La santità è vita trasfigurata

Parrocchie di Porzano – Leno – Milzanello

QUARESIMA 2019
ESERCIZI SPIRITUALI NELLA VITA CORRENTE

Questo è il bello del vivere: progredire nella santità

Venerdì15 marzo

Invocazione allo Spirito

(San Paolo VI, papa)

Spirito Santo, dammi un cuore grande
e aperto alla tua silenziosa e forte parola ispiratrice; chiuso a tutte le ambizioni meschine;
contrario a qualsiasi spregevole competizione umana, compenetrato dal senso della santa Chiesa.
Un cuore grande e desideroso
di farsi simile al Cuore del Signore Gesù.
Un cuore grande e forte per amare tutti,
servire tutti e soffrire per tutti.
Un cuore grande e forte per superare tutte le prove, tutto il tedio, tutta la stanchezza,
ogni disillusione e offesa.
Un cuore grande e forte,
costante fino al sacrificio,
quando sarà necessario.
Un cuore la cui felicità è palpitare
con il Cuore di Cristo,
e compiere umilmente,
fedelmente e virilmente
la volontà del Padre. Amen.

Il buon ladrone e il centurione romano

(Luca 23, 39-49)

39 Uno dei malfattori appesi lo insultava, dicendo: «Non sei tu il Cristo? Salva te stesso e noi!» 40 Ma l’altro lo rimproverava, dicendo: «Non hai nemmeno timor di Dio, tu che ti trovi nel medesimo supplizio? 41 Per noi è giusto, perché riceviamo la pena che ci meritiamo per le nostre azioni; ma questi non ha fatto nulla di male». 42 E diceva: «Gesù, ricòrdati di me quando entrerai nel tuo regno!» 43 Ed egli gli disse: «Io ti dico in verità, oggi tu sarai con me in paradiso». 44 Era circa l’ora sesta, e si fecero tenebre su tutto il paese fino all’ora nona; 45 il sole si oscurò. La cortina del tempio si squarciò nel mezzo. 46 Gesù, gridando a gran voce, disse: «Padre, nelle tue mani rimetto lo spirito mio». Detto questo, spirò. 47 Il centurione, veduto ciò che era accaduto, glorificava Dio dicendo: «Veramente, quest’uomo era giusto». 48 E tutta la folla che assisteva a questo spettacolo, vedute le cose che erano accadute, se ne tornava battendosi il petto. 49 Ma tutti i suoi conoscenti e le donne che lo avevano accompagnato dalla Galilea stavano a guardare queste cose da lontano.

San Paolo VI, papa. (Giovanni Battista Montini)

Giovanni Battista Montini, nato a Concesio (Brescia), compì gli studi fino alla licenza ginnasiale presso il collegio “Arici” dei padri Gesuiti a Brescia, per lunghi periodi come alunno esterno, causa la salute delicata. Ottenne la licenza liceale come privatista presso il Liceo classico statale “Arnaldo da Brescia”. Avvertita la vocazione sacerdotale, entrò nel Seminario di Brescia, e seguì i corsi come esterno: fu ordinato sacerdote nella cattedrale bresciana il 29 maggio 1920. Indirizzato alla carriera diplomatica, ebbe numerosi incarichi di rilievo nella Curia Romana e fu assistente ecclesiastico degli universitari cattolici italiani. Diventato arcivescovo di Milano, compì il suo ingresso solenne il 6 gennaio 1955, impegnandosi ad ascoltare la società che cambiava e indicandole Dio come unico riferimento. Fu creato cardinale dal Papa san Giovanni XXIII il 15 dicembre 1958. Eletto Papa col nome di Paolo VI il 21 giugno 1963, dichiarò immediatamente di voler portare avanti il Concilio Ecumenico Vaticano II. Alla sua conclusione, cominciò quindi a metterne in opera le deliberazioni con grande coraggio, in mezzo a ostacoli di ogni segno. In particolare pubblicò il rinnovato Messale Romano. Fu importante e profonda la sua azione ecumenica, con proficui scambi e incontri con la Chiesa anglicana e la Chiesa ortodossa. Scrisse sette encicliche e compì nove viaggi apostolici fuori dall’Italia. L’ultimo periodo della sua vita fu segnato dalla contestazione ecclesiale, cui reagì con fortezza e carità, e dall’uccisione del suo amico, l’onorevole Aldo Moro. Morì nella residenza pontificia di Castel Gandolfo il 6 agosto 1978. È stato beatificato da papa Francesco il 19 ottobre 2014. Lo stesso Pontefice lo ha canonizzato il 14 ottobre 2018. Col Decreto della Congregazione per il Culto Divino e la Disciplina dei Sacramenti del 25 gennaio 2019, la memoria liturgica di papa Montini è stata inserita nel calendario Romano Generale al 29 maggio, giorno della sua ordinazione sacerdotale. I suoi resti mortali sono venerati nelle Grotte Vaticane sotto la Basilica di San Pietro a Roma.

SALMO 138. Inno di ringraziamento

Ti rendo grazie, Signore, con tutto il cuore: hai ascoltato le parole della mia bocca.
A te voglio cantare davanti agli angeli,
mi prostro verso il tuo tempio santo.
Rendo grazie al tuo nome
per la tua fedeltà e la tua misericordia:
hai reso la tua promessa più grande di ogni fama. Nel giorno in cui t’ho invocato, mi hai risposto, hai accresciuto in me la forza.
Ti loderanno, Signore, tutti i re della terra quando udranno le parole della tua bocca. Canteranno le vie del Signore,
perché grande è la gloria del Signore; eccelso è il Signore e guarda verso l’umile ma al superbo volge lo sguardo da lontano.
Se cammino in mezzo alla sventura
tu mi ridoni vita;
contro l’ira dei miei nemici stendi la mano e la tua destra mi salva.
Il Signore completerà per me l’opera sua. Signore, la tua bontà dura per sempre: non abbandonare l’opera delle tue mani.

