Magnificat

Padre nostro, scendi dai cieli

a vestire di conforto questi labili steli

d’umanità che tremano disorientati

nel mezzo di prati senza primavera –

Quando,

esausti e fragili,

nel silenzio della notte annega

la stanca speranza di giorni migliori

Quando

s’aprono voragini

nell’anima a inghiottire senza tregua

i volti e le abitudini, i doveri e gli amori

Quando

la terra canta

di sirene e campane a morto

e con lei cantano i nostri cuori

E tu, vergine piena di grazia e strazio

per i figli che piangi e chiami nello spazio

dei tuoi grembi stellati, illuminando

d’una preghiera anche i soli e i dimenticati –

Benedici

queste mani

forti non perché onnipotenti

ma perché non rassegnate all’impotenza

Benedici

i miracoli umani

dove il benigno sforzo degli intenti

vince delle circostanze l’inclemenza

Benedici

quelle gocce

di bene la cui somma

finisce per fare la differenza