XVI corso di primo soccorso

Promosso dalla croce Bianca di Leno; gratuito ed aperto a tutti.

Serata di presentazione del corso lunedì 18 novembre alle ore 20:30 presso la sede in via Brescia 40.

Il corso sarà diviso in due moduli:

  • Modulo 1: addetto al trasporto sanitario (42 ore)
    Permette di operare nell’ambito dei trasporti sanitari semplici (trasporti dialisi, dimissioni, visite, ecc…)
  • Modulo 2: qualifica di Soccorritore-Esecutore addetto al servizio di emergenza-urgenza (72 ore)
    Permette di operare nel soccorso in convenzione con AREU e NUE112

Per info ed iscrizioni contattare
Sede: 030 906247
Massimiliano: 345 4573120
Claudia: 339 3969176

Lavori in Oratorio

L’intervento che si sta eseguendo dal mese di ottobre, a carico della porzione dell’oratorio San Luigi rivolta verso via Re Desiderio, ospitante bar al piano terra e aule al piano primo, consiste nel rinforzo statico di alcune parti della costruzione rilevatesi, a seguito di indagini e analisi numeriche, strutturalmente inadeguate.

Sarà migliorata la connessione a tutti i piani tra gli impalcati e le murature, rilevatasi insufficiente e saranno rinforzate alcune murature portanti interne; inoltre, la copertura, attualmente spingente sulle teste di parte delle murature, sarà dotata di nuovi appoggi in grado di eliminare tale difetto congenito.

L’intervento comporterà di conseguenza un incremento della sicurezza strutturale di tale porzione dell’oratorio.

All’operazione di rinforzo, che implicherà anche l’alterazione di alcune finiture ed impianti al piano terra, farà seguito il rifacimento anche di parte di questi ultimi.

Luce per il Brasile

L’imprenditore bresciano Paolo Medeghini ha ideato un progetto per posizionare dei pali catarifrangenti ai margini delle strade del Brasile (e poi dell’India), in modo da renderle più sicure ed evitare gli incidenti durante la notte

La tenacia e la forza delle idee possono anche spostare le montagne e realizzare obiettivi che, a prima vista, potrebbero sembrare impossibili. Un’energia che, è proprio il caso di dirlo, non conosce confini e che trova una bella testimonianza nella storia di Paolo Medeghini, un imprenditore bresciano che sta portando in tutto il mondo un suo progetto, nato da un’idea portata avanti ormai da otto anni.

L’imprenditore di Desenzano del Garda, dopo i pazienti contatti con le autorità locali ha cominciato a collocare ai margini delle strade in Brasile, che la sera rappresentano un serio pericolo  dato che sono completamente buie e prive di segnalazione, i primi pali catarifrangenti. “Tutto è nato in seguito ad un incidente fatto nel 2008 mentre mi trovavo a transitare in una strada brasiliana. Fortunatamente ho solo forato una gomma, ma questo mi ha permesso di rendermi conto che in Brasile, una volta che si esce dalle città, le strada sono completamente buie. Un pericolo non indifferente che, purtroppo, porta il Brasile in cima alla triste classifica degli incidenti stradali che si verificano in tutto il mondo. Ho pensato che si doveva fare qualcosa per salvare vite umane ed ho notato la mancanza di un sostegno per noi abituale come i pali catarifrangenti. Mi sono quindi messo a studiare ed ho avviato il progetto. Ho fondato una società con un socio brasiliano, la Bepal Brasil, ed ho avviato i contatti con le autorità dei ventisei stati che compongono il Brasile”. Contatti che proponevano ai diversi governatori un disegno tanto semplice nella sua concretezza quanto efficace: “In effetti ho voluto sottolineare l’importanza di portare avanti questo progetto non tanto per fini imprenditoriali, ma per salvare vite umane e per rendere meno insidiose le strade brasiliane. Per raggiungere questo obiettivo abbiamo deciso di installare pali catarifrangenti lunghe le strade nelle zone che verranno autorizzate, ma senza alcuna spesa per le autorità brasiliane. In effetti l’intervento verrà di volta in volta realizzato dalla nostra azienda e i costi verranno recuperati attraverso apposite sponsorizzazioni, mettendo sui pali i nomi di aziende e importanti marchi non solo brasiliani che già hanno confermato il loro interesse per questo percorso”.

