Zuaboni venerabile

Il Papa ha autorizzato la Congregazione a promulgare anche i Decreti riguardanti le virtù eroiche del bresciano Giovanni Battista Zuaboni, fondatore dell’Istituto Secolare Compagnia della Sacra Famiglia e pioniere della pastorale familiare e servo di Dio

Riconosciute, nel centenario della scuola di vita familiare, le virtù eroiche di don Giovanni Battista Zuaboni, pioniere della pastorale familiare.

Don Giovanni Battista Zuaboni nasce a Promo di Vestone il 24 gennaio 1880. A soli due anni rimane orfano della madre. Entra in seminario a Brescia nel 1897 ed è ordinato sacerdote il 9 giugno 1906. Inizia il suo ministero come vicario cooperatore a Volciano e nel 1912 a Nuvolera. Nel 1915 svolge il ministero nella parrocchia di S. Giovanni Evangelista a Brescia. Contemporaneamente presta servizio militare come soldato di sanità, assistendo i soldati dell’ospedale militare.

Nel 1918 dà inizio alla prima Scuola di preparazione delle ragazze alla famiglia: l’attuale Scuola di Vita Familiare. L’iniziativa presto si sviluppa in varie parrocchie della Diocesi di Brescia e fuori. Nel 1930 dà forma organica all’Opera con la fondazione dell’Istituto Pro Familia e pone le basi per la Compagnia S. Famiglia, in seguito riconosciuta come Istituto Secolare. Studioso dei problemi sociali, con un ardente amore al Signore e alla Chiesa, don Giovanni Battista Zuaboni aveva trovato – mediante la preghiera, la meditazione, l’esercizio della carità sacerdotale – la formula di un apostolato nuovo, rispondente alle più urgenti istanze del nostro tempo: educare all’amore vero i giovani affinché formino famiglie sane, contributo indispensabile per una società più umana e cristiana. Il 12 dicembre 1939 accoglie con serenità la morte, vista come offerta necessaria alla realizzazione dell’Opera.

Il Papa, ricevendo in udienza il card. Angelo Becciu, prefetto della Congregazione delle Cause dei Santi, ha autorizzato la medesima Congregazione a promulgare i decreti riguardanti il miracolo, attribuito all’intercessione del card. Henry Newman (Fondatore dell’Oratorio di San Filippo Neri in Inghilterra), nato a Londra il 21 febbraio 1801 e morto a Edgbaston l’11 agosto 1890. Riconosciuti anche il miracolo attribuito all’intercessione della fondatrice della Congregazione delle Suore della Sacra Famiglia, l’indiana Maria Teresa Chiramel Mankidiyan, nata a Puthenchira (India) il 26 aprile 1876 e morta a Kuzhikkattussery (India) l’8 giugno 1926, e il martirio del gesuita ecuadoregno Salvatore Vittorio Emilio Moscoso Cárdenas, nato a Cuenca il 21 aprile 1846 e ucciso “in odio alla fede” a Riobamba il 4 maggio 1897. Il Papa ha autorizzato la Congregazione a promulgare anche i Decreti riguardanti le virtù eroiche del card. Giuseppe Mindszenty, già arcivescovo di Esztergom e primate di Ungheria, nato a Csehimindszent (Ungheria) il 29 marzo 1892 e morto a Vienna (Austria) il 6 maggio 1975; di Giovanni Battista Zuaboni, fondatore dell’Istituto Secolare Compagnia della Sacra Famiglia, nato a Vestone (Italia) il 24 gennaio 1880 e morto a Brescia (Italia) il 12 dicembre 1939; del gesuita spagnolo Emanuele García Nieto, nato a Macotera (Spagna) il 5 aprile 1894 e morto a Comillas (Spagna) il 13 aprile 1974; di Serafina Formai, fondatrice della Congregazione delle Suore Missionarie del Lieto Messaggio, nata a Casola Lunigiana (Italia) il 28 agosto 1876 e morta a Pontremoli (Italia) il 1° giugno 1954, e della colombiana Maria Berenice Duque Hencker, fondatrice della Congregazione delle Suore dell’Annunziazione, nata a Salamina (Colombia) il 14 agosto 1898 e morta a Medellín (Colombia) il 25 luglio 1993.