La santità è un tesoro cercato e trovato

Parrocchie di Porzano – Leno – Milzanello

QUARESIMA 2019
ESERCIZI SPIRITUALI NELLA VITA CORRENTE

Questo è il bello del vivere: progredire nella santità

Giovedì 14 marzo

Invocazione allo Spirito

(San Paolo VI, papa)

Fa’, o Signore,
che il tuo Spirito informi
e trasformi la nostra vita,
e ci dia il gaudio della fratellanza sincera, la virtù del generoso servizio,
l’ansia dell’apostolato.
Fa’, o Signore,
che sempre più ardente e operoso
diventi il nostro amore
verso tutti i fratelli in Cristo
per collaborare sempre più intensamente con loro nell’edificazione del Regno di Dio.
Fa’ ancora, o Signore,
che sappiamo meglio unire i nostri sforzi con tutti gli uomini di buona volontà, per realizzare pienamente
il bene dell’umanità nella verità,
nella libertà, nella giustizia e nell’amore.
Per te noi così ti preghiamo, o Cristo, che col Padre e con lo Spirito Santo vivi e regni, Dio, nei secoli eterni. Amen.

Maria di Magdala

(Giovanni 20, 11-18)

11 Maria, invece, se ne stava fuori vicino al sepolcro a piangere. Mentre piangeva, si chinò a guardare dentro il sepolcro, 12 ed ecco, vide due angeli, vestiti di bianco, seduti uno a capo e l’altro ai piedi, lì dov’era stato il corpo di Gesù. 13 Ed essi le dissero: «Donna, perché piangi?» Ella rispose loro: «Perché hanno tolto il mio Signore e non so dove l’abbiano deposto». 14 Detto questo, si voltò indietro e vide Gesù in piedi; ma non sapeva che fosse Gesù. 15 Gesù le disse: «Donna, perché piangi? Chi cerchi?» Ella, pensando che fosse l’ortolano, gli disse: «Signore, se tu l’hai portato via, dimmi dove l’hai deposto, e io lo prenderò». 16 Gesù le disse: «Maria!» Ella, voltatasi, gli disse in ebraico: «Rabbunì!» che vuol dire: «Maestro!» 17 Gesù le disse: «Non trattenermi, perché non sono ancora salito al Padre; ma va’ dai miei fratelli, e di’ loro: “Io salgo al Padre mio e Padre vostro, al Dio mio e Dio vostro”». 18 Maria Maddalena andò ad annunciare ai discepoli che aveva visto il Signore, e che egli le aveva detto queste cose.

Venerabile Benedetta Bianchi Porro

Benedetta Bianchi Porro nasce a Dovadola, in provincia di Forlì e diocesi di Forlì-Bertinoro, l’8 agosto 1936. A tre mesi si ammala di poliomielite: guarisce, ma rimane con una gamba più corta dell’altra. A dispetto delle condizioni di salute, s’iscrive alla facoltà di Fisica dell’Università degli Studi di Milano, ma dopo un mese passa a quella di Medicina. Proprio questi suoi studi le permettono, nel 1957, di riconoscere da sola la natura della malattia che l’aveva intanto resa cieca e progressivamente sorda: neurofibromatosi diffusa o morbo di Recklinghausen. La vicinanza degli amici le permette di uscire a poco a poco dal dolore. Due volte pellegrina a Lourdes, scopre in quel luogo quale sia la propria autentica vocazione: lottare e vivere in maniera serena la malattia. Attorno a lei si radunano amici e sconosciuti, mentre con le sue lettere raggiunge molti cuori. Muore nella sua casa di Sirmione alle 10.40 del 23 gennaio 1964, a ventisette anni, con un «Grazie» come ultima parola. Dal 22 marzo 1969 le sue spoglie mortali riposano nella chiesa della badia di Sant’Andrea a Dovadola. È stata dichiarata Venerabile il 23 dicembre 1993. Il 7 novembre 2018 papa Francesco ha autorizzato la promulgazione del decreto relativo a un miracolo ottenuto per intercessione di Benedetta, la cui beatificazione è stata fissata a sabato 14 settembre 2019, nella cattedrale di Forlì.

SALMO 135. Inno di lode.

Lodate il nome del Signore, lodatelo, servi del Signore,
voi che state nella casa del Signore, negli atri della casa del nostro Dio.
Lodate il Signore: il Signore è buono; cantate inni al suo nome, perché è amabile. Il Signore si è scelto Giacobbe,
Israele come suo possesso.
Io so che grande è il Signore,
il nostro Dio sopra tutti gli dei. Tutto ciò che vuole il Signore,
egli lo compie in cielo e sulla terra, nei mari e in tutti gli abissi.
Fa salire le nubi dall’estremità della terra, produce le folgori per la pioggia,
dalle sue riserve libera i venti.
Signore, il tuo nome è per sempre;
Signore, il tuo ricordo per ogni generazione. ; benedici il Signore, casa di Aronne;
Benedici il Signore, casa di Levi;
voi che temete il Signore, benedite il Signore. Da Sion sia benedetto il Signore.
che abita a Gerusalemme.

