Milzanello

Storia delle sante Reliquie del Patrono di Milzanello

Milzanello, piccolo centro, frazione di Leno, si è rivelata una terra ricca di storia e di tradizioni. Il tempo ha cancellato e disperso molta parte della memoria del suo passato, eppure rimangono tracce curiose, di un passato veramente interessante.
Fin dall’inizio è stato legato a Leno, soprattutto dopo la fondazione dell’Abbazia, la cui storia è senza dubbio grandiosa.

Potrebbe sembrare che Milzanello non c’entri molto con l’importanza dell’Abbazia, ma non è così, perché Milzanello è inserito nelle vicende dell’Abbazia e questo è emerso nel corso delle ricerche. Anche la presenza della statua di papa Eugenio III nella chiesa di san Michele ne è un indizio. Per capire che ruolo avesse nella storia un paese così piccolo e lontano dal centro, bisogna partire dalla storia dell’Abbazia di Leno.

L’Abbazia di Leno è stata fondata nel 758 per volontà del re dei Longobardi Desiderio e della regina Ansa vicino alla Pieve di San Giovanni Battista.
Da quelle parti il sovrano Longobardo aveva fatto costruire anche una chiesa dedicata a san Michele. Desiderio ottenne da papa Paolo I e dall’abate di Montecassino Petronace (bresciano) il permesso di costruire un’Abbazia.
Il primo Abate fu Ermoaldo (759- 790) che portò con sé 12 monaci, il braccio di san Benedetto, e i resti dei martiri Marziale e Vitale. Seguì Lantperto, dall’Abbazia di Montecassino e poi Amfrido, nominato poi Vescovo di Brescia. Nel corso del tempo venne dotata di privilegi di vario tipo, sia imperiali che papali, e ingrandì i sui possedimenti.

Nel 1137 l’Abbazia subì un violento incendio, quando era Abate Tedaldo.
Sotto la guida dell’Abate Onesto, la chiesa fu non solo riedificata, ma fu consacrata con ogni onore. Arrivò infatti a consacrarla Papa Eugenio III , e qui si fermò per un certo periodo. Il Papa però si rese anche conto che l’Abate tentava di prendere facoltà che non aveva, e frenò la sua ingerenza su alcuni ambiti che non gli appartenevano.

Il Papa diede ordine di togliere il fonte battesimale presente nell’Abbazia e di usare per i Battesimi soltanto la Pieve di San Giovanni Battista.
Il Battesimo, infatti, nelle zone rurali, non poteva essere amministrato se non presso la Pieve.
La pieve, o meglio, la Chiesa Battesimale a Leno, era preesistente al Monastero e si trovava presso la roggia che ora si chiama Sangiovanna.
Prima dell’arrivo delle reliquie c’erano la chiesa di San Salvatore, che diventerà la Chiesa abbaziale di san Benedetto, la chiesa di san Pietro e la Pieve di san Giovanni. Di queste chiese, assieme alla chiesa di san Michele di Milzanello, si parla in una disputa in tribunale per stabilire la giurisdizione del territorio di Leno.
Questo documento si è rivelato molto interessante poiché dalle deposizioni dei testimoni si viene a sapere molto.

L’importanza dell’Abbazia si comprende bene e fino a che l’Abate di Leno era così potente, era normale che si trovasse a scontrarsi con il Vescovo di Brescia per via di problemi di giurisdizione. Papi e Imperatori hanno riconosciuto privilegi vari all’Abbazia, ma soprattutto i Papi hanno svincolato l’Abate dalla necessità di dipendere dal Vescovo di Brescia sia per le ordinazioni che per la consacrazione degli olii santi.
Però ad un certo punto sorge un problema di giurisdizione e la questione viene portata in tribunale.

Siamo nel 1194 e vengono chiamati dei testimoni . Gli atti contengono delle informazioni interessanti.

Tra le testimonianze della contrapposizione fra il Vescovo di Brescia e l’Abate di Leno alla fine del XII secolo c’è quella di Montenario, canonico di San Pietro di Leno, che fu chiamato a deporre davanti al Giudice su questa controversia. Egli riguardo alla Pieve di san Giovanni di Leno, afferma che mai era stata soggetta all’autorità del Vescovo di Brescia e che anzi, ricorda di essersi recato ad un Sinodo diocesano e che in quella occasione il suo superiore si infuriò, sentendo la Pieve di san Giovanni enumerata con le pievi Bresciane. Al contrario, era legata alla Sede Apostolica e del tutto svincolata dal controllo del Vescovo.

L’informazione che ci serve conoscere è quella relativa all’amministrazione del Battesimo. Il Battesimo poteva essere amministrato solo nella Pieve, meglio, nella chiesa battesimale di san Giovanni Battista.
Nel 1148, come si è detto, papa Eugenio III aveva fatto togliere il fonte battesimale dalla chiesa abbaziale e aveva ordinato che i battesimi si facessero solo nella Pieve, e l’Abate, non potendo disobbedire al Papa, desiderava allo stesso tempo mostrare il proprio potere.
Trovò pertanto il modo di fare entrambe le cose.

