Resurrezione: una speranza per vivere

A cura di Maria Piccoli

É vicina la Pasqua, questo giorno tanto atteso, sofferto, desiderato, verso cui stiamo camminando nell’austerità della Quaresima, sta giungendo. É un giorno che è alle nostre spalle perché è già cominciato duemila anni fa, è davanti a noi perché siamo ancora sui sentieri che portano a questa dolce esperienza, la resurrezione ancora dovrà completarsi nella vita di ciascuno di noi, ma ci è data la certezza che la morte non è l’ultima parola.

Pasqua è una speranza per vivere che ci viene indicata dalla resurrezione di Cristo che squarcia il velo delle tenebre ed illumina la terra donandoci frutti di misericordia rigenerante e di fedeltà gioiosa. La Pasqua è un annuncio di speranza e di consolazione perché, attraverso la resurrezione, viene a consegnarci un’eredità donata dal Padre che non si corrompe, non si macchia e non marcisce ma ogni giorno è rinnovata alla luce di questo grande mistero che esplicita amorevolmente la fedeltà di Dio che non si è dimenticato dei suoi figli e ancora vuole fargli dono di speranza per continuare a vivere nelle tempeste del mondo quotidiano. La Pasqua è un grido di speranza e di liberazione per tutti gli oppressi, per tutti i sofferenti nella carne e nello spirito.

Continua a sperare nella luce della Pasqua…

Giustificati dunque per fede, noi siamo in pace con Dio per mezzo del Signore nostro Gesù Cristo. Per mezzo di lui abbiamo anche, mediante la fede, l’accesso a questa grazia nella quale ci troviamo e ci vantiamo, saldi nella speranza della gloria di Dio. E non solo: ci vantiamo anche nelle tribolazioni, sapendo che la tribolazione produce pazienza, la pazienza una virtù provata e la virtù provata la speranza. La speranza poi non delude, perché l’amore di Dio è stato riversato nei nostri cuori per mezzo dello Spirito Santo che ci è stato dato.

Dio è con te anche nella tribolazione!

Il vanto di essere cristiani

E’ stan Paolo che parla di questo, cioè del vanto di essere cristiano; non perché sono migliore di te, ma perché sono stato ricolmato di beni. Il vanto è: nonostante tutto, nonostante i miei peccati, Dio mi vuole bene, nonostante i dolori e le fatiche della mia vita, c’è una speranza che non mi abbandona. C’è un vanto anche nelle tribolazioni, ben sapendo che la tribolazione produce pazienza, la pazienza una virtù provata e la virtù provata la speranza; una speranza che parla di resurrezione e di vita.

La speranza non delude

Perché l’amore di Dio è stato riversato nei nostri cuori per mezzo dello Spirito Santo che ci è stato dato. Dio ci vuole bene e ci dona suo Figlio Gesù. Questa è luce nella tribolazione sapere che nella nostra vita l’amore di Dio ha trionfato e ci è stato donato in una misura sovrabbondante. A noi tocca continuare a correre nella Speranza della Pasqua, perché nessuna tribolazione viene per farci restare nel buoi, ma nella luce della Pasqua.

Antonio – un ammalato

Fa fiorire il deserto – Pasqua di Resurrezione

Domenica 1 aprile 

In lui dunque siamo risorti una prima volta
perché quando è risorto Cristo siamo risorti anche noi.
Cristo è morto nella carne in cui morirai anche tu,
ed è risorto in quello in cui anche tu risorgerai.
Col suo esempio ti ha insegnato
cosa non devi temere e cosa devi sperare.
Temevi la morte, ed è morto;
non speravi nella risurrezione: è risorto.
Mi dirai: è risorto lui, mica io!
Ma è risorto in ciò che da te aveva assunto per te.
Perciò la tua natura ti ha preceduto in lui,
e ciò che è stato assunto da te sale in cielo prima di te:
quindi anche tu sei già salito in cielo.
Egli ascende per primo, e noi in lui,
perché la sua carne è presa dal genere umano.
Con la sua risurrezione siamo risaliti dagli abissi della terra.