La santità è un campo fecondato

Parrocchie di Porzano – Leno – Milzanello

QUARESIMA 2019
ESERCIZI SPIRITUALI NELLA VITA CORRENTE

Questo è il bello del vivere: progredire nella santità

Mercoledì 13 marzo

Invocazione allo Spirito

(San Paolo VI, papa)

Vieni, Spirito Santo.
Tu sei il Vivificatore,
il Consolatore,
il Fuoco dell’anima,
la viva sorgente interiore.
Tu sei l’Amore, nel significato divino di questa parola.
Noi abbiamo di te assoluto bisogno.
Tu sei la Vita della nostra vita.
Tu sei il Santificatore
che abbiamo ricevuto tante volte nei sacramenti. Tu sei il tocco di Dio
che ha impresso nelle nostre anime il carattere cristiano. Tu sei la dolcezza e insieme
la fortezza della vera vita cristiana.
Tu sei il dolce ospite della nostra anima.
Tu sei l’Amico per il quale vogliamo avere attenzione interiore,
silenzio reverenziale,
ascoltazione docile,
devozione affettuosa,
amore forte.
Vieni, o Spirito Santo, rinnova la faccia della terra.

L’apostolo Paolo e il suo discorso ai Giudei

(Atti 22, 1-21)

1 «Fratelli e padri, ascoltate ciò che ora vi dico a mia difesa». 2 Quand’ebbero udito che egli parlava loro in lingua ebraica, fecero ancor più silenzio. Poi disse: 3 «Io sono un Giudeo, nato a Tarso di Cilicia, ma allevato in questa città, educato ai piedi di Gamaliele nella rigida osservanza della legge dei padri; sono stato zelante per la causa di Dio, come voi tutti siete oggi; 4 perseguitai a morte questa Via, legando e mettendo in prigione uomini e donne, 5 come me ne sono testimoni il sommo sacerdote e tutto il collegio degli anziani; avute da loro delle lettere per i fratelli, mi recavo a Damasco per condurre legati a Gerusalemme anche quelli che erano là, perché fossero puniti.
6 Mentre ero per strada e mi avvicinavo a Damasco, verso mezzogiorno, improvvisamente dal cielo mi sfolgorò intorno una gran luce. 7 Caddi a terra e udii una voce che mi disse: “Saulo, Saulo, perché mi perseguiti?” 8 Io risposi: “Chi sei, Signore?” Ed egli mi disse: “Io sono Gesù il Nazareno, che tu perseguiti”. 9 Coloro che erano con me videro sì la luce, ma non intesero la voce di colui che mi parlava. 10 Allora dissi: “Signore, che devo fare?” E il Signore mi disse: “Àlzati, va’ a Damasco, e là ti saranno dette tutte le cose che ti è ordinato di fare”. 11 E siccome non ci vedevo più a causa del fulgore di quella luce, fui condotto per mano da quelli che erano con me; e, così, giunsi a Damasco.
12 Un certo Anania, uomo pio secondo la legge, al quale tutti i Giudei che abitavano là rendevano buona testimonianza, 13 venne da me, e, accostatosi, mi disse: “Fratello Saulo, ricupera la vista”. E in quell’istante riebbi la vista e lo guardai. 14 Egli soggiunse: “Il Dio dei nostri padri ti ha destinato a conoscere la sua volontà, a vedere il Giusto e ad ascoltare una parola dalla sua bocca. 15 Perché tu gli sarai testimone davanti a tutti gli uomini delle cose che hai viste e udite. 16 E ora, perché indugi? Àlzati, sii battezzato e lavato dei tuoi peccati, invocando il suo nome”.
17 Dopo il mio ritorno a Gerusalemme, mentre pregavo nel tempio fui rapito in estasi, 18 e vidi Gesù che mi diceva: “Affrèttati, esci presto da Gerusalemme, perché essi non riceveranno la tua testimonianza su di me”. 19 E io dissi: “Signore, essi sanno che io incarceravo e flagellavo nelle sinagoghe quelli che credevano in te; 20 quando si versava il sangue di Stefano, tuo testimone, anch’io ero presente e approvavo, e custodivo i vestiti di coloro che lo uccidevano”. 21 Ma egli mi disse: “Va’ perché io ti manderò lontano, tra i popoli”».

Israel Anton Zoller – Eugenio Pio Zolli (convertito)

Si chiamava Israel e con un nome così poteva essere soltanto ebreo. Anzi era nato da una famiglia rabbinica dove si pensava a fare di lui un rabbino. Ma il ragazzino intelligente e sveglio, nato a Brodj, in Galizia, un giorno, in casa di un compagno di scuola cattolico, vide il Crocifisso appeso alla parete e domandò: «Chi è quello?». Gli fu risposto: «È Gesù, il Cristo, il Figlio di Dio morto per noi!».
Israel Zolli – questo il suo nome e cognome – non lo dimenticò più e prese ad assillarlo la domanda più impellente: «Perché gli ebrei lo crocifissero? Era forse un criminale? E se fosse stato il vero Messia?». Iniziò a leggere con vivo interesse il Vangelo datogli da amici cattolici, rimanendone assai toccato dentro. Quando più tardi, leggendo il libro di Isaia, si incontrò con la figura del “Servo sofferente di Jahvè”, descritto come l’Uomo più innocente, eppure percosso e umiliato, tormentato fino alla morte a causa dei peccati altrui, Israel si interrogò: “Il Crocifisso in cui credono i cristiani non è forse questo Servo di Jahvè?”. Era l’inizio di un lungo cammino, al cui termine il divino Crocifisso avrebbe vinto nella sua anima aperta alla luce.

SALMO 146. Inno al Dio che soccorre

Loda il Signore, anima mia:
loderò il Signore per tutta la mia vita,
finché vivo canterò inni al mio Dio.
Non confidate nei potenti,
in un uomo che non può salvare.
Esala lo spirito e ritorna alla terra;
in quel giorno svaniscono tutti i suoi disegni. Beato chi ha per aiuto il Dio di Giacobbe,
chi spera nel Signore suo Dio,
creatore del cielo e della terra,
del mare e di quanto contiene.
Egli è fedele per sempre,
rende giustizia agli oppressi,
dà il pane agli affamati.
Il Signore libera i prigionieri,
il Signore ridona la vista ai ciechi,
il Signore rialza chi è caduto,
il Signore ama i giusti,
il Signore protegge lo straniero,
egli sostiene l’orfano e la vedova,
ma sconvolge le vie degli empi.
Il Signore regna per sempre,
il tuo Dio, o Sion, per ogni generazione.