In questi anni Paolo Medeghini ha dedicato tutto se stesso a questa che è diventata la grande idea della sua vita: “In tutta sincerità – è la sua ammissione – posso dire di non avere ricevuto nessun aiuto.  Negli ultimi otto anni, quindi, ho messo tutte le mie energie e le mie stesse risorse economiche in questo progetto. Adesso, finalmente, posso dire di avere avuto ragione e che il sogno, nel quale ho sempre creduto, è ormai diventato una bella realtà”. In effetti nei mesi scorsi sono stati collocati i primi 1.400 pali nello stato del Parà per 7,5 km e a breve inizierà il posizionamento di altri 5 km nel Pernabuco. Di pari passo sono proseguiti i contatti con le aziende che metteranno il loro marchio sui catarifrangenti che dovranno rendere più sicure le strade brasiliane e lo stesso Medeghini si è incontrato con il console del Brasile a Milano che a breve potrebbe anche dare l’assenso per un’autorizzazione che permetta alla Bepal Brasil di collocare i suoi pali in tutto il territorio dei ventisei stati: “Siamo solo all’inizio – continua Paolo Medeghini – anche perché il nostro obiettivo è molto ambizioso. Vogliamo infatti coprire più di 10.000 km e rendere davvero più sicure strade”. Come avviene un po’ in tutte le cose, il felice avvio del progetto ha messo le ali al disegno dell’imprenditore bresciano che, dopo aver visto che ai primi due posti dei Paesi dove avviene il maggior numero di incidenti stradali ci sono Brasile e India, ha deciso di “esportare” il progetto-sicurezza stradale anche in India: “In questo caso sono stati decisivi i contatti con Shashi Kumar Sharma, che è stato anche viceministro del suo Paese ed ha capito subito l’importanza di quello che volevamo fare.  Anche in questo caso le autorità dell’India hanno ormai compreso il valore sociale di quello che vogliamo fare e siamo pronti ad aprire questa nuova frontiera. Per il futuro ho studiato anche un palo catarifrangente che funziona con luci a led alimentate da un impianto fotovoltaico, uno strumento innovativo che potrà fare luce anche nel cuore della notte. E’ uno strumento – conclude Paolo Medeghini – che certo non rappresenta né un azzardo né una scommessa. Direi anche che non vuole essere innanzitutto un’occasione per fare business. Al contrario è un’idea che punta a salvare vite umane e a far diminuire gli incidenti e i pericoli che troppo spesso creano tragedie sulle strade brasiliane e in generale di tutto il sud America, ma anche dell’India. Ogni vita che verrà salvata grazie a questo progetto mi rende orgoglioso e penso che possa essere un motivo di soddisfazione anche per Brescia che questa idea che ha cominciato a diffondersi sulle strade più pericolose del mondo sia partita proprio dalla nostra terra”.

Gesù è dietro le sbarre

Baz, giovedì 29 giugno 2017
Festa dei santi Pietro e Paolo

Cari amici della missione,
oggi voglio comunicarvi i miei sentimenti a riguardo di una esperienza che da qualche tempo sto facendo: l’incontro con i carcerati di Burrel! Non riesco a tenermi dentro le emozioni che sto provando. Non so chi avrà il coraggio o la pazienza di leggermi fino in fond … ma io ci provo.

Ogni mercoledì, dalle 9 a mezzogiorno, io e Genti (il mio fedele collaboratore) andiamo in carcere! Tre ore alla settimana… poi ci lasciano liberi. Ma queste tre ore cambiano la nostra vita. Immaginate, quindi, cosa può cambiare nella vita di chi sta “dentro” per 15, 20 o 30 anni e più! Sì, e vero… là dentro si può cambiare in meglio o in peggio: ma il carcere, comunque, ti cambia!

Prima di tutto, voglio dirvi che la mia emozione, entrando nel carcere più “malfamato” dell’Albania, viene dal fatto che lì dentro sono stati imprigionati e torturati alcuni martiri della chiesa albanese, beatificati lo scorso novembre. Uno (Karl Serreqi) è morto proprio lì, a causa di stenti e di torture. E poi, la consolazione che provo in questa mattinata che dedico alla visita dei carcerati, mi viene dalle parole del Vangelo: “Venite benedetti dal Padre mio… perché ero in carcere e siete venuti a trovarmi” (Mt 25,36). Perciò, in quel momento, incontrando quelle persone, stringendo loro la mano, abbracciandoli, parlando e pregando con loro … mi sento davvero davanti a Gesù! L’emozione è unica.

