Testimoni della santità di Dio

L’omelia della Messa crismale pronunciata dal vescovo Pierantonio in cattedrale

Carissimi presbiteri e diaconi,
fratelli nel Signore e ministri della sua santa Chiesa,

la solenne celebrazione di questa Eucaristia, nella cornice del Giovedì santo e con la consacrazione dei sacri oli, è l’occasione preziosa e attesa per la convocazione intorno al vescovo di tutto il presbiterio diocesano e della comunità dei diaconi. È un momento privilegiato nel quale anche meditare insieme sulla missione che ci è stata affidata, ma ancora prima per esprimere a Dio la giusta gratitudine per il grande dono ricevuto. Essere ministri della Chiesa in forza dell’ordinazione sacramentale è una grazia immeritata, un’espressione singolare della misericordia di Dio. Non è un vanto, non è un privilegio, non è un titolo onorifico e nemmeno un riconoscimento. È una chiamata che il Signore ci ha rivolto, esclusivamente per sua condiscendenza, e un compito che noi ci siamo assunti davanti a lui in piena libertà. Abbiamo risposto con amore al suo amore e abbiamo messo la nostra vita nelle sue mani. Siamo diventati servitori di Cristo e tali ci dobbiamo considerare, per il bene della Chiesa e del mondo. Siamo infatti ministri nella Chiesa e ministri per la Chiesa, siamo parte del popolo di Dio e insieme responsabili del popolo di Dio, chiamati a guidarlo verso l‘intera umanità nello slancio generoso dell’annuncio del Vangelo.

Ed ecco allora che subito sorge spontanea una domanda: che cosa si attende da noi il popolo di Dio? Che cosa gli dobbiamo in quanto ministri di Cristo? Cosa siamo chiamati ad offrire ai nostri fratelli e alle nostre sorelle nella fede che ancora guardano ai ministri di Cristo con affetto e deferenza? Ma poi la domanda si allarga, oltrepassa i confini ecclesiali e – potremmo dire – acquista la forma della sollecitazione proveniente dai confini del mondo: che cosa si attendono da noi, che cosa vorrebbero vedere in noi, quanti non sono avvezzi agli ambienti ecclesiali, quanti sono – almeno all’apparenza – distanti dalla nostra esperienza di fede, quanti sono indifferenti o addirittura fortemente critici nei confronti della Chiesa? La risposta non sarà molto diversa da quella che dovremmo formulare se ponessimo la domanda ancora più radicale, in realtà la vera domanda rivolta ai ministri di Cristo: che cosa si attende da noi il Signore, il Cristo crocifisso e risorto che ci ha voluto eleggere, consacrare e inviare?

La forza della testimonianza. Credo si attenda, insieme con tutti gli altri nostri fratelli e sorelle vicini e lontani, che siamo anzitutto ed essenzialmente degli uomini veri e perciò dei testimoni della sua santità. In tutti gli esseri umani vi è il desiderio, intenso e spesso inconfessato, di incontrare persone di cui ci si può fidare, che non ci facciano mai del male, che ci guardino con rispetto, che si prendano a cuore la nostra situazione, che sappiano davvero ascoltarci, che non approfittino delle nostre fragilità, che abbiamo piacere di aiutarci: volti amabili a cui rivolgerci con totale fiducia. Di questo il nostro cuore ha assoluto bisogno: di poter riconoscere nelle parole e negli atti umani quella carità consolante la cui sorgente – non sempre riconosciuta – è Dio stesso. La carità è infatti l’altro nome della santità e la santità è la forma vera dell’umanità. Ecco dunque che cosa ci si aspetta anzitutto dai ministri di Cristo: un forte senso di umanità, che si manifesti nello stile di una vera carità.

