Informazioni sul Grest 2020

Descrizione del servizio

I minori saranno suddivisi in gruppi seguiti ciascuno da un operatore adulto, nel seguente rapporto:

  • per i bambini dai 3 ai 5 anni, un educatore ogni 5 bambini
  • per i bambini dai 6 agli 11 anni, un educatore ogni 7 bambini
  • per i ragazzi dai 12 ai 14 anni, un educatore ogni 10 ragazzi.

La composizione dei gruppi di bambini ed educatori verrà mantenuta stabile per tutta la durata del Centro Estivo e verranno evitate tutte le attività di intersezione tra gruppi. Tale condizione è necessaria per prevenire la diffusione del contagio e, in caso, per garantire un puntuale tracciamento del medesimo.

Ad ogni gruppo è destinato uno spazio interno, uno spazio esterno e un bagno, in modo da evitare l’interazione tra i gruppi.

Descrizione dell’accoglienza/triage

L’ingresso e l’uscita dei bambini verrà scaglionato in fasce orarie per non creare assembramenti.

Non sarà possibile accogliere un minore se non accompagnato da un genitore o accompagnatore autorizzato.

Ogni mattina sarà effettuato un triage in quest’ordine:

  • Rilevazione temperatura corporea del minore
  • Rilevazione temperatura corporea dell’accompagnatore (l’accompagnatore non potrà superare la “linea” di triage)
  • In caso di temperatura di entrambi inferiore a 37.5°C, si richiederà di firmare un’autocertificazione, sia per il minore sia per l’accompagnatore, in cui si dichiara uno stato di buona salute di se stessi e dell’intero nucleo familiare.
  • Igienizzazione delle mani del minore e ingresso dello stesso nell’area del Centro Estivo.

In caso di temperatura superiore ai 37,5°C di uno dei due soggetti (minore e accompagnatore) o di entrambi, il dato verrà registrato e verrà chiesto all’accompagnatore di firmare tale registro. Non sarà consentito l’accesso del minore al servizio.

Il minore potrà tornare al centro estivo solo dopo dichiarazione scritta dal proprio medico curante (sia nel caso di febbre del minore sia dell’accompagnatore) che ne attesti lo stato di salute.

La stessa procedura di triage sarà effettuata per coloro che andranno a casa a mangiare e torneranno presso il Centro alle ore 13.45.

Questionario attività estive

Cari genitori,

ci auguriamo stiate bene e vi sia possibile riprendere le attività che più vi aiutino a ottenere serenità.

In collaborazione con il Comune di Leno e attraverso il lavoro più ampio di una serie di comuni del nostro Ambito Territoriale, ci permettiamo di inviarvi un sondaggio per cogliere alcuni dati in riferimento alla possibilità di realizzare delle proposte estive simili al grest.

Basterà compilare il questionario sotto riportato rispondendo alle richieste. I dati raccolti ci serviranno per orientare le scelte per programmare delle proposte. La compilazione del questionario non corrisponde ad un’iscrizione e vi preannunciamo che potrebbe accadere che le iniziative che riusciremo a mettere in atto, riguarderanno solo alcune fasce d’età.

Cercheremo di fare il possibile per offrire un servizio e un supporto alle numerose esigenze sorte soprattutto in questo periodo. Appena avremo dato lettura dei questionari e riflettuto su quanto ci sia possibile realizzare, ci attiveremo per comunicarvi le condizioni di partecipazione.

Don Davide

Caritas: in prima linea 23mila giovani

Nell’ambito dei progetti di Servizio Civile promossi da Caritas, Davide, Giovanni e Michael hanno continuato a prestare il loro servizio alla Mensa Menni, per la distribuzione quotidiana dei pasti ad oltre 180 persone. A loro si aggiungono Daniele, Gabriele, Michele, Niccolò e Luca che hanno collaborato alla riapertura della base logistica alimentare “Ottavo Giorno”

A partire dal 16 aprile 2020, oltre 23mila giovani impegnati nei progetti di servizio civile sono tornati in servizio attivo in tutta la penisola. Molti progetti erano stati sospesi nelle prime fasi dell’emergenza Covid-19. Il riavvio è stato possibile grazie ad un piano straordinario concordato tra le rappresentanze degli enti di accoglienza e il Dipartimento per le politiche giovanili e il servizio civile, piano improntato ai criteri di flessibilità e sicurezza.

