Click

Ho conosciuto Angelo circa 30 anni fa prima come vicino di casa e poi come protagonista delle attività del paese. 

Ho scoperto con gli anni i suoi numerosi interessi, tra i quali la sua passione per la fotografia –Angelo Click -, il raccontare con le sue immagini la vita del paese. Abbiamo lavorato insieme ad alcuni progetti, spesso partiti da sue iniziative e poi portati avanti con il CRP – di cui è fondatore – e con i volontari dell’oratorio.

Penso non ci sia porzanese che non abbia avuto modo di salutare, parlare, lavorare o discutere con Angelo. Non sempre facile da seguire, tante le sue idee e impegnativi i traguardi,  spesso raggiunti coinvolgendo anche i più riluttanti, sia a livello amministrativo che parrocchiale.

Dobbiamo a Angelo la collaborazione con il professor Bonaglia per la pubblicazione e divulgazione dei libri su Porzano, fondamentale l’attenzione prestata perché venissero conosciute e apprezzate le opere presenti nella in Parrocchia e, non ultima, la sua partecipazione attiva al restauro e consacrazione della nostra Chiesa. Anche  Il torneo di calcio e la festa estiva, la  corsa campestre, la briscola, le feste quinquennali con le mostre d’arte e le esposizioni fotografiche curate personalmente, il calendario, sono nati da sue idee o da sue collaborazioni.  

L’ho scoperto essere sostenitore di tante iniziative di beneficienza e pudico nel parlarne, paladino del volontariato inteso come servizio alla comunità: il suo carattere deciso a reso a volte difficile capire le sue ragioni, ma grazie a questa sua dote è riuscito dove altri hanno ceduto.  

La sua assenza sarà sempre più tangibile e la sua figura difficile da sostituire, una persona che ha lasciato più di una traccia nella nostra comunità.

La sua presenza silenziosa e cortese, costante, pungente e interessata, cocciuta e coinvolgente, sarà da esempio per chi lo ha conosciuto e vissuto e per chi lo potrà conoscere attraverso il suo operato.

Chiara P.

24 marzo: Giornata dei Martiri Missionari

Il 24 marzo 1980 San Oscar Romero veniva ucciso a S. Salvador mentre celebrava la messa. Papa Francesco lo ha elevato all’ onore degli altari, a quasi quarant’anni dalla sua scomparsa. Egli, infatti, diede la propria vita per la causa del Regno, proponendo un modo diverso, per certi versi “rivoluzionario”, di vivere il messaggio evangelico nella realtà concreta latinoamericana.

E se da una parte è vero che questo coraggioso pastore sperimentò incomprensioni a non finire – in vita ma anche dopo la morte – dall’ altra, proprio in forza della sua indiscussa fedeltà al Vangelo e alla Chiesa, si fece povero per i poveri. Nei tradizionali congressi americani (Cam) che si sono svolti in questi anni nel continente, riunendo evangelizzatori dall’ Alaska alla Terra del Fuoco, il pensiero di monsignor Romero è stato spesso risuonato come fonte d’ ispirazione.

Con il risultato che il suo “torto” – quello di stare chiaramente dalla parte dei suoi amati campesinos, che gli attirò incomprensioni e accuse durissime, anche all’ interno della Chiesa – è oggi riconosciuto, particolarmente in America Latina, come una straordinaria grazia. Diceva: la Chiesa predica “una liberazione che mette, al di sopra di tutto, il rispetto alla dignità della persona, la salvezza del bene comune della gente e la trascendenza che guarda innanzitutto a Dio e solo da Dio ricava la sua speranza e forza”.

Questo è il messaggio di oggi, di un Dio che scende a liberare attraverso me, attraverso te. Anche oggi diciamo a Dio liberaci e all’ altro, nella povertà e miseria, mi ha mandato a te. 

Pellegrinaggio di San Valentino 2019 alla Roma paleocristiana

Eccoci finalmente giunti anche quest’anno all’appuntamento di San Valentino con l’ormai tradizionale Pellegrinaggio per coppie e famiglie organizzato nell’ambito della Pastorale della Famiglia della nostra parrocchia.

