Giovani e oratori a Brescia

Il Convitto vescovile ha ospitato la presentazione del 6° quaderno della collana “Progetto storia dell’oratorio a Brescia”

Il Convitto Vescovile “San Giorgio” di Brescia ha ospitato nei giorni scorsi la presentazione del volume “Giovani e oratori a Brescia negli anni ‘70”, sesto quaderno della collana “Progetto storia dell’oratorio a Brescia”, curato da don Mario Trebeschi, e promosso da Fondazione Civiltà Bresciana, Università Cattolica e Centro Oratori Bresciani.

Dal tavolo dei relatori si sono succeduti diversi interventi. Dopo i saluti iniziali, portati da don Andrea Dotti, rettore del Convitto e don Carlo Tartari, ha preso la parola don Angelo Gelmini, vicario episcopale per il clero, ricordando l’importanza della testimonianza dei giovani degli anni ’70 nei confronti dei sacerdoti e della loro formazione. All’epoca, ha detto, “ci si auspicava che, per i sacerdoti, la teologia imparata in seminario diventasse un’esperienza concreta e che non ci fossero troppi veloci avvicendamenti di curati negli oratori”. A Giovanni Gregorini, uno dei promotori del progetto, è toccato poi il compito di introdurre il pubblico presente ad una conoscenza più approfondita del volume. “Questo progetto” ha detto “ha avviato un vero e proprio itinerario: ripercorrere la storia dell’oratorio a Brescia, infatti, è complesso perché questa storia coinvolge il clero, i religiosi, le famiglie e la società. Questo nuovo quaderno ci racconta alcuni aspetti e tratti distintivi della Chiesa bresciana confermandoci il suo carisma educativo e riconoscendo l’oratorio quale importante strumento d’evangelizzazione” ha concluso.

“Tra la fine degli anni ’60 e gli anni ’70, la Chiesa bresciana stava recependo gli stimoli del Concilio Vaticano II: al centro dell’attenzione c’era la Chiesa stessa e si operava a favore di una Chiesa quale comunità che segue e annuncia Cristo” ha esordito mons. Canobbio, che visse in prima persona il convegno giovanile del 16 e 17 giugno 1979 e tutte le fasi di preparazione dello stesso. “Ricordo bene il convegno come un momento di grande vitalità e non posso dimenticare come si respirasse tra i giovani un senso di corresponsabilità, molta voglia di fare rete e grande passione missionaria”.

Tra gli ultimi interventi, quello del professor Taccolini che, dopo aver espresso un convinto apprezzamento per l’opera, ha definito l’oratorio come “custode e testimone di profonde trasformazioni” prima di lasciare la parola all’autore del quaderno, don Trebeschi, che ne ha ripercorso, in breve, la genesi.

L’opera di Santa Dorotea

Presentato il quaderno numero 4 del percorso sulla storia dell’oratorio bresciano dedicato al ruolo delle Dorotee

In occasione della presentazione del quaderno numero 4 del percorso sulla storia dell’oratorio bresciano, dedicato al ruolo delle Suore Dorotee presenti in città dal 1842, più che ricordi nostalgici, traspariva gratitudine per aver vissuto molti anni all’oratorio femminile di Santa Dorotea nella parrocchia di S. Giovanni. Chiamate, nel 1844, dal prevosto a dirigere la scuola parrocchiale di S. Rocco, in via Capriolo, le Dorotee divennero punto di riferimento per il laicato femminile bresciano. Aprirono una scuola a sostegno delle fanciulle che divenne il primo nucleo dell’Oratorio Femminile S. Dorotea, inaugurato nel 1849.

Dopo il saluto riconoscente di suor Carolina Segatore e la lettura del messaggio di madre Marialuisa Bergomi, ex oratoriana della parrocchia della Badia, ha portato il suo saluto mons. Italo Gorni, vicario episcopale per la vita religiosa. La serata è stata coordinata da Michele Busi e ha visto la partecipazione dell’attore Luciano Bertoli e del maestro Alberto Cavoli.

La lettura di alcuni brani, avvalorata da significativi interludi musicali, ha riportato il pubblico al cuore della serata: l’Opera di Santa Dorotea non come discorso, ma come esperienza, un racconto di vita, un prendersi a cuore “alcune poche fanciulle”, e essere per loro “guide amorose”.

Storie di vita. Michele Marchesi ha ribadito che il lavoro è un affresco, con volti, nomi, attività, circostanze, banali, ma orientati al fine: avvicinare le fanciulle a Gesù. Un volo in aereo sulla multiforme varietà degli oratori femminili dorotei ha mostrato come si può realizzare un massimo di vita in un minimo di struttura: dal nucleo originario con 50 ragazzine, nel 1885 erano oltre 600, divise in Compagnie. Un susseguirsi di gite, preghiera, accademie, giochi, scuola di lavoro, celebrazioni, esercizi spirituali… Anno dopo anno le strutture si ampliarono e la comunità, saggiamente guidata dai Vescovo e dai Direttori da esso delegati, generò altre comunità: Bovegno 1891, Vobarno 1895, Sale Marasino 1905, Comezzano 1907… da nord a sud, da est a ovest, quasi a chiudere in un grande abbraccio l’intera Diocesi, raggiunse oltre 70 parrocchie della Diocesi rispettando lo stesso criterio: chiamata del parroco, oratorio, scuola. Un volo in aereo, dicevamo, con l’invito a fare una passeggiata a piedi tra le righe del libro per leggere date, nomi, riferimenti e tenere viva la speranza che l’Opera, iniziata con i laici, riprenda vigore con i laici. La consegna della rosa ad alcuni giovani, a una suora, al Vicario e agli adulti rappresenta l’impegno a essere punto di riferimento per tanti ragazzi nello stile dell’Opera di S. Dorotea.

Il dialogo è continuato nella sala dove era allestito il buffet, troppo piccola per contenere tutti, ma dove si è percepita un’intensità di vita con la voglia di riprendere il filo. Il quaderno è stata una felice occasione per rendere omaggio a centinaia di donne che hanno creduto nell’Oratorio perché lo vedevano come trampolino di lancio per avvicinare i “piccoli” a Gesù.