Programma C.A.G. 2018/2019

Quest’anno il Centro di Aggregazione Giovanile “Don Milani” vuole affrontare il tema delle elezioni e ricreare le tappe fondamentali per la realizzazione del Consiglio comunale dei ragazzi . 

Il progetto di educazione alla cittadinanza è in stretta collaborazione  con la Giunta e il Consiglio Comunale di Leno e ha come obiettivo la creazione di un vero e proprio consiglio comunale di giovani, con un suo sindaco e suoi consiglieri, che possa discutere ed elaborare proposte  da presentare ai “colleghi” adulti.

Questo  progetto,  pensato per stimolare nei più giovani una partecipazione attiva alla vita della comunità di cui fanno parte, ha la finalità di far conoscere ai ragazzi le modalità attraverso cui il cittadino esercita i propri diritti democratici, incoraggia  la cultura del dialogo e della legalità,  promuove la conoscenza del funzionamento delle amministrazioni locali. Sappiamo bene che i cittadini hanno un ruolo importante nel costruire una società migliore e più democratica; e che sviluppare le competenze e gli atteggiamenti per una cittadinanza attiva è essenziale nell’educare i giovani.

I cittadini attivi non solo conoscono i loro diritti e le loro responsabilità, ma mostrano anche solidarietà con le altre persone e sono pronti a dare qualcosa alla società. 

L’attività sarà articolata in diversi momenti:

  • Incontro con il Sindaco di Leno Cristina Tedaldi, che spiegherà come si è giunti alla nascita della Costituzione e all’importanza del diritto di voto: seguirà una breve intervista al Sindaco. 
  • presentazione, da parte dei ragazzi interessati,  della propria candidatura a sindaco con il proprio entourage di consiglieri; seguirà la presentazione di un programma elettorale;
  • organizzazione della campagna elettorale da parte dei candidati, con strutturazione di manifesti, volantini ecc., e presentazione delle liste formatesi agli altri ragazzi del C.A.G;
  • Visita in Comune per vedere gli spazi adibiti al Consiglio Comunale per conoscere le autorità;
  • elezione dei consiglieri e del Sindaco da parte dei ragazzi del C.A.G, scrutinio e proclamazione ufficiale degli eletti;
  • insediamento del Consiglio e del Sindaco;
  • incontro tra il Sindaco del C.A.G. e le istituzioni.

Le proposte dell’anno

Attività e uscite 

  • Cene (animazione a seguire: gara di Just Dance): a Gennaio e a Maggio
  • Visita in Comune per vedere gli spazi adibiti al Consiglio Comunale 
  • Un incontro con un’ostetrica del distretto di Ghedi che tratterà il tema dei problemi adolescenziali con i ragazzi di terza media (Maggio 2019)
  • Uscita serale con classi terze (indicativamente Aprile)
  • Gite di tutta la giornata (una uscita con i mezzi pubblici e una con il pullman): il 4 Marzo (lunedì di Carnevale) e venerdì 26 Aprile (vacanze pasquali)

Don Davide e le educatrici del C.A.G.

Religione a scuola: un’opportunità

L’Irc, si legge nel messaggio dei vescovi italiani, “è il luogo più specifico in cui, nel rigoroso rispetto delle finalità della scuola, si può affrontare un discorso su Gesù. Come dice Papa Francesco non si tratta di fare proselitismo, ma di offrire un’occasione di confronto”

L’insegnamento della religione cattolica (Irc) intende essere, all’interno di tutto il mondo della scuola, “un’occasione di ascolto delle domande più profonde e autentiche degli alunni, da quelle più ingenuamente radicali dei piccoli a quelle talora più impertinenti degli adolescenti. Le indicazioni didattiche in vigore per l’Irc danno ampio spazio a queste domande; a loro volta, gli insegnanti di religione cattolica sono preparati all’ascolto, presupposto per sviluppare un confronto serio e culturalmente fondato”. Lo scrive la presidenza della Cei nel messaggio rivolto a studenti e genitori che nei prossimi giorni dovranno decidere se avvalersi o meno dell’Irc per l’anno scolastico 2018-19. L’Irc, si legge ancora nel messaggio dei vescovi italiani, “è il luogo più specifico in cui, nel rigoroso rispetto delle finalità della scuola, si può affrontare un discorso su Gesù. Come dice Papa Francesco non si tratta di fare proselitismo, ma di offrire un’occasione di confronto. Ci auguriamo che anche quest’anno siano numerosi gli alunni che continueranno a fruire di tale offerta educativa, finalizzata ad accompagnare e sostenere la loro piena formazione umana e culturale”.