Meditando le lettere di san Paolo, si comprende bene in che modo la carità che rende santa l’umanità si declina nella vita di ogni giorno. La carità è infatti un florilegio di virtù, la cui radice è l’ineffabile mistero di Dio. Pur essendo più della somma della virtù, la carità riunisce in sé ciò che nobilita l’uomo. È infatti pazienza, umiltà, benevolenza, mitezza, fedeltà, fortezza, onestà, sincerità: espressioni molteplici di quella straordinaria realtà che fa grande l’uomo (cfr. 1Cor 13,4-7). E questa è appunto l’umanità che si vorrebbe sempre vedere, l’umanità santificata dalla carità Di tale umanità siamo chiamati a offrire testimonianza come ministri ordinati. Si potrà obiettare che in verità questo è il compito di ogni battezzato. È così. Ma appunto, anche noi ministri – vescovi, presbiteri e diaconi – siamo prima di tutto dei battezzati in Cristo, chiamati come i nostri fratelli e le nostre sorelle nella fede alla santità della carità, alla santità che trasfigura l’umanità. Questo è dunque il primo compito per noi come per tutti: per noi a maggior ragione, in forza del ministero che ci è stato affidato.

Ricchi di umanità e carità. Cari presbiteri e diaconi, siate dunque prima di tutto persone ricche di umanità. Siate uomini che vivono la carità nelle sue molteplici espressioni. Coltivate quelle virtù umane che la Parola di Dio raccomanda e che la gente semplice tanto apprezza: siate onesti e sinceri; siate accoglienti, amabili, e pazienti; siate fermi quando è necessario ma mai rigidi e arroganti, fate sentire la tenerezza del Cristo anche quando dovrete essere necessariamente severi o intervenire per correggere. Non comportatevi come padroni nei confronti del popolo di Dio, non mortificate gli altri, non siate arroganti e presuntuosi, non ritenete che la ragione sia sempre e comunque dalla vostra parte. Ricordate che il cammino della santificazione esige una conversione permanente e che il segno più chiaro della trasformazione del cuore ad opera dello Spirito santo – come ci insegnano le sante Scritture – è l’umiltà. L’orgoglio, infatti, è il grande peccato da cui sempre occorre guardarsi (cfr. Sal 19,14).

La santità battesimale assumerà poi per voi una sua forma più specifica in rapporto al ministero cui siete stati chiamati. La vostra carità di discepoli diventerà anche carità apostolica. Per voi presbiteri essa verrà a identificarsi con la carità del pastore saggio e coraggioso, per voi diaconi con quella del servitore solerte e generoso. La carità apostolica sarà la via della vostra santificazione e il vostro ministero, nel suo concreto e quotidiano esercizio, vi potrà condurre alle altezze della perfezione. Lo dice bene il Concilio Vaticano II quando, parlando dei presbiteri, così si esprime: “I presbiteri sono ordinati alla perfezione della vita in forza delle stesse sacre azioni che svolgono quotidianamente, come anche di tutto il loro ministero, che esercitano in stretta unione con il vescovo e tra di loro” (Presbyterorum Ordinis, 12). In quanto predicatori della Parola, ministri della Liturgia e dei Sacramenti, guide autorevoli e amorevoli delle comunità, formatori delle coscienze, presenze consolanti e sananti nei momenti di dolore e di sbandamento, voi – cari presbiteri – potrete condurre a compimento quella chiamata alla perfezione che vi è stata rivolta e che rappresenta la caparra della vostra beatitudine. In modo analogo questo si dovrà dire per voi – cari diaconi – nella prospettiva di un servizio che si apre su un vasto orizzonte, ma che sempre includerà l’annuncio della Parola e l’attenzione ai poveri.

L’unità della vita. Un seria difficoltà in ordine alla santificazione mediante il ministero è costituita in questo momento dalla obiettiva fatica a conferirgli la necessaria unità. Già lo riconosceva con sorprendente lucidità il Concilio Vaticano II: “Anche i presbiteri – si legge in Presbyterorum Ordinis – immersi e agitati da un gran numero di impegni derivanti dalla loro missione, possono domandarsi con vera angoscia come fare ad armonizzare la vita interiore con le esigenze dell’azione esterna (PO, 14)”. La profonde trasformazioni attualmente in atto, il dilatarsi dello spazio di azione pastorale e il moltiplicarsi del numero di comunità parrocchiali affidate ai presbiteri, il rapporto con le strutture divenute in qualche caso oltremodo onerose, le incombenze di tipo gestionale amministrativo con le responsabilità connesse, più in generale la situazione sociale estremamente fluida rendono oggi particolarmente complesso il compito del ministero. Sta realmente cambiando il panorama del vissuto sia sociale che ecclesiale e tutto ciò domanda una seria riconsiderazione del nostro modo di agire. Non potremo sottrarci a questo importante compito di discernimento. Né in verità abbiamo alcuna intenzione di farlo. Con l’aiuto dello Spirito del Signore affronteremo l’impegno con serenità e coraggio. Non permetteremo che una diffusa sensazione di smarrimento o di resa faccia discendere sul nostro ministero un velo di malinconia. Vogliamo continuare ad essere, nel nome di Gesù, seminatori di gioia e di speranza.