E poi, quando sono “dentro” per poche ore … mi ripeto spesso la frase che Papa Francesco disse ai detenuti di Regina Coeli: “Perché voi siete qui e non io?”. Ricordando che anch’io faccio molti sbagli, molti peccati… che per grazia di Dio non sono “condannabili” dalla legge, ma che mi fanno sentire, a volte, anche peggio di quei detenuti. Perché io, a differenza di loro, ho avuto, e ho tuttora, tutte le condizioni favorevoli per essere “bravo”… e, nonostante questo, sbaglio ugualmente. Mi pento, ma ormai è fatta!

Va bene, ora passo alla descrizione delle tre ore in cui incontro Gesù che si trova “dietro le sbarre”. Io e Genti entriamo puntualmente alle 9, dopo aver preso un caffè al bar di fronte al carcere per “ripassare” l’attività che abbiamo preparato per i carcerati. La giovane poliziotta che sta al cancello ci accoglie con un sorriso. Ormai ci conosce. Gli siamo simpatici. Anche lei, per me, è una ragazza simpatica. Tutti i gli “impiegati” del carcere ci accolgono bene. Con tutti riusciamo a farci accettare con il sorriso, anche se portiamo a loro un po’ di lavoro in più. Sono dei lavoratori in una situazione difficile. Sono anche poco pagati e corrono dei rischi… e, a volte, devono essere “duri”. Ma con noi sono accoglienti. Anche loro capiscono che la nostra presenza, lì dentro, fa del bene a tutti. Dopo aver sbrigato le pratiche di ingresso… andiamo nella “saletta” della perquisizione. Leka, il poliziotto incaricato, fa sempre alcune battute per alleggerire la situazione e, abbastanza formalmente, “ci mette le mani in tasca”. Non esiste uno scanner per i controlli… tutto manuale! Poi, dopo che anche i nostri “fogli” preparati per l’incontro sono stati osservati ad uno ad uno… entriamo nel “braccio B”, dove ci sono i detenuti condannati definitivamente per crimini gravi (in maggioranza, per omicidio).

Attraversiamo il cortile “dell’aria” circondato da quattro muraglie (20 mt x30 e cinque metri in altezza). In genere, ci sono una ventina di detenuti che stanno passeggiando… Ci salutano cordialmente. Alcuni si avvicinano per stringerci la mano. Genti mi indica i “boss” là nell’angolo… che salutano con un cenno. I “boss” hanno una loro dignità… non si avvicinano. Il cortile, così come le celle dove sono rinchiusi i detenuti, è una ghiacciaia d’inverno e un forno d’estate. Non c’è un filo d’erba. Ieri ho fatto una battuta ad un carcerato che era a torso nudo tutto abbronzato : “Ehhh… sei stato al mare questa settimana!”. E lui, di risposta, fa una grande risata che allarga il cuore e che gli fa passare qualche minuto di serenità.

Grazie Gesù della tua risata! Con poco, sono riuscito a farti contento!

Dopo aver passato altre due cancellate (con sbarre del diametro di 3 cm, che danno un senso di “chiusura” impressionante, (soprattutto quando i catenacci sbattono rumorosamente alla nostre spalle), entriamo nella “sala degli incontri e delle attività socio-educative”.  Un ambiente disadorno, non curato, che forse possono immaginare solo quelli che sono venuti almeno una volta alla missione, e che hanno visto le povertà strutturali dell’Albania. Tempo fa, don Roberto, l’iniziatore di questa attività, aveva arredato la stanza con qualche tavolo e sgabello di plastica… alcuni sono finiti nelle celle, ma lì ce ne sono ancora a sufficienza. In uno scaffale abbiamo messo alcune Bibbie e altri libri e opuscoli… soprattutto di genere “spirituale”, ma anche altro. Ognuno può prendere quel che desidera da leggere in cella.

Ieri, Gjon, il mio “santo protettore” , che è anche mio coetaneo, era entusiasta per aver letto il libro che descrive la vita e i miracoli di S. Antonio (almeno 5 volte! mi ha detto). Lui è dentro da una quindicina d’anni perché un giorno gli è andato il sangue alla testa per gravi problemi famigliari… Ma ha una fede grande che lo sostiene. Una delle emozioni più forti che sto provando in questo periodo della mia vita è proprio quando incontro Gjon. Lui, all’incontro, viene sempre “sbarbato” e vestito bene, elegante al massimo. Mi ha insegnato che quando si va ad incontrare il Signore, ci si deve vestire “al meglio”.  E, così, da quando lui me lo ha detto, anch’io mi vesto sempre bene quando vado in carcere: come se andassi dal Papa! Ogni mercoledì, con occhi brillanti di soddisfazione, mi dice sempre: “Ho pregato per te questa settimana… un rosario al giorno!”. E quando me lo dice sottovoce, io mi commuovo sempre.