La banda giovanile “Luca Colosio” al Conservatorio di Milano

22 Settembre 2018, concerto della banda giovanile “Luca Colosio” all’interno della Sala Verdi del Conservatorio di Milano.

Forse non occorre aggiungere altro!

Potremmo dirvi che questo è un degli eventi più importanti che la nostra associazione abbia mai vissuto, che è un appuntamento significativo per il mondo bandistico, che ci siamo esibiti in una sala dove hanno suonato i più grandi musicisti al mondo. Ma… preferiamo raccontarvi cosa ha significato per noi suonare dentro a quella sala.

Siamo disposti in fila, ordinati, concentrati, emozionati. Tanti sguardi, poche parole, qualche gamba ballerina per l’agitazione. Entriamo e ci disponiamo sul palco. In quella sala da 1500 posti, dove anche il silenzio prima di un brano sembra avere un suono diverso. Si parte. Suoniamo. Facciamo musica.

Sono tante le sensazioni che hanno circolato su quel palco e che hanno reso quell’ora di concerto un qualcosa che si fatica a raccontare. Basterebbe guardarsi negli occhi.

E allora mi guardo intorno, vedo occhi lucidi ed emozionati e penso che la maggior parte dei ragazzi su quel palco non ha mai conosciuto Luca Colosio, di cui la banda giovanile porta il nome; eppure ogni volta riescono a raccontarlo e ricordarlo facendo una sola ma incredibile cosa: musica!   

Ci piace pensare che siamo riusciti ad emozionare il pubblico in sala.
Ci piace pensare che il ricordo e le sensazioni di questa giornata ci accompagneranno per tanto tempo.

Ci piace pensare che, dopo un’esperienza così, ognuno di noi è sceso da quel palco un po’ più grande. 

Don Facchetti: Riscoprire la preghiera

L’Apostolato della Preghiera è presente oggi in tutto il mondo e anche nella nostra Diocesi è diffuso in molte parrocchie e comunità

Lo scorso 14 novembre, presso il Centro pastorale Paolo VI, in città, si è tenuto il primo incontro diocesano dell’Apostolato della Preghiera. Questo primo incontro, ha visto, in mattinata, la preghiera delle Lodi, una Meditazione dell’assistente diocesano don Diego Facchetti sulla prima Lettera pastorale del nostro Vescovo, spazio per Adorazione e Confessioni, S. Messa e pranzo condiviso. Nel pomeriggio, l’Ora Media, Echi dal Convegno Nazionale, presentazione del calendario con le iniziative per questo nuovo anno, tra cui i possibili pellegrinaggi e, al termine della giornata, il canto dei Vespri.

Nato in Francia nel 1844, l’Apostolato della Preghiera è presente oggi in tutto il mondo e anche nella nostra Diocesi è diffuso in molte parrocchie e comunità. L’Apostolato della preghiera è un programma di vita, uno strumento di evangelizzazione, una scuola di preghiera e una strada di santità, aperta a tutti, che aiuta a compiere un percorso di fede facendo vivere i Sacramenti nello spirito del sacerdozio comune a tutti i fedeli in Cristo.

“Lo scopo principale dell’Apostolato della Preghiera è molto semplice” ci ha detto don Facchetti: “Aiutare ogni cristiano, inserito in parrocchia o in qualche gruppo diocesano, ma anche non inserito e, talvolta, più lontano dall’ambiente ecclesiastico, a scoprire il valore della preghiera, soprattutto nell’aspetto di apostolato e condivisione”. Attraverso l’invito a pregare e riflettere mensilmente sulle intenzioni del Papa e dei Vescovi, l’Apostolato permette di collegare la vita spirituale con la realtà concreta della vita di ciascuno, ricca di gioie e speranze, ma anche di dolore, angoscia e preoccupazioni.

