Questa è la notte in cui Cristo ha vinto la morte!

Sabato Santo

Introduzione

Nella notte che precede il giorno di Pasqua si celebra la grande Veglia Pasquale, la celebrazione che raccoglie il cuore della nostra fede e del nostro cammino di cristiani, iniziata con il Battesimo. Dall’annuncio della Pasqua di Gesù, dalla forza del canto dell’Alleluia parte tutta la forza della vita nuova che Gesù è venuto a portarci.

Preparativi per la festa

  1. Prepariamo la casa: non solo le “pulizie di Pasqua” ma anche qualche segno che vesta a festa la nostra tavola e la nostra casa.
  2. Puoi decorare le uova pasquali.
  3. Se vuoi puoi prepararti con questa lettura:

La tradizione ebraica privilegia la liturgia domestica: il momento culminante della celebrazione di quasi tutte le feste religiose avviene in famiglia, dove i genitori sono i “ministri” del culto e dove il momento liturgico costituisce un momento catechetico importante per le nuove generazioni che, in questo modo, ricevono la trasmissione della tradizione religiosa interiorizzandola progressivamente.

La donna e i figli

A questo proposito è opportuno sottolineare due aspetti importanti. Innanzitutto il ruolo fondamentale della donna: è lei la garante dell’organizzazione di tutta la liturgia domestica, nell’ambito della quale è la sola che può accendere le candele della festa, segno della presenza divina, pronunciando su di esse la benedizione; in secondo luogo la costante attenzione ai figli che sottolinea come gli stessi siano considerati futuro e garanzia perché la comunità viva e possa continuare a testimoniare la propria fede nel tempo. Si può quindi affermare che si prende coscienza della propria tradizione religiosa e si matura il senso di appartenenza alla medesima vivendo in una famiglia che, attraverso gesti e parole, fa costantemente “memoria” della propria storia di fede.

Casa e mensa

La casa viene così compresa e vissuta, come “spazio sacro” dove, nella quotidianità del tempo che scorre, ogni gesto, anche il più semplice e apparentemente banale o scontato, diventa segno di una vita vissuta nella continua tensione verso la santità. Non a caso quindi molti momenti significativi della vita pubblica di Gesù, ebreo fedele alle tradizioni del suo popolo, sono avvenuti nelle case e spesso attorno ad una mensa comune.

Imparare da loro

Tutto ciò costituisce una positiva provocazione per la famiglia cristiana che desidera recuperare l’orizzonte domestico della propria vita di fede. Facendo tesoro di ciò che la tradizione ebraica continua ad attestarci, sarebbe importante valorizzare meglio, all’interno della casa e della famiglia, una dimensione liturgica che, non escludendo il momento comunitario esterno, possa essere significativamente orientata al medesimo. Ciò chiama inevitabilmente in causa il ruolo ministeriale dei genitori, che sono in prima persona coinvolti nel preparare e vivere la festa di fronte e assieme ai figli accompagnandoli nella progressiva scoperta e interiorizzazione del significato.

E. BARTOLINI, in Sergio Nicolli (a cura di), La casa cantiere di santità, Città Nuova Editrice, Roma 2004, p. 61-63.

Celebrazione

Dopo cena, quando ormai è buio, la famiglia si riunisce attorno al Luogo della Bellezza.

Ti servirà un recipiente con dell’acqua.

Rito d’introduzione

Le luci di casa sono spente. Iniziamo la celebrazione al buio, con solo
una piccola luce (sufficiente per leggere).

Figlio più piccolo: Che cosa c’è di diverso questa notte da tutte le altre notti?
Genitore: Schiavi fummo del Faraone in Egitto; ma in questa notte il Signore nostro Dio ci fece uscire con mano forte e braccio disteso.
Figlio più piccolo: E perché questa notte restiamo ad aspettare?
Genitore: Schiavi eravamo tutti a causa della paura della morte e del male ma in questa notte Cristo ci ha liberato.
Tutti: Questa è la notte più luminosa dell’anno: Gesù è risorto dai morti! Lui è la nostra luce!