Servizi. Nelle scorse settimane, grazie all’impegno degli enti di servizio civile e alla volontà dei giovani operatori, l’attività non si era comunque mai del tutto fermata: oltre 3.200 volontari hanno continuato a operare anche nei giorni più complicati. Tra questi, nell’ambito dei progetti di Servizio Civile promossi da Caritas Diocesana di Brescia, anche Davide, Giovanni e Michael, che hanno continuato a prestare il loro servizio alla Mensa Menni, per la distribuzione quotidiana dei pasti ad oltre 180 persone. A loro si aggiungono Daniele, Gabriele, Michele, Niccolò e Luca che hanno collaborato alla riapertura della base logistica alimentare “Ottavo Giorno”, rimasta temporaneamente chiusa nelle prime settimane di emergenza.

Ripresa. Dall’approvazione del piano straordinario, Caritas diocesana si è messa al lavoro per far rientrare in servizio gli altri giovani coinvolti nei quattro ambiti di intervento (disagio adulto, minori in disagio, oratori, disabili).

È così stata attivata una piattaforma di formazione a distanza, attraverso la quale sono stati ripresi contatti regolari con il gruppo; è stato organizzato un modulo di formazione sulla sicurezza e sulla prevenzione dei rischi sanitari; è stato avviato un monitoraggio sullo stato di salute dei giovani per verificarne le condizioni prima del rientro effettivo; ci si è confrontati con gli enti di accoglienza per verificare quali fossero in grado di reintegrare i giovani.

Strutture. Il 16 aprile scorso, così, tutti e 34 giovani hanno ripreso l’attività: 22 operanti in strutture residenziali (dai centri per disabili, alle comunità educative, alle comunità residenziali per donne sole o donne con minori) hanno ripreso le attività sul campo.

Altri quattro, impegnati in Cag e oratori, cercano di supportare da remoto i minori in difficoltà con la didattica online.

Altri otto giovani hanno accettato di rimodulare i loro progetti a causa della temporanea impossibilità degli enti di riaccoglierli: chi a supporto della Mensa Menni, chi all’Ottavo Giorno, chi presso alcune Caritas parrocchiali, chi ancora in progetti e attività che saranno sviluppati da remoto.

Giovani: passaggio di testimone

Passaggio di consegne nei giorni scorsi tra chi ha concluso e chi sta per iniziare l’esperienza del Servizio civile con Caritas. Quattro gli ambiti in cui saranno convolti, in un percorso di ricerca importante per loro e per gli altri

Anche per il 2020 la Caritas diocesana di Brescia continuerà ad accompagnare il gruppo di giovani che ha deciso di mettersi in gioco per intraprendere un percorso di volontariato, di formazione e di orientamento al futuro nell’ambito del Servizio civile: una proposta rivolta a giovani italiani e stranieri, della durata di 12 mesi, che chiede un impegno di circa 25 ore settimanali, di cui alcune di formazione, con un compenso di 439,50 euro al mese.

Incontro. Il 13 gennaio si è svolto l’incontro conclusivo per i giovani che hanno terminato la loro esperienza di Servizio civile iniziata nel 2019, un incontro che si è svolto all’insegna della gratitudine. Tanti i grazie: a Caritas diocesana di Brescia che ha permesso loro di vivere questa esperienza di crescita, ai centri operativi che li hanno accolti e accompagnati, ai loro compagni di servizio e di formazione che hanno reso più ricchi questi intensi mesi. Tra loro c’è chi ha trovato la propria strada per il futuro e chi ha capito cosa non vuole fare, in ogni caso ognuno ha arricchito il proprio bagaglio con qualcosa di prezioso per la propria crescita personale.

