Disposizioni diocesane sulle messe

A integrazione del “Protocollo circa la ripresa delle celebrazioni con il popolo”, sottoscritto dal Presidente della CEI e dal Presidente del Consiglio dei ministri, il vicario generale, mons. Gaetano Fontana, in una lettera, fornisce le indicazioni pastorali e pratiche

Carissimi sacerdoti e fedeli della diocesi di Brescia,

a integrazione del “Protocollo circa la ripresa delle celebrazioni con il popolo”, sottoscritto dal Presidente della CEI e dal Presidente del Consiglio dei ministri lo scorso 7 maggio 2020 e in vigore da lunedì 18 maggio, vi raggiungo per suggerire alcune note che intendono esplicitare le indicazioni già contenute, ma anche condividere qualche importante considerazione.

In particolare:

  • Dal 18 maggio potremo riprendere a celebrare comunitariamente l’Eucarestia. Il Protocollo intende “tenere unite le esigenze di tutela della salute pubblica con le indicazioni accessibili e fruibili da ogni comunità ecclesiale” e tiene in forte considerazione la distanza, le protezioni, lo scaglionamento e il controllo. Si avverte il rischio reale che queste misure, necessarie e giustamente obbligatorie, penalizzino l’esperienza profonda della partecipazione all’Eucarestia, dando all’assemblea liturgica una forma molto diversa da quella cui eravamo abituati. D’altra parte è di vitale importanza vivere questo momento senza perdere nulla della sua bellezza. Per questo si raccomanda, in particolare ai sacerdoti, di vivere la celebrazione Eucaristica con quella sapienza pastorale e con quella sensibilità liturgica che consente di valorizzare al meglio le possibilità offerte, pur nei limiti delle circostanze.
  • Rispetto al punto 1.2, che attribuisce al legale rappresentante dell’ente, in questo caso il parroco, la responsabilità di individuare “la capienza massima dell’edificio di culto, tenendo conto della distanza minima di sicurezza, che deve essere pari ad almeno un metro laterale e frontale”, do informazione a tutti i parroci che ho chiesto alla Prefettura la collaborazione dei sindaci e degli uffici tecnici dei Comuni per agevolare questa operazione qualora fosse necessario. Invito perciò tutti i parroci a prendere contatto con i rispettivi sindaci, al fine di definire il numero delle persone che, nelle singole Chiese, potranno partecipare alle celebrazioni.
  • Il punto 1.3 suggerisce che “laddove la partecipazione attesa dei fedeli superi significativamente il numero massimo di presenze consentite, si consideri l’ipotesi di incrementare il numero delle celebrazioni liturgiche”. A questo riguardo, si ponga attenzione in particolare all’orario di alcune sante Messe normalmente molto frequentate e si valuti non solo l’incremento del numero delle celebrazioni, ma anche la possibilità della celebrazione all’aperto, in modo da poter accogliere tutti coloro che desiderano partecipare all’Eucaristia. E’ bene tuttavia che questo non venga deciso da subito. L’esperienza delle prime domeniche della ripresa aiuterà i parroci e i Consigli pastorali parrocchiali ad orientarsi, con spirito di sapienza e di discernimento, verso qualche cambiamento, sia dell’orario che del luogo delle celebrazioni, tenendo conto del numero delle persone che desiderano partecipare, di cui si avrà coscienza solo progressivamente.
  • Sul punto 3.4, riguardante la distribuzione della Comunione, a integrazione del Protocollo, si ritiene opportuno procedere concretamente nel seguente modo: il sacerdote o il diacono, scendendo dal presbiterio, si diriga verso i fedeli nel corridoio centrale della navata. Si fermi davanti ad ogni banco, cominciando dal primo. Tutti coloro che si trovano nel banco escano verso il ministro, mantenendo le distanze. Chi intende ricevere la Comunione la riceverà sulla mano, secondo le indicazione date dal Protocollo. Chi non intende ricevere la Comunione accoglierà la benedizione dal ministro, il quale la donerà evitando ogni contatto e mantenendo la giusta distanza. Ciascuno poi rientrerà regolar-mente nel banco, compiendo l’opportuno percorso e tornando ad occupare il proprio posto.
  • A completamento del punto 1.4 si suggerisce per l’uscita dalla chiesa che il deflusso dei fedeli avvenga un banco alla volta, partendo dai primi, in modo da evitare assembramenti in prossimità della porta.
  • A partire dalle indicazioni offerte dal punto 3.9, si chiede ai sacerdoti la disponibilità per la celebrazione del Sacramento della Riconciliazione nella sua forma tradizionale, seguendo con rigore le indicazioni riguardanti la sicurezza sanitaria e riportate nel Protocollo. Rimane tuttavia in vigore, da parte di tutti i fedeli e degli stessi sacerdoti, il ricorso al Votum Sacramentii.
  • Come recita il punto 4.2., all’ingresso di ogni chiesa sia affisso un manifesto (un modello sarà predisposto anche dalla Curia) con le indicazioni essenziali, tra le quali non dovranno mancare: il numero massimo di partecipanti consentito in relazione alla capienza della chiesa; il divieto di ingresso per chi presenta sintomi influenzali/respiratori, per chi ha la temperatura corporea uguale o superiore ai 37,5° C, per chi è stato in contatto con persone positive a SARS-CoV-2 nei giorni precedenti; l’obbligo di rispettare sempre, nell’accedere alla chiesa, il mantenimento della distanza di sicurezza; l’osservanza di regole di igiene delle mani; l’uso di idonei dispositivi di protezione personale a partire da una mascherina che copra naso e bocca.
  • Infine, per quanto riguarda la igienizzazione degli ambienti, verranno date al più presto indicazioni specifiche circa le modalità e i prodotti da utilizzare.