Una tre giorni (15-16-17 febbraio) immersi nella Roma Paleocristiana alla scoperta di tesori artistici, culturali, ricchi di un valore aggiunto per noi credenti e fuori dai tradizionali percorsi turistici.

La prima tappa è stata la visita alle Catacombe di Priscilla, si trovano nel quartiere Trieste sotto Villa Ada, sono tra le più antiche di Roma, scavate nel tufo, sono estese su più livelli di profondità, per 13 Km di lunghezza. Il primo piano, il più antico, si snoda in percorsi irregolari di gallerie nelle cui pareti sono ricavati i “loculi” le tombe comuni con iscrizioni in greco o in latino. Qui abbiamo potuto inoltre ammirare, in una piccola cappella sepolcrale quella che forse è la più antica rappresentazione dell’Eucarestia, l’affresco dei Magi e la più antica immagine della Madonna che si conosce (risalente al II secolo) ritratta seduta con un bambino accanto al profeta Ballam che indica una stella.

Questo luogo, tre il III e il IV secolo accolse, inoltre, corpi di numerosi martiri e di alcuni pontefici.

Per concludere in bellezza la giornata abbiamo poi visitato le Basiliche di:

  • Santa Prassede che conserva, nella sua semplice bellezza, la cappella di san Zenone completamente rivestita di mosaici bizantini e dove viene conservata la reliquia della Colonna della Flagellazione di Gesù portata da Gerusalemme nel 1222 durante il pontificato di papa Onorio III.
  • Santa Pudenziana risalente al V secolo dove è possibile ammirare, nel mosaico dell’Abside, la raffigurazione di Cristo circondato dagli apostoli.

La seconda giornata del Pellegrinaggio, è iniziata con la visita del grandioso Battistero Lateranense. Esso è il più antico Battistero monumentale edificato per volere dell’imperatore Costantino come luogo di culto in cui la comunità cristiana poteva celebrare solennemente i Sacramenti della iniziazione. Ha la particolarità di non aver mai cessato di svolgere quella funzione per cui era stato costruito cioè il Battesimo. Sotto la cupola abbiamo potuto ammirare il fonte battesimale.

Adiacente al Battistero è possibile ammirare la cappella di San Venazio costruita sulla base delle preesistenti terme, essa custodisce l’edicola marmorea raffigurante il Cristo e due angeli e che conserva l’olio Santo utilizzato dalle parrocchie della Diocesi di Roma per la somministrazione dei sacramenti.

Nell’itinerario non è potuta mancare la visita al monastero e alla Basilica dei Santi Quattro Coronati sul colle Celio. Ancora oggi qui vivono, in clausura, le monache agostiniane. La posizione di questa chiesa era rilevante per essere in alto e per la sua vicinanza al Laterano sede allora del papato. Discordanti sono le tradizioni sull’identità dei martiri (“coronati” cioè dal lauro del martirio) cui la chiesa è dedicata: potrebbe trattarsi di marmorari della Pannonia martirizzati al tempo di Diocleziano (284-305) perché non vollero scolpire la statua del dio Esculapio (idoli pagani) oppure, secondo un’altra versione trattasi di pretoriani romani che si rifiutarono di adorarla. All’ingresso dell’edificio è possibile ammirare la massiccia torre campanaria del IX secolo.

Si è proseguito poi nel pomeriggio con la visita alla chiesa di Santo Stefano Rotondo al Celio nel rione Monti. La costruzione fu voluta probabilmente da papa Leone I, l’edificio aveva pianta circolare costituita in origine da tre cerchi concentrici e si inserisce nelle “rinascita classica” dell’architettura paleocristiana che raggiunse la sua massima espressione negli anni tra il 430 e il 460. Questa struttura presenta analogie con la pianta rotonda della Basilica del Santo Sepolcro a Gerusalemme.