Sant’Agostino

Giunse intanto anche Simon Pietro, che lo seguiva, ed entrò nel sepolcro e osservò i teli posati là, e il sudario – che era stato sul suo capo – non posato là con i teli, ma avvolto in un luogo a parte. Allora entrò anche l’altro discepolo, che era giunto per primo al sepolcro, e vide e credette. Infatti non avevano ancora compreso la Scrittura, che cioè egli doveva risorgere dai morti. (Gv 20, 1-9)

Settimana Santa 2018

Confessioni

Leno: Da lunedì 26 marzo sono presenti due confessori dalle 09 alle 12 e dalle 15.15 alle 19.
Porzano: Sabato 31 marzo, dalle 15.00 alle 19.00;
Milzanello: Sabato 31 marzo, dalle 17.00 alle 18.00;

Triduo Pasquale

Giovedì Santo 29 marzo

Ore 07.30: Ufficio delle letture e lodi mattutine;
Ore 16.30: Santa Messa;
Ore 20.30: Santa Messa nella cena del Signore; Leno, Milzanello e Porzano.
Segue adorazione notturna fino alla mattina seguente

Venerdì Santo 30 marzo

Ore 08.00: Ufficio delle letture e lodi mattutine;
Ore 10.00: Preghiera di adorazione per bambini e ragazzi;
Ore 15.00: Via Crucis;
Ore 20.30: Passione del Signore. Leno, Milzanello e Porzano.

Sabato Santo 31 marzo

Ore 08.00: Ufficio delle letture e lodi mattutine;
Ore 10.00: Bacio a Gesù crocifisso e benedizione delle uova;
Ore 21.00: Veglia Pasquale. Leno, Milzanello e Porzano.

Pasqua di resurrezione

Domenica 01 aprile

Sante Messe con orario festivo
Leno: 07.30; 08.45; 09.15 (ospedale); 10.00; 11.15; 18.30 – Vespri ore 17.45
Porzano: 08.00; 10.30; 18.30 – Vespri ore 17.30
Milzanello: 10.00 – Vespri ore 17.00

Lunedì dell’angelo 02 aprile

Leno: 07.30; 08.45; 09.15 (ospedale); 10.30; 18.30
Porzano: 08.00; 10.30;
Milzanello: 10.00

Sì, è veramente risuscitato!

16 aprile 2017
Pasqua

Quello prima di Pasqua fu un sabato diverso dagli altri. Non appena fu terminato le donne accorsero al sepolcro. Pensavano che fosse tutto quello che restava loro di Gesù, lì al sepolcro. Sì un sepolcro, l’unico punto di incontro con Gesù crocifisso e addormentato nella morte. Ma nemmeno questa Pasqua era stata come le altre, come tutte quelle che si erano succedute da secoli, fin dalla traversata del Mar Rosso. Tanti agnelli, senza difetto, maschi e nati nell’anno, erano stati immolati, anno dopo anno, in questa notte santa, prima di essere consumati dai credenti con in mano il bastone, imitando l’Esodo di un tempo. Ma questa volta, nemmeno l’agnello pasquale era stato come gli altri; era stato unico, quello annunciato da tutti i precedenti: l’Agnello di Dio, giunto a togliere il peccato del mondo.

Mentre si affrettavano per raggiungere il sepolcro, le donne si preparavano a identificare un cadavere. Ma ciò che le attende e completamente diverso; contavano di trovare Gesù a riposo nel sepolcro. Il Signore non c’è più, il Suo riposo è terminato, glielo assicura l’angelo. Devono solo guardare per verificare che è così, “Venite a vedere il luogo dov’era deposto”; e poi infine la bella notizia, unica, sorprendente: è risorto proprio come aveva detto. Avranno creduto immediatamente alle parole dell’angelo? C’è un misto di timore e di gioia in loro. Con timore e gioia grande si precipitano a portare la notizia ai discepoli, invano d’altronde. Secondo l’evangelista gli uomini rifiutano di prestare fede a queste chiacchiere, perché provengono da donne, secondo la mentalità del tempo. Ma il Signore ci sorprende anche qui. Certo, nel momento in cui si allontanano in fretta dal sepolcro sanno solo per sentito dire, solo per le parole di quell’angelo, anche se il loro intuito femminile e il presentimento del loro cuore anticipano qualsiasi altra prova.