Accensione della Luce

Si accendono la candela e tutte le luci della casa.
Nel frattempo possiamo ascoltare il ritornello:
Cristo è risorto veramente, alleluia

Genitore: Tutti ora possiamo gioire, tutti i cristiani del mondo sono in festa.
Genitore: Cristo è risorto, alleluia.
Tutti: È veramente risorto, alleluia. (3 volte)
Tutti insieme: Cristo è risorto dai morti,
con la morte calpesta la morte,
e ai morti nei sepolcri fa dono della vita.

Annuncio della risurrezione

Il figlio più grande legge e gli altri cantano con gioia l’Alleluia, canto della Risurrezione.

Dal Salmo 117

Tutti: Alleluia, alleluia, alleluia

Rendete grazie al Signore perché è buono, perché il suo amore è per sempre.
Dica Israele: «Il suo amore è per sempre».
Tutti: Alleluia, alleluia, alleluia.

La destra del Signore si è innalzata,
la destra del Signore ha fatto prodezze. Non morirò, ma resterò in vita
e annuncerò le opere del Signore.
Tutti: Alleluia, alleluia, alleluia.

La pietra scartata dai costruttori
è divenuta la pietra d’angolo.
Questo è stato fatto dal Signore:
una meraviglia ai nostri occhi.
Tutti: Alleluia, alleluia, alleluia.

La mamma o una figlia legge il Vangelo come le donne che, il mattino di Pasqua, hanno portato l’annuncio della Risurrezione.

Dal vangelo secondo Matteo

Dopo il sabato, all’alba del primo giorno della settimana, Maria di Màgdala e l’altra Maria andarono a visitare la tomba. Ed ecco, vi fu un gran terremoto. Un angelo del Signore, infatti, sceso dal cielo, si avvicinò, rotolò la pietra e si pose a sedere su di essa. Il suo aspetto era come folgore e il suo vestito bianco come neve. Per lo spavento che ebbero di lui, le guardie furono scosse e rimasero come morte. L’angelo disse alle donne: «Voi non abbiate paura! So che cercate Gesù, il crocifisso. Non è qui. È risorto, infatti, come aveva detto; venite, guardate il luogo dove era stato deposto. Presto, andate a dire ai suoi discepoli: “È risorto dai morti, ed ecco, vi precede in Galilea; là lo vedrete”. Ecco, io ve l’ho detto». Abbandonato in fretta il sepolcro con timore e gioia grande, le donne corsero a dare l’annuncio ai suoi discepoli. Ed ecco, Gesù venne loro incontro e disse: «Salute a voi!». Ed esse si avvicinarono, gli abbracciarono i piedi e lo adorarono. Allora Gesù disse loro: «Non temete; andate ad annunciare ai miei fratelli che vadano in Galilea: là mi vedranno».

Benedizione con l’acqua

Si mette al centro un recipiente con l’acqua.

La risurrezione di Gesù non è semplicemente un ritornare alla vita, ma è rinascere ad una vita diversa, ad una vita nuova. Una vita che è libera da ogni paura, che è libera addirittura dalla morte! Noi siamo tutti molto fortunati, perché nel giorno del nostro battesimo abbiamo ricevuto un inizio di questa vita. Quel giorno siamo
diventati figli di Dio, ricevendo la stessa vita del Figlio Gesù.

Genitore: Preghiamo allora insieme con la preghiera dei figli,
quella preghiera che proprio Gesù ci ha insegnato:
Padre nostro…

Quest’acqua vuole ricordarci l’acqua del nostro battesimo; grazie a quest’acqua abbiamo ricevuto quella vita nuova che Gesù ha conquistato per noi nella notte di Pasqua! Come da antica tradizione, non solo facciamo il segno di croce con l’acqua ma ci bagniamo anche gli occhi: che il Signore ci doni vita nuova e di vedere come Lui vede!

Ognuno intinge la mano nell’acqua, fa il segno di croce e si bagna gli occhi.

Benedizione della famiglia

Genitore: Preghiamo.
Benedetto sei tu, Signore del cielo e della terra, che nella grande luce della Pasqua manifesti il tuo amore e doni al mondo la speranza della vita nuova.
Guarda questa nostra famiglia: proteggila e custodiscila sempre, perché sostenuta dalla tua grazia viva nella concordia e nella pace e come piccola Chiesa domestica testimoni nel mondo la gloria di Cristo.
Egli ha vinto la morte, e vive e regna nei secoli dei secoli.
Amen.