Nella giornata di saluto era presente anche il direttore di Caritas diocesana di Brescia, don Maurizio Rinaldi, che nel solco del clima di gratitudine ha esplicitato il grazie per l’ondata di freschezza avvertita in questi dodici mesi in Caritas e nella rete dei centri operativi e ha augurato loro di rendere l’esperienza di Servizio civile un punto di partenza nella costruzione di un futuro fecondo.

Avvio. Nella stessa settimana, presso il Centro pastorale Paolo VI, si è tenuto l’incontro di avvio per il nuovo gruppo di trentacinque giovani che si apprestano a vivere questo anno particolare nella ricerca di se stessi aiutando gli altri. Quattro sono gli ambiti nei quali saranno coinvolti: l’accompagnamento degli adulti in disagio (progetto “L’oro negli sguardi”), il sostegno ai disabili (progetto “Integral-mente”), l’affiancamento ai minori (progetto “La favola mia”), l’animazione negli oratori (progetto “Tempo di crescere”). Durante questa prima giornata si è voluto puntare sull’importanza del gruppo utilizzando la metafora del gioco di squadra. I futuri volontari di servizio civile hanno condiviso con i loro “allenatori” aspettative e paure, obiettivi e ostacoli, ponendosi come ultimo obiettivo quello di vivere questa esperienza in modo pieno e mettendosi in gioco fino in fondo.

Augurio. Anche a loro va l’augurio che l’esperienza di servizio civile possa rappresentare una opportunità per prendere del tempo da dedicare a se stessi e agli altri e per compiere il salto nell’età adulta in modo più consapevole e maturo.

Vivi il servizio civile

Caritas diocesana di Brescia, forte dell’eredità di 40 anni di accompagnamento di oltre 3.000 giovani, prosegue con rinnovata convinzione il proprio impegno nel campo del servizio civile nazionale. Le iscrizioni al servizio civile scadono il 10 ottobre alle h.14.00. Consigliamo di prendere contatto prima possibile con Caritas Diocesana di Brescia

Sono 1000 le motivazioni per cui uno sceglie il servizio civile, raramente la radicalità di una scelta di servizio civile è all’origine: questa radicalità diventa però il frutto proprio dell’esperienza di servizio. Nella prospettiva di un giovane, per definizione nella fase della progettualità, rapportarsi con l’esperienza del servizio è significativo in vista di scelte vocazionali, che per essere vere devono essere caritatevoli e gratuite.

Così don Maurizio Rinaldi, direttore di Caritas diocesana di Brescia che, forte dell’eredità di 40 anni di accompagnamento di oltre 3.000 giovani, prosegue con rinnovata convinzione il proprio impegno nel campo del servizio civile nazionale: una proposta ad adesione libera per giovani italiani e stranieri, tra i 18 e i 28 anni, della durata di 12 mesi, che chiede un impegno complessivo di 1.145 ore (mediamente 25 ore settimanali), di cui 114 di formazione, con un compenso di 439,50  euro al mese (sono previste quattro settimane di permessi e le malattie retribuite). Per l’anno 2019/20 Caritas diocesana di Brescia, grazie alla rete di centri operativi accreditati come sedi di Servizio civile, propone 4 progetti articolati in altrettante aree di intervento, per un totale di 50 posti: “Progetto l’oro negli sguardi” (16 posti, per giovani che vogliono impegnarsi in attività di assistenza ed educative rivolte a minori; “Progetto la favola mia” (13 posti), per giovani che vogliono impegnarsi in attività di assistenza ed educative rivolte a minori; “Progetto tempo di crescere”, per giovani che vogliono impegnarsi in attività educative e di assistenza negli oratori; “Progetto integralmente” (8 posti), per giovani interessati a operare a supporto delle persone con disabilità media o grave.

Attenzione: le iscrizioni al servizio civile scadono il 10 ottobre alle h.14.00. Consigliamo di prendere contatto prima possibile con Caritas Diocesana di Brescia – Promozione Volontariato Giovanile che fornirà tutte le informazioni necessarie.