“Tra le iniziative che il nostro gruppo ha in programma quest’anno, ci sono altri due incontri diocesani, il momento di preghiera quotidiana secondo le intenzioni mensili, due pellegrinaggi, a Roma, Napoli e Pompei oltre che a Modena e all’abbazia di Nonantola e la scelta di proseguire a sostenere diversi progetti, come i Gemma, in aiuto delle donne in gravidanza ma interessate da svariate difficoltà e un aiuto concreto per i bambini di Betlemme” ha concluso don Facchetti.

“Perché i giovani, per grazia di Dio, diano compimento al loro desiderio di vita, conoscano sempre più il Volto amorevole di Cristo, camminino nella luce della fede e infondano al mondo speranza”: questa è l’intenzione che il vescovo Pierantonio ha “affidato” all’Apostolato della Preghiera per il 2018/2019 ma che ognuno di noi può far sua, rendendola parte della propria preghiera quotidiana.

“Istituiamo una scuola al servizio del Signore”

La Regola, Benedetto l’ha adattata con saggezza e discrezione al mondo latino.  Essa apre una via nuova alla civiltà europea dopo il declino di quella romana.

In questa scuola di servizio del Signore hanno un ruolo determinante la lettura della Parola di Dio e la lode liturgica, alternate con i ritmi del lavoro in un clima di intensa carità fraterna e di servizio reciproco. Insomma: Egli non fonda un “ordine”, ma famiglie di monaci, cioè singoli monasteri con a capo, come padre, un monaco che egli chiamerà “abate”, nome biblico.

Dal Prologo all’ultimo capitolo della sua Regola, san Benedetto istruisce ed esorta i monaci, ma soprattutto li ama. Il suo stile è calmo e sereno, come un vero discorso familiare fin dalle sue prime parole: “Ascolta, o figlio, gli insegnamenti del maestro e volgi ad essi l’orecchio del tuo cuore, accogli docilmente l’esortazione che ti dà un padre che ti ama…” (Prologo, 1).

Perché Benedetto fa questo e dice questo? Perché egli conosce molto bene il Vangelo; conosce molto bene Gesù e lo ama sopra ogni altra realtà.

Infatti, poiché ha voluto incarnarsi, Dio ha dovuto cercarsi prima una famiglia, una madre (Lc 1,26-38) e un padre (Mt 1, 18-25).  Se nel grembo di Maria Dio si è fatto uomo, nel seno della famiglia di Nazareth il Dio incarnato ha imparato a diventare uomo. Maria non è stata solo Colei che ha partorito Gesù; da vera mamma, accanto a Giuseppe, è riuscita a fare della famiglia di Nazareth un focolare di umanizzazione del Figlio di Dio (Lc 2,51-52). L’incarnazione del Figlio di Dio ha assunto pienamente le modalità dello sviluppo naturale di ogni creatura umana che ha bisogno di una famiglia che l’accoglie, l’accompagna, che l’ama e collabora nello sviluppo di tutte le sue dimensioni umane, quelle che lo rendono veramente “persona umana”.  Così coloro che vogliono dedicarsi totalmente a Dio Padre, che vogliono “amarlo sopra ogni altro”, hanno bisogno di una Famiglia dove imparare e maturare tutto questo; questa Famiglia-scuola è il Monastero. 

Già questo primo approccio con la Regola benedettina, ci mostra la grandezza di san Benedetto e ci dice come egli ami la vita di famiglia, amore attinto dalla propria famiglia. Egli sa che Gesù è in famiglia dove ha imparato l’obbedienza alla legge e si è immerso nella cultura di un popolo; è in famiglia che Gesù ha imparato a dare a Dio il primo posto; è in famiglia che Gesù, cosciente d’essere Figlio di Dio, ha voluto inserirsi per crescere, come uomo, “in età, sapienza e grazia”.

Per questo Benedetto non ha fondato un “ordine”, ma una famiglia, dove tutti sono fratelli, curati da un padre che li ama. Ma da tutto ciò perché le nostre famiglie non imparano? Perché non conoscono più il Vangelo come lo incarna la Regola del santo Padre Benedetto?