La santità è un seme gettato

Parrocchie di Porzano – Leno – Milzanello

QUARESIMA 2019
ESERCIZI SPIRITUALI NELLA VITA CORRENTE

Questo è il bello del vivere: progredire nella santità

Martedì 12 marzo

Invocazione allo Spirito

(San Paolo VI, papa)

Vieni, o Spirito Santo,
e dà a noi un cuore nuovo, che ravvivi in noi tutti
i doni da te ricevuti
con la gioia di essere Cristiani, un cuore nuovo
sempre giovane e lieto.

Vieni, o Spirito Santo,
e dà a noi un cuore puro, allenato ad amare Dio, un cuore puro,
che non conosca il male
se non per definirlo,
per combatterlo e per fuggirlo; un cuore puro,
come quello di un fanciullo, capace di entusiasmarsi
e di trepidare.

Vieni, o Spirito Santo,
e dà a noi un cuore grande,
aperto alla tua silenziosa
e potente parola ispiratrice,
e chiuso ad ogni meschina ambizione,
un cuore grande e forte ad amare tutti, a tutti servire, con tutti soffrire;
un cuore grande, forte,
solo beato di palpitare col cuore di Dio.

Il diacono Filippo e il ministro della regina Candace

(Atti 8,26-40)

26 Un angelo del Signore parlò a Filippo così: «Àlzati e va’ verso mezzogiorno, sulla via che da Gerusalemme scende a Gaza. Essa è una strada deserta». 27 Egli si alzò e partì. Ed ecco un etiope, eunuco e ministro di Candace, regina di Etiopia, sovrintendente a tutti i tesori di lei, era venuto a Gerusalemme per adorare, 28 e ora stava tornandosene, seduto sul suo carro, leggendo il profeta Isaia. 29 Lo Spirito disse a Filippo: «Avvicìnati e raggiungi quel carro». 30 Filippo accorse, udì che quell’uomo leggeva il profeta Isaia, e gli disse: «Capisci quello che stai leggendo?» 31 Quegli rispose: «E come potrei, se nessuno mi guida?» E invitò Filippo a salire e a sedersi accanto a lui. 32 Or il passo della Scrittura che egli leggeva era questo: «Egli è stato condotto al macello come una pecora; e come un agnello che è muto davanti a colui che lo tosa, così egli non ha aperto la bocca. 33 Nella sua umiliazione egli fu sottratto al giudizio. Chi potrà descrivere la sua generazione?
Poiché la sua vita è stata tolta dalla terra».
34 L’eunuco, rivolto a Filippo, gli disse: «Di chi, ti prego, dice questo il profeta? Di se stesso, oppure di un altro?» 35 Allora Filippo prese a parlare e, cominciando da questo passo della Scrittura, gli comunicò il lieto messaggio di Gesù.
36 Strada facendo, giunsero a un luogo dove c’era dell’acqua. E l’eunuco disse: «Ecco dell’acqua; che cosa impedisce che io sia battezzato?» 37 [Filippo disse: «Se tu credi con tutto il cuore, è possibile». L’eunuco rispose: «Io credo che Gesù Cristo è il Figlio di Dio».] 38 Fece fermare il carro, e discesero tutti e due nell’acqua, Filippo e l’eunuco; e Filippo lo battezzò. 39 Quando uscirono dall’acqua, lo Spirito del Signore rapì Filippo; e l’eunuco, continuando il suo viaggio tutto allegro, non lo vide più. 40 Poi Filippo si ritrovò in Azot; e, proseguendo, evangelizzò tutte le città, finché giunse a Cesarea.

Beati 19 martiri dell’Algeria

Diciannove religiosi, quasi tutti di origini straniere, sono stati uccisi in Algeria negli anni dal 1994 al 1996, quando i gruppi islamisti armati erano al potere. Pur comprendendo i rischi a cui andavano incontro, scelsero di restare nel Paese, per offrire speranza al popolo algerino e per essere un segno di presenza cristiana, in dialogo con il mondo islamico. A capo del gruppo è stato posto monsignor Pierre-Lucien Claverie, vescovo di Orano e religioso domenicano, ma comprende anche sette monaci trappisti, quattro Padri Bianchi, due suore Agostiniane Missionarie, due Suore Missionarie di Nostra Signora degli Apostoli, una Piccola Suora del Sacro Cuore, una Piccola Suora dell’Assunzione e un religioso marista. Sono stati beatificati l’8 dicembre 2018 a Orano, nella basilica di Nostra Signora di Santa Cruz, sotto il pontificato di papa Francesco. La loro memoria liturgica cade l’8 maggio, giorno della nascita al Cielo dei primi due che vennero uccisi, fratel Henri Vergès e suor Paul-Hélène Saint-Raymond.

SALMO 145. Lode al Signore re

O Dio, mio re, voglio esaltarti e benedire il tuo nome
in eterno e per sempre.
Ti voglio benedire ogni giorno, lodare il tuo nome
in eterno e per sempre.
Grande è il Signore e degno di ogni lode,
la sua grandezza non si può misurare.
Una generazione narra all’altra le tue opere, annunzia le tue meraviglie.
Proclamano lo splendore della tua gloria
e raccontano i tuoi prodigi.
Dicono la stupenda tua potenza
e parlano della tua grandezza.
Diffondono il ricordo della tua bontà immensa, acclamano la tua giustizia.
Paziente e misericordioso è il Signore,
lento all’ira e ricco di grazia.
Buono è il Signore verso tutti,
la sua tenerezza si espande su tutte le creature. Ti lodino, Signore, tutte le tue opere
e ti benedicano i tuoi fedeli.
Dicano la gloria del tuo regno
e parlino della tua potenza,
per manifestare agli uomini i tuoi prodigi
e la splendida gloria del tuo regno.
Il tuo regno è regno di tutti i secoli,
il tuo dominio si estende ad ogni generazione. Canti la mia bocca la lode del Signore
e ogni vivente benedica il suo nome santo,
in eterno e sempre.

