L’amore ricrea

“Perché continui a parlare dei miei errori passati?”, domandò il marito.
“Credevo che avessi perdonato e dimenticato!”
“Sì, ho perdonato e dimenticato”, disse la moglie, “ma voglio essere sicura che tu non dimentichi che io ho perdonato e dimenticato”.

No. L’amore non tiene a mente le offese. L’amore fa nuova la persona amata, ogni giorno.

La pipa e il pettine

Era un matrimonio povero.
Lei filava alla porta della sua baracca, pensando a suo marito. Tutti quelli che passavano rimanevano attratti dalla bellezza dei suoi capelli, neri, lunghi, luccicanti.
Lui andava ogni giorno al mercato a vendere un po’ di frutta e si sedeva sotto l’ombra di un albero per aspettare i clienti. Stringeva tra i denti una pipa vuota, non aveva soldi per comperare un pizzico di tabacco.
Si avvicinava il giorno del loro anniversario di matrimonio e lei non smetteva di chiedersi che cosa avrebbe potuto regalare al marito. E con quali soldi? Le venne un’idea. Mentre la pensava, ebbe un brivido, però dopo aver deciso, si riempì di gioia: avrebbe venduto i suoi capelli per comperare il tabacco a suo marito.
Già immaginava il suo uomo nella piazza, seduto davanti alla frutta, dando lunghe boccate alla sua pipa: aromi di incenso avrebbero dato, al padrone della piccola bancarella, la solennità e il prestigio di un vero commerciante.
Vendendo i suoi capelli ottenne solo alcune monete, però scelse con attenzione il tabacco più pregiato.
Alla sera, ritornò il marito, arrivò cantando. Portava nelle sue mani un piccolo pacchetto, c’erano alcuni pettini per la sposa, li aveva acquistati dopo aver venduto la sua pipa.

L’amore è puro dono,
pura gioia di pensare all’altro,
di togliersi dal centro della propria vita
per lasciare all’altro lo spazio d’onore.

La dieta della bellezza

C’erano una volta, in un paese orientale, due bellissime sorelle.
La prima sorella andò sposa al re, la seconda ad un mercante. Con il passare del tempo, però, la moglie del re si era fatta sempre più magra, sciupata e triste.
La sorella, che viveva con il mercante accanto al palazzo reale, pareva farsi più bella ogni giorno che passava.
Il sultano convocò il mercante nel suo palazzo e gli chiese:
«Come fai?».
«È semplice: nutro mia moglie di lingua». Il sultano diede ordine di preparare quintali di lingua di montone, di cammello, di canarino per la dieta della moglie. Ma non successe niente. La donna era sempre più smunta e malinconica.
Infuriato, il re decise di far cambio. Mandò la regina dal mercante e si prese in moglie la sorella.
Nella reggia però, la moglie del mercante, diventata regina, sfiorì rapidamente. Mentre la sorella, a casa del mercante, in poco tempo ridivenne bella e radiosa.
Il segreto? Ogni sera il mercante e sua moglie parlavano, si raccontavano storie e cantavano insieme.

Credo che quello che tutti dobbiamo capire è l’amore comincia dalla famiglia.
Ogni giorno di più ci rendiamo conto che nel nostro tempo le sofferenze maggiori hanno origine nella famiglia stessa.
Non abbiamo più tempo per guardarci in faccia, per scambiarci un saluto, per dividere insieme un momento di gioia, e meno ancora per essere quello che i nostri figli attendono da noi, quel che il marito attende dalla moglie e la moglie attende dal marito.
E così apparteniamo ogni giorno meno alle nostre famiglie e i nostri contatti scambievoli diminuiscono sempre più.
Credo che l’amore cominci proprio qui: nella famiglia.