Perché oggi la famiglia vacilla?

I genitori si separano, non tengono più fede alla promessa di fedeltà fatta davanti agli uomini e a Dio? Per questo, vedremo, che Benedetto ha fatto un grande dono ai suoi monaci per essere per sempre fedeli, sperando, che da questo dono le famiglie apprendano e lo facciano proprio per essere luoghi di serenità, amore, bellezza, stabilità e santità. Vivi per gli altri, con gli altri, e ritornerai a vivere. 

Silvano Mauro Pedrini OBS

Politica: la formazione è d’obbligo

“Migranti: accogliere, proteggere, promuovere, integrare. Una sfida possibile?” Questo il tema scelto per l’anno 2018-19 dalla Scuola di formazione all’Impegno sociale e politico della Diocesi di Brescia, che aprirà i lavori sabato 27 ottobre con il saluto del Vescovo, mons. Pierantonio Tremolada.

“Migranti: accogliere, proteggere, promuovere, integrare. Una sfida possibile?” Questo il tema scelto per l’anno 2018-19 dalla Scuola di formazione all’Impegno sociale e politico della Diocesi di Brescia, che aprirà i lavori sabato 27 ottobre con il saluto del Vescovo, mons. Pierantonio Tremolada.

“La scuola di politica che la Diocesi propone da ormai qualche anno ai giovani fino ai 35 anni è l’impegno che la Chiesa bresciana offre ai giovani che vogliono impegnarsi in politica con un taglio particolare, seguendo la dottrina sociale della Chiesa” spiega Enzo Torri, Vicedirettore dell’Ufficio per l’Impegno Sociale.

Ogni anno la scuola di Formazione, che si rivolge ai giovani dai 18 ai 35 anni interessati all’impegno socio-politico, adotta un tema cardine della vita comunitaria e lo affronta in un percorso formativo.

“In questo percorso – continua Torri – si vuole offrire una lettura articolata in 10 incontri che possono consentire il discernimento da parte di chi frequenterà il corso per comprendere i fenomeni attuali, comprendere il problema e capire fino a che punto questo problema ci toccherà in futuro”.

Quest’anno il corso si proporrà di rispondere ad una serie di domande più che mai attuali: quali sono i volti dell’immigrazione in Italia? Quali sono i numeri tra percezione e realtà? Qual è la situazione geopolitica delle migrazioni? Che tipo di risposte può dare la politica a questo fenomeno?

“Una scelta concreta e molto operativa che la diocesi ha messo in campo” sottolinea Silvano Corli, Direttore della Scuola di Formazione. “Quella di un’educazione e una formazione dei giovani per affrontare i problemi forti che si presentano nelle nostre comunità con maggiore consapevolezza e maggiore preparazione.”

Da qui l’importanza di scegliere un argomento, quello dell’immigrazione, che tocca tutte le comunità e pone l’urgenza di un approfondimento puntuale per fornire gli strumenti adatti ad affrontarlo nell’immediato futuro. “Noi viviamo una situazione nel presente – continua Corli – e la vivremo ancora di più nel futuro, dove il tema dell’immigrazione sarà un tema con il quale ci dovremo confrontare. Il rischio è confrontarsi con paura e timori che non sono fondati su dati concreti, quindi per noi è fondamentale la conoscenza della realtà in modo tale che ogni scelta sia compiuta in base alla conoscenza e non in base alla paura”.

Gli incontri proseguiranno fino a sabato 25 maggio 2019, tra interventi e testimonianze. Tra i relatori Valerio Corradi, docente di Sociologia del territorio, il giornalista di Avvenire Nello Scavo (nella foto), Matteo Villa dell’Istituto per gli studi di politica internazionale di Milano, la direttrice del CIRMIB Maddalena Colombo e una tavola rotonda con i parlamentari bresciani coordinata da Anna della Moretta del Giornale di Brescia.

L’iscrizione si effettua online, entro venerdì 19 ottobre, tramite il form raggiungibile dal sito oppure sulla pagina Facebook scuola.politica.brescia. La quota di iscrizione è di 60 euro, agli studenti è riconosciuta una riduzione del 50%.