Gesù che prega per me… è straordinario! Lo abbraccio senza riuscire a dire nulla.

Poi c’è Florjan… Gesù Bambino. Lui è cresciuto senza famiglia. A 5 anni era in strada. E doveva vivere “della strada”. Mai andato a scuola. Non sapeva ne leggere ne scrivere fino a quando in carcere, un “collega” si è fatto suo insegnante. Ora ha 37 anni. Da 18 è in carcere perché in una rapina gli è scappato il colpo, e, di anni, ne ha ancora 5 da fare.  La settimana scorsa, durante l’incontro, gli ho detto: “Ormai sei in discesa… ne hai solo 5!”. E lui, davanti a tutti, ha risposto: “Non mi preoccupano questi cinque anni. Prima di tutto… perché ci siete voi che venite qui ogni settimana e mi date forza” (e qui si è fermato qualche secondo per sottolineare la verità di quel che diceva). E, continuando, ha aggiunto: “Poi perché mi sto preparando: quando uscirò, voglio costruirmi una vera famiglia, diversa da quella che ho avuto io”.

É Gesù bambino che vuol ricostruirsi la vita. Eccezionale!

Li dentro c’è anche Emanuel, un ragazzo di 25 anni che è cresciuto “in chiesa”… proprio come i ragazzi della missione di Suç e di Baz che voi conoscete. A lui, qualche anno fa, è “capitato” di colpire un bambino che passava di lì, durante uno scambio di pistolettate tra adolescenti incoscienti. Oramai è successo, e gli anni che ha da passare “dentro” sono tanti. Non si da pace, ma è successo… ed è giusto, secondo la legge, che paghi. Ma a me sembra che anche lui sia un po’ come Gesù… di fronte alla strage dei bambini innocenti. Forse anche Lui, Gesù, l’Emmanuele, si è sentito male quando ha scoperto che tanti bambini erano stati uccisi… “a causa sua”! Senza volerlo, si capisce. Gjergj, un giovane papà di 30 anni, è finito dietro le sbarre… per un “sciocchezza”, diremmo noi. Ha fatto saltare in aria la sua macchina per poter dimostrare di essere perseguitato, sperando, così, essere accolto in Europa come rifugiato-perseguitato, insieme alla sua famiglia. Per dare il pane ai suoi bambini… voleva arrivare ad essere come Gesù “esiliato in Egitto”. Invece lo hanno accusato di terrorismo e gli hanno dato parecchi anni. Adesso, in carcere, lui costruisce croci, di ogni genere e di ogni misura, con stuzzicadenti, colla, sabbia del cortile…  e altri materiali “di fortuna”. Le croci le fa bene, sono belle… Abbiamo fatto con lui un accordo per acquistarle e distribuirle nelle case dei villaggi quando noi missionari andiamo per le benedizioni. Così lui potrà aiutare un po’ la moglie e i due bambini che sono rimasti fuori, per qualche anno senza papà.

Un Gesù “assaltato dai briganti mentre scendeva da Gerusalemme a Gerico” è l’amico che noi chiamiamo “il professore”. Perché è un bravo insegnante di 40 anni, intelligente e preparato, che, fino a pochi mesi fa, faceva con passione il suo lavoro. Di insegnanti così ce ne sono pochi, non solo in Albania. Lui è “dentro” perché una sera tardi, di rientro dopo una festa con la squadra di calcio dei suoi alunni, che avevano vinto un torneo, si è trovato davanti dei “briganti” (povericristi anche loro) che volevano svaligiare la sua casa. Ha menato un bastone per aria e ne ha colpito uno alla testa. Il colpo è stato fatale e, così, lui è sotto accusa per eccesso di legittima difesa. Forse anche l’uomo del vangelo… prima di prenderne tante, si sarà difeso, non so. Ma, come quell’uomo, anche il professore è rimasto ferito e sanguinante sulla strada. É finito in gabbia, senza rendersi conto, come un topo inseguito da gatti inferociti.

Dopo un periodo di disorientamento e di incredulità… ora si sta riprendendo e si sta facendo una ragione di quel che è successo e delle conseguenze che ha avuto. Forse anche noi, incontrandolo ogni settimana, gli stiamo dando una mano… abbiamo la pretesa di essere un po’ come il “Buon Samaritano” che sta fasciando le sue piaghe.  Anche lui ci sta aiutando molto negli incontri del mercoledì. É bello sentirsi un po’ come degli “infermieri”  che curano le piaghe di Gesù.

