Progetto 2018

L’idea

Progetto 2018 nasce dalla constatazione che la dimensione di comunità, sia essa vissuta a livello civile o religioso, sta vivendo un momento di apparente crisi di appartenenza. Manca un manifesto e, probabilmente profondo senso di appartenenza alla “casa comune” che risponde al bisogno di reciprocità e condivisione che caratterizza le persone umane. Anche l’Oratorio vive di riflesso queste dinamiche.
Tutto questo nonostante i volontari in Oratorio siano per certi versi parecchi e distribuiti in vari ambiti e le proposte di ogni genere siano numerose e, ci sentiamo di dirlo, nella maggior parte dei casi ben curate. Una riflessione nata in seno ai lavori della Commissione Oratorio, ci ha portato a fare alcune considerazioni in merito alla festa dell’Oratorio che ogni anno si svolge nel periodo di chiusura delle attività invernali e apre a quelle estive.
Il progetto “Anche l’Oratorio è casa mia” è un grande passo nella giusta direzione. L’obiettivo non è far sentire le persone a casa, ma far percepire l’atmosfera di una casa: una sensazione di accoglienza unita alla consapevolezza che ognuno ha il proprio ruolo e nessuno deve stare con le mani in mano.
In questo contesto dovrebbe avere una funzione centrale la Festa dell’Oratorio come vetrina per l’Oratorio ma ancora di più come vetrina per le persone e lo spirito che compongono l’Oratorio.
La settimana che compone la Festa dell’Oratorio resta un’esperienza importante per chi vi prende parte, ma manca alla fine di tutto quel senso di vuoto, di mancanza, che è segno di un attaccamento e di una partecipazione profondi.
Anche l’aspetto spirituale, che in fondo dovrebbe essere il leitmotiv e il perno dell’esperienza, sembra passi in secondo piano rispetto a quello culinario: in tutta la settimana l’unico momento dedicato alla preghiera e al ringraziamento è la Messa la domenica mattina.
Da qui l’idea di provare a cambiare questa percezione e di cercare di fare in modo che la Festa dell’Oratorio diventi una settimana di e per l’Oratorio.
Con alcune nuove proposte e con alcune riorganizzazioni vorremmo tramite la festa riuscire a comunicare al più gran numero di persone cosa realmente è l’Oratorio, coinvolgendo tutte le età, bambini, giovani, adulti, famiglie, facendoli entrare nella grande casa chiamata Oratorio. Vorremmo che questo senso di appartenenza non sia solo dovuto al fatto che molti partecipano come parte attiva (volontari), ma anche chi partecipa come spettatore, utente, membro della nostra comunità senta di farne parte. E, perché no, decida di passare a trovarci più spesso.

La formula

Nasce quindi il desiderio di arricchire la Festa dell’Oratorio attraverso una nuova formula che caratterizzi tutta la settimana, utilizzando alcuni nuovi stili e linguaggi in cui emerga la bellezza dello stare in Oratorio, ma sopratutto vivere l’Oratorio.
Già nell’edizione 2017 c’è stato un accenno di “tema” della festa, con l’iniziativa “Tutti sotto un tetto”. Ora si tratta di passare da quello che era uno scopo, la sistemazione del tetto, ad un vero e proprio tema che guidi e unisca tutti gli appuntamenti di cui si compone la festa.
Una prima valutazione riguarda gli eventi ed è quella di spargerli meglio nel corso della settimana, modificando la disposizione in modo da avere qualche attività anche nei pomeriggi, magari specifica per bambini e ragazzi.
Iniziare con un momento forte, come potrebbe essere una S.Messa di “apertura” potrebbe dare sia una carica morale maggiore a chi lavora per la festa che una partecipazione maggiore da parte della comunità a tutta la settimana. Per rimarcare l’aspetto spirituale potrebbe essere presente un confessore nella Chiesetta durante tutta la settimana, e la celebrazione quotidiana delle 18.30 potrebbe essere spostata dalla Chiesa Parrocchiale nella Chiesetta dell’Oratorio.

Gli obiettivi

Gli obiettivi restano comunque gli stessi:

  • attraverso la Festa valorizzare l’importanza dell’Oratorio all’interno della nostra
    comunità, sia religiosa che civile;
  • cercare di aumentare la partecipazione delle persone alla festa per aumentare in loro il desiderio di rimanere in Oratorio e contribuire a farlo crescere nel tempo;
  • cercare di aumentare la partecipazione dei giovani nell’Oratorio;
  • avere un momento “forte” che segni il passaggio dal periodo autunnale-primaverile a quello estivo;
  • cercare di raccogliere risorse economiche (il “guadagno delle festa”) per sostenere le
    spese che durante l’anno devono essere affrontate.

Il tema

La scelta di assegnare un tema alla settimana che compone la Festa dell’Oratorio deriva dalla volontà di presentare la festa come un percorso. Avendo un tema risulta inoltre più semplice scegliere quali appuntamenti inserire nel programma e come organizzare gli stessi.
Il tema è anche un modo per diversificare le future edizioni: pur mantenendo una struttura simile, ogni edizione della festa potrà essere resa unica tramite la scelta di un tema che la cali nel contesto del periodo.
Il motivo che sta facendo da guida per le attività catechistiche di questo anno pastorale è l’Arca di Noè; il tema per l’edizione 2018 della Festa dell’Oratorio potrebbe essere collegato all’Arca, in modo da rimarcare il momento della Festa come centrale in tutti i percorsi educativi della parrocchia. In questo modo inoltre la programmazione di tutto l’anno risulterebbe coerente e ben pianificata. Nulla toglie che possa essere scelto un temo differente per separare la festa dall’”ordinario”.