Contatti: Diego Mesa e sr Francesca Becattini
Promozione Volontariato Giovanile – Caritas diocesana di Brescia
Piazza Martiri di Belfiore, 4 – Brescia – tel. 030 3757746
e-mail: volontariatogiovanile@caritasbrescia.it
facebook: Volontari giovani Caritas Brescia

L’adunata degli Alpini

Anche quest’anno come tradizione, eravamo presenti all’ Adunata Nazionale tenutasi a Milano in occasione del centenario dell’Associazione Nazionale Alpini.

Ci sentiamo in dovere di rivolgere un particolare ringraziamento al Sindaco di Leno Cristina Tedaldi che ci ha rappresentati e onorati sfilando insieme ai sindaci della provincia di Brescia, ai cittadini di Leno che ci hanno seguito, a tutti gli Alpini presenti ma anche a quelli che per vari motivi non potevano esserlo.

Volgiamo un doveroso e speciale pensiero a tutti i nostri cari “Veci Alpini” che sono “andati avanti” e che, come tutti gli anni, hanno sfilato con noi… nel nostro cuore! Vi diamo appuntamento come sempre alla nostra consueta “Festa Alpina” ormai giunta alla 15° edizione, che si terrà presso l’Oratorio di Leno nei giorni 22/23/24/25 agosto.

Vi aspettiamo come sempre numerosi per trascorrere 4 serate in buona compagnia, allietate da intrattenimento danzante e ottima cucina ma sopratutto tanta cordialità e simpatia e ricordatevi sempre che… “dove c’è un Alpino c’è amore e solidarietà”!

Un grazie di cuore a tutti, un saluto ed un abbraccio dalle Penne Nere di Leno.

W GLI ALPINI!

Ma tu perché sei così sordo?

Da una provocazione ha preso avvio il discernimento. Classe 1990, don Matteo Ceresa, originario di Ciliverghe, ha svolto servizio nelle parrocchie di Pontevico, Rezzato-Virle, Sabbio Chiese e Nuvolera. Sabato 8 è stato ordinato dal vescovo Pierantonio

Durante l’esistenza di ognuno di noi, durante il cammino, capita che qualcuno ti ponga una domanda che non ti aspettavi, un interrogativo che ti spinge a rivedere tutto ciò in cui avevi creduto, aprendoti nuovi orizzonti. È quanto è accaduto al 29enne Matteo Ceresa. Ha compiuto gli anni il 16 maggio scorso e l’8 giugno è stato consacrato sacerdote nella cattedrale di Brescia dal vescovo Tremolada. In questi anni ha svolto servizio nelle parrocchie di Pontevico, Rezzato e Virle, Sabbio Chiese e Nuvolera. Per andare alle radici della sua vocazione bisogna, però, fare un passo indietro, a quando era piccolo e faceva il chierichetto in parrocchia, a Ciliverghe.

Domanda. “L’idea di diventare sacerdote è nata in me molto presto, sin da bambino. Crescendo, il tutto matura e si trasforma. Durante l’adolescenza, infatti, l’idea si era affievolita fino a quando un sacerdote, il mio parroco di allora, don Francesco Zaniboni, mi ha sollecitato. Non avevo mai parlato del mio desiderio di diventare sacerdote. Un giorno, però, quando avevo 16 anni, il parroco venne da me chiedendomi: ‘Ma tu perché sei così sordo?’. Di primo acchito sembrava una frase buttata lì. Poi, con il tempo, ne ho compreso appieno il significato e oggi la custodisco nel cuore. È stata una provocazione che mi ha aperto un mondo. Capii che il Signore, tramite il sacerdote, tramite le sue parole, mi stava dicendo qualcosa. Ho iniziato così a interrogarmi sul perché di questa sordità. Perché non riuscivo a percepire la parola del Signore?”.