Sorge nella valle tra l’Esquilino e il Celio, sulla direttrice che unisce il Colosseo al Laterano nel rione Monti la Basilica di San Clemente, edificata nel tardo IV secolo su un preesistente edificio del II secolo d.C., si trattava della domus ecclesiaæ di Clemente. Le domus ecclesiaeæ erano luoghi di culto dove si riunivano i fedeli nei primi secoli del Cristianesimo. La basilica che oggi vediamo è stata edificata nel XII secolo ed è collegata al convento domenicano, si trova al di sopra di antichi edifici interrati per due livelli di profondità. Nella basilica inferiore sono presenti mosaici come quello relativo a San Cirillo e Metodio, nonché affreschi del XI secolo che raffigurano San Clemente e Sissinio dove vi sono le iscrizioni che rappresentano uno dei primi esempi del passaggio dal latino al “volgare”. Da non perdere l’ipogeo che si sviluppa sotto l’attuale basilica il più basso dei quali è costituito da un “mitreo” pregevole a lato del quale scorre ancora un sorprendente torrente sotterraneo.

Camminando verso L’Aventino andiamo a visitare l’elegante Basilica di Santa Sabina, situata vicino al Giardino degli Aranci. Degno di nota è sicuramente il portale ligneo d’ingresso ideato e costruito intorno al 432 d.c. Esso è suddiviso in ventiquattro riquadri che narrano scene del Vecchio e del Nuovo Testamento. Il riquadro più interessante è quello che narra la Crocifissione. Al suo interno si scopre la “Pietra del Diavolo” con la sua curiosa leggenda.

A pochi passi abbiamo visitato la Chiesa di Sant’ Alessio costruita tra il III e il IV secolo, la Chiesa di Sant’Anselmo che nonostante le apparenze è di recente costruzione (risale infatti alla fine dell’800).

La terza e ultima giornata del nostro Pellegrinaggio ci porta ad ammirare la Chiesa di Santa Maria in Cosmedin, chiesa Greco cattolica Melkita costruita nel VI secolo sui resti del tempio di Ercole e del Forum boarium. È una chiesa medioevale nota per accogliere nel suo portico la famosa Bocca della Verità. Il suo nome deriva dall’aggettivo greco “kosmidion” (bello) concetto a cui fu associata per la sua splendida e abbondante decorazione. Uno dei principali tesori che si conserva nella chiesa è il reliquiario di vetro con il cranio di San Valentino, patrono degli innamorati.

Attraverso una passeggiata con vista sui Fori Imperiali siamo giunti in Piazza del Campidoglio e sulla sommità del Colle Capitolino, non poteva di certo mancare la visita alla Basilica di Santa Maria in Ara Coeli (altare del cielo). Al suo interno è possibile ammirare tra i tanti tesori la Cappella del Bambinello dove si trova una scultura in legno del bambin Gesù, intagliata nel XV secolo con il legno d’olivo del Giardino del Getsemani, ricoperta di preziosi ex voto. Secondo la credenza popolare la statua era dotata di poteri miracolosi e i credenti vi si recavano per chiedere la grazia. Purtroppo nel 1994 la scultura venne trafugata e non più ritrovata: ora al suo posto c’è una copia dell’originale. Lasciata alle spalle la chiesa fortunatamente abbiamo percorso in discesa i 124 scalini per dirigerci verso l’Isola Tiberina, il Ghetto per giungere in Piazza e Chiesa di Santa Maria in Trastevere. Questa chiesa conserva nella parte superiore della facciata un mosaico del XIII secolo raffigurante Maria in Trono che allatta il bambino, affiancata da dieci donne recanti lampade. Che dire del Campanile? Sulla sommità si vede un mosaico raffigurante la Madonna con il bambino in una nicchia.

A conclusione di questa intensa esperienza dove le nostre famiglie hanno condiviso momenti di cultura e di fede, accompagnati dalla gioia dello stare insieme in pace e in serenità il nostro grazie corale è rivolto a Don Ciro, a Suor Graziella e all’inesauribile e simpatica Cristiana, la guida che anche quest’anno ci hanno accompagnati nella città eterna.

Guarda la galleria:

Pellegrinaggio di S. Valentino per Famiglie

Te

Buonanotte, buonanotte monetina Buonanotte tra il mare e la pioggia
la tristezza passerà domattina
è l’anello resterà sulla spiaggia.
Gli uccellini nel vento non si fanno mai male hanno ali più grandi di me
e dall’alba al tramonto sono soli nel sole Buonanotte, questa notte è per te….