La comunicazione

Il progetto prevede la proposta di un forte impatto visivo al fine di trasmettere anche attraverso l’ambiente una sensazione di allegria e vivacità. Vestire l’Oratorio a festa contribuirebbe a rendere ancora più speciale la partecipazione.
Quello comunicativo è un aspetto che può essere notevolmente migliorato rispetto agli scorsi anni, sia dal punto di vista delle tempistiche che della qualità del materiale.
Si potrebbe creare una sorta di punto informazioni, chiamato “Qui Oratorio”, per illustrare tutte le attività che vengono svolte in Oratorio, insieme alle varie componenti (Commissione Oratorio, Comunicazione, ACR, CAG, ecc…) e ad un’esposizione dell’archivio; tutto questo per creare curiosità ma anche per dare visibilità a tutto quello che l’Oratorio fa oltre all’attività di catechesi. In questo punto alcuni volontari potrebbero rispondere ad eventuali domande o illustrare i vari aspetti dell’Oratorio, magari invitando gli interlocutori ad entrare a loro volta a far parte dei vari gruppi.

Le Proposte

Quali eventi fare? che calendario avrà la prossima Festa dell’Oratorio?
Tu ci sarai?
Se hai un’idea, una proposta, se vorresti cambiare qualcosa, fatti sentire, aspettiamo il tuo contributo per ideare la futura Festa dell’Oratorio.

Mauro Ferrari
Stefano Frosio

L’amore paterno e come realizzarlo

4 anni: Il mio papà sa fare tutto.

5 anni: Il mio papà sa tante cose.

6 anni: Il mio papà è più bravo del tuo.

8 anni: Mio papà non sa proprio tutto.

10 anni: Ai vecchi tempi quando è cresciuto mio papà le cose erano sicuramente diverse.

12 anni: Oh, bè, naturalmente papà non sa niente di questo. E’ troppo vecchio per ricordarsi della sua infanzia.

14 anni: Non badare a mio padre. E’ così all’antica!

21 anni: Lui? Oddio, è inguaribilmente antiquato.

25 anni: Papà ne sa qualcosa, ma per forza, è da tantissimo che è al mondo.

30 anni: Forse dovremmo domandare a papà cosa ne pensa. Dopo tutto, ha molta esperienza.

35 anni: Non farò niente prima di averne parlato con papà.

40 anni: Chissà come si sarebbe comportato papà. Era così saggio e aveva un’esperienza enorme.

50 anni: Darei qualunque cosa perché papà fosse qui adesso per parlarne con lui. Che peccato non aver capito quanto fosse in gamba. Avrei potuto imparare molto da lui.

Al di là di queste battute iniziali, in cosa consiste psicologicamente essere padri? O Meglio, qual è la funzione psicologica della paternità?

Sulla psicologia della maternità e quindi sull’importanza dell’amore della madre nei confronti del bambino, specie nei primi anni di vita, si sono scritti fiumi di parole, mentre sulla psicologia dell’amore del padre poco e niente.

La psicologia della paternità consiste essenzialmente in due funzioni psichiche: rassicurazione e incoraggiamento.

All’inizio della vita del bambino la figura del padre appare generalmente più distante e meno incisiva, ma gradualmente si fa sempre più importante nell’educazione del figlio. L’efficacia e la positività della sua influenza è in relazione alla sua disponibilità a essere un buon amico per la moglie, i figli e la società.

Deve, in altre parole, avere risolto positivamente i tre grandi problemi della vita: il lavoro, l’amore e la socializzazione.

 Importante è, per il figlio maschio, la figura paterna per il modello di personalità che può offrire, mentre per la bambina il padre può rappresentare un esempio sintetico di virilità che potrà influenzare il suo futuro rapporto con l’uomo sia sul piano affettivo-sessuale che sociale-relazionale.

Se la relazione padre-figlio può essere ritenuta meno importante della relazione madre-figlio nei primi anni di vita, in quanto i legami diretti di nutrizione e di cure fisiche sono in genere vissuti in tale periodo prevalentemente dalla madre, non si può, d’altra parte, trascurare il fatto che il padre costituisce un modello importante, importanza che cresce con la crescita del figlio.

Alcuni psicologi hanno addirittura rilevato che la privazione paterna è più importante della separazione materna nel determinare i problemi sociali e relazionali dei figli. E ciò la dice lunga sul fatto che la normale evoluzione psicologica richiede un equilibrio tra la funzione materna e quella paterna.

La “funzione indiretta” del padre è quella che esplica come marito, in quanto offre alla moglie l’amore e la sicurezza affettiva di cui essa ha bisogno per essere una madre valida. La “funzione paterna indiretta” si esercita quindi attraverso le modificazioni affettive ed emozionali prodotte nella madre dal comportamento del marito: un bambino cova nel suo inconscio non tanto il desiderio di essere amato, bensì quello di vedere mamma e papà che si vogliono bene.

La “funzione diretta” del padre, invece, deve essere tesa a favorire nel figlio il passaggio da una rassicurazione di tipo statico, acquisita dalla madre, a una rassicurazione di tipo dinamico, in cui il bambino si trova costretto a misurare e a esercitare le proprie forze nascenti di fronte al mondo esterno. Ciò significa aiutarlo a sganciarsi dalla dipendenza rassicurante della madre e accettare i rischi che il processo di maturazione presume, incoraggiandolo.

Rassicurare e incoraggiare sono, appunto, le due direttrici educative essenziali della funzione psicologica del padre nel suo rapporto col figlio.