Il Signore accompagni il nostro cammino in questa ripresa della celebrazione Eucaristica con la partecipazione dei fedeli e ci consenta di accogliere la grazia singolare che scaturisce dall’incontro col Lui, Pane della vita e sorgente della nostra comunione.

La Croce di cristo, sorgente di salvezza

L’omelia pronunciata in Duomo Vecchio dal vescovo Pierantonio Tremolada in occasione delle celebrazioni di apertura del Giubileo straordinario delle Sante Croci

“In te la nostra gloria, o Croce del Signore, per te salvezza e vita nel sangue redentore. La Croce di Cristo è nostra gloria, salvezza e risurrezione”. Profondamente grati al Signore per il dono fatto alla nostra Chiesa, apriamo solennemente questo Giubileo straordinario delle Sante Croci, che viene istituito in occasione del quinto centenario di fondazione della Compagnia che custodisce le sacre reliquie. Da secoli nel nostro Duomo Vecchio si trova un vero e proprio tesoro, che in questi giorni sarà esposto alla contemplazione e alla preghiera di tutti i fedeli. Circondato dal materiale prezioso, l’oro e l’argento, che l’arte di grandi maestri ha forgiato, il legno della santa croce – un suo frammento – è questo tesoro, riposto segretamente e gelosamente nel cuore della nostra Chiesa bresciana.

Il tempo che si apre, i giorni, i mesi che ci stanno davanti saranno l’occasione per fissare lo sguardo sul grande segno della redenzione universale, sorgente della benedizione perenne di Dio per l’umanità. La reliquia della Santa Croce, infatti, oggi viene esposta qui nel nostro Duomo Vecchio ed esposta rimarrà fino al prossimo 14 settembre, quando, con rito ugualmente solenne, tornerà a riposare nella sua custodia, presso la cappella che da lei prende i nome.

La circostanza che ci troviamo a vivere, con il suo carico di dolore e di incertezza, rende questo inizio di Giubileo ancora più intenso. La nostra celebrazione avviene qui in Duomo Vecchio a porte chiuse, senza concorso di popolo. Sono qui con me soltanto alcuni autorevoli rappresentanti della nostra città, che saluto con ossequio e ringrazio di cuore, e della nostra diocesi. Le limitazioni imposte dall’esigenza di contenere gli effetti di un’infezione virale tanto seria quanto sorprendente, non hanno consentito a molti che avrebbero voluto partecipare di essere presenti. Tutto questo non ci impedisce, tuttavia, di sentirci uniti e concordi. Forse, anzi, ci spinge di esserlo ancora di più. Grazie alle reti televisive e radiofoniche, che di cuore ringrazio per il loro prezioso servizio, e agli altri mezzi più recenti di comunicazione, è possibile seguire questa celebrazione anche dalle proprie case e vivere con immutato fervore l’inizio del nostro Giubileo. Voglia il Signore che già da questo inizio possa trarre giovamento la nostra comunità diocesana, ma anche l’intera nostra regione, così provate in questo momento di particolare apprensione.