Una verità, tuttavia, merita di essere richiamata con chiarezza, una verità che tocca il cuore della questione e fissa un punto decisivo. È sempre il Concilio Vaticano II a indicarcela: “Per ottenere questa unità di vita – si legge sempre in Presbyterorum Ordinis – non bastano né l’organizzazione puramente esteriore delle attività pastorali, né la sola pratica degli esercizi di pietà, quantunque siano di grande utilità. L’unità di vita può essere raggiunta invece dai presbiteri seguendo nello svolgimento del loro ministero l’esempio di Cristo Signore, il cui cibo era il compimento della volontà di colui che lo aveva inviato a realizzare la sua opera”. (PO, 14).  Ecco dunque il segreto di una vera unità di vita nel ministero: la profonda sintonia con il Padre e il desiderio di riconoscere e compiere in ogni momento la sua volontà. “Se uno mi ama – aveva detto Gesù ai suoi discepoli – osserverà la mia parola e il Padre mio lo amerà e noi verremo a lui e prenderemo dimora presso di lui” (Gv 14, 23). Comunione con il Padre in Cristo: l’unità di vita si decide non all’esterno ma all’interno di noi stessi, là dove il cuore e la mente si fondono nella percezione amorosa e costante del mistero di Dio e si aprono alla conoscenza della sua santa volontà.

La bellezza della preghiera. Ed eccoci allora a parlare della bellezza della preghiera e della sua necessità nella vita dei ministri di Cristo. La preghiera, infatti, è indispensabile per giungere progressivamente a questa sintonia con il Padre celeste che unifica la nostra vita. Come ho scritto nella mia lettera pastorale, la testimonianza dei santi dimostra come “la preghiera sia prima di tutto ed essenzialmente un movimento del cuore, un atteggiamento interiore permanente, un sentire Dio e un sentirsi in Dio in ogni momento”. Di essa c’è assoluto bisogno nel cammino della propria santificazione. I ministri di Cristo, sono – potremmo dire – per definizione uomini di preghiera, uomini che conoscono e amano Dio. Il popolo di Dio ne è consapevole e questo anzitutto si attende da loro. La gente di fede, infatti, ama vedere i propri sacerdoti e i propri diaconi in preghiera, assorti nel dialogo silenzioso con Dio; si sente rassicurata e consolata dalla loro assidua orazione. La Parola di Dio, dal canto suo, esorta tutti, e in particolare i ministri, a imparare l’arte della preghiera incessante (1Ts5,16-18), capace di trasformare l’intera vita quotidiana in un culto spirituale reso a Dio (cfr. Rm 12,1-2). Ma la preghiera normalmente diviene incessante solo dopo molto tempo e grazie alla fedeltà riservata ai momenti di preghiera che scandiscono la vita.

Sarà dunque essenziale – cari presbiteri e diaconi – che questi momenti di preghiera non manchino mai nella vostra vita quotidiana e che non siano frettolosi. Non siate avari nel dare tempo al dialogo con Dio. Siate generosi. E poi siate perseveranti, risoluti nel difendere i tempi della preghiera personale. Abbiate l’umiltà di riconoscervi bisognosi di una regola e di una disciplina. Decidete bene dove e quando collocare i momenti della vostra preghiera all’interno della giornata, della settimana, del mese e dell’anno. Valorizzate quanto proposto dalla Formazione del Clero – penso in particolare ai ritiri mensili – ma sentitevi liberi di riservare anche tempi da voi personalmente scelti. Non siate rigidi nel definire le modalità della vostra preghiera – la vita spesso ci costringe a cambiare i programmi – ma siate rigorosi.

