Lettera al Vescovo don Marco

Leno – Caionvico – 14 settembre 2020-09-22

Prima Santa Messa

Caro Vescovo don Marco,

Per caso sono venuto a Leno, domenica 13, per la prima santa Messa di don Nicola. Un gigante dalla folta barba nera, mi ha ricordato Mosé. All’Oratorio, in quella stupenda cornice di fedeli, con la tribuna piena, ed un sole caldo, che splendeva nel cielo azzurro di una bellezza celestiale, alla consacrazione di un’Ostia, grande come il mondo, ho notato che le dita del sacerdote tremavano e l’Ostia vibrava come percossa dal fremito dello Spirito Santo. I sei seminaristi, a lato, crollarono in ginocchio, come se gli si fossero improvvisamente spezzate le gambe. Dietro l’altare, protratti da una pensilina, come un’enorme bocca orante, stavano una quarantina di sacerdoti, col braccio teso, verso il rito dell’altare. Due altri sacerdoti assistevano il novello celebrante pronti a sostenerlo, nel caso il suo cuore scoppiasse d’amore, per la grandezza del Dio presente nell’Ostia. Io ero solo in mezzo alla folla, al centro della corsia, sotto l’enorme navata del cielo.

Ero dapprima andato nella grande chiesa al centro del paese. E là mi dissero che la Messa si svolgeva in oratorio. Trovai per fortuna un buco vicino al cancello, dove piazzare la macchina. Ho le ginocchia a pezzi, così mi recai a Messa, armato di seggiola pieghevole. Mi piazzai poco lontano, ma di fronte all’altare. Quando vidi quell’Ostia bianca, spezzata in due parti perfette, alzata nel cielo da quel Mosé, nel cuore urlai: “Signore mio, Dio mio!” E come sempre mi accade, quando il rito è di una bellezza coinvolgente, una lacrima mi irrigò il viso. Bisognava essere là per capire. Perché, diciamocelo chiaro: “o Cristo è presente nell’Ostia o tutto è una drammatica pagliacciata, un’intollerabile missa in scena. Ma la vita è una cosa seria; una stupenda avventura per l’eternità di Cristo.

Alla fine tornai a casa, a Caionvico. Avevo promesso alla moglie, qualcosa al “barbecue”. “E’ mezzogiorno – accendo Rai Uno – parla il Papa. Raddrizzo le orecchie, è lo stesso Vangelo commentato dal Vescovo Marco a Leno. Il Papa usa le stesse parole ,sta a vedere, ho pensato, che don Marco, ha passato gli appunti al Papa? Io, fino a quindici anni, ho vissuto a Leno, giocavo al pallone, ero bravo. Al posto dell’altare c’era la porta. Ho fatto tanti gol. Una domenica ho fatto il gol più bello. Con amicizia.

Antonio