinfranca, mi guida per il giusto cammino,
per amore del suo nome.

Se dovessi camminare in una valle oscura,
non temerei alcun male, perché tu sei con me.
Il tuo bastone e il tuo vincastro
mi danno sicurezza.

Davanti a me tu prepari una mensa
sotto gli occhi dei miei nemici;
cospargi di olio il mio capo.
Il mio calice trabocca.

Felicità e grazia mi saranno compagne
tutti i giorni della mia vita,
e abiterò nella casa del Signore
per lunghissimi anni.