Vi raccomando in particolare la Liturgia delle Ore, che non è semplice preghiera personale, ma preghiera delle comunità cristiane e della Chiesa intera. A questa preghiera tutti noi ministri ordinati ci siamo impegnati con giuramento, proprio perché necessaria alla Chiesa. Non lasciate la nostra Chiesa priva di una preghiera così preziosa.

Tenere in alta considerazione la preghiera di intercessione per il nostro popolo: onorate le richieste di preghiera che le persone vi affidano e non trascurate di affidare al Signore le persone della vostre comunità. A questa preghiera di intercessione aggiungete quella per tutte le vocazioni, in particolari per le vocazioni al ministero apostolico e alla vita consacrata.

Insegnare a pregare. Vi chiedo, infine, di fare ogni sforzo per educare alla preghiera i nostri ragazzi e i nostri giovani. Dobbiamo sentire come particolarmente urgente il compito di introdurre le nuove generazioni nell’esperienza consolante della preghiera. È essenziale riuscire a farla loro gustare. Non la sentano come un obbligo, non la confondano con la semplice ripetizione di formule imparate a mente. Le preghiere tradizionali sono un patrimonio prezioso, ma rischiano di rimanere fredde. Tutto dipende dal modo in cui vengono recitate. Il segreto della preghiera sta infatti nello slancio del cuore, nell’amore sincero per Dio, nell’intimità spirituale con lui, nella gioia di rivolgersi a lui e di sentirsi suoi. Sappiamo poi bene che la via dell’educazione alla preghiera è la preghiera stessa, che cioè si impara a pregare pregando e pregando bene. Non c’è altra strada. Abbiate dunque a cuore i momenti della preghiera con i ragazzi e i giovani, preparateli con grande cura e viveteli con intensità.

Ambasciatori della misericordia. Questo è quanto mi premeva comunicarvi nel momento di grazia che stiamo vivendo. I santi oli che in questa celebrazione vengono benedetti ci ricordano anche la nostra ordinazione sacramentale. Anche noi, con il Signore Gesù e nel Signore Gesù per la potenza dello Spirito santo, siamo stati consacrati con l’unzione, siamo stati mandati a portare il lieto annuncio ai miseri, a fasciare le piaghe dei cuori spezzati, a proclamare la libertà degli schiavi, la scarcerazione dei prigionieri, a promulgare l’anno di grazia del Signore. Siamo divenuti per grazia ambasciatori della sua misericordia. Non abbiamo alcun merito da vantare. Noi per primi siamo da annoverare tra i poveri che attendono da Dio il lieto annuncio e i prigionieri che anelano alla liberazione; i cuori spezzati le cui piaghe il Signore è venuto a sanare sono anzitutto i nostri; per noi prima di tutti gli altri il Cristo risorto viene a proclamare l’anno di grazia del Signore, poiché nulla saremmo senza la sua misericordia. Prima di essere stati da lui scelti e inviati, siamo stati da lui amati e salvati. Mai potremo ricambiare una simile meravigliosa condiscendenza.

Con questa celebrazione entriamo ormai nel santo triduo pasquale. Al Signore della gloria, crocifisso per noi e per noi risorto, rivolgeremo il nostro sguardo ammirato e riconoscente. Chiediamo a lui che il nostro ministero sia riflesso della sua luce, sia testimonianza della sua grazia, sia segno della sua vittoria. Nulla possiamo senza di lui e tutto possiamo grazie a lui. A lui la lode e la gloria nei secoli.  Amen.

Azione Cattolica Ragazzi: “Ci prendo gusto!”

L’8 Dicembre, come di consueto, l’A.C.R. ha celebrato il tesseramento animando la messa delle 10:30; nel pomeriggio lo slogan dell’anno, “Ci prendo gusto”, è stato presentato ai grandi dell’A.C. con un momento di preghiera e ballando l’inno. 