Discernimento. Da qui ha preso avvio il suo cammino di discernimento, caratterizzato da studi costanti. “Ho quindi iniziato a mettermi in ascolto, frequentando maggiormente l’oratorio, anche attraverso le letture, lo studio. Mi sono orientato verso Scienze religiose. Ho frequentato il triennio in Cattolica. Anche questo percorso mi ha aiutato a intraprendere la strada del sacerdozio”. Era il 22 settembre 2013. Dopo la maturità allo scientifico, Matteo voleva entrare in Seminario. Intanto svolgeva diverse attività, era impegnato in parrocchia come catechista, come educatore e animatore al Grest, ma la sua decisione aveva spiazzato un po’ i genitori. Oggi, a distanza di anni, ammette: “Sia io che loro non eravamo molto maturi per questo passo. Da qui la scelta di frequentare il triennio di Scienze religiose. Nel frattempo ho avuto la possibilità di insegnare religione, facendo qualche supplenza. È stata una bella esperienza”. Del resto il mondo della scuola “permette di incontrare i ragazzi in una modalità differente rispetto a quella degli oratori, delle parrocchie. Avendo fatto Scienze religiose, dopo l’anno di propedeutica, sono entrato in seconda teologia dove ho incontrato i miei attuali compagni”.

La sorella. Del periodo precedente l’ingresso in Seminario, la sorella di Matteo, Chiara, ha un ricordo nitido, nonostante la giovane età: “Quella notizia stravolse, in positivo, la nostra famiglia e con il passare del tempo ho compreso il valore di quella decisione, ciò che comportava, ciò che significava per lui. Ho visto la luce nei suoi occhi. L’ho visto sereno nella sua scelta”. Alla mente di Chiara riaffiorano i ricordi, i momenti in cui Matteo, dopo le superiori, era chiamato, come tutti i suoi coetanei, a fare una scelta, incalzato dai genitori. “Lui rimaneva sempre sul vago. Poi a maggio, frequentava l’ultimo anno delle superiori, comunicò la sua scelta di frequentare Scienze religiose alla Cattolica, un percorso che lo ha aiutato anche nel discernimento”. Il fratello delineato da Chiara è “un ragazzo che è stato sempre amato dalle comunità che lo hanno accolto, sa farsi voler bene”. Qual è l’augurio che una ragazza può fare a un fratello che si appresta a diventare sacerdote? “Gli sono sempre stata vicina, anche se la mia era una presenza silenziosa, del resto Matteo è talvolta introverso. Con il tempo ho imparato cosa significhi donare un fratello al Signore. Cosa significhi avere un fratello sacerdote non lo so ancora. Sicuramente, per lui come penso accada a tutti, non sarà semplice, ma la serenità che ho sempre visto nei suoi occhi mi rende tranquilla”.

San Filippo Neri. Un affetto particolare don Matteo lo riserva a un santo che fin da piccolo aveva preso in simpatia, San Filippo Neri: “Non è certamente una figura contemporanea, ma il suo messaggio è più che mai attuale. Lo porto nel cuore per il suo carisma, la gioia, il saper vivere la quotidianità con la serenità che viene dal Signore. È un santo che mi ha accompagnato nel mio cammino. È a San Filippo Neri che guardo quando penso a come vorrei essere prete. Magari potessi essere come lui”. C’è una frase di San Filippo, in particolare, che ha sempre colpito l’attenzione di don Matteo: “Buttatevi in Dio, buttatevi in Dio, e sappiate che se vorrà qualche cosa da voi, vi farà buoni in tutto quello in cui vorrà adoperarvi”. È questo ciò che San Filippo ripeteva ai suoi ragazzi: “Anche a me piacerebbe ‘buttarmi in Dio’, darmi tutto a Dio. Spero che con la sua intercessione e la sua simpatia tutto questo si possa avverare”. Lungo il cammino sulla strada del sacerdozio sono state diverse le testimonianze che hanno influito sulla sua formazione, su tutte quelle dei sacerdoti della sua parrocchia.

