Lavori a Milzanello

Dopo aver sentito il parere dei consigli della Parrocchia in una pubblica assemblea si è deciso di mettere mano al cortile retrostante l’oratorio.

Nel mese di settembre sono stati realizzati la pavimentazione in cemento, le relative fognature e impianti, abbattendo così anche le barriere architettoniche presenti. Inoltre sono state svuotate e ripulite dal vecchio gasolio (che era presente ancora in esse) due cisterne: la prima a fianco del sagrato della chiesa e che faceva funzionare un tempo la caldaia, e la seconda dietro il presbiterio, nel cortile dell’oratorio, e che faceva funzionare la caldaia della canonica. La seconda è stata pure tolta dal terreno. Nelle stesse vi erano ancora 3000 kg di gasolio che abbiamo prelevato e smaltito tramite una ditta competente.

La spesa è stata sostenuta dal circolo Anspi, grazie alle numerose iniziative di festa e agli incassi del bar.

Pellegrinaggio di San Valentino 2020

solo per coppie e famiglie

Roma rinascimentale

Venerdì 14 febbraio

Partenza da Leno in piazza alle ore 5.00 (venire un momento prima).
Sosta per la colazione lungo il percorso.
Pranzo in autogrill a Roma nord oppure al sacco (ognuno si organizzi).
Nel primo pomeriggio visita al Palazzo del Quirinale, piano nobile e piano terra. Spostamento e visita delle Chiese di San Silvestro al Quirinale e dei SS. Apostoli. In serata arrivo in albergo (Al Casaletto), sistemazione, cena e pernottamento.

Sabato 15 febbraio

Prima colazione in albergo.
Partenza per la passeggiata a Via Giulia. Visita della Chiesa di San Giovanni dei Fiorentini, Palazzo Falconieri, Arco Farnese, Palazzo Farnese, Fontana del Mascherone, Chiesa di santa Maria dell’Orazione e Morte, Palazzo Cisterna, Chiesa di sant’Eligio degli Orefici. Ingresso a Villa della Farnesina. Pranzo in ristorante.
Nel pomeriggio visita di Piazza Farnese e Palazzo Farnese, spostamento a Campo de’ Fiori e Palazzo Spada. Visita a Palazzo Venezia e tempo libero.
In serata rientro in albergo, S. Messa domenicale, cena e pernottamento.

Domenica 16 febbraio

Prima colazione in albergo.
Visita alla Chiesa di Santa Maria degli Angeli e dei Martiri.
Visita alla Chiesa di San Pietro in Vincoli, ove è presente il Mosè di Michelangelo. Ore 12.00 Angelus di papa Francesco. Partenza per il rientro.
Pranzo al sacco fornito dall’albergo. Fermata a Salaria est. Rientro in serata a Leno.

Quota di partecipazione individuale: 300€ da portare al momento dell’iscrizione in segreteria parrocchiale in via Dante 15, nei giorni mercoledì – giovedì – venerdì dalle 9.30 alle 12.00. In caso di rinuncia verrà trattenuta la somma di 50 € a testa. Portare al momento dell’iscrizione i dati dei partecipanti, carta d’identità compresa. La quota comprende pullman, albergo, cene, colazioni, pranzi del sabato e domenica, guide, ingressi vari.

La raccolta di San Martino

Il ricavato dei vestiti andrà a sostegno del campo profughi di Bihac con l’obiettivo di un Social cafè

Torna la “Raccolta di San Martino’’. Nelle parrocchie bresciane si potranno donare i propri abiti, vestiti e borse che non si usano più, diventando il tesoro di qualcun altro. L’iniziativa è stata presentata da don Giovanni Milesi (Direttore dell’Ufficio per gli oratori, i giovani e le vocazioni), da Marco Danesi (Caritas di Brescia) e da Lorenzo Romanenghi (responsabile della produzione cooperativa sociale Cauto). Il ricavato andrà a sostegno del campo profughi per il “Social cafè a Vucjak’’.