So di parlare a nome di tutti gli animatori quando dico che la festante partecipazione dei ragazzi in momenti come questo diventa per noi un utile sprone a continuare nel nostro impegno. La loro risposta ci dimostra che la strada intrapresa sin qui era quella giusta e in loro possiamo riconoscere quella “terra buona” su cui il seme darà buon frutto. 

Fiduciosi quindi nell’entusiastica disponibilità dei nostri ragazzi, abbiamo inaugurato il nuovo anno all’insegna della novità, proponendo loro nuove iniziative volte a riscoprire l’importanza di un associazionismo cattolico capace di farsi carico di opere di volontariato a favore della comunità locale.

Per avviare il nuovo progetto educativo, abbiamo chiesto aiuto ai nostri più esperti amici di Caritas-Non solo noi affinché ci illustrassero il funzionamento basilare di simili iniziative; inoltre, siccome la nostra associazione non vuole essere solo “comprensione” ma soprattutto “azione”, abbiamo osato proporci per un piccolo gemellaggio che ci permettesse di sperimentare concretamente e in prima linea l’esperienza del volontariato: così l’A.C.R. ha collaborato alla realizzazione della vendita dei fiori tenutasi domenica 3 marzo per iniziativa della Caritas fuori dalle porte della chiesa. 

Felici ed orgogliosi di questa nuova esperienza, ci auguriamo che il nostro impegno possa continuare ad aprirsi al prossimo a noi più vicino e magari -perché no?- ispirare anche i più grandi ad imitarci, collaborando collettivamente per un fine più grande.

Damiano e gli educatori ACR

Pasqua: primavera della vita

“Ti sei mai chiesto, Marco, perché l’uovo è il simbolo profano della Pasqua?”

Nonna Lucia interpella il nipote di quattordici anni, che la guarda perplesso. Marco non si è mai sognato di porsi questo tipo di quesiti. Alla sua età le domande sono altre, le risposte cercate faticosamente. La nonna insiste: “Marco, seriamente, perché nel periodo pasquale e di questi tempi, anche molto prima, i negozi, i supermercati sono invasi da uova di cioccolato d’ogni grandezza e colore, agghindati da variopinte e luccicanti carte? Per chi sa andare oltre ciò che appare, non è solo business, ma una tradizione che racconta come ogni tipo d’uomo rimandi alle potenzialità della vita. In un uovo di gallina, per esempio, ci sono tutte le cel- lule, i nutrienti e le chimiche che daranno vita a quei piccoli deliziosi pulcini che, becchettando il guscio, si apriranno alla luce”.

Marco è sempre più perplesso e Lucia gli legge negli occhi che la sta a sentire per educazione, per affetto, senza capire dove la nonna voglia andare a parare. O meglio, Marco intuisce che Lucia vuol fargli un sermone poiché da un po’ di tempo egli non frequenta più l’oratorio, a Messa si annoia ed in chiesa va raramente. Lucia indovina i pensieri di Marco ma, imperterrita, continua a parlargli: “Sai qual’è l’uovo della nostra vita interiore? L’habitat ideale per la crescita del nostro spirito o, se preferisci, della nostra anima? É il Vangelo: la Parola che possiede in sé l’alchimia perfetta per condurci là dove un uomo, chiamato Gesù, ha dato prova d’essere Figlio di Dio, squarciando un sepolcro, invadendo di luce l’umanità. Marco, dopo il deserto c’è la foresta, dopo l’inverno c’è la primavera, dopo la morte c’è la Pasqua: primavera eterna della vita”.

Lucia sa per esperienza che certe parole, apparentemente non percepite nell’immediatezza, possono riaffiorare chiare in alcune fasi della vita e per questo sente la necessità, dettata dall’amore, di spenderle per Marco.

Buona Pasqua!

Resurrezione: una speranza per vivere

A cura di Maria Piccoli

É vicina la Pasqua, questo giorno tanto atteso, sofferto, desiderato, verso cui stiamo camminando nell’austerità della Quaresima, sta giungendo. É un giorno che è alle nostre spalle perché è già cominciato duemila anni fa, è davanti a noi perché siamo ancora sui sentieri che portano a questa dolce esperienza, la resurrezione ancora dovrà completarsi nella vita di ciascuno di noi, ma ci è data la certezza che la morte non è l’ultima parola.