Racconti dal Rwanda

Si chiama Tabita e vive in una collina nel nord est del Rwanda, nel distretto di Gatsibo, a circa un’ora di strada sterrata rispetto a quella asfaltata, a due ore e mezza da Kigali. È una bambina di 7 anni, molto sveglia e intelligente. È anche molto timida e con un piccolo sorriso ha confessato che vorrebbe diventare un insegnante, magari di matematica. Ha un fratello e tre sorelle, di cui una ha solo due mesi. Suo padre soffre di una malattia che lo costringe a vivere su una carrozzina, non permettendogli cosi di lavorare. È quindi sua madre che coltiva la piccolissima parcella di terra che hanno dalla quale ricavano dei fagioli o del mais. La stagione secca pero è arrivata con tutta la sua forza, e sebbene tutti gli occhi fossero rivolti verso il cielo in attesa di qualche goccia di pioggia, abbiamo aspettato più di due mesi, durante i quali i piccoli campi, come quelli di Tabita e di tante altre famiglie, non hanno dato frutti. Finalmente la pioggia sembra ricominciare, cosi come il periodo della semina.

Sua madre, quindi, in questi mesi ha lavorato per i campi più fertili di altre persone, guadagnando circa 500 franchi ruandesi al giorno (circa 60 centesimi) o un chilo di fagioli che poi avrebbe scambiato con delle patate o con un po’ di manioca con la quale fare l’ubugari, una pasta di manioca.

Vivono su una delle mille colline ruandesi, in una casa fatta di fango con il tetto in lamiera e le porte e finestre di legno. La casa è molto piccola, ma ha tre stanze: una stanzetta per le quattro sorelle, nella quale dormono su una stuoia di paglia tutte insieme; una stanza per il fratello che dorme con le capre (in assenza di un ambiente chiuso per le capre all’esterno, rischiano di essere rubate), e i genitori che dormono in un’altra stanza. Ovvio dire che non c’è pavimento. Il cemento costa troppo. Succede quindi che con la stagione delle piogge il fango della casa si lasci andare e una parete crolli. La cucina è all’esterno, una pentola appoggiata su tre pietre… e se piove si cucina in casa, senza però pensare al fumo della legna che rovina la lamiera e riempie la casa con il suo odore.

Tabita e la sua famiglia sono aiutate da voi. Grazie ai proventi della colazione equosolidale e dello spiedo organizzato in dicembre abbiamo iniziato questo sostegno a distanza qui in Rwanda. In Etiopia, Burundi, Bangladesh e adesso qui in Rwanda cerchiamo di rafforzare la comunità locale e di rendervi partecipi di piccole storie come questa. Non rimane che ringraziarvi per la vostra partecipazione a queste iniziative che ci aiutano a stare insieme e a condividere esperienze di una vita un po’ diversa e lontana dalla nostra.

Un ringraziamento speciale anche a tutti i bambini e le famiglie del Grest che quest’anno hanno portato dei quaderni, penne, colori e materiale scolastico che è arrivato a destinazione: tre orfanotrofi e un Centro di Sanità che si occupa di bambini colpiti dall’AIDS hanno ricevuto con un gran sorriso il loro pacco.

Un altro piccolo seme di speranza è stato piantato e, a poco a poco, con i tempi che non sempre ci è dato conoscere, porterà buoni frutti. Ne siamo certi e per questo ognuno di noi si dà da fare per far si che ciò accada. Non ci rimane quindi che aspettarvi alla colazione equosolidale che si terrà come ogni anno ad ottobre in oratorio per tenere accesa questa luce di speranza!

I due canestri

Alla fine della vita ci presenteremo tutti al giudizio della storia e di Dio.

Ci guarderemo attorno e vedremo tre file in attesa. Nella prima si incontreranno tanti con il proprio cesto di peccati e miserie.

Tutti riconosceranno le proprie miserie, perché come può un uomo essere giusto e perfetto davanti a Dio?

 Essi chiederanno la misericordia: “Signore… abbiamo peccato…ci dispiace”.

Il Signore dirà: “E io vi perdono… ma avete un cesto soltanto?”

Gli risponderanno stupiti: “Perché? Quanti cesti bisognava portare?”

Nella seconda fila ci saranno altri con due canestri: quello dei peccati e quello delle opere buone.

E il Signore sorriderà nel guardare dentro il secondo cesto e dirà a ciascuno: “Bene, servo buono e generoso. Avevo fame, ero bisognoso e tu… mi hai aiutato”.

E a tutti dirà, soprattutto agli altri: “Nel Vangelo non ho chiesto prima di tutto di essere impeccabili, ma di amare”. E quel secondo cesto che contiene le opere buone diventerà luminoso e pieno di calore, perché contiene l’amore e la benedizione di Dio.