Togli la pietra dal vaso e innaffia il tuo terreno.
È l’acqua della vita nuova di Dio, inaugurata con la Pasqua.
Crescerà il bene, crescerà la nuova vita.

Porrò il mio Spirito dentro di voi

Omelia del vescovo Luciano Monari nella Veglia Pasquale

Cattedrale di Brescia, 15 aprile 2017
Veglia Pasquale

Abbiamo iniziato questa veglia pasquale fuori della cattedrale, in piazza, nel luogo profano dove ogni giorno le persone vivono, s’incontrano, lavorano. Lì, da un fuoco nuovo, abbiamo acceso un cero – simbolo di quella luce che illumina il mondo a partire dalla risurrezione di Cristo. Preceduti dal cero acceso, abbiamo fatto una piccola processione muovendoci da occidente verso oriente, dall’oscurità della notte verso il chiarore dell’alba. E’ stato il cammino che Gesù stesso ha percorso nella sua Pasqua, quando è passato dalla morte dolorosa sul Calvario alla vita incorruttibile della risurrezione. A motivo di Cristo e della sua risurrezione, questo è diventato anche il significato vero della nostra esistenza sulla terra: non un cammino inesorabile verso la morte, ma un passaggio che tende a Dio, alla sua vita. Il canto dell’Exultet pasquale ha allora invitato gli angeli e i santi, la terra intera, a gioire inondata di splendore perché “la luce del Re eterno ha vinto le tenebre del mondo.”

Poi, con gioia e attenzione, abbiamo ascoltato il racconto della storia della salvezza, la nostra memoria di fede. Ciascuno di noi ha una sua memoria personale, fatta degli eventi e delle persone che hanno contribuito negli anni a plasmare la sua vita. Ma tutti noi, insieme, abbiamo una memoria che ci accomuna e che risale addirittura all’origine stessa del mondo: è il racconto di quanto Dio, creatore e redentore, ha fatto per tutti noi. In questa notte abbiamo rinnovato questa memoria, ascoltando anzitutto il poema della creazione quando Dio, con la sua parola, ha fatto risplendere la luce di mezzo alle tenebre e ha creato uomo e donna a sua immagine e somiglianza.

Sappiamo, così, che non siamo al mondo per caso, per effetto di un intreccio anonimo di forze, ma chiamati dalla volontà sapiente di Dio. Con trepidazione abbiamo seguito Abramo sul monte della prova per imparare che anche in mezzo angoscia, possiamo continuare a confidare nella sapienza e nella fedeltà di Dio. Abbiamo ascoltato come i figli di Israele sono passati illesi attraverso le acque del mar Rosso e quel sentiero che poteva essere causa di morte è diventato invece per loro passaggio alla libertà e alla vita: “Mia forza e mio canto è il Signore – abbiamo cantato – egli è stato la mia salvezza.” Siamo popolo di Dio e Dio, attraverso la parola dei profeti, ci ha dichiarato il suo amore: “Anche se i monti si spostassero e i colli vacillassero, non si allontanerebbe da te il mio affetto.” Sì, il Signore ha giurato amore eterno al suo popolo; la sua parola, che ci supera quanto il cielo è alto sopra la terra, ci ha confermato la promessa di fedeltà, di perdono, di vicinanza. Tutto questo, ormai, è diventato patrimonio della nostra memoria cristiana: fragili, peccatori, segnati dalla precarietà come siamo, sappiamo però di essere legati da un patto con un Dio buono e forte e fedele; con un Dio che ci ha promesso il suo Spirito e cioè la forza irresistibile della sua vita: “Vi darò un cuore nuovo, metterò dentro di voi uno Spirito nuovo; toglierò da voi il cuore di pietra e vi darò un cuore di carne; porrò il mio Spirito dentro di voi.” Dunque dalla creazione, attraverso la liberazione, fino alla promessa dello Spirito di Dio come sorgente di un’esistenza nuova. Questo è il cammino magnifico della storia della salvezza.