Scuola di Cristianesimo con Sicari

L’inizio della Scuola di Cristianesimo con padre Sicari è fissato per lunedì 8 ottobre alle ore 21 (tutti gli incontri avranno luogo nella chiesa di S.Pietro in Via Castello 10 a Brescia). Al centro la figura di Santa Teresa di Lisieux

Riprende lunedì 8 ottobre la Scuola di Cristianesimo del Movimento Ecclesiale Carmelitano, fondato dal teologo carmelitano Padre Antonio Maria Sicari e sviluppatosi nei suoi 25 anni in diverse città italiane ma anche in Romania, Libano, Lettonia, Belgio, Stati Uniti e Colombia. Un programma che si estende da Ottobre a Giugno e che comprende sette incontri di meditazione chiamati “Scuola di Cristianesimo”, tutti previsti nella Chiesa di San Pietro di Brescia, due ritiri, uno di Avvento e uno di Quaresima, presso la Scuola Madonna della Neve di Adro, il tradizionale percorso quaresimale dei Ritratti di Santi e il momento degli Esercizi Spirituali, dal 3 al 5 Maggio 2019.

Il percorso è aperto a tutti, agli aderenti al MEC ma anche ai fedeli che desiderano approfondire il proprio rapporto di fede attraverso il carisma carmelitano, incontrando la realtà di un Movimento fondato nel 1993 e riconosciuto dal vescovo Sanguineti il 16 Luglio 2003, nel giorno della Beata Vergine Maria del Monte Carmelo. Le lezioni (perché di scuola si tratta) di quest’anno si articolano attorno alla figura straordinaria di S. Teresa di Lisieux, nota anche come S. Teresina e autrice di uno dei libri di spiritualità più letti e apprezzati, “Storia di un’anima”. Una santa cresciuta in una famiglia straordinaria, con i genitori anch’essi santi (Luigi Martin e Maria Zelia Guerin) e che fin dalla più tenera età ha avvertito forte il richiamo di Gesù, superando diversi ostacoli con determinazione per riuscire ad entrare giovanissima nel Carmelo.

L’inizio della Scuola di Cristianesimo è fissato per lunedì 8 ottobre alle ore 21 nella chiesa di S. Pietro in Via Castello 10 a Brescia (dove si svolgeranno tutti e sette gli incontri), con possibilità di parcheggio nel piazzale interno del Convento. A condurre le Meditazioni il teologo P. Antonio Maria Sicari, capace di penetrare le profondità della dottrina di S.Teresa di Lisieaux, “tra i dottori della Chiesa la più giovane, ma il cui cammino spirituale è così maturo e coraggioso, le intuizioni di fede tra i suoi scritti così vaste e profonde, da meritarle un posto tra i grandi maestri dello Spirito”, come disse papa Giovanni Paolo II, che la proclamò Dottore della Chiesa il 19 Ottobre 1997.

In particolare il percorso proposto ha come obiettivo quello di ridare nuova luce alla famiglia, perché ogni famiglia la si dovrebbe rendere “santa come una Chiesa”. La Scuola di Cristianesimo di Padre Sicari, partendo dall’origine (“Al principio di tutto: la Divina Generazione e la Comunione d’Amore tra il Padre e il Figlio”), conduce all’esperienza ecclesiale-familiare dei Sacramenti, riproponendo e rimettendo al centro della vita dei cristiani il senso più autentico della festa. Una proposta che intende in un certo senso riaffermare l’idea di un cristianesimo non pesante, grigio e monotono ma al contrario ricco di vita e di gioia, con la Famiglia come suo nucleo fondante. Una risposta positiva ad un mondo spesso dominato dal pessimismo e dalla disillusione.

Educare al bello della musica

Le proposte della Scuola di musica Santa Cecilia illustrate da don Roberto Soldati, responsabile della formazione liturgica e del coro di Voci Bianche

Come ogni realtà formativa che si rispetti, anche la Scuola diocesana di Musica Santa Cecilia, dopo la pausa estiva sta per far suonare idealmente quella campanella che segna la ripresa delle attività. Sono infatti aperte sino al 6 ottobre le iscrizioni ai corsi e alle proposte della Scuola che ha la sua sede negli spazi del Polo culturale di via Bollani.