Allora quelli della terza fila si guarderanno le mani; mani senza il cesto dei peccati e senza il cesto delle opere d’amore; mani che – ai loro occhi – non si erano mai macchiate di peccati e sozzure come i peccatori e di cui andavano fieri e orgogliosi; mani linde e pulite: così fino ad allora sembravano. Ma… erano mani vuote. E sentiranno freddo e si sentiranno soli e infelici, perché non hanno conosciuto il fuoco dell’Amore.

Chissà come mai tanti bravi cristiani (e non cristiani) si fanno l’esame di coscienza e si reputano più o meno bravi dicendo: “Quanti peccati ho fatto? Erano peccati piccoli o peccati grandi?”

E pensano che andranno in paradiso o in purgatorio o all’inferno secondo la grandezza e la quantità dei peccati.

E pensano di essere bravi perché sono andati a confessarsi e hanno promesso di non fare più peccati!

Eppure Dio ha detto che guarderà se è pieno il cesto delle buone opere.

Che cosa bisogna fare per andare all’inferno?

Niente! Basta non fare niente !

 Anche nell’amore non devo dire: “Non ho fatto nulla di male?”; ma invece: “Che cosa sto facendo di bene?”

Il grande pericolo di un matrimonio, col passare del tempo, non è che ci si possa fare del male; ma che si perda interesse a farsi del bene (attenzioni, coccole, premure…). Il contrario dell’ amore non è l’odio, ma il disinteresse!

I doppi messaggi

Giovanna, Armando ed Emanuele
ovvero
I doppi messaggi

«Osservando poi come gli invitati sceglievano i primi posti disse loro…». Così viene introdotta dall’evangelista Luca una parabola di Gesù che termina con queste parole: “Perché chiunque si esalta sarà umiliato, e chi si umilia sarà esaltato”. Chissà, forse Gesù inventando questa parabola non aveva in mente gli invitati alle messe domenicali del giorno d’oggi in molte chiese del mondo. Effettivamente assistiamo a un fenomeno frequente: che la gente va a sedersi nelle ultime file, lasciando le prime vuote; e non sembra per umiltà.
Qualche volta, forse, vi sarà capitato di partecipare alla messa serale di una domenica d’autunno, fredda e triste; in una chiesa vecchiotta e poco illuminata; con il prete afono e il microfono che sibila; venti file di panche vuote e, in fondo, un grappolo di fedeli immobili e muti, tranne uno, quello stonato, il solo a cantare e a rispondere alle orazioni. E forse vi sarete domandati se quella era l’eucaristia del Signore o il set di un film di Hitchcock.
A ogni buon conto, anche nelle chiese più illuminate pare che i grandi estimatori delle ultimissime file siano soprattutto gli adolescenti. E il loro «messaggio» sembra abbastanza amaro: «Sono il più vicino all’uscita. Inoltre io vedo tutti, ma nessuno vede me (tranne il prete; ma quello, magari, è miope). Dunque, oltre ad essere il primo a uscire, posso essere, prima o poi, anche il prossimo a… non entrare». In effetti questo è ciò che con l’adolescenza accade di frequente.
Da lì in poi in qualche famiglia si scatena una guerra… di nervi.
E così era per Giovanna dal giorno in cui aveva scoperto che il figlio Emanuele faceva sì la strada con lei fino alla chiesa, ma poi, con la scusa degli amici, in realtà non entrava, e rimaneva sul sagrato per tutta la durata della messa!
Giovanna aveva provato a parlarne con il marito Armando. Questi, però, non essendo credente, a messa non ci andava mai e alle lamentele di Giovanna si limitava a stringere le spalle e non diceva nulla.
«Ma non è questione di crederci o no! – rilanciava Giovanna – È una questione di correttezza: se Emanuele dice che ci va, allora perché se ne sta fuori?». A quel punto Armando azzardava: «E allora che non ci vada più ! ».
Ma qui si scatenava la rabbia della moglie: «Ma ti rendi conto? Certo: tu sei sempre il solito! Per te queste sono cose da bigotti e da beghine ! Ma chissà cosa ti ha insegnato tua madre… poveretta! Eppure lei di rosari ne sgranava di continuo…!». L’evocazione della madre, però, irritava non poco Armando: «Adesso non ricominciamo con mia madre ! Questi sono affari miei!». E via dicendo…