Ma non hanno potuto vedere o toccare Gesù, senza alcuna sorpresa da parte loro in fondo, “Non è qui” ha detto l’angelo, non è qui. E tuttavia non appena hanno iniziato la loro corsa verso i discepoli, a una svolta della strada, Gesù appare loro nella luce radiosa di quest’alba domenicale. Eccolo dunque, non aspetta, si fa vedere e questa volta si fa anche toccare in carne ed ossa, il Risorto. Ormai lo conoscono meglio, molto meglio che per sentito dire: i loro occhi Lo hanno visto, le loro mani Lo hanno toccato; mai più dubiteranno che Gesù sia realmente vivo. Mistero, questo, della presenza Pasquale di Gesù, mistero che si prolunga fino ad oggi nella fede della Chiesa e nella nostra fede. Il Gesù prima di Pasqua, vivo o morto secondo la carne, non esiste più. E’ inutile volerLo far ritornare come prima, è inutile tornare alla tomba. Tuttavia è più che mai presente, secondo lo Spirito risuscitato, vivo per sempre.
Lui ha anche promesso di restare con noi tutti i giorni fino alla fine del mondo, ma Egli si rende palpabile e visibile soltanto dalla nostra fede: a occhi e mani di coloro che credono davvero. Le formule del credo della catechesi sembra che non siano sufficienti, in generale permettono soltanto di conoscere così per sentito dire, a meno di diventare improvvisamente lo strumento e il luogo privilegiato dell’incontro. Ora, oggi questo non dipende né da noi né dal catechismo e nemmeno dalla Chiesa, ma unicamente e gratuitamente da Lui, dal Gesù risuscitato.

Una mattina, una sera, magari preferibilmente di notte, chissà, alla svolta di una strada o nel silenzio di una stanza, come e quando Lui vorrà, ci basta desiderarLo, il Signore, chiedere e accettare di aspettare; quando per ognuno di noi sarà giunta l’ora Lo riconosceremo come le donne, grazie a due indizi che non ingannano mai: un timore sacro e dolce, che è il contrario della paura, e una gioia indicibile; due segni certi dell’amore. E anche noi potremo più dubitare “sì, è veramente risuscitato”. Allora, quando Lo incontreremo, anche noi correremo senza resistere ad annunciarLo ovunque, come quelle donne con timore, ma con gioia grande.

Noi abbiamo illuminato questa chiesa

15 aprile 2017
Veglia pasquale

É sempre una grande esultanza celebrare questo momento focale della nostra esistenza cristiana. Qui noi troviamo le fonti, le sorgenti della nostra vita. Qui, noi troviamo il senso della nostra esistenza. Qui noi troviamo quel Dio, dal quale veniamo, al quale siamo chiamati a ritornare e dal quale siamo amati con una immensità viscerale d’amore. E la liturgia di questa sera ci mostra come quel Dio che ci ama con immenso amore, dopo averci creato come capolavoro del suo operare, vide che era cosa molto buona, dopo che creò l’uomo della donna. Ecco, questo Dio, dopo averci creato così, e dopo averci contemplato, pensiamo al settimo giorno nel quale Dio riposa e contempla la sua creazione; Dio dopo averci creato in un certo senso si rispecchia in noi come una madre e un padre si rispecchiano nel suo figlio, perché ci ha creati a immagine e somiglianza suoi.

Ad un certo punto però non può più rispecchiarsi perché noi gli abbiamo rovinato, col peccato nostro, questa immagine di Dio in noi, ed è ormai un’immagine sfocata, annerita dal nostro peccato. Ma Dio che ci ha amato per amore, per amore ci vuole e ci ha voluto redimere, e allora inizia una storia di salvezza nuova, nella quale Dio riprende la creazione dell’uomo e del mondo. Prende per mano un popolo, il popolo d’Israele, e conducendolo con pazienza attraverso l’acqua della purificazione del Mar Rosso, attraverso il deserto per fare del suo popolo la sua sposa, e nel deserto dove non ci sono altre voci poter parlare a questa sposa, poter entrare nel cuore di questa sposa che è il popolo d’Israele, lo conduce poi nella terra promessa, ma non come territorio definitivo, ma ancora una volta come territorio di passaggio, perché la terra in realtà non è quella fisica, ma è il Suo Regno la terra nel quale Dio vuole condurre questo popolo. E attraverso questo popolo tutta l’umanità.