“Volgeranno lo sguardo a colui che hanno trafitto” – scrive l’apostolo Giovanni a conclusione del suo racconto della passione di Gesù, citando il profeta Zaccaria. L’abbiamo sentito proclamare nel brano di Vangelo di questa liturgia. Noi vogliamo essere tra coloro che raccolgono questo invito. Vogliamo “volgere lo sguardo” per contemplare colui che è stato trafitto e sentirci noi pure trafitti interiormente. Lo scenario struggente del calvario non lascia mai indifferente chi vi si accosta con animo sensibile. La misura dell’amore di Dio per l’umanità, che nella croce di Cristo raggiunge la sua piena evidenza, ha un effetto travolgente su ogni onesta coscienza. Lo testimonia san Paolo, il persecutore divenuto apostolo, quando, scrivendo ai Galati e ricordando la sua esperienza, dice: “Sono stato crocifisso con Cristo; non sono più io che vivo, ma Cristo vie in me. Questa vita che vivo nella carne, io la vivo nella fede del Figlio di Dio, che mi ha amato e ha dato se stesso per me” (Gal, 2,20).

Non c’è infatti amore più grande di chi dà la vita per i suoi amici. Così ha fatto il Signore della gloria, che tuttavia è proceduto oltre: egli ha dato la vita stendendo le braccia sull’orrendo patibolo della croce, accettando, lui il santo, l’umiliazione estrema riservata al peccatore; morendo, lui l’innocente, sul patibolo dei colpevoli; provando, lui il Figlio amato, il sentimento atroce dell’abbandono del Padre. Il vertice dell’amore è coinciso per lui con l’estremo abbassamento. Come ci ricorda sempre san Paolo nella Lettera ai Filippesi: “CristoGesù, pur essendo di natura divina, non considerò un tesoro geloso la sua uguaglianza con Dio, ma spogliò se stesso assumendo la condizione di servo e divenendo simile agli uomini. Apparso in forma umana, umiliò se stesso, facendosi obbediente fino alla morte e alla morte di croce” (Fil 2,5). Fino a questo punto è giunto il nostro redentore.

Chi potrà dunque contrastare un amore la cui misura è immensa quanto la sua potenza? Chi o che cosa gli potrà mai resistere? Questo amore realmente divino è infatti l’energia di bene che ha dato vita all’universo, che ha fatto esistere l’umanità e che ogni giorno la custodisce; è misericordia rigenerante che scaturisce dall’intimo della Trinità santa. Se dunque l’amore di Dio si è pienamente manifestato nella morte in croce di Gesù, questa stessa croce andrà considerata un meraviglioso segno di grazia, il segno per eccellenza della salvezza e della vittoria. È croce benedetta e gloriosa, è il vessillo del re trionfante. Come recita la suggestiva sequenza del giorno di Pasqua: “La morte e la vita si sono affrontate in un tremendo duello: il condottiero della vita, morto, regna vivo“.

Il grande sovrano che trionfa con una simile dirompente forza d’amore è l’Agnello di cui parla il Libro dell’Apocalisse. Egli “è degno di potenza e ricchezza, sapienza e forza, onore, gloria e benedizione” (Ap 5,12). Egli, il Cristo crocifisso, è il Signore della gloria, il servo di Dio che è divenuto intercessore a favore dei suoi fratelli. Lui stesso aveva dichiarato ai suoi discepoli e alle folle: “Quando sarò innalzato da terra, io attirerò tutti a me” (Gv 12,32). Lui, inchiodato sulla croce e ormai in agonia, aveva promesso al ladrone che al suo fianco lo supplicava: “Oggi con me sarai nel Paradiso” (Lc 23, 43).

Davvero la croce di Cristo è la sorgente della nostra salvezza. Essa è cosparsa del sangue del Santo e del Giusto, versato nello slancio di un amore tenerissimo per l’umanità sfigurata dal male. Nulla potrà più resistere all’ardore travolgente di questa divina benevolenza. Le porte degli inferi ormai sono state divelte. Il redentore del mondo è sceso negli abissi della nostra oscura malvagità, ha afferrato e innalzato con sé l’Adamo antico, lo ha introdotto per sempre nella sua dimora regale, dove tutto è luce e splendore di bellezza.