Pasqua è una speranza per vivere che ci viene indicata dalla resurrezione di Cristo che squarcia il velo delle tenebre ed illumina la terra donandoci frutti di misericordia rigenerante e di fedeltà gioiosa. La Pasqua è un annuncio di speranza e di consolazione perché, attraverso la resurrezione, viene a consegnarci un’eredità donata dal Padre che non si corrompe, non si macchia e non marcisce ma ogni giorno è rinnovata alla luce di questo grande mistero che esplicita amorevolmente la fedeltà di Dio che non si è dimenticato dei suoi figli e ancora vuole fargli dono di speranza per continuare a vivere nelle tempeste del mondo quotidiano. La Pasqua è un grido di speranza e di liberazione per tutti gli oppressi, per tutti i sofferenti nella carne e nello spirito.

Continua a sperare nella luce della Pasqua…

Giustificati dunque per fede, noi siamo in pace con Dio per mezzo del Signore nostro Gesù Cristo. Per mezzo di lui abbiamo anche, mediante la fede, l’accesso a questa grazia nella quale ci troviamo e ci vantiamo, saldi nella speranza della gloria di Dio. E non solo: ci vantiamo anche nelle tribolazioni, sapendo che la tribolazione produce pazienza, la pazienza una virtù provata e la virtù provata la speranza. La speranza poi non delude, perché l’amore di Dio è stato riversato nei nostri cuori per mezzo dello Spirito Santo che ci è stato dato.

Dio è con te anche nella tribolazione!

Il vanto di essere cristiani

E’ stan Paolo che parla di questo, cioè del vanto di essere cristiano; non perché sono migliore di te, ma perché sono stato ricolmato di beni. Il vanto è: nonostante tutto, nonostante i miei peccati, Dio mi vuole bene, nonostante i dolori e le fatiche della mia vita, c’è una speranza che non mi abbandona. C’è un vanto anche nelle tribolazioni, ben sapendo che la tribolazione produce pazienza, la pazienza una virtù provata e la virtù provata la speranza; una speranza che parla di resurrezione e di vita.

La speranza non delude

Perché l’amore di Dio è stato riversato nei nostri cuori per mezzo dello Spirito Santo che ci è stato dato. Dio ci vuole bene e ci dona suo Figlio Gesù. Questa è luce nella tribolazione sapere che nella nostra vita l’amore di Dio ha trionfato e ci è stato donato in una misura sovrabbondante. A noi tocca continuare a correre nella Speranza della Pasqua, perché nessuna tribolazione viene per farci restare nel buoi, ma nella luce della Pasqua.

Antonio – un ammalato

Pasqua di Risurrezione : “Nei volti il volto”

Usiamo le parole del Vescovo Pierantonio per spiegare il perché: “La santità, in altri termini, è la santità dei volti”. Il volto  richiama lo sguardo e rimanda al cuore. La luce degli occhi proviene dalla carica d’ amore che si coltiva nel proprio mondo interiore. Il volto di Gesù diventa la nostra destinazione, l’orientamento vocazionale della nostra quaresima.

Il volto nascosto in attesa di rilevarsi: il sudario raccoglie tutto lo scorrere dell’Amore sul volto di Gesù, i profumi inebriano quanti sono rimasti con il Figlio, con l’Amico il cui volto ora è nascosto nella morte, nel buio del sepolcro, nel silenzio di quella discesa per scovare i senza volto della storia, quelli che non hanno diritto di parola, quelli ammutoliti dal male, i volti contraffatti dall’ egoismo. Il volto del Figlio si nasconde e tace per andare a cercare coloro che non dicono nulla in attesa di quell’alba che riconsegna alla storia un Volto nuovo che non muore più. Santa Pasqua a tutti noi.

In questa Quaresima la nostra Parrocchia ci sta proponendo con la già avvenuta distribuzione dei tradizionali “Salvadanai Missionari”, un impegno di carità.

I salvadanai sono da riportare in Chiesa nei giorni della Settimana Santa. Il ricavato sarà devoluto all’ Ufficio Missionario Diocesano.