Questo è il bello del vivere: progredire nella santità

Parrocchie di Porzano – Leno – Milzanello

Quaresima 2019

Esercizi spirituali nella vita corrente

Martedì 12 marzo

“La santità è un seme gettato”
Predicatore: mons. Giacomo Canobbio.

Mercoledì 13 marzo

“La santità è un campo fecondato”
Predicatore: don Sergio Passeri.

Giovedì 14 marzo

“La santità è un tesoro cercato e trovato”
Predicatore: mons. Giacomo Canobbio.

Venerdì 15 marzo

“La santità è vita trasfigurata”
Predicatore: Don Benedetto Toglia.

Gli incontri si svolgono presso la Parrocchia di Milzanello.

Ore 20.00 accoglienza presso il bar dell’Oratorio;
ore 20.30 annuncio della Parola e meditazione;
ore 21.30 silenzio con possibilità di tre ambienti (chiesa con esposizione del Ss. Sacramento; Sala con il Crocifisso; sala con il libro della Parola);
ore 21.45 condivisione a gruppi;
ore 22.15 preghiera conclusiva in Chiesa.

In cammino verso la santità

L’Ufficio per gli Oratori, i Giovani e le Vocazioni offre ai bambini, alle famiglie e ai ragazzi il materiale per vivere l’Avvento. Due gli strumenti predisposti

In cammino verso la santità, questo il percorso proposto dal Vescovo Pierantonio per l’anno pastorale e il punto di partenza della sussidiazione che l’Ufficio per gli Oratori, i Giovani e le Vocazioni offre ai bambini, alle famiglie e ai ragazzi degli oratori bresciani. La proposta di Avvento si compone di due diversi strumenti: “Di che sogno sei?” il sussidio per la preghiera in famiglia – adatto anche per la realizzazione del “buongiorno Gesù” – preparato insieme all’equipe di catechisti della parrocchia di Castenedolo, che si compone di un libretto, 24 card con le immagini di alcuni santi e personaggi dell’infanzia di Gesù particolarmente significativi e il kit per preparare un “acchiappasogni”.

Qual è il sogno di Dio su ognuno di noi? Cosa avrà sognato Gesù bambino, quando era nella mangiatoia accanto a Maria e Giuseppe? Non è banale rispondere che quei sogni contengono anche le nostre vite, l’immagine di uomini e donne santi e felici. Le varie giornate del cammino saranno accompagnate dalla presenza di un testimone: una persona che ha saputo scoprire presto il sogno di Dio nella sua vita. La parola di Dio, un breve commento e un impegno quotidiano aiuteranno a conoscere e scegliere il sogno di santità unico e irripetibile che il Signore ha pensato per noi. Durante le domeniche i bambini saranno invitati a cogliere alcune testimonianze di carità – dal titolo “buoni come il pane – il buon sapore della vita”, offerte dalla Caritas diocesana, che permetteranno loro di riconoscere un’attenzione particolare ai piccoli e ai deboli, propria del periodo di Avvento.

“Chiedi, cerca e troverai!” è la proposta pensata per i ragazzi delle medie e delle superiori, realizzata insieme ad alcuni giovani del Seminario diocesano. Si compone di un libretto quotidiano. Un detto ebraico racconta che in principio Dio creò il punto di domanda e lo depose nel cuore dell’uomo. Ecco perché il cammino verso la santità proposto a ragazzi e adolescenti parte dalle loro domande e trova le prime risposte nella parola di Dio che viene proposta quotidianamente.Tutti i sussidi sono già in distribuzione all’Emporio del Centro Oratori Bresciani, è possibile prenotarli o vederne l’anteprima sul sito www.oratori.brescia.it.

Santità?

Confesso: non ho mai letto volentieri i libri che raccontano le vite dei Santi. Soprattutto i libri della mia generazione. A mio avviso sottolineavano troppo l’aspetto miracolistico e troppo poco la personalità umana dei santi descritti, rendendoli irraggiungibili. Ho sempre pensato alla santità come ad un connubio fra la fede in Dio e l’apertura della mente e del cuore verso i simili, le creature tutte, la natura. Armonia è la parola che, secondo me, oltre a riassumere in sé ciò che ho appena scritto, rimanda alla pace, alla gioia, alla musica della vita. Associo la santità all’armonia. Per raggiungerla è necessario imparare ad amare.

“Qual era la sua paura da giovane?” ha chiesto un ragazzo a Papa Francesco. “La paura di non essere amato”. La sorprendente risposta mi ha colpito e indotto a riflettere.

Per noi esseri umani è indispensabile sentirsi amati, per imparare l’Amore: quello vero, non l’amore che coccola, che vizia, che solletica il nostro orgoglio e protagonismo. Il vero amore ci rivela la vera essenza di cui siamo fatti, ci insegna la sacralità della vita, nutre il nostro cuore, lo sazia di Spirito, accende l’intelligenza e ci fa scoprire la nostra anima con le sue luci e le sua ombre.

“Ama il prossimo tuo come te stesso” ci ha detto Gesù. Se non ci conosciamo e non sperimentiamo su noi stessi il vero amore, come possiamo amare gli altri?

“Ama il prossimo tuo come te stesso” suggerisce uno scambio vicendevole di amore ed è la guida che ci conduce sulla strada della santità. Non è un cammino semplice e facile.Troppe volte gli errori, i limiti, le fragilità, le paure, gli scoramenti ci rinchiudono in noi stessi e fermano il nostro avanzare. Ma Colui che cammina “dietro di noi”, come una madre che sorregge i primi passi del bambino, ci spinge avanti e rende possibile l’impossibile per noi.