E allora attraverso l’acqua della purificazione, attraverso il deserto nel quale risuona il silenzio della parola di Dio, attraverso la prova attraverso la quale Dio plasma il suo popolo, lo conduce all’incontro con suo Figlio, l’unigenito Figlio del Padre, che Egli dona all’umanità, affinché possa riconoscere in Lui il suo volto di padre con cuore di madre, dalle viscere di misericordia per l’umanità. Questo figlio lo offre, e il figlio stesso si consegna perché si compia in lui il disegno d’amore di Dio. E questo disegno si compie nello scandalo della umiltà, della piccolezza, della povertà, della mitezza, della purezza del cuore; si compie nello scandalo della sofferenza e della morte.

Come può essere che un Dio si manifesti così povero, così impotente, così inerme di fronte ai suoi nemici. É perché lui sa, lui vuole non avere di fronte a sé, come nemico, l’uomo, ma lo vuole amico. E allora lo convince in questa amicizia e a questo amore attraverso il suo viscerale amore, avendo amato i suoi che erano nel mondo li amò sino alla fine. E questo scandalo della croce, della morte, della sepoltura ad un certo punto esplode come luce, che rischiara l’umanità lasciando il sepolcro vuoto, dove non c’è un cadavere consumato, ma semplicemente il buio della morte, nella quale non può più esserci colui che invece è la vita, è tra i viventi.

É quello che Gesù dice alle donne, incontrandole dopo la risurrezione, le quali si spaventano e lui dice voi attraverso l’angelo, voi non abbiate paura, so che cercate Gesù crocifisso, non è qui. É risorto. Egli l’ aveva detto. Guardate il luogo dov’era stato sepolto, trovate forse un cadavere? Trovate puzza di morto? Trovate la decomposizione del corpo? No, perché quell’uomo trafitto e morto è risorto, e neanche la morte ha potuto corrompere il suo corpo, perché non è stato toccato dal peccato, anche se sulle sue spalle si era caricato il peccato dell’umanità intera. Ma questo peccato lui l’ha da distrutto, l’ha sconfitto insieme con la morte.

E allora, quest’uomo lo dovete cercare non più fra i morti, ma fra i viventi. Sia i viventi di questa terra, sia i viventi dell’eternità. Lui è il vivente, sia qui, sia nell’eternità. E stasera mostra la sua presenza nei segni della Pasqua. Il cero acceso, che ha illuminato questa chiesa dal buio in cui noi siamo entrati, segno del nostro peccato, della nostra morte, della morte di Gesù. Noi abbiamo illuminato questa chiesa, perché in Cristo risorto il buio delle tenebre del peccato e della morte, egli l’ha sconfitto.

Questa parola che è stata annunciata, che è parola di Dio, è segno che quel risorto continua a parlarci e se ci parla, e perché è vivo e fra poco ancora celebriamo l’eucarestia, e qui invocando lo Spirito Santo, sul pane sul vino, egli trasforma gli elementi del lavoro dell’uomo nella presenza viva, vera, reale, umano-divina del Gesù risorto, il quale si da come cibo a noi, perché anche in noi questa vita riprenda vigore e possiamo poi, come ci ha detto, andare nella Galilea della nostra vita per incontrarlo anche là, perché lui ci precede nella quotidianità della nostra esistenza, negli ambienti della nostra vita, e là insieme con noi porta le nostre gioie, le nostre fatiche, il nostro dolore, le nostre speranze.

Pensiamo in questo momento i fratelli che sono perseguitati a causa del nome di Gesù. Pensiamo ai fratelli dell’Egitto che questa notte non possono celebrare la veglia pasquale e domani non potranno celebrare l’eucaristia pasquale a causa del pericolo a cui vanno incontro, e le autorità locali non si sentono in grado di difendere la libertà religiosa dei cattolici in quella terra. Non dobbiamo dimenticare queste esperienze, perché loro soffrono per davvero.