Radici. La scuola che affonda le sue radici nella prima metà del secolo scorso, ha come finalità la preparazione di animatori del canto liturgico, organisti, strumentisti e direttori di coro; la proposta di attività volte a “conservare il patrimonio della musica sacra e favorire le nuove forme del canto sacro”, la promozione dello studio della musica per chi ne ha le attitudini, e, per ultimo, la diffusione della cultura musicale e la valorizzazione del prezioso patrimonio organario bresciano. Finalità che la Scuola diocesana Santa Cecilia persegue con una nutrita serie di proposte aperte a tutti.

Mission. “La mission principale della scuola – afferma don Roberto Soldati responsabile della formazione liturgica e del coro Voci Bianche della Santa Cecilia – continua a essere quella della formazione liturgico-musicale. La nostra realtà è nata proprio per sostenere e formare coloro che si impegnano nel servizio musicale nella liturgia ed è naturale che profonda un grande impegno in questa direzione”. Sono tante, infatti, le attività proposte in campo: dal corso di canto gregoriano a quello di base del canto liturgico, da proposte di musicologia (che la scuola è disponibile a realizzare anche in quelle parrocchie che desiderano far compiere ai loro gruppi liturgici appositi cammini formativi) ai corsi di organo, che continua a essere lo strumento principe della scuola. Altrettanto importante, in questa prospettiva, è il corso per direttore di coro che può contare anche su un laboratorio di letteratura e vocalità corale. Da qualche anno la Scuola diocesana di Musica Santa Cecilia propone anche un corso di lettura espressiva per coloro che si prestano nelle parrocchie di appartenenza per il servizio di lettura della Parola di Dio nella liturgia. “Per un altro anno ancora – continua don Soldati – la scuola propone un corso di latino liturgico musicale, che dà la possibilità di entrare in contatto con i testi liturgici, soprattutto quelli legati al canto gregoriano. Non vogliamo formare latinisti, ma dare a tanti la possibilità di comprendere e, di conseguenza, gustare meglio ciò che sono chiamati a cantare”.

Formazione. La Scuola diocesana di Musica Santa Cecilia propone molte attività anche sul fronte della formazione musicale… “Sì – sottolinea il sacerdote – . Perché possa realizzarsi la formazione di musicisti per la liturgia è infatti necessario pensare alla formazione dei musicisti in senso generale, con proposte di approfondimento di tutti quelli che sono i filoni della musica”. Questo tipo di formazione è rivolta a un pubblico di tutte le età, a partire dai più piccoli a cui sono riservati corsi di avviamento al ritmo e proposte prevedono anche l’educazione al canto, propedeutiche a un eventuale ingresso nel coro di Voci Bianche Santa Cecilia che è uno dei fiori all’occhiello della scuola”.

Dipartimento. Altra eccellenza della Scuola diocesana è il Dipartimento di Musica Antica, nato dalla sinergia con Palma Choralis, una realtà che da più di un decennio è riconosciuta a livello internazionale. La proposta del dipartimento è molto ampia con iniziative pensate per chi vuole iniziare a conoscere questo tipo di musica. Non meno importante è l’attenzione che la Santa Cecilia dedica al rapporto con la scuola. “Con Wonderful machine – racconta don Soldati – proponiamo un vero e proprio viaggio alla scoperta dell’organo. Si tratta di un percorso pensato per gli alunni degli ultimi due anni della scuola primaria e per l’intero ciclo di quella secondaria di primo grado. Per gli studenti delle secondarie di secondo grado cui sono gli incontri “Musica storia musiche” tenuti da Francesco Iuliano. Grazie a un protocollo d’intesa siglato con la Scuola editrice i docenti hanno la possibilità di partecipare a questi incontri ottenendo, su richiesta, la certificazione di partecipazione. La proposta, ovviamente, non è per i soli docenti di musica.