Ebbene, in questa notte di Pasqua noi proclamiamo che tutto quanto era stato promesso è ora adempiuto nella morte e nella risurrezione di Gesù. E’ Lui, Gesù, il nuovo Adamo, inizio di una umanità nuova. Non solo Dio ha creato questo mondo affascinante; vuole anche condurlo a diventare partecipe della sua vita di santità e di amore, di bellezza e di verità. Ma non si tratta di una trasformazione che possa compiersi col semplice dinamismo dell’evoluzione; è una trasformazione che si sviluppa nel profondo del cuore, che fa appello alla libertà e alla responsabilità della creatura. È possibile al nostro mondo entrare nella vita di Dio solo se impara, il nostro mondo, ad amare come Dio ama, a essere misericordioso come Dio è misericordioso, a vivere nella comunione come Dio è comunione. Ebbene, questo è quanto ci è donato in Gesù: uomo come noi, è vissuto nel mondo mosso e guidato dallo Spirito Santo di Dio; è passato facendo del bene e liberando tutti coloro che erano sotto la schiavitù del male; ha patito una morte dolorosa e umiliante, ma l’ha trasformata in obbedienza al Padre e in amore agli uomini. Per questo Dio lo ha risuscitato, lo ha innalzato accanto a sé, lo ha reso partecipe della sua gloria e del suo potere di salvezza. Nel disegno di Dio Gesù è il primogenito di una moltitudine di fratelli; la sua risurrezione è pegno della nostra speranza. San Paolo potrà scrivere ai cristiani di Corinto: “Se qualcuno è in Cristo, è una creatura nuova; le cose vecchie sono passate; ecco, ne sono nate di nuove.” Le cose vecchie sono le abitudini di cattiveria, di menzogna, di oppressione che sono iscritte nella storia dolorosa dell’umanità. Ora, nel Cristo risorto, sorge un sole nuovo, un giorno nuovo con la possibilità offerta a noi di vivere una vita nuova. È ancora Paolo che scrive: “un tempo… eravate tenebra, ora siete luce nel Signore. Comportatevi perciò da figli della luce” poi spiega: “il frutto della luce consiste in ogni bontà, giustizia e verità.”

Quando siamo stati battezzati, ci è stata consegnata, con le parole del ‘Credo’, la professione di fede che questa notte rinnoviamo: è la nostra risposta filiale all’amore paterno di Dio. Sempre al momento del nostro battesimo, ci è stato insegnato il comandamento che vuole dirigere tutte le nostre scelte: “Amerai il Signore Dio tuo con tutto il tuo cuore, con tutta la tua anima e con tutte le tue forze… Amerai il tuo prossimo come te stesso.” Il cristianesimo è qui: credere nell’amore di Dio e rifiutare quel cinismo che considera illusione ogni pensiero di amore gratuito; sperare la vita eterna e quindi usare con libertà e con riconoscenza i beni terreni senza diventarne schiavi; amare sinceramente il prossimo e combattere ogni tentazione di ripiegamento egocentrico su noi stessi, sul nostro vantaggio privato. Può sembrare una cosa scontata, ma l’esperienza ci dice che credere nell’amore non è facile quando la violenza, la disonestà, la corruzione sembrano invincibili, rischiano di avvelenare i sentimenti e di suscitare nel cuore un risentimento infinito. Usare denaro e cose senza diventarne schiavi non è facile quando il denaro sembra aprire tutte le porte e quando le cose sembrano indispensabili per ottenere quei piccoli frammenti di felicità che sono offerti all’uomo. Continuare ad amare, a donare, a servire nonostante tutto è possibile solo se la forza di Dio ci sorregge e rigenera in noi ogni giorno il controllo dei nostri impulsi, il desiderio del bene e il coraggio di farlo.