Il campo profughi. Nel città bosniaca di Bihac il campo profughi ospita a oggi 2000 migranti su un territorio che, complesssivamente, ne accoglie 6.500 provenienti da Turchia, Iran e Kashmir. Tra la popolazione si nota l’elevato numero di minorenni non accompagnati, rimasti senza genitori ancora in tenera età o abbandonati,e costretti a entrare in gruppi per sopravvivere. Per meglio raccontare questa realtà, dal 20 al 24 di ottobre alcuni rappresentanti delle Caritas lombarde sono andati in missione, descrivendolo come un “viaggio sui confini’’, che possono dividere e fare incontrare. Nonostante la guerra sia finita, qui persistono le lotte, e non di un singolo stato, perché si tratta di un gruppo di molteplici culture. Citando Simone Weil: “In Bosnia si grida, si ha fame e sete in tre lingue diverse’’. Dalla tratta balcanica in cui prima si trafficavano droga e armi, ora arrivano donne, bambini e uomini che affrontano fino a 14 volte al giorno il “game’’, un gioco che non è affatto tale e nel quale si rischia anche la vita stessa. Un ulteriore complicazione nell’attraversare la frontiera arriva con la chiusura dei confini della Bulgaria e degli stati adiacenti: aumentano, infatti, le repressioni. I migranti fanno fronte a tutto questo sapendo che potrebbero non farcela, tornando in una campo profughi senza né elettricità né acqua, in cerca di un futuro.

Il Social Cafè. L’obiettivo di “Social Cafè” si concentra sul miglioramento del campo, principalmente nella creazione di un centro di raccolta, di comunicazione e di scambio in cui bersi qualche bevanda calda. Nel campo sono sottoposti a sbalzi termici disumani. Il progetto si impegna anche per l’acquisto di un generatore di riscaldamento e delle attrezzature necessarie per uno spazio collettivo.

Questa operazione ha anche uno scopo educativo, coinvolgendo i ragazzi delle elementari, delle medie e delle superiori nella distribuzione dei sacchetti gialli e nella raccolta casa per casa. Oltre al volontariato, riflettono anche su cosa sia il “rifiuto” e come si concepisce “l’usato” nelle diverse società. Un domanda che spesso viene fatta è: “Usereste mai una canottiera usata?”. Molti rispondono di no, ma l’affermazione viene smentita se gli si dice che è lavata e pulita.

Dove finiscono gli abiti. Sono due le strade che percorrono gli abiti raccolti: la prima, quella dei vestiti ben tenuti, in cui vengono venduti ai mercati dell’usato. Nel caso l’abbigliamento sia malconcio o non sia recuperabile si può provvedere al riutilizzo del materiale, come la lana o il cotone, in modo che in entrambe i casi possano essere venduti e donare un po’ di sollievo agli abitanti di Bihac. I punti di raccolta sono specificati sul sito www.oratori.brescia.it, o chiamando il numero 030 37 22 244 e in base alla zona si avranno a disposizione più giorni per recarsi nel punto stabilito.

Il programma. La prima tappa è stata sabato 9 e domenica 10 novembre, in Valcamonica, Sebino, Franciacorta e Valtrompia; sabato 16 e domenica 17 tocca alla Bassa Centrale e Orientale; sabato 23 e domenica 24 in città, nella zona hinterland, sul lago di Garda e in Valsabbia.

Il saluto della comunità di Porzano

Caro Don Giovanni,

l’abbiamo accolta nella nostra comunità di Porzano ben sei anni fa proprio in questo mese di Settembre. Con Lei abbiamo iniziato un nuovo percorso di unione pastorale con le Parrocchie di Leno e Milzanello, abbiamo superato, con Lei, difficoltà iniziali e vissuto situazioni positive sotto la Sua guida spirituale.