Cara Elisa quante ne abbiamo passate!
Sei arrivata a Collaboriamo nel 1982 e con il tuo caratterino ti sei fatta spazio nel cuore di chi incontravi!
Ti caratterizzava la forte passione per la Juve, la tua risata contagiosa, il tuo essere sempre pronta a far festa, ma anche le “coccole” che spesso chiedevi.
Difficile per Noi salutarti ma siamo certi che tu SEI e SARAI sempre con Noi perché sei nelle nostre menti e nei nostri cuori.
Ti vogliamo ricordare così…

Adesso vola nel vento…

Il ricordo di Mons. Olmi nella commemorazione di Mons. Luigi Corrini

Mons. Olmi, Vescovo Ausiliare Emerito della Diocesi, domenica 30 settembre, a chiusura delle Sante Quarant’ore, su suo espresso desiderio ha concelebrato la S. Messa con Mons. Eraldo Fracassi a suffragio, a due mesi dalla morte, di don Luigi. E’ nota l’amicizia che da sempre ha legato i due sacerdoti: compagni di studi in seminario, direttori degli oratori di Alfianello e di Bassano Bresciano e successivamente parroci di Montichiari e Verolanuova.

Entrambi hanno vissuto la loro esperienza pastorale in un periodo storico molto delicato e carico di grandi novità; hanno saputo interpretare le attese e le speranze contenute nei documenti conciliari e calarle in una realtà in continuo cambiamento. I quattordici anni vissuti da don Luigi a Leno (1961-1975) sono stati ricchi di esperienze ed hanno lasciato un segno soprattutto in campo sociale, grazie alla sua dedizione all’associazione delle ACLI e alla sua passione per la musica, quale direttore della Scuola di Canto S. Benedetto, che si è distinta in diverse occasioni a livello diocesano.

Una particolare attenzione don Luigi ha riservato agli anziani e agli ammalati che visitava e incontrava con attenzione e delicatezza. Dal 16 luglio riposa nel cimitero di Verolanuova, accanto ai suoi parrocchiani che ha servito pastoralmente per 28 anni (1975-2003). A distanza di sei mesi Mons. Olmi ha raggiunto in Paradiso il suo amico fraterno don Luigi.

I cantori della Scuola di Canto S. Benedetto

Mons. Olmi nella luce di S. Angela

L’omelia pronunciata in cattedrale dal vescovo Pierantonio durante i funerali di mons. Vigilio Mario Olmi

Nessuno di noi avrebbe mai immaginato di celebrare le esequie del Vescovo Vigilio Mario in questo giorno di festa, la festa di sant’Angela Merici, co-patrona della diocesi di Brescia. Nessuno avrebbe mai pensato che si potesse in questa occasione vestire per una liturgia funebre gli abiti liturgici della solennità e quindi mantenere il colore bianco.

È invece quel che sta succedendo. Stiamo salutando questo nostro amato fratello vescovo mentre ricordiamo con tutto il nostro popolo la grande figura di sant’Angela, così cara a questa città. Il Signore che guida con amorevole provvidenza la storia non cessa mai di stupirci. Quelle che a noi paiono delle semplici seppur felici coincidenze sono in verità molto di più: sono circostanze che rispondono ai suoi disegni di grazia, segni della sua dolce benevolenza.

Il vescovo Vigilio Mario aveva per sant’Angela Merici una devozione del tutto particolare, molto viva e profonda. Era fermamente convinto del suo singolare carisma ed era felicissimo di poterla riconoscere e venerare co-patrona di Brescia, insieme ai santi Faustino e Giovita. Nel 1981, mentre è parroco-abate di Montichiari, viene nominato dal mio venerato predecessore, il vescovo Luigi Morstabilini, superiore della Compagnia di S. Orsola, costituita da quelle figlie di s. Angela che saranno a lui sempre carissime. Da quel momento egli accompagnerà con sapiente dedizione, sino alla fine della sua vita, il cammino di quelle consacrate che Brescia chiama affettuosamente “le angeline”. Tra di esse vi è anche l’amata sorella Petronilla, che gli starà a fianco per tutta la vita.