Il mattino di Pasqua, il primo giorno della settimana, Maria di Magdala e l’altra Maria sono andate al sepolcro; desideravano esprimere il loro cordoglio, dare sfogo al loro dolore. Al sepolcro le attende il messaggio sconvolgente di un angelo: “Non abbiate paura, voi! So che cercate Gesù, il crocifisso. Non è qui. È risorto, come aveva detto; venite, guardate il luogo dove l’avevano deposto. Presto, andare a dire ai suoi discepoli. ‘Ecco, è risorto dai morti e vi precede in Galilea!’.” Non abbiate paura voi! C’è qualcuno che deve avere paura di fronte alla risurrezione di Gesù ed è chiunque ha fatto un patto con la morte e si serve della violenza per affermarsi sopra tutti e sopra tutto. La scommessa sulla morte, sulla ingiustizia si è rivelata sbagliata. È uscito, una volta per tutte, il numero vincente della vita e sono premiati tutti coloro che, con umiltà e coraggio, cercano di dare un volto di amore a tutte le circostanze della vita; soprattutto coloro che non restituiscono male per male, ma sono capaci di fare solo del bene, anche a chi li contrasta. Beati i miti, beati i puri di cuore, beati quelli che mettono la pace tra gli uomini e non si tirano indietro di fronte al prezzo da pagare. La risurrezione di Gesù dice che queste persone hanno ragione, che il loro modo di vivere è quello giusto, che Dio è dalla loro parte e che il loro Dio è più forte della morte.

Abbiamo passato i quaranta giorni della Quaresima senza mai cantare l’Hallelu-yah, come se la gioia della fede dovesse essere trattenuta mentre pensavamo al nostro bisogno di conversione e di perdono. Ma oggi, giorno di Pasqua, gli Hallelu-yah si sprecano: li diciamo, li cantiamo, li ripetiamo senza fine. Hallelu-yah significa: Lodate il Signore! S’intende: per la sua grandezza e per le opere del suo amore: lodate Dio perché ha manifestato la sua vittoria, perché ha vinto la morte e ha fatto risplendere la sua gloria sull’orizzonte della nostra vita e della vita del mondo. Il Signore non ha consegnato il mondo alla morte ma ha riversato sul mondo, su di noi, lo Spirito della vita e dell’amore. È Pasqua!

S.E. Luciano Monari

Le uscite del sabato sera: che fare?

Una delle domande ricorrenti che mi rivolgevano i genitori quando ero in oratorio o a scuola era: devo concedere il permesso a mio figlio/a  adolescente di uscire la sera oppure no? Fino a che ora concedere il rientro? Accompagnare i figli in discoteca o consentire loro di andarci con gli amici? Negoziare o impedire?
Non vi è dubbio che per un genitore sia assai difficile rispondere a queste domande. Va detto prima di tutto che il bisogno di libertà e la richiesta di avere sempre più spazi disponibili per condividere con i coetanei sia un’esigenza del tutto normale e fisiologica. La richiesta di libertà appartiene al bisogno di crescere e quello di stare fuori la sera, o per meglio dire la notte, è una messa alla prova di se stessi. Gli adolescenti pretendono quel tempo notturno perché, tra infinite discussioni e l’ebrezza della musica a megadecibel fino al primo albeggiare del giorno, hanno bisogno di capire se stessi e gli altri.

Queste notti, come dice il refrain di una famosa canzone, servono per allontanarsi da un’infanzia ormai troppo stretta e ormai troppo lunga. Perché diventare adulti, vuol dire riconoscersi capaci di orientarsi in quell’oscurità che un tempo faceva paura, ma anche essere riconosciuti come grandi.
Il problema è come assecondare questo bisogno e al contempo proteggere i figli dai pericoli, aiutarli a non incorrere in incidenti, a non provocarne. Entra in gioco la capacità di mediare magari con estenuanti trattative. Diventa urgente per un genitore, quando un figlio comincia a manifestare le sue richieste di autonomia, di tempo serale da condividere in discoteca, con gli amici al bar o in qualsiasi altro luogo di ritrovo, imparare l’arte della negoziazione, ma anche quella di definire regole precise e accordi.

 Certamente vi è la necessità di sapere dove un figlio andrà e con chi.

Certamente il permesso ad uscire il sabato sera, giornata sacra per i giovani, e il tempo della “libera uscita” vanno commisurate all’età degli adolescenti.