La nostra comunità Le è grata per l’appoggio che ha dato nelle varie attività pastorali e strutturali, in modo particolare nell’intervento per il restauro interno della Chiesa Parrocchiale e per la sua consacrazione da parte del Vescovo Luciano Monari. La ringraziamo, inoltre, per l’attenzione che ha rivolto ai nostri ammalati e alle preghiere nelle quali, siamo certi, li ha ricordati.

Ora è arrivato il momento di salutarci, Lei è chiamato ad un nuovo incarico pastorale e noi chiediamo al Signore Gesù di accompagnarLa e sostenerLa nel cammino che sta per iniziare.

Con riconoscenza e stima,

la nostra comunità di Porzano

Nella Chiesa di San Michele artisti lenesi in mostra per le feste patronali

Da un lato le opere piene di colore e di movimento di Paola Turrini, dall’altro l’imponenza e la maestosità delle sculture in legno di Abele Benini, nella chiesa di San Michele per la mostra “l’invisibile nell’arte”.

“Due concittadini che conosciamo molto bene come artisti, che da lenesi abbiamo seguito nel loro percorso e conosciamo le loro opere e la loro evoluzione – ha spiegato la professoressa Olivia Bottesini nella sua introduzione – hanno raccolto l’invito a partecipare a questa mostra che ha un titolo molto azzeccato perché effettivamente l’artista ha questo dono straordinario di andare oltre la realtà e consentire anche agli osservatori di leggere messaggi e cogliere l’essenza della realtà che ci circonda. E per questo dobbiamo ringraziare i due artisti che ci mettono a disposizione la loro capacità e il loro talento, anime affini nel farci dono di questo.

Paola la conosciamo per i colori e per le pennellate materiche con tele cariche di energie in cui cielo e terra si fondono, mentre le sculture di Abele riescono a raccontare le nostre origini contadine la nostra fede con il legno, che diventa vivo”.

Presenti all’inaugurazione anche il Sindaco Cristina Tedaldi, che ha ringraziato con orgoglio i due artisti locali e Monsignor Giovanni Palamini che ha lanciato l’idea di questa mostra.

“Negli scorsi anni in occasione dele Feste Patronali abbiamo messo in mostra i paramenti della Parrocchia, e quest’anno abbiamo invece deciso di far sapere ciò che c’è di bello in Paese, persone che si impegnano a lanciare un messaggio, sociale-religioso, attraverso la loro arte” ha detto Palamini.

Grande emozione per la Turrini che dipinge da più di vent’anni e che è conosciuta come l’artista “dell’unione tra cielo e terra”. A fianco delle opere della Turrini le sculture di Benini, classe 1934, è ormai uno dei più celebri artisti dilettanti in Italia, con premi e riconoscimenti, in una fortunata carriera che continua da tantissimi anni.

Il dono al Convento di clausura

Da più di 20 anni un gruppo di volontari bresciani scende nella città di S.Francesco per fare dei lavori nel monastero di Santa Chiara

Da più di 20 anni un gruppo di bresciani, in buona parte abitanti di Ome, lascia i propri paesi nel periodo estivo e attraversa gli Appennini alla volta di Assisi per vivere un’esperienza rara, di quelle che possono segnare. Un rito, una sorta di pellegrinaggio, un momento per uscire dalla routine quotidiana e vivere un’altra dimensione. Tre giorni dedicati a dare una mano a chi ha fatto della propria vita un dono per gli altri. Sono Franco Cortesi, alcuni amici e, da qualche anno, anche suo figlio Pietro.

Il gruppo anche quest’anno è partito nella notte di giovedì 18 per arrivare alle porte del Proto Monastero di Santa Chiara alle luci del mattino. Sulla porta ad attenderli c’erano suor Speranza e suor Luisa, sorella di Franco, suore di clausura Clarisse, promesse alla regola di Santa Chiara. Da quel momento è iniziato un weekend durante il quale il gruppo di volontari si è prodigato nel aiutare le inquiline del monastero nelle mansioni più specialistiche, per le quali c’è la necessità di un elettricista o un muratore, dalle grandi opere fino alla manutenzione ordinaria. Per tre gironi Franco e i suoi compagni di viaggio hanno dormito nei letti della foresteria, mangiato lo stesso cibo delle suore, vissuto i corridoi di un luogo in cui non esistono smartphone.