Mi sembra bello, mentre accompagniamo il vescovo Vigilio Mario all’incontro con il Signore, guardare alla sua vita e al suo ministero apostolico nella luce di sant’Angela, del suo carisma e della sua testimonianza. La liturgia che stiamo celebrando ci invita, attraverso la Parola di Dio proclamata, a riconoscerne le caratteristiche in due aspetti essenziali: la sponsalità dell’anima che accoglie nell’intimo la voce del suo Signore e il servizio che rende grandi. Abbiamo ascoltato le parole del profeta Osea. Sono le parole che il Signore Dio rivolge al suo popolo, tanto amato quanto volubile, non sempre fedele alla sua alleanza, cui tuttavia il Signore guarda con amore appassionato, come uno sposo guarda alla sua sposa: “Ecco – dice il Signore – io l’attirerò a me, la condurrò nel deserto e parlerò al suo cuore … Ti farò mia sposa per sempre, ti farò mia sposa nella giustizia e nel diritto, nell’amore e nella benevolenza, ti farò mia sposa nella fedeltà e tu conoscerai il Signore”.

Sposa di Cristo, anche sant’Angela ha accolto nel suo cuore la voce di colui che la chiamava ad una vita di totale consacrazione e si è lasciata conquistare. La forza creativa dello Spirito santo l’ha condotta così a immaginare una forma di servizio al prossimo del tutto nuova, uno stile di vita secondo il Vangelo che dava alla consacrazione la forma della vicinanza amorevole alla gente, nei paesi, tra le case, nelle scuole, negli ospedali, per accompagnare, assistere, sostenere, consolare. Una compagnia sollecita e affettuosa, una cura per la vita dettata dalla carità e costantemente vitalizzata dalla preghiera. È questo il segreto della spiritualità di sant’Angela Merici.

La voce dello sposo ha parlato anche all’anima del vescovo Vigilio Mario. È stata, la sua, una chiamata che si è distesa nel corso dell’intera vita, a partire dal suo Battesimo, e che ne ha fatto prima un presbitero e poi un vescovo di questa Chiesa bresciana, cui egli ha dedicato l’intera sua esistenza. Ordinato presbitero nell’anno santo 1950, ha vissuto l’esperienza della cura d’anime sia come curato e che come parroco. È stato educatore in seminario nei tempi che seguirono il Concilio Vaticano II, anni – diceva lui stesso – di vera conversione pastorale. Lo ispirava il desiderio sincero di comprendere con l’intera Chiesa le vie dello Spirito e i segni dei tempi. Divenuto vescovo ausiliare della Chiesa bresciana, posto a fianco dei vescovi ordinari, si è fatto carico con generosità di un ministero che lo ha visto particolarmente attento al presbiterio diocesano. Ha molto amato i sacerdoti. Li conosceva molto bene. Grazie ad una memoria formidabile che lo ha assistito sino agli ultimi momenti della sua vita, ricordava con precisione tutti i percorsi di destinazione. Segno eloquente di questo affetto era la telefonata di auguri per il compleanno che ogni presbitero bresciano sapeva di poter ricevere il mattino del giorno anniversario, ma anche il suo desiderio di partecipare alle veglie funebri per i sacerdoti defunti, nelle quali ripercorreva il cammino di vita di ognuno di loro. “Ho avuto modo di incontrare tanti bravi sacerdoti, attivi, silenziosi, senza tante pretese – ebbe a dire più volte”. Considerava essenziale l’accompagnamento e la cura dei sacerdoti da parte del vescovo e tanto la raccomandava, “anche se – precisava – sentirsi sostenuto dal proprio vescovo non significa sentirsi appoggiato qualsiasi cosa si faccia”. Per quanto mi riguarda, considero questa esortazione alla costante vicinanza un appello prezioso anche per me, che accolgo con viva riconoscenza.

Divenuto emerito della diocesi bresciana, il vescovo Vigilio Mario amava pensarsi – come lui stesso diceva – un vecchio prete che aspetta la chiamata definitiva e intanto va dove lo porta il cuore, girando per la diocesi per pregare insieme al popolo di Dio e per cercare di seminare un po’ di gioia e di fiducia. “Felicità – aggiungeva – è riconoscere che il tanto o il poco che ci è rimasto è un dono ricevuto. Serenità è sapere che le cose fatte sono state fatte bene, per il bene dell’umanità e per la gloria del Signore”.