L’ora del rientro  sarà certamente diversa se un ragazzo ha 13/14 anni  o 18/19.  Tuttavia è necessario accordarsi senza lasciarsi intrappolare da frasi del tipo: “Tutti i miei amici possono rientrare quando vogliono e solo io non posso…” oppure “Tu non hai fiducia in me” o “Tanto le stupidaggini si fanno a qualsiasi ora”.
Per la prima è sufficiente informarsi, prendere contatti con gli altri genitori, fare alleanze e comunità con altri padri e madri. Basta una  telefonata per scoprire che anche nelle altre famiglie vi è lo stesso problema. Allora ci si organizza. Si definiscono orari e tempi di rientro comuni, condivisi anche dagli altri genitori.

Probabilmente è necessario tenere conto che il sabato sera i locali non cominciano a funzionare prima della mezzanotte e che sarebbe assurdo immaginare il rientro dell’adolescente alle 12,30. Bisogna negoziare un’ora adeguata, mediare e trovare un punto di incontro, poi pretenderne il rispetto. Negoziare non vuol dire rinunciare a decidere e definire il limite. I ragazzi lo sanno bene che esistono i limiti e, per quanto tentino di  avvantaggiarsi, si aspettano che gli adulti sappiano dire loro fin dove possono arrivare. E’ quando i paletti non vengono indicati oppure le trasgressioni non vengono sanzionate che gli adolescenti non sanno più orientarsi e finiscono per non riconoscere le loro responsabilità.
Definire l’ora del rientro e aspettarsi che questa venga osservata è compito del genitore che deve assumersi il carico delle decisioni e allo stesso tempo concordare anticipatamente la sanzione, nel caso in cui vi fosse una trasgressione. Non si tratta di essere ossessivi controllando al minuto l’ora, quanto però di far rispettare un accordo. Non segnalare, o non verificare se il limite è stato rispettato può alimentare nell’adolescente l’idea che tutto è banale e non ha valore.  Che a tutto si può trasgredire senza conseguenze. Il che non aiuta a far crescere il senso di responsabilità.
Certo in alcuni casi, soprattutto nei giovani adolescenti, per aiutarli a rispettare gli impegni è necessario forse anche accompagnarli alla meta e andare a riprenderli. Potranno storcere il naso, reclameranno più fiducia, ma non bisognerà lasciarsi troppo intimidire. Al gruppo dei pari, assolutamente vitale per la crescita di un ragazzo, bisogna contrapporre il gruppo degli adulti. Per questo è importante conoscere gli altri genitori degli amici che un figlio frequenta e con loro trovare accordi e intenti comuni.

Senza aspettare che si metta in funzione dappertutto l’iniziativa salvifica del pullman o del treno delle discoteche possiamo cominciare noi adulti a turno a fare comunità, a condividere il peso e le fatiche dell’essere genitori in un tempo assai difficile.

I giorni della Salvezza

DOMENICA DELLE PALME

Sei giorni prima della sua morte in croce, Gesù entrò trionfalmente in Gerusalemme, accompagnato dai discepoli e da una folla festante, che, agitando rami di palme, gridava: «Osanna! Benedetto Colui che viene nel nome del Signore! Osanna negli eccelsi!» Fu una manifestazione messianica voluta da Gesù per affermare la sua spirituale regalità, ma fu cosa modesta affinché il popolo non si confermasse nei suoi errori sull’interpretazione politica del Messia. Il rito solenne si svolge nei seguenti momenti:
– Benedizione dei rami di palma o di olivo: Il Sacerdote vestito con abiti rossi, simbolo di regalità, benedice con questa preghiera: «Benedici o Signore questi rami, e donaci la grazia di sentire in noi la Vittoria di Gesù!».
– Distribuzione dei rami: mentre i fanciulli cantano inni di gioia e di trionfo, il sacerdote passa alla distribuzione dei rami.
– Lettura del Vangelo: dove viene ricordato il fatto storico dell’ingresso trionfale di Gesù; mentre tutta la folla agitando rami, osannava al Messia. Solenne processione con i rami benedetti, per ripetere attorno alla Croce l’inno: «Gloria a Te, lode ed onore, o Re Cristo Redentore».
Al termine, la S. Messa introduce al Mistero della rinnovazione del Sacrificio sotto le misteriose apparenze del pane e del vino.