Ascoltato il silenzio e lavorato seguendo i ritmi del monastero, ma senza essere mai lasciati soli. La loro semplice presenza è un’eccezione data dalla contingenza. Una grande opportunità per questo gruppo di fortunati manutentori che in cambio dei propri servigi possono godere gli ambienti interni di un luogo ameno, della serenità delle quaranta Clarisse, dei loro canti, delle loro preghiere, della pace e anche della loro ottima cucina. Un’altra vita. Più delicata, più lenta, a tratti inenarrabile. Dedita alla prima regola scritta da una donna per altre donne. Da secoli immutata, ma energicamente fresca. Un luogo forse incomprensibile per chi non c’è mai stato, ma dal quale fa male al cuore staccarsi.

Il lavoro secondo la regola benedettina

Per trattare questo argomento desidero citare direttamente la santa Regola al Capitolo 48 che così si esprime:

L’ozio è nemico dell’anima, perciò i fratelli devono essere occupati in ore determinate nel lavoro manuale e in altre ore nella lettura divina.
Riteniamo quindi che le due occupazioni siano ben ripartite nel tempo…

(Rb 48,1-2).

E ancora:

Se le necessità del luogo e la povertà richiederanno che si occupino loro stessi di raccogliere le messi, non se ne rattristino: allora sono veramente monaci se vivono del lavoro delle proprie mani, così come fecero i nostri Padri e gli Apostoli. Tutto però si deve fare con misura per riguardo ai deboli

(Rb.48,7-8-9)

Ai fratelli malati o di salute debole si assegni da svolgere un lavoro o un’attività di tipo adatto in modo che non restino in ozio e neppure siano schiacciati da fatica insostenibile… Spetta all’Abate avere considerazione della loro debolezza

(Rb.48,24-25)

Già in queste prime citazioni siamo di fronte alla grandezza spirituale e umana di Benedetto, e all’assoluta novità nella considerazione del lavoro umano.
Nella vita benedettina l’orario della giornata ha uno scopo pratico: ripartire bene lavoro e lectio divina. S. Benedetto considera il ritmo della vita umana con l’alternarsi di riposo e di sforzo, di lavoro spirituale e di lavoro manuale.

Il vero punto di svolta, questo l’ideale antico che riscopre e suggerisce S. Benedetto: non solo occuparsi dei lavori più o meno utili, perché “l’oziosità è nemica dell’anima”, (motivazione negativa), ma vivere veramente del proprio lavoro come i Padri e gli Apostoli (motivazione positiva). Per S.Benedetto non ci sono “azioni profane”, ma nella “casa di Dio” (Rb. 31,19;53,22;64,5)), tutto acquista il valore di un’azione sacra, perché il monaco ha consacrato a Dio non solo tutto ciò che ha, ma anche tutto ciò che è ( Rb 33,4). Non solo, ma: S. Benedetto impone che: “Tutti gli utensili e ogni bene del monastero siano considerati allo stesso modo dei vasi sacri dell’altare”! (Rb. 31,10). Ora ciò non era MAI stato detto ne fatto nella Chiesa!

Per commentare teologicamente e spiritualmente quanto sin qui detto ci vorrebbe lo spazio di alcuni volumi, che io non ho. Vorrei, però riassumere, in pochi tratti la dottrina di Benedetto sul tema del Lavoro Monastico. Lo farò prendendo spunto da un articolo di J. Leclercq tratto da “Dizionario degli Istituti di perfezione 1976”.