Accade non di rado che due sposi abbiano una diversa visione della vita e da qui, anche della fede.
Questo in se stesso non è un problema, ma lo diventa nel momento in cui una questione importante come quella del credere viene relegata nel campo dei gusti o in quello delle opinioni.
Sarebbe come dire: «A mia moglie, piacciono i fiori, i gatti, i cuscini dai colori pastello, la cucina francese e…..dire le preghiere»? Eh no! Amare i fiori e dire le preghiere non si trovano sullo stesso piano. Se mia moglie prega è molto probabile che abbia una visione del mondo di un certo tipo e questo dice un modo di intendere la vita, le relazioni interpersonali, l’educazione dei figli…, che ha a che fare con la verità profonda delle cose e non solo con i gusti o le inclinazioni personali.
È possibile che due sposi abbiano del mondo visioni diverse; ma con la consapevolezza che di visioni del mondo si tratta e non di preferenze alimentari o di hobby personali.
Da qui è decisivo che le scelte educative che coinvolgono” le visioni del mondo siano confrontate anche se non condivise.
Altrimenti i figli riceveranno tanti doppi messaggi.
Un doppio messaggio è un’indicazione data in modo doppiamente contraddittorio, perché scredita il contenuto del messaggio e anche chi lo pronuncia.
Se la mamma insiste con un figlio affinché vada a messa, e il papà, che non ci va, insiste anche lui – per far contenta la mamma – ma poi rimane a letto fino a mezzogiorno, il figlio non riceverà soltanto un messaggio contraddittorio, ma profondamente svalutativo nei confronti della fede e della mamma. Perché se pregare è alternativo a… dormire, certamente è più comodo dormire. Se il papà, non credente, proporrà invece al figlio una mattinata di volontariato per la pulizia di un parco, la visita a un museo, o la partecipazione a un incontro culturale, allora il figlio crescerà con la consapevolezza che esistono diverse visioni del mondo e a un certo punto sceglierà la propria.
Il doppio messaggio, al contrario, è una delle strategie educative più fallimentari che esistano. E può creare realmente molti problemi.

Di fronte alle insistenze di Giovanna, alla fine Armando decise di intervenire. Prese il figlio Emanuele in disparte e in modo perentorio sentenziò: «Quando avrai diciott’anni farai quello che vorrai! Adesso fai quello che dico io e a messa ci vai!». E come per voler dare vigore alle proprie parole, concluse con una
solenne bestemmia.
Un altro bel doppio messaggio. Che si commenta da sé!!

I misteri della vita

(dal racconto un po’ curioso di un bambino)

Quest’estate ho fatto un viaggio a Lourdes con la mia famiglia.
C’erano con me i miei genitori, la mia sorella maggiore che è sposata e la sorella minore che non è ancora sposata. Siamo andati dalla Madonna per aiutare nostra sorella grande affinchè riesca ad avere un figlio.
Tutto è stato bello, ma sulla grazia c’è stato un inspiegabile malinteso.
Oppure con le nostre preghiere ci siamo spiegati male, o la Madonna non ha inteso bene (con tutta quella gente che chiedeva miracoli può succedere di non ricordarsi tutto!) o per chissà quali misteri…sta di fatto che è stata fatta una strana confusione.
Perché la sorella grande, quella sposata, è tornata senza la grazia (infatti continua a rimanere senza figli), mentre l’altra sorella che non è sposata stranamente è tornata che era incinta. Mistero!

Possiamo sorridere sull’ingenuità del bimbo che vorrebbe capire e – quasi – giudicare l’operato di Dio; che invece s’intreccia con l’operato di noi uomini.
Dio è stato pensato spesso come il prodotto degli uomini. Dicono gli atei: Dio è stato inventato dalla paura degli uomini.
Sarà anche vero per tanti uomini che hanno una religiosità bambina.
Ma la fede cristiana è qualcos’altro.

Viaggio in Malì: una traccia indelebile

Un tempo raggiungere Timbuctù significava recarsi sino agli estremi confini della terra. Il viaggio verso quella terra era sinonimo di avventura, mistero, coraggio e incertezza. Oggi raggiungere il cuore del Malì non ha più questo sapore: è sufficiente prenotare un volo air-france e via Parigi raggiungere la grande e caotica Bamako.