Stasera abbiamo anche la gioia di ammettere alla nostra comunità cinque catecumeni adulti e due bambini, che sono figli di uno dei catecumeni che riceve il battesimo stasera, i quali ci danno la gioia di aumentare in famiglia, ma anche la gioia di pensare che il Vangelo, ancora oggi, ha senso. L’annuncio ancora oggi è importante. Ancora oggi la gioia del Vangelo prende il cuore degli uomini, e ci danno anche la gioia di pensare che la nostra comunità, tutto sommato, è stata capace di testimoniare loro l’incontro con Gesù risorto e da questa testimonianza è nato in questi fratelli il desiderio di conoscere il Vangelo, di compiere il cammino per ricevere poi i sacramenti dell’iniziazione cristiana. E io ringrazio loro perché hanno compiuto questo itinerario, lungo per alcuni, siamo sul tre anni, per altri un po’ di meno, senza mai lamentarsi, ma partecipando con gioia all’itinerario di evangelizzazione di fede che la Chiesa propone loro. E allora gioiamo anche di questo. Il Cristo risorto ha introdotto nel nostro animo la gioia della sua presenza, e stasera in questi fratelli compie il miracolo del suo amore, li aggrega alla sua stessa vita e al suo corpo, che è la Chiesa.

Cristo è veramente risorto e vi precede in Galilea

Durante tutta la quaresima la Chiesa, attraverso la Parola annunciata, la liturgia celebrata e la proposta di esercizio della carità, ci ha invitato a verificare la nostra fede, a confrontarci con la parola di Dio, a guardare alle miserie umane e a riconoscere la nostra personale miseria, il peccato, invitandoci a porvi rimedio. Ci ha sollecitato a fare una scelta tra la Vita e la morte, tra il Bene e il male, tra Dio e il Satana. Ci ha proclamato la misericordia di Dio, che precede la nostra richiesta di perdono e rinnova la nostra vita, donandole quella pace e quella gioia che spesso cerchiamo in cose o eventi che non ci soddisfano mai.

Ci ha offerto l’acqua viva dello Spirito, ci ha mostrato in Gesù il modello di una vita umana piena, capace di affrontare le tentazioni e di vincerle, di vivere la vita nella ricerca del vero cibo – “fare la volontà del Padre” –, di instaurare relazioni di amore autentico con Dio e con il prossimo; un amore fatto di accoglienza, soccorso, condivisione, gratuità, servizio, perdono, dono di sé fino alla morte. Ci ha mostrato come l’epilogo umano di questo stile di vita sia una morte cruenta, un fallimento totale. Ma ci ha anche ricordato che Gesù aveva annunciato questo epilogo, dichiarando però che “le vie di Dio non sono le nostre vie … i pensieri di Dio non sono i nostri pensieri”. Infatti ci ha detto: “Chi perderà la sua vita per me la troverà”, così come Lui ha perso la sua vita per compiere la volontà del Padre e l’ha ritrovata nella risurrezione.

Ora, quel Gesù che noi uomini abbiamo condannato a morte e crocifisso, con la sua risurrezione testimonia la verità del suo messaggio: la Vita vince sulla morte, la vita è dono di Dio, appartiene a Lui e solo chi la vive in Lui può averla per sempre. Lui ne è l’autore, Lui ne è il custode, Lui ne è la sorgente eterna. L’uomo può manipolarla, sfigurarla, porre fine alla sua esperienza terrena, ma non può né darla né toglierla … perché la vita è di Dio, è Dio.

Ecco perché quel Cristo che “voi avete ucciso Dio l’ha risuscitato” ed ora nel mondo degli uomini Lui canta la vita per mezzo di coloro che hanno creduto in Lui e formano il suo Corpo, la Chiesa. Egli, apparendo alle donne dopo la sua risurrezione, dà loro un messaggio per i suoi Apostoli: “Dite ai miei fratelli che io li precedo in Galilea: là mi vedranno”.