  1. Bisogna lavorare. S.Benedetto fa del lavoro quotidiano uno dei punti principali della sua concezione monastica: ne fissa l’orario, ne indica il senso, ne determina il valore. Per Lui il lavoro acquista il carattere di azione sacra; il suo valore è in rapporto all’ascesi e alla vita mistica: è un rimedio all’ozio che è nemico dell’anima, ma esige anche sforzo e fatica, ed è, quindi, per il monaco uno strumento di perfezione; non si lavora solo per tenersi occupati, ma per ascesi: si tratta di un atto di obbedienza. Il lavoro monastico, però, deve lasciare tempo al monaco per dedicarsi in pace alla preghiera e alla contemplazione.
  2. Inoltre il lavoro deve essere disinteressato: ciò è chiarissimo nel capitolo 57 della Regola sugli artigiani del monastero. Non solo, ma notiamo la continua insistenza sull’obbedienza e sull’umiltà. S. Benedetto inculca anche che il monaco deve essere distaccato dall’opera e dal suo risultato. Il risultato ha un suo valore, ma non è determinante. S. Benedetto prescrive anche che “si vendano a minor prezzo gli eventuali prodotti”, ma per mettere in evidenza che il lavoro NON si considera come un mezzo per far soldi!
  3. Infine, per S. Benedetto, il lavoro monastico tende alla “autarchia”: ciò è evidente nel capitolo 66,6-7 della Regola, infatti: l’attività monastica è condizionata dalla clausura e dalla stabilità. Concludendo: come la persona viene prima del lavoro, così il lavoro viene prima dei beni che produce e degli strumenti di cui si serve per produrli. Il lavoro umano non si può subordinare al “capitale” e alla logica produttiva. La ragione è che il lavoro rende l’uomo con-creatore con Dio. Dio non ha ultimato l’opera della creazione, ma l’affida da completare all’uomo tramite il lavoro. Ecco perché lo sviluppo economico va subordinato alle esigenze morali dell’esistenza umana, che non potrà mai essere privata della sua dimensione spirituale. Vedi anche la Colletta di san Giuseppe Lavoratore. Penso che il pensiero-dottrina di Benedetto sul lavoro possa dire ancora molto, anche al nostro mondo, nel nostro tempo.

Silvano Mauro Pedrini OBS

75° Anniversario della Conferenza S. Vincenzo di Leno

É un’organizzazione di laici cattolici fondata nel 1833 dal Beato Federico Ozanam e messa sotto la protezione di San Vincenzo de’ Paoli. Ha per obiettivo la promozione della persona umana attraverso il rapporto personale attuato con la visita a domicilio. Aiuta le persone che si trovano in condizione di sofferenza morale e materiale, con rispetto ed amicizia. Opera per rimuovere le situazioni di povertà e di emarginazione attraverso l a ricerca di un maggiore giustizia sociale. E’ formata da uomini e donne, giovani ed anziani, che uniscono le loro forze e agiscono in un comune cammino umano e spirituale. I Vincenziani operano a titolo gratuito e la Società non persegue fini di lucro. Si sostiene con il contributo volontario dei Soci e le donazioni di persone generose e sensibili all’attività della stessa. La Società è diffusa nel mondo ed ha la sede generale a Parigi. In Italia è rappresentata dal Consiglio Nazionale ed opera attraverso Consigli Regionali e Centrali (diocesani) che coordinano 1.700 Conferenze (gruppi di base) con 18.000 membri. Il suo servizio si svolge in ambito cittadino, parrocchiale, presso gruppi giovanili o aziende, e comprende ogni forma d’aiuto. La società svolte anche attività di tipo socio-assistenziale tramite le “Opere speciali” e promuove il Settore Solidarietà e Gemellaggi che opera nel mondo a favore dei Paesi in via di sviluppo con le adozioni a distanza, progetti sociali, aiuti in caso di calamità e guerre, spedizione di container.

Questa è la Società di San Vincenzo de’ Paoli. Vuoi venire anche tu? Giovani ed anziani, donne e uomini, insieme per dare una mano ai poveri ed emarginati.