La nostra solidarietà a favore di…

Le iniziative sostenute dalla Commissione Missionaria Parrocchiale, hanno come obiettivo l’ eliminare alla base le cause di povertà, e promuovere le risorse culturali, sociali, economiche dei popoli coinvolti.

Le aree di intervento sono:

  • Sostegno ai missionari nelle loro opere di evangelizzazioni.
  • La Pastorale nelle forme della catechesi e della liturgia.
  • La promozione umana con la proposta dei corsi di alfabetizzazione, dell’educazione sanitaria e della formazione professionale.

I nostri referenti sono: missionari di origine lenese e non. Nello specifico sacerdoti, missionari e laici che operano attraverso il Centro Missionario Diocesano, Padri Saveriani e Comboniani, e alcune Associazioni.

Nel 2018 abbiamo sostenuto con l’ attività estiva della “Menonera Missionaria” e del “Mercatino di Solidarietà Natalizia”:

  • Padre Eugenio Petrogalli (missionario Lenese in Ghana – Africa)
  • Suor Erminia Petrogalli (missionaria Lenese in Sudan – Africa)
  • Don Roberto Ferranti (Lenese – referente missione in Breshem – Albania)
  • Suor Agata Gressioli (missionaria Lenese in Cile)
  • Padre Silvio Turazzi (Saveriano – referente missione a Goma R.D.G. – Africa)
  • Sostegno ad un Progetto proposto dall’ Ufficio Missionario Diocesano in Venezuela (presso la Parrocchia El Callao – Missionario Fidei Donum Don Giannino Prandelli)
  • Suore Maestre Pie Venerini (per loro missioni)
  • Sostegno allo studio di un Seminarista Indigeno
  • Sostegno allo studio di un Seminarista Diocesano
  • Sostegno alle attività dell’Oratorio S. Luigi Leno
  • Sostegno alle attività Caritas Parrocchiale
  • Sostegno al servizio Pastorale dei Padri Oblati in Parrocchia.

Ringraziamo quanti partecipando alle nostre iniziative, ci hanno permesso di sostenere i progetti citati. Ricordiamo che le attività della Commissione Missionaria sono:

  • Sensibilizzazione Pastorale Missionaria attuata in Parrocchia (in collaborazione con il Centro Missionario Diocesano), condivisa con il Consiglio Pastorale e con la Commissione oratorio, con la Commissione Missionaria Zonale (dove vi sono nostri rappresentanti), creando “rete” con le altre Commissioni e Gruppi parrocchiali, con un’apertura alle iniziative sociali del territorio.
  • Attività Menonera Missionaria. Mercatino di solidarietà. Stesura delle pagine di pastorale missionaria sul Bollettino Parrocchiale. Divulgazione della stampa missionaria in Chiesa.

Battezzati per vivere la vita nuova da risorti

Nella seconda domenica di quaresima la liturgia ci ha proposto il meraviglioso brano della trasfigurazione di Gesù. Una visione mozzafiato, tanto che i tre apostoli presenti rimangono confusi, “imbambolati” diremmo noi: “troppo bello per essere vero!”; e non sanno cosa pensare, cosa dire, cosa fare. Pietro azzarda una proposta, ma “non sapeva quel che diceva”, commenta l’evangelista Luca. Eppure quello che vedono è la verità “più vera” di ciò che attende ogni uomo che voglia seguire Gesù: è la vita nella luce di Gesù, dove il bene, il vero, il bello risplendono per sempre… per l’eternità; e nessuno può più sciupare niente di ciò che Gesù ha toccato col suo amore oblativo.

Gesù vuole rendere certi, non solo i tre apostoli che ha condotto con sé sul monte, ma ogni uomo che voglia credere nel suo Vangelo e porre la sua fiducia in Gesù, figlio di Dio e figlio dell’uomo, che tutti sono chiamati a condividere quella “bellezza eterna”.