Dopo l’esercizio quaresimale, anche noi, che nella Pasqua celebriamo la vittoria di Cristo sul peccato e sulla morte, siamo invitati a non fermarci al rito, che pure va celebrato con partecipazione e gioia, perché qui, nella liturgia celebrata insieme con la comunità, facciamo esperienza e incontriamo il Cristo Risorto. Se vogliamo riconoscere che Gesù è la nostra vita dobbiamo saperlo incontrare nella vita di ogni giorno: nel lavoro, nella famiglia, nella scuola, nel povero, nel forestiero, nell’amico e nel nemico, nella gioia e nella tristezza, nella salute e nella malattia, nella fame e nell’abbondanza … Lui ci precede in ogni situazione della vita, perché è Lui la nostra vita. Allora ha senso celebrare la Pasqua. Noi siamo chiamati ad uscire dalla “nube” del mistero per immergerci nella realtà dell’esistenza quotidiana ed essere segno efficace (“sacramento”) del Cristo Vivente, che ci comunica la vera vita, e riconoscere nell’altro (qualsiasi altro) un segno efficace (“sacramento”) del Cristo che si manifesta a noi, desideroso di essere riconosciuto nel volto di ogni uomo: povero o ricco, sfigurato o pulito, dotto o ignorante, sano o ferito, bianco o nero, cristiano o musulmano, credente o non credente. Questa è la nostra “Galilea”, nella quale portiamo la nostra specificità di cristiani che hanno incontrato la Vita e desiderano annunciarla a tutti, non solo con la parola, ma anche con i gesti di quella stessa Vita, gesti d’amore gratuito e misericordioso. La nostra “Galilea” è la vita di tutti i giorni, nella quale Gesù ci precede perché, dopo averlo celebrato e incontrato nel mistero, riconosciamo che la sua presenza è ovunque e anche fuori dal tempio possiamo adorarlo, perché “Dio è spirito e oggi è il tempo in cui si deve adorarlo in Spirito e verità”.

Se lo incontriamo così, Gesù cambia la nostra vita personale, famigliare, sociale e ci proietta in un mondo di pace, gioia, amore e la speranza cristiana ci darà nuove motivazioni per vivere e aiutare a vivere.

Buona Pasqua!

Pasqua 2012

PASQUA 2012

“Questa è la notte che salva su tutta la terra i credenti nel Cristo dall’oscurità del peccato e della corruzione del mondo e li consacra all’amore del Padre…”

(dalla liturgia della Veglia Pasquale) 

Carissimi amici,

il tempo mi ha battuto un’altra volta ed è solo in occasione della Pasqua che mi trovo a scrivere alcuni pensieri di condivisione per vivere con voi questo momento di vita che nasce dal dono totale che Gesù ha fatto di se stesso. Un dono che ha fatto per tutti, ed ecco perché la Chiesa è missionaria, perché tutti possano sperimentare questo dono di vita che nasce dalla Croce di Gesù. Qualcuno a volte fatica a capire il senso del nostro essere qui, con tutti i problemi che ci sono anche nella nostra chiesa italiana…ma il senso sta solo nel non poter tenere per noi la ricchezza della vita cristiana, quando diventiamo egoisti ecco che la Fede stessa si affievolisce. Insieme allora, in questa Pasqua, rendiamo viva la nostra Fede e impareremo a comprendere che tutti hanno il bisogno di sentire questo annuncio di vita.