Preghiera dei vincenziani

Signore, fammi buon amico di tutti,
fa che la mia persona ispiri fiducia:
a chi soffre e si lamenta,
a chi cerca luce lontano da Te,
a chi vorrebbe cominciare e non sa come,
a chi vorrebbe confidarsi,
e non se ne sente capace;
Signore aiutami,
perché non passi accanto a nessuno
con il volto indifferente,
con il cuore chiuso,
con il passo affrettato.
Signore, aiutami ad accorgermi subito:
di quelli che mi stanno accanto
di quelli che sono preoccupati e disorientati,
di quelli che soffrono senza mostrarlo,
di quelli che si sentono isolati senza volerlo.
Signore, dammi una sensibilità che sappia
Andare incontro ai cuori.
Signore, liberami dall’egoismo.
Perché Ti possa servire,
perché Ti possa amare,
perché Ti possa ascoltare
in ogni fratello
che mi fai incontrare.

Tra Brescia e Montecassino: un convegno su Petronace

É Paolo Diacono, lo storico dei longobardi, che ci racconta di Petronace, patrizio bresciano, originario della pianura, probabilmente di Pedergnaga, odierno San Paolo, che tra il 718 e il 719 decise di compiere un pellegrinaggio in Terra Santa, per visitare il Santo sepolcro. Giunto a Roma e incontrando il papa Gregorio II, gli fu consigliato di recarsi a Montecassino, per farvi rinascere il monastero fondato da san Benedetto e distrutto dai longobardi più di un secolo prima. Persino il sepolcro di san Benedetto giaceva abbandonato.

Con la sua opera, in pochi anni il monastero rinacque e divenne la grande abbazia che diffuse in tutta Europa la proposta del suo fondatore, ispirata al principio dell’ora et labora. Cinquant’anni dopo il suo successore Ottato, accogliendo la richiesta del lenese Desiderio re dei longobardi, inviò a Leno una colonia di dodici monaci, che fecero sorgere il monastero di San Salvatore, poi San Benedetto ad Leones, definito la Montecassino del nord.

Per ricordare la figura di Petronace, conosciuto anche come Secondo fondatore di Montecassino, Fondazione Dominato Leonense, in collaborazione con la Parrocchia dei Ss. Pietro e Paolo di Leno, promuove venerdì 29 giugno alle ore 15.00 presso Villa Badia a Leno il convegno “Petronace. Tra Brescia e Montecassino”.

All’incontro interverranno: dom Donato Ogliari, abate di Montecassino, Mariano Dell’Omo, direttore dell’archivio dell’Abbazia di Montecassino, Nicolangelo D’Acunto dell’Università Cattolica del Sacro Cuore di Brescia e Cesare Alzati dell’Accademia Rumena di Bucarest.

Presiederà Angelo Baronio, coordinatore scientifico della Fondazione Dominato Leonense. Le conclusioni saranno affidate a mons Giovanni Palamini, abate di Leno.

Al termine del convegno si terrà la cerimonia di rinnovo del protocollo di intesa tra la Fondazione Dominato Leonense e l’Abbazia di Montecassino.

Il convegno è promosso dalla Fondazione Dominato Leonense e dalla Parrochhia dei Ss Pietro e Paolo in collaborazione con il Comune di Leno, il Comune di San Paolo, Brixia Sacra, Fondazione Civiltà Bresciana, Cassa Padana Bcc, Libera Università dei Santi Benedetto e Scolastica e con il sostegno di Arcoba srl.


INFORMAZIONI
Convegno “Petronace. Tra Brescia e Montecassino”
Sabato 29 giugno 2019 ore 15.00
Villa Badia, Leno (Bs) – via Marconi 28

Per info e contatti
Fondazione Dominato Leonense
tel.: 331-6415475 | 030-9038463
mail: info@fondazionedominatoleonense.it
web: www.fondazionedominatoleonense.it