 

GIOVEDI’ SANTO

Il Giovedì Santo è il primo giorno del «Triduo Sacro», che celebra, con solenne austerità, la memoria della passione e della morte del Salvatore e ci fa rivivere avvenimenti lontani nel tempo, ma così vivi nel nostro ricordo e tanto impressi nel nostro cuore da farceli credere e sentire come presenti e come certamente nostri. Nel Giovedì Santo si ricorda principalmente l’istituzione del Sacrificio e del Sacramento eucaristico, gesto supremo di amore compiuto da Gesù alla vigilia della sua morte, al quale l’evangelista S. Giovanni allude con parole che valgono più di ogni altro commento: «Avendo Egli amato i suoi che erano nel mondo, li amò sino alla fine».

Questo è lo svolgimento della solenne liturgia: l’altare è parato a festa ed un velo bianco copre la Croce; il Sacerdote Celebrante, accompagnato dalla solennità degli altri Sacerdoti e del canto, inizia la S. Messa; il momento più commovente è il canto del «Gloria in excelsis», poiché il suono di tutte le campane e dell’organo esplode come d’improvviso, per poi tacere fino alla gioia della notte pasquale. Quasi per rappresentare al vivo la scena narrata dal Vangelo, il Celebrante, lava i piedi a 12 ragazzi; ripetendo il gesto di Gesù prima di istituire la S. Eucaristia. Terminata la S. Messa, il Pane Consacrato viene portato in modo solenne all’altare della Adorazione, preparato con abbondanza di luci e ceri.

Il mistero di questo grande giorno dell’Amore sta riassunto in questa parola di Gesù: «Prendete e mangiate: questo è il Mio Corto sacrificato per voi. Prendete e bevete: questo è il Mio Sangue sparso per voi. Questo fate in memoria di me!»

 

VENERDI’ SANTO

È il giorno più grande che la storia ricordi. Nessun giorno come questo è giorno di morte; nessun giorno come questo è giorno di Vita. Al cospetto del monda intero sta nella maestà della morte il Crocefisso: «La vita offrì la morte per portare con la morte la vita». È in questo giorno che incominciò per l’umanità un’era nuova: dell’amore e della grazia. La solenne funzione liturgica è divisa in quattro parti:

1- Lettura di alcuni grandi fatti del Vecchio Testamento, come il racconto della Pasqua Ebrea, e soprattutto il canto della Passione di Gesù, per narrarci le innumerevoli sofferenze di Gesù per poterci salvare.
2- Sull’altare vengono poste delle tovaglie di lino bianco e poi il Sacerdote celebrante inizia le solenni preghiere per la Chiesa Santa di Dio, per il nostro Beatissimo Papa Giovanni, per i Vescovi ed i Sacerdoti, per coloro che governano i popoli, per coloro che saranno rigenerati dalla grazia del Battesimo, per la necessità dei fedeli cosi presentate al Signore: «Preghiamo fratelli dilettissimi, Dio Padre Onnipotente, affinché purghi il mondo da tutti gli errori, disperda le malattie, scacci la fame, apra le carceri, spezzi le catene, accordi ai pellegrini il ritorno, agli infermi la sanità, ai naviganti il porto della salvezza». Inoltre alza la preghiera per l’unità della Chiesa, per la conversione dei Giudei e degli infedeli.
3- La III parte della solenne liturgia assume un aspetto veramente commovente: un ministro porta all’altare la Croce Velata ed il Sacerdote celebrante ponendosi presso i gradini dell’altare e scoprendo grado grado la Croce Velata canta con tono sempre crescente questa invocazione: «Ecco il legno della Croce, dal quale dipende la salvezza del mondo»; tutto il popolo inginocchiandosi risponde: «Venite, adoriamo!».

Terminato il rito dello scoprimento della Santa Croce, iniziando dal Sacerdote, tutti passano ad adorare la Croce ed a baciare il Crocefisso. Mentre con grande silenzio e raccoglimento si svolge questo rito, la Scuola di Canto ripete: «Popolo mio che ti ho fatto? O in che ti ho contristato? Rispondimi! lo ti esaltai con grande potenza e tu mi sospendesti al patibolo della Croce».
La S. Comunione termina poi il solenne rito del Venerdì Santo.