Le sue energie si erano progressivamente affievolite con il passar del tempo. La tempra era tuttavia tenace. Ci eravamo abituato a vederlo puntualmente presente agli appuntamenti importanti della sua Chiesa, con la sua camminata lenta, la voce ormai flebile, ma con il volto sorridente, l’orecchio attento, il cuore aperto. Presenza discreta e fedele, profondamente rispettosa e insieme attenta, lucida sino alla fine e schietta nel suo comunicare, quando riteneva che una segnalazione fosse necessaria per il bene della Chiesa. Uomo di tradizione ma attento alla modernità, coltivava una forte sensibilità per il ruolo del laicato e nutriva il desiderio di vedere maggiormente valorizzato il contributo della donna nella vita della Chiesa. Non si era fermato nel suo cammino di discernimento. Era rimasto aperto all’azione sempre creativa dello Spirito dentro la nostra storia.

“Se uno vuole essere il primo sia l’ultimo di tutti e il servo di tutti” – abbiamo sentito proclamare nella pagina del Vangelo di questa solenne liturgia. Il Signore rivolge questa raccomandazione ferma e accorata ai suoi discepoli, ancora troppo preoccupati dei primi posti. Un vescovo ausiliare è per definizione un vescovo che è di aiuto, che si affianca per servire a chi ha la responsabilità ultima nella guida di una Chiesa diocesana. Così ha vissuto la sua vocazione il vescovo Vigilio Mario, con umile autorevolezza e generosa costanza, a beneficio di quella Chiesa di cui era figlio e che ha amato con tutto se stesso. Il Signore gliene renda merito. Lo ricompensi come egli solo sa fare. E aiuti noi a raccogliere la preziosa eredità della sua testimonianza.

I nostri santi protettori

La piccola comunità di Milzanello ha il privilegio di avere ben due santi intercessori presso il Padre Celeste.

San Michele Arcangelo, titolare della parrocchia e Sant’Urbano Martire, patrono della comunità. 

La festa di san Michele ricorre il 29 settembre e, come ogni anno, è stata festeggiata con la messa solenne all’interno della quale il coro ha dato prova di grande professionalità. La chiesa parrocchiale era allestita splendidamente con gli arredi ristrutturati, quindi lucenti, e con fiori bianchi. La funzione è stata seguita dalla comunità con fede e commozione. 

La festa di sant’Urbano ha avuto luogo il 4 novembre. La celebrazione è iniziata con una manifestazione pubblica, percorrendo la strada dalla piazzetta dei Caduti fino in chiesa. Le spoglie del Santo sono state portate, sulle spalle, alla parrocchiale, dove è stata celebrata la Santa Messa, in modo solenne con il canto del coro e allestimento rigorosamente di color rosso. In questa occasione si è svolta anche la festa del ringraziamento e, al termine della Messa, sono stati benedetti i mezzi agricoli e tutti i presenti.

Sant’Urbano, che da sempre è stato onorato a Milzanello, ultimamente era stato messo un po’ in ombra e le sue reliquie venivano portate in processione insieme alla Madonna del Rosario, senza avere un loro spazio. Già l’anno scorso è stata celebrata una festa riservata al Santo, ma quest’anno il patrono ha ricevuto un tributo più solenne. 

Inoltre, attraverso una ricerca effettuata da Chiara Ravagni (incaricata da don Ciro di fare questa ricerca) la comunità ha avuto modo di conoscere la possibile provenienza del corpo e le origini del Santo. 

Il piccolo libro “S. Urbano Martire. Storia delle S. Reliquie del patrono di Milzanello” è stato distribuito in omaggio a tutti i presenti.

Entrambe le feste, San Michele e S. Urbano, sono state precedute o seguite da un momento di convivialità alla quale molti hanno partecipato. Per i bambini giochi e castagnata in oratorio.

La comunità ringrazia: i sacerdoti che hanno dato la possibilità a tutti di vivere un momento di raccoglimento intorno a questi Santi che la proteggono; i volontari, Chiara Ravagni, il coro e tutti coloro che hanno contribuito alla buona riuscita delle feste. 