Qui la missione è fatta come sempre di piccoli passi e tanta pazienza, si tratta di raggiungere le persone, una ad una, e cercare di parlare al cuore; si tratta ancora di rendersi conto di come il regime ha veramente distrutto l’interiorità delle persone e prima allora di costruire chissà quali grandi cose, dobbiamo cercare di far fare una esperienza di umanità. Rispetto ad altri missionari, le lettere che vi arrivano dai Balcani, non vi possono raccontare di grandi folle che aspettano il missionario che arriva per la celebrazione della Messa…spesso ci sono solo 2 o 3 persone…e quelle devono essere il nostro tutto. Anche la recente visita di don Carlo per conto del nostro Centro Missionario Diocesano, ha sperimentato questa povertà…rispetto alle folle che aveva recentemente incontrato in Burundi, qui ha trovato delle singole persone che stanno facendo un cammino e che non trovano spesso nessun’altro con cui camminare. Il nostro essere qui allora, è quello di essere una presenza invisibile nelle opere ma capace di parlare ai cuori, di far capire che la vita diventa bella quando si scopre Cristo, che la povertà viene vinta quando si sperimenta che la vita ha dignità perché è dono di Dio…; ed ecco perché della mia missione di accompagnamento del mondo giovanile, affinchè alcuni posssano iniziare a capire che è possibile scommettere la propria vita sui valori cristiani, in ogni scelta di vita! E’ un lavoro silenzioso…difficile da documentare con foto o eventi…ma sono pagine di evangelizzazione che si scrivono accompagnando le persone una ad una.

Don Roberto Ferranti

Non mancano anche interventi di emergenza come sempre per i più poveri che come sempre pagano il prezzo di essere poveri con il non essere accolti negli ospedali o nelle scuole solo perché non hanno qualche spicciolo per pagarsi il minimo per le cure o per l’istruzione. L’Europa chiede di compilare dei formulari per poter essere annessi alla Comunità Europea, per testimoniare che gli standard di vita sono buoni…ma per fare questo è molto facile mentire, con il miraggio che domani andrà meglio, e cosi la realtà non arriverà mai ad essere veramente raccontata. E chi viene a controllare? Nessuno…basta far finta che le cose vadano bene per non scomodare chi veramente sta bene…e cosi chi realmente sta con gli ultimi non possono che essere i discepoli di Cristo, quando anche loro hanno il coraggio di essere fedeli alla loro missione senza cedere ai compromessi con la logica del potere. Purtroppo anche la Chiesa spesso, anche qui, è debole, e preferisce tacere…ma vita di Cristo va annunciata, sempre e senza paura…; la notte di Pasqua anche Pilato aveva messo delle guardie al sepolcro perché non voleva che la vita del Cristo andasse avanti a sconvolgere la vita del mondo…ma non ci è riuscito.

Auguriamoci allora di non essere tra quelli che vogliono far tacere la vera voce del Vangelo!

Grazie di cuore per tutti gli aiuti che sempre ricevo attraverso la generosità di tanti, sappiate che il silenzio dei poveri che aiutate e che nessuno mai saprà, sarà il vero ringraziamento che vi riempie il cuore.

Con amicizia

BUONA PASQUA

don Roberto  

Pasqua – Cristo è risorto

Rivive a Pasqua nel nostro cuore l’esperienza ineffabile di coloro che videro il Risorto dopo aver constatato che il sepolcro era rimasto vuoto: Maria e le pie donne; Pietro e i discepoli. Un raggio di divina certezza illuminò il loro spirito; l’ultima, definitiva parola di Cristo era stata pronunciata; ed era di vittoria. Cristo è risorto! Questo l’annuncio della meravigliosa certezza cristiana, che avrebbe superato i secoli ed in una sola corrente di esultanza e di fede, sarebbe giunto fino a noi, per essere ripetuto di generazione in generazione, fino al ritorno del Vivente.

 

Verità storica della resurezione 

Il fatto che a Pasqua ricordiamo e celebriamo è un fatto non dubbio, anche solo da un punto di vista storico. È storico il fatto che Cristo è morto. Molti l’avevano visto sulla croce, sfinito. La sua morte era stata constatata oltre che da sua Madre e dai suoi discepoli, dalle autorità, dai suoi carnefici, dai nemici tutti personaggi storici, di molti di essi abbiamo i nomi, conosciuti dall’evangelista e viventi mentre egli scriveva la sua narrazione i quali, se avevano avanzato l’ipotesi di un trafugamento del cadavere di Gesù da parte dei, suoi amici, non ne avevano messo in dubbio, però, l’avvenuta morte. Come la morte, così è un fatto storico la risurrezione. Lo attestano gli apostoli, in un primo tempo increduli, ai quali Gesù apparì ripetutamente vivo e vero e con i quali parlò, ed i discepoli che, a gruppi persino di cinquecento persone come narra S. Paolo, più volte lo videro nei giorni seguenti la sua risurrezione.