L’evangelista Luca afferma che Mosè ed Elia, apparsi accanto a Gesù, parlano del “suo esodo che doveva compiere a Gerusalemme”. Vuol dire che l’attuarsi della verità di quella visione paradisiaca richiede un cammino di “uscita” – esodo, appunto – nel quale non si possono saltare le tappe. Gesù si è immerso completamente nella nostra umanità – lo stesso suo battesimo nel Giordano ne è segno –, ma non si è lasciato avvelenare dalle acque malefiche del peccato in cui sguazzava l’umanità. Ha attirato su dì sé tutto il male e il peccato del mondo, ha effuso il suo profumo di vita attraverso l’amore che bagna, lava, piega, sana, sostiene, raddrizza, scalda, risuscita … confondendo così l’odore di morte che il maligno ha diffuso nel mondo. Ha inebriato il principe di questo mondo, consegnandosi alla morte, illudendolo così di vittoria. La morte di Gesù, in realtà, non è altro che il risultato di quel cammino di abbassamento che segna lo stile di Dio, che è umiltà, benevolenza, pazienza, amore oblativo … capace di sconfiggere anche la morte, in quanto la vera vita appartiene a coloro che la sanno donare per amore. Vince veramente non chi fa morire l’altro, ma chi lo fa vivere, perché così dimostra di amare la vita; e solo chi ama la vita può vivere veramente. E la vita è una: è Dio! Chi combatte contro la vita di qualcuno combatte contro Dio, in quanto ogni vita è sua. 

Illudendosi di avere vinto, il maligno ha cantato vittoria, ma Gesù al terzo giorno si mostra vivo e annuncia che la sua vittoria è per la vita degli uomini, mostrando così la verità di tutto quanto ha detto, fatto e vissuto. Da allora l’uomo conosce la via della vita e sa che passa anche attraverso la sofferenza, la malattia, il dolore, la lotta, la solitudine, la tentazione, la prova, la morte … ma sa che tutto questo è un “esodo”: un “uscire” gradualmente dagli acquitrini del male, del peccato e della morte per giungere alla vita nuova, di cui già è reso partecipe nel battesimo, ma che viene sempre avversata da colui che vorrebbe la rivincita sul Dio della vita, pur sapendo che la vittoria di Gesù è definitiva.

Ecco perché noi non dobbiamo avere paura! Piuttosto, ritorniamo spesso alle fonti della grazia – i sacramenti e la parola di Dio, offerti dalla Chiesa – che rinnovano in noi la vita ricevuta nel battesimo, e ci troveremo su quel monte a contemplare Gesù risorto, vivente, che ci mostra i segni della crocifissione e della morte per dirci che la risurrezione e la vita anche per noi sono il risultato dell’accettazione della volontà del Padre, in ogni momento e situazione, nel segno di quel battesimo che ci ha fatti figli suoi nell’Unigenito Figlio Gesù. Allora sentiremo risuonare nel nostro cuore l’Alleluia pasquale anche nei momenti più tristi e bui della nostra esistenza, pur se la nostra bocca non riuscisse ad esprimerlo, ma il nostro spirito si unirà al canto della Chiesa che, non solo a Pasqua, ma ogni domenica e ogni giorno celebra nella Messa la pasqua di Gesù e la nostra pasqua e canta l’Alleluia pasquale. 

Ritorniamo al Battesimo e ci troveremo sempre a fare Pasqua.

A nome di tutti i sacerdoti e delle suore, a tutte le famiglie e ad ogni singola persona l’augurio più sincero di riscoprire il proprio battesimo come fonte di ogni grazia per la vita, accompagnati da Cristo Risorto e Vivente in mezzo a noi e dentro di noi. BUONA PASQUA.

Itinerari delle via crucis 2019

Di seguito sono riportati gli itinerari delle via crucis che si terranno per le vie di Leno.

Venerdì 5 aprile

Martedì 9 aprile

Mercoledì 10 aprile

Giovedì 11 aprile

Spiffero

E se fossimo ricordi che si spengono
negli occhi di un uomo che muore,
cosa vorresti fare?
cosa vorresti essere?

Quando questo tempo si sgretolerà in rimorsi,
nell’amara solitudine della memoria –
Quali destini impossibili bestemmierai?
            E se… e se… se solo…

Dacché viviamo in un continuo ricordo
che giorno su giorno stiamo costruendo
Scrivi in ogni stralcio d’istante
la vita che non vorrai rimpiangere.