Testimonianza

Ho partecipato al pellegrinaggio per la canonizzazione di Papa Paolo VI e per il 50° anniversario della morte di Padre Pio. In questa occasione, abbiamo visitato il monte S. Angelo dove si trova il Santuario – Grotta di S. Michele. Qui ho pensato che la parrocchia di Milzanello  è intitolata a S. Michele ed è stato molto suggestivo essere lì nel luogo dove l’Arcangelo apparve lasciando la sua impronta nella roccia. Le grazie di questo  Principe glorioso, valoroso guerriero ”dell’Altissimo”, sono infinite per i suoi molti devoti che desiderano la sua protezione dalle insidie del male. 

Michele vuol dire “chi come Dio”.

Fu questo il grido di battaglia con cui debellò Lucifero e gli angeli ribelli suoi seguaci e riunì sotto la sua bandiera tutti gli angeli fedeli. Il suo stesso nome è perciò un programma di fedeltà, un grido d’amore, una proposta di vita.

“Chi come Dio”? sia anche per noi la divisa di fedele servitore di Cristo.

San Michele era il grande protettore della sinagoga ed ora è il protettore della Chiesa.

Patrizia

Suor Amata Anita Badini

05-04-1927 – 14-09-2018

Venerdì 14 Settembre 2018, la festa dell’esaltazione della Santa Croce, il Signore ti ha chiamato a sé, liberandoti dal dolore e dalla malattia che ti aveva bloccato in un letto.  La malattia ti ha provato molto, ma non ti ha impedito di raggiungere con la preghiera, con un sorriso, una carezza, tutte le persone che hanno avuto la fortuna di incontrarti. La tua  vita è stata un lungo viaggio, cominciato molto presto: a soli 16 anni hai scelto di dedicarti completamente al Signore. Questo viaggio fatto di obbedienza, servizio, preghiera ti ha portato in tanti posti: Breno, Sanatorio infantile di Valledrane, Campiglioni in Toscana, Brescia e Milano.

Ricordiamo la dolcezza del tuo sguardo, la delicatezza delle tue parole sempre piene di amore e comprensione, la speranza e la serenità anche durante la malattia, le mani giunte con la corona del rosario fino all’ultimo respiro.

Per tutta la vita sei stata cuoca ed una cuoca insuperabile, piena di attenzioni e di premure sia nelle grandi cucine che in quelle piccole dei conventi: non mancava mai una torta diversa per la festa di compleanno.

Sembra ancora di sentirti: “Sa di mamma!” quando un piatto semplice era molto buono. Ogni estate ti aspettavamo, nella settimana di riposo che ti veniva riconosciuta, e per noi era una festa: tornavi a Leno e a Porzano ed infaticabile passavi di casa in casa a portare il tuo saluto, il tuo abbraccio, la tua preghiera. E per i bambini , che adoravi, non mancava mai una carezza e un dolcetto.

Nel tuo grande cuore c’era posto per tutti, non dimenticavi mai nessuno ed anche se lontana sapevi esserci vicina nei momenti belli e in quelli tristi con una lettera o una telefonata.

Ci mancherai tanto suor Amata, tu che hai scelto di vivere in semplicità, in punta di piedi, come dicevi tu, ci hai insegnato quanto è grande l’amore di Dio che ricolma di doni la vita di ogni uomo e la rende preziosa.

Per te ogni persona aveva un dono. Dal cielo continua a sorriderci e a pregare per noi che ora ci sentiamo più soli. Ciao suor Amata ti vogliamo bene.

Le tue bionde

Celebrazioni per l’80imo anniversario

Carissimi Lenesi, non è da tutti spegnere 80 candeline in buona salute…il Gruppo Alpini di Leno lo ha fatto quest’anno!

É pur vero che il peso degli anni si fa sentire, anche perchè portiamo sulle spalle un pesante fardello che ci è stato consegnato dai nostri “Veci Alpini” fondatori del Gruppo, ma è comunque un fardello piacevole da portare.