“Non aver paura della santità. Non ti toglierà forze, vita e gioia. Tutto il contrario perché arriverai ad essere quello che il Padre ha pensato quando ti ha creato e sarai fedele al tuo stesso essere”. (Papa Francesco: Gaudete ed Exultate par.32).

Paolo VI, la santità e i giovani

Un cartone animato, una scheda e un evento (Starlight) per far conoscere ai giovani la figura di Giovanni Battista Montini

La santità non “come un tema da trattare” ma come “la prospettiva nella quale camminare insieme come Chiesa”. Queste le parole del vescovo Pierantonio che hanno fornito l’immagine all’itinerario oratoriano 2018/19: ed ecco allora una schiera di Santi, con i volti di adolescenti e giovani del nostro tempo, e l’invocazione “Oh, When the saints!”. L’anno oratoriano (con la sua sussidiazione molto semplice, composta dalle tappe presenti sulla rivista il Gabbiano e sul sito www.oratori.brescia.it e dal manifesto dell’anno oratoriano) vuole accompagnare bambini, ragazzi e giovani nel cammino che il Vescovo propone verso la santità.

Le tappe “obbligatorie” di quest’anno sono due, entrambe nel mese di ottobre: Il Sinodo dei Vescovi sui Giovani e la canonizzazione di Paolo VI. Dal 3 al 28 di ottobre la Chiesa vivrà il Sinodo dal titolo: “I giovani, la fede e il discernimento vocazionale”. Lo scorso anno la Chiesa bresciana ha vissuto un importante lavoro di ascolto dei giovani, sia con i Listeners’ Corner, sia con l’ascolto personale tra coetanei proprio in vista del Sinodo, culminato con la consegna a Papa Francesco di una prima elaborazione delle risposte dei giovani. Quest’anno le comunità cristiane sono invitate a leggere gli esiti del lavoro di ascolto e a confrontarli con le prassi pastorali agite nei confronti della fascia tra i 16 e i 30 anni. Sul Gabbiano e sul sito dell’Ufficio Oratori sono disponibili un’ampia sintesi del lavoro di ascolto e un questionario per le comunità educative e i consigli di oratorio. Sarà questo il modo per preparare il terreno alla ricezione di quanto emergerà dal Sinodo.

Gli strumenti per conoscere. Il 14 ottobre la Chiesa bresciana vivrà la gioia della canonizzazione di Paolo VI: per aiutare i bambini e i ragazzi a conoscere meglio questo nostro concittadino sono stati pensati alcuni strumenti, un cartone animato – che sarà scaricabile dal sito del Centro Oratori Bresciani e racconterà, con semplicità, alcuni passaggi della vita di Paolo VI, da bambino, da giovane, da prete e da Papa; una scheda per conoscere Paolo VI, percorrendo 4 vie (quella dell’amicizia, quella della responsabilità, quella della bellezza e quella della fragilità) ed un evento per gli adolescenti, dal titolo “Starlight, così la vostra luce!” che, sabato 20 ottobre dalle 20 in Cattedrale, prendendo le mosse dalla Veglia Missionaria, porterà gli adolescenti a percorrere le strade della città di Brescia sui passi di Paolo VI.

Proprio la scoperta della santità di Papa Montini offrirà – attraverso le consuete tappe del calendario oratoriano – l’occasione per provare a scoprire meglio “la chiamata alla santità” che riguarda tutti noi, ed in particolare si rivolge ai bambini, ai ragazzi e ai giovani delle nostre comunità cristiane. Da qui il titolo “È forse troppo? Diventare santi”. La parola santo, in prima battuta, non suona troppo contemporanea per un ragazzo, ecco perché i materiali e le iniziative proposti andranno proprio nella direzione di scoprire il volte giovane della santità e di tradurre questa parola con espressioni comprensibili per i ragazzi. In questo senso sarà disponibile per gli oratori che ne faranno richiesta anche una mostra itinerante che ricorda 24 figure di santi giovani. Il cammino si completa attraverso l’ampia offerta formativa e vocazionale offerta che, sempre strutturata sulle diverse fasce d’età dei destinatari, guarderà proprio alla santità come prospettiva di sintesi dei propri percorsi.

Da oggi preti a convegno sulla santità

All’Istituto Paolo VI di Concesio il convegno del clero che apre l’anno pastorale. È il primo presieduto dal vescovo Tremolada. La lettera pastorale “Il bello del vivere” e il tema della sinodalità al centro dei lavori. Giovedì 6 la conclusione in Cattedrale. Il Vescovo spiega in un’intervista la scelta del tema della santità

Prende il via oggi, all’Istituto Paolo VI di Concesio, l’annuale convegno del clero, l’incontro tra il Vescovo e i preti bresciani che segna da sempre l’avvio di un nuovo anno pastorale. É il primo convegno del clero che mons. Pierantonio Tremolada presiede dal suo arrivo a Brescia, l’8 ottobre dello scorso anno. Nel corso delle prime due giornate il Vescovo si confronterà con i sacerdoti bresciani su temi che gli stanno particolarmente a cuore, quasi delle linee guida a cui intende informare il suo episcopato: la santità e la sinodalità. Sin dalla prima omelia, quella dell’ingresso in diocesi, mons. Tremolada li ha messi al centro della sua riflessione. Alla santità ha scelto di dedicare la sua prima Lettera pastorale (“Il bello del vivere. La santità dei volti e i volti della santità”) e la prima giornata del convegno del clero, mentre sul tema della sinodalità è tornato più volte nel corso dei suoi primi mesi a Brescia, riassumendo gli interventi più significativi nella pubblicazione “L’arte del camminare insieme” che sarà presentata ai sacerdoti nella giornata di mercoledì 5 settembre. La terza e ultima giornata del convegno si terrà, invece, nella Cattedrale di Brescia. Ogni giornata del convegno si aprirà alle 9.30 con la recita dell’Ora media.