Con la croce del Signore il cielo e la terra si sono uniti per sempre. Anche in questo la croce è divenuta segno: il suo braccio verticale e il suo braccio orizzontale richiamano la duplice dimensione dell’esistenza umana, con le sue essenziali caratteristiche dell’altezza e della profondità, della lunghezza e della larghezza. Il Cristo salvatore è innalzato tra cielo e terra e muore con le braccia aperte: egli stringe l’umanità in un abbraccio universale, la riunisce dagli estremi della terra, e insieme la eleva con sé verso l’alto, mostrandogli nel contempo la sua nobile profondità. La croce innalzata sul calvario è in realtà piantata al centro della terra e nel cuore della storia. Essa richiama l’evento che ha dischiuso la grande rivelazione e ha alzato il sipario sullo scenario enigmatico della storia. La croce è dunque anche un segno da interpretare, un messaggio da comprendere, la chiave di lettura dell’intera vicenda umana. La croce ci ricorda che è ora possibile aprire il grande libro sigillato e conoscere il senso del cammino che l’umanità sta compiendo nello scorrere del tempo.

Questo segreto che dona a tutti speranza è l’amore dell’Agnello di Dio, l’amore umile e mite del Cristo crocifisso e risorto. È il mistero di grazia nel quale dovremmo sempre più immergerci, per rimanerne conquistati. La storia tutta intera trae la sua luce e quindi il suo senso ultimo dal segno che ricorda l’amore sacrificale del Figlio del Dio vivente. Una simile conoscenza desiderava l’apostolo Paolo per i suoi amati fratelli delle comunità cristiane; nella lettera agli Efesini egli scrive: “Per questo io piego le ginocchia davanti al Padre, dal quale ha origine ogni discendenza in cielo e sulla terra, perché vi conceda, secondo la ricchezza della sua gloria, di essere potentemente rafforzati nell’uomo interiore mediante il suo Spirito. Che il Cristo abiti per mezzo della fede nei vostri cuori, e così, radicati e fondati nella carità, siate in grado di comprendere con tutti i santi quale sia l’ampiezza, la lunghezza, l’altezza e la profondità, e di conoscere l’amore di Cristo che supera ogni conoscenza, perché siate ricolmi di tutta la pienezza di Dio” (Ef 3,14-19).

È quanto vorrei chiedere anch’io per tutti noi, per la nostra amata Chiesa di Brescia, che entra nel tempo di grazia di questo Giubileo straordinario. Tenendo fisso lo sguardo sul Cristo redentore, vittima di pace e sacerdote della Nuova Alleanza, e lasciandoci ispirare dallo Spirito santo che illumina le menti e i cuori, potremo scoprire sempre più il tesoro custodito nel mistero della croce.

O croce santa,
che fosti degna di portare il nostro Redentore,
albero della vita eterna a noi restituita in dono;
sii tu benedetta per la salvezza che da te è scaturita.

O croce beata,
segno perenne della misericordia di Dio per noi,
testimonianza viva di un Cuore palpitante d’amore;
sii tu benedetta per la rivelazione che in te si è compiuta.

O Croce gloriosa,
vero altare del sacrificio di Cristo,
trofeo di vittoria che ci ha aperto la via del cielo;
sii tu benedetta per il regno che con te si è inaugurato

O croce amabile,
termine fisso del nostro sguardo adorante,
sorgente viva di una luce che trafigge il cuore;
sii tu benedetta per la grazia che da te si è irradiata.

In te, o croce benedetta, noi ci vantiamo,
per te noi speriamo,
alla tua ombra sostiamo,
sotto le tue insegne lottiamo.

A colui che su di te ha steso le braccia per amore,
all’Agnello di Dio mite e vittorioso,
che morendo ci ha resi suoi per sempre,
eleviamo con umile cuore
la nostra lode grata e perenne.

A lui sia gloria nei secoli dei secoli.

Amen

Giubileo straordinario per i 500 anni della Compagnia dei Custodi delle Sante Croci

Cerimonia di apertura

Venerdì 28 febbraio 2020 alle ore 20.30 in Duomo Vecchio, il nostro Vescovo aprirà ufficialmente il Giubileo Straordinario per i 500 anni della Compagnia dei Custodi delle Sante Croci, affinché ogni fedele possa essere segnato dalla grazia divina e ritrovi la via delle conversione e del rinnovamento spirituale.

I presbiteri e i diaconi che desiderano assistere alla Liturgia della Parola venerdì 28 febbraio 2020 alle ore 20.30 presso la Chiesa Cattedrale in occasione della Celebrazione di Apertura del Giubileo straordinario delle Sante Croci, presieduta dal Vescovo Pierantonio, sono invitati a confermare la loro presenza presso la Segreteria Generale (0303722253), a portare con sé amitto, camice, cingolo con stola rossa; oppure veste talare e cotta con stola rossa e a trovarsi presso la Sacrestia alle ore 20.15, per indossare le vesti sacre e iniziare la processione d’ingresso.