Sacerdoti di riferimento. “Ricordo con piacere il parroco della mia infanzia, don Luigi Bogarelli, oggi a Sale Marasino, una figura che mi ha aiutato a comprendere la bellezza del servizio. Non ero molto impegnato. Facevo il chierichetto. La frequentazione dell’oratorio si è fatta assidua durante l’adolescenza. L’attenzione e la cura che caratterizzavano l’operato di questi sacerdoti, il senso della preghiera, la vicinanza a noi più piccoli, mi hanno aiutato a crescere con uno spirito di raccoglimento, maturato poi in una vocazione. La vita del sacerdote che vedevo rispecchiata in loro mi ha fornito una testimonianza gioiosa. Soprattutto vedevo in loro la disponibilità a essere al fianco di tutti. È questa l’immagine del sacerdote che porto nel cuore: il prete come uomo capace di essere vicino a tutti, dai bambini agli anziani”. Fra gli aneddoti che ricorda con maggiore affetto della vita in parrocchia, uno, in particolare, ha attirato la sua attenzione: “Ricordo i miei coetanei che andavano in discoteca e, al ritorno, presto o tardi che fosse, trovavano sempre il don ad aspettarli, anche se il bar dell’oratorio era chiuso. La figura del sacerdote, la sua rilevanza, era centrale nelle nostre vite di adolescenti, come se fosse uno di casa”. Chi si trova a conversare con don Matteo non può non cogliere lo spiccato spirito comunitario che lo contraddistingue: “Mi mancherà sicuramente la dimensione del Seminario. Per i miei coetanei, la possibilità di vivere in una comunità, come la viviamo noi qui, potrebbe essere una grande esperienza. Dai propri fratelli, dalle esperienze condivise, si può imparare molto”.

“Per sempre”. Don Matteo ha pronunciato il suo “per sempre” e, nell’attesa, è fondamentalmente stato uno il sentimento che lo ha animato, la tranquillità che deriva dal Signore. Un passo delle Sacre Scritture, in particolare, lo ha spinto a interrogarsi: “Sicuramente sento in me del tremore. È inevitabile, ma mi sto preparando accompagnato da una grande serenità. In questo periodo c’è una frase del Vangelo che mi interroga spesso. È l’episodio della moltiplicazione dei pani e dei pesci narrato dall’Evangelista Giovanni. L’apostolo Andrea, davanti alla pochezza dei 5 pani e i due pesci, si chiede: ma cos’è questo per tanta gente? È una domanda che vedo riflessa in me. Mi chiedo cosa rappresento per gli altri. Cosa sarò per le tante persone che sarò chiamato a servire? Da solo non sono niente. Ho la consapevolezza che mettendo quel poco che sono nelle mani del Signore, Lui saprà trasformare la mia pochezza – con tutti i difetti e le inadeguatezze – in un’abbondanza che porterà veramente frutto”.

Dai ponteggi al confessionale

Classe 1987 e originario di Teglie di Vobarno, don Marcellino Capuccini Belloni ha svolto il servizio come diacono nell’up Don Vender. Sabato 8 giugno verrà ordinato sacerdote in Cattedrale dal vescovo Pierantonio

Nel suo destino, evidentemente, c’erano le chiese. Don Marcellino, classe 1987, è entrato in Seminario all’età di 25 anni dopo la maturità classica a Salò e la laurea in Lettere (indirizzo Beni culturali). Durante l’università lavorava nell’azienda di restauro (Gianotti) della famiglia. Grazie all’attività dei suoi genitori è sempre stato, quindi, a contatto con il mondo delle chiese. “Ci chiamano a rendere nuovamente bello un luogo di culto. E questo mi ha sempre colpito e attratto, perché collegare a Dio qualcosa di bello rappresenta un aspetto significativo. Mi ricordo che un committente, un giorno, mi disse: ‘Ricordatevi sempre che di fronte a questo quadro la gente prega’. Tante volte si entra in una chiesa con l’idea di visitare un museo, ma la chiesa è un luogo dove si prega. Rendere nuovamente bello un luogo di preghiera non è la stessa cosa di rendere bello un museo. La bellezza dell’arte legata alla liturgia, senza cadere in forme stravaganti, è stata indirettamente determinante”. Testimonianza visibile del Creato e del divino, l’arte diventa anche strumento di evangelizzazione. Nella storia, sostiene Papa Francesco, l’arte “è stata seconda solo alla vita nel testimoniare il Signore. Infatti è stata, ed è, una via maestra che permette di accedere alla fede più di tante parole e idee, perché con la fede condivide il medesimo sentiero, quello della bellezza”.