 

Il trionfo della vita

«Se Cristo non fosse risorto, vana sarebbe la nostra fede» dice S. Paolo. Con la risurrezione di Cristo, ha avuto inizio la certezza della vita, nella coscienza della Chiesa. Da quel giorno è stato aperto ad ogni credente l’orizzonte di una infinita speranza.
Per i credenti, la morte è già vinta: «Io sono la Risurrezione e la Vita, dice Gesù, chi vive e crede in me non morrà, ed anche se fosse morto, vivrà». Gli altri, i superbi, i negatori di Cristo, i persecutori dei suoi seguaci, non sono che dei vinti dalla morte. Tragica è la loro situazione e diventa grottesca quando mandano guardie al sepolcro di colui del quale mostrano di avere paura proprio mentre lo proclamano morto.
Ad essi l’augurio di incontrare il Vivente sulle loro strade, quando il terremoto, prima o poi, finirà con lo scoprire il sepolcro lasciato vuoto. Siamo tutti incamminati verso una mistica Galilea, per vedere Gesù; per partecipare della sua risurrezione ed avere la vita.
Lungo la strada ci conforta la parola della divina rivelazione e della nostra certezza: «Cristo è risorto!» Annuncio ed insieme augurio pasquale; essa porta a tutti un’offerta di pace; ai martiri, agli oppressi, ai perseguitati per Cristo, reca un proclama di vittoria.

La voce del pastore

Carissimi,

cosa significa fare la Pasqua? A questa domanda molti cristiani rispondono: è confessarsi e comunicarsi durante il tempo pasquale, che si chiude nella domenica della SS. Trinità. È vero, ma ciò che importa di più, è lo spirito col quale ci si confessa e ci si comunica. Fare la Pasqua non è solo adempiere un obbligo grave, un mettersi in regola con la legge della Chiesa e poi credere che tutto sia finito.

Fare la Pasqua è unirsi interiormente alla risurrezione di Cristo, che è vittoria definitiva, totale, non vittoria d’uomo, ma vittoria di Dio, vittoria della vita sulla morte. La Pasqua cristiana è ogni anno la risurrezione dei cristiani; grazie ai Sacramenti essi passano ad una vita nuova, la vita di Cristo Risuscitato. Poiché Cristo risuscita nelle anime, ogni cristiano riceve nuove energie per vincere il peccato e l’egoismo, per una nuova corsa ed un nuovo balzo in avanti nella imitazione di Cristo, per sottomettere a Lui i propri istinti, tutti i nostri giorni, la vita intera, per dedicarci infine al prossimo ed amarlo come Cristo ci ha amato. Completiamo dunque in noi la vittoria di Cristo. Risuscitati con Lui, non torniamo a morire, né permettiamo che nuovamente ci stringano le pesanti catene della colpa, come abbiamo promesso nelle S. Missioni.

Completiamo la vittoria di Cristo, che è la vittoria dell’amore sull’odio e sull’egoismo. Portiamo dovunque il messaggio del Risuscitato divino, il suo, desiderio di creare un mondo nuovo pacificato ed unito in Lui. Tutti cooperiamo ad edificare la “Città dell’Amore”, ad immagine della vita d’amore che esiste tra le tre Persone divine, come insegna e richiama con paterna bontà l’augusto Vicario di Cristo, Papa Giovanni XXIII, che tutti cerca di pacificare ed affratellare nella luce del grande Concilio ecumenico.

Per questo la Pasqua diventa la domenica nella quale risuscita l’amore, la domenica della riconciliazione, della concordia, della pace, perché Cristo ci ha riconciliati con il Padre suo. Nella Pasqua, deve cessare ogni divisione e rancore: tutti i cuori devono battere con lo stesso ritmo, nell’amore reciproco.
Che in ogni famiglia, i cristiani risuscitati, possano sedere alla domestica mensa, con l’animo in pace, il cuore nella gioia, dividendo con tutti l’allegrezza pasquale.

Buona Pasqua!

Mons. Arciprete