Mali

L’avventura c’è comunque: è incredibile e difficile a descriversi ciò che si prova quando il portellone dell’aereo si apre e una vampata d’Africa ti avvolge con i suoi colori e i suoi aromi. è un’avventura veder scorrere dai finestrini della jeep i sontuosi paesaggi africani mentre ci si dirige a nord verso Mopti.

Il nostro viaggio è iniziato così!

Il desiderio e il fascino dell’avventura lasciano ben presto spazio a molto altro che quasi prepotentemente ti entra negli occhi, nell’anima, nel cuore. Il mistero dell’Africa è tutto qui: nella tensione continua tra ciò che è tremendamente affascinante e ciò che è terribilmente drammatico. Abbiamo assaggiato un po’ di tutto ciò visitando gli ospedali, i centri nutrizionali, i dispensari, le scuole, il carcere, i villaggi. Senz’altro entrare in un villaggio africano distante chilometri e chilometri dalla prima via percorribile ti mette in uno stato di dubbio e incertezza.

Mali

Immediatamente abbiamo constatato come la cordialità e il senso di accoglienza siano capaci di colmare l’inquietudine superficiale. Sorprende ancor di più sperimentare che coloro che noi consideriamo banalmente “poveri” siano enormemente ricchi di umanità e di calore. Il mistero c’è e si vede! L’abbiamo provato in un minuscolo e sperduto villaggio Dogon a nord di Bandiagarà quando abbiamo constatato che la presenza di Cristo ci ha preceduto e ci ha incontrato proprio lì.

Ognuno di noi si porta dentro un pezzo d’Africa e la sofferenza di sapere che le nostre parole non saranno in grado di trasmetterlo in modo pieno ed efficace.

Il nostro puzzle è composto dal volto del piccolo Daudà piagato da una malattia rara e dolorosissima, dalla fraternità delle comunità religiose che ci hanno accolto, dalla disponibilità di medici, infermieri, volontari che ogni giorno lottano contro la fame e il sottosviluppo, dalla danza e dai ritmi travolgenti che accompagnano la vita e i riti del villaggio, il caos totale e brulicante dei mercati, il silenzio e il fascino delle notti stellate.

Mali

Torniamo alla nostra terra proiettati su un domani per noi ancora tutto da scrivere, ma consapevoli che questi giorni lasciano in noi una traccia indelebile.

don Carlo
Luca
Agnese
Giovanna
Sonia

I catechisti raccontano…

Il 17 maggio 2009 la Chiesa si è vestita a festa, pronta ad accogliere i bambini del secondo anno dell’Iniziazione Cristiana.

È stata una bella celebrazione, abbiamo ricordato i segni del Battesimo, l’importanza di far parte della Chiesa, la gioia di essere figli di Dio, e poi i bambini in coro hanno rinnovato le promesse che i genitori avevano fatto nel giorno del loro Battesimo. È solo un piccolo passo nel cammino che li porterà a conoscere Gesù, a crescere nel suo amore, a diventare bravi cristiani, ma è stato importante anche noi riflettere sulla nostra fede, dire ancora una volta con voce ferma “Credo e Rinuncio”.

Ancor più bello è stato ritrovarsi insieme come una grande famiglia e condividere cibo e allegria in Oratorio.

Noi siamo Chiesa, come si insegna a catechismo con la “C” maiuscola, quando non ci fermiamo alla Messa, la Parola entra nei nostri cuori, nelle nostre case, la portiamo con noi a scuola, al lavoro.

Comunione, condivisione sono le due parole dei cristiani per crescere insieme come abbiamo fatto quest’anno, non solo bambini di 7, 8 anni ma anche genitori e catechisti.

Accompagnare nel cammino della vita un bambino è un impegno a volte faticoso per i genitori in primo luogo e anche per i catechisti, ma aiutarli a scoprire in Gesù un amico che ti sta sempre accanto nei momenti belli e in quelli brutti è un’esperienza che ti arricchisce giorno dopo giorno.

Un pensiero per questi piccoli 100 bambini: le vostre risposte sono state chiare e forti: bravi!

Buone vacanze e non lasciate Gesù da solo in Chiesa, portatelo sempre con voi, è un compagno di viaggio fantastico.

Silvia e Monica