 

SABATO SANTO

Prima del tramonto di Venerdì, la salma di Gesù era nel sepolcro. La fine di colui che si era proclamato Figlio di Dio non poteva essere più ingloriosa: tradito da un discepolo, scomunicato dal Sinedrio, bestemmiato da un popolo intero, abbandonato perfino dai suoi apostoli, era morto sul patibolo degli schiavi in mezzo a due volgari malviventi. Ora il suo corpo giaceva nel sepolcro.
La vittoria dei nemici di Gesù era completa. Solo che il sedicente Figlio di Dio, ora chiuso e sigillato nel sepolcro, quando era ancora vivo aveva detto: «Dopo tre giorni risorgo!». La mattina della Domenica, le pie donne e i discepoli trovarono il sepolcro vuoto! Non il sepolcro, ma la risurrezione gloriosa è la conclusione della vita terrena di Gesù. Con le feste pasquali celebriamo solennemente il ricordo della risurrezione di Cristo; e perché questo ricordo sia veramente efficace, la Chiesa con riti solenni e suggestivi ci invita a cogliere abbondanti frutti della risurrezione di Cristo, mediante una completa e definitiva rinnovazione inferiore. I riti solenni della veglia pasquale li possiamo presentare in questo modo:

– Il canto della Luce: davanti alla porta della Chiesa viene benedetto il fuoco ed il grosso Cero Pasquale, simbolo di Cristo. Entrando poi dalla porta principale della Chiesa, il diacono che regge il cero, canta a voce solenne: «Lume di Cristo» mentre tutti rispondono: «Siano grazie a Dio». Mentre la processione della Luce entra in Chiesa con i ministri, tutte le luci vanno grado grado accendendosi. Quando il Cero è giunto all’altare, viene posto in centro e circondato da luce e incenso, viene esaltato nel suo simbolismo, con queste mirabili parole: «Si rallegri la terra irradiata da sì grandi splendori, e, illuminata dal fulgore dell’eterno Re, senta di essere finalmente liberata dalle ombre che avvolgevano il mondo intero».
– Il canto dell’acqua: mentre tutti invocano l’aiuto dei Santi, è posto davanti all’altare un recipiente d’acqua. Il Celebrante inizia la solenne benedizione e consacrazione, perché quest’acqua dovrà servire al Battesimo di tutti i nuovi bambini dell’anno. Terminato questo rito, prima che l’acqua sia portata al Sacro Fonte Battesimale, i presenti rinnovano le Promesse battesimali con le quali si rinunzia a Satana ed alle sue opere al mondo che è nemico di Dio e si promette di servire fedelmente il Signore nella Chiesa Cattolica.
– Il canto dell’Alleluia: tutto è pronto; i ministri hanno indossati gli abiti della gioia e l’altare è parato a festa con fiori e luci, ed ecco il momento solenne: con voce commossa il Sacerdote Celebrante canta il «Gloria in Excelsis», prorompe il suono dell’organo, tutte le campane sciolgono il loro concerto. È PASQUA DI RISURREZIONE! Ed allora: «Fratelli, se siete risuscitati con Cristo, cercate le cose del cielo, ove Cristo siede alla destra di Dio; abbiate il gusto delle cose celesti, non di quelle terrene. Poiché voi siete morti e la vostra vita è nascosta con Cristo in Dio. Quando Cristo, vostra vita, comparirà, allora anche voi apparirete con lui nella gloria».

 

PREGHIERA DI RESURREZIONE

Per tutto il dolore sofferto ridammi, Dio, la
speranza per cui ho sognato ad occhi aperti.
Tutto un seguir di nuvole sono stati i miei
pensieri; dolce mondo di favole.

Le cose tutte hanno spesso confinato col cielo e
pur mi ritrovo distante da Te.

Non più le piante, i fiori, il mare le albe, i tramonti
mi fanno piangere di gioia: è morta al mio viso
ogni traccia d’incanto. Il tempo ha scandito coi
giorni e le ore anche il vuoto nella mia vita.

C’era nelle stelle un mistero che m’incantava ed
ora non intendo più.

Di nient’altro ho bisogno, o Signore che di
risorgere con Te, null’altro desidero che Te.
Inasprisci il dolore, ma ridonami la resurrezione!

don Pierino