Don Marcellino ha respirato la fede tipica di una piccola comunità di montagna. Ha due sorelle, una più grande e una più piccola, e tre nipoti. È cresciuto a Teglie di Vobarno: sua madre è trentina, mentre il padre è bresciano. All’età di 15 anni si è trasferito a Roè Volciano. Negli anni di formazione in Seminario è stato a Rezzato, prefetto al Seminario minore, a Tremosine, all’unità pastorale di Casto, Comero e Mura e da diacono quest’anno era nell’unità pastorale cittadina intitolata a don Giacomo Vender (Divin Redentore, S. Giovanna Antida, Santo Spirito e Urago Mella). Ha sempre cercato “di essere aperto a tutto il mondo ecclesiale (movimenti, associazioni….), tenendo un equilibrio generale. Ho avuto la fortuna di crescere in una piccola parrocchia di montagna, a Teglie di Vobarno: le liturgie non erano solenni come quelle del Duomo, ma la liturgia era curata e ben partecipata”. Nel suo cammino verso il sacerdozio ha potuto conoscere “preti e religiose in gamba. Non pensavo di diventare un sacerdote, perché pensavo di più a costruire una famiglia. Quando mi sono interrogato sull’ingresso in Seminario, ho ritrovato alcuni punti, cioè alcuni segnali: il servizio come ministrante, l’attività in oratorio, l’esperienza con gli scout e anche l’impegno in politica dove ero consigliere comunale”.

A pochi giorni dall’ordinazione, è grande il suo sentimento di gratitudine nei confronti del Seminario: “Con le fatiche dei vari cambi, provo la commozione di chi lascia un posto”. Don Marcellino è “molto apprezzato dall’intera comunità” come conferma l’amico Fabio. È sembrato chiaro a tutti che quella del seminario fosse la sua strada e che ha fatto bene a percorrerla. Sarà sicuramente – conclude – un modo da parte sua per dedicarsi al prossimo come probabilmente è sempre stato portato a fare. Ha fatto una scelta a dir poco ammirabile”. “Non vi è niente di più bello – come affermò Benedetto XVI in occasione dell’inizio del suo ministero petrino, il 24 aprile del 2005 – che essere raggiunti, sorpresi dal Vangelo, da Cristo. Non vi è niente di più bello che conoscere Lui e comunicare agli altri l’amicizia con Lui… Solo in quell’amicizia si dischiudono realmente le grandi potenzialità della condizione umana. Solo in quell’amicizia noi sperimentiamo ciò che è bello e ciò che libera”. Don Marcellino ha scelto di spendere ancora (dopo l’impegno in oratorio e per il proprio Comune) la sua vita per gli altri attraverso il sacramento dell’ordine.

La tua scelta vocazionale non è stata un fulmine a ciel sereno…

Rileggendo la mia storia nell’anno in cui ho deciso di entrare in seminario, ho notato che c’erano già dei punti luce in merito alla mia scelta vocazionale. Quindi ho ricollegato diversi aspetti: il chierichetto da piccolo, gli Scout, le attività in oratorio e la partecipazione politica. Ho fatto il consigliere comunale del mio paese finché non sono entrato in seminario, dopodiché ho dovuto dare le dimissioni per l’incompatibilità dei ruoli. Anche lì ho trovato nella persona del sindaco di allora (Emanuele Ronchi), una persone che, a prescindere dall’appartenenza, voleva molto bene al nostro paese: aveva un interesse verso l’umano prima che verso la politica.