500 anni di custodia delle Croci

Nel 1520 veniva fondata la Compagnia dei Custodi del Tesoro. In occasione dell’anniversario verrà indetto un giubileo straordinario

Il prossimo anno ricorre il 500° anniversario di istituzione della Compagnia dei Custodi delle Sante Croci.

La nostra Diocesi ha il privilegio e la gioia di custodire nel cuore del Duomo vecchio le sante reliquie che rimandano al centro del mistero della redenzione, cioè alla morte del Signore. Di questa morte salvifica l’Eucaristia è il memoriale liturgico. Papa Francesco, attraverso la Sacra Penitenzieria Apostolica, ha dato positiva risposta alla nostra richiesta di Celebrare un Giubileo straordinario per il prossimo anno, nel tempo in cui le Sante Croci saranno esposte alla pubblica venerazione, cioè dal 28 febbraio al 14 settembre 2020.

Così scrive il vescovo Pierantonio Tremolada nella lettera pastorale “Nutriti dalla bellezza”, annunciando l’indizione giubilare.

Dono. “Siamo molto grati al Santo Padre – sono ancora parole del Vescovo – per questo che consideriamo un dono prezioso. Così, la venerazione delle Sante Croci si intreccerà con il nostro comune impegno a fare della celebrazione eucaristica il cuore pulsante della nostra Chiesa e della sua missione”. L’annuncio del presule è stato rilanciato a ridosso della festa dell’Esaltazione della Santa Croce del 14 settembre, data in cui il Tesoro sarà esposto al pubblico.

Il Tesoro. Il Tesoro delle Sante Croci è un gruppo di beni di alto interesse storico, artistico e religioso custodito nel Duomo vecchio di Brescia nella omonima cappella, nel transetto nord. Il tesoro, di regola, è chiuso all’interno di una cassaforte in cui sono gelosamente conservati una reliquia della Vera Croce, detta Reliquia Insigne; la stauroteca, un cofanetto in legno argentato dell’XI secolo, originale custodia alla Reliquia Insigne; il reliquiario della Santa Croce, in argento e oro con smalti e gemme, risalente in parte al 1487 e in parte al 1532; la Croce del Campo, la croce in legno argentato e gemme dell’XI-XII secolo che veniva issata sul carroccio bresciano durante le battaglie della Lega Lombarda; un bauletto in legno rivestito di metallo, opera della prima metà del Quattrocento; il reliquiario delle Sante Spine, opera di inizio Cinquecento dei Delle Croci proveniente dal monastero di Santa Giulia; il reliquiario della Croce del vescovo Zane, contenente altri due frammenti della Vera Croce, realizzato nel 1841 dall’orafo Antonio Pedrina. Il Tesoro, conservato da quasi mille anni e ampliato nel corso dei secoli, è curato dalla compagnia dei Custodi delle Sante Croci, che si occupa della manutenzione dei pezzi e, soprattutto, della loro salvaguardia durante le esposizioni ordinarie, che avvengono l’ultimo venerdì di Quaresima e, appunto, nella festività dell’Esaltazione della Santa Croce, il 14 settembre, e straordinarie, legate in genere a importanti eventi liturgici. La Custodia, un ordine cavalleresco, venne istituita il 3 marzo 1520, quando al consiglio comunale della città venne sottoposto un ordine del giorno a firma di Mattia Ugoni, vescovo di Famagosta e suffraganeo del vescovo di Brescia Paolo Zane, col quale il prelato chiedeva che venisse accordata una sovvenzione di cento lire a vantaggio di una confraternita da poco costituita “in onore” del tesoro delle Sante Croci del duomo vecchio. “Il nostro Vescovo, che porta nello stemma il simbolo della Santa Croce – ricorda il presidente dei Custodi Filippo Picchio Lechi – segue con particolare affetto e vicinanza le iniziative legate al Tesoro. Per questo lo ringraziamo per l’attenzione dedicata e per la sua costante partecipazione alle iniziative organizzate dalla nostra Compagnia”.

Manifestazioni. Il programma delle manifestazioni prevede sabato 14 settembre in Cattedrale: alle 8.30 esposizione del Tesoro, alle 9 Santa Messa Capitolare, alle 18.30 Santa Messa presieduta dal vescovo Tremolada e reposizione del Tesoro Nel giorno della festa dell’Esaltazione della Santa Croce, dalle 15 alle 18, ogni ora, è prevista la benedizione dei fedeli con la reliquia dalla Sacra Spina presso l’altare del SS.mo Sacramento.