Purtroppo molti di Loro se ne sono “andati avanti” e a noi è rimasto l’onore e la responsabilità di proseguire, di non mollare e di continuare il cammino intrapreso, anche se la strada da affrontare è in salita e irta di ostacoli, ma noi siamo gli Alpini, e  come dice il nostro motto “per gli Alpini non esiste l’impossibile”.

Il 2018 è stato un anno memorabile colmo di impegni, culminato con i festeggiamenti per gli 80 anni di fondazione del Gruppo.

É per questo motivo che abbiamo voluto ricordare questa importante tappa della nostra storia, organizzando una serie di eventi legati al centenario della fine della Prima Guerra Mondiale, commemorando e onorando i nostri Caduti e Combattenti di tutte le guerre, i quali hanno messo in gioco la loro vita, per veder sventolare il tricolore e donarci un futuro di pace e libertà.

La prima iniziativa è stata la rappresentazione di “Quel lungo treno”, ossia la grande guerra vista dagli occhi di un conduttore di treni; successivamente, abbiamo allestito una mostra presso la Villa Badia dedicata interamente a “La Grande Guerra 1915/1918”; un grande successo ha ottenuto la fiaccolata verso il cimitero cittadino, con la partecipazione di numerosissimi compaesani, nella quale abbiamo ricordato con una cerimonia toccante, tutti i Caduti Lenesi della Grande Guerra.

Fiore all’occhiello, è stata la sfilata per le vie cittadine, che ha visto la partecipazione di moltissimi labari alpini provenienti da tutti i paesi della provincia di Brescia e dalle Province limitrofe. La buona riuscita della manifestazione è stata dovuta alla massiccia presenza di penne nere e da moltissimi cittadini che hanno invaso le vie del paese; tutto questo per noi è motivo di orgoglio.

Queste nostre iniziative, non avrebbero il successo che hanno riscosso e che ottengono, se non ci fosse il supporto imprescindibile di tutti vuoi cittadini.

Vogliamo cogliere l’occasione per ringraziare tutti coloro che si sono uniti a noi, a partire dai labari intervenuti alla sfilata, l’Amministrazione comunale, le forze dell’ordine rappresentate dall’Arma dei Carabinieri del Comando Stazione di Leno e dal Corpo di Polizia Locale del comune di Leno, l’Oratorio con Monsignor Don Giovanni e Don Davide e tutti i loro collaboratori, la Cassa Padana e il Dominato Leonense, tutte le Associazioni d’Arma e di Volontariato lenesi e sopratutto tutti i concittadini che hanno condiviso e partecipato con noi alle nostre iniziative.

Un particolare ringraziamento alle nostre due Madrine, Sig.ra Perotti Marietta e Sig.ra Gobbi Vincenza, sempre presenti e vicine al nostro Gruppo.

Possiamo quindi dire con orgoglio che sono 80 anni portati davvero bene, con un solo rimpianto quello di non avere più con noi tanti nostri cari “Veci Alpini”, ma comunque siamo felici perchè fieri e consapevoli di percorrere la giusta strada.

Un saluto ed un caloroso abbraccio a tutti.

Gruppo Alpini Leno

Fraternità oltre i confini

Il 12 ottobre 2018  alle ore 10:30,  si è svolta una manifestazione in onore di due soldati austroungarici sepolti nel nostro cimitero. L’associazione del Nastro azzurro, l’Amministrazione comunale e la cittadinanza, in occasione del centenario della fine della Prima Guerra Mondiale,  ha reso omaggio a questi due giovani soldati che, qui prigionieri, sono deceduti per malattia. Nel cimitero di Milzanello, Grijgordeh Ela e Berah Petro, sono stati sempre ricordati e spesso persone buone hanno deposto un fiore sulle loro tombe.

La manifestazione si è svolta con gli interventi delle autorità civili e religiose, i canti, le poesie e lo sventolio delle  bandiere, italiana e austriaca, degli alunni della scuola Primaria di Castelletto accompagnati dalle loro insegnanti.

La Signora Pennati Maria ha, poi, deposto un rosario e un lumino accanto alla corona portata dalle associazioni.

Particolarmente commovente il suono del silenzio eseguito alla tromba.

Ricordiamo i caduti di Milzanello e i dispersi in altri paesi e speriamo che qualcuno metta un fiore sulle loro tombe.