Come rileggi le esperienze che hai fatto durante la formazione?

Sono stato fortunato perché mi hanno sempre mandato da preti molto bravi: sono stato a Rezzato (S. Carlo) con don Gelmini, al Seminario Minore come prefetto con don Giorgio Gitti, a Tremosine con don Ruggero Chesini, nel Savallo con don Marco Iacomino e adesso sono all’Unità pastorale don Vender con don Gianluca Gerbino e don Giovanni Lamberti. Ho avuto, quindi, la fortuna di vedere, pur nei caratteri diversi, dei preti innamorati di Dio e molto attenti anche all’aspetto della vita fraterna. Poi c’è la bellezza di essere inviato e di non decidere dove andare. Siamo mandati nelle parrocchie per imparare. Mi è rimasta impressa la frase che mi ha detto un sacerdote qualche mese fa: “Quando ci chiedono come ci troviamo, è una domanda un po’ mal posta, perché noi non siamo mandati per trovarci bene, ma per servire a prescindere dal modo in cui viviamo il luogo.

Il lavoro con la tua famiglia è stato un elemento importante, ma in oratorio hai trovato la tua dimensione grazie ad alcuni momenti significativi (grest, campi estivi, esperienze di carità)…

Tutte queste attività mi hanno sempre fatto sentire a casa. E all’interno dell’oratorio ho visto fiorire vocazioni, come quella di don Roberto Ferrari, che è entrato in seminario quando io frequentavo la prima superiore. Vedere il cammino di qualcuno che aveva all’incirca la mia età, era nella mia compagnia di amici e ha scelto di fidarsi di Dio è stato determinante nel momento in cui anch’io ho dovuto fare la scelta. Ha potuto farlo lui, quindi perché non potevo farlo anch’io?

Di fronte a una scelta definitiva come il sacramento dell’ordine, è normale avere un po’ di sana preoccupazione…

Tremano le gambe come davanti ad ogni cammino impegnativo, che è tale perché è bello e dà gioia. Non sono spaventato, ma so che sarà difficile. Quando si esce dalla sfera di cristallo del seminario, la realtà è quella quotidiana. Quindi più che spaventato, di sicuro so che dovrò affrontare un impegno determinante che responsabilizza. Se leggiamo i segni dei tempi, più che considerare gli errori del passato, consideriamo ciò che il Signore ci sta dicendo oggi. In primis non dobbiamo pensare di essere preti soli, ma preti che collaborano perché parte di un presbiterio. Secondo, per evitare l’esaurimento, io continuo ogni giorno a ricordare che ci sono anche dei coordinatori laici a cui poter delegare alcune mansioni. Quindi chiedo che ci lascino fare i preti, che non significa fare i lazzaroni, ma significa che ci diano la possibilità di occuparci delle peculiarità delle mansioni sacerdotali.

Ci sono dei Santi ai quali ti senti particolarmente affezionato?

Ci sono più figure che sono state di riferimento nella mia vita. Se penso ai Santi, non posso non citare Francesco di Sales e Angela Merici. Francesco di Sales per quanto riguarda l’accompagnamento spirituale, soprattutto nella scelta vocazionale. Angela Merici invece perché è stata “donna di profezia”, che ha saputo leggere ciò che il Signore voleva ma che sarebbe stato di difficile attuazione in quel momento. Una donna di dialogo, una donna aperta a parlare anche con chi non la pensava nello stesso modo della Chiesa e soprattutto una donna che ha saputo mettere al centro la figura femminile, tutelandola sempre.

Liberi tutti con Mosè!

Giovedì 13 giugno il grest “Liberi tutti con Mosè” arriva alla Festa dell’Oratorio. Super festa per tutti i bambini ed i ragazzi!

Vi aspettiamo alle 19:30 per l’inizio della serata. Presenteremo l’inno e tutti i balli del grest! Durante la serata inoltre verranno consegnate le magliette agli iscritti.

Ricordiamo che sarà attivo il servizio cucina, con menu speciale gnocco fritto. Cosa state aspettando?