E così via…

La tentazione sarebbe quella di continuare e di descriverveli tutti questi “gesù”. Ma capisco che finirei per annoiarvi. Solo di un altro “angioletto” voglio parlarvi: di Juljan, un ragazzo che ne ha passate di tutte, che è cresciuto “da solo” a Roma, dopo che i genitori lo avevano abbandonato al suo destino, e che è poi entrato anche nel “tunnel” dell’eroina per qualche anno. Estradato dall’Italia a Burrel… perché ha venduto droga, quella “signora” che ha preso possesso della sua povera vita. Ora si presenta entusiasta quando viene all’incontro con noi (nell’altro braccio del carcere, in quello dei detenuti in attesa di giudizio definitivo).  É felice di poter annunciare, ogni volta, che è riuscito a diminuire ancora di qualche grammo la dose di metadone. Ha 20 anni, parla molto, ha bisogno di comunicare con estrema apertura e sincerità. In qualche modo è uno che sorprende, che sa trasmettere la voglia di “vincere” la vita, al di là delle difficoltà che si incontrano e delle mazzate che si prendono.

É un Gesù che non si arrende mai! Gesù, davanti al male, è proprio così, come lui.

Va bene, mi fermo qui. Ecco, avete capito perché il carcere mi sta cambiando: perché incontro quel Gesù che vuol ricominciare sempre. É quel Gesù che mi aiuta a rimettermi sempre in piedi dopo essere caduto, sempre in cammino sulla giusta strada, dopo aver sbagliato direzione. Proprio come sta facendo Lui, là dentro. Di questa cosa sono sicuro, non ho dubbi. Perché la dimostrazione ce l’ho lì, davanti agli occhi, ogni mercoledì, quando entro nel carcere “di massima sicurezza” di Burrel. Quando, poi, “la dentro”, nella stanza del degrado, celebriamo la S. Messa (come abbiamo fatto ieri), la presenza di Gesù è “lampante”. L’intensità di quel momento fa invidia alle più belle celebrazioni che si svolgono in S. Pietro a Roma e a tutti i più bravi cerimonieri di questo mondo.

Grazie Gesù, della tua presenza dietro le sbarre! Non c’è luogo più maestoso e solenne di questo dove poterti incontrare.

Don Gianfranco Cadenelli
Missionario “fidei donum” in Albania

Milzanello: lavori in corso in oratorio

Il nostro oratorio aveva bisogno di un’ulteriore miglioria. Già era stato sistemato il portico a nord-est sul retro del fabbricato. Da questi lavori era stato ricavato uno spazio per accogliere le attività organizzate (grest, feste, giochi, …) anche con condizioni climatiche non ottimali. Ora si è pensato alla sicurezza di tutte le persone che frequentano l’oratorio.

Grazie al lavoro di volontari, affiancati da artigiani generosi, è stata ristrutturata e sistemata molto bene la casetta pericolante che si trova sul lato est. Potrà essere ora utilizzata con maggior tranquillità dai collaboratori. La cinta, sul lato sud del cortile davanti, era molto rovinata, così come la rete di protezione. I pali erano pericolosi, perchè non ben fissati e sicuri. Ora il muretto è nuovo, senza spazi intermedi, sormontato da pali robusti e ben fissati che sostengono un’alta rete, permettendo così il gioco in maggior sicurezza. Ringraziamo di cuore tutti coloro che hanno contribuito alla realizzazione dei lavori.

Anche i giochi situati nel giardini posteriore verranno messi in sicurezza e completamente a norma di legge prima dell’inizio delle attività del Grest che prenderà avvio lunedì 12 giugno 2017 e terminerà venerdì 30 giugno 2017 con una grande festa.

Attività di maggio e giugno

In parrocchia, durante il mese di maggio, abbiamo avuto varie possibilità di preghiera comunitaria, con la recita settimanale del santo Rosario, in chiesa o davanti alla madonnina sul sagrato; due Battesimi; due sante Messe nelle famiglie delle cascine Palazzo e Capolupo e una Lectio divina che ci ha consentito di fare una riflessione e un approfondimento sul Vangelo della Domenica. Durante il mese di giugno, le messe della Domenica saranno animate dai ragazzi del Grest che porteranno a Milzanello una ventata di spensieratezza tipica dell’età.