Qui viene descritta la procedura dei battesimi.

  • alcuni canonici di san Pietro si recavano all’Abbazia.
  • Si presentavano all’Abate
  • L’Abate mandava con loro alcuni monaci dell’Abbazia
  • Andavano a prendere il parroco di Milzanello
  • Insieme andavano alla Pieve di san Giovanni Battista
  • Insieme consacravano il fonte battesimale
  • Insieme battezzavano
  • Due o tre fanciulli venivano portati nella chiesa dell’Abbazia e venivano battezzati dall’Abate (tanto per mettere in chiaro chi comandava davvero, senza disubbidire agli ordini del Papa).

Quindi il feudo di Milzanello dipendeva dall’Abbazia.

Come feudatari di Milzanello, ci sono state parecchie famiglie, e poi, quando l’Abbazia iniziò la sua decadenza, divennero gli effettivi signori.
I feudatari in questione erano:

  • Avelongo
  • Poncarali
  • Lomelli
  • Martinengo
  • Gambara che poi cedono nel 1420 agli Uggeri

Nel 1479 l’Abate Bartolomeo Averoldi cedette l’Abazia in cambio dell’Episcopato di Spalato. Era l’ultimo Abate di Leno: dopo di lui furono solo abati commendatari, fino al 1783, quando venne abbattuta per volere della Repubblica Veneta.
La famiglia Uggeri però ha lasciato un segno profondo nella storia di questo paese e ha portato qui tracce che ancora perdurano e che ne raccontano la storia.

Sant’Urbano Martire: reliquie a Milzanello

Storia delle sante Reliquie del Patrono di Milzanello

Milzanello, piccolo paese e frazione di Leno, racchiude piccoli tesori sconosciuto ai più che lo collegano con la storia dell’Abbazia di Leno, con la storia della Diocesi di Brescia e persino con la storia della Chiesa Cattolica.

Strano a dirsi, ma questo piccolo centro di poco meno di 500 anime conserva una memoria storica di tutto rispetto.

All’interno della chiesa dedicata a san Michele Arcangelo è presente un reliquiario contenente il capo e le ossa di s. Urbano Martire.
Il reliquiario, collocato sotto l’Altare Maggiore, è accompagnato da una targa che reca la seguente scritta, murata alle spalle dello stesso altare .

CORPUS S: URBANI M:
EXTREMUM AMORIS AC MUNIFICENTIAE PIGNUS IOANNIS CAD: BADUARII BRIX: EPI TANTI BENEFICII MEMORIAE
IOANNES ANTONIUS UGGERIUS LAPIDEM HUNC GRATI ANIMI TESTIMONIUM
SUAE AC NEPOTUM PIETATI
P.C.
ANNO MCCXIV

Il cartiglio sulle spoglie del martire indica che si tratta di s. Urbano Martire, ma nel novero dei martiri cristiani che portano questo nome ve ne sono diversi.

Nell’archivio parrocchiale ci sono alcuni documenti che ricordano i festeggiamenti che in passato si facevano alla fine di ottobre per il santo patrono del paese.

Da un lato, la lettura di questi documenti, ha permesso di dare il giusto lustro al santo martire, riportando alla memoria degli abitanti del paese che accanto a san Michele, titolare della chiesa, è proprio il santo martire Urbano il protettore della parrocchia e della comunità.

Giusto e doveroso quindi ripristinare la festa patronale a lui dedicata con tanta cura in passato e caduta in disuso con il tempo.

Ma a quale santo riportano esattamente le reliquie?

Prima di tutto per comprendere a chi appartengono le reliquie, bisogna leggere l’iscrizione. Nell’iscrizione si trovano alcuni elementi da cui partire per capire:

  • sant’ Urbano Martire
  • cardinale Giovanni Badoaro vescovo di Brescia
  • Giovanni Antonio Uggeri
  • 1714
  • … e naturalmente il luogo in cui si trovano le reliquie: chiesa di san Michele Arcangelo di Milzanello

Sono tutti elementi da cui partire.

Per costruire un quadro completo, abbiamo seguito percorsi indipendenti per ogni argomento, per poi allacciarli e intrecciarli insieme alla fine. C’è da dire che lungo il corso delle ricerche sono emerse tante tracce inaspettate, tutte legate al paese di Milzanello, tanto piccolo quanto ricco di una storia realmente interessante.

Naturalmente siamo partiti con pochi elementi attestabili, ci siamo dovuti muovere su alcune supposizioni e abbiamo seguito anche delle tracce che hanno portato un po’ fuori strada.

Una verifica negli archivi però ha aiutato a tornare sulla strada buona. Le soppressioni napoleoniche, i passaggi di proprietà, l’usura del tempo e la scarsa considerazione della documentazione storica nelle parrocchie nel secolo scorso, hanno fatto qualche danno e hanno reso davvero il lavoro difficile.