È lo stesso mons. Tremolada, sull’ultimo numero de “La Voce del Popolo”, a spiegare le ragioni che l’hanno spinto a dedicare la sua prima Lettera pastorale al tema della santità e a illustrare il modo in cui ha concepito e realizzato questo documento.  Il Vescovo presenterà la lettera inaltri appuntamentii: al Convegno dei Consacrati delll’8 settembre, in mattinata, e a quellodegli operatori pastorali laici nel pomeriggio di sabato 8 settembre, alla Festa della Voce del Popolo lunedì 10 settembre e con una serie di incontri nei Vicariati territoriali secondo il programma allegato. Ecco l’intervista

Una prima domanda, forse un po’ banale: perché una Lettera pastorale sulla santità? È forse la risposta alla domanda: “Da dove vuoi partire” che lei si è posto pensando al suo episcopato e che ha riportato nelle prime pagine della stessa lettera?

Sì, lo è. È una domanda che sentivo come particolarmente importante perché è proprio l’inizio di un cammino che segna sin da subito il suo svolgimento. Per questo mi sono lasciato interrogare dalle domande: “Cosa ti sta veramente a cuore? Come vorresti impostare il cammino? Su cosa ritieni necessario concentrarti?”. Da subito ho immaginato che la risposta dovesse abbracciare un orizzonte ampio. Non si trattava semplicemente di mettere a tema un argomento, il primo di tanti, ma di delineare un cammino, di indicare un percorso. In questo mi è stata di grande aiuto la tesi di fondo della Novo millennio ineunte che San Giovanni Paolo II scrisse all’inizio del millennio: la Chiesa nel nuovo millennio doveva camminare su due binari. Il primo era quello della contemplazione del volto di Gesù; il secondo era quello della testimonianza della santità. La sopraggiunta conferma della canonizzazione di Paolo VI ha fatto il resto; ho capito che anche questa bella notizia era un messaggio importante da non sottovalutare. Forse, anche grazie a lui dobbiamo metterci in questa strada e interrogarci su cosa significhi per noi camminare nella santità.

La santità è “il bello del vivere”. Eppure nelle nostre comunità, nei nostri cuori, facciamo fatica a comprendere questa bellezza…

Già nelle prime pagine della lettera ricordo come la parola “santità” rischia, se non viene intesa in modo corretto, addirittura di provocare una sorta di rifiuto, di allontanamento: non è cosa alla mia portata! È poi radicata l’idea che la santità porti con sé il sacrificio nella sua forma estrema. Per questo mi preme in modo particolare far capire che, in realtà, la santità riguarda tutti perché è la forma bella della vita, o meglio, è la vita stessa nella sua forma più autentica: è l’umanità così come Dio l’ha pensata all’inizio e come il frutto della redenzione, liberata da tutto ciò che la offende, la ferisce, la intristisce, la rende crudele e volgare, quell’umanità che non ci fa paura, che abbiamo piacere di incontrare. I santi non sono soltanto sacerdoti, religiosi, religiose, vescovi, cardinali o papi. Sono persone che hanno avuto ruoli diversi nell’ambito della società, che hanno vissuto semplici esperienza quotidiane, persone che hanno avuto grandi responsabilità a livello sociale, che hanno avuto responsabilità educative… È questo che mi sta particolarmente a cuore: far capire che la santità si fonde con la vita stessa quando questa vita manifesta la sua bellezza.

In un passaggio della Lettera lei scrive che la “santità non è un argomento di cui trattare o un tema di cui discutere”: affermazioni che le avranno richiesto un impegno particolare nel concepirla. Come ha impostato questa sua prima lettera?

C’è un passaggio della lettera in cui ricordo che se volessimo essere rigorosi dovremmo parlare di santi e non di santità. Non esiste la santità, esistono i santi che hanno un volto, un nome. Non a caso, dunque, il sottotitolo della lettera è “La santità dei volti e i volti della santità”: la santità si vede, infatti, nel volto, nella concretezza del vissuto di ogni singola persona, con il suo nome, con la sua esperienza. Dall’altra parte, però, non possiamo dimenticare che diversi sono i modi in cui si manifesta e si presenta la santità. La lettera, dunque, non si limita a raccontare episodi ma cerca di sviluppare una riflessione. Ho, così, voluto corredarla con alcune video interviste (disponibili a partire dai prossimi giorni, ndr). Nella lettera ci sono dei volti, dei ritratti di persone reali che si raccontano. Sono persone della nostra diocesi che dicono e presentano se stesse e la loro vita cercando di fare emergere quel frutto della grazia che poi ha reso la loro vita testimonianza di bellezza. Anche il linguaggio che ho cercato di utilizzare non è quello di un’argomentazione sistematica, elaborata e rigorosa, ma quello di una comunicazione più diretta. Ho cercato di descrivere ciò che si può sentire e sperimentare mettendo per iscritto un’esperienza che tutti possiamo condividere.