Adolescenti affamati

Patatine, biscotti, barrette di cioccolata, caramelle sono gli alimenti preferiti dei nostri adolescenti. Per certi versi la settimana del campo-scuola è il momento buono per fare una bella scorpacciata di tutto quanto si desideri. Nonostante ci siano dei cuochi eccezionali in cucina, scoprirete (provate a chiederlo agli adolescenti) che durante il campo, nascosto in qualche armadio, sotto i letti o addirittura sui balconi si possono trovare snack di ogni genere. I nostri ragazzi sono proprio affamati eh? Eppure abbiamo sempre servito almeno due portate di piatti deliziosi per pasto con possibilità di fare il bis (anche il tris talvolta). Ma siamo sicuri che questa sia veramente fame? Cosa c’è dietro questa voracità irrefrenabile dei nostri ragazzi?

È evidente che l’uomo, quando mangia non lo fa come semplice risposta ad un bisogno primario, basti pensare che quando si è un po’ tristi la Nutella sembra essere la nostra migliore amica. Inoltre noi non ci limitiamo a mangiare come fossimo animali, abbiamo bisogno di apparecchiare la tavola, ricerchiamo il giusto equilibrio tra i sapori ma non solo, i pasti diventano occasioni aggregative, romantiche e molto altro ancora. L’alimentazione dunque è una questione di ritualità, relazione, cultura, dono e condivisione.

A questo proposito il titolo dei lavori di gruppo è emblematico:

dimmi come mangi e ti dirò chi sei

Io oserei dire che spesso mangiamo senza ricordarci chi siamo. Mi spiego meglio: secondo la Parola di Dio noi siamo stati creati ad immagine e somiglianza di Dio che ci ha creati per essere in relazione con Lui. I problemi sorgono quando noi non ci ricordiamo che il fine ultimo della nostra vita gira attorno alla relazione con Dio e crediamo che il nostro vero Dio sia il nostro io.

Essendo noi fatti per Dio è inevitabile non trovare una completa soddisfazione in ciò che ci circonda: c’è sempre una parte di noi che desidera qualcosa di più grande che possa saziare la propria esistenza in modo vero.

A mio parere il problema è quando ci dimentichiamo di come siamo strutturati e cediamo alla tentazione più comune: mettere a tacere quella fame di infinito con la realtà materiale che ci circonda che può essere un pacchetto di patatine, un’auto nuova, una carriera soddisfacente e chi più ne ha più ne metta.

Penso che nell’adolescenza questa richiesta interiore sia molto evidente: c’è una ricerca implacabile di senso, una ricerca di dominio e di controllo della vita. C’è un bisogno di amore infinito. Per quanto si abbiano accanto persone fantastiche questo bisogno non è mai pienamente placato. L’uomo è smisurato nel bisogno di amare. E dunque chi siamo? Gente ingorda che è destinata ad ingozzarsi del mondo intero illudendosi che sia Amore?

Al pozzo di Sicar Gesù dice alla donna samaritana che aveva cambiato cinque mariti:

chiunque beve di quest’acqua avrà di nuovo sete; ma chi berrà dell’acqua che io gli darò, non avrà più sete in eterno. Anzi, l’acqua che io gli darò diventerà in lui una sorgente d’acqua che zampilla per la vita eterna.

Gesù è la risposta a quella domanda infinita di amore, perché Lui è l’Amore fattosi carne per noi. Egli stesso offrendosi per noi diventa cibo e bevanda: solo mangiando di Lui e seguendo Lui possiamo essere veramente uomini e donne, possiamo essere veramente noi. L’eucarestia però non è un atto egoistico: non possiamo utilizzare il corpo di cristo per placare questo bisogno di amore. Il rito stesso dell’eucarestia, come ci ha spiegato don Davide è un continuo ricevere e donare. Come se noi fossimo un cuore che per funzionare ha necessariamente bisogno di una cavità, di un vuoto che deve essere riempito ma immediatamente dopo espulso. Anche noi come il cuore abbiamo questo vuoto che viene riempito dell’Amore ma che non può restare solo in noi, deve essere donato a chiunque ci circondi.

Dopo questa riflessione mi chiedo se la fame dei nostri ragazzi, ormoni a parte, sia veramente fame. Non è che forse hanno questo vuoto e cercano in tutti i modi di colmarlo? Abbiamo mai detto loro che tutto questo è normale? E che Gesù, se noi lo vogliamo, è disposto ad inondarci del suo amore (anzi, di Lui che è Amore)?

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Folgaria 2018