Nutriti dalla bellezza – Il Tesoro delle Sante Croci

Nel Duomo Vecchio di Brescia sono conservate le reliquie della Santa Croce protette dalla Compagnia dei “custodi”, un ordine cavalleresco istituito nel 1520. Il Tesoro viene esposto ogni anno il 14 settembre, festa dell’Esaltazione della Santa Croce, e l’ultimo venerdì di Quaresima.

Donazione all’Istituto Paolo VI

La Compagnia dei Custodi delle Sante Croci in occasione della canonizzazione di Paolo VI, che da come risulta dai registri dei confratelli ne è stato solidale, ha voluto portare il suo contributo al ricordo di questo nostro illustre concittadino in un modo del tutto particolare

La Compagnia dei Custodi delle Sante Croci, in occasione della canonizzazione di Papa Montini, ha sancito questo importante evento storico per la città di Brescia donando all’Istituto Paolo VI importanti documenti legati alla Sua nomina a Pontefice.

Grazie alla generosità di un Confratello (che desidera rimanere anonimo), si sono potuti regalare le copie in originale dei quotidiani italiani in cui si annunciava l’elezione di GiovanBattista Montini al Soglio Pontificio, il rarissimo libretto, pubblicato dalla Provincia di Brescia, riportante tutti gli interventi dei Consiglieri riunitisi per celebrare l’evento e alcuni quotidiani locali che hanno commentato i Suoi viaggi apostolici.

In accordo con il donatore, il Presidente della Compagnia, Filippo Picchio Lechi, ha consegnato il prezioso materiale a mons. Angelo Maffeis, Presidente della Fondazione “Istituto Paolo VI”.

Mons. Maffeis, il consigliere Michele Bonetti e il prof. Xenio Toscani, Segretario Generale dell’Istituto, hanno manifestato profonda gratitudine per questo gesto, ricordando che uno dei compiti dell’Istituto è proprio l’acquisizione di materiale archivistico legato alla figura del papa bresciano: questa nuova donazione arricchisce la documentazione già archiviata presso l’Istituto.

Invito alle Quarantore ed iscrizione ICFR

LENO, 28 agosto 2017

Carissime famiglie,
siamo all’inizio di un nuovo anno pastorale ricco di opportunità per vivere l’esperienza della comunità cristiana, condividendo la nostra fede e la nostra appartenenza alla Chiesa.

Se ora ci stiamo incontrando, è perché abbiamo scelto di fidarci della provvidenza del Signore ed anche delle proposte che la Parrocchia esprime per facilitare la partecipazione alla vita comunitaria. Se ci stiamo incontrando, è anche perché avete responsabilmente scelto di accompagnare i vostri figli attraverso i percorsi di catechesi, dove alcuni tra voi cominciano assieme a famiglie nuove ed altri continuano le esperienze in atto.

In base alle diverse fasce d’età, ciascun gruppo avrà un calendario con le indicazioni per gli incontri dei ragazzi e dei genitori e comprensibilmente diversi saranno i momenti nei quali ci si ritroverà. Ci sembra però bello e pensiamo esprima anche un forte senso di appartenenza, che assieme, tutti, ci presentiamo a Dio in un momento di preghiera e di affidamento. Ecco, allora, che in occasione delle Sante Quarantore, che già sono una tappa significativa all’interno dell’anno pastorale, possiamo dare inizio ufficiale al catechismo davanti all’Eucarestia.

CI INCONTREREMO IN UN UNICO MOMENTO:
DOMENICA 01 ottobre alle ore 10.00 in Chiesa;
in quell’occasione vi chiediamo di riportare compilato il modulo di iscrizione che avete ricevuto in Oratorio. L’invito è esteso a tutta la famiglia. Augurandoci ogni bene nel Signore Gesù, vi salutiamo.

I Sacerdoti, le Suore e i Catechisti.

I moduli di iscrizione sono disponibili nella pagina materiale.

QUANDO ARRIVATE IN CHIESA PARROCCHIALE VI INVITIAMO A CONSEGNARE IL MODULO ISCRIZIONE ALL’ INGRESSO E AD ACCOMODARVI NELLA PARTE INDICATA SULLA PIANTINA SOTTO RIPORTATA.