Nella lettera lei parla di “forma comunitaria della santità”: si tratta di un’immagine suggestiva, ma anche impegnativa. Le sue parole sembrano quasi chiedere alla Chiesa bresciana, alla comunità diocesana di verificare quanto si sia impegnata o si stia impegnando per vivere questa esperienza…

Sì. La Chiesa che si definisce “una, santa, cattolica e apostolica”, e lo è per grazia, deve anche dimostrare di esserlo. A volte gli uomini di Chiesa rischiano di tradire la sua santità. Non bisogna, però, dimenticare che tutti siamo uomini di Chiesa; ogni battezzato è chiamato a portare la propria testimonianza di quella santità che è propria della Chiesa. Per questo ho voluto sottolineare la dimensione comunitaria della santità. Quando pensiamo ai santi normalmente immaginiamo singole persone. In realtà c’è anche la comunione di santi. Si tratta di un’espressione che la Chiesa utilizza per indicare la comunità di tutti coloro che vivono nella luce della grazia. Ci sono quei santi che onoriamo e che abbiamo messo nei calendari e sugli altari; insieme a loro, però, ci siamo anche tutti noi, chiamati a vivere l’esperienza della santità. La Chiesa, poi, ha dei momenti in cui percepisce in modo chiaro la sua santità, a prescindere dai comportamenti di ciascuno: sono i momenti in cui celebriamo l’eucaristica, il battesimo, la cresima, quando sostiamo in preghiera tutti insieme. Qui c’è qualcosa che non può essere ricondotto alle dinamiche di quel vissuto socio-politico che normalmente utilizziamo per definire la convivenza tra le persone. C’è quello che il Concilio Vaticano II ha chiamato il mistero della Chiesa, che rimanda a quella che è la sua sorgente, l’opera stessa di Cristo, la sua passione e la sua resurrezione.

“Il bello del vivere” può interpellare anche la società civile?

Dalla santità intesa come attuazione di quella chiamata che per i credenti deriva dal dono del battesimo, scaturisce anche una visione della realtà, un modo diverso di guardare il mondo. Ho fatto riferimento in modo particolare alla Laudato si’ in cui papa Francesco parla di “paradigma alternativo”, di un mondo diverso non solo per guardare alla realtà, ma anche per costruirla, un paradigma che va a contestare quello che si sta imponendo e che il Papa definisce “economico e tecnologico”, in cui c’è un’economia che viene assolutizzata a partire dal principio del profitto e che finisce col governare un po’ tutto, e una tecnologia che viene enfatizzata. Non può essere, però, questa la prospettiva nella quale ci collochiamo, anche perché corriamo il rischio di cadere in una logica consumistica che finisce per portare alla distruzione della nostra profondità. Parlare allora di santità significa andare a recuperare il ricordato primato dell’interiorità a cui corrisponde un’esperienza del bello del vivere che è capace di contestare quel paradigma economico e tecnologico senza però privare l’uomo del positivo che questo può anche offrire. In questa prospettiva credo che parlare della santità non sia stare sulle nuvole, ma offrire una chiave interpretativa del tutto e della convivenza umana che poi ha delle conseguenze anche molto concrete sul piano della gestione della socialità.

Lei indica la preghiera come via per la santità e per primo si assume l’impegno continuativo di un appuntamento settimanale alle Grazie. Non riusciamo a comprendere e a vivere sino in fondo la chiamata alla santità perché preghiamo poco?

Credo proprio di sì. Parlare della preghiera e della sua importanza potrebbe dare l’impressione di non avere il senso della realtà e di non comprendere il compito e le responsabilità che la vita mette davanti. In realtà non è così. Dobbiamo recuperare l’importanza e il primato di questa relazione con Dio che poi riempie l’interiorità di ogni uomo e lo mette nella condizione di affrontare le proprie responsabilità dentro un mondo a cui ci si accosta con un grande affetto e con un alto senso critico.

Santità, orizzonte del nostro futuro

Nell’incontro con i vicari zonali, il Vescovo ha sottolineato i temi del prossimo anno pastorale per il quale sta scrivendo una lettera dedicata alla santità

“Mi piacerebbe che la santità diventasse l’orizzonte dei prossimi anni, l’orizzonte verso il quale cammineremo. Anche perché la santità è la forma autentica dell’umanità, è l’umanità trasfigurata è il convivendo del progetto originario di Dio sull’umanità stessa; è l’umanità nella luce della grazia; è l’umanità redenta che porta a compimento il progetto sull’umanità creata”. Così si è espresso il vescovo Pierantonio nell’ultimo incontro con i vicari zonali. Nel suo intervento ha ribadito anche l’intenzione di trovare parole nuove per ridare significato e vitalità a un termine, santità, che “crea immediatamente distanza soprattutto da parte dei giovani: la parola santità non dice molto ai giovani, ma neanche ai nostri adulti, dichiara qualcosa di suggestivo e interessante ma distante. Occorrerebbe recuperare quest’aspetto, che cioè si tratta di qualcosa che ci riguarda, è la forma bella della vita”.

Il titolo della Lettera, nelle intenzioni, vuole recuperare la bellezza della vita come dimensione costitutiva della santità. Il punto di partenza sarà la preghiera, che rende concreta la santità. “L’anno prossimo ci concentreremo sulla preghiera. Parleremo della preghiera come costitutiva della santità stessa”. Negli anni successivi verranno toccati alcuni aspetti, in particolare l’eucaristia e la celebrazione domenicale, la dimensione dell’interiorità e la dimensione comunitaria. Saranno accennati già nel testo della Lettera, perché Tremolada vuole “superare l’idea che la trattazione di un solo argomento accantoni gli altri”.

La scelta di parlare della santità è nata prima dell’esortazione apostolica Gaudete et exsultate di Francesco, ancora durante l’omelia di ingresso di Tremolada. “La nostra pastorale deve avere due binari fondamentali ovvero concentrarsi sullo sguardo di Cristo e avere la santità come stile di vita e come elemento qualificante della Chiesa nel suo rapporto con il mondo. Il mondo fa fatica a capire cosa significhi che la Chiesa è apostolica e cattolica, ma quando capisce che è santa allora… Paolo VI diceva che abbiamo bisogno di preti santi non di maestri. Mi piacerebbe nei prossimi anni camminare insieme nella santificazione personale e come Chiesa. E poi tutto questo si è intrecciato anche con la bella e attesa notizia della canonizzazione di Paolo VI”.